Dov’è che stiamo andando?

Picchiato per aver difeso una donna.
Disabile ricoverato in gravi condizioni!

          A leggere una notizia del genere, mi vendono i brividi, notizia che si aggiunge ad altre dello stesso genere e che mi da l’esatta dimensione di come si stia sempre di più perdendo il senso della misura, dei valori, di ciò che è lecito, di quello che dovrebbe essere il vivere civile.

E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, quando anche i dibattiti che dovrebbero servire per capire sono pieni di violenza?

          Come potrebbe essere diversamente, quando chi è eletto per essere al di sopra delle parti, inneggia alla discordia, all’odio e alla divisione?

Come potrebbe essere diversamente, quando il colore della pelle è sempre più sinonimo di discriminazione, quando chi cerca aiuto è considerato al pari di un delinquente, siano uomini, donne o bambini?

          Come potrebbe essere diversamente, quando chiuso nel suo piccolo mondo, ognuno è cieco e sordo a tutto ciò che lo circonda?

Egoismo, individualismo, egocentrismo e soprattutto indifferenza, sono le patologie che parlano di una solitudine sociale che sempre di più fa parte di un nuovo modo di essere o forse anche di esistere, a cui ognuno di noi nega l’appartenenza, fino a che diventa normale picchiare un disabile, solo perché diverso e indifeso… rabbia che nasce, cresce e si alimenta di violenza dall’aspetto patinato, farcita di belle parole…

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22 pensieri su “Dov’è che stiamo andando?

  1. Quello che ho pensato sentendo a notizia è che ormai non esiste più l’eroe positivo, quello che combatte, se mai, col più forte o, comunque ad armi pari.
    Oggi essere debole, donna, disabile, extracomunitario, bambino, significa essere alla mercè dei prepotenti, dei vigliacchi, di quelli che mostrano la propria forza attaccando solo quando sono sicuri di averla vinta.
    Tutto il resto è un continuo muoversi di soppiatto, uniformarsi alla massa, tacere e assecondare il più forte… salvo poi lanciarsi, con scatto felino, sul primo soggetto palesemente inerme, quasi fosse la personificazione di quella debolezza che spinge ad ingoiare rospi evidentemente mai digeriti.
    Ma pensare che così la partita possa chiudersi è solo un’amara tragica illusione.

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  2. C’è davvero un senso di scoraggiamento al pensiero delle prospettive che riflette il nostro tempo. Realtà incerte che spesso esauriscono le nostre speranze.
    Il “male” è una sostanza diabolica che sembra annullare ogni segno di fratellanza e giustizia, e che trascina con sè i resti di un umanità afflitta.
    Però finchè ci saranno delicate presenze che offrono il loro atto di amore, voglio credere che ci saranno “raffiche” di cuore che continueranno a dare forza e un senso al nostro cammino.
    Ma saremmo noi pronti a regalare il nostro cuore come ha fatto questo ragazzo?

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  3. @ Rosamaria: ma infatti è proprio questo il punto, sentirsi forte con chi non lo è per niente, solo che la forza la si misura con i calci e i pugni, in contrapposizione alla forza delle parole.

    E oggi succede con i gay, con gli extracomunitari, complice anche una campagna politica scellerata, prodiga nel predicare ma incapace di arginare gli effetti. Da sempre il debole ha pagato un prezzo troppo alto, ma oggi si assiste anche ad un altro fenomeno, per non diventare preda, ci si inventa lupi affamati di vendetta giustizialista e la guerra a colpi di dossier per distruggere persone che la pensano diversamente è ormai una triste cronaca di tutti i giorni.

    Chi è peggio dei due? Il prepotente che ha la meglio sul debole disabile o l’infamia creata a regola d’arte?

    Probabilmente, l’uno è pari all’altro, d’altra parte, chi semina, alla fine della stagione, ha sempre un bel raccolto, purtroppo, aggiungo io.

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  4. @ Solindue: discuterne è già un buon punto di partenza, perché si mette da parte l’indifferenza, che è poi quella che c’impedisce di regalare il nostro cuore come ha fatto quel ragazzo.
    Per il resto, al di là delle reali incertezze che il nostro mondo ci regala oggi, io spero sempre in qualcosa che scuota le coscienze, perché è di prospettive future che stiamo parlando, non tanto per noi, che ormai… ma per chi ci segue a ruota, per chi non ha ancora chiaro da che parte realmente stare.

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  5. valeaparigi

    Ascoltando questa notizia ieri sera ho fatto le tue medesime, amare considerazioni. La cosa che mi ha più terrorizzata è che nessuno abbia mosso un dito per difenderlo. Mi spaventa questa mostruosa indifferenza.
    Un saluto, Vale

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  6. @ Vale: questa è l’indifferenza delle persone che al semaforo suonano perché si è perso qualche secondo prima di partire, di chi vede per terra una persona che sta male e accelerando il passo, la guarda distrattamente e non se ne cura più di tanto.

    La paura è il coinvolgimento, dover perdere del tempo per interessarsi di cose che riguardano altre persone, perché in caso contrario, diventa tutto una seccatura, che non soddisfa nessun interesse personale.

    L’indifferenza è pericolosa, è una malattia contagiosa che inaridisce gli animi, si vive accettando il meno peggio, perché lo si considera il male minore: in questo, politica e sociale vanno a braccetto.

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  7. mispecchio

    Parto da una tua riflessione e, a mia volta, te ne lascio una. Tu affermi “… fino a che diventa normale picchiare un disabile, solo perché diverso e indifeso …”.
    Per me, che – involontariamente ma senza speranza, credo – mi isolo da questo mondo e divento, quindi, anch’io egoista, non è normale un comportamento di questo genere né mai lo diverrà.
    Sarebbe normale, secondo i miei canoni di liceità e umanità, regalare a questo aggressore gli stessi momenti di gioia che ha donato al disabile di cui si parla. Sono del parere, infatti, che, in una società in cui la prevaricazione, il dispetto alla regola, l’incenerimento della civiltà sono il pane quotidiano, solo il ritorno all’antica norma dell’occhio per occhio possa esser l’inzio di una risalita verso arie di civiltà. Potrà sembrare un paradosso ma all’inciviltà è ormai dimostrato che è inutile rispondere con la civiltà e la cultura della norma e della legge; servono risposte adeguate e che possano esser comprese anche da chi non capisce altro che il linguaggio della sopraffazione.

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  8. “Come potrebbe essere diversamente”, se dopo tante parole noi non cambiamo profondamente?
    Viviamo nel condono dei buoni propositi, delle lettere che contengono promesse che prontamente infiliamo in una cassetta postale mancante del fondo.
    Ma per cambiare bisogna mettersi in discussione, fare un passo in avanti quando la fila sta ferma, alzare la mano quando la platea borbotta solamente.
    E non servono gli eroi, basta quello che siamo se lo vogliamo essere. Basta farlo nel nostro piccolo mondo, nei gesti comuni, quelli che non fanno notizia ma la differenza.
    Utopia? Il solito ottimismo irrilevante? Parole, solo parole?
    Per me no, io ci provo, convinto di non essere solo e che è una minoranza quella che vuole un clima di guerra.
    Ciao

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  9. @ Mispecchio: occhio per occhio… sarebbe come tornare alla legge della giungla e non credo che sia la soluzione migliore.

    Piuttosto, bisognerebbe recuperare i valori che, alla prevaricazione contrappongono il rispetto della vita umana. L’uomo, oggi, è sempre più ostaggio di una realtà annacquata che pone le sue basi sull’effimero, tante promesse che non sempre trovano riscontro. Ideali e prospettive concrete si contrappongono al bisogno di percorrere la strada più facile, millantata da un business che non guarda in faccia nessuno, il cui vero scopo è di creare illusioni, perché è più difficile dire che la fatica, l’impegno la professionalità, il rispetto sono i presupposti essenziali per andare avanti.

    Da qualsiasi parte ci si gira, oggi è tutto un litigio, in televisione si litiga per fare odiens, per strada si litiga per un posto al parcheggio, i politici litigano per il loro predominio, sembra che litigare sia diventato uno sport nazionale e chi riesce a fare la voce più grossa, ha il sopravvento sugli altri.

    Si insegna l’odio, invece che la tolleranza, si predica il rispetto delle regole, che immancabilmente, proprio da chi le fa, vengono disattese e allora, cosa possiamo aspettarci di buono se l’esempio ci porta da tutt’altra parte?

    Forse solo la speranza che, chi genera violenza, prima o poi venga emarginato, ma non con altra violenza.

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  10. @ Spazio: il “condono dei buoni propositi”, bella come immagine che rende perfettamente l’idea di ciò che stiamo vivendo, ma come te, anch’io credo che sia solo una minoranza che vuole la guerra, anche se il pericolo è che, se non si grida al lupo al lupo, prima o poi, proprio perché qualunquismo e indifferenza vanno di pari passo con la disinformazione, anche chi non voleva crederci, si adegua senza cercare compromessi.

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  11. laura

    Ormai, leggendo i giornali, le notizie di cronaca sono messe sempre più in risalto, quasi non ci fosse nient’altro da sapere.

    E purtroppo spesso sono anche raccapriccianti.

    Voglio solo sperare che dipenda solo dal fatto che una volta certe notizie non erano così pubblicizzate, ma ho paura che purtroppo non sia così.

    Sperare in un cambiamento? Non so dare risposta a questa domanda.

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  12. simple

    Quello che mi ha rattristato (e indignato) di più di questa notizia è stata la mancata reazione da parte delle altre persone presenti. Una commessa viene minacciata e un disabile viene picchiato da un violento e nessuno fa nulla?
    Brividi.

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  13. E’ successo di recente che in una stazione ferroviaria affollatissima un anziano sia stato aggredito violentemente da un folle, davanti agli occhi della moglie e dei passati, senza che nessuno muovesse un dito per difenderlo.
    Ho paura che l’homo videns non sia più capace di distinguere la realtà dalla finzione. Probabimente troppa relevisione fa male. 😦

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  14. aquilotta71

    davvero c’è da chiedersi dove stiamo andando e quali sono le nostre prospettive,
    in una società intollerante e poco solidale,
    cosa daremo a questi figli?
    odio? rancore? discriminazione?
    davvero a volte vedo solo pessimismo davanti…!!

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  15. @ Aquilotta: ed è proprio questo il punto ed è sintomatico anche quello che è successo su Facebook, se dodicimila persone si riuniscono e inneggiano alla morte del premier, al di là della gravità del fatto in se, non ci si domanda da che cosa è alimentato tutto questo odio?

    Sono ormai mesi che sentiamo parlare di complotti, di cattivi menzogneri e cattivi Italiani, sono mesi ormai che assistiamo ad una campagna politica rancorosa, dove non si discute più delle idee, ma si attacca la persona solo perché sta dall’altra parte, tutto questo, può mai portare a qualcosa di buono?

    Personalmente più che provare pessimismo, provo paura per ciò che può accadere.

    @ Sancla: paura e indifferenza, ecco la ricetta vincente… 😦

    @ Rosamaria: viviamo, per alcuni, in un grande reality, dove finzione e realtà si mischiano, il problema è, quando finisce il reality e quando inizia la realtà?

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  16. Sono d’accordo con te 😉 e non so se possa essere utile scoprire l’esatto confine tra le sue cose; il fatto è che, comunque sia, i danni che ne derivano sono purtroppo, senza ombra di dubbio, più che reali…

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  17. Caro Arthur,

    ho letto questo tuo articolo, ma solo ora commento, perchè avevo tanti pensieri mixati nella mia mente.

    La cosa triste è l’indifferenza di chi osserva, di chi o per paura o per menefreghismo non interviene. Non mi dimenticherò mai la notizia di qualche anno fa di una ragazza violentata nella metropolitana a Milano e nessuno che è intervenuto a difenderla. Se ci ripenso è agghicciante: Metropolitana Milano Violenza e TOTALE INDIFFERENZA DELLA GENTE.

    Quello che mi indigna è che spesso la gente guarda i fatti reali come stesse guardando un film, ma noi tutti siamo i protagonisti di questo film orribile e come possiamo guardare senza intervenire. E’ triste, davvero triste.

    Non tanto tempo fa qui in ufficio ho intavolato una polemica che mi ha riempito il cuore di tristezza. L’argomento era leggermente diverso, ma la tristezza della conclusione era la stessa. Chiesto a uomini e donne, di età ed estrazione sociale diversa: alla domanda vedi una donna in macchina in difficoltà in qualche strada di campagna, o a canale, o con la gomma bucata, o ferita, (i casi erano tanti). Tutti gli uomini hanno risposto che non si sarebbero fermati, poteva essere una trappola. Solo qualcuno avrebbe chiamato la polizia o i carabinieri. Le ragazze invece si sarebbero fermate tutte.

    Io in Turchia anni fa per intervenire a difendere un bambino momenti finisco dentro, e i carceri turchi devono essere una meraviglia per una donna italiana.

    La cattiveria, il razzismo, la discriminazione, fanno male. L’indifferenza fa ancora più male.

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  18. silvia

    L’indifferenza che spesso è causata dalla paura di coinvolgersi e, come nel caso di quell’individuo, magari di prenderle.

    E’ ovvio che non ci sono scusanti, ma credo che l’indifferenza sia anche un male dei nostri tempi, abituati come siamo a non voltarci indietro, qualsiasi cosa succeda.

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