Il 25 novembre, oggi…

Lo so che forse sono un po’ in ritardo e forse poco informato, ma lo sapete che oggi è il 25 novembre, giorno e data fatidica che ha segnato l’inizio di un’era epocale, o almeno per quanto ne sappia io.

Di cosa sto parlando? Ma sì, dai, che lo sapete anche voi, sto parlando della chiusura definitiva di tutti gli ospizi  (magari fosse vero! 😉 ) e luoghi dove i vecchietti, da sempre, si sentivano ancora più vecchietti.

Evvabè, è anche vero che c’erano le case di ospitalità di un certo tono e spessore, dove per abitarci, si pagavano delle rette altissime, tutte belle, curate, eleganti, con personale specializzato in caso di emergenza, ma non erano tantissime, anzi e comunque, solo per pochi eletti.

Ero andato un paio di anni fa proprio in una di queste case a trovare un amico, che morta la moglie, visto che i figli erano intenti in tutt’altre faccende, ha venduto la casa, ha regalato tutti i suoi mobili e, messi in un baule i ricordi più cari, aveva pensato bene di passare gli ultimi giorni della sua vita, insieme ad altri vecchietti come lui e in effetti, devo dire che era contento della sua scelta.

Aveva una stanzetta tutta per lui, con un letto, una scrivania, una poltrona e una bella porta finestra che dava su di un giardino che in primavera era sempre tutto fiorito e d’inverno, illuminato da un sole tiepido che faceva luccicare la brina gelata sull’erbetta del prato.

Passava le sue giornate senza fare nulla di speciale: si alzava al mattino, scendeva nella sala comune a fare colazione, poi usciva per andare a comprare il giornale, che poi era l’occasione per fare quattro chiacchiere con altri che come lui, avevano tanto tempo da far passare.

Tornava nella sua nuova casa per l’ora di pranzo, pranzava e dopo una pennichella, giusta e sacrosanta, nella sala dedicata agli incontri, giocava a carte con alcuni signori con i quali aveva stretto una bell’amicizia.

Giorno dopo giorno, la vita scorreva sempre alla solita maniera, ma perché lamentarsi, diceva lui, c’era qualcos’altro di meglio da fare?

Oggi, queste case ci sono ancora, ma gli ospizi, i vecchi cari ospizi non ci sono più. I figli si prendono cura dei genitori e così i vecchietti, si sentono meno soli. Ma ci pensate che bella cosa che è successa? E magari sarà finalmente l’occasione per mangiare a Natale, una bella fetta di panettone tutti insieme.

E i vecchietti che purtroppo non hanno più nessuno? Pensate che idea, a gruppi di dieci o quindici, sono andati ad abitare in alcune grandi case che, i comuni, ha dato loro gratuitamente e insieme… beh,  si fanno compagnia.

Ecco, come al solito ho detto tutto e non ho detto niente, ma sapete com’è, nonno Archimede è fatto così, non sempre ci capisce qualcosa e vuoi mettere il vantaggio?

Vado a comprare il giornale e così, magari, mi faccio anche una bella chiacchierata.

Buona giornata!

ft: vostro Nonno Archimede, detto anche Archi

piccola nota a piè di pagina: gli ospizi ( nonno Archimede è un birbante e chi lo conosce lo sa di sicuro 🙂  ), in effetti, non sono stati ancora chiusi, ma con gli opportuni provvedimenti, sarebbe auspicabile.

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37 pensieri su “Il 25 novembre, oggi…

  1. Pingback: L’ospizio « Diemme

  2. Mi domando in quale mondo meraviglioso viva Nonno Archi per dichiarare: “Oggi, queste case ci sono ancora, ma gli ospizi, i vecchi cari ospizi non ci sono più. I figli si prendono cura dei genitori e così i vecchietti, si sentono meno soli.”

    Io scriverei che i figli mollano i genitori alle badanti extracomunitarie e così evitano tanti problemi …

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  3. Capisco perfettamente cosa vuoi dire anche a me stesso di vivere in USA e il mio modo di vedere il sistema casa di cura la sua non è una cosa che desidero per qualsiasi anziani. Ma è un peccato che la nostra generazione ha perso il rispetto per i genitori lì e invece di fare la nostra parte nel prendersi cura dei nostri anziani genitori li mettiamo in mano a sconosciuti con fiducia che essi possano essere ben curando con la speranza alta e grandi aspettative.

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  4. @ Solindue: nonno Archimede vive in un mondo tutto suo, fatto di diritti ma anche di doveri che però non sono obblighi che calano dall’alto, validi solo per alcuni, dove incontri gente per strada che ti sorride e, anche se non ti conosce, ti fa un cenno di saluto, dove giustizia vuol dire non doversi sottomettere al prepotente di turno, dove chi la parola bene non la intende solo per suo uso personale, dove se c’è un corpo di un uomo o di una donna per terra, non si cerca di scavalcarlo, ma si fa di tutto per soccorrerlo, dove il furbo smette di esserlo, perché capisce che il rispetto è l’arma migliore per cercare di vivere meglio, tanto prima o poi, c’è comunque spazio per tutti, dove la vita non è una corsa contro il tempo, per dimostrare di essere migliori, dove si è migliori se non si guardano gli altri con affanno.

    Sarebbe bello che i figli tenessero con loro i genitori, ma purtroppo, non sempre è possibile, e i motivi possono essere tanti. Alle volte sono i genitori stessi che vogliono mantenere la loro indipendenza, e, infatti… eh… ‘nnagg… beh, mia madre ha due badanti e fin dall’inizio, quando ancora era nelle condizioni di poter decidere, è stata una sua scelta, guai a toglierle la sua casa, i suoi spazi, i suoi mobili o soprammobili, ma non le manca certo la nostra presenza, anzi, forse proprio per questo le siamo ancora più vicino, attenti a qualsiasi sua esigenza.

    Un amico suo, affetto da Alzheimer, è invece finito in uno di quegli ospizi dove ogni vecchietto sembra simile all’altro, stesso sguardo sbiadito dal tempo, stessa malinconica tristezza negli occhi.

    Invece i miei nonni, sono vissuti sempre a casa dei figli, ma erano altri tempi, altre mentalità, altre esigenze.

    Con un mio amico, scherzando, diciamo sempre che dobbiamo mettere le basi per creare una casa comune, dove tutti assieme, ovviamente con l’aiuto di alcune badanti, possiamo vivere la nostra vecchiaia, e così, nel frattempo, ci facciamo anche compagnia.

    Il mondo che si auspica nonno Archimede, è un mondo più giusto in tutti i sensi e oggi, purtroppo, non è proprio così.

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  5. Io preferirei condividere le mie giornate con chi ha gli stessi miei ritmi ed esigenze. Non so se vorrei essere costantemente accudita dai figli (rischiando di sentirmi ancora + vecchia). Se avessi dei nipotini però sarebbe diverso… 🙂
    E se non avessi nessuno, ancora meglio un ospizio che una casa buia e vuota…

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  6. @ Grimilde: sai, alle volte accudire diventa una necessità e meglio i figli piuttosto che gli estranei e comunque sia, indubbiamente l’indipendenza è auspicabile.

    Gli ospizi sono troppo tristi, le persone alle volte diventano dei numeri e, credimi, vedere al mattino nei corridoi tutti questi vecchietti nella corrozzella uno accanto all’altro,che guardano la gente che va avanti e indietro, con lo sguardo perso, non è un spettacolo bello.

    Ma tant’è che la vita è anche questo…

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  7. carlotta

    Il 25 Novembre,credo di aver concluso un “affare”che ha segnato,comunque e per sempre la mia vita e cioè la nascita di mio figlio,ma è anche la data dell’assistenza diretta,se ho ben capito,degli anziani senza case di riposo e quant altro..Ebbene,è evidente che non a caso questa data per me è significativa,infatti, se avessi ancora la fortuna di avere una mamma,che mi ha lasciato 4 anni fa nonostante fosse ancora tanto bella e regale,anche il suo solo respiro l’avrei messo in uno scrigno come un tesoro prezioso fino a che avessi avuto la forza di custodirlo degnamente,ma lei forse per una sorta di premonizione(eravamo entrambe discrete e non abbiamo mai assecondato smancerie teatrali)ha scelto di finire i suoi giorni ,come aveva sempre auspicato,da sola e senza alcun sospetto che potesse verificarsi un’eventualità del genere..Amate i vostri cari!Io da abbandonata”senza preavviso”e quasi a tradimento,mi ritrovo ad amare i cari anziani degli altri, perchè così spero di ritrovare l’anzianità di mia madre che non ha fatto in tempo ad invecchiare..’Notte!

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  8. @ Solindue: se consideri che dove dovrebbe sorgere la casetta (in effetti la caetta c’è già ed è anche molto grande… 😉 ), c’è tanto spazio, un terreno coltivato ad olive, sul lago di Garda a 300 metri dal lago e poi ci sono anche altre donne in lista d’attesa, quindi credo che non ci sarebbero problemi, anzi… vedrò di mettere una buona parola per badanti uomini, ma non so, vedremo… 🙂

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  9. @ Carlotta: “…così spero di ritrovare l’anzianità di mia madre che non ha fatto in tempo ad invecchiare..”Che cosa bella che hai detto, Carlotta!!! Ciò che hai detto, fa riflettere, in positivo ovviamente, sul futuro dei vecchietti e su quale dovrebbe essere il compito dei più giovani, soprattutto in una società dove gli anziani vengono messi ai margini e per alcuni, guardandoli, si ha la netta sensazione che stiano aspettando il momento buono per “togliere il disturbo”.

    Grazie!

    ps: non è vero che il 25 novembre sono stati chiusi gli ospizi, era soltanto una tenera boutade di nonno Archimede, detto anche Archi… 🙂

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  10. io non ho più i nonni, una l’ho persa quando ancora avevo un anno, e stranamente è quella che amo di più perchè vive ogni giorno nei racconti di mia madre ed è quella che mi ha avvolto in una copertina facendomi calmare quando, appena nata, non smettevo di piangere. uno l’ho perso a 9 anni e di lui mi ricordo poco ma quel nonno non lo sento vicino per tanti motivi… uno l’ho perso a 14 anni di lui ricordo tante cose con tenerezza, era un sarto, uno di quelli che realizzavano abiti bellissimi, e lo ricordo sempre con un vestito grigio con tanto di gilet, alto, altissimo, con dei baffi grigi e un sorriso sornione, ricordo i soldini di cioccolato che mi faceva trovare ogni volta che lo andavo a trovare, lo ricordo in cima alle scale di casa sua che ci veniva incontro con un sorriso largo largo mentre io bambina correvo a salutarlo. una nonna l’ho persa a 21 anni…ma lei non mi ha mai amato e quindi poche lacrime…

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  11. Luisa

    Ciao, anche a me piacciono gli anziani. Dico anch’io che quando non si ha nessuno,ma proprio nessuno nessuno nessuno, è meglio stare in un opizio. Alcuni che sono autosufficienti si trovano bene, quelli che sono malati e quindi più fragili e bisognosi di coccole, forse meno. E’ in quei momenti che hai bisogno d’essere veramente amato affinchè le giornate siano meno amare. Certo che occuparsi di un anziano è complicato, è fatica fisica e sopratutto mentale. Sembrano andar via tutte le energie, eppure, in altri momenti ti riempiono di coccole, danno i bacini e passa tutto. S’allegerisce il cuore. L’importante è sentirsi amati e nelle strutture pubbliche non è molto probabile. Diciamoci però che certi anziani sono insopportabili, che mantengono il caratteraccio che avevano da giovani e con quelli non è facile averci a che fare…forse anche per questo vengono abbandonati in ospizio dove continuano a far danni.
    Anch’io come Gabry ho la coperta preferita, dono di mia nonna e madrina. Diceva che la coperta che la coperta nella quale m’aveva avvolta mamma, m’avrebbe schiacciata. Era andata a casa sua e ne aveva presa un’altra, coloratissima, morbida e pelosetta. Da poco ho visto una nonnina che le assomigliava, le ho chiesto il permesso di baciarla. Siamo rimaste contente entrambe…Ci vuole poco per farmi felice.

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  12. Sono stata ( per motivi personali) tante volte in una struttura per anziani che oggi chiamano con nomi abbelliti da ipocrisia ma sempre ospizi rimangono.
    Ho letto disprezzo, menefreghismo, cattiveria e doppiezza
    negli occhi del personale. Ho visto qualcuno far moine, o
    sfiorare quasi schifato un anziano solo in presenza di una banconota di 50 E.
    Eppure quella struttura non era male, leggendo un depliant
    in cui si decantava i servizi che essa offriva, chiunque poteva cadere nella trappola.
    E si pagava anche dei bei soldini.
    Dopo 3 anni, la” Vergogna è stata chiusa e i responsabili
    arrestati.
    Il caro nonno Archimede, fa bene ad entrare in un bel sogno, perché fuori si sta proprio malucci.

    Con affetto auguro a te e al nonno
    ogni bene
    Gina

    Ps
    Buona domenica

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  13. @ Luisa: e ci vuole poco anche per farli felici. E’ vero, alcuni anziani hanno conservato il caratteraccio che avevano da giovani, ma forse è proprio per quello che bisognerebbe stare più vicino a loro, perché tutto sommato, sono i più fragili e magari, dietro ad un modo brusco di rapportarsi, nascondono una sensibilità ferita, difficile da rimarginare.

    Ma la verità è che tutti, in un certo senso, abbiamo bisogno di tutti, da piccoli, mentre cresciamo e impariamo a difenderci dalla vita, da vecchietti, quando la vita, ormai, ci riserva poche cose. Come ho sempre scritto, quando vedo una coppia di anziani che si tengono per mano, provo tanta tenerezza, ma forse la verità è che mi specchio in loro e vorrei anch’io, poter invecchiare con una donna a fianco, magari con la quale litigare ancora, ma lì da poter guardare, non solo con rabbia, ma anche con tenerezza.

    Mia madre dice sempre una cosa e non riesco a darle torto: “il papà poteva restare ancora un po’ con noi…” che poi è come dire che forse l’avrebbe voluto ancora al suo fianco, per invecchiare insieme e dividere una vita che, invece, a dovuto dividere con altri.

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  14. @ Solindue: pensavi di aver svoltato?

    Maddai, anche se non ci sono le badanti uomini, ci siamo noi, poveri vecchietti pieni di voglia di dare coccole e soprattutto… di riceverle… 😆

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  15. @ Sonoqui: a nonno Archimede piace sognare e chissà che i suoi sogni prima o poi si avverino.
    Capisco cosa vuoi dire, e quelle cose succedono se s’intende quel lavoro solo come lavoro, mentre invece, quando si ha a che fare con le persone, la sensibilità e il rispetto vengono prima di ogni cosa.

    Grazie della visita e buona domenica anche a te.
    Ti abbraccio!

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  16. Luisa

    A proposito di anziani difficili, ho letto la lettera di una signora allo psicologo di una rivista. Lei aveva licenziato la cameriera che da oltre 30 anni accudiva la madre. La madre, scriveva, era una despota, tiranneggiava l’amica anche lei non più giovanissima. L’aveva licenziata per non farla più maltrattare e al suo posto aveva messo giovani e forti ucraine che però non duravano. Scappavano disperate. La tiranna non voleva mangiare il cibo cucinato da loro ed era sempre più triste. Lo psicologo aveva fatto notare che se stavano assieme da oltre 30 anni, significava che avevano trovato un equilibrio e un affetto che magari, da fuori, poteva sembrare incomprensibile. Consigliava il reintegro e magari l’assunzione di una altra signora per i lavori pesanti…anche i tiranni hanno un cuore,magari ben nascosto 🙂
    Ci credo che tua madre avrebbe preferito avere ancora con se il compagno anche se malatino. Il compagno è il compagno, c’è poco da dire. A volte si litiga,ma quando l’altro sta male, passa tutto, non ci si ricorda nemmeno più perchè si litigava, basta che stia ancora con noi, e noi con lui. Quando muoiono se ne va una parte di anima e i figli fanno il tanto dei figli. Un affetto non ne sostituisce un altro, può solo aggiungersi. Notte Arthur, e, permettimi, l’abbraccio e un bacino anche a tua madre 🙂

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  17. @ Luisa: e infatti, non l’ho detto, ma quando mia madre dice così, io le rispondo che in effetti poteva stare ancora un po’ con noi.
    Anche a me manca tanto.

    Grazie Luisa, per il bacio a mia madre che senz’altro le darò da parte tua e per l’abbraccio, che ricambio.
    ‘notte!!!

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  18. Il problema dell’assistenza agli anziani è veramente grande e il rischio dell’indifferenza e dell’abbandono è terribile specie per i più poveri. Credo se ne parli troppo poco e anche l’attenzione della politica è veramente scarsa. Un caro saluto, Fabio

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  19. A proposito di soluzioni,io anni fa proposi ad alcuni amici scapoli e nubili incalliti di vendere le nostre case quando ci saremmo fatti anziani e comprare un intero condominio nel quale ognuno si prendeva un appartamento,sulla base di quanti metri quadri voleva avere a disposizione e tutti insieme facevamo assistenza reciproca,se uno aveva la febbre,un altro di turno comprava le medicine,i viaggi tutti quanti insieme così i Natali e le Pasque..feste e musica dove era possibile ed alberi e presepi da preparare insieme..Solo uno si preoccupò e chiese “E il sesso?”Alla fine decidemmo di gestirlo come cosa non comune..e ci mancava!ma ognuno ammesso che ne avesse avuto desiderio, lo gestiva anche con un soggetto esterno..bella mossa,siamo ancora tutti senza partner,chissà se un giorno riusciremo sul serio a realizzare questa cosa ma non la vedo per niente male!Potrebbe essere una vecchiaia divertente,saremmo un po’ messi insieme con lo sputo,ma l’ironia e le battute non mancano..e oltretutto i costi ridotti almeno di un terzo..

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  20. Luisa

    Spero non sia fuori luogo, vuole solo strappare un piccolo sorriso…Arthur che ci viene a prendere per portarci nella “comune”…da qui a recuperci tutti, si parte giovani e s’arriva un po anziani,ma sempre allegri 🙂

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  21. @ Carlotta: ma lo sai che è la stessa cosa che vogliamo fare noi? Ho un amico che abita sul lago di Garda, ha una grande casa e tanto, ma tanto giardino. Io faccio il progetto, lui ci mette il terreno e così realizziamo delle casette dove da vecchietti possiamo farci compagnia, con una grande sala comune e… evvabè, il concetto è simile al vostro. Potremmo fare così, sei mesi li passate voi con noi e sei mesi li passiamo noi con voi.

    Uhmmmmm… chissà quante mozzarelline di bufala mangerò, nel frattempo… 😆

    Comunque, a parte gli scherzi, è un’ipotesi.

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  22. Beh per allora dovremo stare tutti un pò attenti al colesterolo e quindi tante mozzarelline ce le sogniamo..e con l’età si diventa golosi perchè butta male per altre cose ..intelkigenti pauca..!Ci consoleremo ammazzando il tempo nel giocare a ..bocce?..golf..?Decidi tu per allora ci saremo conosciuti meglio;-))Kiss

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  23. Ti ho trovato per caso e ti ho letto con grande piacere. Ultimamente ho sentito dire che si comincia ad essere anziani all’età di 75 anni. Lo sarò quindi l’anno prossimo. Quindi mi consolo.
    Ho letto i commenti e vorrei aggiungere una piccola considerazione che mi sono trovato a fare sovente con mia moglie:”I figli saranno i pilastri della nostra vecchiaia?”.
    Ne abbiamo tre perfettamente adulti però se dovessi rispondere a questa considerazione ridponderei NO.

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  24. @ Quarchedundepegi: grazie della visita, e… bella la tua considerazione. Nonno Archimede è un personaggio che ho inventato un paio di anni fa e somiglia molto a mio nonno, uomo buono, saggio e tenero con gli atri e con le cose del mondo. Le sue storie, quelle di nonno Archimede, sono sempre molto semplici, con una morale che però non ha la pretesa di insegnare nulla a nessuno, ma solo di far riflettere un po’, sempre e comunque con tanta ironia.

    Ti ho scritto un commento sul tuo blog ed una proposta… 😉

    A presto.

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