A che gioco giochiamo?

Come si suol dire, la curiosità è donna e quindi ci mise praticamente meno di un attimo ad aprire quel messaggio. Dapprima rimase un po’ delusa, ma poi leggendo e rileggendo, si rese conto che qualcosa doveva farla subito e quindi, appoggiò il computer sul suo bel tavolo fratino, un gioiello del seicento, realizzato tutto con incastri a tenone e mortasa, con un bel piano costituito da una tavola unica di circa 5 cm di spessore, ancora lavorata con sgorbia in noce, si stiracchiò un attimo, fece un bel sospiro di sollievo e si diresse verso la porta della camera da letto.

Appena entrata, diede un’occhiata al letto ancora disfatto, fece spallucce e si diresse verso la cabina armadio, praticamente il suo regno, dove dentro teneva tutto ciò che in certi momenti le serviva per farla sentire meglio: abiti corti, lunghi, sportivi, da sera e da passeggio, gonne adatte per tutte le occasioni, maglie, maglioni e magliette d’ogni tipo, camice che nel tempo avevano conosciuto tantissime riletture da parte dei creatori di moda a lei più fedeli, modelli classici, con maniche lunghe chiuse da bottoni ed abbottonate davanti, colli con punte aguzze, arrotondate, alla koreana, o con il taglio stondato, senza contare l’enormità di scarpe che, in bella vista su di uno scaffale, davano l’impressione di non essere state mai usate.

Diede un’occhiata poco convinta a tutto l’insieme, prese in mano un paio di jeans, il modello più sdrucito che avesse, un dolce vita a coste larghe di un bel colore rosso amaranto, li accostò uno accanto all’altro, scosse la testa con fare compiaciuto e li appoggiò sul letto guardandoli ancora come se li vedesse per la prima volta.

Incominciò a spogliarsi, prima la gonna, che lanciò con una mossa felina sulla poltrona in fondo alla stanza poi, mimando movenze voluttuose, tolse la maglia facendola scivolare lentamente sulla pelle come fosse una carezza, con l’occhio incollato allo specchio della toletta, un bellissimo pezzo di fine ottocento di origine francese in noce nazionale e piano di marmo originale di Carrara e l’immagine che le rimandava probabilmente la teneva su di giri, tant’è che incominciò perfino a ballare, come se una musica in sottofondo, una “Balada Para un Loco” di Astor Piazzolla guidasse i suoi passi, ora felpati, ora decisi e sicuri, comunque sia sensuali.

In un balzo tolse anche gli ultimi indumenti rimasti e presa l’asciugamano dentro all’armadio, andò a farsi una doccia, sempre canticchiando la musica che prima l’aveva per un attimo rapita.

Le piace stare sotto la doccia, aprire tutta l’acqua calda e immobile con gli occhi chiusi, starsene lì e pensare il nulla; lascia che l’acqua la massaggi, i rivoli le scendono dai capelli appena tagliati corti alla maniera di Valentina sul suo bel viso e sul seno, la fanno come rinascere, pace, benessere ed eccitazione al tempo stesso.

Il vetro della doccia era già tutto appannato e aprendo gli occhi, nel vedere la sua immagine riflessa e sfocata, la ripercorse con un dito, segnandone i contorni; un gioco nuovo, mai sperimentato, sagome che una sopra l’altra si confondevano, segnati ogni volta da un sussulto, come se per la prima volta riuscisse a vedersi in un corpo a corpo che il suo stesso corpo le rimandava, centuplicandone gli effetti e le sensazioni.

Sorrise, passò le mani tra i capelli e chiuse l’acqua. Per un attimo restò ancora ferma immobile, poi sorridendo ancora, aprì la porta e prese l’asciugamano morbido di spugna, bianco, con sopra ricamato a grandi lettere il suo nome.

Mentre indossava i jeans, si accorse che si era fatto tardi e fu allora che le venne in mente quell’e-mail scarna, di poche righe, ma al tempo stesso incisiva, quasi fosse stato un perentorio avvertimento. Uhmmmm, ma no, era soltanto la scusa per dirle di quella volta.

Improvvisamente si rese conto che s’era dimenticato cosa ci fosse  scritto in quel messaggio, destino o forse la voglia di non pensarci, si guardò in giro, vide il computer ancora appoggiato sul suo bel tavolo fratino e senza pensarci due volte, si avvicino vedendo che nel frattempo era arrivata un’altra e-mail, con sua grande sorpresa, ancora più perentoria di quella di prima, poche le parole ma assai chiaro il significato e la sentì persino quella voce che diceva: “A che gioco giochiamo?”

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34 pensieri su “A che gioco giochiamo?

  1. simple

    Una domanda del genere ti scuote soprattutto quando credevi di saperlo e invece scopri, solo dopo aver sentito la domanda, che non hai una risposta.
    Bel racconto, arthur e bellissima colonna sonora.
    🙂

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  2. @ Marta: e tu, invece, cosa risponderesti? 😉

    BuongiornoattecarissimaMarta!!!

    ps: dopo la faticaccia per The best, piano piano sto ritornando alla ribalta… 😉

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  3. @ Morena: cerco di seguire le orme e gl’insegnamenti della mia maestra e, piano piano, i risultati si vedono… 😉
    In effetti, se ci pensi, questo modo di raccontare dovrebbe esserti congeniale, sbaglio?

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  4. laura

    Una bella storia e come dice Morena, un brano interessante.

    Vedo con piacere che oggi ho avuto una bella idea a venire da queste parti, non trovi?

    Ciao.

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  5. Marta

    Ti dirò senza guardare i commenti la prima cosa che ho pensato è stata la stessa di Guido , il gatto col topo..
    E tu Arthur? Che mi dici?

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  6. Oh Cielo! mi ricorda Sol’ sotto la doccia!
    In effetti davvero scritto bene, intrigante quanto basta come un vestito di garza estivo che copre e non copre…
    quanti ricordi!
    ero all’inizio di questa mia avventura …
    son tornata e ti abbraccio

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  7. Luisa

    Ciao Arthur,mentre scrivo,sto scaricando il file di Astor Piazzolla da Youtube. Non conosco la canzone,presumo sia un tango, e i tanghi mi piacciono. Bella colonna sonora per un momento di relax nel quale non si pensa a niente di specifico,si scollega mementaneamente il cervello e rimangono solo le piacevoli sensazioni. Mi dispiace un po che alla fine quella mail sembri turbare quella pace,ma se fosse il suo uomo e lei sapesse di potersi permettere di tenerlo un po sulle spine,perchè no? sarei contenta se lei riuscisse ad uscire,magari per incontrarlo, continuando a sorridere…ciaoooo 🙂

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  8. alanford50

    Un racconto molto bello ed avvincente, ma,ma,ma, manca un qualcosa a quest’immagine che ci hai regalato, una bella musica di sottofondo…….

    Io consiglerei un qualcosa di molto particolare, un qualcosa che sa di antico e romantico contemporaneamente, uuuhhhmmm ti consiglierei , anzi consiglerei al personaggio in questione una bellissima canzone francese dal titolo “La mer” di Charles Trenet….pensaci, anzi pensateci…..

    Ciaooo neh!

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  9. alanford50

    Uuuhhhmmm al di la di quella che sarà la risposta alla domanda “A che gioco giochiamo?” insisterei con una bella canzone di sottofondo, qualora la prima che vi ho suggeito non fosse di gradimento offro in alternativa ,sempre nello stesso genere, di Edith Piaf “Tu Es Partout”…………………….ciaooo neh!

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  10. Luisa

    Libertango è fantastica,Milonga del angel molto dolce. La prima è un ever green sempre bella sa ascoltare,ma non nella pubblicità del liquore dove i due insipidi giovani me la rovinano! Milonga…non la conoscevo,una piacevole scoperta,ma ho scaricato anche la canzone della Piaf…se posso permettermi, vi suggerisco “Pequeno vals vienés” cantata da Ana Belén con testo di Garcìa Lorca…ora che so che la ragazza sa sorridere e che quel sorriso non lo perderà facilmente, vado a dormire…sorridendo anch’io… 🙂 buonanotte

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  11. Ana Belen…la trovo fantastica e c’è un brano che adoro, anche se non è adatto al tuo post!

    E’ dedicato alla violenza sulle donne:

    “Un extrano en mi banera”

    kate

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