Evvabè, oggi è un giorno così!

Ci penso alle volte, ma poi, quando torno in un luogo dove sono già stato e lo trovo inalterato, ho la sensazione che non mi appartenga più, perché nel frattempo, io, sono cambiato ed è proprio questo cambiamento che me lo fa vivere come un estraneo.

Mi è successo due anni fa a Firenze, sono tornato con degli amici nella piazza dove vivevo ai tempi dell’università (a beneficio esclusivo di Solindue, la piazza in questione era Piazza Santo Spirito… )… e, nonostante l’emozione, i ricordi, mentre facevo vedere loro la casa dove abitavo, avevo la sensazione che ormai era inutile anche soltanto guardarlo quel portone, quella finestra al primo piano dove mi affacciavo, quando suonavano il campanello, per vedere chi c’era.

          Qualcuno che mi conosce molto bene, mi prende sempre in giro, perché dice che io, quando torno nei luoghi dove ho vissuto, ho l’atteggiamento di chi scopre una pietra miliare – racconti di vissuti, di ex compagni e compagne – che mi brillano gli occhi, tanta è la foga che provo nel raccontare l’esperienze vissute, invece non è così, cioè, sì, sono entusiasta, (lo sono per natura…) ma così come lo sono quando racconto qualsiasi cosa in cui credo, per il resto, intimamente provo questa sorta di distacco e pensandoci bene, da un lato è meglio così, perché vuol dire che ho con il passato un rapporto per nulla conflittuale.

Il passato fa parte di noi e, la cosa migliore, secondo me, è cercare di rielaborarlo senza per questo rimuovere ciò che ci ha fatto soffrire.

E’ la rielaborazione della crescita, che ci mette nelle condizioni di affrontare il presente e, di conseguenza il futuro, in maniera più cosciente, più matura e più responsabile. (credo… 😉 )

Personalmente, il mio passato lo guardo con “tenerezza”, non perchè ho in qualche modo rimosso le mie sofferenze, anzi, ma soltanto perchè, per come sono fatto, il mio carpe diem è molto più importante. Guardo avanti, perchè è l’alternativa migliore, altrimenti finirei con il passare la vita crogiolandomi nello scontento e, tutto ciò che mi si propone, non riuscirei a viverlo nel modo migliore.

E come ho scritto una volta (a qualcuno in un blog…), non c’è bisogno di seppellire il passato, bisogna solo imparare a comprenderlo.

Evvabè, oggi è un giorno così!

ps: nella foto, arthur a 23 anni… che figo!  (si non mi vantu ieu… che tradotto vuol dire: se non mi vanto io…  😆 😆 )
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21 pensieri su “Evvabè, oggi è un giorno così!

  1. Bello eri e affascinante e bello sei. Parola e pensiero mio.
    E’ vero, per quel poco che conosco di te, devo affermare
    che sei persona positiva ed amabile. Io purtroppo tendo
    più al pessimismo e spesso vedo nero anche dove c’è
    l’azzurro. Ritornare dopo un lasso di tempo sui luoghi a noi
    cari ci lascia un po’ senza parole o come succede a te, un
    vulcano in eruzione. Riguardo al passato invidio il
    tuo rapporto con esso, io, purtroppo spesso vivo di ricordi.

    Ciao caro Arthur.
    Buon fine settimana

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  2. Luisa

    Tempo fa avevo sentito alla radio una canzone della quale ricordo solo un breve brano:” ragazza,non partire sognando il ritorno,perchè l’amore come le cose semplici,se le porta via il tempo..” Meglio non aprire troppo la finestra dei ricordi e tantomeno tentare di riviverli ritornando sui propri passi. Su certe questioni ci ho rimuginato fin troppo. Io ho pratico il carpe diem da che ho capito che è inutile dilaniarsi fra desideri e realtà. Accettiamo la realtà con quanta più serenità è possibile,con buona grazia e un po di spirito e sarà quello che deve essere…confermo:un bel ragazzino 🙂 ciao,buonanotte 🙂

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  3. @ Sonoqui: grazie per tutti questi complimenti… beh, però devo confessarti che c’era molta ironia in quel mio ” bel figo”… 🙂

    Sì, provo ad essere positivo, anche se non sempre ci riesco, e al mattino cerco sempre di alzarmi con il sorriso sulle labbra, non perché io sia sempre felice, ma solo perché mi da una carica in più, per affrontare la nuova giornata e, con essa, le eventuali avversità e poi mi viene spontaneo.
    Il mio è un sorriso dell’accoglienza e l’ho imparato dai miei genitori, l’ho imparato vivendo una vita dove a volte il dolore ha avuto la meglio, purtroppo.
    Qualcuno che conoscevo molto bene, avrebbe voluto continuare a sorridere alla vita, ma non le è stato possibile e allora, sorrido anche per lei, perché è tutto così precario che non vale assolutamente la pena viverlo in malo modo.

    Se ci pensi, il passato ci appartiene solo se noi non vogliamo abbandonarlo, invece il distacco, un po’ di distacco, può aiutare a ritornare a vivere, e la voglia di riemergere riappare solo se siamo pronti e disponibili, dentro, a farlo.

    Non è facile, ma bisogna provare. Non serve a nulla crogiolarsi pensando e ripensando a ciò che è stato o a quello che sarebbe potuto essere, non serve a nulla, se non a farci del male.

    Pensa quanti colori ci sono nella vita di tutti i giorni e tu che ami scrivere poesie, dovresti saperlo, perché le emozioni sono come una tavolozza piena di colori, accanto all’azzurro, c’è il verde, il giallo, il rosso in tutte le sue tonalità… il bianco e il nero, servono solo a stemperare le tinte, per renderle meno appariscenti, e s’accompagnano ai nostri stati d’animo, ora pensierosi, ora tristi, ora felici e spensierati.

    Le emozioni… guai se non ci fossero le emozioni… l’abbandono che non ha paura di perderci.

    Ciao carissima, grazie e buon fine settimana anche a te.

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  4. @ Luisa: carpe diem, non per scegliere tra desideri e realtà, ma per prendere solo ciò che c’è di buono, magari alle volte, facendosene una ragione (in positivo, ovviamente… )

    Che poi i desideri non sempre si realizzano, beh, è tutta un’altra storia, capita, è la vita, e senza voler fare discorsi troppo scontati, mi verrebbe da dire che bisogna comunque cercare di guardare avanti, altrimenti la strada appare sempre maledettamente in salita e invece alle volte è solo lì da percorrere.

    Bei discorsi, lo so benissimo, ma non ci sono altre alternative.

    Adeguarsi, sì, accettare, mai!

    Oh mannaggia, mi sento un vecchio bacucco che parla dall’alto della sua esperienza… voglio soltanto dire che prima o poi le cose possono cambiare, bisogna soltanto cercare di essere pronti per quando avverrà.

    ‘notte e… grazie anche a te per il “bel ragazzino”, ma quando si è così giovani, si è sempre belli… 🙂

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  5. I “benefici esclusivi” mi inteneriscono… e mi fanno arrossire.

    ****
    Il passato fa parte di noi, lo si ricorda con distacco o entusiamo a seconda dei casi. Non è giusto volerlo dimenticare o nascondere, così come non è saggio volerlo rivivere nel presente.
    Ma anche tutto questo Carpe Diem, voler per forza vivere alla giornata, senza un passato nè un futuro … non viviamo vite separate: la nostra persona si è costruita nel tempo seguendo un progetto di vita … possiamo davvero a 40 – 50 anni dimenticarci di noi e affidarci solo all’esperienza del momento?
    Evvabè, oggi è un giorno così!
    p.s. 23 anni … ma facevi il modello?

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  6. Luisa

    Non credo tu faccia discorsi da vecchio bacucco, ognuno propone una riflessione per quella che è stata la sua esperienza ed è bello poterla condividere. Io vivo di piccole gioie,le grandi gioie sono rimandate, non proprio a settembre,un po più in là…(ma esistono le grandi gioie?non sono come le stelle cadenti, difficili da vedere?)…Il vero guaio è quando non si riesce o si non si vuole godere nemmeno di quelle piccole,eternamente insoddisfatti e alla ricerca di qualcosa che non c’è…… “Quando si è giovani si è sempre belli”…io mi preferisco ora,un po più agee e con un altro sguardo…mi sono lodata e imbrodata 😉 buonanotte…

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  7. @ Solindue: Carpe diem, questo vivere alla giornata, non lo intendo come il rifiuto di voler riconoscere un passato o di voler programmare un futuro, assolutamente, altrimenti vorrebbe dire che siamo completamente avulsi dalla realtà che ci circonda e invece, come giustamente dici, “la nostra persona si è costruita nel tempo seguendo un progetto di vita…”, che, strada facendo, può anche cambiare, aggiungo.

    “Cogli l’attimo”, ecco ciò che intendo (che è poi il vero significato del carpe diem…), vivere riuscendo a rendersi conto che il nostro percorso, con o senza particolari coinvolgimenti tra passato e futuro, è parte di un progetto che deve tener conto di eventi che lo possono condizionare, in positivo ovviamente.

    Non si tratta, quindi, di dimenticarsi di ciò che si è, sarebbe come dire che siamo, appunto, fuori dalla realtà.

    Insomma, non rinuncio a vivere le emozioni, solo perché non rientrano in un disegno “precedentemente prefissato”, ma ciò non vuol dire che non tengo conto di tutto il resto.
    E vivere, credo, voglia dire anche questo, sapersi guardare intorno e, senza particolari stravolgimenti, lasciarsi coinvolgere. E se tutto ciò porta a dei cambiamenti, ben vengano e… perché no?

    Non è facile a parole spiegare il concetto, e spero, in un certo senso, di esserci riuscito.

    ps: no, non facevo il modello, ma solo lo studente e Firenze… 🙂

    Modello… maddai!!! 😉

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  8. @ Luisa: beh, l’altro giorno alcune mie amiche mi hanno detto che mi preferiscono come sono oggi, sarà perché non mi hanno conosciuto prima? 😆 😆 😆 ‘nnagg…

    ‘giorno!

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  9. E’ curioso come tutti e due ci ritroviamo bene o male a parlare delle stesse cose negli stessi momenti… anche io ho fatto una riflessione sul tempo che passa, e sono giunta alla conclusione che il tempo ci trasforma in persone diverse, alle quali non spetta nemmeno più il nome che avevano. Detta così sempre tragica, ma ti garantisco che non lo è…
    (Grazie per l’articolo sulla mostra, è bellissimo!)
    V

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  10. @ Solindue: sì, l’aria fiorentina è fantastica, se poi la vivi senza far nulla (evvabè, studiavo, oltre che suonare su Ponte Vecchio e… non si può dire… ), è ancora meglio… 🙂

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  11. @ Valentina: ero in pensiero per te… 😉

    E’ vero, il tempo ci trasforma, e capisco cosa vuoi dire, ma dentro dentro… 😉

    (sì, l’articolo è venuto veramente bene, ma il merito è tuo che l’hai scritto, io non ho fatto altro che “impagggginarlo”… Grazie! )

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  12. Laura

    Anch’io vivo un po’ di ricordi e alle volte non riesco proprio a liberarmene.

    I ricordi fanno parte di noi e dici bene tu che bisogna rielaborarli, ma non sempre è possibile, soprattutto se ci hanno segnato, nel bene ma forse più nella sofferenza.

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  13. @ Laura: avevo il dubbio che tu fossi un po’ nostalgica, in effetti. 😉
    I ricordi della sofferenza… lo so che è difficile, ma anche e soprattutto questo tipo di ricordo deve essere rielaborato.

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  14. Alanford50

    “quando torno in un luogo dove sono già stato e lo trovo inalterato, ho la sensazione che non mi appartenga più”
    A me succede esattamente il contrario, provo stupore e quasi dolore nel constatare le eventuali differenze, perché queste mi rendono quel luogo estraneo, rendendo netto il doveroso contrasto con quello che è oggi e con quello che era ed è stato ieri.
    Un luogo che è rimasto invariato non ti nega il legame con i tuoi ricordi e ti concede, volendo, la possibilità di un sano confronto, ma concedendo ad entrambi le proprie peculiari esistenze nel tempo, l’unico vero prezzo è un probabile nostalgico rimpianto del tempo passato e per sempre perduto.
    Il passato fa parte di noi ma il cercare di rielaborarlo secondo me è inutile e sbagliato, perché fermo in un tempo ormai scaduto, passato, è giusto comprendere ciò che è stato, ma tutto si ferma lì, perché una volta compreso quello che è stato non cambia quello che siamo oggi, forse un pochino quello che potremo essere domani, ma non v’è assoluta certezza.
    Convengo con te che il passato va guardato con tenerezza, come se fosse un bambino che conosciamo di vista e sul quale noi non possiamo incidere in nessun modo, così come convengo con te anche sul fatto che non c’è bisogno di seppellire il passato, ma in fondo basta regalargli il sano dono del perdono.

    Ciaooo neh!

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  15. @ Alan: per rielaborazione del passato intendo che, come giustamente dici, bisogna comprenderlo, proprio perché è un tempo ormai scaduto, passato, appinto, altrimenti si corre il rischio di portarselo dietro per tutta una vita.
    Però non è per sempre perduto, perché nel frattempo con quel passato ci siamo cresciuti, abbiamo, nel bene e nel male, imparato a vivere… alle volte. (non sempre…) 😉

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  16. Ma quale sei tu quello in bici che si vede passare con la maglia giallo canarino???????

    IHIHIHIH

    Comunque, io sono di quelle molto attaccate ai luoghi del passato e vederli diversi mi da tristezza, soprattutto quando sono peggiorati, lo stesso effetto mi fa con le persone, ma credo sia l’evoluzione, e quindi in certi posti rivado e ne approfitto per comprendere e apprezzare il nuovo, ma nel cuore il passato resta….siamo troppo sensibili e romantici
    mannaggiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

    😉
    kate

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  17. @ Kate: come hai fatto a riconoscermi? 🙂

    Un po’ di nostalgia ci rende senz’altro romantici, ma solo un pochetto, altrimenti diventa tutt’altra cosa.

    Ciao e buon fine settimana anche a te!

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