Accetta quel che c’è di buono…

“Anno Nuovo, Vita Nuova!”

Così recita un famoso detto e allora nell’attesa di nuovi e stravolgenti propositi (…), vi ripropongo direttamente dal n. 3 aprile 2010 del nostro The Best Magazine, un articolo che avevo scritto nella mia rubrica “l’Opinione” e che forse con i buoni propositi c’entra perfettamente. (The Best Magazine_blog) 

          L’altra sera ho visto un bel film e ad un certo punto la protagonista dice ad un suo amico una cosa bellissima, che al momento mi era piaciuta e basta, ma poi ripensandoci, l’ho trovata così vera e al tempo stesso così improbabile che per tutta la sera non sono riuscito a togliermela dalla testa.

La frase, più o meno, diceva così: accetta quello che c’è di buono…

          In effetti, se ci pensate, dovrebbe essere per ognuno di noi naturale farlo, ma invece non è proprio così, a volte si è più coscienti del male che del bene, ci si crogiola nel dolore senza però la speranza di risorgere e allora, a questo punto mi domando, cosa è che non va in noi?

Quando sono insieme ai miei amici, ridendo e scherzando, ci si prende in giro per come siamo per esempio al mattino, di quello che è il nostro approccio con la nuova giornata e, in effetti, vengono fuori tante di quelle cose che si potrebbe compilare una lunga lista di abitudini, le più disparate, le più creative, ma con sempre un fattore comune: quelli contenti e quelli arrabbiati.

          Eppure, al solo pensiero di esserci svegliati, dovremmo essere tutti più contenti; cosa c’e di meglio se non aver aperto ancora per una volta gli occhi? Lo so, questa affermazione può sembrare banale, ma l’inizio di una nuova giornata potrebbe essere un modo come un altro per mettersi alle spalle le malinconie del giorno precedente, e invece, niente, c’è gente che se per caso la tocchi o soltanto le rivolgi la parola, reagisce come una iena in gabbia e giù improperi o silenzi imbronciati.

Poi ci sono quelli sempre scontenti, anche quando vivono una vita decorosa senza tanti problemi, ogni occasione è buona per lamentarsi, per desiderare qualcosa di più e ovviamente prendersela con gli altri perché non l’hanno. Quelli che quando li incontri hanno sempre un viso corrucciato, manco avessero sulle loro spalle le sventure del mondo intero, e se chiedi loro “come va… “, rispondono sempre che potrebbe andar meglio. A questo proposito, mi viene in mente un mio vecchio amico che alla domanda “Come stai?”, lui dopo averti guardato con apprensione, rispondeva sempre “insomma… così, così… “ , ma lo faceva solo per scaramanzia, perché gli altri, vedendolo felice…

          “Accetta quel che c’è di buono… “ Vi rendete conto che se solo dovessimo prendere alla lettera una piccolissima parte di queste parole, saremmo tutti un pochino più sereni?

Evvabè… !

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19 pensieri su “Accetta quel che c’è di buono…

  1. Silvia

    Sagge parole e come buon proposito per l’anno nuovo ci sta alla perfezione.
    Scusa, anche se in ritardo, Buon Anno. 😉

    Ciao, buona serata.

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  2. Laura

    Avevo letto allora l’articolo e lo rileggo con piacere anche ora. E’ difficile accetare sempre ciò che c’è di buono, ma solo perchè spesso si è troppo impegnati a farsi trasportare dall’insoddisfazione o dai malanni, nel caso ci siano. In ogni caso, l’articolo mi offre l’occasione per una sana riflessione.

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  3. Luisa G.

    Si può imparare a pensare positivo, e a volte lo si impara dopo che si è toccato con mano il vero disagio. In linea di massima approvo l’atteggiamento prudente dell’amico che alla domanda “come stai” rispondeva “insomma”. Capisco la prudenza perchè la felicità altrui a volte indispettisce e sembra ci si diverta a tentare di rovinarla per riportare tutti allo stesso livello di scontento.

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  4. @ Luisa: hai perfettamente ragione, non a caso qualcuno che conosco molto bene, dice che abbiamo due giorni da stare a questo mondo e non bisogna buttarli via inutilmente.

    E poi, per la scaramanzia, non so, io non ci credo tanto e quindi, se qualcuno mi chiede come sto ed io in quel momento sto bene, lo dico senza alcun problema. Se poi qualcuno s’indispettisce, beh, è un suo problema. 😉

    Ciao, buona serata anche a te.

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  5. io definisco l’essere sempre scontenti come la “teoria dell’elicottero” che è troppo lunga da spiegare ma chi mi conosce la sa 🙂
    io ho mia sorella che una che si lagna di tutto…a volte mi viene voglia di darle testate ma forte forte ma credo che non rinsavirebbe

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  6. @ Gabry: la teoria dell’elicottero? Non la conosco, ma immagino a cosa si riferisca. E poi, per la tua sorella lamentona, beh, sii tenera con lei, e falle capire cosa si perde facendo così. 😉

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  7. Io credo di amici lamentosi di non averne, di parenti nemmeno, tutt’altro: la mia famiglia, intendo in senso lato, tutta la pletora del parentame, ha una grande assertività, una grande capacità di guardare sempre avanti e di non piangersi addosso, anche davanti alle prove più dure cui la vita ci sottopone.

    Io, lo ammetto, ho faticato un po’ a metabolizzare questo atteggiamento positivo, ma forse è stato sempre geneticamente dentro di me, anche se nascosto per un bel po’ di anni. Oggi accetto quel che c’è di buono, ma soprattutto accetto ciò che c’è, ora e qui.

    E il buono me lo godo. 🙂

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  8. @ Diemme: io invece di amici lamentosi ne ho diversi, come anche qualche familiare che non è mai contento di ciò che ha. Credo che si nasce, o perlomeno, s’impara ad essere positivi o al contrario, delle lagne, e in questo i genitori c’entrano, altro che se c’entrano. Anch’io mi godo il buono, sempre che mi è possibile farlo, ovviamente.

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  9. Sì, credo pure io che sia un fatto culturale, ma anche un po’, forse, genetico. Genitori depressi generano figli depressi, va un po’ tu a capire se solo per questione d’esempio o anche di DNA.

    Comunque bisogna stare attenti a distinguere il piagnone doc dalla persona che, semplicemente, attraversa un momento di tristezza e malinconia, magari pure ben motivata. A me dispiace un po’ quando qualcuno non si fa piiù vedere dagli amici perché è giù e non li vuole ammorbare: che amici sono se non lo sostengono, se lo accettano solo in qualità di giullare? Ogni persona ha la sua luce e la sua ombra.

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  10. Luisa G.

    Ammetto la mia viltà. Io da certe persone molto giù e di conseguenza particolarmente piagnone, me ne scappo. Non ce la faccio, ci ho provato, in pochi giorni m’hanno portato sull’orlo delle lacrime più volte. Fatico a stare in piedi per conto mio, se mi afferrano per una gamba, cadiamo tutti quanti. No grazie.

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  11. Io non fuggo dalle persone giù, fuggo da quelle piagnone per partito preso.
    Non ho nessuna difficoltà ad accogliere il dolore delle persone che stanno male, ma la visione catastrofista delle persone che inforcano perennemente gli occhiali neri e non ne vogliono sapere di toglierseli me la tengo bene alla larga.

    C’era una persona, peraltro Luisa dovrebbe sapere anche chi è, che io cercavo di aiutare in tutti i modi, e lei a piangere che era sola: “E io chi sono?” le dicevo in continuazione. Poi ha iniziato a fare corbellerie una appresso all’altra, io cercavo di fermarla, e lei piangeva che era stata costretta a fare questo e quello perché non sapeva come fare, che era tanto sola: ma se mi stavo prendendo a cuore tutto io!

    All’ennesimo danno combinato, sempre prendendo a pretesto che si comportava così perché non aveva nessuno, e che poteva fare, che io in fondo ho tante cose da fare, le ho fatto presente, con la massima pazienza e dolcezza, che io c’ero sempre stata e il tempo per lei l’avevo sempre trovato.

    Non l’avessi mai detto! Mi si è rivoltata contro come una jena, accusandomi di starle a rinfacciare quello che facevo: dalla mia testa è partito pronto un vaffan…, che non ho verbalizzato, ma è stata l’ultima volta che ho avuto notizie di lei.

    Oggi mi dicono che la vedono in giro tutta bella rinciucciunita, che se la gode: probabilmente le persone che in tutta la vita si sono fatte in quattro per lei l’hanno danneggiata, impedendole di prendere la sua vita in mano: quel povero marito che le ha dedicato tutta la vita si starà rivoltando nella tomba.

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  12. @ Luisa: vità, e perché mai? Forse è più giusto dire che il tuo spirito di sopravvivenza ha il sopravvento e alle volte è provvidenziale, altrimenti si finirebbe con lo stracciarsi le vesti insieme al piagnone di turno. Ti capisco perfettamente e fai bebe a scappare a gambe levate, anche perché così come il sorriso, anche le lacrime si attaccano facilmente. 😉

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  13. @ Diemme: credo che sia impossibile convincede del contrario, uno che vive la sua vita come se fosse una calamità naturale. L’aiuto può servire, ma credo serva piuttosto un po’ di terapia che non gusata mai.

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