
* la foto è proprietà di Arthur *
Uffi e deciduplo uffiiiiiiiiii!!!
Quando sento codeste cose, mi torna alla mente una storiella che il nonno di zio Gesualdo, nonno Archimede, raccontava la sera quando infreddoliti ci mettevamo davanti al caminetto acceso e non sapendo cosa fare, l’ascoltavamo senza dire una parola.
Lui raccontava di quando bambino correva in lungo e in largo, appena sentiva il suono delle campane e, urlando con tutto il fiato in gola, chiamava a raccolta la gente, perché l’ora s’era fatta tarda e da lì a poco, chiudevano il portone e chi restava fuori, doveva ritornare l’indomani.
Ma mentre correva, incontrò un signore con un cappello nero in testa e un vestito di quelli che si vedono nei negozi buoni, e sentendolo urlare, gli fece un cenno e gli disse di accostare che aveva una cosa importante da fargli fare.
Lui rimase trasecolato, era la prima volta che un signore come quello gli rivolgeva la parola e allora si fermò e con la manica della camicia, si asciugò il sudore che incominciava a scendergli dalla fronte, guardò il signore e zitto, zitto, si mise nell’angolo della via, appoggiato alla balconata che dava sulla piazza, curioso, aspettando di sentire cosa aveva da dirgli.
Il signore si tolse il cappello, si tolse anche la giacca, prese l’uno e l’altra, l’appoggio sul muretto della balconata, tirò fuori dalla tasca dei pantaloni una scatoletta, e dopo averla aperta, ci mise dentro le dita, incomincio a sfregarsi le mani, e mentre lo faceva si guardava intorno, come se avesse paura di essere riconosciuto, poi, rimise in tasca la scatoletta, guardò Archimede con occhio torvo, e gli disse: “sai, non volevo fare tardi, se tu continuavi a dire a tutti che l’ora di chiudere era arrivata, io non riuscivo a capire cosa decidere, se restare dentro o uscire fuori, ma adesso che ci ho pensato, me ne vado via, che tanto ciò che dovevo vedere mi è bastato. Ricomincia pure, che non mi interessa più”
Nonno Archimede ricominciò a correre e a urlare, finché le campane smisero di suonare.
Sentì il rumore del portone che si chiudeva e, ripensando a quel signore, gli venne da ridere, anche se a essere sinceri, non c’aveva capito niente.
1 luglio 2008
Che onore sentirmi nominato, io nonno Archimede, che… veramente non c’ho capito niente.
E a proposito di ricordi, la signora che parlava dei cuccioli, si quella dei piccirilli, mi ha fatto venire in mente quella primavera del 1943, quando tolto il cappotto perché faceva caldo, mi avvicinai al frantoio di compare Nando, uomo tutto d’un pezzo, con la barba bianca e i capelli neri, la giacca a righe e i pantaloni verdi, detto Nanducciolli dei sette colli, perché era nato sul monte Ortobene, cresciuto sui monti dell’Asinara, a tredici anni era scappato per le montagne Gemelle a due a due, e aveva fatto il militare sull’Aspromonte…
…che appena mi vide incominciò a ridere come un dannato, manco avesse visto l’intera brigata dei fratelli Piscetta, quelli che dalle falde del Kilimangiaro, scesero un giorno per andare a prendere la ricotta incastonata nel fustino di Dash, che più Dash non si può e incuriosito, mi sono avvicinato e… lo sapete come sono, quando si tratta di raccontare qualcosa, mi vengono le lacrime agli occhi, sarà forse l’età, sarà forse colpa di Pasqualina, che si ostina a mettermi nelle mutande lo spillone con i santini devoti, sarà forse che dopo un po’ che guardo fuori nel prato, sento gli uccelli cantare, boh, il fatto è che non c’ho mai capito niente e inutile che insistete, perché se no chiamo l’Armide insieme a zio Gesualdo, che loro si che ve la sanno raccontare giusta, anche se su Ponte Vecchio fa tanto caldo, si sente un po’ d’aria solo se si va avanti e indietro, che poi se ci pensate a cosa serve veramente, se non a consumare le suole le scarpe, come quella volta…
…vabbè, buona giornata.
16 luglio 2008
Beh, ormai sono un po’ vecchietto e la sera anch’io casco dal sonno come una pera cotta, già alle prime avvisaglie del coccodè delle galline, che forse è il mattino che cantano… boh, per queste cose, non ci ho mai capito niente.
Stasera ho voglia di chiacchierare e allora, visto che siete tutti a nanna e che nell’altra stanza si parlava di famiglie, voglio raccontarvi una storiella, di quelle che fanno forse un po’ sognare e dopo, perché no, persino addormentare.
Cosa credete, non sono stato sempre un vecchietto, e se adesso mi chiamano nonno, un tempo era diverso, alto un bel pochetto, spalle larghe e mani grandi, di uno che sapeva come usarle, e poi per la mia “topolina” ero soltanto Archi… , e quando mi chiamava, mi sentivo come trafitto da quella vocina, così tenera, così dolce e calda.
L’ho conosciuta che era ragazzina e la incontravo sempre al bar dell’angolo, mentre parlava con Beppino, l’oste gagliardo che con il suo vocione copriva tutti quanti, lei rideva ad alta voce, e mentre lo faceva, piegava da un lato la testa e gli occhi erano come se parlassero… com’era bella e tenera, più la guardavo e più mi si stringeva il cuore, avevo voglia di dirglielo ma, poi mi fermavo, tanta era la paura di non riuscire più a guardarla.
Un giorno gli ho parlato e fu una sera di maggio, che fuori si stava bene, l’ho incontrata quasi per caso nel vicolo dell’Addolorata e proprio mentre l’incrocio, lei mi guarda, mi sorride e con fare disinvolto mi dice: “ Ciao, lo sai che tu mi piaci?”… Non vi dico di quanti colori sono diventato, ho incominciato a balbettare e quando mi ha chiesto come mi chiamassi, le ho detto: “ Archi… “. “Bello” mi risponde subito senza lasciarmi finire di parlare e da allora, mi ha sempre chiamato così.
Quanto tempo che è passato, quante sere insieme tenendoci per mano, quante volte ho continuato a guardarla mentre pensavo che non mi vedesse, ma poi tutto d’un tratto, si metteva a ridere, chinando la testa da un lato e dicendomi che se n’era accorta e, mentre lo diceva, com’era tenera…
Ora son solo soletto, la sera prima d’andare a letto, faccio il giro delle camere, così per controllare che tutto sia al suo posto. Mi siedo sul mio letto, e se c’è, mi chino sbirciando fuori dalla finestra e guardo la luna brillare e mentre la guardo, mi sembra di vederla chinata da un lato e allora…
Beh… ma scusate se insisto, secondo voi la luna si può chinare da un lato?
Boh, di queste cose non ci ho mai capito niente.
Vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…
29 luglio 2008
Mannaggia alla miseria, qui quando la cambia, tranne rari esempi, si parla di uomini e per la miseria, se ne parla sempre male, mannaggia alla miseria…
Verrebbe da dire, come disse una volta Erzicovina delle Valli Ruspanti, che il dente batte quando la lingua duole e con questo mi sembra di aver detto tutto.
Ai miei tempi, le donne e gli uomini non erano così sofisticati come adesso, anzi, pochi tarli per la testa e soprattutto, tanti problemi da risolvere.
E già, perché forse la causa è proprio questa, cioè i problemi che anche se ci sono, vengono messi da parte, si rimuovono, perché tanto c’è qualcun altro che ci pensa. La famiglia allora non era aperta come adesso, anzi, il padre mandava avanti la baracca e la mamma pensava ai figli. Spesso capitava che al padre si desse del lei o del voi, e quando lui parlava, c’era un silenzio d’oltre tomba, guai a rispondere, che erano botte di sicuro.
E allora, a chi si appoggiavano i figli? Alla mamma, come sempre e probabilmente come sempre sarà. Oggi quando un padre cerca di stare vicino ai figli, lo fa quasi sempre nel modo sbagliato, cercando di essere più un amicone che un educatore e allora, si creano altri problemi. La madre invece riesce a mantenere questo equilibrio, ma forse perché con i figli, per necessità di cose, condivide di più e allora sa scindere, sa quando è il momento delle concessioni e quando il momento dei divieti.
Mannaggia alla miseria, gira e rigira il problema è sempre lo stesso, della condivisione e se qualcuno fa il gesto di agire per primo, ecco che allora l’altro si scansa; forse è solo questione di chi prende per primo l’iniziativa o, boh, mi sa che anche stavolta non saprei cosa rispondere, e già direte voi, anche stavolta nonno Archimede non ci ha capito niente…
6 agosto 2008
E già, la notte stellata, il canto del grillo, grazie Antonella per avermelo ricordato, che bei tempi quelli, quando tutto sembrava un po’ tutto di tutto, senza pretese, senza tante aspettative e nell’attesa che qualcosa arrivasse, si aspettava ma senza chiedersi granché.
Ricordo da bambino, quando passavo per le vie del paese, e vedevo sempre alcuni vecchietti che, seduti davanti alla porta di casa di uno di loro, si guardavano in giro senza dire nulla, e ogni tanto uno di loro girava la testa e sospirava, come per dire… boh, chissà cosa, e allora era la scusa perché l’altro ricominciava a parlare e ricominciando, a dire sempre le stesse cose e intanto, per la strada qualche “carretto” che passava, di quelli tirati da un mulo anche lui vecchio e stanco, con il contadino seduto con una gamba penzoloni, e il cappello di paglia… il rumore di una persiana che sbatteva aprendosi contro il muro ed una donna con il fazzoletto in testa affacciata alla finestra… un paio di bambini che giocavano saltellando sopra delle righe disegnate con il gesso per terra, ed io lì ad osservare, come incantato, come se mi aspettassi da un momento all’altro qualcosa, ma poi nulla accadeva, niente di niente, tranne ad una certa ora una voce che gridava “Archimede, vieni che è pronto, vieni che è tardi…. Archimede, dove sei? Birbante di un birbante, se ti prendo… “
E già, cosa credete, sono stato anch’io bambino, mica sono stato sempre un nonno…
La notte stellata, il canto del grillo… come quando andavamo in campagna e dopo aver cenato, tutti seduti fuori nel giardino ad ascoltare chi aveva qualcosa da raccontare, vedere una stella cadere e fare la gara per chi pensava più velocemente ad un desiderio da esaudire, e poi sentire in cuor suo, che si sarebbe avverato… o magari in riva al mare, dopo una notte di lampara a pesca di totani, tirando la barca a riva, un po’ stanchi e intirizziti, correre dentro casa in cerca di un letto per dormire… o quando mano nella mano, tornando a casa dopo una serata di festa nella piazza del paese, ci fermavamo dietro ad una pianta, e trattenendo il respiro, la speranza di un bacio rubato, in una notte stellata, con il canto di un grillo…
E poi, e poi, niente di niente, nulla accadeva ed era come se invece ogni sera fosse diverso, uguale ma al tempo stesso diverso, una persiana che sbatteva, alcuni vecchietti seduti davanti ad una porta, dei bambini che saltellavano, un “carretto” che tornava dalla campagna, ed io sempre lì ad osservare, come se ogni sera fosse diverso, mai la stessa cosa, o forse sempre la stessa cosa boh, chissà, mi sa che non ci ho mai capito niente, allora come adesso, anzi, uguale ma al tempo stesso diverso.
1 settembre 2008
Bene, bene, la nostra Signora ci ha lasciato soli, è andata in vacanza a quanto sembra in un paese sperduto del meridione, senza pronto soccorso e quello che c’è, non ha le macchine per fare le lastre… e vagando tra un cucciolo e l’altro, mi fermo un attimo da Sora Nunzy che magari mi offre una fetta di pane fatto in casa con la nutella…
E già, ai miei tempi la nutella non sapevamo neanche cos’era, al massimo la mia micia faceva il budino facendo squagliare un pezzetto di cioccolato che nostro cugino, che lavorava in Svizzera, ogni tanto ci portava e noi lo tenevamo sempre da conto, un pezzetto ogni tanto, così giusto per gradire e poi dicevano che troppo faceva male e allora…
Dicevo… la mia micia preparava il budino e lo metteva caldo, caldo, dentro alle formelle che nonna Annunziata le aveva regalato la notte di Natale, facendocele trovare sotto l’albero con tanta sorpresa da parte nostra, fatte a forma di animaletti, c’era la Rosetta, che era poi una cagnolina, Nerina, un gattino probabilmente tutto nero, Pasqualino, un maialino grassottello e Fringuello, il fratello minore di Pasqualino, insomma, ognuno di noi aveva il suo animaletto da “mangiare”, così non si litigava, non che ce ne fosse bisogno, ché io alla mia micia gli avrei dato questo e quello, ma lei era precisa, un po’ puntigliosa, una vergine con ascendente scorpione, cara, buona, generosa, gran lavoratrice, ma se le saltava la mosca al naso… e poi a queste cose ci teneva…
…come quella volta che arrivarono i suoi fratelli dall’America e per farli contenti, era andata nell’orto, aveva preso le melanzanine coltivate con le sue amorevoli mani, le aveva fatte poi rosolare a fuoco lento sulla brace fino a farle diventare un po’ abbrustolite e poi… mannaggia, non mi ricordo più… comunque, lasciava nel pentolino un po’ di budino, facendo finta di esserselo scordato, ma solo perché sapeva quanto mi piaceva andare lì di nascosto con il cucchiaio di legno, e leccarmelo tutto… uhhhhh, che goduria… però, che pensieri gentili che aveva il mio micio, e quando mi scopriva, prima mi guardava con fare accigliato, poi chinava da un lato la testa e mi sorrideva…
Evvabè… però non ho capito perché Nunzy si fa chiamare zia nutella, magari si spalma anche lei su una fetta di pane, o magari è cremosa come la nutella… boh, a quest’ora della sera, non ci ho proprio capito niente.
Mannagg…
4 settembre 2008
Sai cosa c’è, miei cari, che oggi non si ha più il tempo per dedicare a se stessi quel quarto d’ora che magari risolverebbe tante cose.
Si corre e al tempo stesso ci si rincorre, alla ricerca di domande che sempre più spesso non trovano risposte e allora, Giove, Marte, Saturno magari se ne approfittano e ci fanno stare male.
A questo proposito, mi viene in mente una storiella che devo senz’altro raccontarti.
Capitava alle volte di tornare a casa stanco e avvilito per delle cose che mi succedevano in ufficio o magari, certe incomprensioni con il mio “micio”, ci portavano a creare dei muri impenetrabili che, se nessuno dei due riusciva a superare, rischiavano di continuare per giorni interi.
Beh, e allora quando capitavano queste cose, avevamo preso l’abitudine di uscire e andare a fare una camminata, così senza meta, magari nel parco, magari in riva al mare, e camminando, ognuno era intento nei suoi pensieri e camminando, a mala pena sentivamo il rumore del respiro dell’altro, ma soltanto quello dei passi, uguali, allo stesso ritmo… capitava anche di fermarci a guardare che ne so, una barca attraccare, una mamma con un bimbo in carrozzina, gli uomini della nettezza urbana che con l’idrante pulivano la piazza che, poco prima, era servita alle bancarelle del mercato…
…e camminavamo, in silenzio, dopo un po’ i nostri sguardi erano più rilassati, vedevamo con più attenzione ciò che ci circondava e allora magari ci fermavamo ad aiutare una vecchietta che non riusciva ad attraversare la strada da sola, incominciavamo a sentire i nostri respiri, il calore del corpo dell’altro, e di sottecchi, anche gli sguardi che incominciavano a cercarsi, sempre però in silenzio, senza dire una parola.
Poi, una volta tornati a casa, era giunto il momento di parlare e poi… il mio “micio” che chinava la testa da un lato, che sorrideva… e già, mia cara, è troppo poco il tempo che ci dedichiamo.
Però, non chiedermi quando, perché sinceramente non ci ha mai capito niente con i mesi, gli anni, e così via…
14 ottobre 2008
Stasera sono un po’ confuso, ma credetemi il fatto che normalmente non ci ho capito niente, non c’entra assolutamente.
L’altra sera, ho visto un bel film e ad un certo punto, la protagonista dice ad un suo amico una cosa bellissima, che al momento mi era piaciuta e basta, ma poi ripensandoci, l’ho trovata così vera e al tempo stesso così improbabile che per tutta la sera non sono riuscito a togliermela dalla testa.
La frase, più o meno, diceva così: accetta quello che c’è di buono…
In effetti, se ci pensate, dovrebbe essere per ognuno di noi naturale farlo, ma invece non è proprio così, a volte si è più coscienti del male che del bene, ci si crogiola nel dolore senza però la speranza di risorgere e allora, a questo punto mi domando, cosa è che non va in noi?
A volte, quando sono insieme ai miei amici, ridendo e scherzando, ci si prende in giro per come siamo, per esempio al mattino, di quello che è il nostro approccio con la nuova giornata, e in effetti vengono fuori tante di quelle cose che si potrebbe compilare una lunga lista di abitudini, le più disparate, le più creative, ma con sempre un fattore comune: quelli contenti e quelli incazzati.
Eppure, al solo pensiero di essersi svegliati, dovremmo essere tutti contenti, cosa “c’e di meglio” se non aver aperto ancora per una volta gli occhi? L’inizio di una nuova giornata potrebbe essere un modo come un altro per mettersi alle spalle le malinconie del giorno precedente, e invece, niente, c’è gente che se per caso la tocchi o soltanto le rivolgi la parola, reagisce come una iena in gabbia e giù improperi e Q.A.
Poi ci sono quelli sempre scontenti, anche quando vivono una vita decorosa senza tanti problemi, ogni occasione è buona per lamentarsi, per desiderare qualcosa di più e ovviamente prendersela con gli altri perché non l’hanno. Quelli che quando l’incontri hanno sempre un viso corrucciato, manco avessero sulle loro spalle le sventure del mondo intero, e se chiedi loro “come va… “, rispondono sempre che potrebbe andar meglio… a questo proposito, mi viene in mente un mio vecchio amico che, quando gli chiedevi come stava, lui dopo averti guardato con apprensione, rispondeva sempre “insomma… così, così… “ , ma lui a quanto sembra lo faceva per scaramanzia, perché gli altri, vedendolo felice…
“Accetta quel che c’è di buono… “ … ma vi rendete conto che se solo dovessimo prendere alla lettera una piccolissima parte di queste parole, saremmo tutti un pochino più sereni?
Vabbè, a furia di parlare non mi ricordo più cose volevo dire, ma forse anche in questo c’è qualcosa di buono…
5 novembre 2008
Miei cari, buona sera…
L’altro ieri, ero seduto nell’autobus che mi porta a casa, e chi ti vedo? Un caro vecchio amico che non vedevo da tanto tempo, mi avvicino, gli do un tocchettino sulla spalla e gli faccio: “ Ciao Nino, che combinazione, come stai?” Lui si gira, mi guarda, inarca la sopracciglia e, tirandosi un po’ indietro, mi dice: “ Scusi, come sa il mio nome?” “Ma come” gli dico… “non ti ricordi di me?” Sono Archimede, eravamo a scuola insieme e tu mi aiutavi sempre a fare i compiti,,, “ “eri così bravo…!“
“Ah si” mi risponde… “ boh, può darsi… ma, sei sicuro? Guarda che non ricordo la tua faccia ed io non dimentico facilmente le facce… “ “Ma si”, incalzo io… “ eravamo seduti allo stesso banco e tante volte mi hai anche salvato dalle interrogazioni ed io, in compenso, ti scrivevo le lettere per la tua morosina… che mi sembra si chiamasse Sarina… si, Sarina Calderoni… che bella ragazza che era… “
Ancora indeciso, continua a guardarmi e due piccolissime lacrime gli spuntano negli occhi.
Mi prende il braccio, continua a guardarmi senza dire nulla e poi: “ Sai” mi dice, “ mi sono successe tante cose in quest’ultimi anni, non ricordo più bene chi ero, ho dei vuoti improvvisi e infatti, alle volte perdo anche la strada di casa mia… “
Mi commuove sentirlo parlare in quel modo, gli metto la mano sulla spalla e: “ ma no, non preoccuparti, anch’io sai… prima guardandoti non riuscivo a capire chi fossi veramente e allora sai, ho escogitato un sistema… porto con me una piccola agendina, con tutti i nomi delle persone che ho conosciuto, la guardo, sbircio il probabile che mi sta davanti e mi tuffo a pesce, sperando che sia quello giusto… “
Lui mi guarda, sorride un po’ e, tirando fuori dalla tasca un fogliettino assai malandato, mi dice: “ Scrivimi qui il tuo nome, così la prossima volta anch’io ti riconosco… “ e mentre lo diceva, stringe la sua mano sul mio braccio, come per dirmi qualcos’altro ma…
In quel mentre, l’autobus si ferma, l’autista grida il nome della fermata e allora lui mi riprende il foglietto e guardando ciò che c’era scritto, mi fa: “Scusa, sono arrivato, grazie per le tue gentilezze, è stato un piacere averti rivisto… “ Scende di corsa e s’incammina senza girarsi.
Mannaggia, che giornata!
Durante tutto il tragitto ho pensato sempre al mio amico Nino, a come era cambiato.
Mi aveva fatto tenerezza, sembrava così indifeso, quasi fosse nudo in mezzo a tanta gente… mannaggia, come era cambiato…
Evvabè… buona serata a tutti!!!
11 novembre 2009
Che cielo che c’è oggi, ragazzi, un cielo davvero bello, di quelli che, quando li guardi, ti sembra di andare oltre, limpido, sereno, di un azzurro così intenso che se dovessi dipingerlo, avrei senz’altro mille difficoltà.
Già, direte voi, come al solito nonno Archimede non ci ha capito nulla, ma questa volta non è così, credetemi, questa volta il cielo e il mio cuore li sento battere allo stesso modo, quasi fossero accovacciati l’uno accanto all’altro.
E allora mi guardo intorno e cerco di cogliere ogni minimo movimento di ciò che mi circonda e magari mi sento dire, guardami, esisto anch’io, sono un pulviscolo, è vero, che ogni alito di vento mi porta via, di qua, di là e stanco di tanto correre, mi appoggio, assaporo il morbido e il duro, sento l’odore che mi circonda, piango e rido dei pianti e delle risate di chi mi ospita per un po’, fino a quando un altro alito mi sposta e allora ricomincio, sempre, comunque ricomincio, senza stancarmi mai…
E magari penso a Nino, a Germano, chiusi in quella stanzetta sorda e stanca come loro, quel pulviscolo lo guardano appena, mentre si muove dentro ad un raggio di luce che attraversa i vetri opachi della finestra, ma in realtà non lo vedono, non lo sentono neanche parlare, perché i loro occhi umidi e sbiaditi, fissano un cielo che non c’è… un sorriso sulle labbra e il ticchettio di due dita che giocano con il bracciolo della poltrona, nell’attesa che minuti, ore, giornate passino senza lasciare traccia, perché dimenticate.
Ecco… è vero, la vita io l’ho un po’ vissuta, ma quel pulviscolo ho ancora voglia di guardarlo, magari discuterne anche con qualcuno, se il suo riesce a raccontargli qualcosa e magari cosa, vorrei trovare qualcuno che come me ha voglia di guardarlo quel pulviscolo, che come me ha voglia di percorrere un pezzetto di vita, sorvolando, come lui, sulle cose inutili, perché un raggio di sole a modo suo sa raccontare ed anche tanto.
Evvabè, ci avete capito qualcosa? Come al solito, io ben poco, ma questo è ormai assodato… e già… !


Uh cosa vedo!…una finestra sul lago, ho pensato appena approdata su questa nuova pagina.
Poi leggo e scopro che è di mare che si tratta, quel mare che nelle sue profondità divide ed unisce tanta terra, tanta vita.
E nonno Archimede di quella vita spesso ci parla e, tra una digressione sul suo passato ed un tuffo nel presente con uno sguardo sempre rivolto al futuro, dice di non averci capito niente.
Ma non prendetelo troppo in parola…secondo me anche lui è uno di quelli che sa vedere oltre.
Eh già, nonno Archimede è di quelli che invece hanno proprio capito tutto, e che con la sua aria bonaria ogni tanto ci regala qualche perla di saggezza, buttata lì quasi per caso, per non farcela pesare, e fa la parte di non capirci niente perché lui è “benignamente d’umiltà vestuto”, come la Beatrice di Dante…
*** grande nonno! ***
Beh… questi miei racconti, nascono forse dal bisogno di dar forza ad un modo di sentire privo di artefici, che non ha bisogno di trincerarsi dietro false ideologie o mode del momento.
Una volta (non lo so se ancora adesso succede… ), nelle serate invernali, ci si sedeva davanti al camino scoppiettante e si ascoltavano le storie raccontate dal nonno, che erano sempre, malgrado la loro semplicità, affascinanti, coinvolgenti.
A me è successo tante volte da bambino (magari non davanti al camino, anche perché i tempi nel frattempo erano cambiati… ) e tutte le volte ricordo che non perdevo una parola, di storie magari amplificate nell’immaginario di chi le raccontava… come erano belle!!!
E poi, mio nonno era veramente un grande…
E come si chiamava?
Ciccio, ovverosia, Francesco…
Che bel nome!
Tra le altre cose è il nome del mio primo amore (rigorosamente unilaterale e platonico)
Nonno, io e Artù per Natale vorremmo avere a tavola te e Nonna Annunziata, è possibile?
ehi..ma questo posto mi piace tanto tanto..aspetta che corro a dirlo a nonna nunziata..magari entrro stasera…riesce a farti una visitina caro nonno….
smack smack
***si sa che la nonna neuronicamente è moooooooltooooo moltoooooo lenta….pessetto su passetto arriverà***
Evvabè, aspetteremo con ansia ed anche con molta calma…
Uff..che faticaccia figlio mio ..ma tu malgrado l’età caro archimede tutti i giorni sta salitaccia sul monte !!e che è!!
Però però vedo che ti sei sistemato beeene sissi proprio beeene..
e che vista da questa finestra…va beh spero che non ti dispiaccia offrirmi un bicchiere d’aranciata e lasciarmi qui davanti a codesto mare..me voglio proprio riposà…
ah se m’addormento nun me sveglia che lo sai che divento isterica….szszszszszzzzzzzzzzzzzzz
***e la nonna non se andò..e il nonno archimede..con il bicchiere in mano…un ci ha mica capito molto!!!…ma va beh ssi sa lui è un gentiluomo..***
NOI ASPETTIAMO CHE SI SVEGLI MAGARI CI HA PORTATO UN Pò DI CIOCCOLATA…..
Nonnetta Nunziata…
La vista di quella finestra è la voglia di vedere il mondo come attraverso un filtro, che magico m’invita a riflessioni serene, senza l’assillo di dover rincorrere qualcosa.
Non c’è problema, vuoi un’aranciata? Siedi pure nell’angolo che vuoi, sentirai ogni tanto il ticchettio della mia macchina da scrivere che, tic, tic, segna il tempo delle mie parole, vuoi fare un sonnellino?
Evvabè, non sono molto abituato, ormai, a certa compagnia, ma riposa tranquilla, bevi qualcosa che tanto ho tutto il tempo che voglio, anche se… aspetta un ciccinino, tu sei, mannaggia… lo sai che non ci ho capito niente?
Ma si, tanto è lo stesso, non cambia niente, guarda che luce, guarda che cielo, guarda che mare…
zzzzzzzzzzzzzptptptp etcihium!!!
ecco lo sapevo !!con tutti sti spifferi vedi ..mi è venuta la bronchite….
caro archimede meglio che chiudi la finestra altrimenti
qua si gela e poi i figlioli si buscano un rafferddore..
ma la vuoi smettere di sentirti un giovanottone!!!
anziano sei!!!!
“U capisti ”’”
Va beh mo vado in cucina e faccio un bel ciambellone..che st’aria frizzantina mi ha fatto venire fame..
e poi un si sa mai venissero i nipoti tuoi .
un sia mai che la nonnetta non gli faccia trovare un bel dolcetto..
ehiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii mnag…s’addormentao!!!!
va beh…vado fare sto ciambellone e poi me ne vo a “curcà”
Nonnina, non preoccuparti, terrò chiusa la finestra, ma se però ti metti uno sciallino, vedrai che sarà anche meglio, così potremo godere di quel bel paesaggio, che rischiara l’animo e riempie di gioia il cuore.
Aspetto con trepidazione il ciambellone…
sigh sigh
nonnoooooo
mi serve unrimediomedicamentoso miracoloso..per questo terribilissimisssimo raffreddore…che non mi fa fare niente…
meno che mai stare al pc!!!!
aiutami nonnino..
e qua al mare poi la pioggia non smette non smette non smette!!!
ufffff
Mia cara Nunzy, non ci sono molti rimedi contro ad raffreddore… devi stare al calduccio, farti coccolare che dippiù non si può e nulla più.
E per la pioggia, che vuoi farci, è la stagione giusta e se ti metti accanto alla finestra, magari scopri che il mare è tanto bello anche quando piove, forse un po’ triste, ma dipende esclusivamente da te, da come lo guardi, da quanto tu l’ami.
Vieni che ti racconto una storia…
Dipende da che parte della finestra stai…
A proposito, mi ricordo una storiella, di quelle “puzzle” che suonava pressappoco così:
“Un uomo passa davanti a una finestra, sente il telefono squillare, urla un “noooooooooooooooooooooo!” disperato e muore: cos’è successo?”
*** Ve lo dico il 31 sotto il vischio: chi c’è c’è ***
Questo a casa mia si chiama ricatto!
A casa mia “dolce ricatto”, che rende delizioso l’essere ricattatati…
*** ssttt, me l’ha suggerito nonno Archimede… ***
..Archimede caro
di la si festeggia senza di noi..
vogliamo farlo vedere a ’sti giovincelli di cosa siamo capaci…
ohhh
‘un risponde…
mah
Intanto chiudiamo la finestra e accendiamo il camino..
una buona cioccolata calda..una fetta di buon ciambellone…
e poi siamo pronti…
‘un si sa mai…
B)
..un bacetto a nonno archimede e famiglia..
da una nipotina un pò latitante
smack!!!
Adoratissima Nunzy, i bacetti, come anche le sorprese, sono sempre graditissimi, sia a nonno Archimede che in effetti è tanto che non ci racconta qualche sua storiella, che anche al suo nipotino, cioè il sottoscritto e quindi, ricambio lo smack con un triplo smackkkk, anzi, dippiù, dippiù…
ti adoroooooooooooo
scorpioncino dai gusti “intensi”
***vogliamo nonno archimede,la famiglia lo reclama***
Nonno caro
stasera ho letto un post sulla “complicità”che mi ha lasciato un dolce sapore di buono..e di quelle cose che tu sempre ci hai insegnato..
Mi è venuta voglia di venirti a trovare…glielo dici tu al cuginetto che sono passata e che ripasserò meno emozionata
con i neuroni illesi linda e pinta..per lasciare la mia testimonianza???
grazie nonno..su di te si può contare..
a proposito..digli che quell’abbraccio l’ho sentito forte forte..e che gli voglio bene..
Notte nonno
Mannaggia, solo stamane mi sono accorto del tuo passaggio e allora… grazie per la buona notte e con un abbraccio… ‘giorno!
Nonnoooooooooooooooooooo

“’sti nipoti!!!”
***notte cugì”***
Mannaggia ’sti nipoti!!!
*** Ciao cuginetta… ***
Nonnino adorato….’sta nipotina tua è proprio trascurata….
sono passata per darti un bacio grande..e godere di quel raggio di sole che sempre si respira da quella tua finestra…
ti adorooooooooooooooooooooooooooooo
Dai Nunzy, non t’aduggiare, vedrai che per il tuo compleanno nonno Archimede ci fa una sorpresa…
Nunzyetta, adoratissimissima, anzi dippiù, dippiù, le tue sbirciatine da questa finestra sono sempre gradite, anzi, dippiù, dippiù…
e magari chissà che Diemme c’ha ragione…
..cugì..mezza parola !!!!!

***nonnooooooooooooooooooooooooo***
@Adoratisia dolcettisia
smackketeeeeeeeeeeeeee
@dolcenunzy: meno male che almeno la cugina mi vuole bene!
Cuginettoooooooooooooooooooooooooooooooooo
Ce la farò sisisisi a uscire da questo impass!!!!!
***meno male c’è nonno archimede***
un bacio grandissimo
Buongiorno Nunzy… certo che passerà questo impass, ne sono sicuro.
Ti abbraccio e più tardi vengo a trovarti.
Ciao nonnetto…
sigh..un momento di malinconia mi ha portato da te..
la vita si è complicata ..il tempo stringe..il lavoro incalza..le responsabilità pure………..
ma fino a quando terrai aperta quella finestra…la tua sciagurata nipotina tornerà sempre…
Ach..ma non trovo mai quel brigante del mio cuginetto–
salutamelooooooooooooooooooooooooooooooo
Un abbraccio forte forte
Nunzy
@ Nunzy: che sorpresa bellissima mia cara Nunzy!!!
Chiedo sempre di te e so che stai passando un periodo intrigatissimo per il lavoro e quindi…
Sei comunque sempre nei miei pensieri e poi tu sei stata una delle mie prime sostenitrici, come potrei dimenticarti…
Ricambio l’abbraccio forte forte, anzi, dippiù, dippiù…