Un’estate di tanto tempo fa.

Murales_co

Murales – Tempera su muro © Arthur

In genere, non ripropongo mai nel mio blog un articolo scritto per The Best Magazine, ma con questo voglio fare un’eccezione, perché vi parlo delle emozioni di un viaggio impossibile da dimenticare.

Il cammino che porta al mare è un cammino verso l’ignoto, verso qualcosa che ti sembra di avere a portata di mano, ma che invece più ti avvicini e più lo vedi lontano, impossibile da toccare.
Forse è questo che mi affascina del mare, sapere che c’è, ma allo stesso tempo non riuscire a toccarlo tutto, a sentirlo, perché ogni onda è una nuova carezza, perché ogni metro guadagnato, è un piccolo tragitto in un mare che non finisce mai.
Ed anche se lo guardi dalla spiaggia, c’è un’onda uguale all’altra?
No, ogni piega, ogni rigagnolo di schiuma, persino ogni gorgoglio che si infrange non è uguale all’altro. E continua così per ore, giorni, mesi, anni, per sempre.
Il cammino che porta al mare… è un’emozione diversa, mai uguale all’altra.

La jeep, otto posti a sedere, a vederla non prometteva granché di buono. Un po’ vecchia, malandata e con la vernice a tratti scrostata, sembrava la protagonista di un vecchio film in bianco e nero.

L’autista era venuto a prenderci un po’ prima dell’alba e, caricati i bagagli, ci ha fatto cenno di salire a bordo perché il viaggio era lungo e le cose da vedere tante. Io, con la mia inseparabile telecamera, mi sono seduto dietro vicino al finestrino, così mi sarebbe stato più facile filmare.

Eravamo ancora tutti addormentati, il cielo a tratti ancora scuro, incominciava a far intravedere bagliori che si perdevano dietro a piccole colline ed alberi secolari.

La jeep correva indisturbata sulla strada sterrata e sul ciglio, come dei fantasmi, ogni tanto spuntavano le sagome di donne che con delle enormi ceste sopra la testa, camminavano al buio incuranti di qualsiasi altra cosa. Era come se il tempo si fosse improvvisamente fermato, cielo scuro, terra asciutta, strane ombre che ci venivano incontro illuminate dai fari della macchina che prendevano forma di un albero, di mucchi di sterpaglia, di occhi di animali incuriositi e spaventati, di un vuoto che non aveva mai fine.

Avevo letto dell’Africa e dell’emozione che lasciava dentro, ma quel senso del nulla era ancora più forte, che quasi stento a descriverlo, malgrado l’abbia ancora dentro nelle ossa, come se parole e sensazioni non andassero più d’accordo.

(…)

Ormai era quasi giorno e quella bellezza fatta di arsura e di colori sbiaditi al sole era tutta lì da vedere. Nessuno di noi parlava. Ogni tanto ci fermavamo per lasciare passare un branco di animali ed era l’occasione per filmare e fare fotografie come dei forsennati, manco fossimo bambini nel paese dei balocchi.

Arriviamo in un centro abitato, poche capanne rabberciate alla meglio, e superata una piccolissima moschea, improvvisamente davanti ai nostri occhi, il mare. La jeep lascia la strada e si dirige sulla spiaggia. Deserto tutt’intorno, da un lato il mare che giocava a nascondino con il sole mentre saliva verso il cielo, e dall’altro sabbia, tanta, solo ed esclusivamente sabbia, tonalità dell’ambra con delle leggere sfumature color del rame e in lontananza a fare da barriera, terra accatastata e fango e davanti l’immensità, nient’altro che l’immensità.

Facendomi tenere ben saldo per le gambe, mi sono letteralmente buttato fuori dal finestrino; il vento sulla faccia, l’occhio incollato nel mirino, le dita aggrappate, strette alla telecamera, il rumore attutito sulla sabbia delle ruote che lasciavano un segno e man mano che si asciugava al sole, spariva come per miracolo. Era impossibile distogliere lo sguardo da quella distesa di cielo, di terra e di mare che scorreva velocemente davanti ai miei occhi senza cambiare mai, l’emozione era così forte che ho incominciato ad urlare di gioia.

Ci siamo fermati per le foto ricordo. Sazio e quasi stanco per l’emozione, mi sono seduto sulla sabbia a guardare il mare. Lì, in quei posti, se guardi l’orizzonte, sembra che quel mare non finisca mai, una sensazione strana, quasi irreale.

E poi, dal nulla, ecco arrivare due bambini che si mettono a giocare sulla riva. Vestiti di stracci, ridono, saltellano nell’acqua, mi guardano, li guardo e sorrido. Faccio in tempo a riprendere in mano la telecamera che scappano via. Scavalcano ad una ad una le piccole onde e uno dei due, il più grandicello, barcolla  e come una scena al rallentatore, un passo dopo l’altro, sparisce,  con al piede una pinna da sub, che a fatica solleva e poi va giù, una, soltanto una. Ho fatto in tempo a filmarlo.

Poi siamo ripartiti, altro spettacolo, altre emozioni, le mangrovie… dimenticavo, eravamo in Kenya, un’estate di tanto tempo fa.

Ps: la foto rappresenta un murales che ho dipinto dopo il mio ritorno dal Kenya sulla parete di una camera da letto, in una casa dove oggi non ci sto più, purtroppo. Fatto con colori a tempera, è volutamente “stilizzato”, perché ciò che volevo rappresentare era soltanto il ricordo di una terra (così come l’ho vista io…) che resta nel cuore.

L’articolo lo trovate anche in The Best Magazine_#1-11 “L’opinione” e su Issuu, il magazine tutto da sfogliare.

Issuu-UnEstate-1L’articolo da sfogliare…

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38 pensieri su “Un’estate di tanto tempo fa.

  1. E per stavolta la faccio anch’io un’eccezione, perché questo ricordo un pochino m’appartiene.

    Non perché fossi là in Kenia, s’intende, ma perché la prima volta che proponesti una parte di questo racconto fu proprio da me, nel nostro angolo delle chiacchiere.

    Lo proponesti e, chissà perché, di tante cose raccontate, forse fu quella che mi rimase più impressa. Di tante parole, di tante immagini, Arthur per me è quello che si sporge dal finestrino della jeep, pieno d’entusiasmo e gasatissimo, a filmare quel mondo straordinario intorno a lui, trattenuto dai suoi amici per non farlo cappottare dal finestrino.

    Bel ricordo… 🙂

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  2. E’ vero…quante cose non so…di te, persona davvero Piena…e del Kenya…terra che entra nel sangue tanta è la sua bellezza…e del mare nulla posso dire che sia nuovo ai tuoi occhi…
    bellissimo viaggio, raccontato con tanta delicatezza…ero lì…
    ho un amatissimo amico egiziano, ti piacerebbe un sacco…sa raccontare così vividamente della sua terra che ti fa innamorare… come sai fare tu con i tuoi racconti 🙂
    Buona giornata Arthur.
    vento
    Ps. e scopro che dipingi !

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  3. Un articolo bellissimo che mette il desiderio di viaggiare. P.S.:ho appena realizzato un post per pubblicizzare l’ultimo numero di The Best. Un salutone, Fabio

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  4. Luisa

    Poichè ho già commentato su The Best, numero veramente straordinario, e appena posso leggo e commento il resto, qui vorrei dire altro. Anche a me piace il mare, mi piace la luce che vi si riflette, il rumore ipnotico delle onde, sentire la sabbia sotto i piedi. Mi rilassa profondamente. Anche quando sono stata lontana ho sempre cercato l’acqua, fosse pure un misero surrogato come certi laghi(alcuni orrende pozzanghere nelle quali c’era pure chi vi si bagnava :shock:) ). Ma il mare è un’altra cosa, da gioia già vederlo in lontananza, sentire sempre più forti gli odori della vegetazione mista a quella delle acque. Nonostante vanti di non aver mai sofferto di nostalgia, il mare è casa. Ciaoooooo 🙂

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  5. @ Diemme: cara Donna e Madre, (come vedi ti chiamo come hai vecchi tempi, le prime volte che venivo a trovarti… ), hai ragione, di quest’avventura avevo già parlato nell’angolo delle chiacchiere e l’immagine di me “fuori ” dal finestrino ricordo che ebbe molto scalpore, ma raccontava essenzialmente l’emozione di un momento.

    Quindi, questo ricordo ti appartiene di diritto, senza ombra di dubbio.

    Questa volta ho voluto però raccontare tutta la storia e ho voluto farlo cercando di essere il più possibile descrittivo, perché volevo che quelle immagini fossero anche vostre. Dopo averlo scritto, una settimana fa circa, sono andato poi a vedere il filmato di cui parlo nel racconto e… ebbene, parole e immagini combaciavano in maniera impressionante. Ciò vuol dire che, malgrado il passare degli anni, il ricordo era ancora lì indelebile.

    E per finire… grazie dell’eccezione! 😉

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  6. @ Semprevento: il Kenya, il mare, le emozioni, i posti sperduti e ricchi di fascino… come fare ad non essere realisti?
    Beh, ci ho provato… 🙂
    Grazie delle cose che scrivi pimmia (per me in Siciliano… 🙂 ), sei sempre molto cara, anzi, dippiù, dippiù.
    Buona giornata anche a te.

    ps: dipingevo, ho smesso con tele e pennelli e adesso dipingo con il computer (computer graphics), ma cerco allo stesso tempo di farlo anche con le parole. 😉

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  7. unavaligiadicaffe

    Ti volevo informare che finalmente ho aggiunto il Blogroll sul mio nuovo Blog,
    e il tuo Blog è incluso 😉

    Buon fine settimana!

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  8. Silvia

    Sono stata anch’io in Kenia e la ricordo come una terra piena di fascino.
    Ho fatto anche un safari e ho visto dei posti che somigliano molto a quelli che hai, così magistralmente, descritto.

    Bel viaggio e bel racconto.
    Ciao.

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  9. Laura

    Bellissimo viaggio Arthur e molto bello anche il modo come l’hai raccontato.
    Sembrava di essere lì con te. (lo so, l’hanno detto anche altri, ma è la giusta impressione.)
    Buona domenica.

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  10. Carlotta

    Ciao, le tue descrizioni mi fanno vivere quella terra come se le tue impronte fossero le mie,il tuo sudore stesse imperlando la mia fronte..Amo le cose che descrivi e “camminando con te già da un pò”,vivo le tue sensazioni come se la descrizione fosse un’ulteriore visuale di uno scenario che abbiamo davanti a noi, da un’altra angolatura..bravo,riveli tratti del tuo carattere che già si intuivano ma che ora mi confermano il tuo vivere da uomo-ragazzo (bada bene.. non bambino!)che è un vestito che ti piace così tanto che credo,non smetterai mai. :-)Ti abbraccio

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  11. ….ieri eri un pò malinconico?
    ………..spero che il mio vento non t’ispiri solo quella sensazione…
    :-)…..oggi c’è tanto sole….fallo tuo!
    buona giornata
    e un bacio schioccato forte!

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  12. Sono rimasta senza fiato..che spettacolo.
    L’Africa, detto da tutti, è una terra che quando la conosci difficilmente la dimentichi. Resta nel cuore e fra i ricordi più belli. Tu hai saputo raccontare il tuo viaggio coinvolgendomi tantissimo, quasi mi è parso di viverlo con te.
    Chissà..forse un giorno ritornerai in quella terra che non ha mai smesso di vivere dentro di te e che hai rappresentato con un dipinto favoloso. Che bravo che sei..davvero
    Tu sei un uomo che difficilmente annoia..le tue passioni ti portano a rinnovarti ogni giorno sino ad incuriosire e a rendere complici le persone che ti vivono accanto..non è una dote da poco!!

    Grazie per avermi permesso di leggere questo post!!

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  13. Grazie Alessandra ( 😳 ) cerco di essere sempre all’altezza della situazione, anche se alle volte è assai difficile farlo.

    L’Africa entra dentro le ossa e difficilmente la dimentichi, una terra da visitare senz’altro. Questo pezzo l’amo in modo particolare, proprio perché me la ricorda e mi ricorda soprattutto le emozioni che ho provato.

    Ciao, buona serata. 🙂

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  14. Helen

    …Che coincidenza!
    Proprio stasera un mio conoscente è rientrato da una vacanza in Africa!
    I vostri racconti mi hanno accomunato alle vostre emozioni e ho immaginato deserti sconfinati, mari cristallini e profumi tropicali.
    Complimenti per le tue passioni!

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  15. Non so se tu Helen sia mai stata in Africa, ma il famoso mal d’Africa secondo me è vero, quella terra ha dentro di sè delle magie che è impossibile non cogliere, anche lo spettacolo del deserto oppure quella linea dell’orizzonte che sembra non finire mai, staresti lì ore e ore a guardarla, affascinato da un mondo così diverso dal nostro che stenti a riconoscerlo come tale. Come fai a non raccontarlo poi con amore? 🙂

    Grazie!

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  16. …Solo ora leggo l’ articolo sul Kenia..
    Non ho parole davvero..
    Ma come fai a ricordare e descrivere cosi’ bene le emozioni?!
    In confronto sono un’ alfabeta…
    Cosa darei per ritornare indietro..a quelle serate al suono di ” chiaro di luna” quando la mia pupa studiava sul letto a baldacchino…

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  17. Grazie Laura, però non ci credo che tu abbia dimenticato quelle emozioni, l’Africa resta dentro e tu lo sai e forse è per questo che sono riuscito a descriverla e poi c’è il murales che mi ha condotto mano nella mano in quel mondo fantastico e sì, Simona che studiava sdraiata sul letto a baldacchino…

    Un bacio a te.

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  18. Hai visto come ho realizzato il: ”a presto” ? E sono capitata qui.per leggere cose che mi piacciono molto come ”Fili” ad esempio. Qui che dire, dopo aver visto ”La mia Africa” con Redford e Meril Streep come non amare il Kenia anche se non ci sono stata mai? Grazie Arthur e complimenti. Isabella

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  19. Grazie Isabella, in effetti quel pezzo l’ho scritto con il cuore, le emozioni erano state tante, l’Africa rimane dentro senza alcun dubbio, come fare a non raccontarle?

    Grazie ancora, a presto. 🙂

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