Dresda e il ponte…

La Hofkirche di Dresda con il castello e il ponte di Augusto (Copyright Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino)
La Hofkirche di Dresda con il castello e il ponte di Augusto (Copyright Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Torino)

Leggo sui giornali e resto sgomento…

…la città di Dresda in nome della democrazia, si è vista togliere il brand dell’Unesco, cioè delle Nazioni Unite, di World Heritage Site, Sito Patrimonio dell’Umanità, perché ha voluto un ponte sulle rive del fiume Elba, che alleggerisce il traffico congestionato della città, ma che a quanto pare, turba il paesaggio circostante.

La questione, che è stata ed è oggetto di grande dibattito, nasce quando nel 2004 la Valle dell’Elba a Dresda, la città d’arte tedesca chiamata anche Firenze dell’Elba, viene dichiarata Patrimonio mondiale per la bellezza del paesaggio che corre lungo il fiume.

Si tratta di un paesaggio culturale del 18° e 19° secolo che ha mantenuto intatta la sua bellezza, che si estende per circa 18 km lungo il fiume dal palazzo di Übigau e i campi di Ostragehege nel nord-ovest fino al Palazzo di Pillnitz e l’isola del fiume Elba nel sud-est. È caratterizzato da prati bassi, ed è coronato dal Palazzo Pillnitz ed il centro di Dresda con i suoi numerosi monumenti e parchi che testimoniano la sua storia tra il 16° e 20° secolo. Il paesaggio offre anche ville e giardini suburbani del 19°-20° secolo e preziose caratteristiche naturali.

L’anno dopo il riconoscimento, nel 2005, l’amministrazione comunale di Dresda, considerate le emergenti esigenze di un continuo sviluppo della città, decide di costruire un ponte per collegare la città vecchia con quella nuova. L’Unesco, dice chiaramente che se si costruisce il ponte, verrà perso lo status di World Heritage Site, e allora i dibattiti s’infuocano, al punto che viene indetto un referendum, con il risultato che il 57%, decide per la costruzione del ponte.

Nel frattempo l’Unesco aveva richiesto soluzioni alternative, che non turbassero quello spettacolo naturale, ma ha prevalso una decisione all’insegna della praticità e della modernità: democraticamente si è deciso per il ponte, ma mi domando, quanto veramente l’informazione ha sensibilizzato la coscienza dei cittadini che hanno votato?

Ovviamente, come promesso, l’Unesco ha cancellato Dresda dal sito patrimonio dell’umanità. Non era mai successa una cosa del genere, anche perché un tale riconoscimento porta prestigio e da punto di vista turistico, un ulteriore incentivo per visitare la città.

L’avvenimento s’inserisce in un contesto che è spesso sotto gli occhi di tutti, cioè in nome di presunte modernità, si sacrifica un patrimonio che prima o poi collasserà. E’ notizia di questi giorni che le coste Italiane sono assediate dal cemento, un reato ogni 500 metri, tra villette per le vacanze, grandi alberghi a strapiombo sul mare o porti turistici con ristoranti e shopping center, l’invasione del calcestruzzo illegale o legalizzato, è una realtà che dovrebbe far riflettere, perché il problema ci appartiene, come persone, come individui che nella modernità dovrebbero ravvisare gli strumenti per un vivere migliore e non il contrario.

 Ma come sempre accade e oggi più che mai, poche sono le informazioni a riguardo e poco, se non del tutto nullo, è l’interesse di ognuno di noi.

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37 pensieri su “Dresda e il ponte…

  1. Hai ragione Arthur, abbiamo la brutta abitudine di rimanere all’ombra e lamentarci solo quando il sole ci scotta direttamente la pelle!. Ma non tutti fanno così per fortuna, perciò rimaniamo ottimisti. 🙂
    Ciao

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  2. Un articolo apparso su Repubblica di GIUSEPPE BALDESSARRO

    Calabria, cemento mangia-coste
    un abuso edilizio ogni 150 metri

    Dai palazzi condominiali alle villette, dalle seconde case ai residence. Ed ancora: i villaggi turistici, i lidi e i camping, i palazzotti costruiti su aree demaniali. La Calabria non è solo terra di ecomostri. La Calabria “è tutta un ecomostro”. Lo dice uno studio della Regione sulla cementificazione dei suoi 700 chilometri di spiagge. Documento che restituisce una fotografia impietosa dello scempio, con un abuso censito per ogni 100-150 metri di costa. I casi individuati dagli esperti dell’assessorato all’Urbanistica – coordinati dai docenti Renato Nicolini dell’Università Mediterranea e Osvaldo Pieroni dell’Unical- sono 5210.

    continua -> Calabria, cemento…

    Dal Corriere della Sera… Abusi edilizi e turismo di massa: così muore il Parco nazionale del Cilento

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  3. @ Spaziocorrente: questo è uno dei pochi argomenti sul quale non riesco ad essere ottimista, forse perchè mi tocca personalmente, forse perchè troppo abituato a vedere brutture che con enorme disinvoltura, ci vengono propinate. Ci sono comunque persone sensibili all’argomento, che magari lottano, e anche questo è innegabile.

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  4. laura

    In effetti, “rifiutare” un riconoscimento del genere, è una cosa che lascia senza parole. Avevo letto di Dresda, tanto che pensavo di fare un viaggio per ammirare quel paesaggio che evidentemente con il ponte, cambierà in maniera definitiva. Tra l’altro, Dresda è stata ricostruita dopo la guerra e dicono che sia una città bellissima.

    Per quanto riguarda gli abusi edilizi nel nostro paese, basta fare un giro in meridione per rendersi conto di quanto il problema sia per anni stato ignorato, da amministrazioni compiacenti e coinvolti in interessi di mafia.

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  5. sancla

    Sono rimasta sconvolta quando ho saputo che Venezia aveva chiesto un ponte a Calatrava (per quanto adori quell’architetto e le sue opere, è decisamente fuori luogo a Venezia) e ancora più sconvolta quando l’ho visto sul Canal Grande. Mi dispiace per Dresda, città che andrò a conoscere tra un mese con questo brutto biglietto da visita.

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  6. @ Sancla:Il ponte di Calatrava, chiamato Ponte della Costituzione, da un punto di vista architettonico è da considerarsi un progetto molto ambizioso e senz’altro degno di considerazione, con la sua forma arcuata, la struttura in acciaio, i pavimenti in vetro e pietra d’Istria, materiale che a Venezia è molto usato e poi, inserito fra Piazzale Roma e la Stazione Ferroviaria Venezia Santa Lucia, non interferisce in maniera determinante sulla città.

    Il problema è un altro, le barriere architettoniche non sono state prese in considerazione, essendo il ponte fatto a gradini, tant’è che è stata prevista un’ovovia per il trasporto dei disabili.
    Insomma, un progetto moderno che discrimina una categoria di persone, in nome della creatività.

    Fatto molto grave e in una società moderna, direi inconcepibile.

    @ Manu: dimentichiamo in fretta, perchè abbiamo paura di chiamare le cose con il loro vero nome. Quando saremo travolti dal cemento, allora forse ci sarà un grido di dolore, ma fino allora… e la scusa sarà sempre la stessa: la cattiva informazione.
    Ma d’altra parte, non succede la stessa cosa per i fatti della politica?

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  7. laura

    Ricordo che all’esposizione universale di Siviglia nel … (non ricordo l’anno) era stato realizzato un ponte bellissimo che proprio per la sua modernità e semplicità, s’inseriva in maniera perfetta nel contesto urbano preesistente.

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  8. Settembre 2006. Viaggio magico attraverso Repubblica Ceca, ex DDR, Polonia e Austria (naturalmente questo tragitto arzigoggolato…quante g di troppo? l’ho programmato io).

    Cielo grigio. Aria fredda. Una leggera nebbia. Vestiti pesanti, ma per me troppo leggeri. Il vento e il freddo mi entrano dentro. La mia amata germania. La mia aria. Tanto ho amato Berlino appena i nostri sguardi si sono incrociati anni prima, tanto mi ha affascinato Lipsia, tanto mi ha lasciato incredula Dresda. Incredula perchè tutti mi avevano detto: bellissima, ti piacerà. Ogni angolo della mia germania ha un suo perchè, ma Dresda mi ha lasciato tanti punti di domanda a cui un giorno spero di riuscire a dare una risposta.

    Mi piacerebbe riuscire a leggere un post e poi scrivere soltanto un paio di parole concise. Non è nel mio DNA. Non ci riesco. Gli studi che ho fanno mi hanno fatto diventare maestra della sintesi e dell’essere concisa. Se devo esserlo lo sono. Ma non voglio esserlo per il 90×100 dei casi.

    Le parole sono vita. Le parole sono i colori della vita. Le parole sono musica. Le parole sono luce che illumina le tenebre.

    Un abbraccio Stella

    P.s. non ci crederai ma mia mamma mi ha sempre chiamato Stella. Ecco forse x’ è il mio nome preferito, oltre al mio s’intende…e il mio qual è? Ma disastrino ovviamente

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  9. Grazie Splendido, ma per poter fare ciò che dici, è importante che ci sia una maggiore sensibilizzazione al problema, ed io, se devo essere sincero, non la vedo molto, ma anche tra gli addetti al lavoro, che spesso presi come sono a speculare sul territorio, concorrono a peggiorarlo.

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  10. @ Stella: non sono mai stato nei posti che hai citato e quanto meno a Dresda, anche se sono tentato di andarci, prima che costruiscano quel ponte (se non c’è già… ).

    Per quanto riguarda invece la “lunghezza” dei commenti, sfondi una porta aperta con me, perché come tu sai, anch’io spesso mi dilungo, tant’è che quando ancora non avevo il blog, qualcuno mi disse che ero troppo prolisso e che i miei commenti erano come dei post.
    La consolazione l’ho subito trovata comunque, perché chi me lo aveva detto, era abituato (a) a commenti del genere: “baci e abbracci… “ “cicci, coco… “ ecc. ecc..

    Quindi, mia cara Stellina, non porti problemi, il tuo essere poco conciso mi sta bene e d’altra parte, le parole sono fatte per essere anche ascoltate, non credi?

    Ciao!

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  11. @ Laura: il ponte di cui tu parli, Ponte di Alamillo, realizzato a Siviglia in occasione dell’Expo 92, è stato progettato sempre dall’architetto Santiago Calatrava (che coincidenza… ), e fu realizzato per permettere di raggiungere l’isola La Cartuja, dove aveva luogo l’esposizione.

    È un ponte ad un unico pilone, che agisce da contrappeso per i 200 m di struttura, sospesa per mezzo di tredici grossi tiranti, e l’ho visto in occasione di un mio viaggio in Andalusia e devo confessarti che l’ho trovato bellissimo, un’idea geniale, con un impatto sul territorio molto equilibrato.

    Il problema è comunque sempre lo stesso, e qui mi riallaccio a ciò che ha detto Sancla, può una struttura moderna inserirsi con equilibrio in un contesto antico?

    Il dibattito è molto controverso e dipende esclusivamente da quali sono le reali intenzioni di chi progetta e di chi commissiona il progetto.
    In questi casi ci si affida sempre ad Architetti di chiara fama, ma non sono sempre a mio parere una garanzia. Nel caso di questo ponte, l’idea geniale di Calatrava, ha dalla sua la semplicità dell’opera che, pur essendo sfacciatamente moderna e tecnologica, riesca ad inserirsi con dignità in un contesto totalmente estraneo.

    Cosa diversa per il ponte di Venezia, e a maggior ragione, per le motivazioni che ho elencato, per il ponte di Dresda.

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  12. Arthur,

    le parole sono scritte per essere ascoltate. Passaggio dopo: capite. Ultimo passaggio:recepite.

    Ho letto il tuo commento a casa di Frà: lascio il grande….

    Io non sono per quella tipologia di commento, ma neanche di msg sul cellulare. Forse nel DNA di Stella l’essere concisi non c’è proprio.

    Oggi, amico mio, sono un po’ triste…ma mi sono sfogata abbastanza nell’ultimo post.

    Stella

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  13. Per quanto riguarda tutte le nuove costruzioni, credo che non debbano imporsi con “aggressività” in un contesto ben delineato.
    Per le coste, invece, non si dovrebbe badare solo all’estetica e al paesaggio, ma ci si dovrebbe preoccuapare di salvaguardare sopratutto la natura e la sicurezza.
    Per fortuna (o purtroppo) é la stessa natura che si ribella a certi scempi; così, ecco che ogni anno il mare si porta via lidi e lungomare costruiti sulla sabbia, mentre frane e/o alluvioni fanno strage di vite umane. Quando impareremo che le regole servono a salvaguardare anche la nostra incolumità, forse certe stragi, certi lutti, certe disgrazie, certi scempi diventeranno solo un triste ricordo. Speriamo che i nostri figli riescano a vedere un mondo diverso, dove l’arroganza e la prepotenza dell’uomo sulla natura e sul paesaggio siano ostacolati con ogni mezzo.

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  14. silvia

    Ecco, mi aspettavo da te un post sull’argomento architettura, e mi sembrava strano che non lo affrontassi, avendo visto sempre molta passione in quello che hai scritto fin’ora.

    E hai ragione quando dici che generalmente la gente è poco informata, ma lo è perché siamo abituati a pensare che tutto quello che vediamo è nella norma. Scusa, ma quante volte al telegiornale si sente parlare di abusi edilizi?
    Mai.
    Quante volte vedendo una bruttura su di una costa ci siamo domandati come mai è stata costruita e perché?
    Mai.
    Ho l’impressione che dobbiamo incominciare da zero e la strada è molto lunga e piena di ostacoli.
    Mi associo a quello che ha detto Romaguido, perché la speranza è sempre l’ultima a morire e poi chissà che i nostri figli siano veramente migliori di noi.

    Ciao.

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  15. Rusticamente

    Avevo letto di questo ponte e anch’io mi ero meravigliato che l’amministrazione di Dresda avesse barattato il prestigio con la comodità.

    Giusto o sbagliato che sia, è anche vero che le nostre città stanno collassando e allora si cerca di porre rimedio.

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  16. Cara Rosamaria, essendo le nostre città piene di storia, è un po’ difficile far si che il nuovo non si ponga con “aggressività” sull’esistente e poi, molto dipende dalla sensibilità delle amministrazioni comunali, oltre che dagli architetti che intervengono sul territorio.

    L’abbinamento degli stili, il nuovo con il vecchio, non possono avvenire in maniera soft, nel senso che il contrasto deve necessariamente mettere in evidenza le caratteristiche formali, creative e strutturali di due epoche diverse, infatti, generalmente si cerca di utilizzare dei materiali nuovi, strutture in acciaio e vetro, che caratterizzano la differenza.

    Un esempio tra tutti, potrebbe essere la famosa piramide di vetro voluta dall’ex presidente François Mitterrand e disegnata dall’architetto cinese Ieoh Ming Pei, che ricopre il mezzanino del museo del Louvre ed è parte integrante della sua nuova entrata, oppure il famoso Centro Pompidou sempre a Parigi, forse meglio conosciuto come il Beaubourg, progettato dal nostro Renzo Piano e da Richard Rogers.

    In ambedue i casi, l’utilizzo dei materiali, lo stile, la forma è di enorme contrasto con l’esistente e nel secondo caso, è stata stravolta addirittura la concezione dell’edificio, tant’è che Il New York Times, in occasione della vittoria da parte di Rogers del Premio Pritzker nel 2007, scrisse che il design del centro “ha rovesciato l’architettura mondiale”.

    Sul resto… spero come te che i nostri figli siano un po’ più lungimiranti di noi.

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  17. Eccomi Silvia, come vedi stiamo parlando di architettura, e in effetti hai ragione quando dici che l’argomento è troppo riservato agli operatori del settore e la gran parte delle persone, non lo affronta, perchè l’informazione è molto carente, però oggi con internet, tante lacune possono essere colmate, bisogna soltanto volerlo, nulla di più.

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  18. Diemme

    @Arthur: ti riporto parte del commento che ti ho lasciato da me, perché ritengo che questo sia il suo posto:

    Sicuramente hai notizia di quanti palazzinari, nello scavare per gettare le fondamenta di una nuova costruzione, abbiano trovato dei reperti archeologici, e si siano sbrigati a seppellire tutto con una colata di cemento affinché i lavori non venissero fermati: come li vuoi chiamare? Hanno coperto di cemento oggetti forse di valore inestimabile, testimonianze storiche che forse avrebbero aggiunto pure qualcosa alle nostre conoscenze, tutto ai fini del vil denaro. Considera però pure “il gregge”: secondo te alla domanda “vuoi una bella e comoda autostrada, una casa confortevole, oppure un reperto in un museo, un panorama intatto, una struttura architettonica rispettata?”, la maggior parte della gente cosa risponderebbe? Sei sicuro che gli abitanti di Dresda fossero così disinformati?

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  19. Non sapevo nulla di questo ponte a Dresda, ne leggo per la prima volta qui…disinformata che sono!
    A me l’accostamento moderno/antico in genere piace, ma ovviamente bisogna tener conto di tanti fattori, l’impatto ambientale oltre che quello puramente estetico-visivo.
    Ed infine, last but not least, tenere in debita considerazione l’opinione di chi quelle opere le deve anche utilizzare e non solo guardare da lontano.

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  20. Cara Diemme, sicuramente gli abitanti di Dresda erano informati, e se avessero saputo che l’Unesco aveva proposto di creare un sottopasso, anziché un ponte, avrebbero, forse, optato per quella soluzione, ma il vero problema non è realmente questo.

    Il vero problema è che, al di là del fatto che mantenere a tutti i costi certe strutture obsolete non conviene a nessuno e meno che meno ai cittadini, e mi riferisco a edifici pseudo storici, dove di pregio non c’è nulla, certi agglomerati urbani, certe zone paesaggistiche di un certo valore artistico, vanno, oggi come oggi, mantenuti e preservati, proprio perché c’è la tendenza a costruire in maniera selvaggia, tenendo conto soltanto di interessi economici e speculazioni di vario genere.

    Certo che, il ritrovamento di reperti archeologici può creare dei problemi per la prosecuzione dei lavori in un cantiere, e a questo proposito mi viene in mente quando nella ristrutturazione della facciata del mio palazzo, del 700, furono ritrovate delle bifore e degli affreschi, con il risultato del blocco dei lavori e il disagio per un anno intero, di un ponteggio che sembrava ormai far parte della facciata.

    Concludendo, dico soltanto che l’argomento dovrebbe essere di interesse pubblico, e magari così ci sarebbero meno abusi edilizi, perché la gente è sensibilizzata e quindi più partecipe.

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  21. E’ indubbio, Elle, che l’opinione di chi deve utilizzare quelle opere è da tenere in considerazione, ma quanto questa opinione è condizionata da interessi, da disinformazione o da altro?

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  22. Diemme

    Rispondo qui a quanto hai scritto sul mio blog, perché mi pare giusto che la discussione continui qui.

    E’ giusto che questo post offra un’opportunità di riflessione ed è sicuramente costruttivo confrontarci su questo fronte; quello che volevo dire è che mi sembra normale che l’italico immaginario collettivo non sia colpito dalla situazione di Dresda, in un paese e in un momento politico in cui la nostra copertina troppo corta va spostata sulle parti vitali ormai preoccupatamente scoperte.

    Poi certo, parlarne serve a riflettere su un argomento di interesse comunque universale, perché un domani, o anche prima, potrebbe riguardare il quartiere storico della nostra città, e allora sarebbe bene essere già informati sulle leggi, sulle possibilità alternative, sugli oneri e gli onori di una qualsiasi decisione, sui precedenti e susseguenti.

    A Roma, a Castel Sant’Angelo, hanno costruito un sottopassaggio e sulla strada sovrastante, che era ormai diventata un collo di bottiglia per il congestionato traffico cittadino, hanno creato un’area, con un po’ di verde, teatro di varie iniziative culturali.

    Non voglio credere che la gente, stremata dal traffico e dall’imbottigliamento, chiamata a votare, in assenza di informazioni e di proposte alternative, avrebbe optato per l’abbattimento di Castel Sant’Angelo! 😯

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  23. Confesso la mia ignoranza in materia; in genere mi lascio guidare dal mio gusto personale, così a volte mi capita di non gradire un’opera che, a detta di alcuni, è stupenda.
    In effetti una nuova costruzione che “imiti” quelle più datate che le stanno attorno sicuramente darebbe l’idea di una una toppa nuova su un vestito vecchio; tuttavia credo che certi materiali accentuino eccessivamente il contrasto antico-moderno (per esempio io all’acciaio preferirei senz’altro il vetro).
    Mi sembra giusta la questione posta da Elle e già anticipata, in un certo senso, da Arthur: la praticità d’uso non è affatto da trascurare; riguardo a questo mi pare di ricordare che sul nuovo ponte di Venezia si siano verificati scivoloni, cadute e altri incidenti del genere. A questo punto, dovendo scegliere, opterei ancora una volta per la sicurezza e l’incolumità delle persone.

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  24. Il gradimento di un’opera architettonica è senz’altro condizionato dal gusto personale, ma anche dall’approccio che ognuno di noi ha con quest’opera.

    Ma anche il gusto personale diventa un fatto culturale, nel momento in cui si cerca di capire i presupposti per cui quell’opera è stata generata. In un quadro si ammira lo stile, i colori, la pennellata, la genialità della realizzazione, un’opera architettonica va vista nelle sue quattro dimensioni, la larghezza, l’altezza, la profondità e… entrarci dentro, percorrerla, rimirarla da tutte le parti, coglierne i particolari, l’essenza, la filosofia di una progettazione mirata a diffondere un certo messaggio, di bellezza se c’è, di comodità, benessere, di ergonomia degli spazi e via dicendo.

    Scusa Rosamaria, non voglio fare un trattato d’architettura ma credo che il gusto personale, non può prescindere da tutte queste cose.

    Sul piano della sicurezza è indubbio ciò che dici, ma il ponte di Calatrava a Venezia, ha mancato anche in altre cose come ho già detto, non ha tenuto conto delle barriere architettoniche e questo è un fatto grave.

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  25. Beh, arthur, ho detto che sono ignorante, ma non che nn ho senso critico. Mettiamola così: il mio gusto personale (che è esigentissimo sulle proporzioni e sugli accostamenti cromatici) equivale al mio orecchio musicale. 😆 Mi sono spiegata?
    Se poi passiamo dall’arte all’artigianato (bricolage), allora sono capace, con lo stesso spirito critico, di creare anch’io.
    Riguardo al ponte di Calatrava, quando ho detto “già anticipata, in un certo senso, da Arthur”, mi riferivo proprio alle barriere architettoniche cui tu avevi accennato.
    Bravo, Arthur, ora siamo un po’ meno ignoranti su questi temi interessantissimi!

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  26. @ Rosamaria: grazie a te, che mi hai dato la possibilità di parlare, anche se con pochi accenni, di un argomento che mi sta a cuore.

    Mi rendo conto che l’argomento di questo post non è certo dei più interessanti, ma era soltanto la scusa per parlare di problematiche che invece ci interessano da vicino, le nostre città, il caos cittadino, gli abusi edilizi, gli abusi delle amministrazioni comunali fatti nell’ignoranza più assoluta ai danni di noi cittadini, la natura che si sconvolge con interventi fuori da ogni logica e così via, problematiche che dovrebbero aiutarci a riflettere, perché il futuro delle nostre città è anche il nostro futuro e non è una cosa di poco conto.

    Dagli accessi a questo post, tanti devo dire, speravo in una maggiore partecipazione, perché più commenti, avrebbero voluto dire più confronto, ma va bene anche così, e di questo ringrazio tutti voi, perché quello che conta è parlarne, sempre e comunque.

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  27. Diemme

    Veramente l’argomento è interessantissimo, magari non vicinissimo a noi, ma solo all’apparenza, perché lo scempio urbanistico è un problema che, purtroppo, ci riguarda eccome.

    Forse il post non ha avuto un ritorno immediato perché, quando le persone sono alle prese con le difficoltà di arrivare alla fine del mese, i bulli a scuola che picchiano i figli, il lavoro precario, le discoteche sotto casa che non lasciano dormire, il parcheggio selvaggio, le cartelle esattoriali ingiuste e tutte le altre rogne con cui siamo costretti a confrontarci quotidianamente, un ponte a Dresda diventa qualcosa che ci passa sopra la testa; tu comunque hai fatto benissimo a sollevare il problema, perché neanche su queste cose dovremmo mai fare di noi stessi gente “che lascia che sia”.

    Bellissimo articolo.

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  28. @ Diemme: come hai detto tu, forse non dovrei lamentarmi più di tanto, ma questa volta, ed è la prima volta che lo faccio da quando ho il blog, ho voluto parlare di un argomento che mi tocca da vicino, e non solo professionalmente.

    Si è vero, mi aspettavo un ritorno maggiore, ma questo dipende esclusivamente da come sono fatto io, un po’ come il Big Mac, tutto e subito, perché quando sono entusiasta per una cosa, vorrei che lo fossero anche gli altri.

    Grazie comunque.

    E a proposito di “entusiasmi”, voglio proporvi un articolo che ritengo sia da leggere, il 14 luglio, giornalisti e blogger tutti zitti, per protestare contro la censura su internet, decreto Alfano, Decreto intercettazioni.

    Leggetelo che ci riguarda tutti!

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  29. Arthur, il tema, come dicevo, è molto interessante, ma abbraccia tanti e tali di quegli aspettii che diventa difficile, oltre che impegnativo, discuterne in maniera esaustiva in una sola occasione.
    A me, per esempio, ha riportato alla mente gli episodi in cui il mancato rispetto della natura (e delle relative norme sulla sicurezza) ha prodotto, nella mia regione, esiti luttuosi di cui non si hanno, a tutt’oggi, responsabili certi.
    E che dire della cementificazione (di cui parli) che, facendo, in alcuni punti, scomparre la spiaggia, ha reso il mare tanto “aggressivo” da dover essere ammansito con orribli blocchi di cemento, che deturpano irrimediabilmente quelli che, come evidenzia l’articolo da te citato, erano a ragion veduta definiti “paradisi naturali”?.

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  30. Rosamaria, le tue parole mi hanno fatto venire in mente un articolo che avevo letto alcuni anni fa su come erano cambiate le nostre coste, e per via dell’erosione del mare e per gli scempi edilizi, infatti, riportava a confronto due foto prese dal satellite dello steso pezzo di costa e la differenza era impressionante, ma la cosa più sconcertante è che il cambiamento non era avvenuto nel giro di secoli, ma solo in circa trent’anni.

    Ma senza andare troppo lontano… sul lago di Garda, con la scusa che non si può costruire in certe zone edilizia residenziale, si è trovato l’escamotage di costruire come residenza turistico alberghiera, vendute come tali, quindi volendo chi acquista non può nemmeno metterci la residenza, ma alla fine di alberghiero non hanno nulla, sono a tutti gli effetti residenze private, in barba alle leggi che le regolamentano.

    In conclusione, case dappertutto, cemento, cemento, cemento, enormi complessi residenziali, neanche inseriti in maniera rispettosa del contesto circostante.

    Per non parlare poi delle metrature, praticamente dei buchi, chi acquista deve fare i conti con gli spazi che sono ridotti all’osso e con i prezzi che direi assolutamente fuori da ogni considerazione.

    Le responsabilità? Le amministrazioni comunali che sempre alla ricerca di fondi svendono il territorio a società il cui unico interesse è la speculazione.

    E noi? Stiamo a guardare!

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  31. Noi (si fa per dire) siamo i primi, arthur, che per le nostre abitazioni risparmiamo sulle norme antisismiche, pur di permetterci ambienti arredati con sfarzo, siamo i primi a desiderare una casa col giardino che dia direttamente sulla spiaggia o ad assicurarci un appartamento nei tanti residence con una stupenda vista sul mare, costruiti al posto di boschi secolari. Poco importa se le frane provocate dalla distruzione degli alberi ogni tanto mietono qualche vittima… 😥

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