Vogliamo chiamarla complicità?

          Tempo fa, chiacchierando con un mio carissimo amico, mi è venuta spontanea una domanda, più come provocazione che per altro. Come forse “qualcuno” ricorderà, noi due abbiamo due modi diversi di affrontare le cose: io un po’ più diretto, a livello di emozioni vissute e dichiarate, non ho paura di perderci, lui un po’ più difeso.

 E proprio perché a me piace parlare di ciò che provo, che ad un certo punto gli chiedo:

          “Riesco a trasmetterti, parlando, tutte le emozioni che provo? E sì, perché nel momento in cui ti racconto una storia che ho vissuto, potrebbe essere anche l’emozione di trovarmi davanti ad un chiostro del ‘300 o di una coppia di vecchietti  incontrati al supermercato che si tengono mano nella mano, vorrei che tu capissi dentro di te ciò che ho provato e soprattutto che riuscissi a trasmetterti il mio stato d’animo di quel momento, quasi a volerti partecipe, non solo perché mi ascolti, ma anche perché ti compenetri in me, ti coinvolgi, come due gemelli dentro lo stesso marsupio…”

Beh, la sua risposta è stata ovvia, ossia che capiva ciò che avevo provato, ma per provarlo allo stesso modo, avrebbe dovuto essere al posto mio. (!..)

          Ebbene, in effetti, credo sia un po’ il mio limite. Se vado in giro per la città e godo delle bellezze che mi circondano, vorrei che allo stesso modo godessero anche gli altri. Questa profondità d’intenti, credo non sia facile da condividere, almeno espressa con lo stesso entusiasmo e semplicità.

Però, io ci provo sempre…il fatto è che mi piace gioire, anche in compagnia, che ci posso fare?

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30 pensieri su “Vogliamo chiamarla complicità?

  1. Laura

    Sbaglio o una volta hai raccontato che ti eri messo ad urlare mentre riprendevi un’opera architettonica?

    A parte gli scherzi, non sempre si riesce a coinvolgere gli altri nelle proprie emozioni, ma credo dipenda tutto da come sono gli altri, non credi?

    Ciao e anche da parte mia, buon fine settimana.

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  2. La capacità di condivisione, il desiderio che gli altri possano gioire con noi, nasce molto presto, anche se non proprio con noi; è una fortuna che capita a chi è nato “bene” e tu lo nascesti (per dirla con Totò ;-)), Arthur! 🙂

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  3. Non basta avere gli occhi per vedere, ci vuole l’anima. Puoi volere con tutto te stesso che gli altri vedano la magia nelle cose come la vedi tu, ma se gli altri non hanno la tua stessa sensibilità d’animo … difficile “condividere” l’entusiasmo, se non imposibile.
    Ma che bel sabato, non trovi? Ogni raggio di sole è calore … condividi?

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  4. @ Sonoqui: grazie per “anomo nobile e gentile” (immagino sia rivolto a me…) ma credo esista un altro fattore, che ritengo determinante, e cioè che è bello coinvolgere nelle proprie gioie anche gli altri e a me, la cosa piace da matti. 😉

    Buon fine settimana anche a te, Sonoqui.

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  5. @ Rosamaria: oh mannaggia, avete deciso tutti di farmi diventare rosso come un peperone, anzi, dippiù dippiù?
    Grazie Rosamaria, sei un tesoro, ma qui un po’ tutti lo nacquemmo… (si può dire? ) 🙂

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  6. @ Solindue: oh Cielo, ogni raggio di sole è calore? Che bella cosa che hai detto e poi, certo che condivido, anzi assai assai dippiù… 🙂

    E per il resto… è vero, non bastano gli occhi per vedere. Il mio amico ha gli occhi ma anche l’anima, ma è troppo difeso per poterlo manifestare, e come lui, tanta gente è così.
    Secondo me non bisogna aver paura di dire “che bello” o magari, “ti voglio bene” o magari ancora, ” mi sono emozionato”, comunicazione non è soltanto sapere quello che si è mangiato il giorno prima, è una cosa più profonda che va a toccare la parte più nascosta di noi, che alle volte ha bisogno di emergere, è vero, ma quanto è bello poter sorridere insieme agli altri… 🙂

    E’ voglia di amar la vita, di amare un pochetto anche se stessi e ovviamente anche gli altri, che non vuol dire necessariamente vogliamoci tutti bene: niente banalità.

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  7. @ Laura: beh, tu lo hai detto per scherzo, ma una volta mi sono veramente messo ad urlare (in senso buono della parola…) mentre riprendevo Notre Dame du Haut, la cappella di Ronchamp progettata da Le Corbursier.
    Ricordo che al primo anno d’università, avevo fatto il plastico di quella cappella e all’esame avevo preso 30 (‘nnagg… com’ero bravo… ) e vederla dal vivo dopo anni, mi aveva emozionato tantisimo.

    E inszomma!!!

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  8. alanford50

    Credo che questo sia il desiderio di tutti, il riuscire a farsi comprendere, anche nell’intimo, invece tutto ci porta ad ammettere il fatto che proprio non è possibile, perché troppe sono le variabili che entrano in gioco, la sensibilità, la profondità d’animo, la voglia e la capacità di leggere gli eventi e le cose, dobbiamo purtroppo inchinarci di fronte alla realtà che mille occhi vedono mille cose diverse pur guardando la medesima cosa, ma forse il bello sta proprio in questa particolarità, questo ci mette in condizione di poterne parlare e confrontarci, per ampliare i nostri punti di vista, insomma per migliorare, dipende dalla nostra intelligenza, dalla nostra apertura e da quanto noi siamo in grado e siamo disposti a comprendere ed assimilare l’altrui, quindi fai benissimo a provarci sempre.

    Ciaooo neh!

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  9. @ Alan: indubbiamente, caro Alan, vedere le cose da ottiche diverse aiuta il confronto, proprio perché le variabili sono talmente tante che un punto di vista diverso serve anche a crescere. Io ci provo, non perché vorrei che gli altri vedessero con i miei occhi, ma solo perché vorrei che sentissero con la mia stessa intensità e, purtroppo… qui casca l’asino.

    In questo ringrazio i miei genitori che mi hanno insegnato a gioire anche delle cose semplici, come potrebbe essere un paesaggio, per esempio, una gioia che è anche comunicazione, perché è dicendo “che meraviglia di paesaggio” che comunico agli altri ciò che provo in quel momento, e allora diventa l’occasione per poterlo guardare insieme, ognuno con i suoi occhi, con la sua esperienza, le sue radici ed è in quel momento che c’è il confronto.

    Insomma… e questo succede anche nella scrittura, tanti scrivono bene, ma quanti con il cuore?

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  10. Amico mio carissimo,

    innanzitutto un abbraccio grande, di calore, di amicizia e di luce. Appena tornata da un ritiro che mi ha permesso di incontrare me stessa e anche qualcuno un pò più in alto di me. Risplende il mio cuore. Risplende la mia luce.

    Noi siamo le nostre sensazioni, le nostre emozioni, la pelle che si increspa, il cuore che batte forte, un urlo nella città affollata, una lacrima che scende sul viso, una risata di gioia.

    Le emozioni ci scaldano il cuore. Le emozioni sono come inchiostro per i momenti vissuti. Le emozioni non hanno età o sesso. Rimangono dentro di noi, oggi, domani, per sempre.

    Sintonia e complicità quella che ci permette di tramettere sulla stessa frequenza degli altri e di sintonittarci sulla stessa trasmissione.

    Alcuni animi sono più sensibili e ricettivi di altri. Basta una parola e ci si sintonizza.

    Io ti conosco ormai da tempo, amico mio caro, e quando descrivi qualcosa mi sembra di essere proiettata nel tuo racconto.

    A volte vorremmo che ci altri percepissero le nostre sensazioni e le nostre emozioni. A volte vorremmo che gli altri ci accettassero semplicemente per quelli che siamo. Ci saranno sempre persone che non ci capiranno o non ci accetteranno ma noi non dobbiamo mai smettere di essere semplicementi quelli che siamo, la luce che è dentro di noi.

    Luce Nuova

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  11. Forse la ragione per cui tante persone (io tra questi) amano fare fotografie, è proprio per cercare di fissare un momento speciale.

    Ma purtroppo anche così è difficile trasmettere le nostre sensazioni agli altri, che magari passano distrattamente una dopo l’altra quelle immagini che a noi avevano tanto colpito…

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  12. @ Fra: è piacevole vederti ogni tanto tra le mie pagine, grazie!
    La macchina fotografica, come anche la telecamera, fissano è vero dei momenti, ma le sensazioni che riesci a trasmettere parlandone, è tutt’altra cosa. La vera comunicazione, secondo me, avviene quando si riesce a coinvolgere ache gli altri nelle proprie passioni, nei momenti di gioia, cosa non del tutto difficile da realizzare, se sono si ha la voglia di farlo.

    Ecco, bisogna soltanto aver voglia, secondo me, essere convincenti e anche la persona più fredda, prima o poi si lascia andare.

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  13. @ Luce: parlavo l’altro giorno con Solindue di “parole” scritte senza il cuore, cioè senza che chi leggesse, riuscisse a scorgere un coinvolgimento emotivo. Ecco, quando scrivo, cerco di metterci sempre l’anima, perché comunicazione è poi questa, magari non sempre ci riesco, ma almeno ci ho provato.

    E’ vero, noi dobbiamo essere sempre noi stessi, ma non sempre gli altri sono disposti a leggere tra le nostre righe, anche perché per farlo ci vuole “impegno” e l’impegno, porta via del tempo prezioso a tante altre cose.

    Però, come giustamente dici tu, non bisogna mai smettere di provare, e prima o poi…

    Ciao Stellina!

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  14. credo di aver provato esattamente le emozioni che hai provato mentre scrivevi questo post…
    …perchè è esattamente quello che io desidero e discuto con i miei amici da quando ho un blog!!!
    …per il momento sto condividendo la gioia del ritorno, mia e di chi me ne sta manifestando altrettanta!!!
    Un bacio

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  15. La parola (in diversa maniera sia quella pronunciata sia quella scritta), è un formidabile veicolo di emozioni, tanto che, nei felici casi in cui si riesca a utilizzarla al meglio, si resta regolarmente stupefatti di questa capacità, che sembra superare di gran lunga le intenzioni.
    Ma il gioco funziona solo se dall’altra parte del filo ci sono orecchie od occhi in collegamento diretto con il cuore.

    Un caro saluto.
    Franz

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  16. @ Barbie: che bello averti di nuovo tra le mie pagine…

    Tu sei tra le persone conosciute in rete che non è scappata via senza dir nulla, anzi, hai motivato la tua assenza e questo ti ha inalzato nella scala dei miei valori.
    Ti sei comportata come di solito ci si comporta nella vita reale con degli amici, hai avuto rispetto di loro, informandoli, anche se in maniera sommaria ( e d’altra parte non poteva essere diversamente… ) della tua decisione.
    E quindi, oggi che sei tornata, pur non conoscendoti, sono felice di rileggerti e spero che d’ora in poi, di conoscerti ancora meglio.

    Ricambio il bacio e… buon martedì.

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  17. @ Franz: è vero ciò che dici, ma tieni conto che alle volte si è talmente difesi che le emozioni faticano a venir fuori.
    In questi casi, non si può insistere più di tanto, anche perché sarebbe come violentare la personalità di una persona, però, sono sicuro che il coinvolgimento, se fatto con il cuore, prima o poi apre anche le porte più ostinate e quindi… beh, io ci provo sempre, ma solo perché fa parte della mia natura, che a mia volta, ho ereditato da persone che amavano coinvolgersi e coinvolgere.

    Un caro saluto anche a te.

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  18. @ Barbie: oh, mannaggia, hai ragione, ma sai com’è, io sono sempre un giorno indietro, così mi è più facile vivere il passare del tempo… 🙂

    Ciao!

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