Come eravamo…

Come eravamo…

L’altra sera in una trasmissione su Rai1 c’erano alcuni ragazzini che cantavano delle canzoni e a sentirli, bravissimi, mi chiedevo cosa sarebbe stato di loro da grandi. E allora, mi è venuta in mente la mia storia, anzi devo dire l’intrecciarsi di storie che in qualche modo hanno caratterizzato la mia vita, i desideri, i sogni, le aspettative, magari anche soltanto abbozzate.

Ricordo che da piccolo mio nonno voleva che facessi il cantante, e infatti, organizzava le occasioni perché potessi dimostrare la mia bravura. Persino con il mago Zurlì allo Zecchino d’Oro ho cantato, d’altronde, come poteva essere diversamente, visto che in famiglia eravamo tutti un po’ canterini; mia nonna con una bella voce da soprano, mio zio un tenore, serate durante le feste passate con mia madre al pianoforte e mio padre a cantare con i miei zii e con gli amici. In effetti, mi capita tuttora di farlo con gli amici accompagnandomi con la chitarra, cantando canzoni, passando serate, ma tutto son diventato tranne che cantante.

Che altro avrei voluto fare, boh, non mi ricordo in effetti, so che fin da piccolo giocavo con i colori, tant’è che i miei genitori a un certo punto tornando da un viaggio, mi regalarono una bellissima scatola di colori a olio tutta di legno che ho tuttora ed io a imbrattare tele su tele. Beh, avrei potuto fare il pittore, e mi ci vedevo anche chiuso in una soffitta con grandi vetrate, una sigaretta dopo l’altra, la barba lunga, la faccia scavata dalla sofferenza, e in effetti, ho anche passato un momento della mia vita a dipingere come un matto, la mia casa è piena di quadri, di disegni, di opere incompiute, ma tutto son diventato tranne che pittore.

Un’altra cosa che mi piaceva fare, era mettermi seduto nella mia poltrona preferita a occhi chiusi e immaginare di scrivere delle storie. Personaggi, intrecci complicati, persino dialoghi, tutto scorreva nella mia mente come in un film, dove ero sceneggiatore, regista e interprete, ma tutto son diventato tranne che scrittore.

E poi, e poi mi piaceva sognare ad occhi aperti, ma qualcuno mi aveva detto che sognare non si poteva fare come lavoro, ma io niente, continuavo a farlo incurante di ciò che gli altri mi dicevano. In effetti, tutto son diventato nel frattempo, e intanto, non ho mai smesso di sognare.

E voi, voi come eravate?

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42 pensieri su “Come eravamo…

  1. A casa nostra la musica non aveva molto spazio, e infatti ho sempre pensato, e penso ancora, di stare nella famiglia sbagliata.

    Poco distante da noi, ma più che mai vicina col cuore, la mia zia pianista, col marito violinista, una casa piena di musica…

    Com’ero io? Decisamente poetessa, la mia prima poesia l’ho scritta a sei anni, e mi pare sia stata pubblicata su un giornalino, forse Topolino.

    E poi volevo insegnare, e anche questo desiderio tutto sommato si è realizzato, anche se non in forma strettamente istituzionale.

    E comunque, caro Arthur, non credo che sognare non si possa fare come lavoro: ci sono inventori, scrittori di fantascienza, pittori e poeti, forse persino qualche politico, missionari, medici senza frontiere.

    *** tutte schiere di persone che sognano per lavoro, e lavorano per rendere i sogni reali ***

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  2. Se è per questo, pure io al lavoro mi faccio certi sonni…

    Scherzi a parte, ma lo sai che io ero “Tremendisia” anche da bambina? Lo sai che se qualcuno passava con un cane mia madre era costretta a dire “Signore, per favore, scansi il cane, altrimenti la mia bimba glielo morde!”.

    Una volta mia madre mi mandò all’asilo con un mazzo di fiori per la maestra, che io consegnai con tanto orgoglio. Poi però la maestra mi fece arrabbiare e io, bambina di tre anni, andai là con le manine sui fianchi e le feci “E io i fiori me li riporto a casa!”

    Quando si dice “Tremendisi ci si nasce… ” 🙂

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  3. Davvero carino, Arthur, quel bimbo della foto un po’ imbarazzato per l’obiettivo che lo riprendeva!

    Anch’io cantavo e a casa, tolleranti, me lo lasciavano fare; finché un giorno, avevo più o meno tre anni, qualcuno mi disse: “Tesoro, sei più stonata di una campana!” Chiesi allora a mia madre il significato di quella espressione e lei, dopo essersi fatta spiegare chi avesse osato parlarmi a quel modo, mi disse: “Che canti bene, figlia mia, continua pure a cantare!”. Ed io da allora non ho più smesso.
    Ricordo che da piccoli giocavamo in cortile, sotto la tutela della portinaia e l’occhio vigile di mia madre che si affacciava in continuazione per controllarci, cosa che oggi sarebbe impossibile, visto che i portieri non ci sono più 😥 e, laddove ci fossero, sarebbero capaci di una massiccia rivendicazione sindacale, se gli inquilini s’azzardassero a fargli fare l’extra come baby sitter.
    Nel tempo libero trascorso a casa mia madre ci faceva fare di tutto pur di tenerci impegnati; così tra i nostri svaghi erano contemplati, oltre alla lettura, i lavori femminili, ricamo, maglia, uncinetto, la confezione dei vestitini per le bambole, le acconciature per queste ultime, che diventavano orribili coi nostri tagli di capelli, mentre io (a proposito di sogni irrealizzabili), dopo aver fatto il danno, continuavo a sperare che i capelli delle bambole prima o poi sarebbero ricresciuti. 😆
    Da piccoli non ci era permesso cucinare (la prevenzione degli infortuni era il chiodo fisso di mia madre, che ci teneva rigorosamente lontani da forni e fornelli); così, col tempo, mia sorella ed io avevamo preso ad occuparci delle preparazioni fredde, pasticci vari che tornavano comunque utili quando avevamo ospiti o c’era da preparare il buffet per le feste.
    Quanto al taglio e cucito, oltre a confezioni più o meno estemporanee, avevo cominciato a disegnare su un quadernino figurini di modelli che avrei voluto indossare “da grande”; tra questi primeggiava il mio futuro abito da sposa, una cosa semplice semplice, davvero sobria 😉 : crinolina alla Rosella O’Hara, ampia scollatura a barchetta, diadema di brillanti, collier in pendant.
    La mamma, nel dissuadermi da queste idee così pretenziose, mi faceva notare che la sposa non dovrebbe mai essere troppo vistosa, né scollata, o portare gioie, almeno in chiesa; ed ecco pronta la soluzione: in chiesa avrei nascosto tutto (udite udite!) sotto un mantello di ermellino con un ampio cappuccio, tutto bianco, senza le code scure e avrei messo il diadema solo in un secondo tempo, per il ricevimento.
    Naturalmente, da sposata avrei avuto frotte di collaboratori, una servitù al gran completo, primo fra tutti, l’autista personale. Il fatto comico è che, molti anni dopo, un aspirante promesso sposo, nel tentativo di convincermi che l’insegnamento era per me la soluzione ideale, osò fare il calcolo di quanto avremmo risparmiato, se io avessi svolto una professione che mi permettesse di avere tanto tempo libero 🙄 da rinunciare a tutto quel personale!!!
    Beh, volete sapere come andò a finire? Niente principe azzurro, quindi neppure un misero tubino bianco, niente servitù, né autista… anzi, nonostante la patente europea, sbandierata con sussiego ogni volta che serva documentare l’identità, neppure l’autonomia alla guida!
    Ma, ahimè, non ho ancora perso il vizio di sognare; così, quando mi accorgo che in alcune cose il buonsenso tende a difettare, mi dico che probabilmente continuo ad aspettare che alle bambole ricrescano i capelli!!!

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  4. 🙂 E’ proprio vero che se conoscessimo a fondo le persone non potremmo fare a meno di amarle. Conoscere il bambino che siamo stati, che sono stati, ci farebbe capire tante cose…

    *** La mia voce? A volte c’è, altre no, ma io continuo caparbiamente a cantare… in macchina poi non vi dico! ***

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  5. Giovanna Amoroso

    Io ho iniziato a sognare quando sono diventata mamma…
    Prima lavoravo tutto il giorno, e non ne avevo tempo.

    Ho iniziato e scrivere, in piena depressione post parto, per evadere dalla realtà…

    All’inizio tutti mi criticavamo, mi dicevano che perdevo il mio tempo.
    Poi, dopo i primi successi, hanno cambiato idea…

    Ed ora che sono stata contattata dalla diretrice di un importante settimanale femminile della MONDADORI… che dire,

    I MIEI SOGNI STANNO DIVENTANDO REALTA’!!!

    Baci
    Giovanna

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  6. Complimenti, Giovanna, che bella notizia!
    La tua esperienza sembra la miglior risposta alla domanda di Marzullo. Si, i sogni aiutano a vivere meglio e, per quanto riguarda i capelli delle bambole… beh, almeno aiutano a non piangere sul latte versato! 😆

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  7. Cara Rosamaria, quel bimbo della foto sono io a due anni e se ti faccio vedere la foto intera, capisci perché ero un po’ imbronciato… la foto originale è la classica foto di famiglia come quelle che si facevano una volta, i genitori con tutti i figli e rispettivi consorti e rispettivi figli… probabilmente ero stufo di stare in posa e, infatti, ho la gamba destra che si muove nervosamente… 😉

    Comunque… che bella storia che hai raccontato! Bellissima la STORIA dell’abito da sposa e… i sogni, che gran bella cosa!

    L’unica cosa che non ho capito è: continui a cantare? No perché altrimenti organizziamo un incontro per quando mi riunisco al lago con i miei amici e ti accompagno con la chitarra… preferibilmente canzoni anni 60 e 70… 🙂

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  8. Giovanna… è fantastico!
    Stringo le dita e tifo con tutto il fiato in gola per te e comunque, facci sapere come è andata.
    Come vedi, i sogni, se ci si crede, si avverano sempre ed io, da sognatore impenitente quale sono, ci credo fortissimamente, anzi, dippiù, dippiù… (dippiù=di più)

    In bocca al lupo e… crepi!

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  9. Mia cara Diemme, è bellissima quella foto di com’eravamo… ricordi?
    Tra l’altro, l’ho riproposta in uno dei miei primi post “Pensieri Sparsi”…

    Però forse è meglio chiarire con chi non ci conosce.
    Quell’immagine è un fotomontaggio che ho realizzato per la copertina del “nostro” Angolo delle Chiacchiere n. 13.
    Ognuno mi ha mandato una sua foto da piccolo ed io, con tanta buona volontà, ironia e perché no, buontempo (quel poco che c’ho… ), ho realizzato questa foto di famiglia di noi cuccioli al mare…

    E’ stato un momento emozionante, soprattutto perché allora, nessuno di noi, o quasi, si era mai incontrato…

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  10. Ma certo che avevo capito che si trattava di te, Arthur! Quando avrò più tempo (e voglia), vi farò vedere la piccola romaguido tutta sorrisi e boccoli biondi (che tortura la domenica mattina restare immobile mentre la mamma li arricciava uno ad uno col ferro caldo!) o quella imbronciata nella carrozzina.
    Certo che continuo a cantare; non ho una gran voce, ma, come poi hanno avuto modo di spiegarmi (ed è vero), posso contare su un discreto orecchio. Non so se fareste un buon affare ad accettarmi nel vostro coro, ma di certo io mi divertirei un mondo!

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  11. Io volevo ricercare la prima in cui eravamo tutti… e in cui ancora non ti (con)dividevi.

    Però la lupara venne proprio bene…

    *** com’eravamo 😥 ***

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  12. sancla

    Paffutella, un po’ maschiaccio, studiosa (secchiona), sognatrice anch’io ed insofferente ai “perché lo dico io” di alcuni adulti.
    🙂

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  13. Dunque: cantavi, scrivevi e dipingevi.
    Allora ho una proposta.
    Che ne dici di scrivere canzoni, liriche comprese, cantarle, e dipingere pure la copertina del cd?
    Insomma, del talento non si butta via niente. Come del maiale (questa è cultura contadina).

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  14. Grazie Sancla per il pensiero e per la nomination per l’assegnazione del Premio Symbelmine, anche se parafrasando Spaziocorrente, penso che “i premi più belli rimangano quegli scambi di pensieri ed emozioni che diventano parte di noi.”

    Grazie ancora!

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  15. “Io la sera mi addormento e qualche volta sogno.
    Perchè so sognare.
    E mi sogno i sognatori che aspettano la primavera.
    O qualche altra primavera da aspettare ancora.”
    (Ivano Fossati) (…ma l’ha cantata anche la Mannoia e anche Mia Martini, credo…)

    Chè a volte, anzi, quasi mai, si diventa ciò che avevamo pensato poter essere…

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  16. Athurino caro,

    che bello questo post, sospeso tra realtà e fantasia, e che belli tutti questi commenti.

    Da bambina ero l’uragano che sono oggi, incasinata, canisista, sempre sorridente ed urlante, già iperagitata, mai ferma, ma sognatrice. E’ un binomio difficile da immaginare, ma ero così, e sono rimasta così.

    Sognavo di essere la donna che sono oggi, sognavo un mondo a colori, senza guerre, senza gente che soffre, sognavo di essere madre e di dipingere e decorare le camere dei miei bambini (ahimè questo è rimasto sogno)…

    …sognavo ad occhi aperti, seduta sulla poltrona della sala con le gambre tutte intrecciate, e poi mettevo su carta i miei pensieri assolati ma anche un po’ annebbiati. Ho conservato tutte quegli scritti, poesie, racconti, scritti da quando ero piccola a qualche anno fa. Tutto raccolto in una scatola e ogni tanto sul blog pubblico qcs in poesia di fanciulla.

    Gli anni sono volati, i capelli sono sempre lunghi e il viso sempre da ragazzina (beh le rughe non ci sono ancora e i capelli bianchi per fortuna tardano), corro e lotto contro il tempo che corre come quando ero piccola, ma non ho smesso di sognare, come non ho mai smesso di scrivere, di dipingere e di credere che il mondo di Alice esiste davvero…

    un bacio e un abbraccio a te caro amico e a tutti questi viandanti sognatori….

    a presto….Stella

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  17. Benvenuto nel mio blog, Paolo e visitando il tuo, ho scoperto che abbiamo delle amiche in comune…

    Per il sognare… beh, il fatto che ti trovi a sognare e che poi passa, niente di male, l’importante è che i sogni continuano a ritornare e nel farlo, magari saranno sempre più nuovi, diversi, sogni su sogni, sogni che nei sogni trovano nutrimento… sogni che nei sogni ci aiutano a vivere…

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  18. Mia cara Elle, è poi importante diventare ciò che avevamo pensato di essere?

    Non lo so, se devo essere sincero. Oggi, dopo varie esperienze, io stesso non saprei dire se ciò che sognavo si è avverato oppure no, ma solo perché nel frattempo, da quando sognavo di “essere”, sono cambiate molte cose, mille e ancora di più cose, nel bene e nel male, sono cresciuto e alcuni percorsi li ho corretti man mano che li realizzavo.

    Credo di essere stato un bambino che non aveva dei modelli particolari in cui credere, ma sogni tanti, e tanti ad occhi aperti… ecco, al di là del fatto che oggi faccio il lavoro che mi sono scelto di fare, in qualche modo il mio sogno di bambino si è avverato, ma solo perché sognavo di continuare a sognare e questo mi ha aiutato a vedere il mondo con un po’ più di ottimismo e con il sorriso sulle labbra; ciò non toglie che magari farei piazza pulita di tanta immondizia!!!

    Insomma, ciò che voglio dire è che anche tu, se sogni i sognatori che aspettano la primavera, forse qualche desiderio che avevi da piccola lo hai realizzato, per il resto, chissà, non dire mai mai, la vita alle volte riserva anche delle belle sorprese, basta soltanto crederci.

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  19. Stellina carissima, vuoi forse dirmi che già allora eri un disastrino?

    Mannaggia di una mannaggissima!!!

    Hai fatto bene a conservare tutti i tuoi scritti, perché sono dei pezzetti di vita che serve ogni tanto ricordare, magari con un po’ di tenerezza, pensando all’epoca e all’età.

    Per il resto, anche per te vale ciò che ho detto a Elle, sei giovane e prima o poi, gli altri tuoi sogni si avvereranno, ne sono certo.

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  20. abbiamo qualcosa in comune
    da piccola ho cantato tantissimo, ovunque
    a scuola mi acchiappavano sempre, in ogni occasione
    ricordo le tante messe cantate in latino con il coro della chiesa
    le scampagnate con i ragazzi dell’oratorio e tante corse in bici sempre e solo cantando
    si ma che fatica….
    e la chitarra…è ancora li, appesa come una reliquia quella chitarra classica regalatami dal papà
    poi che volevo fare?
    ricordo che disegnavo tantissimo, che confezionavo tantissimi vestitini per la mia barbie
    ed è quello che poi ho studiato
    ma non ho fatto…
    la grafica mi ha trascinata su una strada simile, c’è sempre quel piacere di creare
    o mamma Arthur mi fai lacrimare stamattina 😦
    col sole ti lascio il buongiorno.

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  21. Maddai, Irish, che oggi c’è il sole e tutto appare ancora più luminoso!

    A quanto pare, abbiamo molte cose in comune, il canto, la chitarra (che però non ho smesso di suonare, anzi, visto che suonicchio anche il pianoforte, è alle volte la mia valvola di sfogo, oltre che un momento di aggregazione con gli amici… ), il disegno, e quest’ultimo a quanto pare ha “condizionato” il nostro futuro…

    E quindi… anch’io, anche se in ritardo, con il sole ti lascio il buongiorno… 😉

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  22. Oddio, dov’è Fernando? Ho letto troppo, forse un po’ troppo rapidamente, ma non l’ho trovato…

    CHI E’ FERNANDO??? E soprattutto: DOV’E’ FERNANDO???

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  23. api

    non ne so nulla…deposito pungiglione ed alucce, artur, un attimino, il tempo di fare una lunga, lunga passeggiata sulla spiaggia, di sera. ciao.
    nel mentre cerca fernando, così puoi anche dirci chi è, giusto per far informazione! ciao!

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  24. Mi chiedo chi è Fernando,
    nell’acqua camminando.

    Forse è l’uomo che sogno,
    o forse un caro amico,
    forse io mi vergogno,
    per questo non lo dico?

    La brezza profumata,
    da cui sono inebriata,
    fa volare i pensieri,
    sorgere i desideri:

    ditemi, chi è Fernando?
    Qualcuno me l’ha chiesto,
    lo cerco domandando:
    il fato farà il resto?

    Sai che ho sbagliato post,
    credevo di stare al mare,
    mi sono un poco “lost”,
    che cosa ci vuoi fare?

    *** dm che giura di non aver bevuto neanche un cicchetto ***

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  25. Cara Diemme, al di là del fatto che ancora non abbiamo capito chi è Fernando, vedo che la tua vena poetica è sempre al massimo… 😉

    @ Api: mannaggia a te, ma chi è ‘sto Fernando? Mi sa che questo diventerà il tormentone dell’estate… 😆

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  26. Fernando De Libertinis fu Gastone

    Buongiorno, sono Fernando,
    e non son certo al vostro comando.
    Inutile quindi che voi mi chiamiate,
    vi ignoro del tutto, chiunque voi siate.

    Io sono figlio del noto Gastone,
    e sono conte, arciduca e barone.
    Signora Api, io lessi i suoi scritti,
    e i suoi personaggi son sì ben descritti,

    ma lei capisce, io sono Fernando,
    non sugli scritti mi vo soffermando:
    De Libertinis, lo sa, è il mio cognome,
    e certo lo sono di fatto e di nome.

    Io gioco a biliardo, e poiché son gagliardo
    si vinco un miliardo ci faccio il maliardo:
    ma non vi illudiate, Diemme e tu, Api,
    che io per voi due possa essere “Papi”.

    Bonne nuit, mes amis, or da voi mi congedo,
    che viver di notte è il solo mio credo,
    e per celebrare il mio nobile padre
    guardate con me le sue mosse leggiadre:

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  27. api

    ma allora mi si punzecchia! sono disarmata, il pungiglione l’ho svitato,,,artur, ma tu non sei a la mer? ti ho lasciato una cosa di là…

    adieu, api.

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