Vecchietti!

E già, la notte stellata, il canto del grillo, che bei tempi quelli, quando tutto sembrava un po’ tutto di tutto, senza pretese, senza tante aspettative e nell’attesa che qualcosa arrivasse, si aspettava ma senza chiedersi granché.

Ricordo da bambino, quando passavo per le vie del paese, e vedevo sempre alcuni vecchietti che, seduti davanti alla porta di casa di uno di loro, si guardavano in giro senza dire nulla, e ogni tanto uno di loro girava la testa e sospirava, come per dire… boh, chissà cosa, e allora era la scusa perché l’altro ricominciasse a parlare e ricominciando, a dire sempre le stesse cose e intanto, per la strada qualche “carretto” che passava, di quelli tirati da un mulo anche lui vecchio e stanco, con il contadino seduto con una gamba penzoloni, e il cappello di paglia… il rumore di una persiana che sbatteva aprendosi contro il muro ed una donna con il fazzoletto in testa affacciata alla finestra… un paio di bambini che giocavano saltellando sopra delle righe disegnate con il gesso per terra, ed io lì ad osservare, come incantato, come se mi aspettassi da un momento all’altro qualcosa, ma poi nulla accadeva, niente di niente, tranne ad una certa ora una voce che gridava “Archimede, vieni che è pronto, vieni che è tardi…. Archimede, dove sei? Birbante di un birbante, se ti prendo… “

E già, cosa credete, sono stato anch’io bambino, mica sono stato sempre un nonno…

La notte stellata, il canto del grillo… come quando andavamo in campagna e dopo aver cenato, tutti seduti fuori nel giardino ad ascoltare chi aveva qualcosa da raccontare, vedere una stella cadere e fare la gara per chi pensava più velocemente ad un desiderio da esaudire, e poi sentire in cuor suo, che si sarebbe avverato… o magari in riva al mare, dopo una notte di lampara a pesca di totani, tirando la barca a riva, un po’ stanchi e intirizziti, correre dentro casa in cerca di un letto per dormire… o quando mano nella mano, tornando a casa dopo una serata di festa nella piazza del paese, ci fermavamo dietro ad una pianta, e trattenendo il respiro, la speranza di un bacio rubato, in una notte stellata, con il canto di un grillo…

E poi, e poi, niente di niente, nulla accadeva ed era come se invece ogni sera fosse diverso, uguale ma al tempo stesso diverso, una persiana che sbatteva, alcuni vecchietti seduti davanti ad una porta, dei bambini che saltellavano, un “carretto” che tornava dalla campagna, ed io sempre lì ad osservare, come se ogni sera fosse diverso, mai la stessa cosa, o forse sempre la stessa cosa boh, chissà, mi sa che non ci ho mai capito niente, allora come adesso, anzi, uguale ma al tempo stesso diverso.

‘nnagg… !!!

Ft. Nonno Archimede

… e chissà se erano meglio quei tempi, i tempi di nonno Archimede, oppure sono meglio questi nostri tempi, dove accade sempre qualcosa e, in realtà, se ci pensate, non accade nulla ugualmente, perché si corre, si corre, ma poi per cosa veramente, per ritrovarsi la sera stanchi a casa con un pugno di mosche, scontenti, insoddisfatti, sempre alla ricerca del meglio o forse soltanto alla ricerca di qualcosa che ci fa star meglio… magari un computer nuovo, magari l’ultimo smartphone, della serie che questi telefoni li vogliamo sempre più intelligenti, così, magari, chissà, lo diventiamo anche noi…una corsa spasmodica contro il tempo che, stranamente, malgrado tutto, non basta mai.

Ci sono ancora i vecchietti di un tempo?

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15 pensieri su “Vecchietti!

  1. Silvia

    Avevo già letto questo tuo racconto di nonno Archimede e mi era rimasto impresso, perché mi ricordava i racconti di mia nonna, cresciuta in un paesino molto piccolo, dove non succedeva nulla e tutti conoscevano la vita di tutti.

    Non so se è giusto, oggi, fare una riflessione del genere, perché ogni epoca ha le sue contraddizioni e anche allora probabilmente c’erano quelli che erano scontenti di ciò che avevano.

    Oggi si corre, è vero, e ognuno di noi deve essere cosciente di ciò che perde correndo oltre il consentito, ma alle volte si fa parte di un meccanismo che non offre troppe alternative.
    Forse i vecchietti di un tempo non ci sono più, anche se quella semplicità non è detto che sia scomparsa del tutto.

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  2. Luisa

    Nonno Archimede, sappi che ci sono ancora i vecchietti che si ritrovano e guardano la gente che passa e aspettano che arrivi l’ora di pranzo, o di cena…forse non è più poetica come l’hai descritta tu o come l’avrebbe descritta mia nonna. Le donne si ritrovavano proncipalmente in estate, arrivavano armate di scannnetto e uncinetto. Godevano della reciproca compagnia e finalmente potevano sedersi un attimo. Forse sapevano coltivare meglio i rapporti umani di quanto sappiamo fare ora. Già la mia generazione, quello scannetto non lo cerca più e non so se è un bene. ciaoooooo

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  3. @ Silvia: credo che una riflessione sia sempre giusto farla, non certo per fare dei paragoni, anche perché da allora ad ora, il tempo ha corso una lunga battaglia con se stesso, sempre alla ricerca del meglio o del peggio, a seconda di come si vuole considerare quello che da più parti viene considerato sotto il nome di… chiamiamolo PROGRESO?

    Un tempo, e ai tempi di quei vecchietti che ho fotografato non lo era già più, l’aria era respirabile, la verdura aveva un sapore diverso, il sole non bruciava ma al massimo scottava, il tempo aveva un valore che era dato dal passare delle giornate che con l’alba incominciavano e con il tramonto terminavano, c’erano senz’altro gioie e dolori, ma la gente riusciva a guardarsi in faccia con un sorriso, perché non aveva paura di dire un “ciao” o un buongiorno.

    Esagero? Forse…
    Non voglio fare il nostalgico e ti prego, non mi fraintendere, sono figlio dei miei tempi e non rinnego nulla, non sono nato con la tecnologia ma di questa tecnologia ci vivo e francamente non potrei farne a meno, ma ci sono dei momenti in cui vorrei fermarmi per chiedermi perché mai questa continua ricerca di un qualcosa che non sempre mi fa star bene dentro ai miei panni.

    Alcuni anni fa, in un viaggio in Kenia, sono rimasto affascinato da quella gente che non conosceva il valore del tempo, camminava chilometri e chilometri magari per giungere al mercato, di notte, di giorno, senza nessuna premura… ecco, cosa mi manca, l’idea di poter controllare il mio tempo, senza che sia un surrogato delle cose da fare.

    Di quei vecchietti, mi affascina il loro star seduti aspettando… nulla…

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  4. @ Luisa: sì, erano senz’altro più bravi di noi a coltivare i rapporti umani.

    Nonno Archimede è un inguaribile romantico, vorrebbe tutto e forse il contrario di tutto… ‘nnagg… valli a capire questi nonni di una volta… 🙂

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  5. Caro Arthur, ho vissuto la mia adolescenza con i nonni
    materni e ( parlo di loro in due racconti: Darlino e Due Angeli) conosco molto bene la vita semplice e autentica
    dei nostri cari “Vecchietti”.
    Tutto aveva un fascino ed un senso, La sveglia al sorgere
    del sole perché le gallinelle, l’asinello, e altre creature,
    aspettavano da mangiare, perché bisognava dedicarsi
    ai lavori di campo prima che la calura arrivasse, perché
    per raggiungere il paese, si impiegava un paio d’ore.
    E l’incontro del nonno con suoi amici al piccolo bar era una
    festa di chacchiere e risa aspettando, come tu dici: il Nulla.
    Quei “Vecchietti”, oggi con la nostra tecnologia
    sarebbero tristi e abbandonati.

    Un caro saluto

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  6. @ Sonoqui: cara Gina, hai detto una cosa verissima, quei “vecchietti”, oggi, nel nostro contesto, sarebbero dimenticati.
    E il motivo? Beh, tutto ciò che non è produttivo, oggi, è sottovalutato e nel caso specifico, diventa un peso, un difficile fardello da portarsi dietro.
    E nelle nostre città, quanti vecchietti abbandonati ci sono!

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  7. Che bel racconto in questo giorno di sole.

    Ogni momento è giusto per fermarsi e riflettere. Sorridere o magari versare una lacrimuccia. Ogni momento è giusto per guardarci dentro e ricordare. I ricordi fanno parte di noi. Nessuno ce li porterà via. Mai.

    Ricordo da bambina il paese dove oggi consevo una villetta di campagna. Mia nonna si trasferiva li da maggio a ottobre, la vecchia casa dei nonni che oggi nessuno dei figli ha tenuto. Noi avevamo la nostra e gli altri non erano interessati. Ricordo la nonna e le altre vecchiette sedute fuori di casa, un giorno da una, un giorno dall’altra. A fare la maglia o l’uncinetto e a parlare del tale o della tale. Ora quelle vecchiette sono morte e le loro case a cui tanto erano affezionate o cadute a pezzi o vendute ad estranei.

    Un abbraccio Monica

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  8. no, non ci sono più, e meno male dico io. mia nonna quando aveva l’età di mia madre io me la ricordo e sembrava già vecchia…mia madre invece no. ha 61 anni è una donna che porta i jeans viaggia ed ha tanti interessi. ringraziando dio i vecchietti di una volta non ci sono più

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  9. @ Gabry: non mi sono posto questa domanda perché fossi un nostalgico o ritenessi che la vita di un tempo fosse migliore di adesso; indubbiamente si faticava molto e le privazioni, per tanti erano disumane, al punto che, come giustamente dici, magari a 40 anni e non a sessanta, si dimostravano più anni e non c’erano neanche i benefici che ci sono adesso, una casa pulita e accogliente, la possibilità di essere curati ecc. ecc.
    Tutto questo ovviamente per una certa categoria di persone, perché anche un tempo c’era chi faceva più o meno le stesse cose che fa tua madre, quindi bisogna soltanto intendersi su che tipo di vecchietti stiamo parlando.

    Ma al di là di tutto ciò, la domanda me la facevo perché oggi, forse, si è perso il senso della semplicità della vita, sempre più spesso corriamo dietro a delle chimere che non sempre ci rendono felici, insoddisfazione e scontento, nonché malattie psicosomatiche sono all’ordine del giorno.

    In quei vecchietti, non vedo rughe e sofferenza, o perlomeno non è il mio obiettivo, ma la serenità per una vita vissuta fino in fondo, come giustamente ha detto Spaziocorrente in un commento alla foto che ho pubblicato nel mio blog fotografico.

    Per il resto, sono d’accordo con te e, infatti, ho anche ammesso che mi ritengo uomo dei miei tempi, con tutte le contraddizioni possibili e immaginabili che questo può comportare.

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  10. Si corre, si corre per cosa … Mi hai letto nel pensiero?
    … E se tutto questo correre non ci portasse a diventare dei “dolci” vecchietti da fotografare all’ombra di un albero?
    Mi domando quando sono nate le badanti? E perché?
    Chissà, magari abbiamo sbagliato da qualche parte. Non credi?

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  11. @ Solindue: no, non ti ho letto nel pensiero ma, forse, siamo abbastanza sulla stessa lunghezza d’onda, per cui, alla fine, i pensieri vanno di pari passo.

    Parlo spesso dei “vecchietti” e probabilmente è un mio pensiero dominante, forse perché in loro mi ci rispecchio, forse perché ho avuto un nonno meraviglioso, e la sua dolcezza, il suo amore l’ho talmente respirato che da vecchio vorrei diventare così anch’io.

    Sì, hai perfettamente ragione, qualcosa abbiamo sbagliato se c’è la paura di non essere “dolci” come quei vecchietti che ho fotografato… d’altronde, ricordi il mio “ho tutto il tempo che vuoi?”

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  12. Certo che mi ricordo!
    Che strano settembre, mi sembra di vederti pieno di “malinconia” per il mondo che va avanti e si evolve (?) dimenticando anche i sorrisi in ascensore …
    Ti regalo un video divertente sull’evoluzione della nostra vita: “IPad vs/ quotidiano in carta”
    ovvero … non è oro tutto ciò che luccica!

    ‘giorno Arthur

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  13. Laura

    Sai cosa mi fa venire in mente tutto questo?

    A quando un vecchio è deriso perché magari non sente o non ricorda quello che ha appena detto.

    La nostra corsa contro il tempo ci fa essere cattivi, ma non soltanto con noi stessi, ma anhe con chi non può più correre.

    Bel racconto nonno Archimede, bello come tutti quelli che hai scritto.

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  14. @ Monica: anch’io ho ricordi come il tuo. Da piccolo, andavo spesso in vacanza con mia nonna in campagna, magari in occasione della vendemmia, momenti piacevoli, ma soprattutto, all’insegna della semplicità. nel paesino dove andavamo, era consuetudine dei vecchietti di stare fuori dalla porta a discutere, a fare l’uncinetto, magari anche per fare le conserve di pomodori. E’ vero, certi ricordi resteranno sempre con noi ed è senz’altro un bene, perché con noi sono cresciuti, insegnandoci anche delle cose buone.

    ‘bbraccio!!!

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