Complicità!

E’ un po’ di giorni che mi frulla nella testa questa parola, complicità, prima leggendo il post di Lady Ginevra, “Il bello dell’amore” ed ieri sera da Stellasolitaria, una parola che a tratti sembra sconosciuta, soprattutto se riferita a due persone che vivono insieme, a due persone che si amano, complicità, sapere dell’altro senza aver bisogno di dirlo, vivere quella sintonia d’intenti che è fatta di silenzi, di parole appena pronunciate, complicità.

La guardo fissa negli occhi e le dico: “Giochiamo a nascondino, hai voglia?”

Si gira di scatto dandomi le spalle: “solo se mi prometti che fai di tutto per trovarmi” mi dice ridendo, sottovoce.

Sorrido all’idea di correre nel giardino sapendo che lei è lì tra gli alberi, tra rovi e arbusti incolti, lì in un angolo accucciata che mi aspetta in silenzio, che aspetta di sentire la mia voce o soltanto il rumore dei miei passi, il tocco della mia mano che sposta le foglie. Mi avvicino, le cingo le spalle con le mani, chino la testa da un lato, l’avvicino al suo collo, bianco, profumato, che sa di buono e le sussurro: “Certamente, cercarti sapendo che tu vuoi essere trovata mi eccita, è come sognare di un corpo che sai già che potrebbe essere tuo, dubbi e incertezze che nascondono l’idea di essere accolti a braccia aperte. “

Giocare sapendo dove già si va a parare, ma sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire, l’immagine, foschia che s’illumina d’improvviso, per poi abbandonarsi china da un lato, due occhi come due fessure che lasciano intravedere un sorriso appena abbozzato.

Complicità!

Camminare insieme.

Cari amici, così giusto per cambiare argomento, vi ripropongo due parole di nonno Archimede, che con la sua saggezza, ci darà senz’altro modo per riflettere un po’…

L’altro ieri, ero seduto nell’autobus che mi porta a casa, e chi ti vedo? Un caro vecchio amico che non vedevo da tanto tempo, mi avvicino, gli do un tocchettino sulla spalla e gli faccio: “ Ciao Nino, che combinazione, come stai?” Lui si gira, mi guarda, inarca la sopracciglia e, tirandosi un po’ indietro, mi dice: “ Scusi, come sa il mio nome?” “Ma come” gli dico “non ti ricordi di me?” Sono Archimede, eravamo a scuola insieme e tu mi aiutavi sempre a fare i compiti, eri così bravo!“

“Ah si” mi risponde “ boh, può darsi, ma, sei sicuro? Guarda che non ricordo la tua faccia ed io non dimentico facilmente le facce“

“Ma si” incalzo io “ eravamo seduti allo stesso banco e tante volte mi hai anche salvato dalle interrogazioni ed io, in compenso, ti scrivevo le lettere per la tua morosina, che mi sembra si chiamasse Sarina, si, Sarina Calderoni, che bella ragazza che era. “

Ancora indeciso, continua a guardarmi e due piccolissime lacrime gli spuntano negli occhi.
Mi prende il braccio, continua a guardarmi senza dire nulla e poi: “ Sai” mi dice “ mi sono successe tante cose in quest’ultimi anni, non ricordo più bene chi ero, ho dei vuoti improvvisi e infatti, alle volte perdo anche la strada di casa mia. “

Mi commuove sentirlo parlare in quel modo, gli metto la mano sulla spalla e: “ Ma no, dai, non preoccuparti, anch’io sai, prima guardandoti non riuscivo a capire chi fossi veramente e allora sai, ho escogitato un sistema, porto con me una piccola agendina, con tutti i nomi delle persone che ho conosciuto, la guardo, sbircio il probabile che mi sta davanti e mi tuffo a pesce, sperando che sia quello giusto.“

Lui mi guarda, sorride un po’ e, tirando fuori dalla tasca un fogliettino assai malandato, mi dice: “ Scrivimi qui il tuo nome, così la prossima volta anch’io ti riconosco.“ E mentre lo diceva, stringe la sua mano sul mio braccio, come per dirmi qualcos’altro ma…

In quel mentre, l’autobus si ferma, l’autista grida il nome della fermata e allora lui mi riprende il foglietto e guardando ciò che c’era scritto, mi fa: “Scusa, sono arrivato, grazie per le tue gentilezze, è stato un piacere averti rivisto.“ Scende di corsa e s’incammina senza girarsi.

Che giornata!

Durante tutto il tragitto ho pensato sempre al mio amico Nino, a come era cambiato.
Mi aveva fatto tenerezza, sembrava così indifeso, quasi fosse nudo in mezzo a tanta gente, mannaggia, come era cambiato.

ft: nonno Archimede

Eluana

Non so esattamente cosa sia giusto o sbagliato, in questo momento mi sento confuso, le parole non prendono la forma di pensieri compiuti, attonito cerco uno sbocco che mi dà la possibilità di ripercorrere sentieri che ho conosciuto e condiviso, ma la sensazione di svuotamento mi pervade, lasciandomi ancora una volta senza parole: Eluana, un destino che ha impresso nella nostra memoria un nome che ormai è destinato a rimanere nei nostri cuori, un nome dietro al quale non c’è più un sorriso, o soltanto la speranza di un futuro, migliore, peggiore, di un futuro e basta.

 

Un nome, dietro al quale oggi sta nascosta una logica di potere che muove le sue trame per raggiungere obiettivi che non hanno nulla a che vedere con la carità cristiana, un nome, utilizzato solo come mercimònio d’interessi che non si ha più il pudore di nascondere.

 

Spero soltanto che Eluana riposi finalmente in pace, e che il silenzio accolga una vicenda che ha solo bisogno di rispetto.

Pane e mortadella.

Stamane dopo essermi svegliato  e dopo la solita routine, ho “aperto” i soliti giornali on line e mi sono messo a leggere.

Mannaggia, che idee che mi vengono al mattino!

E già, perché spesso e volentieri, ogni qualvolta leggo il giornale, mi viene voglia di chiudermi in un convento dei frati Sacramentini, lontano dagli occhi del mondo e dal mondo stesso.

Evvabè, forse è un’esagerazione, ma mi domando e dico, la gente è impazzita del tutto? Rapine, stupri, omicidi, ministri indagati, case che saltano per aria, bombe sugli autobus, lanci di bicchieri e coltelli al grande fratello oops, questa è cronaca rosa –  ma vi rendete conto che ormai nei giornali e non solo, è quasi solo cronaca nera?

Adesso, capisco che bisogna informare, ma è proprio necessario farlo con questa veemenza pari se non di più dei fatti stessi che vengono raccontati?

E già, come quella volta a Peretola piccolo sobborgo della periferia occidentale di Firenze… 🙂 –, c’era un negozietto con una vetrina illuminata dalla luce fioca di una lampada che vendeva salumi, frutta e quant’altro, di quelli come si vedevano tanto tempo fa, che quando entri la prima cosa che senti è quell’odore forte misto a tante cose, indefinibile, forse di chiuso, di formaggio, di salumi, forse anche di poco pulito, insomma di tutto un pochetto, ebbene, sono entrato perché mi era venuta voglia di farmi fare un bel panino croccante con la mortadella – “Tagliata sottile, mi raccomando.“ – avevo detto alla signora che stava dietro al banco, vestita tutta di nero, con un grembiule a quadri, boh, sembravano verdi e marrone, insomma colorato, o forse è meglio dire scolorito.

Lei mi ha sorriso e presa la mortadella che teneva su di una mensola dietro le spalle, la mette nella macchinetta e incomincia a tagliarla, ma alla prima fetta:  “Scusi, le avevo detto se per favore la tagliava sottile “ le ridico scanso equivoci; lei si gira, mi guarda e mi dice:

“ Ma lo sa che è la prima volta che qualcuno mi dice questa cosa?” E con aria di sufficienza abbozza un sorriso.

“ E poi, lo sa che la mortadella va mangiata tagliata un po’ grossolana per sentire meglio il sapore? Comunque, la mia macchina la può tagliare solo così”

Mihhhhh, che tradotto in siciliano vuol dire mizzica , mi stavo già innervosendo. Non sapevo se mandarla al diavolo o se per una volta, in nome delle buone maniere e del rispetto vista l’età, mi mangiavo la mortadella nel panino tagliata in modo grossolano, ma poi: “ Sa che le dico, mi faccia un panino con il prosciutto crudo… ehhhh… se c’è vicino all’osso.“

Mannaggia che pretese, deve aver pensato, tanto che mi guarda e mi fa:” All’osso? Beh, in effetti è più dolce, ma siccome è finito, le posso fare un panino con la soppressata. “

Porcaccia, faccio tra me e me, a me la soppressata non piace, e poi è anche un po’ grassa e allora: “ Senta, facciamo così, ha per caso uno speck bellino?”

Se le avessi dato una coltellata mi avrebbe guardato con più tenerezza

“Bellino? Cosa crede, forse perché il mio è un piccolo negozietto di paese, che non c’ho lo speck bellino?”

Sbuffa alzando gli occhi al cielo. “ E no, perché voi di città quando venite da queste parti avete tutti delle pretese, mortadella sottile, prosciutto all’osso, la soppressata è grassa, lo speck bellino e comunque è finito anche quello e se vuole il panino posso farglielo con il prosciutto cotto stagionato in botti di rovere come il vino dei colli fiorentini, che tra le altre cose ci pensa mio genero che c’ha una piccola azienda agricola che, se soltanto ci fossero più soldi, starebbe con le gambe accavallate, evvabè, ci metto dentro anche due cetriolini, qualche cipolletta sott’olio e dei carciofini fatti con le mie mani, che sono una delizia, così giusto per arricchire il tutto “

“No, guardi “ le rispondo “il cotto lo mangio poche volte perché non ne vado matto, i cetriolini a quest’ora del mattino mi fanno venire acidità e poi, se ci metto anche le cipollette e i carciofini, la frittata e fatta. Il fatto è che passando da qui mi era venuta voglia di un panino con la mortadella fatto come ai vecchi tempi,  ma se le cose stanno così, mi dia un succo di frutta e non se ne parla più“

“Senta “ mi fa con cipiglio e con la voce un po’ alterata “ forse non ci siamo capiti e poi che si crede, solo perché c’ho un negozietto piccolo piccolo che non posso accontentarla? Tutti uguali voi cittadini, venite qua e vai con un sacco di pretese “

“ Ma no” le rispondo cercando di essere conciliante “ormai mi è passata la voglia e poi si è fatta l’ora, vado a leggere i giornali, così giusto per sapere le notizie dal  mondo, e magari mi rilasso un po’.“

Mannaggia a me, e a quando mi vengono certe idee.