Nonno Archimede

… una vecchia casa di pescatori, una persiana socchiusa con davanti il mare, il ticchettio di una vecchia macchina da scrivere… nella penombra della stanza, nonno Archimede seduto su di una vecchia poltrona consumata, sorseggia la sua tisana preferita, e con la scusa che non ci ha capito niente…

© arthur

 26 giugno 2008

Uffi e deciduplo uffiiiiiiiiii!!!

Quando sento codeste cose, mi torna alla mente una storiella che il nonno di zio Gesualdo, nonno Archimede, raccontava la sera quando infreddoliti ci mettevamo davanti al caminetto acceso e non sapendo cosa fare, l’ascoltavamo senza dire una parola.

Lui raccontava di quando bambino correva in lungo e in largo, appena sentiva il suono delle campane e, urlando con tutto il fiato in gola, chiamava a raccolta la gente, perché l’ora s’era fatta tarda e da lì a poco, chiudevano il portone e chi restava fuori, doveva ritornare l’indomani.

Ma mentre correva, incontrò un signore con un cappello nero in testa e un vestito di quelli che si vedono nei negozi buoni, e sentendolo urlare, gli fece un cenno e gli disse di accostare che aveva una cosa importante da fargli fare.
Lui rimase trasecolato, era la prima volta che un signore come quello gli rivolgeva la parola e allora si fermò e con la manica della camicia, si asciugò il sudore che incominciava a scendergli dalla fronte, guardò il signore e zitto, zitto, si mise nell’angolo della via, appoggiato alla balconata che dava sulla piazza, curioso, aspettando di sentire cosa avesse da dirgli.

Il signore si tolse il cappello, si tolse anche la giacca, prese l’uno e l’altra, l’appoggio sul muretto della balconata, tirò fuori dalla tasca dei pantaloni una scatoletta, e dopo averla aperta, ci mise dentro le dita, incomincio a sfregarsi le mani, e mentre lo faceva si guardava intorno, come se avesse paura di essere riconosciuto, poi, rimise in tasca la scatoletta, guardò Archimede con occhio torvo, e gli disse: “sai, non volevo fare tardi, se tu continuavi a dire a tutti che l’ora di chiudere era arrivata, io non riuscivo a capire cosa decidere, se restare dentro o uscire fuori, ma adesso che ci ho pensato, me ne vado via, che tanto ciò che dovevo vedere mi è bastato. Ricomincia pure, che non mi interessa più”

Nonno Archimede ricominciò a correre e a urlare, finché le campane smisero di suonare.

Sentì il rumore del portone che si chiudeva e, ripensando a quel signore, gli venne da ridere, anche se a essere sinceri, non c’aveva capito niente.

 1 luglio 2008

 Che onore sentirmi nominato, io nonno Archimede, che… veramente non c’ho capito niente.

E a proposito di ricordi, la signora che parlava dei cuccioli, si quella dei piccirilli, mi ha fatto venire in mente quella primavera del 1943, quando tolto il cappotto perché faceva caldo, mi avvicinai al frantoio di compare Nando, uomo tutto d’un pezzo, con la barba bianca e i capelli neri, la giacca a righe e i pantaloni verdi, detto Nanducciolli dei sette colli, perché era nato sul monte Ortobene, cresciuto sui monti dell’Asinara, a tredici anni era scappato per le montagne Gemelle a due a due, e aveva fatto il militare sull’Aspromonte…

…che appena mi vide incominciò a ridere come un dannato, manco avesse visto l’intera brigata dei fratelli Piscetta, quelli che dalle falde del Kilimangiaro, scesero un giorno per andare a prendere la ricotta incastonata nel fustino di Dash, che più Dash non si può e incuriosito, mi sono avvicinato e… lo sapete come sono, quando si tratta di raccontare qualcosa, mi vengono le lacrime agli occhi, sarà forse l’età, sarà forse colpa di Pasqualina, che si ostina a mettermi nelle mutande lo spillone con i santini devoti, sarà forse che dopo un po’ che guardo fuori nel prato, sento gli uccelli cantare, boh, il fatto è che non c’ho mai capito niente e inutile che insistete, perché se no chiamo l’Armide insieme a zio Gesualdo, che loro si che ve la sanno raccontare giusta, anche se su Ponte Vecchio fa tanto caldo, si sente un po’ d’aria solo se si va avanti e indietro, che poi se ci pensate a cosa serve veramente, se non a consumare le suole le scarpe, come quella volta…

…vabbè, buona giornata.

 16 luglio 2008

 Beh, ormai sono un po’ vecchietto e la sera anch’io casco dal sonno come una pera cotta, già alle prime avvisaglie del coccodè delle galline, che forse è il mattino che cantano… boh, per queste cose, non ci ho mai capito niente.

Stasera ho voglia di chiacchierare e allora, visto che siete tutti a nanna e che nell’altra stanza si parlava di famiglie, voglio raccontarvi una storiella, di quelle che fanno forse un po’ sognare e dopo, perché no, persino addormentare.

Cosa credete, non sono stato sempre un vecchietto, e se adesso mi chiamano nonno, un tempo era diverso, alto un bel pochetto, spalle larghe e mani grandi, di uno che sapeva come usarle, e poi per la mia “topolina” ero soltanto Archi… , e quando mi chiamava, mi sentivo come trafitto da quella vocina, così tenera, così dolce e calda.

L’ho conosciuta che era ragazzina e la incontravo sempre al bar dell’angolo, mentre parlava con Beppino, l’oste gagliardo che con il suo vocione copriva tutti quanti, lei rideva ad alta voce, e mentre lo faceva, piegava da un lato la testa e gli occhi erano come se parlassero… com’era bella e tenera, più la guardavo e più mi si stringeva il cuore, avevo voglia di dirglielo ma, poi mi fermavo, tanta era la paura di non riuscire più a guardarla.

Un giorno gli ho parlato e fu una sera di maggio, che fuori si stava bene, l’ho incontrata quasi per caso nel vicolo dell’Addolorata e proprio mentre l’incrocio, lei mi guarda, mi sorride e con fare disinvolto mi dice: “ Ciao, lo sai che tu mi piaci?”… Non vi dico di quanti colori sono diventato, ho incominciato a balbettare e quando mi ha chiesto come mi chiamassi, le ho detto: “ Archi… “. “Bello” mi risponde subito senza lasciarmi finire di parlare e da allora, mi ha sempre chiamato così.

Quanto tempo che è passato, quante sere insieme tenendoci per mano, quante volte ho continuato a guardarla mentre pensavo che non mi vedesse, ma poi tutto d’un tratto, si metteva a ridere, chinando la testa da un lato e dicendomi che se n’era accorta e, mentre lo diceva, com’era tenera…

Ora son solo soletto, la sera prima d’andare a letto, faccio il giro delle camere, così per controllare che tutto sia al suo posto. Mi siedo sul mio letto, e se c’è, mi chino sbirciando fuori dalla finestra e guardo la luna brillare e mentre la guardo, mi sembra di vederla chinata da un lato e allora…

Beh… ma scusate se insisto, secondo voi la luna si può chinare da un lato?
Boh, di queste cose non ci ho mai capito niente.

Vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…

 29 luglio 2008

 Mannaggia alla miseria, qui quando la cambia, tranne rari esempi, si parla di uomini e per la miseria, se ne parla sempre male, mannaggia alla miseria…
Verrebbe da dire, come disse una volta Erzicovina delle Valli Ruspanti, che il dente batte quando la lingua duole e con questo mi sembra di aver detto tutto.

Ai miei tempi, le donne e gli uomini non erano così sofisticati come adesso, anzi, pochi tarli per la testa e soprattutto, tanti problemi da risolvere.

E già, perché forse la causa è proprio questa, cioè i problemi che anche se ci sono, vengono messi da parte, si rimuovono, perché tanto c’è qualcun altro che ci pensa. La famiglia allora non era aperta come adesso, anzi, il padre mandava avanti la baracca e la mamma pensava ai figli. Spesso capitava che al padre si desse del lei o del voi, e quando lui parlava, c’era un silenzio d’oltre tomba, guai a rispondere, che erano botte di sicuro.

E allora, a chi si appoggiavano i figli? Alla mamma, come sempre e probabilmente come sempre sarà. Oggi quando un padre cerca di stare vicino ai figli, lo fa quasi sempre nel modo sbagliato, cercando di essere più un amicone che un educatore e allora, si creano altri problemi. La madre invece riesce a mantenere questo equilibrio, ma forse perché con i figli, per necessità di cose, condivide di più e allora sa scindere, sa quando è il momento delle concessioni e quando il momento dei divieti.

Mannaggia alla miseria, gira e rigira il problema è sempre lo stesso, della condivisione e se qualcuno fa il gesto di agire per primo, ecco che allora l’altro si scansa; forse è solo questione di chi prende per primo l’iniziativa o, boh, mi sa che anche stavolta non saprei cosa rispondere, e già direte voi, anche stavolta nonno Archimede non ci ha capito niente…

 6 agosto 2008   Vecchietti  (14 setembre 2010 )

 E già, la notte stellata, il canto del grillo, grazie Antonella per avermelo ricordato, che bei tempi quelli, quando tutto sembrava un po’ tutto di tutto, senza pretese, senza tante aspettative e nell’attesa che qualcosa arrivasse, si aspettava ma senza chiedersi granché.

Ricordo da bambino, quando passavo per le vie del paese, e vedevo sempre alcuni vecchietti che, seduti davanti alla porta di casa di uno di loro, si guardavano in giro senza dire nulla, e ogni tanto uno di loro girava la testa e sospirava, come per dire, boh, chissà cosa, e allora era la scusa perché l’altro ricominciasse a parlare e ricominciando, a dire sempre le stesse cose e intanto, per la strada qualche carretto che passava, di quelli tirati da un mulo anche lui vecchio e stanco, con il contadino seduto con una gamba penzoloni, e il cappello di paglia, il rumore di una persiana che sbatteva aprendosi contro il muro ed una donna con il fazzoletto in testa affacciata alla finestra, un paio di bambini che giocavano saltellando sopra delle righe disegnate con il gesso per terra, ed io lì ad osservare, come incantato, come se mi aspettassi da un momento all’altro qualcosa, ma poi nulla accadeva, niente di niente, tranne ad una certa ora una voce che gridava “Archimede, vieni che è pronto, vieni che è tardi…. Archimede, dove sei? Birbante di un birbante, se ti prendo… “

E già, cosa credete, sono stato anch’io bambino, mica sono stato sempre un nonno…

La notte stellata, il canto del grillo; come quando andavamo in campagna e dopo aver cenato, tutti seduti fuori nel giardino ad ascoltare chi avesse qualcosa da raccontare, vedere una stella cadere e fare la gara per chi pensava più velocemente ad un desiderio da esaudire, e poi sentire in cuor suo, che si sarebbe avverato  o magari in riva al mare, dopo una notte di lampara a pesca di totani, tirando la barca a riva, un po’ stanchi e intirizziti, correre dentro casa in cerca di un letto per dormire… o quando mano nella mano, tornando a casa dopo una serata di festa nella piazza del paese, ci fermavamo dietro ad una pianta, e trattenendo il respiro, la speranza di un bacio rubato, in una notte stellata, con il canto di un grillo.

E poi, e poi, niente di niente, nulla accadeva ed era come se invece ogni sera fosse diverso, uguale ma al tempo stesso diverso, una persiana che sbatteva, alcuni vecchietti seduti davanti ad una porta, dei bambini che saltellavano, un “carretto” che tornava dalla campagna, ed io sempre lì ad osservare, come se ogni sera fosse diverso, mai la stessa cosa, o forse sempre la stessa cosa boh, chissà, mi sa che non ci ho mai capito niente, allora come adesso, anzi, uguale ma al tempo stesso diverso.

1 settembre 2008  Nutella o Budino al cioccolato?  (13 giugno 2011)

Bene, bene, la nostra Signora ci ha lasciato soli, è andata in vacanza a quanto sembra in un paese sperduto del meridione, senza pronto soccorso e quello che c’è, non ha le macchine per fare le lastre… e vagando tra un cucciolo e l’altro, mi fermo un attimo da Sora Nunzy che magari mi offre una fetta di pane fatto in casa con la nutella…

E già, ai miei tempi la nutella non sapevamo neanche cos’era, al massimo la mia micia faceva il budino facendo squagliare un pezzetto di cioccolato che nostro cugino, che lavorava in Svizzera, ogni tanto ci portava e noi lo tenevamo sempre da conto, un pezzetto ogni tanto, così giusto per gradire e poi dicevano che troppo faceva male e allora…

Dicevo… la mia micia preparava il budino e lo metteva caldo, caldo, dentro alle formelle che nonna Annunziata le aveva regalato la notte di Natale, facendocele trovare sotto l’albero con tanta sorpresa da parte nostra, fatte a forma di animaletti, c’era la Rosetta, che era poi una cagnolina, Nerina, un gattino probabilmente tutto nero, Pasqualino, un maialino grassottello e Fringuello, il fratello minore di Pasqualino, insomma, ognuno di noi aveva il suo animaletto da “mangiare”, così non si litigava, non che ce ne fosse bisogno, ché io alla mia micia gli avrei dato questo e quello, ma lei era precisa, un po’ puntigliosa, una vergine con ascendente scorpione, cara, buona, generosa, gran lavoratrice, ma se le saltava la mosca al naso… e poi a queste cose ci teneva…

…come quella volta che arrivarono i suoi fratelli dall’America e per farli contenti, era andata nell’orto, aveva preso le melanzanine coltivate con le sue amorevoli mani, le aveva fatte poi rosolare a fuoco lento sulla brace fino a farle diventare un po’ abbrustolite e poi… mannaggia, non mi ricordo più… comunque, lasciava nel pentolino un po’ di budino, facendo finta di esserselo scordato, ma solo perché sapeva quanto mi piaceva andare lì di nascosto con il cucchiaio di legno, e leccarmelo tutto… uhhhhh, che goduria… però, che pensieri gentili che aveva il mio micio, e quando mi scopriva, prima mi guardava con fare accigliato, poi chinava da un lato la testa e mi sorrideva…

Evvabè… però non ho capito perché Nunzy si fa chiamare zia nutella, magari si spalma anche lei su una fetta di pane, o magari è cremosa come la nutella… boh, a quest’ora della sera, non ci ho proprio capito niente.

Mannagg…

4 settembre 2008  ( Il tempo che (ci) dedichiamo   14 marzo 2011 )

Sai cosa c’è, miei cari, che oggi non si ha più il tempo da dedicare a se stessi, quel quarto d’ora in più che magari risolverebbe tante cose.

Si corre e al tempo stesso ci si rincorre, alla ricerca di domande che sempre più spesso non trovano risposte e allora, Giove, Marte, Saturno magari se ne approfittano e ci fanno stare male.

A questo proposito, mi viene in mente una storiella che devo senz’altro raccontarvi.

Capitava alle volte di tornare a casa stanco e avvilito per delle cose successe durante la giornata o magari, certe incomprensioni con Lei, ci portavano a creare dei muri impenetrabili che, se nessuno dei due riusciva a superare, rischiavano di continuare per giorni interi.

Beh e allora quando capitava, avevamo preso l’abitudine di uscire e andare a fare una camminata, così senza una meta fissa, magari nel parco, magari in riva al mare, e camminando, ognuno era intento nei suoi pensieri e camminando, a mala pena sentivamo il rumore del respiro dell’altro, ma soltanto quello dei passi, uguali, con lo stesso ritmo… capitava anche di fermarci a guardare che ne so, una barca attraccare, una mamma con un bimbo in carrozzina, gli uomini della nettezza urbana che con l’idrante pulivano la piazza che, poco prima, era servita alle bancarelle del mercato…

…e camminavamo, in silenzio.

Dopo un po’ i nostri sguardi erano più rilassati, vedevamo con più attenzione ciò che ci circondava e allora magari ci fermavamo ad aiutare una vecchietta che non riusciva ad attraversare la strada da sola, incominciavamo a sentire i nostri respiri, il calore del corpo dell’altro, e di sottecchi, anche gli sguardi che incominciavano a cercarsi, sempre però in silenzio, senza dire una parola.

Poi, una volta tornati a casa, era giunto il momento di parlare e poi… Lei che chinava la testa da un lato, e sorrideva… e già, è troppo poco il tempo che ci dedichiamo.

Però, non chiedermi quando, perché sinceramente non ci ha mai capito niente con i mesi, gli anni, e così via…

Evvabè… buona serata a tutti!!!

ft: nonno Archimede.

14 ottobre 2008

Stasera sono un po’ confuso, ma credetemi il fatto che normalmente non ci ho capito niente, non c’entra assolutamente.

L’altra sera, ho visto un bel film e ad un certo punto, la protagonista dice ad un suo amico una cosa bellissima, che al momento mi era piaciuta e basta, ma poi ripensandoci, l’ho trovata così vera e al tempo stesso così improbabile che per tutta la sera non sono riuscito a togliermela dalla testa.

La frase, più o meno, diceva così: accetta quello che c’è di buono…

In effetti, se ci pensate, dovrebbe essere per ognuno di noi naturale farlo, ma invece non è proprio così, a volte si è più coscienti del male che del bene, ci si crogiola nel dolore senza però la speranza di risorgere e allora, a questo punto mi domando, cosa è che non va in noi?

A volte, quando sono insieme ai miei amici, ridendo e scherzando, ci si prende in giro per come siamo, per esempio al mattino, di quello che è il nostro approccio con la nuova giornata, e in effetti vengono fuori tante di quelle cose che si potrebbe compilare una lunga lista di abitudini, le più disparate, le più creative, ma con sempre un fattore comune: quelli contenti e quelli incazzati.

Eppure, al solo pensiero di essersi svegliati, dovremmo essere tutti contenti, cosa “c’e di meglio” se non aver aperto ancora per una volta gli occhi? L’inizio di una nuova giornata potrebbe essere un modo come un altro per mettersi alle spalle le malinconie del giorno precedente, e invece, niente, c’è gente che se per caso la tocchi o soltanto le rivolgi la parola, reagisce come una iena in gabbia e giù improperi e Q.A.

Poi ci sono quelli sempre scontenti, anche quando vivono una vita decorosa senza tanti problemi, ogni occasione è buona per lamentarsi, per desiderare qualcosa di più e ovviamente prendersela con gli altri perché non l’hanno. Quelli che quando l’incontri hanno sempre un viso corrucciato, manco avessero sulle loro spalle le sventure del mondo intero, e se chiedi loro “come va… “, rispondono sempre che potrebbe andar meglio… a questo proposito, mi viene in mente un mio vecchio amico che, quando gli chiedevi come stava, lui dopo averti guardato con apprensione, rispondeva sempre “insomma… così, così… “ , ma lui a quanto sembra lo faceva per scaramanzia, perché gli altri, vedendolo felice…

“Accetta quel che c’è di buono… “ … ma vi rendete conto che se solo dovessimo prendere alla lettera una piccolissima parte di queste parole, saremmo tutti un pochino più sereni?

Vabbè, a furia di parlare non mi ricordo più cose volevo dire, ma forse anche in questo c’è qualcosa di buono…

26 dicembre 2008  (E poi… )

Mannaggia, e siamo arrivati anche al giorno dopo Natale… che poi, non ho capito bene, ma bisogna dire anche Buon Santo Stefano?

E poi…

… mi viene in mente con “e poi… ” quello dei bambini, quando racconti loro una storiella… ieri ero con la mia nipotina di tre anni e mezzo appena, e seduta accanto a me, tenendo il mio pollicione nella sua manina, mi raccontava della festa che avevano fatto all’asilo nido, dove le femminucce facevano la parte delle caprette e i maschietti quella del lupo ed io le chiedevo: “ma come, il lupo non mangia le caprette?” e lei sbarrando gli occhi: “ Ma no, che dici mai… pensare che il lupo è cattivo significa essere prevenuti, e siccome noi non lo siamo, le caprette non hanno paura del lupo e il lupo non ha voglia di mangiare le caprette… “

Che tenera… magari fosse così nella vita reale… e allora le ho raccontato del Piccolo Principe, di quando aveva chiesto di disegnare una pecora… e mentre parlavo, lei mi guardava con i suoi occhioni e appena mi fermavo, subito pronta “e poi…?”

E poi… come quando c’era ancora “lei” , ed io la guardavo per come era bella e le dicevo che l’amavo… lei, chinando la testa da un lato, con un sorriso biricchino subito pronta rispondeva: “E poi?”… soltanto voglia di sentirselo dire ancora… soltanto voglia di sentirselo dire ancora, e poi …

Chissà come mai oggi riesce difficile dirlo quel “e poi”, ma anche sentirlo a dire il vero, tanta poca è la voglia di dire due parole, di raccontarsela un po’ come si faceva un tempo, senza problemi, così semplicemente… incontri un vicino, con un sorriso lo saluti e poi… finisce tutto lì.

Forse mi sento anch’io un po’ bambino, comunicare, sognare sulle cose un po’… ma, secondo voi, i grandi se lo ricordano di essere stati anche loro dei bambini?

Uhm… non ci ho mai capito molto in queste cose… evvabè, dal vostro Archi… Buon Santo Stefano e Buon tutto quanto.

psss… e poi… se qualcuno s’azzarda a dire che la foto non c’azzecca, peste lo colga…

ft: nonno Archimede.

13 febbraio 2009 ( 5 novembre 2008)  Camminare Insieme)

L’altro ieri, ero seduto nell’autobus che mi porta a casa, e chi ti vedo? Un caro vecchio amico che non vedevo da tanto tempo, mi avvicino, gli do un tocchettino sulla spalla e gli faccio: “ Ciao Nino, che combinazione, come stai?” Lui si gira, mi guarda, inarca la sopracciglia e, tirandosi un po’ indietro, mi dice: “ Scusi, come sa il mio nome?” “Ma come” gli dico… “non ti ricordi di me?” Sono Archimede, eravamo a scuola insieme e tu mi aiutavi sempre a fare i compiti,,, “ “eri così bravo…!“

“Ah si” mi risponde… “ boh, può darsi… ma, sei sicuro? Guarda che non ricordo la tua faccia ed io non dimentico facilmente le facce… “ “Ma si”, incalzo io… “ eravamo seduti allo stesso banco e tante volte mi hai anche salvato dalle interrogazioni ed io, in compenso, ti scrivevo le lettere per la tua morosina… che mi sembra si chiamasse Sarina… si, Sarina Calderoni… che bella ragazza che era… “

Ancora indeciso, continua a guardarmi e due piccolissime lacrime gli spuntano negli occhi.
Mi prende il braccio, continua a guardarmi senza dire nulla e poi: “ Sai” mi dice, “ mi sono successe tante cose in quest’ultimi anni, non ricordo più bene chi ero, ho dei vuoti improvvisi e infatti, alle volte perdo anche la strada di casa mia… “

Mi commuove sentirlo parlare in quel modo, gli metto la mano sulla spalla e: “ ma no, non preoccuparti, anch’io sai… prima guardandoti non riuscivo a capire chi fossi veramente e allora sai, ho escogitato un sistema… porto con me una piccola agendina, con tutti i nomi delle persone che ho conosciuto, la guardo, sbircio il probabile che mi sta davanti e mi tuffo a pesce, sperando che sia quello giusto… “

Lui mi guarda, sorride un po’ e, tirando fuori dalla tasca un fogliettino assai malandato, mi dice: “ Scrivimi qui il tuo nome, così la prossima volta anch’io ti riconosco… “ e mentre lo diceva, stringe la sua mano sul mio braccio, come per dirmi qualcos’altro ma…

In quel mentre, l’autobus si ferma, l’autista grida il nome della fermata e allora lui mi riprende il foglietto e guardando ciò che c’era scritto, mi fa: “Scusa, sono arrivato, grazie per le tue gentilezze, è stato un piacere averti rivisto… “ Scende di corsa e s’incammina senza girarsi.

Mannaggia, che giornata!

Durante tutto il tragitto ho pensato sempre al mio amico Nino, a come era cambiato.
Mi aveva fatto tenerezza, sembrava così indifeso, quasi fosse nudo in mezzo a tanta gente… mannaggia, come era cambiato…

31 marzo 2009  ( Raccontaci una storia )

L’altro giorno, ero in giro a fare – nulla – nel senso che essendo ormai un vecchietto, l’unica cosa che posso fare e andare in giro per guardare un po’ la gente, che poi è quello che faccio sempre e… boh, mi sa che anche stavolta se qualcuno mi chiedesse cosa vado a fare, non saprei cosa rispondere, e già direte voi, anche stavolta nonno Archimede non ci ha capito niente…

Evvabè, dicevo… ero in giro a passeggiare, quando ti vedo un nonnetto come me che portava a spasso il suo nipotino nella carrozzina e, dovevate vedere com’era contento, gli ridevano perfino gli occhi, mentre camminava non perdeva d’occhio quel bel faccino che, tutto contento, gli raccontava cose senza senso, e parlava, parlava, parlava, e lui che gli rispondeva, con quella vocina che di solito fanno gli adulti quando parlano ai bambini, manco fossero bambini anche loro e lui, il bambino, lo guardava ridendo (secondo me pensava: ma questo è scemo a parlare in questo modo?)… maddai, ho pensato, non sarà mica pericoloso? Magari lo dimentica da qualche parte…

Ma no, scherzo, cosa avete capito… mi ha fatto invece tanta tenerezza e subito ho pensato a qualche anno fa, quando c’era una ragazzina che conoscevo e che sognava di avere anche lei tanti bambini e tra l’altro, con loro ci stava anche bene, era felice e loro erano felici insieme a lei… ricordo che, diciottenne, così giusto per guadagnare qualche liretta, aveva iniziato ad andare in una colonia estiva come assistente e c’era tornata per altri due anni, e malgrado ogni volta ritornasse a casa distrutta, era ugualmente felice e contenta.

Raccontava delle serate passate insieme a loro in riva al mare prima di cena, a raccontare storie, a suonare la chitarra e cantare a squarcia gola, insomma, era entusiasta e i bambini erano tutto per lei…

Peccato… oggi potrei essere anch’io come quel vecchietto, porterei in giro i suoi bambini, e chissà quante raccomandazioni mi avrebbe fatto, chissà che mamma apprensiva sarebbe stata ed io, come quel nonnetto, sarei stato felice, perfino con gli occhi che mi ridevano, e gli altri vedendomi, chissà cosa avrebbero pensato, magari che l’avrei dimenticato in giro…

Purtroppo… magari sarà in cielo a giocare con gli angioletti…

Mannaggia direte, questo nonno Archimede è proprio un impunito, ma visto che ci sono, vi confesso che non c’ho proprio capito niente di come va questa vita, ma d’altra parte è così, cosa ci possiamo fare…

f.to: Vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…

16 giugno 2009 ( La Panchina )

Eh va bene, direte voi, i tempi sono cambiati, una volta certe cose era difficile vederle per strada, invece oggi è quasi una regola.

Domenica, così per ingannare l’attesa di una serata che tardava a venire, sono andato sulla passeggiata a mare a fare due vasche (hihihihiiiiiii… beh, oggi si dice così e tra l’altro ci sta anche bene visto l’argomento… ), mentre andavo su e giù con fare disinvolto e sempre con l’occhio rivolto verso il mare (che meraviglia il mare di sera… ), vedo lontano su di una panchina una coppia di ragazzini e quasi di fronte, una coppia di anziani… evvabè, niente di male direte, ma c’era qualcosa e allora, ho accelerato il passo, mi sono avvicinato e senza dare troppo nell’occhio, mi sono seduto su di un’altra panchina facendo finta di leggere il giornale che qualcuno aveva dimenticato lì.

Insomma, direte voi, non si fanno queste cose e, in effetti, sarei anche d’accordo, ma come ho già detto prima, m’incuriosivano, e così li ho guardati attentamente; i due ragazzi, più che seduti erano abbracciati, abbarbicati l’uno all’altro, lei poggiava le gambe sopra quelle di lui, e con la faccia letteralmente appiccicata, si baciavano appassionatamente incuranti di tutto quello che succedeva intorno a loro.

Dall’altra parte i due vecchietti erano seduti composti, mano nella mano, lui aveva gli occhiali scuri e, con la bocca semiaperta, rideva alle parole di lei, che ogni tanto si fermava, lo guardava amorevolmente, s’accostava, e gli dava un bacio sulla guancia. Lui girava appena la testa, la scuoteva e dopo ricominciava a sorridere.

(… )

Beh,  l’impressione che ho avuto era che nello spazio di una panchina e di un viottolo asfaltato, sembrava di vedere due ragazzi che allo stesso tempo erano diventati grandi e che malgrado tutto, riuscivano ad amarsi alla stessa maniera. Sì, come due epoche contrapposte ma ugualmente simili nelle emozioni, nello slancio, nella voglia di far sentire all’altro d’esserci e nella seconda coppia, quella dei due vecchietti, d’esserci sempre e comunque. Che tenerezza, che voglia di fermarli e dire loro di guardarsi…

Evvabè, oggi è andata così, domani chissà e nel frattempo, buona giornata che la mia è iniziata bene, anzi, buona serata.

fr.: vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…

 11 novembre 2009  (Guardo)

 Che cielo che c’è oggi, ragazzi, un cielo davvero bello, di quelli che, quando li guardi, ti sembra di andare oltre, limpido, sereno, di un azzurro così intenso che se dovessi dipingerlo, avrei senz’altro mille difficoltà.

Già, direte voi, come al solito nonno Archimede non ci ha capito nulla, ma questa volta non è così, credetemi, questa volta il cielo e il mio cuore li sento battere allo stesso modo, quasi fossero accovacciati l’uno accanto all’altro.

E allora mi guardo intorno e cerco di cogliere ogni minimo movimento di ciò che mi circonda e magari mi sento dire, guardami, esisto anch’io, sono un pulviscolo, è vero, che ogni alito di vento mi porta via, di qua, di là e stanco di tanto correre, mi appoggio, assaporo il morbido e il duro, sento l’odore che mi circonda, piango e rido dei pianti e delle risate di chi mi ospita per un po’, fino a quando un altro alito mi sposta e allora ricomincio, sempre, comunque ricomincio, senza stancarmi mai…

E magari penso a Nino, a Germano, chiusi in quella stanzetta sorda e stanca come loro, quel pulviscolo lo guardano appena, mentre si muove dentro ad un raggio di luce che attraversa i vetri opachi della finestra, ma in realtà non lo vedono, non lo sentono neanche parlare, perché i loro occhi umidi e sbiaditi, fissano un cielo che non c’è… un sorriso sulle labbra e il ticchettio di due dita che giocano con il bracciolo della poltrona, nell’attesa che minuti, ore, giornate passino senza lasciare traccia, perché dimenticate.

Ecco… è vero, la vita io l’ho un po’ vissuta, ma quel pulviscolo ho ancora voglia di guardarlo, magari discuterne anche con qualcuno, se il suo riesce a raccontargli qualcosa e magari cosa, vorrei trovare qualcuno che come me ha voglia di guardarlo quel pulviscolo, che come me ha voglia di percorrere un pezzetto di vita, sorvolando, come lui, sulle cose inutili, perché un raggio di sole a modo suo sa raccontare ed anche tanto.

Evvabè, ci avete capito qualcosa? Come al solito, io ben poco, ma questo è ormai assodato… e già… !

25 novembre 2010  (Il 25 novembre, oggi…)Lo so che forse sono un po’ in ritardo e forse poco informato, ma lo sapete che oggi è il 25 novembre, giorno e data fatidica che ha segnato l’inizio di un’era epocale, o almeno per quanto ne sappia io.

Di cosa sto parlando? Ma sì, dai, che lo sapete anche voi, sto parlando della chiusura definitiva di tutti gli ospizi  (magari fosse vero! ) e luoghi dove i vecchietti, da sempre, si sentivano ancora più vecchietti.

Evvabè, è anche vero che c’erano le case di ospitalità di un certo tono e spessore, dove per abitarci, si pagavano delle rette altissime, tutte belle, curate, eleganti, con personale specializzato in caso di emergenza, ma non erano tantissime, anzi e comunque, solo per pochi eletti.

Ero andato un paio di anni fa proprio in una di queste case a trovare un amico, che morta la moglie, visto che i figli erano intenti in tutt’altre faccende, ha venduto la casa, ha regalato tutti i suoi mobili e, messi in un baule i ricordi più cari, aveva pensato bene di passare gli ultimi giorni della sua vita, insieme ad altri vecchietti come lui e in effetti, devo dire che era contento della sua scelta.

Aveva una stanzetta tutta per lui, con un letto, una scrivania, una poltrona e una bella porta finestra che dava su di un giardino che in primavera era sempre tutto fiorito e d’inverno, illuminato da un sole tiepido che faceva luccicare la brina gelata sull’erbetta del prato.

Passava le sue giornate senza fare nulla di speciale: si alzava al mattino, scendeva nella sala comune a fare colazione, poi usciva per andare a comprare il giornale, che poi era l’occasione per fare quattro chiacchiere con altri che come lui, avevano tanto tempo da far passare.

Tornava nella sua nuova casa per l’ora di pranzo, pranzava e dopo una pennichella, giusta e sacrosanta, nella sala dedicata agli incontri, giocava a carte con alcuni signori con i quali aveva stretto una bell’amicizia.

Giorno dopo giorno, la vita scorreva sempre alla solita maniera, ma perché lamentarsi, diceva lui, c’era qualcos’altro di meglio da fare?

Oggi, queste case ci sono ancora, ma gli ospizi, i vecchi cari ospizi non ci sono più. I figli si prendono cura dei genitori e così i vecchietti, si sentono meno soli. Ma ci pensate che bella cosa che è successa? E magari sarà finalmente l’occasione per mangiare a Natale, una bella fetta di panettone tutti insieme.

E i vecchietti che purtroppo non hanno più nessuno? Pensate che idea, a gruppi di dieci o quindici, sono andati ad abitare in alcune grandi case che, i comuni, ha dato loro gratuitamente e insieme… beh,  si fanno compagnia.

Ecco, come al solito ho detto tutto e non ho detto niente, ma sapete com’è, nonno Archimede è fatto così, non sempre ci capisce qualcosa e vuoi mettere il vantaggio?

Vado a comprare il giornale e così, magari, mi faccio anche una bella chiacchierata.

Buona giornata!

ft: vostro Nonno Archimede, detto anche Archi

piccola nota a piè di pagina: gli ospizi ( nonno Archimede è un birbante e chi lo conosce lo sa di sicuro   ), in effetti, non sono stati ancora chiusi, ma con gli opportuni provvedimenti, sarebbe auspicabile.

Casa mia, casa mia…  (4 aprile 2011)

Casa mia, casa mia, che piccina che tu sia, tu mi sembri una badia…

E già, questa filastrocca, quanti anni avrà?

La ricordo da piccolo, quando ancora la casa era soltanto una grande stanza con un camino, una cucina economica e una camera da letto, dove dormivano i miei genitori, il bagno (si fa per dire… ) nel cortile, uno sgabuzzino dove dentro c’era una turca che alla bisogna…

Casa mia, casa mia… quanti ricordi di cose fatte senza mai avere il tempo di annoiarmi; i giochi con mio cugino nel cortile, i soldatini di legno fatti a mano da mio nonno… beh, forse chiamarli soldatini è un po’ troppo, gli somigliavano vagamente ma per noi erano il massimo dello spasso.

Le serate d’inverno passate davanti al camino e il nonno che raccontava sempre la solita storia, ma per noi era comunque bella, lo guardavamo stupiti e pur sapendo come andava a finire, eravamo sempre lì con il fiato sospeso.

Rimpianti? Bei tempi? Soltanto altri tempi.

ft: Vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…

E già, l’aquilone…  15 febbraio 2012

E già, l’aquilone, grazie Carla per avermelo ricordato, per un attimo la mia mente è volata ai tempi di quand’ero piccolo ( cosa credete, sono stato anch’io bambino, mica sono stato sempre un nonno… ), di quando senza pretese e senza neanche chiedere più di tanto, riuscivamo a divertirci anche con i tappi delle bottiglie, che tra l’altro non è che se ne trovassero tanti, perché le uniche bibite che giravano erano al bar ed ogni volta era una corsa, una specie di arrembaggio: nascosti dietro l’angolo, io e mio cugino Franco, appena il barista girava lo sguardo altrove, di corsa a prenderli, per poi mostrarli agli amici come una specie di trofeo.

E già, l’aquilone… sai cosa, oggi c’è tanto traffico in giro, anche le vie dei paesi piccoli piccoli sono piene di macchine, invece ai miei tempi le strade erano un po’ anche il regno dei bambini, ed era propri lì che giocavamo con i tappi, una pista disegnata per terra, la linea di partenza, e con il pollice e il medio, come si dice oggi, un turbo ad iniezione naturale, si faceva partire il bolide e via, uno spasso che non v’immaginate nemmeno.

L’aquilone, già, l’aquilone… non è facile ascoltare cara Carla, perché per farlo bisogna un pizzico essere interessati all’altro, anche solo per capire, e non sempre chi parla lo fa per raccontare qualcosa e la vita, come dici tu, è spesso ingarbugliata. A me piaceva molto sentire i racconti dei miei nonni, ma oggi, quando sono solo, vado ad ascoltare la gente per strada e allora non servono le parole, basta guardarli.

Evvabè, lo sanno ormai tutti che sono un curioso, ma credimi, la gente ha molto da dirti se la guardi bene, perché in quel momento sono vulnerabili, pensano di essere trasparenti, si confondono in mezzo agli altri, senza curarsi più di tanto di ciò che li circonda, l’indifferenza di chi magari tira dritto se un altro è per terra perché sta male. Ma non sono tutti così per fortuna.

L’aquilone… sai che non mi ricordo più perché ti sto raccontando queste cose, scusami, ma forse lo faccio solo perché mi piace, malgrado gli anni, provare ancora delle emozioni e la gente, se la guardi bene o se l’ascolti, può dartene tante e allora, fai bene ad ascoltarli, a volte semplici racconti che riguardano  il vicino, il panettiere, il portalettere o semplicemente il passante, a volte storie laceranti, che aspettano l’occasione di un conforto, a volte storie allegre.

Evvabè, adesso qualcuno dirà che non c’ho capito niente, ma a quest’ora della sera è probabile e allora, ciao… ma scusa, gli aquiloni che c’entrano?

f.to: Vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…

Nonno Archimede, un grande.. e noi, chiusi come una morsa nel silenzio, cosa ne sarà dei nostri tempi?

47 risposte a Nonno Archimede

  1. Elle scrive:

    Uh cosa vedo!…una finestra sul lago, ho pensato appena approdata su questa nuova pagina.
    Poi leggo e scopro che è di mare che si tratta, quel mare che nelle sue profondità divide ed unisce tanta terra, tanta vita.

    E nonno Archimede di quella vita spesso ci parla e, tra una digressione sul suo passato ed un tuffo nel presente con uno sguardo sempre rivolto al futuro, dice di non averci capito niente.

    Ma non prendetelo troppo in parola…secondo me anche lui è uno di quelli che sa vedere oltre.

  2. Lady Ginevra scrive:

    Eh già, nonno Archimede è di quelli che invece hanno proprio capito tutto, e che con la sua aria bonaria ogni tanto ci regala qualche perla di saggezza, buttata lì quasi per caso, per non farcela pesare, e fa la parte di non capirci niente perché lui è “benignamente d’umiltà vestuto”, come la Beatrice di Dante…

    *** grande nonno! ***

  3. arthur scrive:

    Beh… questi miei racconti, nascono forse dal bisogno di dar forza ad un modo di sentire privo di artefici, che non ha bisogno di trincerarsi dietro false ideologie o mode del momento.

    Una volta (non lo so se ancora adesso succede… ), nelle serate invernali, ci si sedeva davanti al camino scoppiettante e si ascoltavano le storie raccontate dal nonno, che erano sempre, malgrado la loro semplicità, affascinanti, coinvolgenti.

    A me è successo tante volte da bambino (magari non davanti al camino, anche perché i tempi nel frattempo erano cambiati… ) e tutte le volte ricordo che non perdevo una parola, di storie magari amplificate nell’immaginario di chi le raccontava… come erano belle!!!

    E poi, mio nonno era veramente un grande…

  4. Lady Ginevra scrive:

    E come si chiamava?

  5. arthur scrive:

    Ciccio, ovverosia, Francesco…

  6. Lady Ginevra scrive:

    Che bel nome!

    Tra le altre cose è il nome del mio primo amore (rigorosamente unilaterale e platonico)

  7. Lady Ginevra scrive:

    Nonno, io e Artù per Natale vorremmo avere a tavola te e Nonna Annunziata, è possibile?

  8. nunzy conti scrive:

    ehi..ma questo posto mi piace tanto tanto..aspetta che corro a dirlo a nonna nunziata..magari entrro stasera…riesce a farti una visitina caro nonno….
    smack smack
    ***si sa che la nonna neuronicamente è moooooooltooooo moltoooooo lenta….pessetto su passetto arriverà***

  9. arthur scrive:

    Evvabè, aspetteremo con ansia ed anche con molta calma…

  10. nonna nunziata scrive:

    Uff..che faticaccia figlio mio ..ma tu malgrado l’età caro archimede tutti i giorni sta salitaccia sul monte !!e che è!!
    Però però vedo che ti sei sistemato beeene sissi proprio beeene..
    e che vista da questa finestra…va beh spero che non ti dispiaccia offrirmi un bicchiere d’aranciata e lasciarmi qui davanti a codesto mare..me voglio proprio riposà…
    ah se m’addormento nun me sveglia che lo sai che divento isterica….szszszszszzzzzzzzzzzzzzz
    ***e la nonna non se andò..e il nonno archimede..con il bicchiere in mano…un ci ha mica capito molto!!!…ma va beh ssi sa lui è un gentiluomo..***

    NOI ASPETTIAMO CHE SI SVEGLI MAGARI CI HA PORTATO UN Pò DI CIOCCOLATA…..

  11. arthur scrive:

    Nonnetta Nunziata…

    La vista di quella finestra è la voglia di vedere il mondo come attraverso un filtro, che magico m’invita a riflessioni serene, senza l’assillo di dover rincorrere qualcosa.

    Non c’è problema, vuoi un’aranciata? Siedi pure nell’angolo che vuoi, sentirai ogni tanto il ticchettio della mia macchina da scrivere che, tic, tic, segna il tempo delle mie parole, vuoi fare un sonnellino?
    Evvabè, non sono molto abituato, ormai, a certa compagnia, ma riposa tranquilla, bevi qualcosa che tanto ho tutto il tempo che voglio, anche se… aspetta un ciccinino, tu sei, mannaggia… lo sai che non ci ho capito niente?

    Ma si, tanto è lo stesso, non cambia niente, guarda che luce, guarda che cielo, guarda che mare…

  12. nonna nunziata scrive:

    zzzzzzzzzzzzzptptptp etcihium!!!
    ecco lo sapevo !!con tutti sti spifferi vedi ..mi è venuta la bronchite….
    caro archimede meglio che chiudi la finestra altrimenti
    qua si gela e poi i figlioli si buscano un rafferddore..
    ma la vuoi smettere di sentirti un giovanottone!!!
    anziano sei!!!!

    “U capisti ”’”
    Va beh mo vado in cucina e faccio un bel ciambellone..che st’aria frizzantina mi ha fatto venire fame..
    e poi un si sa mai venissero i nipoti tuoi .
    un sia mai che la nonnetta non gli faccia trovare un bel dolcetto..
    ehiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii mnag…s’addormentao!!!!
    va beh…vado fare sto ciambellone e poi me ne vo a “curcà”

  13. arthur scrive:

    Nonnina, non preoccuparti, terrò chiusa la finestra, ma se però ti metti uno sciallino, vedrai che sarà anche meglio, così potremo godere di quel bel paesaggio, che rischiara l’animo e riempie di gioia il cuore.

    Aspetto con trepidazione il ciambellone…

  14. nunzy conti scrive:

    sigh sigh
    nonnoooooo
    mi serve unrimediomedicamentoso miracoloso..per questo terribilissimisssimo raffreddore…che non mi fa fare niente…
    meno che mai stare al pc!!!!
    aiutami nonnino..
    e qua al mare poi la pioggia non smette non smette non smette!!!
    ufffff :(

  15. arthur scrive:

    Mia cara Nunzy, non ci sono molti rimedi contro ad raffreddore… devi stare al calduccio, farti coccolare che dippiù non si può e nulla più.

    E per la pioggia, che vuoi farci, è la stagione giusta e se ti metti accanto alla finestra, magari scopri che il mare è tanto bello anche quando piove, forse un po’ triste, ma dipende esclusivamente da te, da come lo guardi, da quanto tu l’ami.

    Vieni che ti racconto una storia…

  16. Lady Ginevra scrive:

    Dipende da che parte della finestra stai…

    A proposito, mi ricordo una storiella, di quelle “puzzle” che suonava pressappoco così:

    “Un uomo passa davanti a una finestra, sente il telefono squillare, urla un “noooooooooooooooooooooo!” disperato e muore: cos’è successo?”

    *** Ve lo dico il 31 sotto il vischio: chi c’è c’è ***

  17. arthur scrive:

    Questo a casa mia si chiama ricatto!

  18. Lady Ginevra scrive:

    A casa mia “dolce ricatto”, che rende delizioso l’essere ricattatati…

    *** ssttt, me l’ha suggerito nonno Archimede… ***

  19. nonna nunziata scrive:

    ..Archimede caro
    di la si festeggia senza di noi..
    vogliamo farlo vedere a ‘sti giovincelli di cosa siamo capaci…
    ohhh
    ‘un risponde…
    mah
    Intanto chiudiamo la finestra e accendiamo il camino..
    una buona cioccolata calda..una fetta di buon ciambellone…
    e poi siamo pronti…
    ‘un si sa mai…
    B)

  20. nunzy conti scrive:

    ..un bacetto a nonno archimede e famiglia..
    da una nipotina un pò latitante
    smack!!! :)

  21. arthur scrive:

    Adoratissima Nunzy, i bacetti, come anche le sorprese, sono sempre graditissimi, sia a nonno Archimede che in effetti è tanto che non ci racconta qualche sua storiella, che anche al suo nipotino, cioè il sottoscritto e quindi, ricambio lo smack con un triplo smackkkk, anzi, dippiù, dippiù… ;) :) :) :)

  22. nunzy conti scrive:

    ti adoroooooooooooo
    scorpioncino dai gusti “intensi”
    ***vogliamo nonno archimede,la famiglia lo reclama***

  23. nunzy conti scrive:

    Nonno caro
    stasera ho letto un post sulla “complicità”che mi ha lasciato un dolce sapore di buono..e di quelle cose che tu sempre ci hai insegnato..
    Mi è venuta voglia di venirti a trovare…glielo dici tu al cuginetto che sono passata e che ripasserò meno emozionata
    con i neuroni illesi linda e pinta..per lasciare la mia testimonianza???
    grazie nonno..su di te si può contare..
    a proposito..digli che quell’abbraccio l’ho sentito forte forte..e che gli voglio bene..
    Notte nonno

  24. arthur scrive:

    Mannaggia, solo stamane mi sono accorto del tuo passaggio e allora… grazie per la buona notte e con un abbraccio… ‘giorno!

  25. nunzy conti scrive:

    Nonnoooooooooooooooooooo
    “‘sti nipoti!!!” :(
    ***notte cugì”***

  26. arthur scrive:

    Mannaggia ‘sti nipoti!!! ;)

    *** Ciao cuginetta… ***

  27. nunzy conti scrive:

    Nonnino adorato….’sta nipotina tua è proprio trascurata….
    sono passata per darti un bacio grande..e godere di quel raggio di sole che sempre si respira da quella tua finestra…
    ti adorooooooooooooooooooooooooooooo

  28. Diemme scrive:

    Dai Nunzy, non t’aduggiare, vedrai che per il tuo compleanno nonno Archimede ci fa una sorpresa…

  29. arthur scrive:

    Nunzyetta, adoratissimissima, anzi dippiù, dippiù, le tue sbirciatine da questa finestra sono sempre gradite, anzi, dippiù, dippiù… ;) e magari chissà che Diemme c’ha ragione… :D

  30. nunzy conti scrive:

    ..cugì..mezza parola !!!!! :)
    ***nonnooooooooooooooooooooooooo***

    @Adoratisia dolcettisia
    smackketeeeeeeeeeeeeee

  31. Diemme scrive:

    @dolcenunzy: meno male che almeno la cugina mi vuole bene!

  32. nunzy conti scrive:

    Cuginettoooooooooooooooooooooooooooooooooo
    Ce la farò sisisisi a uscire da questo impass!!!!!
    ***meno male c’è nonno archimede***
    un bacio grandissimo

  33. arthur scrive:

    Buongiorno Nunzy… certo che passerà questo impass, ne sono sicuro.
    Ti abbraccio e più tardi vengo a trovarti.

  34. nunzy conti scrive:

    Ciao nonnetto…
    sigh..un momento di malinconia mi ha portato da te..
    la vita si è complicata ..il tempo stringe..il lavoro incalza..le responsabilità pure………..
    ma fino a quando terrai aperta quella finestra…la tua sciagurata nipotina tornerà sempre…
    Ach..ma non trovo mai quel brigante del mio cuginetto–
    salutamelooooooooooooooooooooooooooooooo
    Un abbraccio forte forte
    Nunzy

  35. arthur scrive:

    @ Nunzy: che sorpresa bellissima mia cara Nunzy!!!

    Chiedo sempre di te e so che stai passando un periodo intrigatissimo per il lavoro e quindi…

    Sei comunque sempre nei miei pensieri e poi tu sei stata una delle mie prime sostenitrici, come potrei dimenticarti…

    Ricambio l’abbraccio forte forte, anzi, dippiù, dippiù… :-)

  36. Zia nutella scrive:

    Ciao nonno…..
    dolce notte
    un bacio e scappo via..ma spero di tornare presto

  37. semprevento scrive:

    Questo posto è…..Adorabile.
    vento

  38. arthur scrive:

    @ Semprevento: adorabile è nonno Archimede, un personaggio che un giorno mi è venuto così… somiglia molto a mio nonno e somiglia molto a come vorrei diventare da vecchietto, un vecchietto adorabile. :-)
    Ari_grazie!!!

  39. nunzy conti scrive:

    ..Nonno la tua figlia più scapestrata…torna a guardare da quella finestra ..il mare…
    da te tutto rimane immutato nel tempo…da te si ritorna per riscaldarsi al calduccio del camino mentre Nonna Nunziata ci prepara le ciambelle…così è..
    Insieme si innalzano canti per chi ci lascia..per chi se ne va e ci lascia Orfani…ma insieme abbiamo imparato a vivere di presenze fatte di sostanza..di presenze fatte di essenza…e chi ci ha lasciato tracce dentro, imprime la sua Gigante Orma sui nostri cuori…
    Ecco questo volevo dirti Nonno Archimede…e mi raccomando dai un abbraccio per me forte più che mai,in questo momento al tuo nipote preferito..il mio caro Artù..e digli che gli voglio bene…anzi…di più di più..(lui capirà) :-(

  40. arthur scrive:

    @ Nunzy: cara, che bello leggerti… hai saputo!

    Grazie per queste tue bellissime parole e per labbraccio forte che sento con tutta la sua forza.
    Anch’io ti voglio bene.
    Grazie ancora!

  41. Nonna Nunziata scrive:

    ..vedi..le mie ciambelle funzionano sempre..sentite l’odore e correte qui….. ;-)
    Dove c’è un camino caldo e una finestra aperta c’è sempre una voce che raccoglie i vostri dolori..e mi piace pensare che sempre ci sia tanta legna tanto sole e tanto amore…

  42. Nunzy scrive:

    :-)
    e come potevo non esserci cugino adorato…
    anche se i tempi diversi sembrano allontanare le persone..
    quando si sono scambiate Parole dal cuore… il momento di tornare si sente proprio nel cuore..
    Un bacio,e a presto

  43. Nunzy scrive:

    …in fondo lo sai
    “L’essenziale è invisibile agli occhi”

  44. arthur scrive:

    @ Nunzy: Chiddu chi ccunta, ‘un si pò mai vidiri! ;)
    Ciao cuginetta.

  45. Carlotta scrive:

    Ogni tanto una capatina da nonno Archi è proprio salutare,finalmente l’ho fatta e trovo che sia un ottimo “rifugio”….ciao e tienici sempre aggiornati avvisandoci quando arriva una nuova storia..

  46. arthur scrive:

    @ Carlotta: solo adesso ci sei andata da nonno Archi? :( ( :-) )

  47. carla scrive:

    Ciao Nonno Archimede,
    scrivi sempre di meno: dobbiamo preoccuparci? Ti confesso che dopo aver letto qua e là qualcosa su questo blog, l’angolino che preferisco è proprio il Tuo. Discreto e sornione. In questi ultimi mesi ho lasciato cadere qualche mio pensiero su altri blog che ho visitato e, con alcuni proprietari di questi magazzini di pensieri virtuali, sono anche entrata privatamente in contatto. Ti confesso in un orecchio che non sempre sono tutte rose e fiori: qualche spinuzza l’ho avuta conficcata ed una alquanto dolorosa. Ma questa è tutta un’altra storia. Sono spesso stata in ascolto (come quelle comari assettate sulla sedia di vimini fuori la porta di casa, lasciata rigorosamente aperta per ascoltare i rumori che provengono dal suo interno, con quell’eterno e mai finito ricamo tra le mani “cuttijano” alla ricerca dell’ultima notizia che riguarda il vicino, il panettiere, il portalettere o semplicemente il passante) e ne ho sentite tante, condivisibili e meno. Ognuno di loro racconta un pezzetto della propria vita, passaggi a volte laceranti ed a volte allegri. Si intrecciano ingarbugliati fili di una stessa matassa ed a volte ho visto dei nodi difficilmente dipanabili, se non con tanta pazienza e buona volontà.
    Ti ho immaginato ascoltare in silenzio tutto questo, scuotendo la testa con benevolenza. Proprio come farebbe un nonno. Tornerò a farti compagnia ma adesso ho promesso a qualcuno di far volare insieme un aquilone. A presto.

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