Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri

Il logo è opera dell'artista siciliano Giuseppe Cassibba.
“Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?

Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.
Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli. Si collega e si ispira
La journée sans immigrés: 24h sans nou, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010. Qui potete leggere il nostro manifesto programmatico.
Il colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo. Lo abbiamo scelto perché è considerato il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare.”
 

(parole tratte dal sito Primo Marzo 2010, nella pagina “Chi siamo”)          

Mafalda

50mila le adesioni su Facebook, 60 comitati locali, tante le organizzazioni coinvolte, aderiscono tra l’altro:  Amnesty, Arci, Acli, Legambiente, Emergency, Amref, Cobas, Fiom. Allo, L’Associazione Liberi Nantes, Il primo marzo di tutti noi, Aned, Centro Missionario Pime di Milano, Terres des Hommes, L’Associazione Bambini in Romania, UDS Unione degli studenti…

L’Italia e gli Immigrati   (fonte www.repubblica.it)

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15 pensieri su “Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri

  1. “Il Primo Marzo di tutti noi” di Fabrizio Gatti

    I miei compagni di classe alla scuola materna dicevano che non dovevo parlare con Elio. Eravamo bambini di quattro e cinque anni. Elio aveva un cognome lombardo, era discendente di una famiglia lombarda da generazioni. Ma aveva una colpa per la quale doveva essere escluso dai nostri giochi: Elio abitava con i terroni…

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  2. @ Godot: sì, spero che almeno si abbia la consapevolezza che il “problema stranieri” non è un problema, ma una realtà da affrontare con mente sgombra da pregiudizi.

    Benvenuto nel mio blog.

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  3. @ Solindue: grazie della segnalazione, ma tu dici che cambierà qualcosa? Lo spero, voglio essere ottimista, ma soprattutto, è tanta la gente che la pensa come noi.

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  4. simple

    Essendo straniera, nata in un paese dove era difficile capire il concetto di straniero in quanto costruito dai migranti che hanno deciso di abitarlo, so quanto queste iniziative servano e serviranno ancora. Bravi!

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  5. No Arthur mio caro, non cambierà nulla. OGGI. Ma se i nostri Governi pensamo di poter trascurare questa realtà siamo dei pazzi illusi. Più del 7% della popolazione è straniera, e dunque si tratta di più del 10% della forza lavoro. Teniamo conto che manifestazioni di questo genere si sono tenute in Francia, Spagna e Grecia … il calcolo è presto fatto.
    Dovremo rinegoziare i nostri pensieri.

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  6. @ Simple: le iniziative come questa servono solo se non rimangono dei casi isolati fine a se stessi. Stiamo attraversando un momento molto delicato, la gente ha le idee confuse su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato, complice anche una certa parte politica che pur di non affrontarlo nel miglior modo possibile, usa il problema per fini elettorali, che ha per conseguenza, una maggiore emarginazione.

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  7. Il mio sogno da piccola era avere il cicciobello nero. Inutile dire che non me l’hanno mai comprato, nè il cicciobello, nè tanto meno nero. Poi sono cresciuta e mi sarebbe sempre piaciuto avere il fidanzato nero. Anche qui il sogno non si è mai realizzato, magari un bellissimo senegalese…

    Noi siamo tutti uguali e non finirò mai di ripeterlo.

    In catechesi l’altra sera mi hanno commosso le parole di una ragazza sudamericana, che viene con il marito. E’ giovane, carina e dolcissima: “Qui mi sento uguale a voi. nessuno mi fa sentire diversa. Al lavoro, per la strada, nei locali, mi guardano da diversa, mi parlano da diversa

    Luce in riflessione

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