Lei e lui…

Sono circa le 13.30, di un venerdì che preannuncia un fine settimana alquanto incerto; aria freddina, cielo coperto, una mattinata in studio alquanto “nervosa”, qualche contrattempo che, per carità, ci sta sempre bene, altrimenti chissà che noia, gente tanta gente che, direte voi, in un centro commerciale è la norma, (e già, dimenticavo, sono in un centro commerciale… ) tant’è che alle volte mi domando: se in tanti sono a spasso, chi ci resta negli uffici a lavorare?

Evvabè… a chi dovesse anche soltanto pensare, malignando, che anch’io sono nella loro stessa condizione, rispondo subito che, questa per me è solo una pausa pranzo, niente di più ma, scusate, dove ero arrivato, già, il centro commerciale, arrivo nella zona mangereccia, inutile dirvi che c’è di tutto e di più, pizza, panini, piatti di pasta fatti espresso, hamburger, gelati, caramelle, ovviamente tutti i tavolini sono pieni, giovani e meno giovani che si abbuffano, qualcuno anche in modo “sproporzionato”, nel senso che appena fatto un morso, e prima ancora di ingurgitare, sotto con un altro morso…

Faccio un giro e se devo essere sincero, non so cosa mangiare; c’ho quasi voglia di una porcatina, ma non so decidere quale e allora mi fermo da Giovanni Rana e ordino un piatto di tagliatelle ai funghi porcini, rucola e gamberetti.

Prendo il vassoio con quel bel piatto di tagliatelle che ammicca ad ogni passo, mi cerco un tavolo libero e mi siedo.

Normalmente quando sono da solo, ho l’abitudine, mentre mangio, di guardarmi intorno, sono un curioso, forse anche un po’ voyeur, lo ammetto, ma è un esercizio utile, soprattutto per uno che come me ha a che fare con la creatività, un ottimo allenamento per la mente, per il mio occhio critico, mi aiuta a vedere le cose senza preconcetti, senza contare che alle volte s’impara tanto dagli altri, basta saper guardare, come una volta ho scritto in un mio vecchio articolo sul blog.

Tra una forchettata e l’altra, (le tagliatelle, malgrado tutto, erano divine…), mi accorgo ad un certo punto dell’arrivo di una coppia over 70, lei e lui, curati quel giusto che occorre, senza strafare, direi dignitosamente, lei e lui, bei lineamenti, uno sguardo sereno, tranquillo. Si siedono vicini al mio tavolo. Lui ha in mano una coppetta piccolissima di gelato, la mette nel centro del tavolo e, un cucchiaino ciascuno, una punta di gelato ciascuno, iniziano a mangiare e mentre lo fanno, si guardano.

Forse sarà scontato dirlo, ma mi sono domandato come mai. Se in due volevano mangiare il gelato, perché non prendere una coppetta un po’ più grande? Ho subito pensato che non potessero permetterselo, in fondo una coppa di gelato è comunque un extra, o magari avevano problemi di dieta, ma guardandoli con più attenzione, le loro sembianze non mi parevano particolarmente esagerate ed allora le mie bellissime tagliatelle sono diventate un po’ amare, ma non perché mi sentissi in colpa, solo perché molto spesso si passa e se per noi va tutto bene, pensiamo debba esserlo anche per gli altri.

Ma forse era solo un’impressione, forse volevo a tutti i costi ridimensionare tutto quello spreco, con un gesto che, magari, non aveva nulla di strano: lei e lui, seduti ad un tavolino, in mezzo a tanti lei e lui con le bocche gonfie di roba da masticare, gustare senza nessuna premura, una punta di gelato, forse anche alla fragola…

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34 pensieri su “Lei e lui…

  1. Luisa

    Secondo me non avevano fame, volevano solo tornare un po ragazzi, a quando erano fidanzatini con pochi soldi e già allora si dividevano la coppetta. Magari a quei tempi era necessità, ora scelta. Il vero piacere non era tanto il gelato alla stracciatella, ma stare insieme, guardarsi intensamente negli occhi. E’ un gesto di grande intimità dividersi il cibo, se è da mangiarsi al cucchiaio, ancor di più…fortunati loro 🙂

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  2. Hai disegnato nell’angolo di un foglio di vita, una scena di
    tenera intimità tra due cuori e una coppetta di gelato.
    Non voglio chiedermi il perché … Forse, come dice Luisa,
    volevano solo dare “sfogo” ad un ricordo del loro amore giovanile.

    Buona domenica Arthur
    Gina

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  3. 60 anni e un piccolo semplice gelato da dividere in due, con cucchiaiate da teneri pettirossi … in contrasto… i giovani di oggi che ingurgitano un boccone dietro l’altro di gocciolanti panini.
    Non resta che buttare giù quel bel bicchiere d’acqua e tirare un grande respiro.
    Come ha girato strano questo mondo!

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  4. Silvia

    In effetti non ci rendiamo conto delle rinunce delle persone e senz’altro non è il caso di quella coppia, ma la cosa che invece balza all’occhio è quello che ha fatto notare anche Solindue, l’opulenza ostentata che poi, se ci pensate, serve veramente a qualcuno?

    Ciao Arthur (sei per caso al lago?) e buona domenica a tutti (e). 🙂

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  5. Ho immaginato la scena come una sequenza cinematografica. Il rumore, la velocità della gente che mangia solo per dare carburante al corpo, senza curarsi delle sensazioni.
    E poi, con una ripresa rallentata, cala il silenzio, ed i vecchietti (per me è un vezzeggiativo!) che si gustano il loro gelato, puro piacere per lo spirito! Esistevano solo loro in quel momento.
    Spero di essere come loro, a quell’età!

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  6. Chissà se quello che hai visto è il risultato di anni vissuti insieme e di come assaporare la vita.
    O forse più ti avvicini alla fine di un viaggio più capisci di quanto è importante il contenuto rispetto al contenitore!
    Ciao

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  7. Mi piace pensare, da come li descrivi, che questi due personaggio abbiano semplicemente voluto dividere qualcosa insieme, un istante di pausa, un peccatuccio di gola.
    Mi commuove questa vecchia coppia, la complicità che li unisce mi provoca un’ infinita tenerezza.

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  8. @ Sonoqui: mi sono soltanto guardato intorno e, credimi, se dovesi raccontare tutto ciò che mi colpisce, potrei scrivere un tomanzo e chissà che prima o poi non ci provi.

    Ed essendo non più domenica (.-) ), ti auguro un buon inizio di settimana.

    Ciao Gina, a presto.

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  9. @ Solindue: avevano forse più di 70 anni, quindi non più giovanisimi e forse per questo erano così teneri (se il motivo era la tenerezza… ).
    Comunque sia, hai ragione, in mezzo a tutto quel mangiare, stonavano un po’.

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  10. @ Silvia: hai detto una verità sacrosanta, c’è tanta gente che fa delle rinunce ogni giorno, gli anziani in questo senso, sono maggiormente esposti. E’ di qualche giorno fa la notizia di un tribunale che ha assolto un anziano che era stato beccato mentre rubava in un supermercato, perché ciò che aveva rubato era un bene necessario per lui, avendo una pensione miserissima. Magari si ruba una tavoletta di cioccolato che un po’ come il gelato, è senz’altro, per alcuni, un bene di lusso.

    Che mondo!

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  11. @ Grimilde: l’intenzione, in effetti, era di descrivere la scena come se fosse stato un film, in questo caso, un film della vita.
    Sono molto attratto da queste storie e infatti “Nonno Archimede”, il personaggio che avevo inventato un paio d’anni fa, ne è la riprova. Come te, anch’io vorrei arrivare alla loro età sapendo di dividere con la persona che mi è accanto, tenerezza e complicità. Credo sia il modo migliore per invecchiare.

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  12. @ Aracne: come ho già scritto, sono molto attratto dalla tenerezza che alle volte certi “vecchietti” mi trasmettono, perché come diti tu, in loro la complicità è una scelta di vita, consapevole o no, non importa.
    Un bel modo per inveccchiare bene insieme.

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  13. Letto,diletto,rispetto.
    Tre parole che descrivono la parabola della vita in comune.
    Consumare un semplice gelato , condividere il gusto,immergere i cucchiaini nello stesso alimento e magari anche toccarli è un gran segno di rispetto, di diletto verso la persona che condivide il letto.
    Affrontare la coppetta di gelato , condividerla senza esagerare per non compromettere ,forse, diete diabetiche,affrontare la vita di tutti i giorni ,condividerla superando insieme le difficoltà della terza età, della situazione economica al limite, del confronto fra commensali al centro commerciale.
    Attento osservatore,registratore vivente di modelli che tracciano parabole da imitare in società dalle linee squadrate.
    Ho aggiunto ”Arthur” fra i preferiti.
    Ciao T.

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  14. carlotta

    credo che quello che piu colpisca nell’osservare una scena del genere è il cogliere l’armonia di una coppia che ha ancora il piacere di guardarsi negli occhi cercando reciprocamente rassicurazione e complicità,anche solo nel consumare una semplice coppetta di gelato in un poco romantico centro commerciale..quanti sono coloro che riescono a guardare negli occhi il proprio partner non provando un senso di noia se non addirittura di fastidio,anche dopo pochi anni di convivenza?Sara quello dei due settantenni quello che il compianto Pietro Calabrese definiva “amore leggendario”?..Mi piacerebbe provarlo.. così.. giusto per vedere come si sta..e tu Arthur lo leggesti un paio di mesi fa circa quell’articolo su Sette del Corriere della sera?

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  15. Luisa

    Il vero guaio sarebbe se questi gesti d’intimità e non solo, mancassero anche fra le mura domestiche. Per me la coppia non deve necessariamente trasudare melassa,ma certe piccole tenerezze e condivisioni fanno star bene entrambi che si sia giovani, o a maggior ragione, vecchietti. All’estero ho visto coppie di età varie, pure molto anziani, passeggiare tenendosi per mano. Per loro era normalissino, qui da noi assolutamente no, per me che li guardavo, molto bello da vedersi 🙂

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  16. @ Carlotta: ‘giorno, innanzitutto… 😉
    Non ho capito se la tua, a proposito dell’amore leggendario di Pietro Calabresi, fosse una domanda o che cosa… l’avevo letto quell’articolo un paio di mesi fa? Non ricordo se devo essere sincero e comunque, è vero ciò che dici, spesso la convivenza fa dimenticare le tenerezze e anche soltanto guardarsi negli occhi diventa un “lusso”.

    L’immagine che ho voluto creare con il mio racconto è la sproporzione che ho notato tra quei due signori, e tutto ciò che li circondava, come se il resto, per loro, fosse di poca importanza. Io la chiamo complicità che, una vita vissuta insieme alle volte regala a due persone. Complicità che è fatta essenzialmente di cose semplici, magari di segreti non confessati, di condivisione che per esprimersi non ha bisogno di troppe cose.
    Anche a me piacerebbe provarla… 😉
    Ciao e ben tornata!

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  17. @ Luisa: … trasudare melassa… bellissima metafora, Luisa… 🙂

    Condivisione, tenerezza, tenersi per mano mentre si passeggia… però, dai, ci sono anche da noi i “vecchietti” che camminano mano nella mano, o magari a braccetto, che in effetti non è la stessa cosa.

    Per provare tenerezza, non devono esserci rancori e alle volte, durante una vita vissuta insieme, invece ci sono.
    ‘giorno pure a te, cara Luisa!

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  18. ecco quando io vedo cose di questo genere mi sento il cuore piccolo piccolo…ma io sono un caso a parte, riesco ad avere pietà e a sentire compassione per chiunque, anche la peggiore delle persone. maledetta empatia.

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  19. @ Gabry: beh, vuol dire che anche tu riesci a guardarti intorno e a vedere ciò che ti circonda.

    @ Monachella: già, soltanto tenerezza che poi, se ci pensi, è tanto.

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  20. Anche io sono d’accordo con Luisa… magari volevano condividere un piccolo piacere come quando erano fidanzati… o magari no! Così è la vita…

    Ho visto il nuovo The Best, bello!!!

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  21. carlotta

    Ciao,scusami.. l’altro ieri ero presso uno studio dove collaboro ogni tanto e sono stata molto rapida nel commentare..Certo che mi riferivo a Calabresi,che parlò dell’amore leggendario e dell’amore ordinario in uno dei suoi ultimi articoli, poi purtroppo ci ha detto addio,ma probabilmente sarebbe tornato sull’argomento,se avesse potuto.Ho condiviso molto la sua opinione,ed a proposito dei due settantenni,ho pensato subito a quell’articolo che sembrava descrivere soggetti come loro.Ho conservato la pagina un pò come si fa con un testamento, forse con la recondita speranzina che dopo qualche amore ordinario,ho ancora qualche possibilità che me ne capiti uno “leggendario doc”..chissà!Auguro lo stesso a te ma sono quasi certa che ne avrai già avuti nella prima parte della tua vita mentre a me questa fortuna non è ancora capitata..kiss, alla prossima!

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  22. @ Carlotta: non devi scusarti di nulla… beh, l’amore leggendario è senz’altro da augurare a tutti, ma esiste? 🙂

    Diciamo che esiste l’amore, ma per riconoscerlo, forse, bisognerebbe essere disponibili a riceverlo, forse…
    E comunque, le speranze aiutano a vivere.

    ps: a quando la prossima ricetta? 😉

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