Ombre.

Ancora una poesia di mio padre, che alcuni di voi conoscono già, ma che è la prima volta che pubblico in questo blog… e la dedico a chiunque abbia voglia di trovare quel sorriso.

Ombre

E strànio mi sento
in questo pullulare di apparenze,
mi viene il dubbio che il parlar
con tanta gente, altro non sia
che un dialogo tra ombre,
ombre camuffate d’argilla e calce
mista a cenere.
Che tristezza!
E’ tutto ciò delirio della mente
che, creando, corrompe
la mia corrotta immaginazione,
oppure intorno a me c’è indifferenza?
La mente si smarrisce,
e fra tanti, che
mi sfiorano ignorandomi,
temo di essere un’ombra anch’io,
ombra tra ombre,
soffio fuggente
in una moltitudine sfuggente.
E incerto qui di vivere
vorrei migrare in altra dimensione
per incontrare gente ancora viva
che, sgombra di pensieri, mi sorrida.

Santi

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63 pensieri su “Ombre.

  1. Questa è forse una delle più belle poesie che mio padre Santi ha scritto e ci sono particolarmente legato, perchè ci vedo molta speranza… linfa vitale per questo pazzo mondo…

    Buona lettura!

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  2. Consapevolezza che un sorriso sincero cancella l’ombra e lascia solamente il vero che c’è.
    Una bella poesia che indaga sulla solitudine dell’uomo di fronte all’impossibilità di comunicare con il suo simile e teme di non riuscire a trovare soluzioni. Forse quel “migrare in altra dimensione” voleva essere un indicazione di ritrovare la nostra immagine reale, svestendoci di quell’ombra che a volte ci portiamo appresso. E la chiave di svolta, guarda un pò, la ritrova ancora in un sorriso, che insieme agli occhi, è lo specchio della nostra anima.
    Ciao

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  3. silvia

    Delle poesie di tuo padre che hai pubblicato fin’ora, mi piace la delicatezza, che me le fa sentire vicine, come qualcosa che mi appartiene.

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  4. le poesie di tuo padre sono molto profonde e vere.
    questa mi pare che ben si adatti a questo periodo, in cui ci capita spesso di sentirci straniti dal resto del mondo.
    è comunque sempre una visione positiva quella che riesce a comunicare nei suoi versi.

    proprio bella. grazie.

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  5. Grazie a te Morena, per le cose che dici e comunque, una delle cose che mio padre mi ha trasmesso, è appunto questa visione positiva delle cose e per questo, gli sono grato.

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  6. Speriamo che le parole che lasciamo sui nostri blog non siano mai

    “un dialogo tra ombre,
    ombre camuffate d’argilla e calce
    mista a cenere”.

    Tuo padre ha davvero scritto dei versi meravigliosi!

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  7. Grazie Fra, hai detto una cosa bellissima e credimi, è un pensiero che ogni tanto mi passa per la mente.
    Questa poesia mio padre l’ha scritta una quindicina d’anni fa e malgrado tutto, è attualissima, perché rispecchia gran parte della società di oggi, con la sua indifferenza e la sua superficialità.

    In questo senso la rete dovrebbe dare delle risposte in positivo, ma c’è ancora tanta gente che, trincerandosi dietro un anonimato, naviga tra “ombre camuffate d’argilla e calce mista a cenere”, purtroppo…

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  8. A me la poesia ha fornito moltissimi spunti di riflessione e mi ha ricordato addirittura il mio medico, buono, umano, amico, che purtroppo non è più tra noi.
    Bravo Santi, bravo Carlo (il medico), bravo Arthur!
    Quando avrò tempo proverò a tornarci su…

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  9. tuo padre oltre ad essere un grande poeta sa scrivere parole molto vere, il ritrovarsi viene spontaneo
    la superficialità delle cose, delle persone di oggi sono il riflesso dello specchio che Santi ha saputo creare in questo scritto
    “mi viene il dubbio che il parlar
    con tanta gente, altro non sia
    che un dialogo tra ombre”
    che tristezza, quanta tristezza….

    buona serata Arthur

    ps. spero di leggerne altre di poesie come questa
    grazie 🙂

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  10. Arthur,

    sono venuta a leggere questi bellissimi versi dopo che Fra ha citato questa poesia nel commento sul mio blog. Ho la sensazione di averla già letta. Dici che ho avuto una visione???
    Versi semplici, profondi, che entrano nell’anima…versi scritti da un’anima speciale, da un’anima dotata di una sensibilità sopra le righe…e la sensibilità che si legge in quei versi si coglie nelle tue parole, quando scrivi o quando commenti parole altrui.
    Ti abbraccio amico mio grande

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  11. “E incerto qui di vivere
    vorrei migrare in altra dimensione
    per incontrare gente ancora viva
    che, sgombra di pensieri, mi sorrida”.
    Noi lo stiamo facendo. Le ombre sono la vita reale, qui nella blogosfera noi ci incontriamo e parliamo, senza maschere.
    Ci confidiamo e ci consigliamo. Grazie a tutti, L.

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  12. No cara Stellina, non hai avuto una visione. Questa poesia l’avevo pubblicata in risposta ad un post di Diemme e poi Nunzy a sua volta l’ha pubblicata nel suo blog.
    L’ho riproposta innanzitutto perchè non l’avevo mai pubblicata nel mio blog e poi perchè è una delle più belle poesie che mio padre ha scritto, soprattutto vera e attuale.
    Grazie!

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  13. Ritrovo qui l’intensità e la profondità dei versi semplici ma curati di Santi.
    Ritrovo l’anima di un uomo che credo sapesse catturare l’essenza delle cose e delle persone, sì da renderle immagine e emozione.
    C’è l’anima del sognatore (“vorrei migrare in altra dimensione”) ma anche dell’uomo concreto (“soffio fuggente
    in una moltitudine sfuggente”) e in pace con se stesso.
    E la pace interiore è una gran bella conquista…
    Grazie Santi, grazie Arthur.

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  14. La superficialità delle cose e delle persone, cara Irish, è purtroppo un argomento che oggi più che mai ci tocca, l’effimero, il futile è ormai storia quotidiana, proposto senza ritegno da giornali e programmi televisivi.

    Evvabè… avevo già pubblicato altre poesie di mio padre, due delle quali credo che tu le abbia già letto “E’ verdeazzurro il mare” e “Una ballata che mi culla”, la terza ci sono particolarmente legato, e solo al pensiero provo un’emozione fortissima.

    L’ha scritta il giorno prima che morisse, quindi di getto, e conservo ancora il bigliettino dove l’aveva scarabocchiata e in suo onore, nel progetto della sua tomba, ho previsto uno spazio dove l’ho fatta trascrivere.

    La poesia s’intitola: “Soffre”

    Grazie anche a te Irish.

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  15. @ Liviana: vorrei essere sicuro come te che in questa blogosfera non ci siano maschere, anche se quando ci sono, prima o poi si scoprono.
    E comunque, è un bel percorso quello che facciamo insieme e questo è molto importante.

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  16. Beh, cara Elle, mio padre era un gran sognatore (vedi figlio…) e d’altra parte, un poeta deve esserlo… e credo che, come dici, ci fosse anche dentro di lui quella pace interiore che lo faceva star bene con se stesso e con il mondo circostante.
    Copmunque… grazie a te.

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  17. E’ per questo che ho pensato a Carlo. Tra le tante cose che oggi non vanno più c’è che i medici non sono più invitati a leggere il Giuramento di Ippocrate (non c’è tempo nelle affollatissime sedute di laurea) e tanti, troppi hanno scelto questa professione più per ragioni di un supposto prestigio sociale o vantaggio economico, che nell’intento di abbracciare una vera e propria missione sociale ed umana.
    Da come ne parli e, sopratutto, dai suoi versi, mi rendo conto che questo non è il caso di tuo padre (che sento di poter chiamare per nome, quasi fosse un amico che ho conosciuto bene).
    E Carlo era un amico per tutti i suoi pazienti, un vero medico, una persona come poche, tra quelle che ho avuto modo di incontrare.
    E, visto che uno dei segreti della felicità, è la piena consapevolezza di quello che si ha o si è avuto, la gratitudine per quanto Dio (o la fortuna, per chi no crede) ci ha voluto accordare, riteniamoci fortunati per aver avuto la possibilità di incontrare, direttamente o indirettamente, questi veri grandi uomini.

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  18. Ciao Arthur, come sai è da poco che ho un blog e piano piano vi sto conoscendo..oggi ho scoperto le bellissime poesie di tuo padre e il modo orgoglioso e tenero con cui parli di lui….dalle sue parole si capisce che era un uomo profondo, che andava al di là delle cose….ho avuto questa sensazione….do molta importanza alla profondità delle persone…”profondità” è un termine un po’ bruttino ma spiega bene, secondo me, l’ incredibile capacità di alcuni che con le loro parole riescono a toccarti l’anima…tuo padre ha scritto poesie dove riusciamo a ritrovarci….
    “E incerto qui di vivere vorrei migrare in altra dimensione per incontrare gente ancora viva che, sgombra di pensieri, mi sorrida”
    …sono pensieri che riusciamo a condividere e io sono una di quelle persone che cercano di trovare quel sorriso!!
    Grazie per aver postato queste poesie!
    Ti abbraccio

    Miss Francina

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  19. so che mi ripeterò dicendo cose che han detto anche altri, ma questa poesia oltre ad essere molto bella è anche ricca di significato. Grazie per aver condiviso una parte così intima di te come lo sono le poesie di tuo padre. E posso dirti una cosa: io quel sorriso continuo perennemente a tenerlo d’occhio, ho fatto fatica a guadagnarlo e non vorrei per nessuna ragione al mondo privarmene. Grazie ancora 🙂

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  20. Ciao Arthur, vengo a renderti la visita… entro nel tuo mondo in punta di piedi…
    anche io mi ripeterò come tanti prima di me.. questa poesia di tuo padre è molto bella e toccante sono contenta che tu l’abbia voluta condividere con la “rete”…

    però cavoli ha fatto il giro di blog e io sono sempre riuscita a perdermela… cercherò di recuperare e passerò sempre a farti visita.

    un abbraccio
    -pensierieperline-

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  21. laura

    Ho letto la poesia che tuo padre ha scritto, “Soffre” e, non trovo le parole…

    Devo dire che in fatto di sensibilità vi somigliate tu e tuo padre, insomma, il nostro è un bell’incontro.

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  22. Mia cara Rosamaria, forse ne avevamo parlato già, ma mio padre era un vero medico come il tuo amico Carlo, di quei medici vecchia maniera, cresciuti in un’epoca in cui bisognava saper fare di tutto, dall’ostetrica al chirurgo plastico, cresciuti quindi con la consapevolezza di dover salvare alle volte delle vite umane, perché loro erano l’unica vera alternativa.

    Ho sempre avuto per mio padre un grande rispetto, per come era, per quello che sapeva dare e mi è stato da guida anche nella professione, insegnandomi che l’etica non è una parola astratta, ma la linea guida per lavorare nel modo più corretto.

    Quando è morto, (ero accanto a lui ed è avvenuto improvvisamente per un infarto…), gli ho tenuto per un po’ la mano e quella fisicità che ho avvertivo, me lo ha fatto entrare dentro in un modo che ancora adesso non so spiegare…

    Ha sempre scritto poesie ma una volta andato in pensione, si è dedicato anima e corpo a questa sua passione. Ha pubblicato due libri di poesie, ha avuto diversi riconoscimenti e appena ho un attimo di tempo, farò un sito in suo onore, e quando sarà, sarai tra le prime a saperlo.

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  23. Capisco cosa vuoi dire, Miss Francina, la profondità di cui tu parli faceva senz’altro parte del suo modo d’essere.

    Ma da lui ho imparato anche la positività, cioè vedere le cose anche dal lato buono, quel famoso bicchiere mezzo pieno che da la forza per affrontare meglio anche la mala sorte.

    E quindi… è una gran bella cosa se anche tu sei tra quelli che cercano quel sorriso, perché ti sarà di aiuto e allora, tienilo da conto, come un bene prezioso, e non permettere a nessuno di offuscarlo.

    Ricambio l’abbraccio.

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  24. Cara Dawnofcthulhu, vale anche per te ciò che ho detto a MIss Francina, non perdere ciò che hai faticosamente conquistato, la vita è bella da vivere, e soprattutto, bisogna volersi un po’ di bene, che non guasta mai.
    Grazie a te.

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  25. Grazie della visita, Pensierieperline, accomodati come se fosse casa tua e non preoccuparti di ripeterti, che le cose belle sono sempre ben accette.
    Ti aspetto ancora.
    Ciao.

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  26. Benvenuta, Mangrovie, e… non ci avevo in effetti pensato e forse hai ragione, il dialogo tra ombre rispecchia in qualche modo il mondo dei blogger… 😉
    A presto!

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  27. Sarò lieta, Arthur, di essere tra le prime lettrici del sito che vorrai dedicare a tuo padre.
    A te ed a mangrovie dico, invece, che non sono affatto convinta che il dialogo tra blogger debba necessariamente essere un dialogo tra ombre; è incompleto, forse: poggiando solo sulle parole non può “vedere” tutto ciò che alle parole si accompagna; ma, se si è sinceri, è un “dialogo tra anime” (come avemmo modo di dire alcuni mesi fa, tanto qui che sul mio blog.
    Le ombre nascono, invece, quando si cerca di barare, quando non si è aperti e sinceri. Ma questo capita anche nella vita reale…

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  28. @ Rosamaria: beh, intendevo anch’io ombre inteso che ci sono solo parole e non sguardi, quindi non nel senso negativo del termine e a questo punto, chiedo a Mangrovie: cosa intendevi veramente?

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  29. Ombre perchè ci si scambia si pensieri, parole, emozioni ma non a tu per tu come lo potrebbe essere un dialogo a due davanti ad un caffè ma con persone in quel momento “virtuali”, presenti ed attente ma non in carne ed ossa. In questo senso va bene anche chiamarlo “dialogo tra anime”, sempre di un entità impalpabile parliamo:
    “ombra anch’io,
    ombra tra ombre,
    soffio fuggente
    in una moltitudine sfuggente.”
    (più la leggo più mi piace!)
    Probabilmente il modo più sincero e libero di dialogare.

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  30. @ Mangrovie: allora lo intendevi anche tu in positivo e forse dialogo tra anime è più appropriato, come ha anche ricordato Rosamaria.

    Non so se è il modo più sincero e libero per dialogare, certamente è un modo, con dei limiti, dati da quella fisicità che manca, lo sguardo, i gesti, i sospiri, le pause e infatti dietro l’angolo, se non si è attenti, e soprattutto se non c’è la conoscenza, può esserci l’equivoco e alle volte è anche spiacevole.

    Per il resto, è un mondo tutto da scoprire.

    Se fai un giro tra i miei post, trovi sull’argomento delle discussioni interessanti… 😉

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  31. alanford50

    E’ una poesia struggente, assolutamente reale e realistica, assolutamente consapevole del proprio esistere, ormai è risaputo che io non sono un ottimista, e che amo definirmi un realista, anche se qualcuno lo legge come pessimismo, cosa che per me non è assolutamente, io ho letto in queste parole non speranza ma rassegnata consapevolezza, che il bisogno intrinseco di ogni uomo attento al proprio esistere finisce per riporre in un desiderio che sembra un segno di speranza, ma che così non è, è più un grido di rabbia per l’impossibilità di realizzare quel desiderio in fondo così semplice, così a prima vista facile da attuare, in fondo richiede e relega la sua realizzazione unicamente ad un’altra dimensione, che tuttora ci è ignota, quindi un desiderio effimero, un bisogno urlato al mondo, sordo ed incapace in fondo di realizzare cose così semplici ed elementari, io non ho letto speranza, ma un grido di rabbia e di un consapevole arrendersi ad una realtà così crudele, perché capace di colpire la dove le cose ed i bisogni sembrano così semplici, così facili da realizzare, mai la felicità fu così lontana, mai la felicità è stata così vicina.

    Perdona il mio punto di vista, forse così crudo, ma non pessimista…..
    Ciaooo neh!

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  32. “mai la felicità fu così lontana, mai la felicità è stata così vicina.”

    Credo che tu abbia colto nel segno, Alanford; eppure quel desiderio di migrare è in fondo il desiderio di incontrare chi, alzando la testa dai propri pensieri, dal proprio ripiegarsi su se stesso, finalmente riesca a sorridere.

    P.S. Ma come si fa a lasciare un commento sul tuo blog? Ci ho provato almeno per tre post diversi, ma non mi è stato possibile.

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  33. @ Alanford: Innanzitutto, non ho niente da perdonarti, e anche se il tuo punto di vista è crudo, come lo chiami tu, è pur sempre un modo per intendere quelle parole.

    Hai ragione quando dici che c’è un grido di rabbia, ma è anche vero che quel grido non resta soffocato dagli eventi “di un mondo sordo e incapace di realizzare cose così semplici ed elementari”, cerca nella consapevolezza di trovare uno spiraglio per incontrare quel sorriso.

    Non a caso parlo d’incontro, perché lui stesso lo evoca, come durante una passeggiata, un incontro casuale di gente che vive una realtà sgombra di pensieri e proprio per questo felice di essere lì.

    La speranza sta appunto in questo, nell’incertezza di accettare e “nel desiderio di migrare”, come dice Rosamaria… speranza di raggiungere quel traguardo senza abbandonare la propria dimensione.

    “E incerto qui di vivere
    vorrei migrare in altra dimensione
    per incontrare gente ancora viva
    che, sgombra di pensieri, mi sorrida.”

    Non ho mai chiesto a mio padre cosa intendesse veramente, un po’ perché mi sono lasciato sempre cullare da quelle parole… in fondo eravamo simili, entrambi urlavamo al mondo, ma solo per prendere coscienza, per poi comunicarlo.
    Anche lui, come me, la mattina si svegliava con il sorriso sulle labbra…

    Comunque sia, hai fatto una bella analisi che, come dici tu, più che pessimistica, è realistica..
    Grazie!

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  34. alanford50

    @ROMAGUIDO

    Iinnanzitutto un bel ciao, sono contento che condividi il mio punto di vista, “mai la felicità fu così lontana, mai la felicità è stata così vicina.” credo che rappresenti abbastanza bene le sensazioni che il racconto di Arthur e la poesia di suo padre mi hanno regalato, quel desiderio di suo padre di migrare in un’altra dimensione io lo interpreto come il vero urlo che arriva dal suo profondo, come se la sua anima gridasse al mondo indifferente ed incapace di ascoltare e comprendere la sua totale consapevolezza dell’impossibilità di una vera comunicazione, come un urlo in mezzo al deserto che cade nel vuoto, lasciandogli come ultima speranza di rompere la sua solitudine interiore quella di sognare che in un’altra dimensione tutto cio’ fosse alla portata di chi almeno era in grado di volerlo comprendere ed ascoltare, un’ultima remota possibilità prima di cedere all’intransigenza dell’utopia.

    Quell’urlo rappresenta la consapevolezza di avere vissuto e preso coscienza di quell’utopia, la speranza, vanificata di riuscire a comprendersi, quindi di rompere quell’isolamento che è dentro ad ognuno di noi, la paura di morire senza mai essere stato ascoltato e compreso perchè prigioniero del proprio silenzio.

    E’ un tantino contorto ma è quello che sento.

    Circa lo scrivere commenti sul mio blog se ti farà piacere (cosa che a me ne farebbe moltissimo) è molto semplice, scegli il post che ti interessa e clicchi sulla parola “Commenti” in basso sulla destra, vicino alla parola Permalink:

    Esempio:
    Scritto da alanford50 17:59 – Commenti(4) – Permalink

    Per ora Ti e Vi saluto caramente, grazie per l’ospitalità, ciaooo neh!

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  35. alanford50

    @ ARTHUR

    “E incerto qui di vivere
    vorrei migrare in altra dimensione
    per incontrare gente ancora viva
    che, sgombra di pensieri, mi sorrida.”

    Un passo stupendo, struggente, pregno dell’assoluta realtà e della conoscenza assoluta del proprio interiore, come sempre capita 100 teste 100 modi di interpretare le cose, io nel mio piccolo riesco solo a leggerlo tramite le sensazioni che quelle parole mi regalano, perchè attribuisco ad esse la capacità di prevaricare i limiti della parola, la difficoltà ovviamente nasce proprio nel cercare di dare un senso a quelle sensazioni utilizzando purtroppo delle limitatissime parole.

    Nell’incertezza del suo vivere io leggo la consapevolezza della propria insoddisfazione del tipo di comunicazione e di interesse con le persone (non mi riferisco ai suoi cari) ma vivendo nel mondo mi riferisco in senso lato proprio ad esso, la consapevolezza di avere tantre cose da dire, ma nessuno o molto pochi intenzionati a farlo e soprattutto in grado di farlo, da qui il mio senso del grido nel deserto, quest’urlo c’è lo sai che c’è al limite lo ripeti ma sai cche cadra nel vuoto del silenzio, quindi è come se rimanesse unicamente a rimbombare dentro di te.

    Consapevole dell’impossibilità di essere sentito ed ascoltato oltre che compreso, eccolo desiderare che esista un’altro posto, un’altra dimensione, un’altra ultima possibilità in una consapevole utopica altra dimensione, dove riscontrare attraverso un sorriso di una persona a questo punto certamente viva, di essere stato ascoltato, compreso, quindi appagato nel suo senso e nel suo bisogno di sapersi esistito e di avere vissuto non invano.

    Questa è l’interpretazione più fedele delle sensazioni regalatami da quelle stupende parole e da quel grande senso di bisogno di vita che sono recondite ed intrinseche nell’espressione di quei stupendi versi.

    Perdona le mie elucubrazioni, con il massimo rispetto ti saluto. Ciaooo neh!

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  36. romaguido

    Ciao, Alan, ti ringrazio delle indicazioni; ma, secondo te, se non sapessi cliccare su “commenti” potrei scrivere su questo blog?
    🙂
    L’unica volta che ho ricevuto una risposta ad un commento sul tuo blog è stato per il post con la foto del tramonto (mi si avvisava di attendere per via della moderazione); quanto agli altri commenti non ho avuto neppure quell’avviso. Per caso mi hai messa in spam?

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  37. alanford50

    @ROMAGUIDO

    Lungi da me l’intenzione di insegnarti ad inserire i commenti, me ne guardo ben, ma dato che non c’è moderazione nei miei commenti, basta inserire il codice captcha per inserirli, sei la prima persona che mi dice di avere problemi in tal senso, ho notato che questo blog appartenendo ad una piattaforma (wordpress.com) diversa da quella che uso io(Leonardo.it), ha un metodo di scrittura e di controllo di accesso ai commenti diversa, da qui il mio rispondere in modo banale, come si usa suoldicere sono caduto dal pero, ahahahah.

    Mi chiedi se ti ho messo in “Pam”…chevvordì metterti in pam??? cercherò di documentarmi e poi ti saprò dire….almeno lo spero.

    Io ho il link al tuo blog tra i miei preferiti e vi accedo tranquillamente senza problema alcuno.

    Io so solo che scrivo su di un blog della piattaforma di Leonardo.it (canale forumfree) che di suo ha tutta una serie di problemi (specialmente sulla concatenazione degli indirizzi tra i commenti ed i relativi post), ma non avevo ancora sentito problemi del tipo che mi hai elencato.

    Quindi per ora ti lascio con il mio classico saluto in attesa di buone e nuove, ciaooo neh!

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  38. balibar

    Perdonate l’intrusione notturna, ma l’idea di Alanford che alscia Romaguido con il dubbio di averla messa in pam, mi diverte.

    Belle e stimolanti le vostre analisi ma, in questo caso specifico, io non riesco a fare altrettanto.

    Mi fa venire in mente un mio amico, bravissimo fotografo che, durante una sua mostra, continuava a spiegare con i visitatori il pensiero che aveva generato quelle immagini.
    Ed io preferivo sostare davanti alle foto senza pormi dei perché, raccogliendo solo emozioni.

    Oggi, leggendo la poesia di tuo padre (già conosciuta da Diemme) provo la stessa sensazione: non ho parole che mi sostengano, mi lascio attraversare.

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  39. arthur

    @ Balibar: mi trovi perfettamente d’accordo su quello che dici, anche se come padrone di casa, mi è sembrato giusto intervenire, visto che questa poesia ha suscitato tante interpretazioni e la cosa non può che farmi enormemente piacere, anzi colgo l’occasione per ringraziarvi tutti.

    Ciò che dici del tuo amico fotografo, l’ho vissuto sulla mia pelle alcuni anni fa. Allora dipingevo e ad un certo punto, mi avevano proposto di fare una mostra di pittura e anche se con molte perplessità, ho accettato.

    Più di una volta mi è capitato di sentire alcuni visitatori chiedersi cosa avessi voluto dire con certi miei quadri e ogni volta, uscivo dalla sala, perché una qualsiasi spiegazione la ritenevo superflua.

    Anch’io penso che ciò che importi è la sensazione che un quadro, una poesia o qualsiasi manifestazione artistica possa suscitare in chi lo guarda o, nel caso della poesia, in chi l’ascolta, infatti, mio padre aveva l’abitudine di leggermi le poesie che scriveva ed io le ascoltavo soltanto, lasciando che mi entrassero dentro, un po’ come hai fatto tu e credo sia la cosa migliore da fare.

    Questa poesia l’avevo pubblicata da Diemme, in risposta ad un suo post e anche allora, aveva suscitato tante emozioni.

    Grazie comunque per le tue parole.

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  40. @Alanford
    Volevo dire “spam” (capita a volte che inavvertitamente si blocchi qualche commento in arrivo); comunque credo che il problema sia mio: ho cambiato alcune impostazioni ed ora mi trovo a combattere con cookie, script e pop up.
    Grazie per avermi inserita tra i tuoi “grandi” preferiti.
    Buona settimana, neh!

    @balibar
    Avresti invece dovuto “alsciarti” attraversare dalle parole. 😀
    Ognuno di noi reagisce, partecipa e si emoziona in maniera diversa e questo è un gran bene, non credi? :-).
    Noto, tra l’altro, che tu sei particolarmente colpito dagli errori di stampa, mentre io ho da tempo superato la cosa; beh, avere un’occasione in più per volgere al buonumore è sempre un fatto positivo.
    Buona settimana anche a te!

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  41. balibar

    @Romaguido: certo che lo è, un gran bene.
    Infatti ho precisato che ho trovavo le analisi fatte da tutti belle e preziose. Ero io quello rimasto colpito in modo diverso, ma non sempre è così.

    Non m’interessano molto gli errori di stampa, giuro. L’importante è capirsi. In questo caso mi era sembrato divertente, visto il botta e risposta. Ma forse era per l’ora tarda e la conseguente assenza di attività di neuronale.
    Nice to meet you 🙂

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  42. alanford50

    @ BALIBAR

    Un bel ciao anche a te, sicuramente da quello che ho scritto nei post precedenti si evince la mia scarsa conoscenza del mondo dei PC, nonostante più di 30 anni di onorata carriera meccanografica (oggi si dice informatica) quindi il trovarmi di fronte a certe terminologie mi fa sentire straniero in casa mia, ma così è e mi adeguo, anzi mi rassegno, ahahah.

    Circa il tuo modo di porti di fronte a certi eventi (in questo caso la poesia del papà di Arthur) è assolutamente rispettabilissimo e condivisibile, anzi sicuramente è condiviso, tu dici di preferire sostare davanti alle foto o a determinati eventi senza porti dei perché, raccogliendo e lasciandoti attraversare dalle emozioni, è senza dubbio un modo, anzi è il modo, se per caso ti capitasse di entrare nel mio modestissimo blog leggerai in quella che è una specie di prefazione che anche io ho la fortuna di lasciarmi attraversare da certe emozioni, in determinate occasioni, per esempio guardando immagini, foto o leggendo poesie e quant’altro, io le ho chiamate sensazioni, una specie di flash rapidissimo che a volte mi acchiappa nel vedere o nel sentire o nel leggere certe cose, la differenza (ammesso che esista) tra i nostri due modi di viverle queste emozioni è che io ho il vezzo e l’ardire oltre che il piacere di cercare di trasformare queste sensazioni in parole scritte, mi rendo conto di essere un tantino pretenzioso in quanto proprio nell’espressione scritta ho tutta una serie di evidenti lacune e difficoltà, in parte dovuta anche alla certezza del limite del mezzo della parola scritta, che non è capace di descrivere tutte le sensazioni che mi vengono via via regalate, di fatti per mia incapacità congenita sono costretto in questi casi ad usare più parole di quelle che probabilmente servirebbero, da qui il mio essere sovente logorroico e probabilmente noioso e confuso.

    Quindi a chiusa di questo nostro interloquire posso affermare che esiste un modo di lasciarsi attraversare dagli eventi e dalle cose, e questo abbiamo appurato che appartiene a quasi tutte le persone con una certa sensibilità, poi ci sono quelli che sentono il bisogno di scrivere o di descrivere tali eventi, ed io anche se impunemente mi sento uno di loro, non c’è nulla di male ne di giusto ne di sbagliato ad appartenere ad uno , all’altro o ad entrambe le appartenenze, io credo che in certe occasioni ognuno di noi risponde agli eventi esterni non necessariamente sempre nello stesso modo, quindi ci sono casi in cui ci accontentiamo di lasciarci attraversare dalle emozioni ed altri in cui sentiamo il bisogno di aggiungere un qualcosa di nostro, fosse anche un semplice giudizio od un commento.

    Circa l’ortografia, che dire, visto la tecnica dattilografica usata, quella delle due dita (leggasi indici) è molto facile incappare in errori di battitura, ma si tratta senza ombra di dubbio del male minore, ahahah.
    Nel rinnovare il massimo rispetto per quanto da te espresso, ti lascio ribadendo il piacere che ho avuto nel dialogare con te, ti lascio quindi con il mio classico saluto…

    ciaooo neh!

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  43. No, Arthur, io ho capito che questo nostro non è un mondo di ombre camuffate…….Sono i nostri pensieri, i rimpianti, i dolori, le uniche ombre esistenti……..che si proiettano sulle cose e sulle persone…………..anche io volevo andare “lontano dal pianeta silenzioso” ti ricordi? bè ci sono stata per un pò……..e ti posso assicurare che non è meglio del mondo in cui viviamo…….lì, nella dimensione diversa dal nostro mondo, si nascondono le ombre, quelle dimensioni diverse dal nostro mondo sono fatte di ombre…..

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  44. alanford50

    @emaki81
    Parole sacrosante le tue;
    “ho capito che questo nostro non è un mondo di ombre camuffate…….Sono i nostri pensieri, i rimpianti, i dolori, le uniche ombre esistenti……..che si proiettano sulle cose e sulle persone”
    Sono convinto che hai centrato il problema, anche se non è detto che sia sempre una cosa positiva e piacevole, questa presa di coscienza di se, a volte è foriera di ulteriori sofferenze, specialmente se non si ha un buon rapporto con la propria solitudine, quindi con le proprie ombre.
    Il pianeta silenzioso, un pianeta dove ogni suo attimo di vita è fonte di rumore, ma che non dice e non porta a nulla, quindi tutto all’apparenza sprecato e inutile, se non fosse che esiste un posto dove volendo c’è il vero silenzio, quello capace di parlarci e di farsi comprendere, dove se sei brava non esistono menzogne, quel posto è proprio la nostra solitudine, bisogna imparare a conviverci e a saperla sfruttare e apprezzare.
    Però l’unico modo di uscirne con le ossa intere dallo scontro con la propria solitudine è quello di farsela veramente amica, nel senso che se la conosci non ti uccide, impensabile mandarla via, tanto vale imparare a conviverci, come si deve fare con tutte le cose scomode, le avversità e le negatività che ci attraversano il vivere.

    Dopo avere imparato a conviverci e ad averla al proprio a fianco, presa a piccole dosi è addirittura consigliabile, ci sono angoli e meandri bui che consentono grandi riflessioni che da altre parti non sarebbero possibili, solo dentro a certi silenzi si riesce sentire la nostra anima che ci parla e che ci guida con la sua voce sottile e tagliente.
    Non esiste posto migliore della propria solitudine per ritrovarsi in un limbo dove la menzogna è bandita, al massimo gli ci si consente di camuffarsi un po’.
    Io sono dell’idea che vivere in mezzo al mondo non vuol dire vivere nel mondo, molto spesso si è soli in mezzo alle moltitudini, beato chi impara a convivere con la propria solitudine, perché non sarà mai veramente solo.
    Viverla con serenità e padronanza di se è un dono Divino, è una sensazione che è da pochi, significa entrare in una dimensione parallela dove tutto vive con estrema lentezza, dove si odono i propri battiti del cuore scandire il proprio tempo, dove si sente il proprio respiro alimentare la propria vita, dove il pensiero rimbalza tra la mente e l’anima alla musica dei rintocchi del cuore e tra un suo battere ed un suo levare, in quell’attimo di silenzio e di attesa del battito successivo si gode di se e di tutto ciò che ci circonda, e finalmente ci si sente padroni coscienti del proprio brevissimo vivere.
    Ciaooo neh!

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  45. @alanford50: quando parlavo del “pianeta silenzioso” citavo un libro di Lewis riferendomi ad un mio vecchio post: http://senzanome.wordpress.com/2008/09/12/lontano-dal-pianeta-silenzioso/

    il”pianeta silenzioso” è proprio la terra, il nostro mondo che non vuole più comunicare con nessuno dei mondi vicini perchè marcio e corrotto, tutto preso da valori come il guadagno, il capitalismo, il potere, la fama…….è un mondo che non ha più nulla da dire e non vuole comunicare ma è solo capace di portare distruzione, sofferenza e morte e così facendo la propria autodistruzione e morte. Anche io volevo andare lontano da questo mondo, dal “pianeta silenzioso” e per un attimo stavo per riuscirci, anzi per un attimo ci sono stata,direi. Ma ho capito che ognuno di noi porta con sè le sue ombre, ovunque esso sia, indipendentemente da ciò che lo circonda o da qualsiasi dimensione in cui ci si trovi. Noi siamo carne ed ombra finchè luce ci sarà………. per Le nostre ombre ci seguiranno sempre, per cui effettivamente, sì, è necessario saper convivere con la nostra solitudine, con le nostre ombre, piuttosto che cercare di scappare da esse.

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  46. @ Emaki81: Piccola Ema, avrei tante cose da dire su quello che hai detto, ma adesso non riesco proprio a farlo e quindi, stai pur certa che ripasserò per rispondere al tuo commento.
    A dopo!

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  47. Arthur…scopro solo ora di questa eccezionale produzione poetica di tuo padre. Ho letto che hai pubblicato un libro di sue poesie…una cosa meravigliosa, mi piacerebbe leggerlo, davvero. Ne ho lette diverse, e forse questa è quella che fin’ora preferisco…mi appartiene abbastanza. Doveva essere una grande e splendida persona, vista questa sensibilità unica. Complimenti a te per averle pubblicate, e per averne sicuramente ispirata qualcuna.

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  48. @ Stephymafy: sì, anch’io penso che questa poesia sia una delle più belle che mio padre ha scritto, ma la sua costante è di vedere nel mondo sempre uno spiraglio, l’apertura verso un mondo migliore e questa sua positività me l’ha trasmessa e di questo sarò sempre grato.

    In effetti ha scritto due libri di poesie pubblicati un po’ di anni fa. Le copie ormai non si trovano più in commercio, ma appena ho un attimo di tempo, voglio ripubblicarli in formato e-book. Ti vuoi ti terrò informata.

    Grazie e buona giornata. 🙂

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  49. Pingback: Ancora la Poesia. | arthur…

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