Qualche idea per il tempo libero… genn. 2010

Il batacchio di un portone a Lucca- © arthur

Eccoci… prima di iniziare, voglio chiedervi una cosa: quando visitate una città per la prima volta, cosa fate di preciso?

Beh, non è una domanda oziosa la mia, perché ognuno di noi ha un modo tutto suo per approcciarsi ad una città, c’è chi s’affanna ad andare per musei, chi gira senza meta fissa, magari alla ricerca di un buon ristorante, chi, guida alla mano, non lascia perdere neanche un monumento… insomma, e voi, che fate?

Io, se vado per la prima volta in una città, abbandono l’idea di guide, monumenti e musei e la giro cercando di “respirare” la sua atmosfera. Piazze, strade e stradine diventano la mia meta preferita, mi guardo intorno, la gente, i negozi, i vicoli, sono la mia passione, cerco insomma di conoscerla per prima cosa attraverso la sua gente, un portone aperto e una sbirciatina ad un cortile può essere molto istruttivo, come lo è anche un cornicione o una grondaia malandata. Ricordo una mia gita a Canterbury, splendida cittadina inglese medievale, fondata dai romani e siccome adoro il gotico, nei miei programmi c’era la sua bella e famosa cattedrale, che è forse uno dei migliori esempi di architettura gotica inglese.

Appena entrato, la maestosità della chiesa, i suoi pilastri che a guardarli sembrava d’essere in cielo, gli archi, le vetrate, insomma tutto era un’emozione, quando improvvisamente, dal coro, sento delle voci di bambini cantare, mi sposto per andare a vedere e… stavano facendo probabilmente delle prove, erano vestiti tutti con delle mantelle rosso purpureo e cantavano dei canti gregoriani… mi sono seduto e, rapito da quelle voci, ho incominciato a guardarmi in giro, lasciandomi cullare da quella magica atmosfera.

Adoro conoscere lasciandomi trasportare dalle emozioni.

E tornando a noi… Al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 23 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010 c’è una mostra in omaggio del grande artista americano Alexander Calder. Noto in tutto il mondo per le sue opere in movimento, che utilizzano a 360° tutto lo spazio intorno, la mostra è un omaggio all’artista, con opere provenienti da collezioni private, sculture cinetiche sospese, hanging mobile e le standing mobile, sculture cinetiche da terra.

Alexander Calder
Mostra a Roma
Palazzo delle Esposizioni 

Via Nazionale 194,
00184 Roma
Dal 23 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010
Informazioni: 06.39967500

          Al Museo di Antichità di Torino, la mostra Luxus, gentilmente segnalata dalla nostra Rosamaria, il piacere della vita nella Roma Imperiale, un percorso nel piacere e nella gioia di vivere dell’antica Roma. Troverete il link nel commento di Romaguido.

E per finire, voglio segnalarvi un libro che merita di essere letto, “La mia CasaClima”

ed. Raetia. A cura di Norbert Lantschner.

          Un libro non solo per addetti ai lavori, in quanto affronta con un linguaggio comprensibile ed immediato le principali tematiche relative alla progettazione, costruzione e gestione di una CasaClima.

Quindi uno strumento utile per prima cosa al committente, perché così possa fare delle scelte consapevoli in ogni fase del processo edilizio di una casa, per un uso efficiente dei materiali e dell’energia, ma anche per chi ha voglia di tenersi informato sulle ultime tecnologie relative all’ambiente.

Il volume, è definito un “ricettario” per arrivare al sogno di vivere in un habitat di qualità e sostenibilità.

Buona lettura…  e, a voi la parola.

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47 pensieri su “Qualche idea per il tempo libero… genn. 2010

  1. La prima ed unica cosa che faccio arrivando in una città nuova è perdermi. Con la preziosa consapevolezza che è l’unico modo per scoprirla con tutti e 5 i sensi.
    Di seguito, se volete visitare una piccola ma deliziosa mostra potreste visitare, ma solo entro il 17 Gennaio, “Parole figurate” a Palazzo Magnani – Reggio Emilia.
    Due stanze cariche di preziosi libri d’artista firmati da importanti autori del novecento come Guttuso o Pomodoro.
    Cos’è un “libro d’artista”?Oh Cielo difficile da definirsi!!
    Può nascere sotto forma di carnet di pittori che associano schizzi grafici a brani di testi, o di libri in cui le parole dei poeti sono fiancheggiate e interpretate da illustrazioni d’artista.
    Nel migliore dei casi si tratta di opere uniche in cui lettera, immagine e struttura sono ideate da un autore con lo scopo di produrre un esemplare unico, fuori dagli schemi…un po’ come me 🙂
    http://www.palazzomagnani.it/

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  2. Giovanna Amoroso

    Beh io vado a caso, mi infilo dove capita… senza alcun punto di riferimento…

    Alla fine, a volte, non visito i monumenti principali, ma mi diverto un mondo!!!!

    Giovanna

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  3. @ Solindue: bella questa cosa di perdersi, per poi scoprire la città con tutti i cinque sensi… 😉

    Ed è senz’altro interessante la mostra che ci prospetti “Parole Figurate”, che senz’altro andrò a visitare se riesco a essere libero per il 17 gennaio, altrimenti spero che la portino in qualche altra città.
    Grazie del tuo prezioso contributo.

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  4. Voglio invece segnalarvi un progetto davvero interessante che un noto designer Cleto Munari, ha sviluppato, intitolato “I Magnifici Sette” tema: il classico tavolo da pranzo.

    Ha riunito intorno a se sei personalità della cultura internazionale a confrontarsi con il motivo del “tavolo”: sette originali tavoli di design ognuno che interpreta un pensiero.
    I protagonisti dell’inconsueto progetto sono due architetti, Mario Botta e Alessandro Mendini, due letterati Lawrence Ferlinghetti e Mark Strand, due artisti Sandro Chia e Mimmo Paladino e ovviamente Cleto Munari. Il tavolo inteso come oggetto di arredo, come simbolo ed anche come luogo di emozione, scelto perché come lui stesso dice, è lì che nascono le idee, mangiando, bevendo, conversando durante e soprattutto dopo il pranzo. Il risultato sono sette tavoli originali, dei pezzi unici, che a loro modo ognuno racconta una storia o è l’espressione di una metafora.
    Tre dei tavoli realizzati:

    Cleto Munari

    Lawrence Ferlinghetti

    Mario Botta

    Vi consiglio di andare a visitare il sito di Cleto Munari, eclettico artista e designer, “ aristocratico collezionista di cose belle messe insieme non per affermare programmi, tendenze, ideologie, ma per il piacere di vederle, anzi di “vederle nascere”.

    I sette tavoli erano stati esposti nella 24° edizione della mostra “Abitare il Tempo” a Verona, ma non è escluso che si possano ammirare anche altrove.

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  5. Per scoprire l’anima di una citta’, ci vuole un imprevisto, qualcosa che sconvolga i programmi e che faccia deragliare la nostra voglia di esplorazione dai sicuri e poco emozionanti binari dei percorsi consigliati dalle guide turistiche.

    Come si puo’ amare il mare senza essercisi mai tuffati dentro? Allo stesso modo non si puo’ amare o anche solo capire una citta’ se non la si e’ mai osservata con gli occhi di chi ci vive da sempre. S’imparano molte piu’ cose facendo la spesa al supermercato locale, che non gustando raffinate prelibatezze nel ristorante piu’ rinomato.

    Metti Istanbul, ad esempio. Metti che ti si rompa la macchina e che – invece di goderti quel lembo di vicino oriente, coi suoi profumi, movimento e contrasti – debba improvvisamente fronteggiare lo spettro di rimanerci bloccato ad libitum, a meno di non chiedere aiuto ad un portiere di albergo imbranato, metterti nelle mani di un meccanico locale che non spiccica l’inglese, tenere a bada un vigile impaziente, fare il prezzo con l’intermediario…

    E’ stata una bella avventura, credetemi. E se volete saperne di piu’…

    Viaggio in Grecia e Turchia: Istanbul

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  6. Anche a me piace curiosare, scovare, scoprire e non mi piacciono gli orari dei viaggi organizzati; preferisco godere, assaporare, gustare poche cose, ma buooooone… 🙂

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  7. @ Dino: wow… benvenuto nipotino (ino… inszomma…)… un viaggiatore come te, avrà senz’altro tante cose da raccontarci e comunque, anche tu ami vivere la città vivendo per prima cosa la sua essenza, che poi è la scelta più giusta.
    Per i monumenti e i musei, c’è sempre tempo, anzi, potremmo dire che dopo, si “gustano” meglio.

    Andrò a leggermi la tua avventura a Istanbul. 😉

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  8. @ Rosamaria: ho fatto solo una volta un viaggio organizzato, che devo dire non è stato poi tanto malaccio, ma vuoi mettere la possibilità di potersi gestire i tempi e i luoghi da visitare?
    Concordo con te, poche cose ma buone e soprattutto in libertà.

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  9. Per alcuni anni, quando ero circa decenne, nei primissimi anni Settanta quindi, la mia famiglia (4 persone) condivise varie vacanze estive, pasquali e, talora, invernali, con una famiglia di amici (altre 4), talora accompagnati da un parente dell’una o dell’altra, arrivando fino a nove o dieci: tutti in viaggio, con treni, bus e gambe in spalla.
    Il viaggio principale ci portava verso la meta, diciamo il nostro campo base, il nostro quartier generale, e allora in spalla avevamo anche borsoni a tracolla, remi del canotto, ombrellone, coscia di prosciutto (intera all’andata, osso al ritorno), nonché, in mano, valigie, borse e involucri vari.
    Quando si scendeva da un treno o da una corriera, per cambiare mezzo di trasporto o perché si era arrivati, ci si metteva tutti in fila, si disponevano tutti i bagali a terra e ci si contava:
    “1, 2, … 8 persone”
    “1, 2, … 10 bagagli… come 10? cosa manca?”
    “No, ecco, il prosciutto ce l’ho io!” (quello ero io, secco secco, con quel grasso bottino ben incartato di giallo sopra la mia spalla destra)
    “Ah, bene, 11! Andiamo”.

    Beh, mi avvicino al dunque: gli altri spostamenti erano altrettanto sugosi, perché dal quartier generale si andava poi a visitare i dintorni. La base era solitamente un paese, una località minore, alla portata dei nostri portafogli, vuoi per tre settimane sul Tirreno meridionale, vuoi per quattro giorni vicino al confine con Francia o Austria. Di là, si partiva per i luoghi di maggior richiamo:la C osta Azzurra in tre giornate di andate e ritorni dalla base di Ventimiglia; Innsbruck in una giornata dalla base di Chiusa. Oppure si partiva da basi comunque minori verso località ancora più intime e ancora meno note, come visitare Ascea Alta in pomeriggio e serata partendo da Ascea Marina, con andata e ritorno a piedi attraverso la macchia e poi lungo il ciglio della statale, in salita; con ritorno, sempre in fila indiana, rigorosamente contromano, con il primo che teneva una torcia orientata verso le automobili che sopraggiungevano di fronte (vi ricordate quelle torcie schiacciate con dentro grandi batterie quadrate?).

    Eccomi al dunque: appena giunti in un posto nuovo, la prima cosa che si faceva o meglio che i grandi facevano (coinvolgendo ovviamente noi ragazzi, destinati sempre a seguirli, data l’età) era di andare a visitare la “cattedrale”; il che, nel nostro consolidato lessico vacanziero-familiare, significava cercare il primo bar utile per prendere un caffé (in piedi, s’intende: l’idea di sedersi non li sfiorava neppure, sia per il costo sia perché i grandi avevano allora 40 anni o poco più e possedevano il triplo del vigore che ho oggi io).

    Così ho imparato a viaggiare con i mezzi pubblici e con le gambe, così ho imparato a godere di cose semplici, così ho imparato a visitare i posti, un po’ a naso, un po’ documentandosi prima, durante e dopo: grazie alle letture ad hoc, al documentarsi per l’occasione e alle reminiscenze scolastiche in generale, i nostri genitori erano abbastanza consapevoli di cosa visitavano. Godevamo sia delle strade e delle persone e dei mercati e degli angoli minori, sia dei luoghi e dei monumenti più celebrati. Invano cercavano di trasferire a noi, a volte svogliati, stanchi, anzi debosciati, altre più reattivi e permeabili, ma di rado culturalmente davvero ricettivi, delle nozioni. Però ci hanno insegnato un metodo.

    Un metodo che mi è rimasto: partire informati e, una volta arrivati, caffé, chilometri a piedi, prospettive ordinarie o inconsuete e poi topos e monumenti.
    Io ho aggiunto dell’elasticità e quindi mi va bene viaggiare con qualsiasi mezzo, anche privato ogni tanto, mi vanno bene anche i viaggi organizzati, ogni tanto, mi sono visto alcuni villaggi turistici, in anni passati.

    Ciò che importa (e mi pare che qua concordiamo tutti) è la curiosità.

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  10. valeaparigi

    Ciao Arthur! Anch’io mi faccio trasportare dal momento e dalle cose che mi colpiscono di più, senza percorre necessariamente itinerari prestabiliti. Che bello viaggiare e conoscere posti nuovi!

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  11. Silvia

    Io preferisco andare a visitare la città con una guida in mano, così non corro il rischio di perdermi qualcosa d’importante. Poi dipende sempre di che città si tratta, se vado a Firenze, prima di andare agli Uffizi, giro un po’ senza meta, ma soffermandomi comunque sulle cose più importanti.

    Bello quel progetto di Cleto Munari, interessante la visione che ognuno dei sette ha avuto per il tavolo.

    Ottima rubrica, interessante e in ogni caso stimolante.

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  12. Non saprei, personalmente mi piace chiedere informazioni oltre le cose apprese dalle guide, il contatto con le persone mi piace parecchio, gli accenti, il gesticolare, ma vado anche ad istinto, dove mi piace di più, dove vedo qualcosa che mi attira…intanto oggi il mio istinto mi ha portato fin qui per farti un saluto…
    so che sono poco presente virtualmente, ma con il pensiero ci sono…un abbraccio kate

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  13. Approvo e condivido il tuo approccio tendenzialmente ‘libero’ alla conoscenza di una città, guidato dagli stimoli che ti offre lei per prima, ma anche, perché no, da un certo qual istinto che ti porta a scoprire tesori inaspettati.
    Penso però che una conoscenza veramente approfondita di una città possa derivare solo da un’esperienza di lavoro, e dunque dalla condivisione della dimensione quotidiana, fatta di spostamenti, dialogo, collaborazione, ascolto.

    Un saluto.

    p.s.: grazie per la segnalazione bibliografica: le parole spese per un’idea di ‘sostenibilità’ non saranno mai troppe !

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  14. @ Kate: anche a me piace parlare con le persone, e se vado nei paesini, con i vecchietti, che sono un’inesauribile fonte di informazioni.

    E ringraziando il tuo istinto che ti porta da me, ricambio l’abbraccio e buon fine settimana.

    @ Silvia: è bello girare anche con le guide, ma il rischio è che così facendo si perdono tanti particolari di una città che altrimenti riusciresti a vedere. La guida, i musei, sono senz’altro un obiettivo, ma dopo, solo dopo aver respirato l’atomosfera della città.

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  15. @ Luciano: leggendoti, mi hai fatto venire in mente i viaggi che facevo da giovane, con sacco a pelo e tendina canadese e in particolare un rientro da Parigi, dopo essere stato lì a trovare una mia fidanzata di allora, fatto in autostop, un viaggio di tre giorni, senza una lira in tasca, quattro pacchetti di sigarette e un sacco a pelo. Avevo la fortuna di essere preso dai viaggiatori, solo perché avevo la faccia da bravo ragazzo (o almeno era quello che dicevano… ) ma è stato un rientro veramente massacrante, tant’è che dopo ho dormito per due giorni interi o quasi.

    Comunque, simpaticissima la tua descrizione, come sempre d’altronde, e condivido ciò che hai detto, soprattutto sul partire informati, per così sapere in linea di massima come muoversi.

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  16. @ Franz: il mio approccio libero non prescinde dalla conoscenza del luogo che sto per visitare, con informazioni preventive su ciò che c’è da vedere, dopo mi dedico ai musei, alle opere d’arte, che credo sia un altro passaggio fondamentale. E comunque, hai ragione sul fatto che una città la si conosce veramente vivendola, ma l’alternativa è quella di scoprirla il più possibile, andando a ricercare certi suoi angolini sperduti, o magari fermandosi a chiacchierare con le persone.

    Insomma, voglio dire che la curiosità è un elemento determinante per la conoscenza, poi io adoro entrare nei portoni, curiosare nei cantieri, e qualche volta mi trovo a dover discutere per questo.

    Per l’idea sostenibile… sarebbe importante che ognuno di noi avesse chiaro dentro di se, che il percorso migliore che l’umanità deve intraprendere è di una scelta consapevole su un rapporto più sano con i sistemi naturali da cui dipendiamo, quindi è senz’altro da promuovere uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Nel 1991 Herman E. Daly, economista presso la Banca mondiale, ricondusse lo sviluppo sostenibile a tre condizioni per l’uso corretto delle risorse naturali da parte dell’uomo:

    Il tasso di utilizzazione delle risorse non rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione.

    L’immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell’ambiente non deve superare la capacità di carico dell’ambiente stesso.

    Lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo.

    A che punto siamo arrivati adesso?

    Il problema è sempre lo stesso, una coscienza che influenzi la moltitudine delle coscienze, l’interesse a portare avanti delle scelte condivise, ma non per interessi personali, ma per l’interesse di ognuno di noi e quindi di tutti.
    E su questo, possiamo aprire un capitolo che difficilmente vedrà la sua fine…

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  17. simple

    Quando vado a visitare una città nuova mi informo su quello che c’è da vedere (edifici, parchi, musei, eventuali mostre e spettacoli) e una volta arrivata, improvviso bellamente.

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  18. @ Rosamaria: sono andato a vedere la locandina… “la mostra raccoglie cento opere di artisti come Caravaggio, Tiziano, Mantegna e van Eyck a Palazzo Venezia a Roma. La mostra dà la possibilità, attraverso tutti i capolavori esposti, di ricordare e ripercorrere le principali vicende, quali conversioni , persecuzioni e battaglie, e i principali protagonisti, i Santi Patroni dei vari stati, che hanno legato i paesi dell’Europa al Cristianesimo.”

    Deve essere davvero una mostra molto interessante.
    Grazie!

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  19. Non c ‘é di che, Arthur.
    Se decidi di andare a vedere la mostra, ricordati di portarti dietro la sciarpa rossa (da annodare in maniera originale perchè sia ancora più vistosa) e un notebook 19″ (possibilmente placcato in oro e tempestato di swarosky, perchè non passi inosservato). ‘Un si sa mai… 😉

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  20. @ Rosamaria: oh mannaggia… notebook 19″ placcato oro e tempestato di Swaroshy? Può andar bene ugualmente un VAIO con uno schermo widescreen da 16,4” reali. con una una risoluzione di 16:9 effettivi di 1920x 1080 fulll HD, e lo chassis in lega di magnesio?
    E no, perché altrimenti son dolori… 🙂

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  21. Arthur, chi noterà un distinto giovanotto con un Vaio ultimo modello 16:9 effettivi, per giunta con lo chassis in lega di magnesio? Troppo fine, troppo elegante, troppo poco vistoso.
    Insomma, vuoi o non vuoi incontrare nella capitale “le tue” corrispondenti vitruali? Comincia a pensare a segni di riconoscimento più evidenti di un Vaio di ultima generazione! 😉

    P.S. Anche il mio nuovo notebook ha uno lo schermo 16:9, ma non ha niente a che vedere col Sony Vaio. Mannaggia!!! 😥

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  22. Rosamaria, posso nel frattempo farmi crescere i basettoni, mi alleno a fare l’occhio querulo, jeans aderenti con stivaleti a punta, maglietta corta con ombellico in bella vista e vedrai che questo distinto giovanotto (grazie, grazie per il giovanotto… 🙂 ) non passerà inosservato. hihihihiiiiii…

    Per il tuo non Vaio… evvabè, se vuoi c’incontriamo e ogni tanto ti faccio fare un giro… 😆 😆 😆

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  23. Innanzi tutto grazie per la segnalazione della mostra Torinese … che da torinese non conoscevo :-S !!!

    Quando devo visitare una città , per prima cosa , qualche settimana prima compro la guida ( di solito National Geographic ) , mi leggo un pò di storia generale e segno le cose che penso possano interessarmi o magari quelle che “bisogna vedere” (vorrai mica andare a Barcellona e non vedere quel cantieraccio della Sagrada Familia?). Memorizzo tutto ben benino e poi , una volta in loco , mi immergo !
    Avendo chiari i punti di arrivo , posso godermi a pieno il tragitto , curiosare nei negozi , nei portoni , nelle stradine sconosciute , perdermi e poi ritrovarmi .
    Cerco sempre di selezionare i musei in base al mio gusto , vederli tutti è noioso , non vederne nessuno un delitto … meglio pochi ma da ricordare per sempre!

    Ecco … mi hai appena fatto tornare la voglia di viaggio!!! (anche se sono appena tornaaaaataaaa!)

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  24. Quoto il “cantieraccio della Sagrada Familia” e mi complimento per l’organizzazione tutta settentrionale di Koalanation; è decisamente da imitare.
    Arthur, con l’abbigliamento che descrivi, a Roma, rischi di essere confuso con tutti i ragazzi delle borgate; anzi no: sbagli quando parli di ombelico (quello riguarda le ragazze); nei ragazzi campeggia invece l’alto elastico dei boxer stile Rocky, con le immancabili scritte (?) a caratteri cubitali.
    Ma inszomma, Arthur, bisogna insegnarti tutto? 😆 😆 😆

    P.S. Meno male che ti sei riscattato con l’offerta del giro col VAIO! 😆 😆 😆 😆 😆

    Ah, oggi mi sei costato un sacco in faccine; lo hai notato?

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  25. Occupandomi di arte ricevo spesso inviti per inaugurazioni di mostre a giro per l’Italia.
    Nella posta di oggi ne ho trovato uno al quale difficilmente potrò presenziare e credetemi mi sto mangiando le mani dalla rabbia.
    L’evento è a Brescia (Ahimè!) presso la Galleria Massimo Minini, sabato 23 gennaio alle ore 18. L’artista che espone è Sabrina Mezzaqui, con “Giocatori di perle”.
    “Tutti i lavori presentati nascono da libri che l’artista ha letto e reinterpretato. Le modalità di elaborazione e manipolazione dei volumi in mostra sono quelli che l’artista ci ha, negli anni, insegnato a riconoscere come segnali essenziali della sua poetica: ritagli delle righe di testo, forme di origami utilizzando le pagine dei libri, copiatura manuale degli scritti, ricami.
    Ogni libro trova la sua forma o immagine più consona in base al proprio contenuto, e allora le pagine dei testi buddisti diventano una ruota, le pagine della Genesi svelano un piccolo pianeta, le righe di Alchimia si trasformano in una sorta di alambicco, le frasi di Zhuang-zi si illuminano, le lettere tra Arendt e Heidegger sono ricamate, i Quaderni di Simone Weil vengono copiati a mano e le sovra-copertine di lana sono lavorate a mano, Teoria e pratica della non-violenza farà da schermo per una piccola videoproiezione in cui l’immagine poggia sul testo e, infine, Il giuoco delle perle di vetro diviene una combinazione di perle in cui ciascuna perla è formata delle righe di una pagina del romanzo.”
    Le opere saranno in mostra fino al 20 marzo … mancherò l’inaugurazione ma magari un salto da qui ad allora ce lo faccio, è davvero un’artista particolarissima!

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  26. Ecco, qulla consigliata da solindue è una mostra che mi piacerebbe davvero vedere: mi sembra che coniugi egregiamente l’arte con l’artigianato, per il quale mi sento più portata (ma sarà poi così netta questa distinzione?).

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  27. @ Koala: beh, l’informazione, per la visita di una città, a prescindere. Per quanto riguarda invece i musei, ci sono diverse manifestazioni musicali che vengono organizzate per avvicinare i giovani ai musei. Per esempio a novembre il Museo Stibbert di Firenze (Sol’ senz’altro ne sarà stata a conoscenza…) ha aperto le sue sale nelle ore notturne per uno speciale dj set di Albertino, direttamente da radio Deejay. In due giorni, i 600 posti erano esauriti, l’iniziativa era rivolta essenzialmente agli under 30, che prima che si scatenassero nelle danze nell’insolita cornice neoclassica della Limonaia al centro del giardino, sono stati accompagnati in un percorso guidato attraverso le suggestive sale del museo.

    Persino il Guggenheim Museum di New Yok non è “stato risparmiato” e dentro le sue sale circolari, chi ha avuto la fortuna di farlo, ha assistito addirittura ad un concerto rock.

    Iniziative esemplari, come dire che la cultura scende in strada… era ora!

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  28. @ Sol’: una mostra davvero particolare, come d’altra parte lo è l’artista, almeno da quello che si vede nella pagina dedicata a Sabrina Mezzaqui, sul sito della Galleria Massimo Minini, una mostra senz’altro da vedere.

    Bella la tua recensione Sol’, come sempre sei molto preziosa per questa nostra rubrica, che insieme a Rosamaria, arricchite con gusto e perizia.
    Un grazie di cuore a entrambe.

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  29. Lo ammetto, sono una di quelle che ha già fatto il viaggio prima della partenza. Virtualmente, certo, ma ho già organizzato tutto, ogni tappa è decisa lasciando spazio a passegiate non-programmate (ben programmate anch’esse). Cosa cerco? Musei, non troppi, monumenti, cibo tipico, centri storici, negozi dove comprare un pezzo di paese… Cosa non cerco? Riposo. è più forte di me, non riesco a riposarmi. Mi sembra di perdere tempo, e io voglio vedere, voglio provare, sono curiosa e golosa di nuovità e alterità… Ecco, mi hai fatto venire voglia di partire… mannaggia!!!

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  30. @ Kokeicha: evvabè, neanche un pizzico di avventura? 🙂
    Beh, sull’organizzare il viaggio prima della partenza, nel senso di informazioni generali, storiche, lettura di guide, lo faccio anch’io, solo che poi sul luogo improvviso, non prima di aver respirato a fondo l’atmosfera della città. Poi dipende dove vado e di conseguenza mi organizzo. Anche sugli alberghi preferisco “improvvisare”, infatti, qualche volta mi è capitato di dover girare parecchio prima di trovarne uno, ma dopo l’ho sempre trovato, il segreto sta nel cercarlo nel primo pomeriggio e in linea di massima, la cosa funziona sempre.

    E sulla voglia di partenza… uhmmmm, non ne parliamo, che a furia di parlarne, ed essendo in crisi di astinenza, vedo dappertutto cornicioni di palazzi antichi, archi rampanti, volte a crociera… 😆

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  31. Ci vuole poco a fare una valigia…basta un luogo vicino ma l’aria di vacanza si sente sempre…pensaci…non fare mai domani quello che puoi fare oggi!
    buona serata kate

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  32. @ LaVale: è la primma volta che sento dire del supermercato a chi va a visitare una città nuova e comunque, è un modo anche quello, senz’altro per conoscere le persone del posto.

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