Inszomma, inszomma…

Inszomma, inszomma… evvabè, iniziare una “conversazione ” dicendo inszomma, inszomma, non sta poi tanto bene ma visto e considerato che fa caldo, che il tempo delle vacanze è ancora lontano, che il prossimo post tarda ad arrivare, mi sa che devo prendere in mano la situazione e raccontare qualcosa così giusto per ingannare l’attesa… (nel frattempo, i puristi della lingua Italiana mi scuseranno…)

Che poi, parlando del più e del meno, chissà perché mi vengono in mente un sacco di cose da dire, per esempio che a Trastevere si mangia bene e volendo si spende anche di meno, che non bisogna dire al fruttivendolo quanto è buono il formaggio con le pere, altrimenti ti vende l’uno e l’altro facendo così un bel pastrocchio, che la notte di San Lorenzo se uno ha voglia di esprimere un desiderio deve farlo con accanto un ettolitro di birra scura di puro malto, distillata in botti di rovere invecchiate nelle cantine di Roveredo, che a nonna Giuliana gli mancano tre denti davanti e due dietro e si accettano offerte per comprarle i para spruzzi, che Fontana la prima volta che tagliò una sua tela lo fece per puro caso, perché voleva distruggere un’opera venuta male e con una rasoiata, si accorse che l’opera funzionava meglio, che se si mette il formaggio grattugiato sopra la pasta con le sarde, si rischia di passare per poco di buono, che la sera, come anche al mattino, è meglio mettersi un golfino, perché l’aria è, come dire, un po’ freddina, che gira e rigira, mescola e rimescola la solfa è sempre la stessa, che più leggo i giornali, le cronache rosa, gialle e nere e più mi viene voglia di fare un bel falò, che le corna fanno tanto male, ma solo a chi se le ritrova sulla testa improvvisamente dalla sera alla mattina, che a Filicudi c’è un mare limpido, un cielo così terso e un silenzio così intenso da fare invidia a una trasmissione di Maria de Filippi, che mi sono stufato di sentire parlare i nostri politici, perché ogni volta che lo fanno, mi sembra di essere (io) sempre più deficiente, che magari si perde un sacco di tempo dietro alle cose da fare e non ci si rende conto che a far niente si suda di meno, che sarebbe bello andare in Toscana…

bellissima la Toscana… L’ho “vissuta” tanto tempo fa, quando c’era ancora il dolce far niente, l’essere spensierati e si era solo alla ricerca di cose inutili ma, che ti facevano star bene dentro… Firenze…studiavo, cazzeggiavo, facevo finta di essere impegnato, tra barriere e bicchieri di chianti, tra sogni ad occhi aperti e realtà inaspettate… E poi, le colline del Chianti, i fegatelli e il prosciutto tagliato con il coltello ed ancora tanti, forse troppi brindisi, sempre alla salute di qualcuno… Quante volte a Montepulciano (avevo ottime referenze…una fidanzata doc), e poi il pansanto, la bruschetta con il pane abbruscato a fuoco vivo, con l’olio nuovo ed uno spicchio d’aglio strusciato sopra, i pici al sugo di carne e ovviamente conditi con un bicchiere di vino “Nobile di Montepulciano”…

…che stretta è la via, lunga è la fune, dite pure la vostra che ormai ho quasi detto la mia… 😉

 Inszomma, inszomma… evvabè, finire una “conversazione” dicendo inszomma, inszomma, non sta poi tanto bene ma visto e considerato che fa caldo, che il tempo delle vacanze è ancora lontano, che il prossimo post tarda ad arrivare, mi sa che devo prendere in mano la situazione e raccontare qualcosa così giusto per ingannare l’attesa… oh mannaggia, mi sa che l’ho già fatto, mannaggia, fa caldo e allora…

Svegliarsi…

Brilla una luce negli occhi, come di un pensiero fuggitivo che attraversa la mente senza voglia di conferme, le labbra si socchiudono come per dare un bacio e alla fioca luce di una finestra appena socchiusa, il suono di un clic dice che finalmente l’emozione ha trovato il suo rifugio.

E poi, un susseguirsi di frenesie che, tra attimi rubati, s’incastrano, fino a diventare lucide follie vissute ad occhi aperti, tra spazi circoscritti in un immaginario sempre più lontano; fulgida visione di un intreccio di mani e di corpi che si fondono e, senza volerlo, dopo tanto lottare, finalmente è l’abbandono.

Svegliarsi al mattino e tra i vapori fumosi di una doccia, disegnare con il dito su di uno specchio, la curva di una strada che mentre sale, lascia intravedere una lunga discesa che porta al mare.

E gocce di rugiada si staccano una dopo l’altra e nel rigagnolo appena nato, cercano la via per rompere gli indugi, a ritrovarsi ancora insieme verso qualcosa che le porti lontane; il calore di un abbraccio che le asciuga come fossero panni stesi al sole.

Svegliarsi e accorgersi di un nuovo giorno ritrovato.

” La ricerca della Felicità “

Ieri sera ho visto un bel film di Gabriele Muccino, “La ricerca della Felicità”, dove il protagonista, Chris, vive insieme al suo bambino tutta una serie di disavventure.Indossando sempre il suo abito migliore, Chris, con l’orgoglio di chi non può e non vuole mollare, cerca di sopravvivere dormendo nei ricoveri per i senza tetto o nei bagni della metropolitana.

Alla fine, riuscirà a trovare la sua tanto desiderata felicità.

Un film alla rincorsa del sogno materialistico americano, ma che offre diversi spunti per una riflessione.

La ricerca della felicità. Vivere un giorno dopo l’altro alla ricerca della felicità potrebbe voler dire che non è poi tanto facile trovarla, si rincorre e magari dopo averla trovata, ecco che scappa di nuovo, per una disavventura, un dispiacere improvviso.

Ma cosa è poi la felicità? Immagino che se dovessi chiederlo ad ognuno di voi, le risposte sarebbero una diversa dall’altra, e questo vuol dire che in assoluto non esiste una felicità uguale per tutti?

Bella domanda; personalmente ho l’impressione che spesso siamo noi stessi a negarcela, magari inconsciamente e non per una sorte avversa. Rincorriamo a volte talmente tanti desideri (che non hanno niente a che vedere con i sogni… ) che poi alla fine non sappiamo più quale è quello che ci fa stare bene veramente e allora si vive una vita fatta di scontento, perché tutto ciò che si ha non è mai abbastanza.

E’ un po’ come vivere sempre con i paraocchi, perché raggiunto un obiettivo, se ne rincorre un altro, senza aver avuto il tempo di godere quel poco o tanto che si è ottenuto, una rincorsa che inevitabilmente ci porta ad aumentare le nostre aspettative e questa benedetta “felicità” si rischia di non raggiungerla mai.

Nel film la felicità s’identifica con il benessere economico, che poi era stato la causa della separazione tra Chris e sua moglie che, nel film, non ha certo un ruolo edificante, perché sempre scontenta e isterica, pur supportata da validi motivi e qui probabilmente si evidenzia la concezione che Muccino ha delle donne.

Per quanto mi riguarda, non so esattamente se io sia felice oppure no, ma so senz’altro di essere sereno con me stesso e soprattutto con gli altri, non rincorro l’impossibile e neanche ritengo che sia indispensabile farlo, con cura coltivo i miei affetti, perché credo siano l’unica mia vera risorsa.

Sto bene con me stesso e penso che riuscirei a star bene anche su di un’isola deserta, anche se un po’ di compagnia devo ammettere che non ci sta per niente male.

Bene, forse mi accontento di poco e se questa è felicità, beh, devo dire che io sono felice.

E voi?

Braciolette di Pesce Spada al forno.

Bene, visto che si è parlato di mare, voglio proporvi un piatto tipico Messinese, la mia città d’origine, “ Le Braciolette di Pesca Spada al forno”.

 Il Pesce Spada, ha rappresentato nelle acque tra Scilla e Cariddi, una sfida dell’uomo per la sopravvivenza, e la sua pesca nei tempi passati, veniva fatta con delle piccole barche a otto remi, Le Feluche, che oggi sono state soppiantate da potentissime barche a motore con un albero altissimo, dove in cima ci sta l’uomo che con le sue urla, avvisa che il pesce spada, il re dello stretto di Messina, è stato avvistato e una lunga passerella per consentire al fiocinatore il tiro sul mitico pesce da una posizione quasi perpendicolare.

 E’ questo un piatto semplicissimo e di facile preparazione, ma che non ha niente da invidiare ai piatti più elaborati e complessi.

Ingredienti:

  •  pesce spada tagliato a fettine sottili (leggermente più grosse del carpaccio…) kg. 1
  • pangrattato circa 200 gr
  • capperi gr. 50
  • un mazzetto di prezzemolo
  • formaggio pecorino grattugiato
  • foglie di alloro seccate
  • olive verdi snocciolate
  • olio, sale e pepe quanto basta.

Preparazione:

condire il pangrattato con i capperi, le olive e il prezzemolo, il tutto tritato finemente, il formaggio pecorino grattugiato, un po’ di olio, sale e pepe, in modo tale che l’impasto risulti ben amalgamato e leggermente appena “unto”.

Lavare le fettine di spada, togliere l’eventuale pelle inutile, metterle su di un tagliere e versare in ciascuna di esse un cucchiaio raso di pangrattato (composto ottenuto… )

Arrotolare le fettine su se stesse, come fossero degli involtini ed infilarle in uno spiedino, alternando con delle foglie di alloro secche.

Riporre gli spiedini in una teglia da forno, spennellare con un po’ di olio e porre nel forno ben caldo preventivamente portato a 200 gradi e fare cuocere per circa 8/10 minuti (attenzione alla cottura… )

Servire ben  calde versandovi sopra “u sammurigghiu” (il sammoriglio… ) e con un contorno a piacere.

U Sammurigghiu…

E’ un’antica salsetta che in Sicilia viene usata per accompagnare grigliate di pesce e di carne.

Il limone deve essere emulsionato con l’olio, il prezzemolo, l’aglio e l’origano fresco. E’ un ottimo condimento, semplice da fare… insomma, un successo sicuro. Esiste anche la variante senza origano, più delicata come sapore.

Ingredienti:

  •  2 limoni
  •  2 spicchi d’aglio
  • un ciuffo di prezzemolo
  • ½ cucchiaio di origano fresco
  • un bicchiere di olio extravergine d’oliva
  • un bicchiere d’acqua tiepida

Preparazione:

Spremere i limoni e filtrare il succo. Lavare il prezzemolo e tritarlo finemente assieme all’aglio pelato, metterli dentro ad una scodella con l’olio e all’origano.

Fare scaldare leggermente un bicchiere d’acqua e incorporarla lentamente all’olio mescolando continuamente con una forchetta, unire il succo di limone poco per volta proseguendo a mescolare.

Alla fine la salsa deve risultare ben emulsionata e allora sarà pronta all’uso

Buon appetito!

Il mare.

… beh, sapete com’è, io la mattina mi sveglio presto, purtroppo, perchè dormo poco, forse perché non ho il sonno del giusto, come dicono certe sagge dicerie popolane. Evvabè, stavo dicendo, mi sveglio presto e allora apro la portafinestra, m’affaccio sul terrazzo e… ragazzi che giornata, il cielo è talmente limpido che quasi viene voglia di toccarlo, e poi lo spettacolo sotto di me, quel magnifico golfo con le barchette che si riflettono dentro nell’acqua, tutto in silenzio e il mare immobile che sembra una tavola, quasi volesse vedere se mi fermo a guardarlo, o forse è lì che m’aspetta, boh, non saprei.

Il mare…

Ho appena fatto tre giorni di mare e lo sento ancora tutto dentro nelle ossa; non lo so esattamente perché lo ami così tanto, anche a pensarci bene non riesco a trovare una risposta che in qualche modo mi chiarisca le idee, ma al di là del fatto che probabilmente la spiegazione più ovvia è che sono nato in una città di mare, per il resto è come una droga, una specie di sensazione inspiegabile che mi possiede tutte le volte che lo guardo e la provo a volte quando dall’autostrada, scendendo verso il mare, lo intravedo e allora mi viene spontaneo fare un sospiro di sollievo, come di un’attesa che per troppo tempo è rimasta lì ad aspettare.

E poi al mattino presto è un incanto, le spiagge vuote, deserte, il sole che si è appena alzato, ancora tiepido, la schiuma delle onde sulla battigia, l’occhio che si perde nell’orizzonte limpido, netto come la linea di una matita più volte ripassata e poi, camminare sulla spiaggia e non pensare a niente, qualche barchetta con il pescatore che tira su le reti e un silenzio che alle volte quasi non si riconosce e poi, al tramonto…

Il mare!

E’ verdeazzurro il mare.

E’ verdeazzurro il mare, fiotta l’onda
e sull’arenile
dilaga morbida schiuma.
Soffia da ponente un venticello,
le chiome sciolte ad una fanciulla bruna
mentre che ella sta con gli occhi chiusi
e al sogno inclina.
Più lontano, la carraia si perde
nella foschia, pare
un battello alla deriva,
dissipa il tempo,
come chi del suo tempo mal si cura.
E il sole brilla sul mare
e sulle sponde, sui passi montani
e sui declivi; nei sentieri frana
ove digrada l’ulivo
che sulle fratte domina sovrano.
Ora mi siedo sopra quel muretto
ad ascoltare un merlo
che, nel fogliame, spensierato trilla:
delirio al cor mi adduce, mentre attendo
di vedere un bel tramonto
ad inebriarmi ancora a quell’incanto.

Santi.

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