Emozionarsi con l’arte.

Leggendo il bell’articolo di Solindue “Identità Virtuali”, sulle istallazioni contemporanee, mi sono chiesto quale fosse il mio approccio emotivo nei confronti dell’arte e partendo dal presupposto che per apprezzarla la conoscenza è fondamentale, ho ripercorso alcuni momenti della mia vita che per certi versi mi sono rimasti dentro, tanto da non riuscire a dimenticarli. Il primo è stato la prima volta che sono stato a Parigi, una visita “d’obbligo” da fare al Museo del Louvre e l’impatto con la Gioconda di Leonardo da Vinci.

Come spesso accade, a furia di vedere un quadro riprodotto nei testi di storia dell’arte, non ci rende veramente conto delle sue reali dimensioni e, infatti, arrivato nella sala dov’era esposta Monna Lisa, mi ha lasciato senza parole vederla così “piccola” (le dimensioni del quadro sono 77x53xcm). Una sensazione che ha predominato, tant’è che quasi quasi sono rimasto deluso nel vederla diversa da come me l’ero immaginata. Il fascino, l’incanto di un’opera d’arte come quella è in qualche modo passato in seconda linea, insomma, poche emozioni, tranne che per il fatto di trovarmi davanti ad un’opera unica, indiscutibilmente bella, riconosciuta come tale in tutto il mondo.

Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp - Le Corbusier

Altro momento e altra emozione quando invece mi sono trovato di fronte alla Cappella di Notre-Dame du Haut a Ronchamp, di Le Corbusier. L’avevo studiata all’università, l’avevo persino riprodotta in un plastico come prova per un esame, l’autore, Le Corbusier mi affascinava per la sua genialità e trovarmela davanti è stato come il sogno che finalmente si era realizzato. L’ho guardata in ogni suo particolare, l’ho gustata, l’ho metabolizzata. Con la telecamera seguivo la linea curva e inconsueta del suo bellissimo tetto a vela, realizzato con due membrane in cemento armato a vista, che sembravano poggiare delicatamente sulla struttura laterale della cappella e l’emozione che ho provato era stata tanta, al punto da mettermi quasi ad urlare per la gioia di essere lì ad ammirarla.

L’architettura è tridimensionale, contrariamente ad un quadro, si entra nell’opera, ci si sente protagonisti e la si gusta in ogni sua invisibile dimensione, per cui l’impatto è più forte, non c’è soltanto la contemplazione del segno, dei colori o delle sfumature, ma la sensazione di farne parte e di conseguenza l’emozione è più forte.

Emozionarsi, dunque, che poi è l’unico modo per comprendere l’artista.

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34 pensieri su “Emozionarsi con l’arte.

  1. Io non ho un bel rapporto con l’arte, ma credo che sia soggettivo. Non ho la passione, quindi a parte guardare una cosa, poi mi annoio perchè non ho l’interesse.
    Non ho quello stimolo a capire l’opera, a conoscere l’artista… Niente. Non dico che sia bello, anzi se ci capissi qualcosa male non mi farebbe, però se manca l’interesse diventa una costrizione.

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  2. Ho scoperto di soffrire della sindrome di Stendhal tantissimi anni fa, quando ancora frequentavo l’Istituto d’Arte.
    Si dice che sia piuttosto rara, che colpisca principalmente le persone molto sensibili e che faccia parte dei cosiddetti malanni del viaggiatore…
    Non sono mai svenuta, ma lì lì per farlo.
    Spesso mi vengono le lacrime agli occhi e cerco di trattenermi, ma quando è troppo forte l’emozione nascondo il viso e devo aspettare che tutti torni alla normalità, compreso il battito del cuore.
    Mi succede sia davanti ai quadri (un anno fa al Louvre, per esempio, davanti alla “Belle ferroniere” di Leonardo da Vinci) che all’interno di architetture (nella Sagrada Familia, la settimana scorsa).
    Emozionarsi, secondo me, non è l’unico modo per comprendere l’artista. Non tutte le opere mi emozionano fortemente, anche se mi piacciono e provo comunque empatia.
    Credo piuttosto che la forza che ci scuote nel mirarle sia la prova della grande capacità dell’artista di raggiungerci con esse.
    Non so se mi sono spiegata… 🙂
    Poi la sensibilità dello spettatore, ovviamente, incide tantissimo e forse io non faccio testo…
    Cioè, sono fuori dalla norma!
    Ho pianto anche ieri sera, guardando il finale del film d’animazione “Cattivissimo me” diretto da Pierre Coffin, della Illumination Entertainment!!!
    😉

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  3. Io da brava taralluccia, non posso dirti nulla….
    sono orfana d’arte…alcune cose mi piacciono, altre no, seppur bellissime.
    Posso dirti che mi emoziono…ma banalmente son cose alla portata di tutti.
    Senza dubbio un bel Van Gogh sarei curiosa di vederlo dal vivo…e da vicinissimo…
    …il resto..amo i lampioni, le finestre ed i palazzi, tutti.
    🙂

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  4. sys

    l estate scorsa mi sono trovata faccia a faccia con Amore e Psiche del Canova.
    ho pianto. il respiro si è fermato lì proprio in gola e niente da fare. sono rimasta ipnotizzata per non so quanto.
    e la Vergine delle Rocce? il blu della Cappella di Giotto?
    o la bellezza senza tempo di un vaso etrusco e i mosaici di Pompei…

    sono quasi d accordo con te, nel senso che anche in un quadro puoi entrare. non fisicamente ovvio, ma prova a ricordare Colazione sull Erba di Manet… ti basta uno sguardo per ritrovarti, quasi al centro della scena…

    mi piace questo tuo post. tira fuori le emozioni…

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  5. Il positivo di alcuni tipi di arte contemporanea è che puoi farne parte, esserne coinvolto con più sensi. Questo è il significato (almeno in parte) delle installazioni: in fondo sono solo opere tridimensionali.
    I pistilli enormi del fiore capovolto di Neto che ho fotografato coinvolgono non solo lo sguardo, ma senza dubbio il tatto (l’opera si può, anzi si deve toccare), e l’olfatto: i pistilli colorati sono pieni di spezie orientali…e così l’emozioni si moltiplicano.

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  6. Silvia

    Emozionarsi con l’arte. Bella domanda. Io so che una volta davanti ad uno dei quadri più famosi di Picasso, Guernica, sono rimasta a guardarlo a bocca aperta per almeno un’ora. Imbambolata, senza parole, vedere quella tela così maestosa sia nella grandezza che nell’espressione mi ha come ipnotizzato, e quello è stato il momento più bello, perché ho capito che un artista si può amare anche senza capire completamente il significato della sua opera. Poi, una volta tornata a casa, ho riletto cosa aveva voluto esprimere con le sue figure Picasso, ma avrei potuto farne a meno.

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  7. Non sono certamente un’esperta d’arte, ma ammetto che davanti a certi capolavori mi emoziono tantissimo e non finirei mai di guardarmeli per assimilarne ogni particolare. Però molta arte moderna, sinceramente non mi trasmette proprio nulla, forse sono io che non la capisco 😦
    Ciao, Pat

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  8. Ero a Venezia tanti anni fa e c’era una mostra degli Impressionisti tra cui Van Gogh Renoir Degas ecc..Ebbene un Van Gogh era così vicino che, in preda ad un desiderio irrefrenabile,lo sfiorai con le dita…La guardiana mi guardò come se volesse fulminarmi ed io a testa bassa uscii dalla sala sapendo che ero stata a contatto con un quadro come quello e fui,forse fulminata anche dal cielo!Chissà..Certo è che la feci proprio grossa………..Chiedo venia a tutti,quei quadri sono patrimonio dell’umanità

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  9. carlottaaaa…te m’ispiri una tela!!!
    ma t’immagini se divento un’ artista incompresa da defunta?
    faccio così…te ne regalo una, così la lasci in eredità ai posteri..oppure te la vendi e vai in ferie tutta la vita!!!!
    sarebbe bellissimo no???…eh si..ho detto “sarebbe”…..maremma diavolina.. :mrgreen:
    ..ma nella prossima vita….mi dò all’ippica..almeno galoppo!!!

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  10. @ solindue: concordo.
    Anche se ritengo che, prima di tutto, la natura “sia” un’opera d’arte: da toccare, annusare, toccare!
    Non a caso molti artisti si ispirano ad essa…
    Compreso chi ha ideato i pistilli enormi del fiore capovolto di Neto!
    🙂

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  11. @ Valentina: come in tutte le cose, l’interesse si alimenta con la conoscenza, altrimenti succede che è una noia completa. A me succede con l’opera lirica, pur amando la musica classica e pur avendo assistito a parecchie rappresentazioni operistiche, non riesco a sentirmi trasportato da questo genere musicale eppure ci sono opere molto belle ed anche coinvolgenti. Ma dipende, credo, dal fatto che malgrado tutto conosco poco l’opera e allora il mio interesse è “relativo”.
    Beh, ti confesso che una volta all’arena di Verona, c’era una meravigliosa madame Batterfly ed io… mi sonoaddormentato. 🙂

    Oops… !!! 😳

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  12. @ Paula: interessante questa storia della sindrome di Stendhal!!! 🙂

    Non mi è mai capitato di piangere vedendo un’opera d’arte, ma un film sì, anzi, alle volte devo far finta di nulla, sai com’è, gli uomini non piangono mai.
    Per il resto, penso che la sensibilità gioca un ruolo determinante, oltre alla conoscenza. Se si conosce un autore o una sua opera, lo si apprezza di più, in un certo senso c’è più feeling. Un’emozione fortissima l’ho provata davanti alle Ninfee di Claude Monet. Queste grandi tele ricurve, esposte (allora) ai giardini delle Tuileries a Parigi erano come un richiamo a entrarci dentro. in quella piccola sala si respirava un’aria magica. Sono rimasto lì a guiardarle per un po’. Magnifiche!

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  13. @ Venticello: giusto con Paula si parlava di sensibilità, e alle volte non ci vuole altro. Van Gogh l’ho visto ad Amsterdam ed è stato magnifico. Anche lì ho avuto una strana per la grandezza delle tele, ma il dipinto della sua cameretta, con quella sedia in primo piano era fantastico. Senza contare i girasoli, la campagna della provenza… 😉

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  14. @ Sonia: come non rimanere affascinati da quell’abbraccio pieno di tenerezza in Amore e Psiche…

    E’ a Parigi, se non sbaglio. Più è grande l’opera e più grande è l’emozione che trasmette. Poi ci sono opere che abbagliano per la loro bellezza (Amore e Psiche è una di quelle).Pensa che io amo toccarle, quando riesco ovviamente e di nascosto 🙂 , perché ho la sensazione di sentirle meglio con il contatto fisico. Un mio amico ha comprato un busto di una donna da un amico scultore, molto bravo e quotato nel mercato. Ebbene, quel busto è talmente intriso di sensualità, malgrado sia un nudo marmo di Carrara Bianco, che mi è impossibile sfuggire alla tentazione di toccarlo. Con il contatto la forma si materializza e… beh, quando succede i miei amici mi prendono in giro ed io me la rido. 🙂

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  15. @ Solindue: le istallazioni sono tridimensionali e il coinvolgimento spesso è completo, ma dipende sempre dall’autore e da quello che vuole “dimostrare”. Mi hai incuriosito con le opere di Neto, andrò senz’altro a vederlo, sempre che l’odore di spezie non sia troppo forte. 😉

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  16. @ Patrizia: Non tutta l’arte è tale, anzi, credo che nell’arte moderna ci sia parecchia robaccia, ma certi capolavori sono indiscutibilmente coinvolgenti, anche se tutto dipende sempre dall’approccio che si ha con quell’opera. Ho visto mostre di autori famosi ed è stata una noia tremenda, ho visto mostre di autori poco conosciuti e l’emozione è stata tanta.

    Dipende! 😉

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  17. @ Carlotta: proviamo le stesse sensazioni, anch’io alle volte sono tentato di toccare con mano. 🙂

    Quindi, non chiedere venia, altrimenti mi sa che siamo in tanti a doverla chiedere.

    ‘nnagg… 🙂

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  18. @ Silvia: ci credo che davanti a Guernica tu sia rimasta ipnotizzata. Vuoi per la dimensione della tela, che ha la sua importanza, vuoi per la complessità del messaggio che Picasso ha voluto trasmettere, beh, è un’opera unica. Bellissima!

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  19. Io invece credo che sia l’interesse che ti spinge alla conoscenza. Sì, mi piace guardare le opere d’arte, ma solo a livello estetico. Non m’interessa provare certe sensazioni o conoscere meglio gli autori e l’arte in generale 😛

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  20. Antonio

    Vado speso a vedere delle mostre, mi piace, trovo che sia un momento positivo per me stesso. E’ sempre un arricchimento, e ogni volta che esco da una sala, porto qualcosa di nuovo com me.

    Per cui emozionarsi con l’arte è senz’altro un bene.

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  21. a me le corbou sta troppo antipatico…proprio antipatia pura. invece adoro Mies. Penso che quando potrò andare a vedere il padiglione a barcellona piangerò di contentezza. (anche se ho visto altre cose di Mies a Berlino). ed è stata emozione anche quando ho visto le opere di Gery a Praga e Berlino…si è vero, come dice Harold Wagoner: “Il bello di essere architetto è che puoi camminare nei tuoi sogni.”

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  22. Ciao Carlitassss…
    vedrò quello che posso far….
    lo sai che io son parecchio astratta….
    non so ricopiare neppure una formica…
    magari ti ricalco!!! macchè, sia mai….
    un mi riesce neppure quello…
    ma spennellate colorate si…quelle si…
    🙂
    UhM….attendo ispirazione…al completo!

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  23. @ Gabry: “Il bello di essere architetto è che puoi camminare nei tuoi sogni.”
    non conoscevo questa frase e, inutile dirlo, mi ci ritrovo completamente.

    Ciao colleghina!!! 😉

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  24. @ Venticello: BEN TORNATA piede lungo!!! 🙂

    Beh, come vedi hai da che sbizzarrirti, ma mi raccomando, appena finoto una copia anche ammia, please. 🙂

    ‘giorno…

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  25. Caro Arthur..a te il “particolare” non “l’insieme” e poi anche Vento lamenta dettagli non in chiaro..quindi al limite potrai godere della sua interpretazione artistica 🙂

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  26. …..finisco il mio quadretto, e poi….inizio la picassianata alla vento….che detta così sembra una ricetta culinaria 🙂
    in effetti…pensaci Carlitasss…inventa qualcosa con …verdurine..così la Sol fa la dieta ed è felice!

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  27. Evvai!T’aggiungo che era una cena in terrazza di un amico single forever e..apparte il Gattò della mammina(poi ti spiego cos’è,ma per rassicurarti ti dico che non è un gatto morto con il ricciolo alla Elvis)… i partecipanti si sono(alla Montalbano)”scofanati”4 kg e mezzo di pasta fagioli di Controne e cozze.I fagioli sono coltivati in un luogo non molto distante da qui ed hanno la caratteristica del sapore+leggerezza,che li rende particolari..in seguito proporrò la ricetta(alquanto dietetica anzichè no..)che è,ovviamente,un piatto unico..Mai avuto tanti complimenti dalle donne,se non formali(qui non si porta!),ma questa volta ho colmato tutte i vuoti e le carenze..Ciao,a presto! ,-)

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  28. Non son stato molto assiduo ultimamente. Ci son stati diversi impegni e … qualche preoccupazione in più. Il mio blog prende una pausa. Torno a fine state. Intanto ti mando un salutone e un abbraccio, Fabio

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  29. Comunque,a parte la parentesi di arte culinaria..EEEEH!..possiamo ritornare all’arte vera e propria e vi dirò,sarà strano ma lo scorso anno,a Parigi mi sono emozionata anche tantissimo davanti alla statua di Napoleone a Les Invalides..si sentiva quasi la sua presenza …. ciao a tutti !

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