La panchina…

© arthur
© arthur

Eh va bene, direte voi, i tempi sono cambiati, una volta certe cose era difficile vederle per strada, invece oggi è quasi una regola.

Domenica, così per ingannare l’attesa di una serata che tardava a venire, sono andato sulla passeggiata a mare a fare due vasche (hihihihiiiiiii… beh, oggi si dice così e tra l’altro ci sta anche bene visto l’argomento 😉 ), mentre andavo su e giù con fare disinvolto e sempre con l’occhio rivolto verso il mare (che meraviglia il mare di sera! ), vedo lontano su di una panchina una coppia di ragazzini e quasi di fronte, una coppia di anziani. Evvabè, niente di male direte, ma c’era qualcosa, e allora ho accelerato il passo, mi sono avvicinato e senza dare troppo nell’occhio mi sono seduto su di un’altra panchina facendo finta di leggere il giornale che qualcuno aveva dimenticato lì.

Insomma, direte voi, non si fanno queste cose e in effetti sarei anche d’accordo, ma come ho già detto prima, m’incuriosivano, li ho guardati attentamente, i due ragazzi, più che seduti erano abbracciati, abbarbicati l’uno all’altro, lei poggiava le gambe sopra quelle di lui, e con la faccia letteralmente appiccicata, si baciavano appassionatamente, incuranti di tutto quello che succedeva intorno.

Dall’altra parte i due vecchietti erano seduti composti, mano nella mano, lui aveva gli occhiali scuri e con la bocca semiaperta rideva alle parole di lei, che ogni tanto si fermava, lo guardava amorevolmente, s’accostava, e gli dava un bacio sulla guancia. Lui girava appena la testa, la scuoteva e dopo ricominciava a sorridere.

(… )

Beh, l’impressione che ho avuto era che nello spazio di una panchina e di un viottolo asfaltato, sembrava di vedere due ragazzi che allo stesso tempo erano diventati grandi e che malgrado tutto, riuscivano ad amarsi alla stessa maniera. Sì, come due epoche contrapposte ma ugualmente simili nelle emozioni, nello slancio, nella voglia di far sentire all’altro d’esserci e nella seconda coppia, quella dei due vecchietti, d’esserci sempre e comunque. Che tenerezza, che voglia di fermarli e dire loro di guardarsi.

Evvabè, oggi è andata così, domani chissà e nel frattempo, buona giornata che la mia è iniziata bene.

fr.: vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi.

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78 pensieri su “La panchina…

  1. molto bello…
    poi siamo ormai tanto abituati a vedere giovani scambiarsi effusioni…
    …meno persone meno giovani…
    …mi piacerebbe arrivare in là con l’età ed avere ancora voglia di tenerezza!!!
    Ciao, e buona giornata!!!

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  2. questa è decisamente da catalogare fra “le perle di saggezza”.

    Che meraviglia sapersi fermare un attimo e apprezzare con gli occhi di un bambino, le piccole grandi cose della vita.

    Sei deliziosamente fortunato.
    Molti probabilmente avrebbero risposto al telefonino che squillava.

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  3. Sapete cosa mi ha colpito di più di questo post? La differenza del modo di amarsi.

    Da una parte, una sorta d’impudente audacia, dall’altra la tenerezza e la verecondia.

    Riflettevo che una volta l’amore, meno sfrontato, durava negli anni, e si arrivava in vecchiaia a sedersi sulla panchina, mano nella mano, donandosi (ed emanando) dolcezza.

    I ragazzi invece, che fine faranno? Proveranno esperienze di tutti i tipi, prima di sedersi, in vecchiaia, sulla panchina, con un cane da lasciar correre libero, almeno lui?

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  4. @ Diemme: non c’è differenza nel modo di amarsi, l’uno è forse un po’ più sfrontato, ma solo perché la passione, certa passione è dei giovani. Passione che dopo si trasforma, fino a diventare quell’amore di cui abbiamo parlato tante volte, che sfocia nella tenerezza, passione che si gusta un po’ per volta, e nel caso dei vecchietti, che rende unici.

    @ Eppi: perle di saggezza? E come poteva essere diversamente con nonno Archimede, che se ancora non conosci, ti invito a leggere nella pagina che gli ho dedicato… 😉
    La fortuna è nell’aver trovato delle persone che, come te, riescono a godere di storie semplici; vita vissuta che è soltanto da vedere.

    @ Barbie: la voglia di tenerezza non deve passare mai e, come ho sempre detto tante volte, personalmente vorrò innamorarmi anche a 80 anni, che poi vuol dire… amare la vita.

    @ Giovanna: le storie romaniche, in effetti, ci appartengono.

    @ Morena: questa è una di quelle rare volte in cui ho affidato alle parole, l’arduo compito di farci vedere un’immagine. E poi, sai com’è, nonno Archimede è un grande… 😉

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  5. api

    ecco, questa per me è una meraviglia!
    se ne scrivi altre due o trecento così, foorse ti faccio tornare nella terra mia natìa, ovvio che mi porterai in spalla, ma non peso, non peso. ciao, artur.
    api

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  6. Ma insomma, Diemme, perchè sveli i segreti? 🙂
    Quella foto avevo pensato di metterla, l’ho anche modificata per l’occasione ed è lì che aspetta diligentemente il suo turno, visto che ho pubblicato il post stamattina preso da un raptus creativo, (sai com’è, chi lo ferma nonno Archimede… ), ma abbi fiducia, che magari…

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  7. api

    siamo a tre, artur..pochini, ma è un inizio! appena posso ci vado, magari ti abbuono una decina di kilometri,,,ciao, caro.
    api.

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  8. I giovani inseguono i sogni, ma l’impazienza li porta a cambiare mille direzioni. Con l’età s’impara a pazientare, impegnarsi, apprezzare, custodire ciò che si è conquistato… e tutto acquista un gusto nuovo, meno deciso, più duraturo, senza i retrogusti che, in gioventù, lasciano talvolta un po’ di amaro in bocca.

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  9. Ma grazie, Manu, così mi fai arrossire… 😉

    @ api: beh, sempre meglio che ci sia un inizio, oggi tre, domani trentatre, dopodomani… evvabè, mi fai venire in mente che quando ero piccolo, andavo spesso in campagna a far compagnia a mia nonna nel periodo della vendemmia.
    Dalle mie parti si usava che una volta raccolta l’uva, la si metteva dentro ad un’enorme vasca e tutti, grandi e ragazzini, dentro a pigiare e mentre lo facevamo, si cantavano canzoni siciliane e alle volte c’era anche qualcuno che suonava la fisarmonica… qualche contadina incominciava a ballare e così, quel momento diventava una grande festa, tutti felici e allegri e soprattutto spensierati…

    Mannagg… lo so che non c’entra per niente con quello che mi hai detto, ma mi era venuto in mente e così te l’ho raccontato… 🙂

    @ Diemme: mannaggia che foto!

    @ Rosamaria: ogni epoca ha i suoi risvolti positivi e forse è giusto che sia così. Una cosa che non rimpiango, sono i miei anni della gioventù, che tra l’altro sono stati molto felici, e non li rimpiango perché è giusto vivere con coscienza il proprio “momento”, desiderando di andare avanti e mai tornare indietro. 😉

    @ Raggio di Sole: mi piace questa cosa che i nostri post sono come redbull per il tuo cervello, come mi piacerebbe leggere qualche tua cronaca estemporanea, tipo quelle dell’autobus… ti aspetto!

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  10. E già, Eppi, che storia… ma tu ti riferisci a “Camminare Insieme” quella storia che ci aveva raccontato nonno Archimede tempo fa… 😉

    Si, tanta tenerezza e… io ho avuto un nonno meraviglioso che mi ha insegnato una cosa molto bella, e cioè, a non aver mai paura del tempo che passa, perchè il segno che lascia il tempo, è la nostra storia.

    Comunque, nonno Archimede è un grande e soprattutto un saggio, come tutti i nonni e chi lo ha conosciuto, ne sa qualcosa. 😉

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  11. api

    tu sei un siculo moolto furbo, ma si sa gli isolani…
    con la pigiatura dell’uva ti sei guadagnato un bel braccio di mare, anche se sottolineo che io non l’ho mai vista, fatta, e neanche cantato in siciliano! forse perchè noi poveri siam e non abbiamo mai avuto vigne, nel parentado, oppure perchè tu parli di un ventennio prima della mia nascita..
    andrò a curiosare nei tuoi scritti, così t’imbarchi, non usare la Tirrenia, per carità che mi ha fatto morire troppe volte e…poi si vedrà!
    api

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  12. silvia

    immagino che la scenetta fosse spassosa, da un lato, ecomunque spesso si vedono giovani che si sbaciucchiano e magari meno vecchietti che fanno altrettanto.

    Ho sempre letto nonno Archimede e trovo che sia un po’ il nonno di tutti, o perlomeno, il nonno che ognuno di noi avrebbe voluto avere.

    Non ho conosciuto i miei nonni e allora un po’ mi mancano.

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  13. Due panchine, due stagioni della vita, in mezzo il tempo che inesorabilmente scorre e modifica luoghi, persone, il modo di amare…ma non certo l’amore.

    Un cammeo questo post, quei gioielli antichi, dal gusto un po’ retrò, ma che conservano sempre una bellezza pura ed immortale.

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  14. Arthur carissimo,

    stamattina mentre venivo al lavoro mi sei venuto in mente e mi sono detta: gli mando una mail. Ma poi arrivata in ufficio ho letto questo tuo post di qualche giorno fa e ho detto, no no, niente mail, torno più tardi e lascio il segno del mio passaggio su queste splendide parole.

    Più che un racconto le tue parole mi hanno fatto pensare a quelle che io chiamo foto del cuore. Sono le foto più belle e più importanti per noi e per la nostra vita. Sono le foto che ci porteremo sempre dietro. Sono le foto che non ingialliranno mai.

    E questa è una foto del cuore.

    Tenera emozione quella che mi hai suscitato guardandola.

    L’amore è sempre amore, siamo noi che siamo diversi. Ragazzini che spaccherebbero il mondo, attraverso la maturità dell’essere adulti sono a giungere alla tranquilla serenità dei giorni più maturi.

    un abbraccio di luce e stelle

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  15. ha tralasciato qualcosa di importante
    un beata gioventù che sicuramente hai pensato vedendo i ragazzi così…appassionati, innamorati
    magari il primo amore
    il prima, il dopo…
    l’ho fatto, no scusa l’abbiamo fatto anche noi vero?
    a nostro tempo, ed è il caso di dirlo, purtroppo
    ci sono poche cose che ogniuno di noi vorrebbe rivivere
    e forse questo momento fa parte di queste
    non siamo ancora arrivati al dopo
    non siamo più al prima
    siamo a metà percorso, almeno io lo sono
    potrei stare su una panchina così come potrei stare dell’altra parte cosà
    ma che pensieri mi fai venire mai Arthur??
    sarà il caldo…

    😉 buon pomeriggio, mi dedico al mio fresco melone
    “che è meglio” (citando il grande puffo)

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  16. La panchina

    S’io potessi parlare,
    e dirvi ciò che ho visto,
    quanti modi d’amare,
    qual nobile qual tristo:

    amori appena nati,
    vissuti oppur sognati,
    amori disperati,
    urlati o sussurrati.

    Lagrime solitarie,
    soffocate in silenzio,
    risate spensierate,
    regalate al vento.

    Promesse mantenute,
    imbarazzi d’addio,
    tante generazioni,
    qua sotto sempre io.

    A volte vorrei dire
    “Non credeteci troppo!”
    ma poi mi viene in mente
    chi supera ogni intoppo,

    per ritrovarsi qui,
    coi capelli d’argento,
    a regalare ancora
    le sue risate al vento.

    Diemme 18/06/2009

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  17. Che bella poesia!

    Riuscire a dire in poche righe e persino in poesia la storia di una panchina, è veramente una gran bella cosa.

    E poi… dai, Diemme, lo so che sei tu e d’altra parte chi, se non te, poteva farci questa sorpresa?

    Brava!

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  18. @ Irish: beata gioventù… già, beata, ma detto senza rimpianti.

    Il dopo non è ancora arrivato, è anche vero che non siamo più al prima, ma siamo durante cara Irish, che secondo me è la via migliore. Penso che in ogni epoca della vita c’è il bello e il brutto, l’importante è non perdere di vista la voglia di rinnovarsi, per così rivivere certi momenti che, in ogni caso, avranno il sapore della novità.

    Oggi i ragazzi che si sbaciucchiano li vediamo in ogni angolo e più che rimpianti, mi suscitano tenerezza, per l’immagine che mi trasmettono, per come ero io allora alla loro età, e poi… su quella panchina mi ci rivedo anche adesso… 😉

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  19. Mia cara Elle, di tutto mi è stato detto a proposito dei miei post, ma che fosse un cammeo, è decisamente la prima volta.
    Ma forse lo è perché parla d’amore?
    Grazie!

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  20. Stellina, questo tuo commento è ancora meglio di una e-mail, perché testimonia un tuo stato d’animo.

    Questo racconto è come un’istantanea scattata con una macchina fotografica perfetta, che è la voglia di volersi guardare intorno e una volta tanto, vedere ciò che ci circonda.

    E la varietà delle cose che ci stanno intorno, è così istruttiva che è un vero peccato non rimirarla.

    Insomma, vedere al di là della propria punta del naso, che non è poi tanto male.

    L’amore è sempre amore, ma nel tempo cambia, se riesce a resistere, diventa qualcosa di più dell’amore… almeno credo.
    Ricambio l’abbraccio stellare…

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  21. Arthurino,

    grazie per le tue belle parole…anche se in questi giorni mi trascuri un pochino…dici: passo a trovarti? ma nel mio cielo non ti ho visto… (eh Arthurino)

    comunque secondo me lui rimane amore, siamo noi che cambiamo… la gente diventa vecchia (dentro prima di tutto), annoiata, routinaria…vedi cambia…

    un ri abbraccio stellare

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  22. Stellina, dici che la gente diventa vecchia dentro, soprattutto, ma non ne sono convinto del tutto, forse perchè ho sempre avuto vicino dei vecchietti deliziosi, chi più o chi meno e spero di diventarlo anch’io un giorno. 😉

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  23. antonella

    allora non capita solo a me di osservare gli altri facendo finta di leggere il giornale !!!!! che buffo….
    in questo post ritrovo quello sguardo che caratterizza anche le tue foto, quell’angolatura particolare e quel gusto nel ricercare le emozioni, le espressioni, quello sguardo mai invadente ma curioso, delicatamente indagatore. sei affascinato come me dalla diversita’ delle persone e dai modi di esprimerla ?

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  24. Proprio ieri mi lamentavo del fatto che nella mia città sono letteralmente sparite: le panchine; e le fontane.

    mi sono chiesta: come fanno gli innamorati? dove si siedono?

    e perchè se passeggiando ci viene un po’ di sete, siamo costretti ad entrare in un bar, mentre un tempo l’acqua era cosa gratuita e a disposizione di tutti?

    propongo di costituire un gruppo di pressione per il ripristino di panchine e fontane!!

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  25. alanford50

    Bellissima immagine, sa di sogno, l’accostamento di due universi, in genere molto lontani, dalle abitudini completamente diverse, si parla un’altra lingua, si vive e si vedono le stesse cose in un modo diverso, e non per colpa della sostanziale differenza che li evidenza ossia l’età, più per l’incapacità di convivere e di accettarsi nelle peculiari differenze.

    Io la realtà la vedo meno romantica, mi immagino una strada un gruppo di giovani che con voci alterate dal loro sentirsi vivi incrocia nel loro incedere una coppia di anziani, i due gruppi si incrociano lungo la via, al lato della strada un enorme muro sporco, sfatto, rovinato dalle troppe scritte di cose senza un senso definito, i due gruppi si affiancano per un attimo ma non si vedono, di fianco a loro il muro, alto imponente e inutile.

    Immagine cromatica, stratificata dei periodi esistenziali della vita, la gioventù con lo spirito di aggregazione e il senso spesso poco ponderato dell’amicizia e la vecchiaia con la sua solitudine ed il grande peso della disillusione, tra i due gruppi un muro, sporco pieno di inutili nefandezze lasciato da entrambe le appartenenze, tematiche sfiorate mai approfondite, unico vero desiderio il lasciare un segno qualsiasi, anche incomprensibile, anche solo di sporcizia materiale e di conseguenza anche morale, il loro senso di marcia è opposto come mondi inconciliabili che si sono sfiorati per un attimo, troppo occupati dal loro incedere, dal loro vivere per accorgersi dell’incontro, occasione perduta di momenti per fortuna irripetibili.

    Alanford50, Ciaooo neh!

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  26. @ alanford50:

    Quanto pessimismo!
    Non t’accorgi che quel “muro, sporco pieno di inutili nefandezze lasciato da entrambe le appartenenze” non è solo un’antologia di “tematiche sfiorate mai approfondite, unico vero desiderio il lasciare un segno qualsiasi”, ma un lanciare messaggi, creare ponti che portino finalmente alla comprensione reciproca e all’impegno, perchè, combattendo finalmente fianco a fianco, si possa tendere alla realizzazione di ideali comuni?

    P.S. Ti confesso che anch’io non amo lo stile di certi graffiti, li trovo inquietanti, mi portano a distogliere lo sguardo; eppure, se li leggiamo come grida d’aiuto, sintomo di un disagio che va alleviato, dobbiamo trovare la forza di soffermarci su di essi, leggerli, analizzarli, trovare, sia pure con tempi tutti nostri, le risposte al bisogno imperioso, impellente che rappresentano. Forse la soluzione sta nel perseguire progetti comuni o forse, più semplicemente, nel cercare un punto d’incontro.

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  27. @Marcy: Allora sono fortunata a vivere in una città piena di panchine e fontane.

    Ma gli innamorati non vedo…

    A volte mi capita, in giro con qualcuno, di vedere una coppia di persone magari non bellissime ma tenere, che si guardano con gli occhi traboccanti amore e si tengono per mano; ecco, è accaduto più volte che, mentre io dicevo “che tenerezza” la persona accanto a me abbia esclamato “Ma ‘ndo vanno quei du’ mostri?”

    Ecco, queste affermazioni mi rattristano, però a volte penso che sia vero che più uno “non bello”, più è capace di tenersi stretto l’amore quando lo trova: vedo tanti bellissimi rimanere da soli tutta la vita.

    Forse l’imbarazzo della scelta è un’arma a doppio taglio…

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  28. E già, Alan, come dice Rosamaria, quanto pessimismo e poi, perché mai?
    Io sono più per quei messaggi che aggregano, come dice sempre Rosamaria, perché se ci pensi, non sono così lontani i due mondi.

    Quindi, non è romanticismo il mio, è solo aver colto per un attimo due realtà che sembrano lontane anni luce l’una dall’altra, ma che possono “incontrarsi”, per raccontare alla fine la stessa cosa.

    La gioventù, non è soltanto “spirito di aggregazione e senso spesso poco ponderato dell’amicizia, come la vecchiaia non è soltanto solitudine e gran peso della disillusione”, non lo è se noi vogliamo vederci anche qualcos’altro, e se lottiamo perché questo qualcos’altro si possa avverare. Siamo così abituati a dire che i giovani sono senza valori e senza ideali, che spesso anche non volendolo, deformiamo la loro immagine, stereotipandola, come facente parte di un cliché che a tutti i costi vogliamo appiccicare, senza renderci conto che i primi responsabili siamo ancora noi, i cosiddetti adulti.

    Non esiste differenza tra i due mondi se, nel frattempo, lottiamo perché questa differenza sia il meno visibile.

    Non sto idealizzando un mondo che senz’altro vorrei vedere migliore, ma sto solo dicendo di non scandalizzarci per certi atteggiamenti giovanili, accettando allo stesso tempo che due vecchietti possano teneramente amarsi in pubblico e soprattutto, l’idea che sia una giusta continuazione di un discorso che era iniziato tanti anni fa, giusto nel periodo della gioventù.

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  29. @ Rosamaria: penso che i graffiti, tutti, siano un’esasperazione di un modo di vivere e di intendere la vita. Sono grondanti di emozioni e “l’urlo” che a volte viene fuori, dovrebbe farci riflettere. A me piacerebbe che le città fossero piene di graffiti, perchè ritengo sia un modo come un altro per avvicinare la gente, non soltanto ad un’idea diversa del grigiore, ma anche a quell’arte di strada che non per questo è meno importante.

    Il comune di Milano alcuni anni fa, aveva provato un esperimento del genere ed era un piacere vedere nei sottopassi quell’esplosione di colore e di forme che mettevano allegria.

    Insomma, se non si è capito, amo i graffiti, così come amo i murales… anzi, dovremmo dire a api di raccontarci i murales di Orgosolo, che tra l’altro, è vicino a Nuoro.

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  30. @ Presidente: ma scusa, dove vivi, se non sono indiscreto? La mia città è piena di panchine, nei parchi, e ci sono anche le fontanelle, cosiddette “vedovelle”… 😉

    Grazie della visita!

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  31. api

    caschi giusto giusto, caro.
    abbiamo un amore in comune…dammi tempo, da qualche parte metterò una cosa, forse due, ma tanto sei in ammollo, quindi…
    api.

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  32. Si, Antonella, sono curioso ma non morboso.Mi piace guardarmi intorno e godere delle sfumature che a volte passano inosservate.
    Forse è una deformazione professionale, ma al di là di questo, è un modo come un altro per sentirmi in sintonia con ciò che mi circonda.

    Abbiamo una cosa in comune! 😉

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  33. @ Diemme: non hanno nulla di diverso le persone non bellissime. Quei commenti che senti, in genere li fanno quelli che rosicano per ciò che non hanno e allora magari trovano ingiusto che un brutto possa amare ed essere amato…
    Tra l’altro, ci sono spesso dei brutti accoppiati con belli, o quanto meno normali, ciò vuol dire che quello che conta è qualcos’altro.

    E comunque, come è possibile non vedere innamorati a Roma?

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  34. apina, ti avevo giusto menzionato… 😉
    E comunque, se hai qualcosa da farci vedere, mandamela per posta che la pubblico con piacere e se poi si tratta di graffiti o murales, ancora meglio.

    Vado in ammollo e… buon fine settimana a tutti! 😆

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  35. api

    ma con chi parli, artur? il lago si è svuotato, d’improvviso, magia?!
    dove accidenti piazzo murales e storia dei murales, se mi consenti?

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  36. api

    se posta elettronica non è mail…lo sai che non ci capisco tanto, beh, non ce l’ho, in programma…
    e tutto questo da una panchina?
    m’immagino se si parla di una classe di prima elementare!
    va bene, fai tu!
    api

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  37. ” Ma non si guarda allo specchio? Ma non vede com’è brutto?” disse un giorno qualcuno. Il bello è che “anche” i brutti sono capaci di dare e saper accogliere l’amore.

    “Le persone che si amano in modo totale e sincero sono le più felici del mondo. Magari hanno poco, magari non hanno nulla, ma sono persone felici. Tutto dipende dal modo in cui ci amiamo”. (Madre Teresa di Calcutta)

    P.S. Roma gode di parchi dove i prati e le panchine offrono ospitalità a giovani e vecchi, ricchi e poveri, belli e brutti…; forse bisogna addentrarvisi per vedere certe cose, o forse solo saper osservare. Se poi anche al Pincio si trova il deserto, allora c’è davvero da preoccuparsi! 😥

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  38. caro Arthur, io vivo a Cagliari, e a parte le panchine nei parchi, e in qualche piazza ( pochissime), non vi è posto dove sedersi!

    Fontanelle ne conosco due in tutta la città.

    Mancano anche cestini per la carta.

    se ti compri un gelato e te lo mangi per strada, potresti avere dei seri problemi a gettare la cartina…..

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  39. …in compenso sta partendo un progetto milionario per collegare i quartieri con un trenino sotterraneo…..va benissimo: ma se riuscissero a rastrellare qualche euro per due fontanelle nel quartiere, non sarebbe male….considera che qui da maggio a ottobre il sole picchia…..

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  40. alanford50

    @ROMAGUIDO. @ARTHUR
    Ciaooooo….
    Quanto pessimismo! per me non lo è assolutamente, per me questo è realismo, nulla di più di un crudo realismo, ovviamente io mi sono allacciato alla tua panchina per dire la mia, ovviamente sono arciconvinto che quello che hai scritto è vero e plausibile, ma almeno per me, rappresenta una tale eccezione da non potere assolutamente essere presa come regola.
    Chi è posseduto dalla gioventù è portato a vedere chiunque abbia anche solo un paio di lustri in più come persone affette da una malattia gravissima e molto contagiosa, quindi il tenersi a distanza è salutare, e poi vogliamo mettere l’inutilità della cosa, abitudini diverse, modi di parlare diversi, visioni della vita diverse, aspettative della vita diverse, insomma condividiamo lo stesso pianeta ma in modo che sia ben separato e non a rischio di contaminazione, io sono convinto che questo è il pensiero reciproco delle due masse, poi per fortuna ci sono delle eccezioni, ma sono così rare da non destare preoccupazione, rare contaminazioni destinate ad essere isolate.
    E poi quel muro, che io reputo sporco, lasciato da entrambe le appartenenze, antologia di tematiche sfiorate e mai approfondite, non riesco proprio a vederlo come un modo per lanciare messaggi, creare ponti che portino finalmente alla comprensione reciproca e all’impegno, perchè, combattendo finalmente fianco a fianco, si possa tendere alla realizzazione di ideali comuni, proprio perchè non abbiamo nulla in comune, la nostra esperienza viene rigettata fosse anche solo per il giustissimo scopo di farsene una propria, cadendo invece nell’errore di ripetere all’infinito errori visti e rivisti, fatti e rifatti, la storia si ripete all’infinito in una serie ciclica di eterne ripetizioni, coem se l’essere umano non fosse veramente capace di fare dei passi in avanti sen doverne fare altrettanti indietro, cicli e ricli perenni della medesima storia.
    Siamo tutti talmente presi dal nostro vivere la vita che siamo incapaci di condividere realmente quel cammino con altri, quindi resta sempre fine a se stesso e non verrà mai più utilizzato, quanta saggezza sprecata, quanta vita sprecata, ognuno vuole vivere e rivivere sulle proprie spalle le proprie esperienze, così il bagaglio degli altri è sprecato, e poi quelle scritte sul muro per essere un vero messaggio da lanciare dovrebbe essere scritto in modo da essere compreso, altrimenti è pura espressione del proprio essere, sterile ed incapace di comunicare, i due gruppi parlano lingue diverse, con mentalità diverse, quindi quei messaggi scritti sul muro non possono che essere interpretati come macchie sul muro.
    Pensate quanto poco è l’uomo e quanto è troppo il suo ardire e la sua incapacità di comprendere l’inutilità delle cose, qualche decennio fa è stato lanciata una sonda spaziale contenente una serie di supporti che avrebbero l’ardire di fare comprendere ad un ipotetico alieno quello che noi siamo, l’analogia con il muro è evidente, e su quei supporti sono state registrate voci, suoni, immagini e quant’altro che secondo noi avrebbe dovuto mettere in condizione una mente con tutta probabilità diversa dalla nostra di capire chi e cosa in fondo noi siamo e rappresentiamo, che sogno utopico, che pazzia umana, al pensiero che io che ho un PC di ultima generazione non sono in grado di gestire informazioni contenute su supporti delle generazioni precedenti, forse nella nostra utopia abbiamo il recondito bisogno di sopravalutare quello che in fondo non conosciamo.
    Perdonate il mio girovagare da un pensiero all’altro, non c’è bisogno di andare a cercare gli alieni nello spazio ogni singolo individuo è un alieno per tutti gli altri.
    Ciaooo neh! alla prox.

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  41. Beh sì, decisamente pessimismo cosmico, perché è vero che quando si è giovani si vedono quelli con qualche anno in più come dei poveri sfigati, e se poi invece di anni sono lustri si vede l’età più avanzata come una malattia contagiosa, sì, certo, questo è vero. Ma è vero pure che il tempo non passa invano, e crescendo si rivalutano tante cose e si considerano l’età e l’esperienza in modo diverso.

    Passano gli anni, e si capisce che la vita dentro di noi e tale e quale, forse più forte ancora; si capisce che l’esperienza, anche (e a volte soprattutto quella) altrui, è qualcosa che può impedirci di romperci la testa, attingendo a quella saggezza universale che non è del singolo ma dell’essere umano in senso più ampio.

    Che poi ognuno pensi a sè, che guardi solo il proprio orticello… cribbio, ma chi frequentate? Che la massa possa essere cieca, opportunista, superficiale, egoista e tutto quello che vi pare ci può pure stare, ma ci sono tante persone che remano controcorrente, e sacrificano se stesse per gli altri: io ne conosco, e neanche poche.

    Ora, cosa significhino i murales, non ho né il tempo né forse il desiderio di starlo ad approfondire: come per ogni cosa, dipende da come e perché si fanno, se per distruggere, sporcare un muro, comunicare, creare, dare gioia, esprimersi.

    E poi, ogni singolo individuo è un alieno per tutti gli altri? Può essere, e la trovo la parte più divertente della vita, sicuramente più divertente di quello che sarebbe girare per il mondo trovando nient’altro che propri cloni.

    Buona domenica a tutti!

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  42. alanford50

    @DIEMME

    Ciaoooo, ho letto il tuo punto di vista che ovviamente rispetto assolutamente, anche se ovviamente non lo condivido nella sua totalità, riesco ad accettarlo se visto nell’ottica di una ristretta e alla fine del risultato quasi insignificante minoranza.

    Io continuo a ribadire che il mio non è pessimismo, ma assoluto crudo realismo, pur ammettendo e aggiungo per fortuna che esistono casi inversi rispetto a quello che affermo io, la stragrande maggioranza delle masse è così come a larghe linee ho abbozzato, altrimenti non si spiega il lascismo, l’indifferenza, l’ignoranza che da qualche decennio a questa parte (in modo particolare) sta nuovamente prendendo piede, non puo solo essere frutto dello scarseggiare del benessere, sotto sotto c’è un qualcosa di molto più grave e strisciante di cui nessuno se ne cura (o solamente in molto pochi).

    Hai ragione la dove dici che nel crescere anche chi era di parere contrario si ravvede e capisce quelle cose che fino a qualche tempo prima rifiutava come vere, ma io dico che purtroppo questo ravvedimento non serve a nulla, perchè non costruisce nulla, questa presa di coscienza non solo non viene condivisa, ma non viene assolutamente ascoltata dalle nuove generazioni perchè, giustamente, come tute le giovani generazioni, non vogliono sentire, vogliono unicamente vivere il loro momento con meno sacrifici e rotture di tasche possibili, come hanno fatto tutte le generazioni di giovani, quindi tutta l’esperienza dei meno giovani, che hanno vissuto i due momenti e sono portatori di esperienza non serve nulla perchè non c’è nessuno ad ascoltare, a noi anzianotti… non resta che l’ammissione a noi stessi di quanto ci siamo forse sbagliati quando eravamo vittime di quella tremenda malattia da superare che si chiama gioventù, e tutto torna come prima, nella totale incomunicabilità di prima, universi diversi, lingue diverse, modi di vivere diversi e l’eterno riciclo continua.
    Giustamente ammetto che esistono delle eccezioni (per fortuna) c’è chi va contro corrente, ma per la legge dei grandi numeri, il tutto viene assorbito e si perde nella marea e nella massa..
    Se fosse come asserisci tu, prima o poi la mentalità di cui tu parli finirebbe per prevalere e per dare esempio e per essere assorbita dalle masse, invece questo non succede o almeno io non lo vedo succedere …
    Ciao ovviamente rispetto assolutamente il tuo punto di vista, anche se non lo condivido.
    Ciaooo neh!

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  43. Ciao, alanford, credo che tu, almeno in parte, abbia ragione, tuttavia l’esperienza personale mi porta a ben sperare.
    Quella che tu descrivi potrebbe identificarsi con la ribellione degli adolescenti, una tappa obbligata per il passaggio alla maturità, tappa oggi talvolta disattesa, procrastinata o, il che è peggio, caratterizzata da tinte forti, violente, irreversibili.
    Il mio lavoro mi porta a contatto con i giovani, che ogni anno passano in tanti sotto ai miei occhi; con loro io cerco di instaurare un rapporto di fiducia e rispetto reciproco, dando e pretendendo in cambio, combattendo ad armi pari, senza concedere sconti e senza alcun pietismo; con queste premesse, loro sembrano rispondere bene.
    Già ai miei tempi un mio insegnante (che guarda caso aveva avuto mio padre tra i suoi alunni) usava dire che “i giovani sono più sinceri” e questo è vero nella stragrande maggioranza dei casi; a dispetto delle bizzarrie di una società che sembra non avere più punti fermi, gli adolescenti hanno ancora begli ideali, che perseguono nonostante alcuni di noi cerchino di distoglierli, attraverso un esempio tutt’altro che edificante. Ecco, io ho potuto verificare più volte che i giovani (magari non tutti, magari solo i più sensibili e/o i più intelligenti) capiscono, “sentono”, apprezzano, rispondono.
    E le risposte vengono espresse talvolta anche a distanza di anni, quando i ragazzi di ieri, dismessi i panni dell’alunno, ormai fuori da una relazione che li vedeva per forza di cose subalterni, trovano il coraggio di esprimere un esplicito apprezzamento per il lavoro svolto con loro anni prima. A queste dimostrazioni di stima non smetto mai di meravigliarmi, considerando che io stessa avevo sottovalutato la loro capacità di comprensione delle dinamiche con le quali il processo di formazione che ci vedeva protagonisti andava sviluppandosi.
    E non è neanche raro assistere, durante il periodo scolastico, a coraggiose prese di posizione, che appoggiano qualche progetto osteggiato dal “potere costituito” o da colleghi poco aperti all’innovazione.
    Tengo qui a precisare di non essere una sobillatrice, anzi, probabilmente sbagliando, tendo a difendere la categoria degli adulti e degli insegnanti anche laddove la loro immagine non risulti del tutto limpida; eppure i ragazzi riescono a capire al di là delle parole dette, si pongono sulla mia lunghezza d’onda, recependo il mio sentire più profondo.
    Naturalmente non è sempre tutto così roseo; a volte mi tocca rispondere animatamente alle animate osservazioni di qualcuno, ma in genere questi scambi di vedute mi portano a trovare un nuovo alleato proprio nel ragazzo che si era ribellato.
    E non credo neppure di essere una persona speciale, a parte la testardaggine che in genere mi porta a perseguire un’idea, almeno laddove la ritenga utile, probabilmente vincente. Sai, alanford, anche grazie alla rete, ho avuto modo di conoscere tanti colleghi che la pensano come me, che si chiedono con insistenza quale possa essere il linguaggio più opportuno per una formazione efficace; si tratta di sperimentatori, innovatori, idealisti, che non rinunciano nonostante le mille difficoltà e che spesso registrano una serie di successi o, più semplicemente, di gente che desidera svolgere il proprio lavoro o la propria “missione” genitoriale con cognizione di causa e che si adopera perché i propri sforzi non si risolvano in un nulla di fatto.
    E non si tratta di creare dei cloni di se stessi o dei soldatini che eseguano a comando; sebbene si cerchi di denigrarle senza alcun ritegno, in quanto poco adatte a creare sudditi incapaci di pensare con la propria testa, le più moderne teorie pedagogiche (che tuttavia si possono far risalire addirittura alla maieutica di Socrate) sono basate sulla valorizzazione delle “intelligenze multiple”, i diversi talenti che ognuno di noi presenta in una combinazione del tutto personale e che devono essere adeguatamente incanalati, espressi, potenziati.
    Fidati, alanford, se cerchiamo di osservare le cose con occhio critico, apprezzandone ogni minimo particolare, non è raro scorgervi dei segni che inducono a non disperare.
    Ciao, neh!
    P.S. Hai visto come sono brava a imparare le lingue? 😆

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  44. @ alanford:
    “non sono in grado di gestire informazioni contenute su supporti delle generazioni precedenti”
    Non ti sembra che quest’affermazione sia un po’ forte e, tutto sommato, poco veritiera?
    Che cosa vuoi dire? Che il pc non riesce a leggere un libro? Sai bene che questo non è vero, che basta scannerizzarne le pagine per averle tutte sul monitor. O vuoi assimilarti alla macchina per dire che non può esserci alcuna comunicazione, alcuna comprensione con un passato che non aveva ancora scoperto la digitalizzazione?
    Qualche anno fa circolava in rete un video simpaticissimo con due monaci amanuensi che armeggiavano, preoccupati e al tempo stesso incuriositi, attorno ad un grosso volume, usando tra loro termini informatici; un paradosso con qualche fondo di verità. Vedi un po’ se riesci a ritrovarlo: era uno spasso! 🙂

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  45. alanford50

    @ROMAGUIDO.

    Ciaoo, perdonami ma purtroppo pur comprendendo in toto quello che mi hai voluto dire, continuo a non poterlo condividere, e per certi versi, seppur non volendo io credo che tu mi stia dando comunque ragione, cercherò di chiarire questa mia sensazione.

    Credo di capire che il tuo lavoro sia quello di insegnante o qualcosa di molto simile, quindi hai senza ombra di dubbio più esperienza di me sul contatto con il mondo giovanile, ma io leggo nel tuo dire un vizio di forma, dovuto proprio alla tua professione.

    E’ mia convinzione che in questo caso il mondo giovanile, per forza di cose è costretta a dialogare (chi più e chi meno) con la figura che rappresenti, non c’è volonta di farlo ma l’obbligo, sono costretti dalle circostanze, quindi chi più e chi meno interagisce in base alle proprie capacità ed ai propri bisogni ed interessi, non hanno sceltta, è un passaggio obbligato, fuori da quell’ambiente sono convinto che resti molto poco di tutto quell’eventuale dialogo, attenzione sono assolutamente convinto che il vostro lavoro comunque non sia del tutto inutile, ma i frutti non saranno ami nell’immediato, ma solo quando saranno piùadulti, e che qualcosa resterà senz’altro nelle menti di questi giovani, qualcosa che porteranno dei riscontri, come dici tu, a distanza di anni, quando anche loro per i mille fatti della vita saranno obbligati ad arrendersi per farsi carico degli oneri che il non essere più pischello comporta, allora sì convengo con te che tutto il vostro seminato può evidenziare gli eventuali frutti, così come convengo che questi ex giovani una volta immersi nel reale e nel quotidiano un po’ per convinzione e un po’ per costrizione saranno molto vicino al nostro/vostro modo di vedere il vivere da adulti, ma quando questo avviene significa che loro hanno saltato il fosso e a loro volta non appartengono più alla categoria di prima ossia dal mondo dei giochi sono passati al mondo degli adulti e a loro volta noteranno come non esista più un dialogo con i nuovi giovani che nel frattempo hanno preso il loro posto, e la ruota continua a girare, è molto facile constatare come ci sia un appiattimento delle differenze da una certa età in avanti, guariti da quella malattia tremenda che è la gioventù si è obbligati dal quotidiano a vivere più o meno gli stessi problemi e ad avere più o meno le medesime soluzioni.

    Tutto questo per dire che la tua professione è molto particolare e porta tutti a vivere un limbo dove le regole devono essere per forza di cose accettate da entrambe le parti in gioco, loro sopportano ed accettano voi e voi viceversa vi avvicinate e sopportate ed accettate loro, ma questa a mio modestissimo parere non si può assolutamente chiamare condivisione, ma una lenta sopportazione a tempo determinato, non solo, nel quotidiano i vostri due universi si sfiorano finche si è all’interno dei luoghi consacrati al rito (leggasi mondo scolastico) appena fuori le differenze si riacutizzano in tutta la loro diversità ed impossibilità di comunicazione, ma giustamente, basta aspettare che guariscano da quella strana malattia per vederli tutti avvicinarsi a quello che è un mondo più simile al nostro, ossia da adulto.

    Circa la difficoltà del gestire informazioni contenute su supporti delle generazioni precedenti, archivi per esemio creati e gestiti su un sistema operativo windows 3.1 non sono gestibili dai sistemi operativi di ultima generazione (tutto questo non tanto per una questione unicamente tecnica, molto è dovuto ad un fatto commerciale, ma è così, i due sistemi operativi non sono in grado di dialogare, ma il mio riferimento per analogia all’impossibilità reale di comunicare, era più mirato a quel famoso satellite lanciato alla ricerca di vita nel cosmo, e per me è assolutamente utopico il pensare che quei supporti all’interno della navicella contenenti informazioni sul nostro modo di essere e di vivere possano mai essere letti ed interpretati da nessun essere, questo per evidenziare l’utopia del desiderio di comunicare con la possibiltà reale di poterlo fare, ma all’uomo piace sognare, e grazie ai sogni ha anche fatto qualche misero passo in avanti nel suo misero camminare per il mondo.

    Ovviamente anche se non lo condivido rispetto assolutamente il tuo punto di vista, ciaooo neh! alla prox.

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  46. In realtà, alan, come del resto in tutte le relazioni, la chiave di volta sta nel perseguire un progetto comune. Non è assolutamente possibile, né auspicabile, annullare le differenze, che ci sono (ah, se ci sono!) , ma ancora una volta il segreto sta nella condivisione, fattiva, reale, concreta, di un obiettivo che viene percepito come buono da entrambe le parti..
    Noi insegnanti, è vero, abbiamo il dovere di cercare soluzioni, ma non è detto che ragazzi debbano necessariamente rispondere alle nostre aspettative, anzi! La sottomissione forzata non ha mai portato niente di buono (su questo hai perfettamente ragione), mentre il sentirsi co-protagonista, con un ruolo diverso, certo, ma con la propria fetta di responsabilità, può fornire la giusta motivazione, da cui non è raro veder scaturire l’impegno necessario.
    Il materiale umano con cui sono a contatto per motivi di lavoro è, in genere, molto distante dalla realtà da cui provengo, ma proprio per questo lo trovo estremamente stimolante, meravigliosamente capace di arricchirmi; lo guardo con curiosità, attenzione, cerco di coglierne ogni mutamento e, cosa che ritengo una vera benedizione, con sincera, seppur spesso dissimulata, gratitudine per ogni piccolo passo avanti. E siccome (vero, Arthur?) “l’essenziale è invisibile agli occhi”, non è raro che i ragazzi rispondano…

    Bada bene, non voglio dire che il nostro lavoro sia una strada lastricata di petali di rose, che abbondi di successi e gratificazioni, ma solo che, proprio per questo, siamo portati ad apprezzarne ogni minimo riscontro positivo.

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  47. un lungo silenzio fatto di lavoro e week end
    nei pensieri una panchina mi ha fatto compagnia
    vero Arthur stiamo attraversando il ponte che parte dal prima e arriva al dopo
    un lungo ponte che cerco di attraversare molto lentamente
    e sedermi sulle panchine più importanti, quelle che meritano una sosta
    quando si è ragazzi si bruciano le tappe, si vuol arrivare in fretta
    quando si è aduti ci si concentra molto di più sul tempo
    proviamo a fermare quelle lancette che corrono sempre troppo veloci
    chissà, forse un giorno qualche panchina racconterà anche la nostra storia 🙂
    buon lunedì, ventilato e soleggiato 🙂

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  48. Scusate la mia latitanza, ma vedo con estremo piacere che la discussione è andata avanti e leggendo ogni vostro intervento, se devo essere sincero, ho avuto l’impressione che le due opposte fazioni, Alanford da una parte e Rosamaria, Diemme dall’altra parte, non siano riuscite a trovare un punto d’incontro, anzi…

    In Alanford penso che ci sia, non un pessimismo cosmico come l’ha definito Diemme nel suo intervento, ma piuttosto una sorta di ostinazione nel voler vedere a tutti i costi un atteggiamento negativo, la dove la negatività non necessariamente esiste.

    E mi riferisco in particolar modo a quando rispondendo a Rosamaria, dice… “con la figura che rappresenti, non c’è volontà di farlo ma l’obbligo, sono costretti dalle circostanze, quindi chi più e chi meno interagisce in base alle proprie capacità ed ai propri bisogni ed interessi, non hanno scelta, è un passaggio obbligato, fuori da quell’ambiente sono convinto che resti molto poco di tutto quell’eventuale dialogo, attenzione sono assolutamente convinto che il vostro lavoro comunque non sia del tutto inutile… “
    E perché mai, mi domando?

    Tra i giovani, non ci sono solo bulli e menefreghisti, anzi, penso che questa categoria sia assolutamente una minoranza. Che poi il loro modo di vedere e di vivere i rapporti, il loro modo di intendere i bisogni e le imposizioni, siano diversi da quelli degli adulti, EVVAI!!!, dico esclamando con entusiasmo, la loro stagione è senz’altro diversa dalla nostra, per fortuna, dove è possibile, vivono l’esistenza all’insegna della spensieratezza, ripeto, per fortuna, e alle volte, per tanti, non dura neanche poi tanto.

    Sono stato un giovane che ha mangiato pane e barricate, che ha contestato tutto ciò che era contestabile, e adesso sono un adulto che guarda con tenerezza a certi atteggiamenti, sicuro anch’io, anche per averlo vissuto sulla mia pelle che, come dice Rosamaria, “ l’Essenziale è invisibile agli occhi”, che dobbiamo essere noi adulti a far si che i due mondi possano dialogare, magari ogni tanto anche litigando, perché consapevoli di essere stati a nostra volta giovani, con le loro debolezze e soprattutto con la loro voglia di arrancare per diventare adulti.

    Insomma, se un ragazzino è maleducato, la colpa non è sua, è dei genitori che l’hanno fatto crescere nell’indifferenza.

    Poi, Alanford, rifacendomi a quanto hai detto, questo è il mio punto di vista e ovviamente rispetto il tuo.

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  49. @ Irish: “… e sedermi sulle panchine più importanti, quelle che meritano una sosta… ” bella quest’immagine, delicata, quasi poetica e poi… credo che siano tante le panchine che raccontano la nostra storia, l’unica cosa che mi auguro è che continuano ad esserci… 😉

    Buon, buon, buon tutto anche a te. 🙂

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  50. @ Presidente: conosco bene Cagliari, per averla visitata qualche anno fa, e trovo sia una bella città.
    E per le panchine e le fontanelle… fare magari una petizione al comune? Come ti sembra come idea? 😉

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  51. api

    insomma, in questa panchina ci siamo proprio addormentati, svegliati, andati e tornati…nessuno si smuove anzi! ogni giorno se ne aggiunge qualcuno…bellina la cosa!
    anche voi facevate il gioco di “casa!”, giovani? bello vero, il video? rm, vado a vedere anche i tuoi,,ce ne sono un’infinità!!! api.

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  52. ‘giorno api, ‘giorno Rosamaria e ‘giorno a Irish, Diemme, Alanford, Barbie, Eppi, Sancla, Morena, Splendido, Elle, Engel, Raggio di Sole, Piccola Ema, Laura, Silvia, Stellina, Giovanna, Manu, Mistral, Presidente di BananasRepublik, inszomma, inszomma, un ‘giorno per tutti, quelli che scrivono e quelli che leggono soltanto, ‘giorno seduti ancora un po’ su questa panchina, a riordinare le idee, a dispensare tenerezze… magari anche solo per non dimenticare…

    Inszomma, inszomma… ‘giorno!

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  53. bello questo post..con questi salti nel tempo…tra generazioni..e complimenti anche per la pasta con le acciughe che si mangia anche dalle mie parti ed è buonissima, anche se li preferisco fritte o marinate..
    ciao

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  54. Grazie Caterina71, questo post nasce essensialmente dal bisogno di guardarmi in giro e i risultati si vedono… 😉

    Le acciughe sono buonissime marinate e poi fritte, senza pastella, ancora di più e… grazie della visita e torna ancora a trovarmi.

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  55. Cavoli… Che bello…
    Anch’io, che ultimamente all’amore non ci credo tanto, vedendo una scena così semplice e allo stesso tempo così stupefacente mi sarei…commossa… O comunque avrei avuto un bel po’ di pensieri…

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