Sabato sera.

La serata era, come dire, ideale, un sabato che prometteva d’essere speciale: ore 19 a casa per una doccia veloce, un paio di jeans, una polo e una giacca sportiva di cotone, subito in macchina destinazione lago e nel frattempo, ultimi preparatici telefonici per organizzare al meglio la serata.

C’incontriamo direttamente al ristorante, un intimo e suggestivo locale in un magnifico borgo medievale di quattro case, ricavato da un’antica cantina con volte a vela in laterizio e, infatti, c’erano ancora delle botti che, in bella mostra di sé, davano il benvenuto appena entrati.

E per cena, verdurine di stagione e gamberetti saltati in padella con sfoglia di patate novelle, stracciatelli fatti in casa con ragù aromatizzato all’essenza di primavera, tagliata grossolana di tonno scottato al gorgonzola. Piatti da gustare anche solo con gli occhi. Qualche bicchiere di Chiaretto che, con i suoi tenui riflessi color rubino, ricordava i petali di rosa, la compagnia allegra e spensierata, giochi di sguardi consapevoli e al tempo stesso ironici un po’ come ai tempi della scuola, e poi, appuntamento con altri amici per ascoltare, dopo, della musica: un pianoforte, un po’ di jazz, il dolce sottofondo di una voce rauca ma, al tempo stesso, cristallina.

Ritorno a casa verso le tre e trenta della notte, la serata è limpida, sul lago si riflettono solitarie le luci della città addormentata. Mi siedo in giardino su di una panchina e mi perdo in quel cielo stellato e silenzioso.

Guardo tutto quel nero ma, senza vederlo realmente. Lo sento come un morbido abbraccio che allontana i miei pensieri dalla mente. Ancora un po’ e poi mi scuoto, sento l’aria sottile che penetra come una carezza, mi alzo, apro la porta e la richiudo: solo, io con quell’immagine.

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23 pensieri su “Sabato sera.

  1. impressa nella mia mente non meno che lo sia l’aspetto dei miei più familiari, gli stranieri venuti dall’Est a ricordarmi che l?occidente, dando loro i natali, ha prodotto affascinanti albini dalla carnagione olivastra e dalle guance rubiconde come quelle delle diafane damine ottocentesche, quelle che nei sogni d’Er Patata ballavano l’hip pop a passo di minuetto…

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  2. @ Solindue: ho sempre ritenuto che la foto a supporto di un testo, fosse una metafora nella metafora, ma questa volta, pur avendo una foto che poteva esprimere quel sentimento, ho voluto lasciare spazio alle parole, perché quel cielo nero stellato, luccicante, potesse essere immaginato da ognuno a modo suo.

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  3. Uno splendido sabato sera raccontato a regola d’arte, come tu sai fare. Le tue foto, sempre bellissime, tolgono spesso l’attenzione dalle tue parole. Questo il motivo per cui nel mio cielo lascio parlare il mio cuore. Le foto nella mia mente. Mi sembra di vederti in questo piccolo borgo. Sento il profumo dei cibi appena serviti su un’elegante tavola. Vedo lo scambio di sguardi e sento le voci allegre. Mi perdo nel cielo di inizio estate, seduta nel giardino di casa. L’aria fresca del mattino, il cielo e i pensieri che diventano stelle.
    Ti abbraccio mio caro amico, Luce amica della sera

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  4. Silvia

    Racconti tutto ma non ci dici qual’era il ristorante e il locale dove suonano jazz. 😉

    Ho immaginato quel cielo, un po’ come quello che ho visto l’altra sera anch’io e capisco cosa hai provato.

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  5. Luisa

    Mentre leggevo e cominciavo ad immaginare quei bei cibi,il vinello,le chiacchere serene, e la fine di quella serata su quella panchina e il cielo stellato…sai cosa mi è venuta in mente? la sensazione di appagamento che mi da il caffèlatte con una piccola fetta di pane. E’ leggero,sazia e fa star bene per ore…certe amicizie procurano quella sensazione…ho associazioni di idee un po strane…ciao 🙂

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  6. alanford50

    WOW, che immagine stupenda, in effetti non c’è bisogno della foto, sei stato molto generoso nel curare e nel regalarci i particolari, l’immagine è superflua, basta l’immaginazione e la fantasia per ritrovarci li con te in quell’antico borgo a mangiare i frutti della primavera ed a lasciarci meravigliare dal quel nero cielo stellato.

    Un’immagine che mi rivede ragazzo, quando con i miei più cari amici, decidemmo di affittare ed ammobiliare una stanza in un castello dell’astigiano, un castello antico anche se con poca gloria da raccontare, quella stanzetta in quel borgo antico ci accolse in innumerevoli abbuffate goliardiche, in mille “Bagne caode” succulente, accompagnate dal vinello locale, in genere barbera o dolcetto, ma più che altro quella stanzetta raccolse la nostra allegria, la nostra voglia di stare insieme a ridere e a scherzare, la nostra meglio gioventù e la nostra innocente leggerezza del vivere, dopo ogni abbuffata una bella corsa al bar del paese per l’immancabile sfida al calciobalilla con i villici, i ragazzi del paese, mitiche sfide all’ombra di un antico maniero, con l’alito sempre molto pesante visto la scelta del cibo, ma sempre con l’animo senza dubbio leggero, regalandoci ogni volta sensazioni simili a quella che tu hai così bene raccontato.

    Ciaooo neh!

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  7. @ Alan: grazie… ma è altrettanto bella la storia che hai raccontato tu, che tra l’altro mi ricorda momenti simili passati in tempi, ahimè, spensierati… 😉

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  8. @ Sonoqui: la vita l’amo, perché sarebbe un peccato non amarla e poi perché ho conosciuto persone che avrebbero voluto anche loro amarla, ma che oggi non ci sono più.

    Credo che la cosa più bella sia quella di vivere le cose così come vengono e così, anche un cielo stellato, con o senza una buona compagnia, può essere bellissimo.

    Ciao! 😉

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  9. @ Luisa: assolutamente, le tue associazioni di idee non sono per niente strane, sono forse un po’, come dire, “golose”, ma in ogni caso vanno bene lo stesso. 🙂

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