Il ragazzo.

© arthur

Vi è mai capitato di andare per strada, magari la sera mentre rientrate a casa e rimanere un po’ delusi se le persone che abitualmente incontrate non ci sono?

Mi è capitato sabato sera, stavo per rientrare e, al solito posto, appoggiato alla solita colonnina, con il solito – immagino – libro in mano e il motorino parcheggiato poco distante, il ragazzo che tutte le sere vedevo, non c’era più. Vederlo come sempre in un certo senso mi dava l’impressione che non fosse successo nulla di male, insomma, inspiegabilmente mi tranquillizzava.

Penserete che mi prenda delle gatte da pelare inutilmente, ma dopo anni che faccio la stessa strada è normale che mi sia affezionato, abituato a certe presenze e, quel ragazzo, è una di quelle.

E’ sempre da solo, in genere gira nel quartiere con il suo motorino come se non avesse una meta ben precisa. E’ grassoccio, porta gli occhiali, avrà circa una trentina d’anni, credo, e visto che è in giro tutto il giorno, immagino che non lavori e che magari ha qualche problemino di adattabilità.

Mi è capitato alle volte di vederlo mentre abborda delle ragazze; non ho idea di cosa racconti loro, ma ho l’impressione che sia tollerato senza alcun problema, quindi immagino che lo faccia con garbo.

La sera, quando rientro, è appoggiato alla solita colonnina, vicino ad un oratorio ed una casa per anziani. Legge, apparentemente, un libro, ma ogni macchina che passa alza la testa. Sabato non c’era e mi è quasi spiaciuto. M’incuriosisce, e molto anche e una di queste sere, parcheggio la macchina in garage e vado a fare due chiacchiere con lui.

Insomma, fa un po’ parte del mio mondo, così come lo sono il mio fornaio, il calzolaio dell’angolo, il mio ex tabaccaio – non fumo più – la moglie del farmacista che ogni volta che mi vede mi saluta sempre urlando… “Buongiorno …, tutto bene?” oppure quel tipo che ogni mattina con il cane e il padre, passa sotto casa mia per la solita passeggiata giornaliera.

Non è poi una brutta cosa l’abitudine, questo tipo di abitudine, ci aiuta a vivere i nostri spazi in una dimensione più umana, e non è per niente malaccio, non credete?

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31 pensieri su “Il ragazzo.

  1. Se non si diventa maniaci..(eheheh .ultimamente corriamo qualche rischio!!)..il rassicurarsi con qualche piccolo espediente come questo, può rappresentare un’azione salvifica per la psiche,una sorta di rito propiziatorio per mettere al riparo la mente,forse già messa sotto pressione durante il giorno.Per me,sarà perchè la mia città è piccola,è giusto il contrario:stapperei lo champagne ogni volta che cambia un volto di quelli che si trovano sempre allo stesso posto alla stessa ora e che fanno le stesse cose..in sostanza, mi sento in un pollaio anche se qualcuno di fuori dice che non è così ….Punti di vista! 😛

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  2. E’ che io non incontro abitualmente le stesse persone, ops anzi si, qualcuna in effetti la vedo quasi tutti i giorni, ma non perché le incontro, ma perché sono affacciate alla finestra. In effetti ci si abitua a queste presenze e non vederle pare strano. Ovviamente quelle che vedo in parte le conosco e quindi ci si saluta, altre invece sono solo conoscenze visive. Devo dire che come persona sei proprio strana, ma in senso positivo. Non credo che ce ne siano molte che si pongono il problema che ci hai presentato ora e che cerchino di capire il perché una persona è sempre nello stesso luogo alla stessa ora e sta facendo praticamente sempre la stessa cosa. Direi che se te la senti di avvicinarlo, quando lo rivedi, fai più che bene, perché non farlo… ( al massimo ti arriva uno sganassone perché non sei una bella ragazza ahahahah – dai scherzo).
    Convengo sulla dimensione umana, a volte penso a chi vive in città grandi e non conosce niente di nessuno, è come avere intorno il vuoto praticamente, ombre che ti passano accanto e nemmeno vedi. Naaa non mi piacerebbe per niente così. Ciao ciao, occhio agli sganassoni mi raccomando… 🙂

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  3. Anche a me piace andare a comprare la frutta o la carne o il formaggio e scambiare quattro chiacchiere con chi sta dietro al banco. ‘Come sta sua figlia?’ chiedo, e mi interessa davvero sapere se la ragazzina si è ripresa dall’influenza. Mi piace questo scambio pieno di calore, un sorriso, un cenno di testa: ognuno di loro rappresenta da sé un piccolo mondo, e anche io ne faccio parte.

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  4. Luisa G.

    E se il ragazzo avesse finalmente trovato qualcuno che lo aspetta e quindi rientrare a casa è più piacevole? non mi piacerebbe bighellonare per strada, mi sembra una cosa triste da sbandati. Però è vero fa strano prendere l’abitudine di vedere certe persone e poi non ritrovarle più. Si sente un piccolo vuoto, se vuoi, ma si spera sempre che abbiano avuto un’occasione, una svolta in positivo, che stiano bene. Ci faremo altre abitudini, vedremo altri volti, e si va avanti, semplicemente.
    Conosco bene la sensazione del pollaio descritta da Carlotta…nei piccoli centri è così, ogni piccola novità dà da parlare per giorni, poi ci si riaddormenta e si aspetta che qualcosa scuota ancora quella pace soporifera.
    Questa foto mi piace…
    ciao Arthur 🙂

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  5. è la stessa cosa che ho pensato io quando alla mattina alle 7.00 non ho visto la solita signora dell’enpa che viene a dare da mangiare ai mici della zona… neve, pioggia, bufera e chi più ne ha più ne metta non fermano questa signora dalla sua “missione” quotidiana 365 giorni l’anno.. mia mamma mi ha detto che gira quasi mezza città.. e quel giorno quando non l’ho vista mi sono un po’ preoccupata… ma per fortuna il giorno dopo l’ho rivista! forse avrà tardato un po’ quel giorno e per poco non ci siamo viste…
    mmm ora che ci penso una persona che non mi dispiacerebbe non vedere per un po’ è la signora del palazzo di fronte al mio… mi mette il nervoso già di prima mattina.. ci credi che appena apro la finestra lei va sul balcone per curiosare in casa mia… penserai che sono paranoica.. e invece no! perché un giorno che l’ho incontrata sai cosa mi ha chiesto?? “come mai la mattina X ha aperto tardi la finestra?” ; così ho deciso che avrei tenuto chiuso… e la volta dopo indovina cosa mi ha chiesto? ovvio : “come mai non apre più?” e questo è niente.. ne avrei di “sparate” di questo tipo tanto da scriverci un libro intero.. mmm magari lo faccio sul serio.. chissà mai che diventi il prossimo libro da divorare sotto l’ombrellone quando si è in vacanza 😛

    Notte Arthur!!

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  6. @ Carlotta: assolutamente, nessuna mania, ma solo un po’ di curiosità e interesse per le persone che bene o male, visto che le vedo ogni giorno, mi sembra di conoscerle.
    la mia non è una città grande, anzi, e vedere sempre più o meno le stesse persone non mi dispiace, è un modo per vivere in una dimensione più umana, dove “l’altro” fa in qualche modo parte della nostra vita.

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  7. @ Patrizia: nel senso che intendi tu, sono in effetti un po’ strano, ma forse la mia è soltanto curiosità – in senso positivo ovviamente – e d’altra parte per niente mi piace fotografare le persone, un modo come un altro per conoscerle meglio.

    Insomma, cerco di non essere indifferente, che oggi purtroppo, è una malattia molto diffusa.

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  8. @ Aracne: ho vissuto per anni nella parte vecchia e storica della mia città e, quando c’ero, mi sembrava di essere in un piccolo mondo. Poi, quando ai negozi degli artigiani, il fabbro, il calzolaio, sono incominciati ad arrivare le gelaterie e le pizze d’asporto, quella magia si è persa, purtroppo. Una faccia amica, anche soltanto la farmacista, fa sempre piacere vederla, perché sembra di conoscerla da una vita, non è anche questo un modo per star bene con se stessi? ;).

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  9. @ Luisa: all’inizio, quando vedevo quel ragazo, anch’io ho pensato fosse uno sbandato, ma poi man mano che passava il tempo, questa impressione è andata un po’ per volta sfumando.

    Credo che abbia dei problemi e forse quello è l’unico modo per sentirsi in mezzo alla gente. Non lo so, non ne ho idea, ma ciononostante m’incuriosisce molto e magari uno di questi giorni provo a parlarci.

    I centri piccoli, è vero, danno la sensazione di essere in un pollaio, dove i pettecolezzi, l’interesse smodato per l’altro alle volte crea dei problemi, ma credimi, è sempre meglio delle grandi città, dove tutti vanno di fretta e ognuno pensa ai fatti suoi.

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  10. @ Lely: i curiosi ci sono da tutte le parti e alle volte quela curiosità nasce dalla solitudine, ma basta ignorarla e prima o poi cercherà di porre la sua attenzione da quelche altra parte.

    Abbi fiducia! 🙂

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  11. livyxb

    L’anno scorso ho cambiato città, l’anno prima avevo cambiato casa e quartiere…. Devo dire che io vivo questi mutamenti di scenario e di punti di riferimento quasi con sollievo, soffro la routine e gli interrogatori invasivi del pizzicagnolo sotto casa…….. Sarò matta, ma mi piace essere la Donna Invisibile.

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  12. …che bel pezzo hai scritto…
    di quelli che piacciono a me…
    che son fatti di sguardi curiosi e di pensieri
    che ti passano in testa …
    …quante persone ho conosciuto in autobus…
    perchè ogni giorno mi vedevano e poi
    magari sparivo per una settimana….
    sicuramente quel ragazzo avrà da
    raccontarti un pò di cose….
    Mi fai venire in mente un sacco di cose…
    ma l’inverno è lungo e le sere
    nostalgiche.

    Ciao Capitano..
    muah( sarebbe un bacino)
    vento

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  13. Posso dire ..a favore dell’Arthur,non perchè ne abbia bisogno,che io ogni volta che percorro il tratto autostradale per arrivare alla prima città più vicina, trovo,lungo la strada,una fila di case con le finestre illuminate.Ebbene,è usuale per me guardare quelle finestre ed immaginare la vita di ognuno che tiene accesa la luce in quelle case,come una specie di promemoria delle vite degli altri che mi incanta come se fosse una fiaba..

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  14. Luisa G.

    Non ho mai vissuto in una grande città. Quando però ho viaggiato, l’indifferenza degli altri mi ha messo coraggio. Che bello, nessuno s’impicciava di com’ero vestita, dove andavo e con chi. Libera di essere, finalmente 🙂
    Però posso pure ammettere che un minimo di contatto umano ci deve essere, sia pure per due chiacchiere veloci. A me è dispiaciuto quando è morto il vicino, vecchio lavoratore, non ho mai avuto occasione di farci grandi chiacchierate, ma mi è sembrato così strano non sentirlo più uscire prestissimo per andare nei campi e tornare ad orari impossibili. Il giorno dopo lo stesso, così per tutta la vita.

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  15. affezionarsi ad un contesto che, giorno dopo giorno, ritrovi sempre, più o meno, nel solito posto
    non è impicciarsi degli affari altrui…L’impiccione è colui che vuole sapere e “rufolare” nella tua vita con domande piuttosto personali…gli impiccioni li riconosco lontano un miglio….
    il dialogo tra due sconosciuti è qualcosa che nasce spontaneo….che di associa ad una gentilezza… come per l’Aerhur, che non vedendo il ragazzino al solito posto per qualche giorno…lo saluta dicendogli…” ah ci sei stasera! m’ero preoccupato!” e da lì a passare ad un ciao ci vuole poco…e poi..pian piano…due parole e poi tre e via via…
    Non credo che questo sia curiosare…
    Anch’io ero affezionata alle mie donnine, e forse, più loro di me…ogni mattina passavano a salutarmi..qualcuna mi portava pure la colazione…e pure loro mi osservavano…e capivano un sacco di cose anche senza parlare…Sicuramente non guardavano, ma osservavano la loro vita attraverso la mia. E viceversa. Mi hanno dato delle piccole cose, dei pensieri, delle risate incredibili…e lacrime di solitudine…
    ma questa è un’altra storia…
    Uhm… Ciao Arthurino…
    ho scritto troppo…ma t’ho reso l’idea???

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  16. Luisa G.

    Io sono un po scottata. Persone, presenze fisse per la via, con le quali non c’è mai stato niente di più del buongiorno, buonasera, di punto in bianco mi fermano per sapere i perchè e i percome. Non ho niente da nascondere, ho risposto. Le mie risposte saranno servite da pettegolezzo per un po…contenti loro 🙄 se al posto mio, ci fosse stato un’altro un po più svelto di lingua, sai che rispostaccia si sarebbero beccati…e ci sarebbero stati pettegolezzi per un po lo stesso 😆

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  17. …ho visto una cosa stranissimaaa!!!!
    …oddio..un mazzo di ……peperoncini!!!!
    wowwwwwwwwwwwwwwwwwwww!!!!!
    ma Aurthurrrrrr!!!!
    …mi vuoi dire, cioè , ci vuoi dire che sei…
    sei …sei PICCANTO?????

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  18. @ Venticello: hai visto? Stesso sorriso – più o meno -, stessa lacoste e… piccanto? Dippiù, dippiù… 😆 😆 😆

    Adesso non posso fermarmi, torno più tardi per rispondere a te, a Luisa e a Carlotta.
    A dopo! 🙂

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  19. Io lo dicevo che il giovane s’era sbizzarrito!Lui stava tranquillo perchè noi quest’estate gli tenevamo la nave pulita ,a posto ..pure le pantegane ai suoi ordini e PAAAFFF!!…l’abbiamo perso per strada ..ed ora chissà che è sta’ novità del peperoncino,casomai si presenta con qualche foto osè la settimana prossima e poi si và tutti al matrimonio..Bello però!!! 😛 😛

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  20. @ Luisa: un giorno mi trovavo nella civilissima (?) Milano, in pieno centro, nel Viale Vittorio Emanuele. All’altro lato della strada, c’era un uomo per terra che sembrava stesse male, La gente gli passava vicino, lo guardava e continuavano imperterriti per la loro strada. Ho attraversato la strada e mi sono avvicinato a quell’uomo. Gli ho chiesto se stesse male e così ho chiamato un’ambulanza per farlo portare in ospedale. Dapprima ero da solo vicino a lui, ma poco dopo si è formato un gruppetto di gente, per curiosità, per interesse, chissà per quale motivo, visto che prima nessuno si era preso la briga di farlo.
    Questo per dire che a volte il bisogno di non sentirsi coinvolti porta le persone all’indifferenza più bieca, e questo nelle grandi città succede abbastanza spesso. Certo, nei piccoli centri si sa tutto di tutti e qualcuno magari s’interessa delle cose che non deve, ma è il rovescio della medaglia, ma alle volte è molto meglio una malsana curiosità, piuttosto che essere ignorati, vuol dire che in qualche modo la nostra presenza è stata presa in considerazione.
    Anch’io non amo la curiosità morbosa, ma se al mattino incontro la signora ormai vecchietta e vedova che abita il pianerottolo sotto al mio, da sola e in una casa di 150 metri quadri, mi ci fermo a parlare, anche solo per poche parole. Faccio un “favore” a lei e allo stesso tempo, lo faccio a me stesso, perché per un attimo, non ho pensato soltanto a me stesso.

    Magari non è sempre così, ma quando capita ci si sente meglio.

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  21. @ Venticello: hai detto una cosa bellissima… ” Sicuramente non guardavano, ma osservavano la loro vita attraverso la mia…” e in effetti credo sia così, in fondo cosa sarebbe la nostra vita senza gli altri? nel bene e nel male ovviamente, ma anche questa è un’altra storia. 😉

    ‘notte!!!

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  22. @ Carlotta: beh, innanzitutto, grazie per il “giovane” e poi, maddai, ho solo messo un po’ di peperoncino a questo blog perché mi sembrava mancasse, sbaglio? 😆 😆 😆

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  23. Ci fai sapere se per caso riesc ad avere sue notizie?
    Comunque hai ragione. Sono quelle piccole cose che umanizzano questa vita (che troppo spesso di umano ha molto poco).
    Buona giornata

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  24. quella sensazione me l ha raccontata il mio benzinaio quando mi ha vista sparire per sette mesi e quando mi ha rivista mi ha detto che pensava avessi cambiato casa.
    bello questo pezzo da leggere, fa pensare ad un attenzione tutta particolare.

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  25. @ Sonia: più che attenzione particolare la mia è solo voglia di sapere dove sono, in fondo anche un cornicione di una casa ha la sua importanza, figuriamoci le persone.

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