Alto, affusolato, morbide curve ondulate.

Alto, affusolato, morbide curve ondulate, come il ritmo scandito da una melodia andalusa, fatto apposta per essere riempito da rami profumati di lavanda che, dalle sue trasparenze, trovano slancio.

Difficile decidere dove poggiarlo, difficile pensare che ogni centimetro guadagnato possa in qualche modo farlo sembrare diverso da quello che ognuno di noi vorrebbe che fosse, ma poi…

No, nessun piedistallo, no, neanche a pensarlo, lì, forse lì potrebbe andar bene, sì, l’angolo tra il mobile e il muro è l’ideale, lo racchiude e al tempo stesso lo protegge, lontano da sguardi indiscreti ma ugualmente in vista, riuscire a vederlo per non dimenticare, una parete verde, l’altra bianca, verde e bianco che si mischiano se un raggio di luce l’attraversa e fanno a gara per trattenere tonalità chiare, sfumate, dai colori brillanti, nettamente più luminose rispetto alle cromie scure che dagli angoli bui fanno capolino, in un gioco che trova pace soltanto quando si smette di guardarlo.

Ma lo sguardo non lo abbandona mai, anzi, cerca una scusa, immagina qualcosa per coprirlo, per far sì che nulla possa fuggire da lì dentro; che poi è solamente un vaso, neanche di cristallo, è vetro soffiato, neanche colorato, è trasparente, alto affusolato, con morbide curve ondulate, come il ritmo scandito da una melodia che le percorre dolcemente, niente più rami ma solo desideri, che s’intrufolano, uno a uno, tra maglie strette avvolte in un abbraccio che non le lascia scappare via.

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23 pensieri su “Alto, affusolato, morbide curve ondulate.

  1. silvia

    Nessun vaso di Pandora, mi raccomando, altrimenti la nostra proverbiale curiosità di donne rovina tutta l’opera.

    Sarebbe bello mettere dentro ad un vaso tutti i nostri desideri, guardarli ogni tanto, pescarci dentro e prenderne qualcuno, che dici?

    Mi piace questo tuo ritorno alle metafore che fai ogni tanto.

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  2. Intrigante, come molti tuoi scritti. Personalmente amo il vetro molto più del cristallo ho anzi una piccola collezione di vasi. La iniziai perchè mi ero innamorata del vaso di vetro dipinto nell’Annunciazione del Veronese e riprodotto da Venini, in azzurro, è di una sinuosità e leggerezza impressionante. Chiaramente anche il mio è pieno di desideri!
    Buongiorno.

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  3. laura

    Che strano miscuglio di realtà e sogno che trovo in questo tuo post, Arthur, e mi sembra di vederti giocare con questo vaso alto, affusolato, con morbide curve, che se da un lato tu cerchi di sistemarlo cercandogli la posizione migliore, dall’altro te lo rimiri per cercare di non dimenticare come è fatto.

    E’ un po’ come se tu stessi cercando un luogo della tua memoria dove conservare la parte di te che s’immedesima con i desideri, confessati e inconfessati, che vedo in quel “un raggio di luce l’attraversa, e fanno a gara per trattenere tonalità chiare, sfumate, dai colori brillanti, nettamente più luminose rispetto alle cromie scure che dagli angoli bui fanno capolino…”

    E’ il pensiero, al contrario, che non abbandona mai la voglia di emozionarti, vivendo sogni che si trasformano in realtà.

    E’ un’analisi spicciola la mia, e forse non c’entra nulla con quello che volevi dire, ma io la leggo così.

    Bello e intenso questo scritto.

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  4. @ Solindue: hai mai visto i vasi di Venini disegnati da Carlo Scarpa?

    Immagino di si, visto che li collezioni. Nei vasi, il vetro soffiato è il materiale più bello e più adatto, ma per dei calici, senz’altro meglio il cristallo.

    Si, questo mio articolo è intrigante, come alcuni che ho scritto, e questa volta forse mi sono abbandonato al piacere di ricercare le parole giuste, che facessero cornice ad una metafora che amo in modo particolare, quella della vita che continua, con le nostre emozioni e la realizzazione dei nostri desideri.

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  5. Cielo! Dimenticavo di parlare con un architetto magari appassionato di design – almeno a vedere dai tuoi link a lato –
    La mia collezione non è proprio una “collezione” sono giusto un po’ di vasi. Per un po’ di anni me ne sono regalato uno ogni Natale. Mi piacciano molto anche quelli in opalina.
    Di Scarpa ricordo un vaso anni 20 in vetro trasparentissimo colorato che avrei voluto TANTO comprare ad un asta, ma raggiunse prezzi proibitivi….per me.
    Lo champagne senza dubbio però in coppe di cristallo 🙂

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  6. Alanford50

    Molto bella la tua visione, che condivido in molte delle sue parti, per me è un vuoto mondo separato, un universo parallelo capace di contenere una serie diversificata di elementi capaci di farsi osservare e a sua volta di guardare attraverso quel vetro che li protegge ma che inesorabilmente li divide e li costringe, un mondo che concede sicurezza ma che inesorabilmente separa dal resto delle cose, un mondo che concede solo di guardare attraverso l’elemento che in apparenza protegge e nel contempo costringe a desiderare quello che non viene più concesso, l’universo più grande ed appagante che circonda, costrizione alla prigionia del tempo e dello spazio, in un limbo che consente libertà unicamente allo sguardo ed alla nostalgia del mondo che si è perso.
    Ciaooo neh!

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  7. Ci vuole arte e cura anche per sistemare i fiori in un vaso, per fare in modo che in esso non siano solo ospitati, ma accolti e mantenuti in vita.

    E tu in questa sorta di ikebana hai saputo esprimerti con arte, scegliendo bene parole, accostamenti cromatici, forme e consistenze.

    Un vaso che accoglie rami di desideri alla lavanda che io non vedo solo riposti dentro, ma la cui immagine si distingue bene anche e soprattutto nei riflessi del vetro stesso.
    Giochi di luce ed ombre che fanno assumere al vaso e ai suoi riflessi, colori e significati sempre nuovi e diversi.

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  8. @ Alan: un’analisi, la tua, che vuole essere una continuazione delle mie parole, quasi ci fossimo messi d’accordo nel descrivere “un mondo che concede solo di guardare attraverso l’elemento che in apparenza protegge e nel contempo costringe a desiderare quello che non viene più concesso… “
    Ottimo!

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  9. @ Elle: l’arte di scegliere bene le parole, gli accostamenti cromatici, le forme e le consistenze, va di pari passo con l’arte che usi tu nel commentare le mie parole, profonda e densa di significati, come sempre sai fare d’altronde…

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  10. @ Sancla: cerco di guardare un po’ più da vicino le cose che mi appartengono, cercando di sentirle mie e, per poterlo fare, a volte serve anche qualche carezza… 😉

    Grazie!

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  11. Pingback: Il Veronese « Solindue's Blog

  12. Caro Arthur,

    faccio qui seguito a quanto ho testé principiato da Solindue, alla pagina Il Veronese.

    Mi rattrista il saperti offeso per mia cagione.

    Mi auguro, nondimeno, che mi crederai, ove io ti assicuri di aver fatto visita di sovente alle tue pagine, trovandovi motivi di interesse.

    Accolgo senza meno le osservazioni della nostra comune amica sopra la mia natura, le quali vorrei smentire ma, in onestà, non posso. Intelletto e morale esigono che io riconosca apertamente, sopra le altre falle da Solindue acutamente e impietosamente additate, la mia conclamata disposizione alla vanità.

    Eppure, non da là discende il fatto che io non abbia, fino al momento di inviarti queste amichevoli considerazioni, lasciato testimonianze delle mie visite presso il tuo blog. Ti imploro: ascrivi la circostanza alla mia inadeguatezza nel concepire commenti validi, ove non sgorghino d’immediato.

    In una sola occasione mi peritai, pur avendo di che condividere. Nell’imbattermi nell’Antologia del Portiere, la cui trama tessevate a più mani, ne ricavai la percezione di una rete di relazioni e di proficua cooperazione creativa, la quale ebbe un ruolo non secondario nell’indurmi a prendere parte a questo vivace consesso.

    Mi trovavo, tuttavia, a muovere i miei primi, incerti passi, qua tra voi, mia prima volta in assoluto nel vasto mondo dei blog.
    Non mi reputai pronta e cassai quel vivo impulso, anche in considerazione del fatto che quel tema, godibilissimo, mi si presentava già svolto e archiviato, se non errai.

    Con il più sentito augurio di una potente giornata.

    Lulù

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  13. @ Lulù: Oh mannaggia, ma io scherzavo Lulù, era un modo come un altro per stimolare la tua proverbiale verve letteraria e, infatti, a quanto pare, ho ottenuto il risultato sperato.

    E comunque, avevo visto i tuoi passaggi nel mio blog, ma non preoccuparti, non può esserci obbligo o quant’altro di simile, i commenti è giusto che ci siano solo se si ha qualcosa da dire, altrimenti è meglio soprassedere. Ho sempre lottato per questo e piuttosto che un ciao ciao, preferisco un passaggio e basta.

    Quando vorrai, sarai sempre la benvenuta.

    Ciao!

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  14. Carissimo amico mio,

    non so dirti quante volte ho letto questo tuo pezzo prima di riuscire a lasciare segno del mio passaggio.

    Mi sono ritrovata in un angolino ad osservare te giocare con il vaso. Eravate tu, il vaso e i tuoi pensieri. Un magico nascondino, tra emozioni, sensazioni, sogni, istanti.

    Poetica, leggera, importante il tuo giocare e pensare con il vaso.

    Un abbraccio stellare

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  15. @ Stellina: ti confesso che anch’io, dopo averlo scritto, mi sono detto: orco, cos’è che volevo dire? 🙂

    Ma poi mi sono fermato e ho incominciato a pensare e così, ho incominciato a giocare… 😉

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