Saper vedere.

Ieri entro in un bar per bere un caffè e mentre aspettavo il mio amico, guardando la porta che c’era appena dietro la cassa, mi chiede: “Che legno è secondo te?”

Mi avvicino di qualche passo, guardo attentamente la porta e con la mano cerco di sentirne le venature e mentre che lo faccio, mi sento dietro le spalle apostrofare dal padrone del bar:

“Vuole anche le chiavi di casa visto che c’è? No, perché, beh insomma, se vuole entrare magari può anche andare a vedere le camere, il televisore che ho nel soggiorno, può accomodarsi sulla mia poltrona preferita.”

Mi giro e meravigliato lo guardo; lui mi guarda e con un sorriso un po’ tirato, riprende con la cantilena di prima.

Sinceramente non sapevo cosa pensare e preso alla sprovvista, dopo un velocissimo scambio di sguardi con i miei amici anche loro stupidi per quelle parole, rispondo a mia volta: “No, grazie, mi accontento di vedere la porta di casa sua.”

Mi guarda fisso, gira le spalle, e si mette a preparare i caffè.

Ecco, mi domando, perché quell’arroganza? Quel tono, quel sarcasmo, erano fuori misura, tra le altre cose la porta in questione era proprio lì a portata di mano, e quindi, perché?

Saper vedere le cose, saper vedere le persone, saper vedere se stessi in mezzo agli altri, com’è difficile!

Già, è forse la cosa che più d’ogni altra sto imparando a fare in quest’ultimo anno passato nel virtuale; niente gesti, niente sguardi, niente sospiri silenziosi, l’eco di pianti o di risate, solo parole, fiumi di parole, dove ogni virgola, ogni pausa parla dell’altro lontano mille miglia, tanto che dopo un po’ sembra anche di vederlo, di coglierne i tratti, di un viso che si è soltanto raccontato.

E allora, beh, eccomi anch’io qua, l’avventura incomincia, o forse, per quanto mi riguarda, è meglio dire, l’avventura continua, pronti, un attimo che mi metto in vetrina, sotto a chi tocca!

Annunci

33 pensieri su “Saper vedere.

  1. “Se all’insipiente mostri il cielo con un dito, lui guarda il dito”.

    Riferendosi a una donna molto superficiale e vanesia, un mio amico ebbe a commentare:

    *** quella guarderebbe l’anello ***

    Mi piace

  2. C’è un passo ne Il Gabbiano Jonathan in cui l’autore Richard Bach scrive più o meno questa frase: “più in alto sali e più lontano vedi”.

    Il vedere, così come il sentire, non sono azioni così automatiche come verrebbe facile pensare, o almeno, non lo sono per chi non si limita a voler vedere solo con gli occhi o a sentire solo con le orecchie.
    Non a caso il titolo del tuo post è “saper vedere” non semplicemente “vedere”.

    Quel tuo “saper” evidenzia proprio il concetto di un’educazione allo sguardo che non è proprio alla portata di tutti…occorre, appunto, saperlo fare.
    E per acquisire questo “sapere” occorre avere un’apertura più che di visuale (quindi in alto o in basso alla fin fine, poco conta) di mentalità, di predisposizione d’animo, oltre che di attitudine personale.

    Non è un merito o un vanto possedere queste caratteristiche, forse è più un privilegio.
    Sei fortunato Arthur a saper vedere oltre quella porta, anche se il barista, forse, non lo capirà mai.

    Mi piace

  3. Papaaaaaaaaaaaa!
    Questa cosa è meravigliosa! Sono appena tornata da Berlino, e guarda un po’ cosa ti trovo?!?!?

    Grazie, questo è un regalo che fai anche a noi!!!!

    Ti abbraccio forte!

    Mi piace

  4. Conobbi una signora a un campeggio che mi disse che lei non vedeva quello che comunemente tutti vedono, e questo era un po’ limitante, però riusciva a vedere quello che gli altri generalmente non vedono.

    Mi fece notare per esempio che un certo campeggiatore, quando indossava una certa maglietta, aveva un portamento diverso: cominciai a farci caso anch’io, ed era vero, forse perché quella maglia gli piaceva, ci si sentiva a suo agio, ci si sentiva bello…

    Cominciò a mostrarmi un mondo diverso, e fu bello farsi trasportare in quel suo mondo.

    Io quando sto sull’autobus mi diverto a vedere le espressioni delle persone, a chiedermi come siano, cosa facciano nella vita e devo dire che, quando ho avuto modo di verificare, mi sono resa conto che ci azzecco spesso.

    Mi piacciono quelle persone che hanno sempre il volto sorridenti (non sono moltissime… ), che in mezzo al traffico, lo smog etc. riescono a cogliere sempre un aspetto positivo.

    *** che belle persone! ***

    Mi piace

  5. piemme

    Povero barista… forse la moglie gli aveva rotto i cosiddetti… o l’amante s’era negata… o la figliola gli aveva riportato l’auto con 2000 euro di danni… o il fornitore della sua miscela preferita era fallito… o… o… o semplicemente s’era alzato col piede sbagliato.

    Arthur, tornaci in quel bar e sicuramente troverai un’altra persona, di norma chi gestisce attività del genere, della gentilezza ne fa un mestiere! Però ogni tanto…

    Poi c’è sempre l’amore… e quegli occhi (azzurri) e cuore aperto… sono anche per te!

    http://it.youtube.com/watch?v=6xjHRsK7un4

    Mi piace

  6. Engel, che bello vederti qui ad inaugurare questa mia nuova avventura… grazie anche a te.

    Elle, grazie per le tue parole… indubbiamente la cosa più difficile è vedere gli altri di là dalla loro fisicità, ma per farlo, bisogna dimenticarsi un po’ di se stessi e, mannagg…, costa tanta fatica farlo e quindi…

    Come ho già detto, la rete ci può aiutare in questo, perché tu non sai chi c’è realmente dietro quella tastiera, e allora ti sforzi di “vedere” leggendo soltanto delle parole, ma neanche questo è facile da fare.

    Mia cara Lady Ginevra, è vero, il mondo che sorride ci aiuta in un cammino che spesso è assai duro, ma soprattutto, ci fa sentire e sembrare diversi, e perché no, magari anche migliori.

    Socio, che piacere vederti… no, se dovessi tornare in quel bar, non credo di trovare qualcosa di diverso, anche perché l’essere accoglienti è un sentimento che non dipende dal fatto d’essere più o meno arrabbiati per qualcosa che è successa.
    Non so da te, ma dalle mie parti entrando in un negozio, alle volte si ha l’impressione di essere di troppo, come se il favore sono loro a farlo a noi… poveri avventori con la pretesa di richiedere un po’ d’attenzione… quindi come vedi, la gentilezza non è sempre di norma.

    Per quegli occhi azzurri… mannagg… guarda che se li guardi bene, sono marrone, tendenti al nero, occhi mediterranei…

    Mi piace

  7. antonella

    Saper vedere….
    penso alla capacita’ di conoscere le persone o riconoscere situazioni che appaiono diversamente da come sono in realta’. Saper vedere oltre, quindi. Penso alla capacita’ di catturare l’essenza di un quadro, di un messaggio o , di nuovo, di una persona.
    Per l’uomo e la donna comuni questa capacita’ si acquisisce con il passare degli anni, oppure, con le esperienze dure della vita, che fanno crescere in fretta.
    Per l’intellettuale saper vedere vuol dire svelare…pensiamo ad un Dostoijevsky, per esempio. Adoravo, da adolescente, il suo modo di scrivere e di presentare i personaggi attraverso il dono della scrittura, in modo che tutti potessimo imparare a guardare oltre ed imparare i meccanismi dell’animo umano. Pensiamo anche ad un Pirandello.
    Saper vedere, per alcuni medici come il dottor Bach o il famoso Patch Adams , ha significato cambiare il modo di pensare della gente ( non solo dei malati), ed ha cambiato l’approccio scientifico nei confronti dei pazienti.
    Una volta lessi una frase di cui non ricordo l’autore che recitava piu’ o meno cosi’: ” le mele cadono sulla testa di tutti, ma la differenza sta nella testa di chi riceve il colpo “. E’ riferita all’episodio della mela che cadde in testa allo scienziato che ha scritto sulla legge di gravita’.
    Saper vedere a volte vuol dire cambiare il mondo.

    Mi piace

  8. Io, come appassionata di linguaggio paraverbale e non verbale, considero la gestualità un grande mezzo di comunicazione.

    Saper vedere oltre l’apparenza, oltre ciò che si comunica intenzionalmente è molto importante, anche se ci vogliono allenamento e capacità non indifferenti.

    Inoltre questi “linguaggi” sono influenzati da mille altri fattori, e un singolo comportamento può essere fuorviante agli occhi di un osservatore superficiale.

    Vedere, guardare, capire… riflettere, intuire…

    Mi piace

  9. ..caro cugino
    ..SAPER VEDERE….
    mi fa pensare sai..
    al nostro caro amico ..Il piccolo principe….
    e alla sua frase per noi cosi cara
    “l’essenziale è invisibile agli occhi..”
    😀
    ti adoro….

    Mi piace

  10. …saper vedere…rifletto: tanta gente guarda con occhi tristi, occhi spenti e certo che non vede…non vede la gioia, la felicità, l’amore, l’amicizia che gli stanno seduti da parte…saper vedere…

    Mi piace

  11. sancla

    Saper vedere, saper guardare col passare del tempo mi sembrano sempre di più un sinonimo di capire.
    Molto bello il modo in cui ti guardi intorno.
    🙂

    Mi piace

  12. Grazie Sancla e soprattutto, grazie per essere passata a trovarmi, sei la benvenuta.

    E’ vero, sapere, guardare, è sempre più sinonimo di capire, il problema è, quanto siamo veramente disposti a farlo?

    Ti aspetto ancora…

    Mi piace

  13. Cara Antonella, condivido in pieno ciò che dici.

    E’ sempre difficile andare al di là delle apparenze, ma riuscire a farlo, a volte, ha la capacità di renderci diversi, soprattutto da uno stereotipo che spesso ci rende tutti uguali a tutti.

    E poi, guardare un quadro, leggere un libro, girare per le vie di una città, visitare un sito archeologico e poi, e poi… cosa sarebbe senza la capacità di saper vedere!!!

    Ma anche vedere la gioia, la felicità, l’amore di chi ci sta davanti, come dice Monica, è una gran prova di “coraggio”…

    Mi piace

  14. sweetstorm

    Vagando tra Blog, leggo il post “saper vedere”, e non posso fare a meno di commentare:

    Che differenze in parole “all’apparenza” simili: vedere e guardare! sentire ed ascoltare!

    La scena descritta (a dovizia n.d.r.) rende bene l’idea di quanto recondita sia l’essenza dell’umano pensiero.

    Vedere,… saper vedere, difficile da fare.

    Ad alcuni viene spontaneo, per altri a volte è impossibilie, alcuni riescono, ma fingono di non saperlo fare.

    Di certo il virtuale poi, puo essere di aiuto, o di ostacolo. Se è vero che lo schermo ed i tempi del dialogo diversi dal reale, limitano la comunicazione, è pur vero che nell’era odierna, dove i rapporti tra persone sono sempre meno frequenti ma sopratutto fugaci, la naturale lentezza dei mezzi puo’ aiutare a riflettere e ad esprimere cio’ che si ha dentro piu’ facilmente.
    Il classico esempio è di colei o colui che per nessun motivo al mondo parlerebbe di argomenti a lei cari, con amici e conoscenti, ma che invece accade con la prima persona conosciuta in rete,….magari da cinque minuti…., magari distante centinaia di kilometri…..e magari pensando che sia un uomo m ain realta’ è una donna…o viceversa.

    Il fatto allora è che forse ci si puo’ aprire di piu’ con chi non si conosce, piuttosto che con i conoscenti?

    E’ piu reale un amicizia virtuale, o piu’ virtuale un amicizia reale?….scusate il giuoco di parole.

    Sweet

    Mi piace

  15. Veronica, Simo, che piacere vedere anche voi qui da me…
    Come vedete mi sono finalmente deciso… quante volte mi avete detto di provare!!!

    Le cose da dire sono tante e… come dicevi Veronica? “l’Arthur senza parole? No, non ci posso credere… “.

    Sono felice che anche voi siete venute ad inaugurare questa mia nuova (?) avventura, che ormai da ben sei giorni, viaggia a pieno ritmo nel mondo dei blog.

    Vi aspetto… a presto!

    Mi piace

  16. Ciao Arthurino, di ritorno dai lavori forzati nella casina (cosi questo we almeno le pareti dovrebbero essere finite) l’orfanella della family è venuta a lasciare il suo pensiero stellato x una splendida notte…ti abbraccio Arthurino….

    Mi piace

  17. Stellina, ma perché ogni volta sottolinei “orfanella”? Le parentele da noi vanno pensate… appena troviamo una qualche somiglianza o affinità karmica ti mettiamo nell’albero genealogico.

    *** nel frattempo, non sentirti “fogliasolitaria”! ***

    Mi piace

  18. Non credo che il problema sia se è più reale una amicizia virtuale o più virtuale una amicizia reale… (benvenuto nel mio nuovo nato blog, Sweetstorm… )

    E non credo neanche che la tastiera sia uno schermo protettivo, che in qualche modo ci difende.

    Credo nei rapporti, virtuali o reali che siano. E’ vero, in rete alle volte si è più propensi a lasciarsi andare, a raccontare di se, ma dipende sempre chi c’è dall’altra parte della tastiera, quanto meno per me.

    Io sono ormai quasi due anni che navigo per blog, che commento, che scambio e-mail, e di gente ne ho conosciuta tanta, ma le persone che ho sentito più vicino, sono quelle con le quali ho creato un rapporto più profondo, quelle che hanno avuto la capacità di andare al di là delle parole, pur non conoscendole fisicamente, ma sempre con la consapevolezza che il virtuale e il reale sono due mondi che possono essere anche complementari, e perché no, alle volte coincidere, incastrarsi perfettamente… il tutto però senza equivoci.
    Dopo, c’è sempre poi la possibilità di conoscersi “dal vivo”, e a quel punto…

    Comunque, quello che volevo dire con il mio “saper vedere”, è che spesso siamo circondati da persone che vivono con la loro superficialità, e tutto sommato, non è neanche colpa loro, ma di una società che, nell’apparire, sta costruendo i suoi ideali, con dei modelli, quelli si, estremamente virtuali, irraggiungibili per tanti, che appagano il bisogno di sentirsi proiettati in qualcosa che, per necessità di cose, è difficile da trovare nella vita di tutti i giorni.

    Per quanto mi riguarda, l’esperienza di quest’ultimo anno nel virtuale, mi ha insegnato tante cose… ma siamo sempre al punto di partenza, bisogna anche saper ascoltare, che poi è l’unica condizione necessaria per saper vedere…

    Grazie di essere passato!

    Mi piace

  19. Ci hai fatto caso che anche se la gente non sa vedere, ha un gran bisogno di essere vista?

    E’ sotto i nostri occhi cosa alcuni siano capaci di fare per il proprio quarto d’ora di notorietà, che va dal tutto sommato innocente anche se idiota GF alle bravate (o addirittura crimini) filmati e riversati su internet.

    *** morti di fama… ***

    Mi piace

  20. Sì Arthur, bisogna saper ascoltare per saper vedere…

    “Quando l’orecchio si affina diventa un occhio.”
    (Rumi, poeta e mistico persiano del XIII secolo)

    ‘giorno 🙂

    Mi piace

  21. Però questi persiani… non posso neanche dire che mi ha copiato, visto che sono leggermente più giovane… mannagg…

    Bella citazione Elle, come sempre d’altra parte!

    Mi piace

  22. Pingback: Saper vedere, è ancora possibile? | arthur…

  23. Pingback: Buon Compleanno Blog! | arthur…

  24. Pingback: Pronti con carta e penna? | arthur…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...