Complicità!

E’ un po’ di giorni che mi frulla nella testa questa parola, complicità, prima leggendo il post di Lady Ginevra, “Il bello dell’amore” ed ieri sera da Stellasolitaria, una parola che a tratti sembra sconosciuta, soprattutto se riferita a due persone che vivono insieme, a due persone che si amano, complicità, sapere dell’altro senza aver bisogno di dirlo, vivere quella sintonia d’intenti che è fatta di silenzi, di parole appena pronunciate, complicità.

La guardo fissa negli occhi e le dico: “Giochiamo a nascondino, hai voglia?”

Si gira di scatto dandomi le spalle: “solo se mi prometti che fai di tutto per trovarmi” mi dice ridendo, sottovoce.

Sorrido all’idea di correre nel giardino sapendo che lei è lì tra gli alberi, tra rovi e arbusti incolti, lì in un angolo accucciata che mi aspetta in silenzio, che aspetta di sentire la mia voce o soltanto il rumore dei miei passi, il tocco della mia mano che sposta le foglie. Mi avvicino, le cingo le spalle con le mani, chino la testa da un lato, l’avvicino al suo collo, bianco, profumato, che sa di buono e le sussurro: “Certamente, cercarti sapendo che tu vuoi essere trovata mi eccita, è come sognare di un corpo che sai già che potrebbe essere tuo, dubbi e incertezze che nascondono l’idea di essere accolti a braccia aperte. “

Giocare sapendo dove già si va a parare, ma sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire, l’immagine, foschia che s’illumina d’improvviso, per poi abbandonarsi china da un lato, due occhi come due fessure che lasciano intravedere un sorriso appena abbozzato.

Complicità!

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46 pensieri su “Complicità!

  1. E’ stato così ogni volta che ho fatto l’amore, e non si accetta di meno.

    Quel gioco che iniziava sempre in modo diverso, ma il cui fine era sempre lo stesso: trovarsi.

    Trovarsi, e giocare come se fosse sempre la prima volta, scoprirsi ogni volta, e ridere e urlare sempre allo stesso modo, e sempre in modo diverso: sempre la prima volta, per lui e per me, che fosse tirarsi i cuscini o rubarsi il cibo dal piatto, riempirsi di crema sulla spiaggia o piombare alle spalle mentre si fa il caffè, coprire gli occhi dell’altro e dirgli “indovina chi sono”, e sentirsi dire “non saprei proprio…” e poi andare ovviamente a tentoni… lasciare andare le mani e scoprire gli occhi in camera, oppure ancora prima e l’altro dire “oh ma eri tu, chi l’avrebbe mai immaginato”. Chiamarlo con una scusa, e tirarlo sotto la doccia così, tutto vestito, e uscire un’ora dopo, ancora a ridere, gonfi di felicità.

    Cinque anni di prime volte, possono chiamarsi complicità? Ma complicità era anche quando mi accompagnava all’aeroporto, avevo diritto al taxi ma non lo chiamavo mai, né all’andata, né al ritorno…

    La complicità somiglia alla telepatia, o anche a una recita il cui copione è scritto dal cuore di entrambi, uno scrive e tutti e due leggono, l’altro scrive, e di nuovo leggono entrambi.

    Complicità è… il capire che l’ha fatto apposta, e farlo apposta anche tu?

    Complicità è….

    *** Già, cos’è? ***

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  2. La complicità è…
    Capirsi con uno sguardo
    Anche quando non ci si guarda.

    La complicità è anche nascondere all’altro
    quello che sai che lui sa e non vuoi dire,

    la complicità è capacità di capire
    quando l’altro ti deve mentire.

    Quanta complicità c’è in quel guardarti con occhi
    che dicono “lo so che tu sai ma ti prego,
    non interrompere questo gioco”.

    Per così poco? Un seno rifatto per via di un tumore,
    un pacco di lettere di un vecchio amore,

    quanti segreti coccoliamo nel cuore
    e rispettarli è complicità e amore.

    *** Beh, naturalmente non è una poesia… solo riflessioni snocciolate così ***

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  3. Straordinario Arthur questo “gioco a nascondino” con cui ci hai deliziato in questo post, e stavolta aggiungere parole alle tue mi sembra davvero quasi ingiusto, talmente è nitida, perfetta e precisa l’immagine che hai creato di questa complicità.

    Nel leggere la descrizione che fai di questo silente cercarsi, mi è venuta in mente una canzone di Battiato “E ti vengo a cercare” nella quale si respira proprio questa sorta di patto tacito al quale due persone rispondono ogni volta che ne sentono il bisogno, ogni volta che vogliono concedersi spazio, incontrarsi e raggiungersi.

    L’immagine che ho io della complicità è quella di un nastro, teso nelle sue due estremità che si ritrovano unite in un unico sottile e silente pensiero, spesso fatto di desideri e parole inespresse, di qualcosa di evanescente ed inafferrabile, di tutto e di niente, di qualcosa che resta sospeso a mezz’aria talvolta senza nemmeno il bisogno di essere esplicitato.
    Legata con briglie di seta ad un intento comune, così la complicità si palesa in un tempo rapidissimo, in un battito di ciglia…è la risposta prima ancora di aver formulato la domanda, sono gli attimi che ci passano accanto ed attraverso, saccheggiando parole che non abbiamo bisogno di raccontare, poichè essa già le conosce, le riconosce.
    Uno stesso pensiero che si adagia lievemente se stai riposando, o che, all’occorrenza, sa aspettare condividendo l’attesa paziente del risveglio.
    E’ la reciproca percezione di esserci, ritrovarsi, raggiungersi, che rende tutto lieve ed al contempo immensamente grande.

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  4. Io invece nella complicità non vedo nastri o briglie, anzi, vedo un comunione spontanea senza bisogno di nulla che leghi; vedo la comunione d’intenti, e di pensieri, il famoso “guardare nella stessa direzione”, che rende speciali le unioni.

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  5. Beh, invece è bella l’immagine di questo nastro teso nelle sue due estremità, che mi riporta alla mente ad un unico filo conduttore che lega e unisce questa unione d’intenti, come bella è anche la canzone di Battiato “E ti vengo a cercare” che ha citato Elle e per chi la volesse ascoltare, la può trovare nel salotto musicale di Elle ” Music Room II”. (commento del 25 febbraio 2009… )

    E poi… che nella complicità ci sia una comunione spontanea, direi che è fondamentale, anche se spesso è difficile scoprire come sia nata, da cosa sia dipeso…

    “E ti vengo a cercare” di Franco Battiato

    E ti vengo a cercare
    anche solo per vederti o parlare
    perché ho bisogno della tua presenza
    per capire meglio la mia essenza.
    Questo sentimento popolare
    nasce da meccaniche divine
    un rapimento mistico e sensuale
    mi imprigiona a te.
    Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
    non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
    fare come un eremita
    che rinuncia a sé.
    E ti vengo a cercare
    con la scusa di doverti parlare
    perché mi piace ciò che pensi e che dici
    perché in te vedo le mie radici.
    Questo secolo oramai alla fine
    saturo di parassiti senza dignità
    mi spinge solo ad essere migliore
    con più volontà.
    Emanciparmi dall’incubo delle passioni
    cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
    essere un’immagine divina
    di questa realtà.
    E ti vengo a cercare
    perché sto bene con te
    perché ho bisogno della tua presenza

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  6. Ha ragione Lady, forse non avrei dovuto usare l’immagine del nastro e delle briglie che assomigliano tanto ad un laccio.

    Laccio, filo o nastro che per me simboleggia il legame, inteso però come congiunzione (di intenti, di pensieri, ecc..) e non è di certo somigliante ad un cappio intorno al collo, nè ad un nodo, insomma a qualcosa di coercitivo che, ovviamente, è proprio agli antipodi della complicità!

    Tuttavia esiste anche il “laccio d’amore” ed ha un suo perchè.

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  7. Ho letto, simpatica tradizione.

    E’ che io non sopporto lacci, legami, catene, imposizioni sociali e q.a.

    Qui si parla di complicità, che è la quintessenza della libertà, e che (purtroppo?) non lega due persone: infatti, è talmente facile passare dalla complicità al suo opposto! E’ talmente facile passare dal capirsi senza parole al non capirsi neanche con l’ausilio della Treccani (o di Wikipedia 😆 )! E come è facile sentirsi assediati da una persona con cui si è interrotta ogni forma di complicità, si vede con gli occhiali neri, ma con cui ci si ritrova a confrontarsi, senza che si veda soluzione a un dialogo tra sordi.

    A proposito di sordi, mi ricordo un personaggio della serie televisiva Sissi, che faceva finta di essere sordo perché aveva capito talmente tanto da non avere bisogno di sentire altro: in quel caso la complicità è con se stessi, e pure quella è una bella, invidiabile complicità.

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  8. @Arthur: ho letto solo adesso le parole della canzone, molto belle. Però, anche se devo riconoscerti di essere coerente con i tuoi pensieri e le tue parole, mi riconoscerai che non è un pregio che hanno in molti.

    C’è chi si riempie di belle parole, e quando scopri che dietro quelle parole non c’è niente te le ritrovi attorcigliate al collo, e liberarti è difficile. A volte, quando tenti di liberarti delle lusinghe, che hai smascherato come false, le belle parole si trasformano in brutte, e se anche di quelle ti liberi, i giochi di parole ti rincorrono cercando nuovamente di asfissiarti.

    Amo le parole quando sono sincere, amo le belle parole quando esprimono un pensiero vero, amo i giochi di parole quando sono segno di intelligenza e, per l’appunto, di giocosità.

    L’esercizio oratorio non mi impressiona, anzi mi annoia, il ribaltamento delle parole non mi mette in difficoltà e non m’incanta, anzi m’infastidisce.

    Che c’entra questo con la complicità? Niente, è il suo esatto opposto. Scusami lo sfogo, però può anche essere che abbia animato la discussione…

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  9. “Legata con briglie di seta ad un intento comune”
    La complicità viene proprio da “un intento comune”, dal “guardare nella stessa direzione” e, guarda caso, sono proprio le briglie ad indicare al cavallo la giusta direzione; credo che non avresti potuto trovare espressione migliore, Elle!
    Davvero bizzarra l’idea che la complicità non leghi: lega, eccome! Nel misfatto, nell’amicizia, nell’amore, nella semplice intesa, nel desiderio d’incontrarsi, di ritrovarsi, nella capacità di capire i pensieri e i progetti dell’altro prima ancora che li abbia espressi, nell’ andare incontro ai suoi desideri ed alle sue esigenze senza che ci sia stato bisogno di chiedere nulla; ed è un legame, tanto più stretto quanto più intangibile, più forte dei nastri, dei lacci, delle catene, della carta bollata, del giuramento; perchè non ha bisogno di materia, di intermediari, di giudici, di ministri, di parole; perchè semplicemente è, e questo basta.

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  10. Complicità… istanti in cui siamo sintonizzati sulle stesse frequenze e trasmettiamo la stessa musica.
    Complicità… in quei momenti in cui si ha fiducia e umile desiderio di conoscere chi ci sta vicino, amante, amico o “sconosciuto” che sia.
    Perchè a volte complicità è anche non saperlo…
    Ciao

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  11. La complicità non ha bisogno di vestirsi di belle parole, anzi spesso è nuda, senza orpelli ed accessori inutili.

    Perché la complicità è e si nutre da se, dell’essenza di quell’intento comune quand’anche taciuto.

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  12. coinvolgimenti che dovrebbero essere sempre vivi, anche col passare degli anni
    non importa l’età, importa quello che ogniuno di noi riesce a trasmettere a chi gli stà vicino
    dopo tanti anni è vero basta uno sguardo per capire quelle parole che non vengono dette
    in questi ultimi anni però mi fan molto pensare i brutti fatti che accadono
    a volte pensiamo di conoscere completamente quella persona che da anni ci vive accanto
    una bella mattina però al risveglio scopriamo che qualcosa è rimasto celato per tanto tempo
    e quel qualcosa ci fa solo un gran male…

    ps. sono d’accordo sulla foto 🙂 perchè penso che la colazione consumata in due nel calore della casa sia uno dei più bei momenti della vita di coppia…

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  13. Arthurino carissimo,
    sai quando nel mio blog hai scritto che le mie parole ti avevano illuminato sono stata contenta. Poi, mi sono chiesta: ma quali in particolare lo avranno ispirato? e allora sono venuta a leggere il tuo post.
    Ancora adesso mi chiedo quali delle mie parole ti abbiamo ispirato, e sai perchè? Perchè in tutti i miei scritti, tutto c’è tranne questo. O forse proprio quando sembri di intravederla c’è un profondo fuggire. Si, fuggo davanti a rapporti troppo serrati, davanti a parole troppo grandi, davanti a cio’ che mi fa paura.
    Trovare una persona con cui instaurare un rapporto magico e speciale è sogno di tutti. Poi xo’ ci sono esseri come me che sembra si divertano ad inseguire cio’ che non esiste e poi, quando invece potrebbero aver trovato qualcosa di grane, fuggono lontani, in un mondo irraggiungibile ai molti.
    Ti abbraccio Arthurino e ti aspetto tra i mie pensieri.

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  14. Beh, vedo con enorme piacere che quelle briochine fanno gola un po’ a tutte e, in effetti, devo dire che, metafora nella metafora, mentre le fotografavo avevo talmente l’acquolina in bocca che hanno trovato, dopo, nella “complicità”, terreno fertile per una giusta consumazione… (… )

    Al di là di queste quisquiglie… vedo che “Complicità” fa parte di quell’universo che ognuno di noi vorrebbe condividere, prova ne è la testimonianza di ognuno di voi, però bisogna anche dire che non è una cosa facile da trovare, alle volte si vive una vita intera con una persona, ci si vuol bene, ma di questa complicità neanche l’ombra, spesso la convivenza diventa un’abitudine, la conoscenza un fatto scontato, ma nient’altro.

    Come invece alle volte capita di incontrare una persona con la quale ti sembra di condividere tutto, si è talmente complici che ogni altra cosa diventa inutile e… sarà un rapporto ideale? No, non credo, sono soltanto casi unici che, al di là di tutto, bisognerebbe coltivare come un bene prezioso.

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  15. E’ vero, mia cara Stellina, anche io ho colto questo tuo bisogno di fuggire, e negli ultimi tuoi post, quelle parole che diventavano versi, che si abbandonavano solo per trovare risposte che sembrava non ci fossero del tutto, mi sembrava si perdessero tra le pieghe di fogli pronti per essere archiviati.

    Se mi hai seguito in questi mesi, saprai che per me la condivisione tra due persone che si vogliono bene è un momento indispensabile e da questo nasce poi il mio bisogno di credere anche in quella complicità che lega indissolubilmente due persone, magari anche dopo un amore finito, magari soltanto dietro ad una profonda amicizia, tra un uomo ed una donna.

    Ecco cosa mi ha illuminato da te, da un lato questo tuo fuggire il rapporto e dall’altro, questo cercarlo con i pensieri, con gli abbracci, con l’abbandono delle parole o soltanto con la voglia di provarci.

    L’una e l’altra cosa sta nella complicità e… se non sei ancora pronta, niente di male, devi soltanto trovare la persona giusta e soprattutto, la voglia dentro di te, che è poi l’elemento basilare.

    Ti abbraccio e… torna a trovarmi, sarà l’occasione per discuterne ancora.

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  16. laura

    Complicità, svegliarsi la mattina, allungare un braccio e sentire l’altro che ti viene vicino, ridere come matti di cose che non si sa perché, riuscire a stare in silenzio senza bisogno di chiederne motivo, riuscire a guardarsi sapendo cosa pensa l’altro… e forse potrei continuare all’infinito, anche se complicità è una sensazione così impalpabile che è difficile da spiegare.

    Bella Arthur la metafora del gioco a nascondino, e poi lei che dice “solo se mi prometti che fai di tutto per trovarmi…” è fantastico, quelle parole, tutte al femminile, da sole sono complicità.

    Come vedi sono tornata a trovarti, a presto e ciao.

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  17. Arthur, quasi quasi mi diventi come il Petrarca…
    credo che ci siano due diversi tipi di complicità. Quando si è innamorati basta una sguardo per capirsi. Quando non si è più innamorati ma si vive quella sorta di amore/affetto/legame/consuetudine/abitudine/altro, se si è fortunati anche lo sguardo è superfluo. Ci si capisce ancora prima di pensare.

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  18. Petrarca?!?
    Leggendo il seguito del commento in cui Pan fa riferimento ai silenzi complici, mi viene da pensare che forse citando Petrarca, voleva ricordare quell’opera (di cui non ricordo il nome) in cui Petrarca dialoga con S.Agostino ed una misteriosa donna, che però resta sempre in silenzio, a rappresentare la verità…non so…mia libera interpretazione/divagazione 🙂
    …Pan, ma che volevi dì? Illuminaci!

    Comunque, al di là di questo, ti dico che anche a me piace il silenzio cercato, condiviso.
    Spesso le sfumature più belle stanno proprio in quelle cose non dette, in quel che non è stato necessario dire, perchè sarebbe stato superfluo.

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  19. uh! Volevo solo dire che alcuni passaggi, tipo questo: “Sorrido all’idea di correre nel giardino sapendo che lei è lì tra gli alberi, tra rovi e arbusti incolti, lì in un angolo accucciata che mi aspetta in silenzio, che aspetta di sentire la mia voce o soltanto il rumore dei miei passi,….”

    mi hanno ricordato certi suoi sonetti…

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  20. Arthurino,

    ho letto da me che mi avevi risposto e sono corsa subito qui, scritto di getto e poi, si è cancellato tutto. Vabbè, vuol dire che era destino che riflettessi ancora.

    Il mio blog è nato per capire chi sono, leggendomi dentro e confrontantdomi con gli altri. E certamente torno per confrontarmi ancora con te. Fuggo dalla routine, fuggo dalla normalità, fuggo dai fantasmi, fuggo dall’amore. Ma perchè fuggo? Perchè ho paura: paura di soffrire ancora, paura di lasciarmi andare e prendere una serie di martellate in testa. Al contempo vorrei un amore, grande, grandissimo vicino.

    Si, Arthur, hai ragione: nei miei ultimi post, ricerca e fuga.

    Uno dei miei fantasmi mi ha scritto oggi che non condivide la mia scelta di stare da sola. Ma se ci si ferma a riflettere: è più sola una persona single o una persona che sta con un fantasma o pensa a lui???

    Non voglio fantasmi nella mia vita. Non voglio nuovi amori per ora, perchè questa paura mi paralizza la mente e il cuore.

    Si Arhurino, certo che ti ho seguito, come tu hai seguito me. Condividere spazio, tempo, sorrisi e lacrime. E’ proprio la condivisione che manca in una storia con fanstsmi. E’ proprio questo condividere che mi spaventa.

    Ti aspetto tra i miei pensieri.

    Un abbraccio vero Monica…disastrino come non mai….

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  21. beh, insomma, questo novello Petrarca non è male davvero.

    la complicità è essenziale, altrimenti come farei a farlo rilassare fino a distrarlo e rubargli le brioschine, che hanno fatto gola a tanti lettori (forse più lettrici) del post? 😉

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  22. Che bello questo post! Ti trovo spesso da Ema e sono venuta a curiosare. Ho anche provato a chiamarla ma oggi non mi ha risposto…volevo farle l’impocca al lupo: domani esce! Che belezza..Beh ora ti auguro una buona settimana! ciao! fra

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  23. Ciao Francesca e benvenuta. Ho sentito stamattina Piccola Ema al telefono, abbiamo parlato e riso tanto, come tutte le volte che ci sentiamo.

    L’ho lasciata augurandole di spiccare finalmente il volo domani e il suo abbraccio lo sento ancora adesso.
    Grazie per i complimenti e mi raccomando, vieni ancora a trovarmi, le amiche di Piccola Ema sono anche amiche mie.
    Ciao!

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  24. No! Non accetto bacchettate sulle mani. Avevo letto questo pezzo, non fosse altro perchè era nella top ten. Ricordavo perfettamente la foto delle brioche e addirittura quasi tutti i commenti. Ho evidentemente avuto un vuoto momentaneo di memoria, ho dimenticato un titolo, un soggetto e di aver giocato anche io a nascondino… 😳
    Ti prego arthur, non mandarmi a posto con un insufficienza…fammi un’altra domanda, so tutto!!!

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  25. @ Solindue: ma no, dai, tu hai dieci magna cum laude su tutto e comunque, ti faccio lo stesso la domanda di riserva: in quale via di Firenze c’è un piccolo botteghino dove si mangiano i famosi crostini con i fegatelli e si beve un buon bicchiere di chianti? 🙂

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