Camminare insieme.

Cari amici, così giusto per cambiare argomento, vi ripropongo due parole di nonno Archimede, che con la sua saggezza, ci darà senz’altro modo per riflettere un po’…

L’altro ieri, ero seduto nell’autobus che mi porta a casa, e chi ti vedo? Un caro vecchio amico che non vedevo da tanto tempo, mi avvicino, gli do un tocchettino sulla spalla e gli faccio: “ Ciao Nino, che combinazione, come stai?” Lui si gira, mi guarda, inarca la sopracciglia e, tirandosi un po’ indietro, mi dice: “ Scusi, come sa il mio nome?” “Ma come” gli dico “non ti ricordi di me?” Sono Archimede, eravamo a scuola insieme e tu mi aiutavi sempre a fare i compiti, eri così bravo!“

“Ah si” mi risponde “ boh, può darsi, ma, sei sicuro? Guarda che non ricordo la tua faccia ed io non dimentico facilmente le facce“

“Ma si” incalzo io “ eravamo seduti allo stesso banco e tante volte mi hai anche salvato dalle interrogazioni ed io, in compenso, ti scrivevo le lettere per la tua morosina, che mi sembra si chiamasse Sarina, si, Sarina Calderoni, che bella ragazza che era. “

Ancora indeciso, continua a guardarmi e due piccolissime lacrime gli spuntano negli occhi.
Mi prende il braccio, continua a guardarmi senza dire nulla e poi: “ Sai” mi dice “ mi sono successe tante cose in quest’ultimi anni, non ricordo più bene chi ero, ho dei vuoti improvvisi e infatti, alle volte perdo anche la strada di casa mia. “

Mi commuove sentirlo parlare in quel modo, gli metto la mano sulla spalla e: “ Ma no, dai, non preoccuparti, anch’io sai, prima guardandoti non riuscivo a capire chi fossi veramente e allora sai, ho escogitato un sistema, porto con me una piccola agendina, con tutti i nomi delle persone che ho conosciuto, la guardo, sbircio il probabile che mi sta davanti e mi tuffo a pesce, sperando che sia quello giusto.“

Lui mi guarda, sorride un po’ e, tirando fuori dalla tasca un fogliettino assai malandato, mi dice: “ Scrivimi qui il tuo nome, così la prossima volta anch’io ti riconosco.“ E mentre lo diceva, stringe la sua mano sul mio braccio, come per dirmi qualcos’altro ma…

In quel mentre, l’autobus si ferma, l’autista grida il nome della fermata e allora lui mi riprende il foglietto e guardando ciò che c’era scritto, mi fa: “Scusa, sono arrivato, grazie per le tue gentilezze, è stato un piacere averti rivisto.“ Scende di corsa e s’incammina senza girarsi.

Che giornata!

Durante tutto il tragitto ho pensato sempre al mio amico Nino, a come era cambiato.
Mi aveva fatto tenerezza, sembrava così indifeso, quasi fosse nudo in mezzo a tanta gente, mannaggia, come era cambiato.

ft: nonno Archimede

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39 pensieri su “Camminare insieme.

  1. E’ triste a volte la vecchiaia. Tante volte mi chiedo come sarà, e mi raccomando a mia figlia “Ti prego, non portarmi in ospizio!”. Sono ancora tutto sommato giovane, e per di più mi dicono che dimostro dieci, anche quindici anni di meno ma… lo spettro della vecchiaia non è che mi entusiasmi; non ci penso molto, anzi, non ci penso quasi mai, ma se mi balena per la mente il pensiero… beh, non posso negare che un minimo mi turbi.

    Quanto mancherà? Trenta, quarant’anni… ma il declino è ogni giorno un po’…

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  2. col tempo, negli anni si cambia, e non si può far diversamente
    capita anche a me di incrociare vecchie conoscenze per strada, le guardo ma loro non mi guardano, non mi riconoscono
    lo so, me lo han detto spesso, sono cambiata, però son sempre io mi dico…
    purtroppo, nel caso di Nino, intervengono fattori che hanno un effetto devastante, sicuro quello che ha provato lui in quel momento è stato un senso di vuoto
    che brutto deve essere ritrovarsi un giorno a non aver più ricordi, non aver neppure un sorriso nella memoria
    cosa farai la prossima volta che ti capiterà di incrociare una vecchia conoscenza?

    buon week end

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  3. Il buon saggio Nonno Archimede….
    lui è grande perchè è proprio così,umile ,semplice,affettuoso..
    e noi gli vogliamo sempre un gran bene….
    E poi come non DIRE quanto importanti siano i nonni..nella nostra adolescenza..
    Io..come molti di voi sanno ho avuto un’infanzia felice…e serena proprio grazie a loro..che ricordo sempre con grande malinconia e a cui rivolgo un caro prezioso saluto..DOVUNQUE SIANO…
    Viva tutti i nonni..e soprattutto UN BACIO AFFETTUOSO al mio amato NONNO ARCHIMEDE

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  4. andreaferrari

    Un racconto molto profondo e veritiero delle difficoltà che la vecchiaia può portare.
    Può però succedere che problemi di questo tipo investano anche persone lontane dall’essere anzaini.
    E questo è ancora più difficile da superare, perché sai che la strada sarà in salita molto più a lungo.
    So long
    Andrea

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  5. E’ vero, Andrea, ciò che dici, ho un cugino che a quarant’anni si è ammalato di sclerosi multipla, oggi cammina su di una carrozzella e in tutti questi anni questo suo percorso è stato veramente difficile, anche se il suo coraggio mi ha insegnato tante cose.
    Grazie della visita.

    E per quanto riguarda nonno Archimede… è vero, mia cara Nunzy, i nonni sono sempre dei grandi e come te anch’io ho avuto dei nonni che mi hanno reso felice la mia infanzia, come tu ben sai.

    Nino somiglia ad un bel signore che ho conosciuto, siciliano, come uno d’altri tempi, sempre elegante e sempre galante con le signore. Si è ammalato di alzheimer e nonostante la sua malattia, si ostinava ad andare in macchina, correndo anche il pericolo di non ricordarsi più la strada di casa.

    Quando lo vedevo, mi raccontava sempre episodi di quando era giovane, diceva sempre le stesse cose e ogni volta provavo tanta tenerezza. Un giorno, lui è un amico di famiglia, andando a trovare la mia mamma, lo vedo lì tutto ansioso, che camminava avanti e indietro per la camera, domandandosi dove aveva messo la macchina, perché non se lo ricordava più.
    Mi sono offerto di dargli una mano e siamo andati a cercarla. Ricordo che mi teneva a braccetto, quasi avesse paura di essere lasciato solo e girando, diventava sempre più nervoso e per un attimo ho temuto che si mettesse anche a piangere.
    Dopo, l’abbiamo finalmente trovata, l’ho accompagnato a casa e sono tornato con l’autobus.

    L’immagine di quel giorno, l’ho impressa nella mente e difficilmente la dimenticherò.

    @ Sancla: mannaggia… 🙂

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  6. Una storia triste ma che è realtà che ci appartiene.
    Un monito per darsi da fare per l’evitabile, ovvero invecchiare mantenendo un corpo sano, muovendolo e nutrendolo al meglio, ed una mente lucida e sveglia, con la curiosità e la lettura. Per l’inevitabile, ovvero certe malattie, ognuno si affidi al suo dio ed al cuore di chi gli è vicino.
    Ciao

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  7. Mi piace pensare che ci sia una parte della memoria che sia inattaccabile, inossidabile, infallibile, resistente all’usura del tempo ed alla malattia.

    E so che non è così, purtroppo, essere privati della memoria, del ricordo dev’essere una sensazione terribile, essere scippati del proprio passato, da quello più recente sino a quello più lontano, ti fa sentire inerme, indifeso, nudo!

    Mi piacerebbe se dentro di noi esistesse uno spazio, anche minuscolo, in cui conservare tutto ciò che non vorremmo mai perdere, tutto ciò che di prezioso e caro abbiamo vissuto.
    Ma ahimè sappiamo che purtroppo non può essere così e non basta scrivere tutto su un foglietto per averne e conservarne memoria.

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  8. Io invece ho l’impressione che laddove si sia coltivato il cuore, questo continui ad assicurare la sua presenza, sopperendo a ciò cui la mente non può più provvedere; probabilmente è solo una parte di vita che rimane, ma è quella migliore, quella che parla senza parole, che si lascia accompagnare, docile, alla meta.
    So bene che non sempre è così; mi è capitato talvolta di vedere negli ospedali persone anziane agitarsi ed imprecare senza un reale motivo. Probabilmente le priorità che abbiamo scelte in gioventù fanno la differenza, affiorando, imperiose, invadenti, più o meno devastanti, nell’ultimo tratto della nostra vita.
    Spaziocorrente dice: “una mente lucida e sveglia, con la curiosità e la lettura”. Ecco, io aggiungerei “con l’attenzione all’altro ed ai suoi reali bisogni, con l’umiltà di chi sa chiedere aiuto e provare gratitudine per il bene ricevuto.”
    Non so se la mia analisi abbia un, sia pur lontano, fondamento scientifico, ma mi piacerebbe che fosse così.

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  9. Cara Elle, quella memoria c’è, ma è fisica: come gli esiti di una varicella che non ricordiamo di avere avuto, o al contrario gli anticorpi sviluppati anche quando non ci siamo neanche resi conto di aver contratto una malattia. Le esperienze ci segnano, nel bene e nel male, la vita ci segna, e anche quando non ci ricordiamo più, noi comunque siamo in un certo modo per quella vita che abbiamo vissuto.

    Io credo che se la nostra vita è piena di dolcezza, o al contrario di rancore, non c’è Alzheimer che tenga.

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  10. Oh io la varicella me la ricordo bene ancora adesso!
    E comunque qui non stavo parlando in generale ma nemmeno di me, quanto piuttosto di Nino e di come lui, a causa dell’età che avanza e di malattie degenerative come l’Alzheimer, si ritrova ad essere totalmente spogliato di una parte di sè importantissima, la memoria.

    Se invece facciamo valutazioni generali, allora penso che ognuno di noi abbia capacità più o meno consce di rimuovere o al contrario di trattenere con sè, nel bene e nel male, ciò che vuole, sempre che non intervengano fattori esterni, (come appunto una malattia) che ti priva anche di essi.

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  11. Non lo so Elle, proprio non lo so.

    Sicuramente esiste una memoria (e un’amnesia) selettiva, ma a me capita spesso di ricordare fatti anche positivi solo ritrovando oggetti o scritti tra le vecchie cose. Oppure, addirittura neanche in quel caso, e magari i ricordi erano veramente belli.

    Io, come tutti noi, sono sicuramente figlia del mio passato, e forse pure di quelli dei miei genitori e dei loro genitori, ma a volte siamo presi dal vortice della routine, e quando di tanto in tanto si affacciano alla nostra mente dei “deja vu”, non ci rendiamo neanche conto che non sono premonizioni ma ricordi.

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  12. Ciò che dici mi ricorda una “teoria” di Pan che sosteneva che c’è un messaggio ben preciso dietro alle cose che non si trovano (non si ricordano), forse siamo noi che non vogliamo ritrovarle/ricordarle e le nascondiamo più o meno consapevolmente alla vista.

    Credo poi che il passato di tutti noi sia anche una parte fondamentale ed importante del presente, non saremmo oggi ciò che siamo senza il nostro ieri, ecco perchè mi fa tanta tenerezza Nino, perchè la malattia lo priva di quello specchio nel quale riflettersi e che invece, rappresenta sempre un importante punto di riferimento per tutti noi.

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  13. Non è solo Pan che sostiene questo, è un fenomeno ben noto. A me degli anziani, e non solo, fa pena la dipendenza.

    Mi è capitato più di una volta di riaccompagnare a casa qualcuno che non ricordava la strada, ma una volta fu particolarmente struggente: era una vecchina che non ricordava neanche se avesse o meno qualcuno al mondo, e dovetti aprirle la borsa, frugare tra le sue cose, sentendomi molto in imbarazzo per quella violazione, mentre lei là mi guardava fiduciosa, completamente affidata a me… e sapessi quanti se ne approfittano! Ogni tanto leggo di qualcuno che si è sentito male, e di un finto soccorritore che l’ha alleggerito di telefonino e portafogli.

    A me la dipendenza fa paura anche se, nel caso si dipenda da una persona di coscienza, non è il peggiore di tutti i mali.

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  14. @per tutti: io credo di avere con la vecchiaia un buon rapporto, e probabilmente ciò è dovuto al fatto che ho avuto, come per la cuginetta Nunzy, dei nonni meravigliosi.
    Per gli anziani provo quindi una tenerezza particolare e contrariamente ad alcuni, trovarmi di fronte a degli anziani che non riescono a ricordare anche soltanto ciò che è accaduto pochi minuti prima, m’intenerisce al punto che li abbraccerei forte, forte.

    In questo sono un po’ come nonno Archimede che, di fronte all’amico Nino in difficoltà con la memoria, fa finta d’essere anche lui nelle stesse condizioni, al punto che escogita il trucchetto del bigliettino con i nomi per ricordarsi di chi si trova davanti e poi, alla fine anche Nino si rende conto di questa generosità di Archimede, e infatti gli sorride e gli stringe il braccio con una mano.

    Niente tristezze, quindi, anzi, è purtroppo un processo inevitabile, ma sta a noi farlo sembrare del tutto naturale.
    Comunque, generalmente i ricordi lontani resistono nel tempo, anche dopo malattie molto invalidanti e in ogni caso, non credo che chi ne è soggetto venga privato di qualcosa in particolare, diciamo piuttosto che vive in un suo mondo, ma non per questo privo del suo passato che si manifesta magari con la dolcezza, con l’essere disponibile e così via: ciò che abbiamo coltivato nella vita, lo ritroviamo da grandi…

    Mia madre ormai dimentica le cose da un momento all’altro, ma la sua serenità, il suo essere accogliente non l’ha persa per niente.

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  15. Spaziocorrente dice “una mente lucida e sveglia, con la curiosità e la lettura”. Anche alcuni giochi del Nintendo, che si ritrovano a volte su facebook, possono svolgere questa funzione

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  16. molto bello quello che hai scritto
    anche io noto che invecchiando ho acquistato molto
    si cambia, si vedono le cose sotto un altro aspetto
    si vive di più la giornata, con intensità diversa
    con valori diversi
    grazie ai miei nonni e hai miei genitori molti valori tramandati mi sono rimasti
    e cerco, giorno dopo giorno, di fare altrettanto
    in una società che ci gioca contro…

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  17. E già, mia cara Irish, i valori trasmessi sono tutto, non a caso è “nato” nonno Archimede, che crede nella solidarietà, nel rispetto, nel considerarsi un vecchietto che vive una vita parallela a quella degli altri, ma con un bagaglio di ricordi che, sono la sua arma vincente per vivere con serenità gli ultimi anni della sua vita.

    Come dice Rosamaria, “le priorità che abbiamo scelto in gioventù fanno la differenza, affiorando, imperiose, invadenti, più o meno devastanti, nell’ultimo tratto della nostra vita….”, è vero e lo condivido in pieno, ed io… spero d’essere come nonno Archimede, come mio nonno, un bel signore elegante che aveva cura di se stesso, sempre con il sorriso sulle labbra, e una buona parola per chiunque.

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  18. @ Irish: purtroppo la società investe soltanto in risorse che possono essere sfruttate di più e l’incedere degli anni non è certo un buon biglietto da visita, tranne che nel potere, dove gli ultra settantenni decidono delle nostre sorti…

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  19. Uno spezzone tratto da un film di fantascienza di qualche anno fa, I viaggiatori della sera.

    Giunti a 49 anni, i “vecchi” venivano costretti ad una “vacanza” coatta, onde epurare la società della loro presenza perturbatrice (esattamente il contrario di quanto avveniva nell’antica Roma con i senatori).

    Mi chiedo se oggi siamo tanto lontani da un simile scenario.

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  20. @Rosamaria: una società basata sul residuo personale… avevo visto quel film ai tempi, e allora era considerato senz’altro fantascienza, ma voglio essere ottimista e non voglio pensare che un simile scenario possa appartenerci, anche in un domani lontano, lontano…

    Evvabè, almeno lo spero.

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  21. Non volevo essere catastrofica, ma pensando al digital divide che esclude chiunque non sappia almeno smanettare un po’, alle case di riposo che sorgono come funghi , promettendo una “confortevole sistemazione alberghiera”, all’esercito di badanti, che ha sostituito figli e nipoti nella cura degli anziani, alla social card, che ha tutta l’aria di essere nient’altro che uno specchietto per le allodole, ai medici che, alla dichiarazione d’età dei loro pazienti più anziani, esclamano: “Perbacco! E quanto vorrebbe vivere ancora?” ho avuto la netta sensazione che, purtroppo, siamo sulla buona strada.

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  22. Non si tratta di essere ottimisti, ma realisti. Siamo lontani da un simile scenario, decisamente lontani.

    Abbiamo altri problemi, come per esempio la crisi economica che stiamo attraversando, inevitabile, data una generazione con una “grinta” e un rigore morale decisamente diversi da quelli dei loro genitori, da quelli cioè che hanno costruito l’Italia del dopoguerra e l’hanno portata agli anni del boom.

    Ma neanche questo lo vedo come un male assoluto, il sapere che la vita non è gratis non può che farci bene. L’età contemporanea ci ha forse illuso che tutto fosse in nostro potere, che per guarire bastasse pagare, che per affrontare i problemi una striscia di coca aiutasse, che le gravidanze indesiderate si risolvessero con l’aborto, che al lavoro si avessero tutti i diritti e nessun dovere. Ora incombe (incombe? ) la recessione, dobbiamo tutti fermarci, o addirittura fare un passo indietro, o forse due; ma questo, e non paradossalmente, significa anche riscoprire i vecchi valori. Significa anche rimboccarsi le maniche, avere più bisogno della famiglia, magari per un motivo inizialmente egoistico, e cioè che da soli non ce se la fa, ma poi…

    Il bene e il male si intrecciano, nascono l’uno dall’altro, come la vita e il suo epilogo: quante badanti hanno trovato nella “vecchietta” una famiglia, e quanti anziani hanno trovato nella badante un calore che ha ridato loro il sorriso!

    Io non la vedo sfasciata questa società: la vedo piena di problemi, ma anche piena di volontà di risolverli. Vedo un sacco di bella gente, desiderosa anche di dare, e non solo avidi egoisti pronti a usare le persone come kleenex.

    Poi, certo, ognuno vede coi suoi occhi…

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  23. A voler essere realisti, nel mio commento precedente ho portato esempi che non credo possano essere confutati: le case di riposo pullulano, i badanti stanno a dimostrare che molti preferiscondo demandare a perfetti estranei i propri doveri di figli e nipoti, i medici spesso alzano le spalle di fronte a patologie degenerative che considerano fisiologiche ad una certa età, dimenticando che il loro compito non è solo quello di guarire, ma sopratutto di curare, alleviando le sofferenze del paziente.
    Non metto in dubbio che ci siano badanti che riservano amorevoli cure ai loro assistiti, ma non posso dimenticare che, invece, alcuni di essi li derubano, li maltrattano, li tengono segregati, arrivando talvolta persino ad ucciderli.
    Lo stesso dicasi per i medici: se ne trova ancora qualcuno gioviale, accogliente, paziente con le persone in età avanzata, ma è piuttosto una mosca bianca che non il prototipo dei novelli seguaci di Ippocrate.
    Ammetto di non aver visto il film e penso che sia un’assurda esagerazione fissare a soli quarantanove anni l’età critica oltre la quale si diventerebbe un peso per la società; d’altro canto, non vedo,in realtà, molta differenza tra la vacanza forzata di cui parla Ugo Tognazzi e gli ameni soggiorni in deliziosi “ospizi” cui molti nostri anziani, sradicati dal loro ambiente e dalle loro abitudini, oggi si vedono costretti.
    Per concludere, rilevo che questo scenario oggi così frequente sarebbe stanto impensabile già solo venti,-trent’anni fa e mi auguro che la società, il welfare, i politici in genere si adoperino per porvi rimedio quanto prima.

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  24. Rosa Maria, oggi ci sono tanti ospizi, ma in compenso hanno chiuso i manicomi, dove prima venivano spesso rinchiusi anche i parenti scomodi (per non parlare dei conventi, in cui le ragazze andavano a finire non sempre per vocazione)

    Tu dici che ci sono badanti che assistono amorevolmente le persone a loro affidate, ma alcuni che “li maltrattano, le tengono segregati e talvolta arrivano a ucciderli”, e questo è pure vero, ma è vero pure per i legittimi figli: esistono figli che assisono amorevolmente i genitori, ma alcuni che li maltrattano, li tengono segregati e talvolta arrivano a ucciderli.

    Non esistono categorie di buoni e cattivi, esiste solo la coscienza del singolo individuo, e mi sembra un discorso disfattista vedere questo peggioramento e questa degenerazione in una società in cui l’impegno e la sensibilità sociale sono secondo me addirittura aumentati.

    Anche per quanto riguarda i medici, ne ho conosciuti pure di scarsamente sensibili, ma grazie al cielo sono stati l’eccezione a conferma della regola. Certo, i medici sono esseri umani, e come con tutti bisogna vedere pure come uno si pone: se uno è indisponente, alla fine indispone pure il medico più umano e sensibile.

    Io, da parte mia, ho incontrato medici da baciare la terra su cui camminano.

    Ancora, giudichi i figli che demandano la cura dei genitori a badanti? Forse si tratta solo di un mutamento della società, in cui la famiglia ha un assetto diverso e le persone sono chiamate maggiormente a lavorare fuori casa per guadagnarsi da vivere: i badanti stessi, spesso stranieri, hanno frequentemente una famiglia nel proprio paese d’origine la cui cura è demandata a qualcun altro.

    Infine, pensi che sia un’assurda esagerazione fissare a soli quarantanove anni l’età critica oltre la quale si diventerebbe un peso per la società? Io penso che sia disumano fissare dei criteri fisico/anagrafici per giudicare qualcuno un peso per la società.

    Questo post si intitola “camminare insieme”: in realtà, è proprio quello che dovremmo fare.

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  25. Beh, che oggi ci sia una realtà che non tiene molto in considerazione gli anziani è vero, come è anche vero che da più parti c’è lo sforzo per la solidarietà, e l’assistenza, fatta da gruppi di volontariato che spesso prescindono dalle strutture pubbliche e statali.

    Entrambe secondo me dite cose vere e generalizzare non è una bella cosa, per quanto mi riguarda, mia madre ha due badanti, una per il giorno e una per la notte, e inizialmente era stata lei stessa a scegliere questo tipo di assistenza, soprattutto perché non voleva lasciare casa sua, voleva essere libera di gestirsi senza pesare sulla gestione familiare dei figli.

    Le signore in questione sono state selezionate con molta cura, e la loro presenza non significa che noi figli non siamo ugualmente presenti.
    Questo per dire che dipende senz’altro dai casi e da quanto sta a cuore il problema, certo, mia nonna ha vissuto fino alla sua morte in casa dei miei, quindi in questo senso c’è stato un cambiamento radicale, ma ha ragione Lady Ginevra quando dice che sono cambiati i presupposti lavorativi e quindi di conseguenza…

    Ma forse il problema è un altro, l’età media della vita è aumentata e gli anziani sono sempre di più… camminare insieme vuol dire, secondo me, lasciare che quella panchina resti sempre più spesso vuota, che poi vuol dire che gli anziani ritornano a far parte della nostra vita, così come succedeva un tempo.

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  26. Oppure sedersi su quella panchina accanto all’anziano, e ascoltare i suoi racconti… e poi accompagnarlo a casa.

    Sì, Arthur, hai ragione che i gruppi di volontari spesso svolgono il lavoro che ci aspetteremmo dall’assistenza pubblica, ma considera che anche il fatto che ci sia un concetto di assistenza pubblica è un grande progresso: prima esisteva la carità cristiana, la carità privata (spesso del tipo “peloso”), e l’immancabile famiglia che per secoli è stata la spina dorsale della nostra società.
    Oggi la famiglia c’è un po’ meno, più per una questione di radicali cambiamenti sociali che di volontà, ma… dove l’uomo leva Dio mette, e altri meccanismi si sono messi in moto, tra cui il fenomeno dell’immigrazione che ci ha fornito eserciti di badanti.

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  27. come te sono sulla stessa lunghezza d’onda di Rosamaria, anche se a volte la strada che si sceglie ci gioca contro e non è da tutti la voglia e la capacità di lottare per riprenderla
    o forse perchè oggi ci vengono proposte strade più facili, e ci si adegua
    sai se fosse per me i settantenni, anche quelli meno, li manderei in pensione di volata
    idee nuove, progetti nuovi
    anche se, come giustamente dici tu, quando ci si trova tra le mani il potere non tutti restano se stessi

    ed arriva il week end, tanto per cambiare previsioni di tempo polare, ci sollazziamo ancora davanti al camino…
    buon week end a te

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  28. Rileggendo la discussione, vedo che il mio discorso è partito con considerazioni che, pur non generalizzando, attribuivano alla vecchiaia un valore positivo, come di un percorso che in fondo non si discosta molto da quello che lo precede e che, come diceva Spaziocorrente, è il frutto di ciò che si è seminato. Un po’ amare, invece, mi sono parse certe vostre considerazioni (”E’ triste a volte la vecchiaia. Tante volte mi chiedo come sarà, e mi raccomando a mia figlia “Ti prego, non portarmi in ospizio!” – “Ogni tanto leggo di qualcuno che si è sentito male, e di un finto soccorritore che l’ha alleggerito di telefonino e portafogli.” – “purtroppo la società investe soltanto in risorse che possono essere sfruttate di più e l’incedere degli anni non è certo un buon biglietto da visita“). Sono state queste ultime che mi hanno ricordato il film di Ugo Tognazzi, che, pur nella sua esagerazione, pone un problema che purtroppo è reale.
    D’altra parte, mi sembra quanto meno pretestuoso ipotizzare che un anziano, che per le proprie caratteristiche dipende dagli altri (mi pare che lo abbiate chiaramente messo in evidenza anche voi), possa essere indisponente con quello che, in genere, vede come il proprio salvatore. Il problema è, se mai, un altro: la medicina ha fatto passi da gigante, la vita media, come giustamente dice Arthur, si è allungata di molto negli ultimi decenni, e certe patologie degenerative sono oggi più frequenti di una volta. La cosa presenta un quadro clinico molto complesso, che richiede enorme competenza e attenzione, soprattutto dal punto di vista farmacologico, visto che certe associazioni azzardate potrebbero risultare addirittura letali per un paziente già di per sé defedato. E’ questo, credo, che rende nervosi i medici, decisamente molto più preoccupati delle eventuali denunce che oggi, grazie a Dio, fioccano a più non posso, che del reale benessere del paziente. Inoltre, c’è da evidenziare che la complessità di certi casi richiederebbe tempi che qualcuno ritiene incompatibili con le tabelle di marcia di un servizio che oggi è stato equiparato a quello delle aziende e che deve sottostare ad una logica commerciale che mal si confà ai risvolti umani assolutamente non trascurabili soprattutto in questi ambiti.
    Quanto al fatto che certe ristrettezze economiche non siano poi un gran male, io stessa ho avuto modo di metterlo in evidenza in altra sede e per ragioni diverse, ma non mi sembra che in questo caso il richiamo sia calzante.
    Insomma, il problema esiste e non è il caso di nascondersi dietro un dito; da parte nostra non c’è che da ribadire l’augurio di Arthur e di Irish “che gli anziani ritornino a far parte della nostra vita, così come succedeva un tempo”. Lo stesso Arthur ci ricorda quanto sia importante la figura dei nonni per la formazione psico-affettiva dei nipoti ed è a questa considerazione che dovrebbero far riferimento tanti genitori i quali, oberati da pressanti impegni durante la settimana, preferiscono trascorrere le feste ed i week end in tutta tranquillità e svago, ben lontani dagli anziani e dai loro problemi.

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  29. Beh, le mie considerazioni un po’ amare, nascono dal fatto che anche io attribuisco alla vecchiaia un valore positivo, e mi sembra di averlo detto più volte.
    E a questo proposito, vorrei che tu leggessi questo mio post “Ho tutto il tempo che vuoi… “ se non lo hai già letto e un mio commento dove parlo di una Vecchina dolcissima…

    Comunque, mi sembra che siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda e sui settantenni che ci governano… purtroppo mia cara Irish dobbiamo tenerceli e stai tranquilla che loro la vecchiaia la passano senz’altro senza dover far conto con la fine del mese…

    Se non dovessimo sentirci più, buon week end a tutti voi.

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  30. Su you tube c’è un video che, col sottofondo della canzone di Renato Zero, mette in evidenza i segni di cedimento fisico di chi ci governa; non ne metto il link perchè mi sembra spietato e di cattivo gusto

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  31. Piucchealtro è di cattivo gusto farli certi video, che non fanno ridere nessuno (almeno spero, anche se in fondo in fondo non credo)

    Ricordo a tutti che invecchiare è l’unico sistema finora conosciuto per non morire giovani, e che nessuno è immune dai segni della vecchiaia.

    Un tale Dorian Grey aveva trovato una soluzione, ma pare che alla fine non ci si trovasse particolarmente a proprio agio.

    Il problema di chi ci governa credo che siano ben altri che non i segni di cedimento fisico e le macchie sulla pelle.

    Il problema con chi governa si crea quando non pensa al popolo, o perché non vuole farlo, o perché per qualche motivo non può.

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  32. @ Rosamaria: grazie, hai scovato una delle canzoni di Baglioni che adoro e che ritengo sia una delle sue più belle…

    @ May Lady: e già, è vero ciò che dici, che invecchiare è l’unico modo per non morire da giovani e… come mi piacerebbe oggi vedere Simona che a 37 anni incomincia ad avere qualche piccolissima rughetta…

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  33. ecco,
    in questo momento vorrei tanto essere seduta su quella panchina
    il sole che scalda
    un buon libro in mano
    e lasciarsi trascinare dalla primavera

    invece sono in ufficio e fuori c’è nebbia 😦
    quanta voglia di bel tempo, di libertà!!

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  34. Irish… beh, se vuoi ti dico dov’è quella panchina, porto due arancini di riso fatti alla maniera siciliana e ci scambiamo qualche libro da leggere… non è una bella idea?

    Comunque per la cronaca, dalle mie parti c’è il sole! 🙂

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