Gli altri, che non siamo noi!

© arthur

                    In testa una coppola e addosso una giacca una taglia più grande tipo Principe di Galles. Mangiava tranquillo la sua mela, senza curarsi più di tanto della gente che passava. Per terra il suo banchetto, con maschere, occhiali da sole e una scatola di accendini.

A vederlo, lineamenti e corporatura, sembrava Senegalese, un viso paffutello, con la barba appena incolta un po’ bianca, che contrastava con la sua pelle nera. Il suo “negozio” è sempre lì, vicino ad un supermercato, probabilmente ormai un posto fisso e più di una volta, vedendolo, mi sono chiesto cosa guadagnasse realmente, visto che, ogni volta, lo vedevo sempre da solo.

                   Somiglia un po’ a quell’omino (si fa per dire ovviamente…) che ogni estate vedo sulla spiaggia, anche lui Senegalese, che appena mi vede mi fa un sacco di feste; si siede accanto a me sulla sabbia, mi racconta dell’ultimo viaggio che ha fatto a casa e immancabilmente mi rifila un orologio, una patacca ovviamente, tant’è che l’ultima volta gli ho chiesto se mi voleva come socio in affari, visto che la mia collezione di orologi patacca incominciava a diventare preoccupante. Ma lui, imperterrito, mi fa vedere l’ultima creazione ed io, imperterrito, la compro ovviamente.

Gente che della sua vita ha fatto un’avventura, che ogni giorno si scontra con realtà a volte inimmaginabili. Dove dormono, più volte mi sono chiesto, cosa mangiano, la famiglia lontana e la speranza di mandare alla fine del mese un po’ dei soldi.

                    Ma riusciamo a guardarla questa gente?

Malgrado tutto, spesso serena e sorridente; e allora mi viene in mente la mia amica Adama, anche lei Senegalese, con il suo eterno sorriso, una donna bella che per vivere fa la cameriera… e allora mi viene in mente suo figlio Medun, nero come la pece, anche lui che sorride sempre e quando mi vede mi salta addosso, mi guarda e mi chiede… “cos’è questo, cos’è quest’altro…” e allora mi viene in mente suo papà Paco, alto un metro e novantacinque, anche lui bello, anche lui spesso sorridente…

                   E li vedo, come tanti altri, su quelle barche, stretti uno accanto all’altro e li vedo all’arrivo della “terra promessa”, con le lacrime agli occhi, stanchi, sporchi, con il cuore gonfio di speranza, e li vedo dentro a delle stanze senza pareti, ancora stretti uno all’altro.

Mitragliamoli perché, malgrado tutto, sono ancora vivi, perché sporcano, perché vogliono essere come noi, perché cercano una vita migliore, perché pensano di essere arrivati nella civiltà.

Questo è quello che leggo in questi giorni sui giornali. Si scherza con la vita degli altri magari soltanto per una manciata di voti in più, e a questo grido ipocrita fatto con il sorriso sulle labbra, rispondo no, non ci sto.

                    No, non ci sto!

*** una bella foto di Semprevento, “La Preghiera” ***

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57 pensieri su “Gli altri, che non siamo noi!

  1. Arthur, non è un discorso facile quello dell’immigrazione.

    Un fenomeno forse ingestibile, ma sicuramente ingestito, non può portare nulla di buono: “ricchezza scompartita diventa povertà” e se vogliamo risolvere il problema, se vogliamo risolvere i LORO problemi come è NOSTRO dovere umano, non è facendoci fagocitare che lo faremo.

    L’Italia non può accogliere tutta l’umanità bisognosa sparsa nel mondo, assolutamente non può. Per quanto riguarda i discorsi della lega, io ci manderei i leghisti nei paesi in guerra e dove c’è fame ed epidemie, e mi terrei gli immigrati, sai benissimo che lungi da me un qualsiasi giudizio negativo su immigrazione e immigrati, come pure sai benissimo che per me esistono solo gli esseri umani, cittadini del mondo però, in questo caso, un anarchico buonismo ci porterebbe solo al collasso.

    Vogliamo che loro raggiungano il nostro benessere, non noi raggiungere la loro miseria.

    Ora sono occupata, ma tornerò sul discorso, che sai che è uno di quelli che ho più a cuore.

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  2. …stamani ho visto il tg…
    quei ragazzi, son tutti così giovani e pieni di speranza e di sogni.
    Si sono arrabbiati, rivoltati contro la polizia, non volevano salire su quell’aereo che li riportava nel luogo gel dolore e della miseria…Lontano dai loro sogni.
    E’ vero è un argomento dfficile. M al’Italia ormai non è più il paese delle meraviglie.
    Parlando della Tunisia non si può certo dire che sia un popolo vecchio. Ma è un popolo talmente sfruttato dal loro dittatore che gli occhi di quei ragazzi sono come quelli di mio nonno quando morì, aveva 90 anni,
    Hai ragione Arthur, ci sono sorrisi, ma credo tutti i sorrisi del mondo, che meritano un aiuto. Ne hanno bisogno. E allora non possiamo farci carico delle loro pene permettendo gli di sbarcare qui. Devono essere gli organi riconosciuti legittimi, che debbano sbarcare la, nella terra del deserto, portando aiuti, democrazia e togliendo quel marcio che sovrasta la popolazione. Il viso di quella ragazza, pochissime donne sono sbarcate ,che rischiava il tutto per tutto sperando nella fortuna di trovare un lavoro, lascia trapelare quanta disperazione ci sia al di la di quel mare. Tentare la fortuna. Salgono su una barchetta che a malapena li regge, per tentare la fortuna…ed è già una fortuna se arrivano sino alla costa italiana e i militari non gli sparano! Desolante rivelazione di come l’uomo usa la parola.
    A mio avviso non c’entra la politica, cosa di cui mi inorridisce il solo pensiero che io possa avere un pensiero per essa, c’entra il buon senso.
    la Comunità Europea che tanto ha urlato, in seno a che cosa poi non l’ho ancora capito, contro il croficisso nelle scuole ” va tolto perchè turba la mente del bambino musulmano” , di fronte a questo caos immigratorio, tace? …………….mi vien da pensare ” ..e menomale” altrimenti chissà che avrebbe detto!
    Basterebbe un pò di buon senso, per aiutare questo popolo. Un risveglio economico, un’ abdicare quel terrorista dittatore, togliergli la supremazia sul petrolio…(ma tanto ha detto che lo vende ai cinesi)…mandarlo a casa, lui e la sua degna prole.
    Ci sono giochi politici più grandi di noi, gli interessi sono alle stelle e contano più di un popolo intero costretto alla miseria.
    Mi fermo qui.
    Non mi piace parlare di questo argomento…stamani ho pianto…
    l’impotenza, mi costringe a farlo.

    Ed ecco perchè ti ritengo una degna persona Arthur…per la tua immensa delicatezza nel raccontare un pezzo d’Italia.
    Un bacio sul naso.
    vento

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  3. Luisa

    Sono anch’io dell’idea che non possiamo accoglierli tutti. Non ne siamo in grado. E’ovvio che se la gente sta una settimana in mare su barchette ridicole, pigiati come sardine e per ottenere quel posto vendono il vendibile, è ovvio che non stanno bene nel loro paese. E’ altrettanto ovvio che non puoi affondargli la barca così non arrivano in acque italiane. Li si rifocilla, ma poi non possiamo ospitarli in eterno. 28 mila persone che meritano una vita dignitosa che non possiamo offrire. Per un breve periodo li tieni ammassati come animali, ma se li vuoi ospitare come persone servono case, devono mangiare e non è giusto vivano della carità pubblica. Se nessuno provvede al loro cibo, devono procurarselo in qualche modo. 28mila posti di lavoro nell’immediato con la disoccupazione dilagante anche per gli italiani? impensabile. E’ un pasticcio enorme del quale nessuno vuole sapere, se si chiudono gli occhi, magari scompare. Chiusi, riaperti, niente da fare. Penso anch’io che la comunità europea che s’impiccia anche di quante volte andiamo al bagno, in questo caso abbia fatto vedere la sua inutilità ed inefficacia.

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  4. Mi sono già espressa in proposito ma mi soffermo solo per dire che confermo e sottoscrivo ciò che ha scritto Luisa,in più giorni fa sentendo parlare la mia ucraina ho dovuto anche giustificare il comportamento di una parte di noi, adducendolo al fatto che siamo coloro che “ospitano”il Vaticano e di conseguenza è un pò anche nostro dovere,quando mi ha detto col suo accento un pò sbilenco:”Ma voi italiani accogliete proprio tutti”..Punti di vista!!

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  5. “…sono 3000, sono arrivati, sono tutti sulla banchina, stanchi, affamati, con il libretto rosso (che li bolla come analfabeti) o il foglio giallo che da qualche maggiore speranza; ma per tutti ora c’è la quarantena, un’attesa lunga, snervante; e per alcuni – che prima di partire hanno venduto tutto e si sono indebitati per fare il viaggio – non è solo stressante ma è un’attesa angosciante …” (“Immigrati italiani” da una cronaca del 1920).

    La storia si ripete con popolazioni differenti.

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  6. Silvia

    Io penso che al di là degli annunci che come dici servono per fare propaganda, si debba seriamente fare qualcosa a livello politico, altrimenti la questione diventa veramente ingestibile.

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  7. Pingback: Migrazioni « Diemme

  8. Scusa, rileggevo il tuo post, a partire dal quale ne ho appena scritto uno io, e mi era sfuggita una cosa.

    Tu parli di “questo grido ipocrita fatto con il sorriso sulle labbra”: il mio terrore (purtroppo, potrei dire la mia certezza), è che quel grido non sia ipocrita, e che quelli che vanno cianciando certe oscenità le pensino davvero.

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  9. @ Diemme: non ho mai pensato che questo sia un discorso facile da trattare o da risolvere, d’altra parte è così oggi, come lo era ottanta anni fa, quando gli Italiani partivano per andare in America, e dopo in Germania o in Australia.

    Che debba esserci una seria gestione del problema non lo metto assolutamente in dubbio, ma non è di questo che voglio parlare.

    Voglio parlare di persone che improvvisamente scoprono di non avere più nessuna identità, di uomini e donne che pur di sognare una vita migliore, lasciano ogni cosa, spendono ogni loro avere, per andare alle volte incontro alla morte.

    Voglio parlare del loro coraggio, che senz’altro ha origine nella disperazione, voglio parlare di quegli sguardi pieni di speranza e di dignità, voglio parlare del fatto che sono uomini come noi, anche se il colore della pelle per qualcuno ancora, nell’era del progresso a portata di mano, è un deterrente da combattere.

    Non è un caso che ho fatto l’esempio di Adama, una donna semplice, ma con una luce negli occhi che dovrebbe far pensare. Il loro sorriso non è uno stereotipo, ma ha radici in una cultura dove anche nella miseria la vita umana viene considerata un bene prezioso.

    Tante volte ci siamo domandati perché Adama ridesse sempre, ma la risposta era sempre la stessa, perché era serena, la serenità della persona che sapeva di avere ciò che le occorreva, qualcosa per vivere e qualcosa da mandare al paese per la sua famiglia. In fondo non chiede molto, essere considerata un essere umano e non un animale da soma.

    Ma questa è un’altra storia.

    Ritorno!

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  10. Ho capito quello che intendevi (ma per favore, lasciamo stare le emigrazioni degli italiani che erano una cosa un po’ diversa, se non altro per le proporzioni sia del numero di persone che partivano, sia per le possibilità di accoglienza del paese che riceveva).

    Anch’io ho una simpatia a pelle per il popolo africano, almeno per quelli di certi Paesi, che hanno la vita nel sangue e sembrano avere una simbiosi col mondo tutta speciale, che si riflette appunto nel loro splendido sorriso.

    Tu qui parli se non erro anche di chi non li accetta, e quella di questione è complessa assai.

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  11. Li ho visti sbandati nella mia città, guardati di sbieco da tante persone. Lo so è un problema complesso e non è facile trovar soluzioni. Tra le cause vedo lo sfruttamento al quale sono sottoposti i paesi del terzo mondo, gli eccessi della globalizzazione, gli interessi dei trafficanti d’armi e dei dittatori guerrafondai. C’è molta responsabilità da parte del nostro mondo e perciò, credo, abbiamo il dovere sostenere il cambiamento e l’evoluzione nei paesi africani ma anche chi, affamato e perseguitato, è costretto ad abbandonare la sua terra. Non possiamo ributtarli in mare e io mi sento molto vicino a queste persone costrette a vivere all’incrocio dei venti. Un caro saluto, Fabio

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  12. @ Semprevento: e già, la politica del profitto, fa niente se a danno della povera gente. Ma lo sai che a Lampedusa c’erano 10 servizi igienici per 3000 persone? E magari si pretendeva che non dessero uno spettacolo indecoroso.

    E’ la politica del fare, ma solo quando l’emergenza è al limite, perché così si dimostra di aver fatto qualcosa. Cara venticello, non è soltanto questione di buon senso (magari!), perchè in queste questioni, quel che conta è ben altro.

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  13. @ Luisa: sentivo stasera che in Italia abbiamo accolto fin’ora 60.000 persone, contro i 600.000 mila della Germania, i 300.000 della Francia e Inghilterra e via dicendo. Insomma, ad oggi, siamo ancora quelli che hanno avuto meno problemi, vuoi che altri 28.000 li creino? Non è questo il problema, ma la volontà di affrontarlo e nel farlo, diventa controproducente per certa classe politica che, sui flussi migratori, Italiani o stranieri che siano, ha fatto il suo cavallo di battaglia.

    Ma poniamo pure che sia questo il problema, non credi che in ogni caso debba essere affrontato con umanità?

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  14. @ Carlotta: ne abbiamo già parlato, ma come ho già detto, volevo porre l’attenzione sul fatto che al di là di ogni possibile considerazione, anche loro sono uomini come noi.

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  15. @ Simple: in fondo siamo tutti degli stranieri, se per essere accolti bisogna lottare. Hanno lottato anche i meridionali nel civilissimo Nord d’Italia negli anni ’50, per riuscire a guadagnarsi un minimo di considerazione.

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  16. @ Fabio: siamo noi che abbiamo fatto “campare” i vari dittatori guerrafondai, per i nostri interessi economici. Oggi che la situazione incomincia ad essere fuori controllo, non sappiamo più cosa fare e allora, ma sì, buttiamoli tutti in mare e chi se visto se visto.

    Che schifo!

    Un caro saluto anche a te, carissimo Fabio.

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  17. Io penso che si è arrivati ad un punto che non si può parlare di razzismo od altro, almeno per la maggior parte delle persone, ma proprio di una paura che nasce anche dalle tante notizie che si sentono. Es. Che molti di loro sono quelli che erano nelle carceri e che quindi una volta scappati se ne sono venuti via. Purtroppo tanti comportamenti negativi di extracomunitari in genere, hanno portato le persone ad essere molto diffidenti e in questa maniera vengono coinvolti tutti, nessuno escluso. Non si può conoscere a priori il male dal bene in queste persone e di conseguenza la diffidenza diventa generale. E’ un problema veramente difficile, come l’Italia altre Nazioni hanno un numero di immigrati elevatissimo ormai e viste le difficoltà che si stanno vivendo gli animi non sono più predisposti al buonismo, all’accettazione. Il particolare che più mi ha colpito è che nella prima parte degli arrivi erano solo ed unicamente uomini, pochissime donne, quasi zero i bambini. Lo trovo un pochino strano in effetti, mentre in alcuni degli ultimi arrivi erano famiglie intere. Probabilmente i motivi sono svariati e logicamente non ci si può basare solamente su questo particolare. Comunque anche io sono del parere che non è certamente usando la violenza nei loro confronti che si risolve il problema, sarebbe veramente ignobile. Ma un’isola come Lampedusa non può nemmeno permettersi di ospitare 4000/5000 persone di colpo, è ovvio che i servizi igienici vengono a mancare, come vengono a mancare anche altre cose essenziali. Però non possiamo nemmeno negare che molte di queste persone, come arrivano, hanno pretese molto mirate. Mah sinceramente non so dire se non che il trattarli con umanità è il minimo, poi occorrono sicuramente decisioni precise, ma da parte di chi?? Questo è un grande problema, perché ognuno tira l’acqua al suo mulino per interesse e basta….

    P.S. Esulando un attimo da questo importante argomento, rispondo alla tua domanda sui cigni. La foto non è stata scattata ne al mare ne al lago, ma nelle Valli di Comacchio.
    ciao, Pat

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  18. @Patrizia: io credo che il problema degli immigrati sia un problema poco gestito, ma in compenso molto strumentalizzato. Credo che la delinquenza degli immigrati sia più percepita di quella nostrana anche per il modo in cui le notizie vengono trasmesse.

    Chiaramente nessuno nega che più la gente è disperata più è vulnerabile al compromesso, più diventa facile che accetti un “lavoretto” e che diventi un bacino cui attinge la criminalità più o meno organizzata: ciò non toglie che chi ha una struttura morale forte se la porta dietro anche sui barconi, e magari muore di fame, dorme per strada e chiede l’elemosina piuttosto che torcere un capello a qualcuno.

    Mi mancano informazioni sufficienti per valutare se la microcriminalità sia più diffusa tra gli stranieri che tra gli italiani ma certo è che, ripeto, questa situazione fa comodo a molti a livello privato, politico e internazionale, e che gli immigrati, quando sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli o costretti a pagare per l’alloggio cifre da capogiro, o ancora usati come onda da cavalcare per propaganda politica, sono comunque un fenomeno grosso.

    Tu parli di “quello che si sente”, ma tutti sappiamo che fa più rumore un albero abbattuto che una foresta che cresce: nessuno parla degli anziani che hanno trovato nelle badanti extracomunitarie persone di famiglia (va beh, lasciamo perdere per ora il caso di matrimoni sospetti), nessuno parla, o quantomeno non tanto, degli extracomunitari che si buttano in acqua per salvare la vita a qualcuno, a volte perdendo la propria, delle tante baby sitter e domestiche di cui non riusciamo a fare a meno.

    Ci fa comodo il “vu cumprà” sulla spiaggia, che ci porta a domicilio di tutto, caricandosi come un somaro sotto il sole cocente e percorrendo chilometri, ma…

    … ma il telegiornale parla solo dei crimini (in generale, anziché essere un organo d’informazione, è diventato un bollettino di disgrazie, spesso opportunamente manipolate) che commettono, mentre i mali nostrani vengono edulcorati.

    Tu evidenzi il fatto che prima venivano solo uomini, che a me sembra la cosa più normale (è classico il padre di famiglia che emigra per mandare il pane a casa, dove rimangono moglie e figli), ma assistiamo anche al fenomeno contrario, di donne mandate avanti perché più facile per loro trovare una strada, come badanti, colf, governanti o baby sitter, e che sono loro che mandano i soldi a casa, a marito e figli, con la speranza un giorno di poter tornare a casa loro o di farsi raggiungere.

    Il fenomeno è variegato e… sto pensando alle case famiglia in cui ho lavorato, alle cifre versate dal pubblico erario per ogni persona ospitata, che andavano direttamente nelle tasche dell’istituto religioso da cui erano gestite, mentre le persone ospiti usufruivano delle briciole: e allora, il “quanto costano” allo Stato, si dovrebbe più correttamente riferire agli extracomunitari o alle strutture (italiane) che li ospitano e per cui rappresentano una grossa entrata?

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  19. …infatti mi domando come sia possibile che ci siano delle fughe così di massa dalle carceri e in un tempo uguale per tutti…che abbiano aperto i cancelli? che abbiano detto…”Andate in massa…via, sciò…siamo troppo pieni”….
    La cosa mi pare assai sospetta.
    Anni fa, ve li ricordate i Viados?
    Fu un fenomeno crescente…
    Le prostitute ” straniere” sorpassarono di gran lunga le nostrane…poi ci fu il fenomeno di quelle dell’est…E poi tutto tacque.
    Vedo che lungo la strada ce ne sono ancora….e assisto anche alla ghettizzazione…
    Poi hanno inventato “le escort”…ma solo perchè la parola” prostituta” suona male, ormai è antica. Escort dà un colore migliore alla realtà…

    Si vocifera che gli italiani non vogliono più lavorare nei campi…voglion diventare tutti dei VIP, famosi e pieni di soldi. Certo il guadagno facile fa gola, si ma tra il dire e il fare…mi pare tanto strumentalizzata anche questa notizia…
    Ed è altrettanto Certo che per la nostra società, un giovane uomo che viene sbattuto in una capanna,
    a pochissimi euro al giorno, crollando sotto uno sfruttamento incredibile da parte dei padroni ( di solito c’è di mezzo la mafia), la cosa è a dir poco inaccettabile.
    Loro, clandestini, invece, che col cambio dell’euro rendono la vita dei loro cari più accettabile sopportano ogni tipo di umiliazione, fatica e sofferenza.
    Siamo una società civile? mah!

    Vedo, d’estate, i tanti tappetini in Piazza Tirrenia, all’arrivo dei vigili urbani, con il loro passo mussoliniano, un fuggi fuggi generale…Ragazzoni disperati e attenti a non farsi requisire la merce…che infilano nei sacchi e coperte annodare la Roba e corrono a gettarla dietro le siepi….
    Nessuno dice una parola…e quando l’ho detta ti rispondono …questa è l’ordinanza…!
    oppure ti multano perchè è un reato comprare roba contraffatta….”è così che si fa prevenzione!!!”

    Ogni volta si aggiunge qualcosa…e la lista aumenta, tra manfrine, sfruttamento e disonestà pagata sulla pelle di chi cerca solo un pò di fortuna…che poi sarebbe soltanto
    la Dignità di Vivere come essere umano e non come bestia ( questo vale per tutti).
    E allora nel mio quotidiano, regalando solidarietà con la parola, un sorriso, un gesto, ho tante conoscenze, nere, rosse, beige, gialle. bianche e …spero un giorno, Blu.

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  20. Luisa

    Concordo sul fatto che vadano trattati con umanità,che i servizi igienici dovevano essere un discreto numero in più e che se la ditta che forniva i pasti era in grado di preparare 3000 pasti, bisognava cercarne un’altra per tempo per integrare. Non piacerebbe a nessuno restare a guardare alcuni che mangiano e gli altri, molti, troppi (circa 1000!)digiunano sotto il sole. Mi rendo perfettamente conto che parlare di numeri tralasciando che sono esseri umani, è crudele. Ma ci insisto ancora un attimo. Non credo che in questo momento si possano sopportare 28000, o più, altri disoccupati. Ovvio che questi, forse la maggioranza, cercano solo un lavoro, ma che lavoro gli si può dare? Li lasciamo andare col loro permessino in giro per l’Italia(all’estero non ci arrivano) per litigarsi la stagione delle arance o dei pomodori coi senegalesi? Sostituiamo a popolo un altro popolo, ma la miseria, lo sfruttamento, la rabbia saranno le stesse, poco da fare. Brutto vivere in quelle baracche fatiscenti, tanto è difficile che ottengano molto di più. Vieni, faccio finta che t’accolgo e poi t’arrangi. Mah, a quel punto, meglio non tentare di fare belle figure che non siamo in grado di fare e riportarli a casa loro. Poi il problema deve essere di tutta l’Europa. Non li vogliamo a casa nostra?è un nostro diritto, ma t’aiuto come posso a stare decentemente a casa tua. Quando negli anni ’60 i meridionali emigravano al nord, alla stazione c’erano i “padroni” in cerca disperata di lavoratori, se li contendevano, bisognava solo aver voglia di fare. Ora sono i lavoratori che si contendono un’opportunità. Ben vengano le signore che si occupano delle case, degli anziani, che fanno le infermiere etc, c è richiesta e loro sono disponibili. Ma se c’è non richiesta,tenerli buttati sulle strade, non va bene.

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  21. @ Patrizia: è vero ciò che dici, c’è tanta diffidenza per i motivi che hai elencato, e non possiamo correre il rischio di mettere in casa dei delinquenti, ma al di là di tutto, questo pericolo c’è sempre, che siano uomini soli o che siano uomini con delle famiglie, bisogna non fare di tutta un’erba un fascio e allontanare i preconcetti che spesso risultanto infondati. I Tunisini, per esempio, sbarcano da noi per poi andare a raggiungere i loro familiari in Francia e bla, bla, bla… insomma, quello che voglio dire è che serve un’accurata politica di accoglienza, valutando ogni caso, anche per questioni di sicurezza.
    Ma lasciamo fare questo lavoro a chi di dovere, senza sparare fesserie inutilmente, come qualcuno in questi giorni ha fatto.

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  22. @ Vento: in effetti è sospetta questa cosa delle carceri, anche se sappiamo benissimo che in certi paesi in carcere ci vanno anche i dissidenti, magari in misura maggiore dei delinquenti.

    La solidarietà prima d’ogni cosa, accoglierli senza farli sentire delle bestie e poi, agire di conseguenza.

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  23. @ Luisa: tanti stranieri si sono inseriti perfettamente nel nostro tessuto sociale, magari alcuni lavorando come animali da soma. E’ un problema comunque da risolvere, invece ho il sospetto che viene lasciato lì e si interviene quando ormai ha superato il colmo, per puro scopo propagandistico.

    Parlando con alcuni di loro, alle volte ho cghiesto come mai vengono da noi, visto che da loro, anche se c’è miseria, in quanche modo si vive e la risposta è sempre stata o un’alzata di spalle oppure la mancanza di prospettive future. E allora sono disposti a tutto, pur di cercale, anche alla morte.

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  24. @ Diemme: è vero, il fenomeno è variegato e sarebbe sciocco non guardarlo nella sua complessità. Oggi, sui media, c’è il “vezzo” di parlare soltanto di crimini, vendono di più probabilmente o forse è un modo per non parlare dei veri problemi, perché la gente è assetata di sangue (altrui), ma la gente è anche assetata di preconcetti, noi Italiani soprattutto, perchè troppo abituati a guardare il nostro piccolo orticello e la dimostrazione è che davanti a fenomeni di corruzione sempre più dilagante, rispondiamo con un’alzata di spalle. L’abitudine al peggio è molto pericoloso, perché non ci aiuta a vedere le cose nell’ottica giusta. Ma questo vale per noi, per gli stranieri, per i nostri politici, per l’Italia che va a pezzi e che non riesca ad avere più una sua identità.
    Questo è il Bel paese, ecco perchè vengono da noi, peccato che a molti va male: sfruttati, derisi e via dicendo.

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  25. Oggi mi rimproveravano il fatto che, parlando degli immigrati, si parla solo dei disperati e che la gente si dimentica di quelli che sono perfettamente inseriti, pagano le tasse e danno il loro contributo alla nostra società.

    A me pare normale che non ne parliamo, sarebbe xenofobia se lo facessimo: quelli perfettamente inseriti non sono il problema, il problema lo sono i disperati. Non credo che alla persona senza pregiudizi importi nulla se il negozio è gestito da un italiano o uno straniero, il problema sono le migliaia di persone riversate sulle nostre strade allo sbando. Problema poi principalmente per loro, di questo mi rendo conto.

    La gente è intrisa di preconcetti, questo è vero, ma aveva ragione ragione Nunzy che una volta, giusto a un diemmeraduno, riportava le parole di una persona che sosteneva che il pregiudizio, la discriminazione, il preconcetto, esisteranno sempre, perché sono connaturati nell’uomo, e se un giorno la razza, la provenienza e la religione non saranno più un problema, discrimineremo e saremo discriminati in base al colore degli occhi e dei capelli, l’altezza o altro. Credo che l’essere abbia un grosso bisogno di generalizzare, perché lo fa sentire “uno che se ne intende”, perché gli dà degli schemi mentali “precompilati” in cui è possibile muoversi senza la fatica di pensare, valutare, giudicare.

    Ecco, ho fatto una bella tirata, ora riprendo fiato 😉

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  26. Portatemi dei bravi scienziati di colore e vediamo se sono discriminati..!Non ho partecipato molto a questo dibattito perchè qui si rischia di cadere facilmente nei luoghi comuni, nelle frasi fatte,già sentite e risentite sui giornali schierati..allora è inutile discutere, io piuttosto parlerei dell’Europa che s’è “messa insieme”,(non uso volutamente l’espressione”unita”)per prevedere anche questi accadimenti,non per giocare al “qui comando io”, ma se abbiamo la Francia che ipocritamente dice che và lì per aiutare i civili e poi i civili che arrivano al confine li ributta in Italia come sacchi di rifiuti stamo freschi!!!Io poi non credo affatto che a noi servano i vucumprà,io sinceramente,non devo comprare proprio niente da loro,se ho comprato e comprerò lo faccio sempre per far guadagnare loro qualcosa perchè mi inteneriscono ogni volta che si avvicinano sulla spiaggia ma se avessi la possibilità,dopo aver giocato alla roulette russa e fatto la lotta al sole, alla benzina che è aumentata e al parcheggio ammesso che trovi il posto auto,al rischio della multa e al posto sulla spiaggia se lo trovi,me ne starei tranquilla senza avere un tipo che mi chiama finchè non arriva il successivo.Siamo sinceri,la verità e che la gente che non conosci un pò la temi,come se andassi a vivere in un paese tipo Iran e non sai cosa vogliono da te,se non metti il velo cosa ti succede ecc.qui invece temiamo altre cose,furti,criminalità organizzata che si rinforza ancor di più a costo minimo per i boss che comandano, eccetera.Ricordiamoci sempre che i NOSTRI poveri non hanno porte blindate e telecamere!…

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  27. @Arthur: tu dici “la gente è anche assetata di preconcetti, noi Italiani soprattutto”, e questo proprio non lo accetto: oltre a tutto quello che stiamo vivendo, pure essere additati come peggiori degli altri? No, mi dispiace, qui non ci sto io.

    Credo che il preconcetto faccia parte della struttura più primitiva dell’essere umano, e rimanga come costume delle, mettiamolo così, anime più semplici: a non pensare si fa prima, la formula è tutta lì.

    @Carlotta: purtroppo temo che anche i bravi scienziati “di colore” sarebbero discriminati. Nel mio palazzo abitava un diplomatico credo dello Zaire, sposato a un’italiana, e avevano delle figlie, chiaramente mulatte, bellissime.

    Erano le persone più gentili del condominio, più disponibili, più accomodanti. Lui poi era decisamente quello che aveva dato l’impronta alla famiglia, davvero un gran signore. Eppure, quando qualche inquilino esprimeva la sua opinione, spesso sentivo riferirsi al “negro” come quello sicuramente colpevole di qualunque cosa accadesse nel condominio, di qualunque rifiuto lasciato nel cortile. Ammiccando, dando di gomito, alludendo con l’aria di chi la sa lunga, sentenziavano “Sarà stato il negro”, di cui poi, questi che parlavano, non valevano l’unghia del piede mignolo.

    Il razzismo è una brutta bestia, e duro da debellare. E non ci sono lauree, culture, civiltà e beni al sole (del discriminato intendo) che facciano cambiare idea a chi taglia il mondo con l’accetta e non è capace di vedere più in là del proprio naso.

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  28. @ Diemme: Mi spiace,mia cara,dobbiamo sopportare anche l’ignoranza crassa,purtroppo capita,come quelli che pensano che l’allergia sia contagiosa e non mi danno la mano..gli inquilini di quel palazzo,ti posso dire,per consolare il popolo dei civili,che nel mio(e non solo) sarebbe venerato,perchè da queste parti in linea di massima,si dà molta più importanza al grado di civiltà,nel senso di comportamento generale e capacità di uniformarsi al tessuto sociale che altro, ed è ovvio che qui facendo la differenziata anche per i pannolini dei bambini e simili..non è mai una questione di pelle ma di decenza..un abbraccio!

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  29. Senza dubbio,come ho detto in precedenza,mi piacerebbe anche farli dal vivo,ma attenderemo tempi migliori anche se l’invito per me è sempre valido, per giunta è arrivata una proposta su internet di Pasqua a Porto Cervo(Bagaglino)appartamento a prezzo stracciato da 98 euro (quale occasione migliore per una Pasqua insolita!!)e non vado perchè mancano tra le mie conoscenze le persone che hanno voglia di fare lo stesso viaggio, quindi mi organizzerò con qualcosa di locale, a presto 🙂 🙂

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  30. @ Diemme: no, scusa, dici che non ci stai se parlo di preconcetti e poi dici a Carlotta che anche lo scenziato del tuo condominio sarebbe discriminato, ho capito male oppure c’è una leggere leggera discordanza tra le due affermazioni? 🙂

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  31. …io nel mio piccolocervellino ho capito una cosa….
    🙂 non finiremo mai….quindi …il problema resta…
    vissuto da ognuno di noi in base alle proprie realtà…
    Son stati toccati tanti punti…eppure si può fraintendere,
    togliere o aggiungere parole…
    Caro Arthur…resta comunque al di là di tutte le parole
    il bellissimo sorriso di una ragazza ” donna” …
    questo fa alla fine la differenza.
    Al di là del colore e estrazione …il sorriso semplice di una ragazza
    resta stampato negli occhi di chi non capisce tanta bellezza…perchè alla fine non ha toccato con mano la miseria, la sofferenza e l’ignoranta….e via via…
    realtà un pò lontane da noi……
    credo di aver scritto quello che per me è importante….
    Al di là di ogni ragionevole dubbio!

    bacio a tutte le donne che sorridono…
    Non sono molte….ma ci sto lavorando!

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  32. Scusa, non ho capito, dove sarebbe la contraddizione? Nel mio condominio è stato un dato di fatto che il diplomatico era discriminato perché nero, mi pare che sia un sospetto fondato il pensare che se fosse stato un medico non sarebbe cambiato nulla.

    E poi, credo che ci sia un malinteso, non ho detto che non ci sto se parli di preconcetti, ho detto che non ci sto se affermi che gli italiani hanno più preconcetti degli altri.

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  33. Bene…il supersorriso è qualcosa che non avevo previsto…
    E te ne meriti due…
    …non prendermi per una che regali baci e sorrisi…
    non sono così superficiale…anzi…
    è un qualcosa che è mancato a me…e penso
    che abbia una grande importanza il sorriso…
    a volte spiazza…
    buona serata Diemme
    🙂

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  34. @ Diemme: beh, forse ho capito male, ma io non ho detto che lo siamo più degli altri, ho detto che abbiamo dei preconcetti ed è innegabile. Il nord con il sud, le isole con la terra ferma, il povero con il ricco, la Ferrari e la Cinquecento ( 🙂 ) e il nero con il bianco.
    Cara Diemme, sono Siciliano e non sono mai stato discriminato nella mia vita, ma qualcuno ogni tanto ci prova, e sto parlando dei preconcetti delle cose che non si conoscono, della storia, della cultura di un popolo, anche delle lacrime e delle gioie di un popolo. Ci siamo dimenticati cosa voglia dire veramente questa cosa e oggi, a torto o a ragione, io ritengo che molti preconcetti nascano dall’egoismo, dalla paura di essere messi da parte, che questa gente porti via il lavoro.

    Siamo in troppi e a furia di darci spallate, non sappiamo più dove stare veramente e allora pensiamo che i nostri spazi vitali siano in pericolo. In fondo, se rileggi un po’ tutti i commenti a quest’articolo, questa cosa la percepisci, ed è anche normale che sia così.

    Non credo esista la bacchetta magica, ma una cosa la so e cioè che bisogna incominciare a pensare che la società diverrà ogni giorno sempre più multietnica e quindi impariamo a convivere con questa realtà, considerando gli altri alla stessa stregua di come vorremmo essere considerati noi.

    Ma su questo siamo d’accordo.

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  35. @ Venticello: posso chiamarti Venticello? ( 🙂 )

    Hai detto una cosa bellissima e non è un caso che nel mio articolo ho parlato proprio di quel sorriso. Queste PERSONE dobbiamo imparare a guardarle e quando l’abbiamo fatto, ci renderemo conto che anche loro possono darci tanto, incominciando da quel sorriso.

    Tu sorridi? Se sì, un bacio anche da parte mia.

    Buon fine settimana a tutti.

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  36. Per Diemme e Arthur
    Vero quanto mi avete risposto, (scusatemi ma non ho letto tutti gli altri commenti), infatti quanto da me scritto sono ipotesi formulate su quello che sento e vedo, a parte il mio vedere sospetto che la parte iniziale fosse formata da soli uomini, cosa effettivamente pensata da me. Verissimo che non si può fare di tutta l’erba un fascio, che vengono messi in evidenza solo i lati negativi di queste persone e non quello che di buono e valido fanno. Ed è proprio per questi motivi che ho scritto che le persone ormai vivono con una paura innata nei loro confronti. La criminalità penso che sia più alta quella italiana, ma ovviamente rinforza le sue fila proprio con coloro che riescono a sfruttare ed a far entrare nel loro giro. Avete mai fatto caso che come avviene un furto, un’aggressione o altro la prima affermazione fatta dalla gente è: sicuramente sono stati extracomunitari, anche quando poi risulta tutto il contrario. Era questo che io volevo mettere in evidenza, che tutto questo mostrare solo il lato negativo influenza molto le persone, ma non gliene si può nemmeno fare una colpa. Io ho spesso a che fare per lavoro con extracomunitari e ho conosciuto persone stupende, come purtroppo invece ne ho conosciute di molto arroganti, offensive e con grosse pretese, non entro nei particolari per ovvie ragioni. Ma questo non influenza il mio pensiero, perché è la stessa cosa che capita anche con i miei compaesani e con gli italiani in genere, con qualsiasi popolazione in poche parole. C’è il lato buono e quello negativo in tutti, ma ripeto, questo non giustifica un trattamento non adeguato e frasi molto cattive e feroci nei loro confronti, come se ne sentono continuamente, ma nemmeno che anche una parte di loro dovrebbero anche essere un attimo più comprensivi e non pretendere l’inverosimile come è capitato parecchie volte; c’è stato chi ha rifiutato il cibo perché non gli venivano date le sigarette e questo mi pare un po’ esagerato sinceramente. Sistemare migliaia di persone in pochi giorni non è possibile, non si possono fare magie ne miracoli, l’unica cosa possibile se voluta è riuscire in una buona convivenza da ambo le parti.

    P. S. Ancora una volta esulo dall’argomento per rispondere alla tua richiesta
    Puoi pubblicare la foto senza problemi, per me è un vero piacere e ti ringrazio di cuore
    Ciao, Pat

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  37. Luisa

    Beh, mi prendo il mio bacio gentilmente offerto da Vento. So sorridere, ho il sorriso buffo non da pubblicità di dentifrici, ma penso non faccia troppa differenza 🙂

    Ricambio con una canzone che mi piace tanto…non è il post adatto, ma l’occasione c’è, quindi scusa Arthur… 🙂

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  38. Da donna a donna, GRAZIE Luisa!
    Qualcosa per smorzare i toni…ci voleva…
    nel senso …cioè, nessuno litigava, smorzare è inteso come
    un alleviare la serietà di questi pensieri… che alla fine diventano un ritorno di parole,
    una risacca che ingoia solo impotenza…ma che comunque ci arricchisce di gesti, di riflessione e piccola solidarietà. Alla fine son sempre le persone comuni, di modesta entità economica che riescono a donare qualcosa in “silenzio”.
    Ci son tante da dire…ma preferisco passare oltre.
    Se intolleranza c’è stata è perchè gli organi di stato son rimasti a guardare…
    ignorando il problema sinchè la gente è scoppiata…giustamente reclamando un diritto alla propria appartenenza , non etnica , ma ai diritti di cui la Costituzione parla.
    Bene….son certa che mi avete capita.
    Ancora il mio grazie a Luisa e anche ad Arthur che ci ospita con così tanta pazienza…
    🙂

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  39. Io sono alquanto ironica e vedo spesso il lato comico delle situazioni ,vale anche per me quel bacio?Comunque lo ricambio a tutti voi con la buonanotte..Mazza com’è tardi!! 🙂

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  40. Luisa

    Ricordavo “Lo straniero”, ascolto solo Radio Margherita che trasmette quasi esclusivamente musica di quella bella, dicono i miei 🙂 ovvero quella dei tempi della loro gioventù, quella che li fa sorridere e canticchiare…

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  41. Wikipedia –
    Ciospette: si presuppone che derivi dal ventolese astratto.
    Le origine senza dubbio son nate da una signorotta torinese che quando vide il suo presunto fidanzato esclamò ” che ciospo” in riferimento al fatto che tale pretendente fosse davvero brutto. Difatti se ne andò emigrando in Toscana.
    Nel tempo tale parola fu appresa da una donzella che lavorava come jolly in una pizzeria vicino al mare, che se ne innamorò, trovandola assai diversa dal suo dialetto.
    La fece sua eludendo l’origine e trasformandola in una carineria verso la signorotta, che essendo assai piccina,lei chiamò ciospina!
    Lavorando fianco a fianco si intrufolò tra loro il divertente ardire! Se la signorotta da una parte ci rideva, la giovanotta si divertiva a chiamare i clienti che lasciavano la mancia…che gran ciospetto..grazie mille!!
    Gli anni passarono, la signorotta tornò a Torino ma lasciò nel cuore una parola che tanti usano come incantevole saluto. “Ciao ciospina” rimase nell’epoca del vento.
    ma si sa , il vento soffia forte, tanto forte che arrivò sino in Sardegna. Tutti accorsero al fenomeno così musicalmente diverso chiedendo la ragione/radice di tale nome.
    Fu divertente raccontar la storia del ciospo, brutto come un ranocchio.
    Si pensa anche che il ventolese astratto possa arrivare alla Spagna e da qui traghettare sino in Tunisia. Son solo voci, ma vale la pena aspettare.

    La donzella è una toscana e si sa..i toscani sono “acci!!!”
    Buona serata
    vento 🙂

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  42. @Vento: ma che carina! In effetti ogni tanto qualcuno s’inventa un termine, e poi di voce in voce fa il giro del mondo.

    Il lessico familiare è una delle cose che più m’intenerisce 🙂

    Ciospa è proprio carino, non sa di brutto ranocchio, ma di ranocchietta vezzosa e aggraziata, sicuramente di nobili origine. 😀

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  43. Penso che la chiave di lettura di tutto ciò sia la voglia ed il talento di interessarsi ad altre vite, ad altre storie……è questa ‘sensibilità’ che ci rende più o meno ‘empatici’ verso alcune situazioni ed alcune persone……… 🙂

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