Dimmi come mangi e ti dirò chi sei…

© arthur
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Dimmi come mangi e ti dirò chi sei… in effetti, potrebbe essere il titolo di un bel libro o addirittura di un film, visto che l’argomento si presta a parecchie interpretazioni, di cui alcune davvero comiche.

 L’altra sera, seduto al ristorante, aspettavo che mi arrivassero gli spaghetti allo scoglio che avevo ordinato. Non ero solo, si chiacchierava del più e del meno, e tra una pausa di sgranocchiamento di grissini (‘mmazza quanti se ne mangiano mentre si aspetta… ) e l’altra, intanto mi guardavo intorno.

 Ammetto che sono un curioso, ma non con morbosità, mi piace guardare le persone, o magari mi soffermo sui particolari dell’ambiente, insomma mi guardo intorno e… l’occhio mi “cade” su due coppie che erano sedute davanti a me (d’altronde, impossibile non farlo… ), sui 65/70 anni circa.

 La cosa curiosa era che, in maniera alternata, l’uomo somigliava (non fisicamente.. ) alla donna che era seduta di fronte all’altro uomo e viceversa, per cui, con i miei amici, iniziarono subito le scommesse per scoprire chi fosse coppia e con chi.

 Uno dei due signori era stempiato, con un bel po’ di pancetta, una camicia che sembrava di un paio di taglie più piccola, stava con i gomiti appoggiati sul tavolo e continuamente, mentre parlava, si sfregava le mani. L’amico, era più smilzo, con una folta capigliatura marroncina che a detta di alcuni sembrava un parrucchino, delle sopracciglia molto folte e l’aria più dimessa, nel senso che ascoltava e ogni tanto annuiva.

 Le due signore erano, una biondo platino, con una chioma fluente e un vestito scollacciato e l’altra un po’ più piccoletta, con gli occhiali scuri e una frangetta alla francese che devo dire le donava.

Insomma, un bel quartetto di persone molto distinte… fino a che non sono arrivati i primi piatti… 😉

Al signore grassottello, gli arriva un bel piatto di spaghetti alle vongole… sempre con i gomiti poggiati sul tavolo circuisce il piatto (forse aveva paura che qualcuno lo portasse via… ), prende la forchetta, la brandisce come se fosse un’arma impropria e, tenendola con il pugno chiuso, incomincia ad arrotolare gli spaghetti, e letteralmente con il muso nel piatto, incomincia a mangiarli. Ogni forchettata, essendo più abbondante della sua capienza, la rumina con gli angoli della bocca che incominciano a dipingersi di piccolissimi rivoli di olio che incurante dei suoi sforzi, scendono copiosi senza più ritegno, gli occhi che nella masticazione disegnano un cerchio concentrico, sembrano improvvisamente animarsi, e guardano ora il piatto, ora il bicchiere colmo di vino, che ogni tre forchettate, lui ingolla con evidente soddisfazione e un sospiro finale.

 Nel piatto ci sono anche alcuni gusci di vongole, che senza darsi pace, succhia devo dire con molto savoir faire, cioè quasi in silenzio, senza fare troppo rumore, asciugandosi poi le mani su di un tovagliolo che da bianco era improvvisamente diventato di un bel colore ambrato, con sfumature rossicce e per guarnizione, delle piccolissime foglie di prezzemolo, sparse qua e là.

 Finiti gli spaghetti, si ferma un attimo, allarga i gomiti, con lo sguardo passa in rassegna il piatto, con la forchetta, aiutandosi con un dito, raccoglie l’ultimo spaghettino rimasto, si asciuga la bocca tamponandola con cura, guarda l’amico che sta ancora mangiando, fa l’occhiolino alla signora sua dirimpettaia e… ricomincia a sfregarsi le mani, in attesa, immagino, del secondo piatto.

 Beh, a questo punto vi risparmio le performance degli altri, per quanto devo dire che le signore, tranne una piccolissima sistematica ai denti con le unghia, si sono comportate bene.

 Dimmi come mangi e ti dirò chi sei… mannaggia, mi sfugge l’aggettivo, e forse un filmatino potrebbe fare al caso mio? Tuo? Nostro? Diciamo al caso…

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36 pensieri su “Dimmi come mangi e ti dirò chi sei…

  1. @ Diemme: era così buongustaio che per poco non si leccava anche il piatto… 😆
    Maddai!!!

    @ Rosamaria: scussa, ma tu eri per caso la bionda che si puliva i denti con le unghia o la moretta con il caschetto? 😉
    Hai visto che figo l’Arthur con il coro degli spaghetti a gogò?

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  2. Curiosone! Evvabè, ti dirò tutto (giusto perchè ti è sfuggito qualche piccolo particolare… :lol:).
    Io ero quella col caschetto, una parrucca acquistata per i casi d’emergenza e che mi dona davvero perchè, almeno quando non porto gli occhiali scuri, mette in risalto gli occhi.
    L’altra sera non avevo alcuna voglia di uscire, ma il “simpatico signore in pace con la vita”, di fronte alla prospettiva di consumare un piatto di spaghetti alle vongole davanti alla scollatura della biondona, non volle sentir ragioni e usò un argomento molto convincente, che a mala pena riuscii a nascondere sotto gli occhiali da sole :cry:.
    In compenso, non appena a casa mi presi la rivincita… così ora non abbiamo più il servizio buono da 141 pezzi di preziosa (e pesante) cretaglia decorata a mano, gradito ricordo della sua compianta Zia Genoveffa 😆

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  3. Oh, porcaccia la combinazione… vuoi mettere che zia Genoveffa era quella signora perbene che un giorno si e uno no, usciva a potare a spasso il cagnolino, visti gl’impellenti suoi bisognini e mentre passeggiava, con il suo pallottoliere contava e ricontava… oh, mannaggia, ma cosa è la cretagliera decorata a mano? 😥

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  4. La zia Genoveffa, che ha cresciuto e “maleducato” quel “signore senza complessi”, gli ha anche regalato un prezioso servizio di piatti in cretaglia (termine dispregiativo che sta per ceramica). Inszomma, avrai capito che con la finezza in quella famiglia hanno poco a che spartire… Per fortuna i piatti della zia sono ottimi corpi contundenti ed è così che io, per non sciupare i tacchi a spillo da 15 cm, che mi sono costati un patrimonio, ogni tanto li uso per suonarle di santa ragione al “tesoruccio della zia”.

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  5. api

    no no, quello è il minimo….rosmarina, fila a mettere musica che almeno mi ritorni comprensibile, in compagnia del padrone di casa…o forse è meglio che vada a riposare.
    si, forse è meglio!
    ho fame! e sonno…

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  6. il galatao è vecchio almeno quanto l’uomo
    le buone maniere a tavola han segnato la storia
    però…però….se ti dico che le vongole le “ciuccio” cosa mi dici?
    altro bon ton 😛
    inszomma…inszomma….possiamo, dove sentiamo il bisogno, lasciarci andare?
    e poi…se mi guardano credi che mi interessi qualcosa?
    naaaa, spero di non incontrarti mai al ristorante
    potresti scriverne di ogni 😀
    (dipende poi dalla giornata e dalla situazione, nonchè da quel che ho nel piatto)

    oggi non gira…pressione sotto i piedi 😦
    buona giornata Arthur

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  7. Chiaro il messaggio Artù? Se vuoi una platea di gente raffinata, forse dovresti cambiare giro, qui ci piace mangiare, e ci piace gustarcelo alla grande. Per di più, siamo pure insensibili allo sguardo di disapprovazione altrui 😆

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  8. Piccola aggiunta: se non temessi di perderti definitivamente, qui ci aggiungerei un’ode alla scarpetta:

    ah, la scarpetta, sicuramente da annoverarsi tra i piaceri della vita!

    *** gnam, gnam ***

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  9. Mia cara Irish, sono sicuro che la ciucciatina alle vongole che fai tu non è come quella di quel signore.

    Non mi auguro, cara Diemme, di incontrare il plauso di una platea di gente raffinata, ma soltanto di gente che ha il buon gusto di sapere quando lasciarsi andare e con chi.
    La scarpetta è una “goduria” alla quale anch’io mi dedico 😛 , e se è il caso anche al ristorante, quindi, venga pure lo gnam gnam, purché non crei dei problemi.

    L’episodio che ho raccontato è secondo me l’emblema di certe buone maniere che oggi vanno sempre di più perdendosi, soprattutto nelle nuove generazioni, che spesso offrono di se uno spettacolo che, a mio parere, non è molto decoroso. Tralascio l’utilizzo delle posate, ma quando vedo qualcuno che si pulisce i denti con le dita o che sguazza nell’unto come se fosse il suo elemento naturale, ebbene lo ammetto, un po’ mi viene il voltastomaco. (è vero, c’è sempre la possibilità di non guardare, ma alle volte capita anche senza volerlo… )

    Certamente ognuno è padrone di comportarsi come meglio crede, ma le famose buone maniere (mi pare che tu abbia fatto un post sull’argomento, Irish… ), pur non portate all’eccesso, non sono altro che il rispetto nei confronti dell’altro. Come ho già avuto modo di dire (Diemme… ), ritenendomi una persona libera (dentro… ), non metto paletti in certe situazioni, secondo me tutto è concesso, se ovviamente non calpesta la libertà dell’altro, ma se vado al ristorante, se devo mangiare insieme a degli amici, se sono in pubblico, preferisco usare lo spazzolino da denti dopo il pasto, piuttosto che certe astruse movimentazioni con le dita o con le unghia e dopo aver mangiato le vongole con le mani, andare in bagno a lavarmele, e poi… c’è modo e modo.

    Quindi Irish, se dovessi incontrarmi al ristorante, stai pur certa che non ti guarderò, quindi, ciuccia pure le vongole, che se è il caso, verrò a darti una mano. 😆

    Per finire, Irish, che oggi non gira, me ne sono accorto 😥 , ma stai tranquilla che più tardi passerà, basta avere un po’ di pazienza e soprattutto, fiducia nel tempo… 😉

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  10. Caro Artù,

    ho letto il tuo commento a versi già scritti, e purtroppo non posso tornarci sopra: chiedo venia per eventuali inesattezze e omissioni.

    Se mi dici come mangi
    certo ti dirò chi sei,
    se col galateo ti arrangi
    o presenta ancora nei.

    Poggi i gomiti sul desco?
    Io a non farlo non riesco:
    quando mangio mi rilasso,
    se sto in tiro poi collasso.

    La forchetta è la tua arma,
    con cui inforchi gli spaghetti?
    Temi che incida sul karma
    se tu perdi due o tre etti?

    Il tuo ricco pasto innaffi
    di abbondanti libagioni
    e alla fin di sei porzioni
    tu stai lì a leccarti i baffi?

    Caro amico, ti capisco,
    qui si mangia tutto il fisco,
    cosicché se per giustizia,
    noi cediamo a tal dovizia

    siamo solo gente giusta,
    che la vita se la gusta.
    Oste su, un altro panino
    e, ovviamente, ancora vino!

    (DM, 24/06/2009)

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  11. Cara Diemme, vedo con piacere che sono sempre più spesso fonte d’ispirazione per te e questi versi, come sempre belli, poetici, incalzanti, ne sono la prova.

    Nella mia vita scombinata, ho mangiato dappertutto, ristoranti di lusso e trattorie d’infimo ordine, fino alla frittata con le mani in un campo Tuareg. Quindi, credimi, di certo non mi spaventa assolutamente leccarmi i baffi, anzi, se c’è la buona compagnia, un calice di Chianti e la chitarra a portata di mano per suonare gli stornelli, come un tempo, il gioco è fatto.

    Eh… non farmi passare per un bacchettone… 😉

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  12. Sei per me sempre più spesso fonte d’ispirazione? Può darsi, mio caro, può darsi… 😉

    (anche se ispirazione fa rima con bacchettone, non mi tentare… )

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  13. sherdan09

    Ciao Arthur,come butta ? Hahahahaha….sto morendo dal ridere pensando al buongustaio alias “la betoniera umana” !!! Come hai fatto a non crollare dal ridere ??? Beh sei proprio di ferro,io mi sarei fatto portare via dal 118 legato stretto ! 😀

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  14. A me piuttosto sembrava una betoniera dis-umana!

    Non per dar ragione a tuo padre (Dio me ne guardi!), ma non doveva essere un grande spettacolo.

    Sguazzare nell’unto… ungendo tutt’intorno…

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  15. Ciao Sherdan09, ti confesso che ad un certo punto, guardando quei rivoli di unto colare dagli angoli della bocca, eravamo tutti ammutoliti e meno male che sono arrivate le nostre ordinazioni, altrimenti, altro che 118… 😆

    Grazie della visita! (adesso ho capito… )

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  16. silvia

    A me invece è capitato una volta di vedere ad un ristorante una signora che, siccome voleva fare la snob, mangiava i gamberoni con forchetta e coltello, ma non sapendo come fare, praticamente lasciava tutto il buono nel piatto.

    Il suo partner un po’ più disinvolto, finiti di mangiare i suoi, ha preso il piatto della signora e se li è trangugiati con gusto, tanto che ad un certo punto, ci stava scappando anche l’applauso.

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  17. sherdan09

    Ehm….papy,la mamma ti spieghera’ (se non l’ha gia’ fatto…)….non ringraziarmi della visita,passero’ piu’ spesso a trovarti !!! 😉 p.s. ricordi la faccenda di Willy Wonka ???… 😉 A presto,scappo !!

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  18. laura

    Perché dove li mettiamo quelli che mangiano con la bocca aperta che si vedono le tonsille, oltre che la masticatio non petita?

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  19. Verso sera, mentre tutto tace in città, Stella lascia il suo regno per venire a fare un salto nel mondo di Arthur. Mondo ricco e affollato da semplici pensieri e tanta simpatia.

    Stella adora mangiare. Mangia di tutto per il piacere di farlo. Stella ha un amore (quasi una mania) per il suo fisico, e quindi cerca di non pedere il piacere della buona tavola, escludendo fritti e grassi aggiunti, ma non rinunciando ai dolci e ai formaggi che adora. Stella adora managiare. Stella adora guardarsi allo specchio e potersi mettere qualsiasi cosa addosso per stare bene. Sono giorni che Stella non si guarda allo specchio. Si allena poco, forse si sente un po’ in colpa. Non è più una ragazzina e da qualche giorno ha la pancia (Stella la vede e come).”a una certa età si cambiano forme” le dice la dottoressa: Ma io non ho una certa eta’, le risponde Stella.

    Stella che mangia il pollo con le mani e fa la scarpetta al ristorante. La cameriera che la guarda, lei sorride e le risponde: non posso rinunciare alla cosa più buona, e la cameriera le risponde:sai (dandole del tu, x’ Stella è alla mano e non se la tira, vestita elegante con il suo fortissimo accento emiliano)quanta gente si morde le mani per non farlo??? e Stella: sai, il galateo

    Stella, nel suo cielo

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  20. Mannaggia, mannaggia… quello che mi piace di questo post è che ognuno ci vede qualcosa di suo e… soprattutto ognuno vuole dimostrarmi che mangiare con le mani è una cosa giusta… 😉

    De gustibus, non sputacchiandum est!!! 😆

    Non so, Stellina, se come dice la tua cameriera ci sia tanta gente che si morde le mani per non poter mangiare il pollo con le mani (che gioco di parole…), beh, senz’altro avrà fatto delle interviste ai suoi clienti che, tipo Fantozzi, nascondevano le mani per non correre il rischio di usarle e ovviamente avrà stilato una classifica, ma, ma, ma… cosa c’entra il galateo?

    E poi, ti piace tenerci alla linea e a vestirti bene ma mangi il pollo con le mani?

    Stellina, Stellina…

    Ciao Monica, stella nel cielo… ‘notte! ;)))

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