Evvai…

Dicono che la parolaccia sia liberatoria, e in effetti, alle volte, soprattutto quando si è fuori della grazia di Dio, in questo senso aiuta tanto, ma dirle con un intercalare abituale, credo sia tutta un’altra cosa.

Personalmente, non ne faccio grande uso, qualche parolaccia ogni tanto, quando mi arrabbio in modo particolare ma, non fanno parte del mio vocabolario abituale, e pur non ritenendomi proprio per questo un bacchettone, quando mi capita di assistere ad una conversazione dove una parola si ed una anche c’è una parolaccia, provo un senso di fastidio che alle volte si trasforma addirittura in imbarazzo.

E questo mi capita principalmente se lo sproloquio è al femminile, forse perché ho un concetto di donna ancora legato a degli schemi un po’ vecchiotti, dove connubio femminilità – volgarità non si sposa tanto facilmente o forse si pensa che per essere uguali agli uomini bisogna anche parlare come loro? Uhmmmmm… 

Durante le feste di Natale, un giorno per motivi contingenti, mi è capitato di prendere l’autobus per recarmi al lavoro; era pieno di ragazze e ragazzi, e vicino a me c’erano due ragazze che avranno avuto sedici anni, carine, molto curate e vestite all’ultima moda. Sentirle parlare era una sofferenza, perché l’unica sequenza di parole compiute era una parolaccia dopo l’altra.

Evvabè, mi sono detto, oggi si usa così.

Ultimamente invece mi capita di leggere alcune blogger che usano la scrittura come se fosse la trasposizione scritta di una conversazione, o forse è meglio dire di un soliloquio, quindi con dei “rafforzativi” del tutto inutili a mio parere o magari pensano che in un testo che deve dimostrare qualcosa la parolaccia sia d’obbligo oppure che faccia figo?

Boh, non lo so, devo confessarvi che ne sono alquanto perplesso, perché come in tutte le cose, “In medio stat virtus”, e… scusate per la citazione che a questo punto ritengo  sia davvero opportuna, anzi, dippiù, dippiù.

Donne, donne…

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51 pensieri su “Evvai…

  1. …. tu du duuuuuuuuuu in cerca di guaiiiiiiii donne al telefono che non suona maiiiiii…

    scusa ma la fine di questo post mi ha fatto venire in mente questa canzone 😀

    Blogger che scrivono come se parlassero…. mmmmmm ti riferisci a me? dove ormai gli “schemi” sono aboliti… puntini a go go e virgole e maiuscole inesistenti… è un vero supplizio leggermi? :mrgreen:
    parlavi di intercalari? forse il mio è “Urca”.. mi sa che devo ritenermi fortunata a non averne uno alquanto imbarazzante 😀

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  2. @ Lely: no, non mi riferivo a te e poi non è vero che è un supplizio leggerti, asolutamente no, scrivi bene, magari non afferro bene il concetto dello sferuzzare, ma se qualcuno mi regala una sciarpetta, il gioco è fatto. Se il tuo intercalare è solo un “URCA” (non sarai per caso bergamasca, mannaggia… 🙂 ) va benissimo, piuttosto mi sa che con questo mio articolo mi ritrovo con il marchio di bacchettone a gogò, ma sai che mi piace provocare, soprattutto se devo farlo con le Donne, tu du duuuuuuuuuu in cerca di guaiiiiiiii, donne al telefono che non suona maiiiiii… 😆 😆 😆

    E comunque, a parte gli scherzi, non amo la volgarità, in qualunque modo si manifesti.

    Sei d’accordo?

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  3. Anch’io la penso come te, le parolacce usate come continuo intercalare mi danno fastidio, sono volgari, e poi in bocca una donna insopportabili, specialmante se con la “calata” pesante.

    Io su questo argomento discrimino, eccome, persone che usano questo linguaggio non le frequento e non mi ci confronto, non ho nulla da dire, anche perché una conversazione portata avanti con quei termini non la potrei sopportare.

    Ricordo tanti anni fa, davanti a una vetrina, c’era una ragazza bellissima, chanel, tacchi alti, guanti, cappello, persino il cagnolino, sembrava un figurino uscito da una rivista di moda d’altri tempi. Guardava ogni tanto l’orologio, quando a un certo punto si presenta un tizio e lei, con tono grave da “Ugo”, a metà tra un camionista che impreca nel traffico e uno scaricatore di porto inbufalito, gli fa “E te pare questa er cazzo d’ora da presentasse? Ma ‘ndo cazzo sei stato fino a ‘mmo?”

    Ero sotto shock: saranno passati non so quanti anni, dieci, venti, e ancora non dimentico il brivido di orrore. Se avevo bisogno di una lezione che l’apparenza inganna e che l’abito non fa il monaco, sicuramente in quell’occasione l’ho avuta 😯

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  4. @ Diemme: oh mannaggia, mi hai fatto ridere come un matto e al pensiero della tipa ancora di più.

    Capita purtroppo, capita. Pensa che io una volta ho girato i tacchi dopo aver sentito parlare una ragazza che tra l’altro, mi piaceva pure. Che stupido sono stato! 🙂

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  5. Stupido? E perché? Anche io me ne sarei andata, mai voluto aver niente a che fare con gente del genere, mi dà un fastidio fisico, figurati se mi ci potrei mai accostare.

    Tu pensa che ho lasciato uno solo perché una volta, nel suo lussuoso Mercedes, aveva una pezzo di carta in mano (forse avevamo preso dei cornetti caldi a mezzanotte) semplicemente ha aperto il finestrino e l’ha gettato per strada: sarà stato pure impaccato di soldi, ma zotico era, e zotico era rimasto. L’educazione non si compra al supermercato, e neanche nei circuiti Mastercard.

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  6. Direi di no, che vanto sarebbe essersi portati a letto una zotica?
    Io se stessi con individuo del genere me ne vergognerei, la perderei molto volentieri la “lasciata”! 😛
    Visto che ti ho fatto fare una risata con la storia precedente, te ne racconto un’altra, di un’amica che, evidentemente, la pensava diversamente da me. Questa, tra le altre cose una delle tue parti, molto fine ed elegante, aveva perso la testa – fisicamente parlando intendo – per un camionista che sotto le lenzuola pare fosse il non plus ultra ma, sopra, assolutamente impresentabile. Beh, questa è riuscita a portare avanti la relazione per non so quanto tempo senza mai uscirci insieme, perché ovviamente se ne vergognava.

    Il poveretto, che era pure innamorato, ci provava ogni tanto a invitarla a cena fuori, o al cinema, ma lei “Ma caro, perché andare a cena fuori, ti ho preparato una cenetta deliziosa con le mie manine!”, “Ma caro, non è meglio che ci vediamo un dvd tranquilli a casa, tutti abbracciati, e magari mentre lo vediamo ci facciamo tante belle cosine?”.

    Beh, per un po’ ce l’ha fatta, poi lui è voluto uscire alla luce del sole, e la storia è finita 😆

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  7. @ Diemme: insomma, tipo l’amante di Lady Chatterley. Non male, ma la conclusione era scontata, come dire, donne e buoi dei paesi tuoi. Lo so, non è giusto, ma alle volte è inevitabile.

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  8. Io le parolacce le uso molto raramente e MAI quando sono arrabbiata. Se mi arrabbio divento molto seria e assomiglio più ad un vocabolario ambulante, perchè comincio a tirar fuori paroloni e paroloni. Comunque sì, anch’io sono d’accordo con te: la donna dev’essere femminile. Perchè dovrei riempirmi la bocca di brutte parole e rinunciare alla mia femminilità? Assomigliare ad uno scaricatore di porto? MAI. Non fa per me.
    A dire la verità non mi piacciono nemmeno gli uomini che usano questo tipo di linguaggio, li trovo volgari, molto volgari.

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  9. Goldie, sei troppo simpatica, a te si perdona tutto (eccheca@@!!! 😛 ).

    E poi, le tue espressioni… io ricordo ancora quella del gessetto del madonnaro, assolutamente mitica.

    Comunque anch’io ho una doppia identità, quando sono alla guida lo scaricatore e il camionista messi insieme mi fanno una… oops, non posso dirlo, non sto guidando! 😆

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  10. 🙂 grassie, anche se temo che la mia identità di scaricatore sia singola, o almeno sia la prevalente! cercherò di contenermi nei blog di persone serie, executioner dog! 😉

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  11. @ Goldie: beh, come scaricatore di porto, da quel che ho letto da te, mi sembri molto in erba, molto soft o sono cambiati anche gli scaricatori? 🙂

    ps: capita alle volte, come ho già detto, di lasciarsi andare, ma la parolaccia come abituale intercalare è tutta un’altra cosa. (parola di persona seria, executioner dog!) 😆

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  12. @ Diemme: quella di Goldie del gessetto del madonnaro me la sono persa, com’era?
    ps: voi donne al volante siete tremende (e non solo mi sa… 🙂 ), ho un’amica che come minimo da del pirla a tutti quelli che incontra, per il resto, se potesse li metterebbe sotto la macchina senza pensarci due volte. e poi dicono il sesso debole!!! 🙂

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  13. Concordo parola per parola con quello che hai scritto.
    Fa male al cuore sentire queste ragazzine usare tante parolacce, sono d’accordo anche io per quanto abbia sostenuto il femminismo e l’eguaglianza di diritti e doveri. Dire parolacce non è una conquista femminile, ma una forma di maleducazione, semplicemente, che va oltre al genere.
    E’ ancora peggio quando si trovano scritte, ne sono realmente infastidita.
    Ci sono due cose che non cerco e non sopporto nei blog: parolacce e riferimenti politici.

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  14. Devo confesssare che sono uno scaricatore che risente un po’ troppo dell’influenza dei suoi studi classici: almeno quando scrivo mi contengo. Comunque tutto dipende dalla compagnia in cui ci si trova, e poi, da brava toscana, non è la parolaccia in se’ che mi da’ soddisfazione, ma è la circonlocuzione creativa che sostituisce l’offesa/parolaccia/imprecazione (e spesso anche bestemmia) diretta ad esprimere l’ “essenza” dell’insulto nostrano!

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  15. «Fammi sentire come parli e ti dirò chi sei…»

    Forse non tutti gli uomini – ops! ragazzi! Oggi fino a 40 e passa anni si è ancora ragazzi! –, forse non tutti i ragazzi la pensano come te: basta che siano carine, magre e [omissis].
    Personalmente, sia parlate che scritte, le parolacce m’infastidiscono.
    Un uomo può essere anche “rozzo”, un po’ “volgarotto” nei modi di fare, ma ai turpiloqui continui no! Da parte mia non c’è feromone che attacca.
    Poi se (uomo o donna che sia) te ne scappa una, liberatoria, vabbé!, può capitare… ma sempre meglio tra le mura di casa!

    Una donna dovrebbe essere femminile… nei limiti che natura gli ha dato 🙂
    Sono contenta di aver educato così anche mia figlia.

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  16. Comunque trovo curiosa la contrapposizione femminilità-turpiloquio che molte donne hanno espresso neil loro commenti. Trovo curioso in generale il concetto “la donna deve essere femminile”, riferendosi ad una codificazione di genere che ci arriva direttamente dai tempi in cui le donne non avevano il minimo diritto. La donna è femminile per questioni cromosomiche esattamente come l’uomo è maschile. Quel che ha conquistato con le proprie rivendicazioni è il diritto ad essere considerata un “individuo”, e se questo individuo sceglie di essere più o meno volgare, sono semplicemente fatti suoi, così come sono fatti miei scegliere se mi infastidisca o meno il suo turpiloquio, indipendentemente dalla sua sessualità. Personalmente io sono chi voglio essere, sono scaricatore di porto con gli scaricatori di porto, sono una tipa in tallieur che parla ad una conferenza conservando la massima serietà quando lo devo fare (ma ne soffro, eccome se ne soffro!), e quando ne ho voglia so essere tradizionalmente “femminile”, o aggressivamente sexy. La cosa importante è che qualcuno prima di me ha lottato per darmi la possibilità di essere tutto ciò che voglio, quando voglio. Questo mi rende più simigli agli uomini? Fortunatamente si!

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  17. Goldie, non intendevo questo. E’ chiaro il tuo concetto, e sacrosanta la tua libertà di essere ciò che vuoi quando vuoi però, se tu ti vesti coi jeans strappati, non puoi pretendere di essere ammirata per la tua eleganza, etc. etc.: la scelta, la libera scelta, conseguente alle nostre conquiste, comporta anche l’acquisizione di responsabilità per ciò che si è e che si fa.

    Il fatto di attribuire alla femminilità un maggior garbo è sicuramente culturale e non genetico, ma è una di quelle cose della nostra tradizione che io, personalmente, salverei.

    Posso capire che un uomo possa non essere attratto da una donna volgare, come magari, sempre per una tradizione culturale, la donna non è generalmente attratta da un uomo debole.

    Ci piaccia o no, è una questione di ruoli, e per questione di ruoli non intendo il fatto che siamo costretti ad adeguarci a certi modelli, che siano genetici ed immutabili, ma semplicemente che certi modelli ci sono: possiamo rispettarli, contestarli, rifiutarli, accoglierli, cambiarli, ma resta il fatto che ci sono.

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  18. Diemme, non mi riferivo al tuo commento con cui mi trovo d’accordo (anche perchè tu parlavi di persone volgari, in generale…), ma proprio della frase ricorrente “la donna deve essere femminile”, che secondo me parte da un preconcetto di femminilità che ci arriva da un’epoca diversa da quella in cui viviamo. Ci sono persone che sono eleganti coi jeans strappati, con l’abito da gala, perfino in tuta: è il loro atteggiamento a renderle impeccabili sempre (o quasi), e allo stesso modo ho incontrato persone “femminili” indipendentemente dal linguaggio che usano. C’è un codice e ci sono dei modelli, è vero, ma è proprio la possibilità di capire esattamente come e quando sia necessario adattarsi o rifiutarli che ci stacca dalla massa. Probabilmente non sono riuscita a spiegarmi, ma il concetto di “femminile” di cui si parla ancora oggi lo reputo semplicemente anacronistico. Scambiare ruoli o modelli, o plasmarli sul nostro essere, “vestire” la nostra pelle come ci sentiamo di fare, fanno parte di un concetto di “femminilità” che mi si addice di più e che vivo meglio. Io non voglio essere ammirata per l’eleganza, o per il mio ruolo o chissà che: io voglio essere libera di essere me stessa, e se qualcuno mi ammira deve essere perchè sono goldie, non perchè rientro in un modello o in uno schema. Presuntuoso? oh, si!

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  19. @Goldie: no, non è presuntuoso anzi, secondo me è riduttivo. Lo so che ci sono persone eleganti anche in jeans, e viceversa, non per niente come primo esempio di volgarità ho portato il caso di una donna tutta in tiro che sembrava uscita da una rivista di moda, ma credo che la persona in jeans strappati possa essere elegante di modi, non di abbigliamento!

    “Essere se stessi”, “Voglio essere ammirata perché sono io”, secondo me sono trappole: eleganza è anche (e soprattutto) armonia con il contesto in cui ci si muove, e dire “io sono io e pretendo di essere ammirata esclusivamente per questo” mi sembra limitante.

    Perché poi non ti piace “la donna deve essere femminile”? E che deve essere, maschile? Poi certo, sul significato che uno dà al termine “femminile” c’è da scriverci un’enciclopedia, e hai ragione tu che l’accezione potrebbe essere antidiluviana, inaccettabile, fuori tempo e fuori luogo ed eziandìo castrante.

    Naturalmente, concordo in pieno con la tua frase relativamente ai modelli correnti, che è “la possibilità di capire esattamente come e quando sia necessario adattarsi o rifiutarli che ci stacca dalla massa”.

    Buona domenica!

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  20. @ Diemme: io non pretendo ammirazione, ma se qualcuno vuole ammirarmi preferisco che sia per quello che sono e non per come appaio. Come appaio è futile e illusorio, come sono mi caratterizza… Non voglio trappole, ne’ per me ne’ per chi sceglie di avvicinarmi.
    Quello che volevo dire non è che la donna debba essere maschile, ma che la donna E’ femminile, e sta a lei scegliere il suo modo di esserlo

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  21. Mi dispiace Goldie, non sono d’accordo. E’ chiaro che sono contro il “sotto il vestito niente”, ma come appariamo fa anche parte del come siamo, della cura che abbiamo di noi stessi, del rispetto per gli altri e per il contesto in cui ci muoviamo.

    Anche per quanto riguarda la femminilità, non me la sento di concordare: la donna non E’ femminile, tutt’al più E’ femmina, ma questa è un’altra cosa, mentre ammetto che il concetto di femminilità possa assumere per ognuna una valenza diversa, e ognuna è padrona di scegliersi la propria.

    Insomma, se io faccio per regalo una cosa preziosa, che sia per il valore economico o affettivo, per la cura nello sceglierla o per lo sforzo profuso per procurarla, non ti pare che perderebbe se la involtolassi in un foglio di giornale, magari con cui prima è stato incartato il pesce?

    Si tratta di buon senso, di senso dell’opportuno. L’apparenza senza sostanza non m’interessa, ma la sostanza senza un minimo di cura, va a finire che si perde.

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  22. Diemme, se mai tu volessi farmi un regalo, ricorda che preferisco un gioiello in una carta di giornale puzzolente, ad una cacca ben confezionata, per quanto in entrambi i casi l’effetto sorpresa non verrebbe a mancare!!! 😀
    A parte gli scherzi come ho detto, alla fine io sono quella che per parlare in pubblico si mette “il vestito buono”, ma ammira la sicurezza di chi affronta la platea in jeans strappati e sa comunque farti passare il concetto che chi hai davanti è l’unica persona che merita davvero di stare lì! Per quanto riguarda la “sostanza senza cura” ho la presunzione di credere che chi voglia davvero cercare la sostanza non si arrenda tanto facilmente 😉

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  23. Il principio che tu citi, da noi (al lavoro intendo) è noto come “la regola del consulente nudo”. Si riferisce a un episodio, avvenuto parecchi anni or sono, in cui, in una grossa società si presentò un tizio, in costume hawayano, chiedendo di conferire con il direttore generale (o l’amministratore delegato, non ricordo).

    Fu messo alla porta e, dopo varie questioni, si chiarì che era un megaconsulente, di quelli che prendono dal milione l’ora in su, e l’amministratore andò a genuflettersi pregandolo di accettare le sue scuse. Era uno di quelli che in mezza giornata riescono a capire cosa c’è che non va in un’azienda e a raddrizzarla: come vedi, giusto uno a quel livello poteva permettersi quello che ha fatto, e comunque sarebbe stato meglio non l’avesse fatto.

    Ora, a parte che è difficile essere a quel livello, e a parte che anche lui se si fosse vestito in maniera più consona avrebbe creato meno scompiglio e fatto perdere meno tempo a tutti, ci sono delle terze, quarte e quinte vie tra il diamante incartato nel giornale puzzolente e il letame riccamente confezionato.

    Chi vuole davvero cercare la sostanza non si arrende tanto facilmente? Forse, ma a tutto c’è un limite.

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  24. Non conoscevo la regola del consulente nudo, ma improvvisamente mi sono innamorata del mega consulente hawayano!!! Mi sa che su questo concetto non andremo mai d’accordo: per me chi mi parla può essere vestito da hawayano, essere nudo, o in giacca e cravatta perchè io non riesco a notare la cosa. E chi si arrende perchè ha raggiunto il limite, bhè… evidentemente non era pronto per me! 😉

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  25. Oh, anch’io sono innamorata del mega consulente nudo (o vestito da hawayano che dir si voglia), e non è vero che non andremo mai d’accordo, secondo me dovremo invece chiarire di più (ma forse non è questa la sede) cosa intendiamo per cosa.

    Tu stessa dici che a certe riunioni sfoggi il doppio petto grigio: perché non ci vai in jeans strappati? Sicuramente troversti la persona che s’innamorerebbe di te per chi sei e per quello che dici: LA persona. Questo va bene quando si cerca marito, non quando si deve parlare a una platea. Ci sono prodotti per amatore, e ci sono quelli che devono raggiungere un pubblico più vasto, e questo indipendentemente dalle nostre opinioni personali.

    Io però mi fermo qua, perché questo post non era sull’apparenza e sulla sostanza, ma sulla volgarità, soprattutto in bocca alle donne: e a me, ti ripeto, non piace, pur adorando l’uscita “colorita” che dà un altro brio e un’altra energia a cò che si dice.

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  26. @Arthur: va che non dico Pota !! (ops l’ho scritto :mrgreen: ) ecco… era una precisazione che volevo fare….
    Oltre a Urca la parola che dico spesso è ‘MANNAGGIA’ e chissà chi me l’ha insegnata!! 😛

    Comunque Arthur sono d’accordo con te… la volgarità non mi piace!! e se mi ritrovo a conversare con qualcuno/a che in una frase di senso compiuto mette più del 50% parole “poco carine” beh a gran fatica finisco la conversazione…
    Ora non dico che io sia una santa e che non mi sia mai scappata una parola delle suddette… però di certo non ci costruisco un intero discorso!!!

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  27. @ Paula: va benissimo uomo, ragazzo in effetti è un po’ azzardato. 🙂

    Per il resto vedo che siamo della stessa idea, compresa la parolaccia ogni tanto che non ci sta per niente male.

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  28. Vedo che in mia assenza la conversazione ha preso degli spunti molto interessanti, e la cosa mi fa enormemente piacere, perché mi sembra di essere tornato ai vecchi tempi, quando un articolo o come si suol chiamare post stimolava una conversazione, utile anche per capire il pensiero di ognuno di noi, superando quei vecchi schemi telegrafici che spesso s’incontrano in tanti blog, dove il “ciao, bello, un bacio… “ e via è l’unica forma di comunicazione, ahimè.

    Ma tornando a noi, beh, con Diemme e con quanto ha detto, mi trovo perfettamente d’accordo, quindi non ritorno sull’argomento, invece, per quanto riguarda Goldie, vorrei innanzitutto chiarire alcuni concetti che secondo me, sono fondamentali anche per capire cosa avessi voluto intendere, io, con il mio connubio femminilità/volgarità.

    Non sono un ragazzo e questo mi sembra alquanto chiaro, ma quando dico che il mio concetto di donna, di femminilità è forse legato a degli schemi un po’ vecchiotti, non intendo che vedo la donna come uno stereotipo, che in quanto tale, non può permettersi alcune cose, tipo comportamenti che nell’immaginario della gente comune sono di esclusivo appannaggio degli uomini. Ho lottato abbastanza ai miei tempi proprio per abbattere questo tipo di barriere, per cui mi sembrerebbe di rinnegare un passato al quale ho creduto e al quale credo tutt’ora. Una mia vecchia fidanzata correva con la moto da cross, le piaceva il vin brulè, e qualche volta si è presa una bella inciuccata, portava gli stivaletti tipo militare, eppure era di una femminilità sconvolgente.

    Ma al di là di tutto ciò, per me una donna è femminile proprio nel momento in cui rappresenta se stessa senza artifici o altro e mi sembra che in questo siamo anche d’accordo. Ho sempre pensato che non ci s’improvvisa in un modo o in un altro, che è più difficile “rappresentare” la classe e il buon gusto, che la volgarità e la sciatteria. Amo le donne che sono ugualmente eleganti sia che abbiamo un paio di jeans stracciati oppure un bel tailleur di Armani, perché non è ciò che indossano, ma come lo indossano e questo fa parte, tra le altre cose, anche della loro femminilità. Per me una donna non è femminile perché è come una bambola, da ammirare, da sbavarci dietro come un bell’oggetto inanimato con il quale giocare, ma perché le sue caratteristiche di donna la fanno sembrare tale ai miei occhi. E di contro, non è certo sinonimo di rivendicazione doversi comportare come uno scaricatore di porto, sempre che lo scaricatore di porto sia veramente una persona volgare, perché altrimenti anche questo diventa uno stereotipo senz’altro da condannare, un equivoco dove uomo e donna sono a tutti i costi pari.

    E perché mai, poi? Qualcosa non mi torna!

    Accetto di più l’idea che ognuno voglia essere ciò che vuole, e quindi va anche bene comportarsi da maschiaccio, dire parolacce, bestemmiare e magari sputare anche per terra, se questo è il modo che più li avvicina a quella categoria di uomini che, proprio per questo, magari sono più maschi di altri, in nome di una libertà di espressione che calpesta qualsiasi tipo di regola, e per prima, quella del buon senso.

    Insomma, cara Goldie, io non amo in generale la volgarità, che sia fatta di parole, di comportamenti o di pensieri, e non pretendo di avere accanto a me una donna perfettina, io tra l’altro non lo sono per niente, anzi, mi sono sempre rapportato con donne toste, perché mi piace il confronto e poi, se proprio dobbiamo trasgredire, beh, ci sono altri modi e altri momenti per farlo, in quel caso, nessun limite, perché nell’amore è tutto concesso, ma questa è tutta un’altra storia. 😉

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  29. @Arthur: eh sì, quando ci sono io torna pure lo spirito dei vecchi tempi! 😉

    Comunque, prima di continuare la discussione, dovremmo secondo me definire che cosa significa “femminilità”, che forse Goldie ha un po’ confuso con l’essere se stessi. Il concetto di femminilità è sicuramente un fatto culturale, e legato all’essere femmina (altrimenti, che femminilità sarebbe?), e quindi alle doti, caratteristiche e peculiarità che si ritengono tradizionalmente appannaggio delle donne. Ora, che la femminilità sia nella seduttività o nell’accoglienza, nella fragilità o nella forza in quanto a resistenza, che so io, al dolore etc., non mi si può dire che una può essere femminile adottando qualunque comportamento le aggradi e le si confaccia, come sputare a terra e tracannare birra, o comandare un plotone d’esecuzione.

    Questo non significa che la donna in questione sia meno donna, o meno degna, o meno qualcosa, ma sicuramente non dà un’immagine di “femminilità” in nessuna delle accezioni comunemente diffuse e tradizionalmente accettate: non sto parlando di giusto o di sbagliato, sto parlando di significato culturale di un termine.

    Ciò detto, mi ritiro nelle mie stanze, che la cena mi aspetta 😉

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  30. Carlitas

    BA..BA..Baciami Piccino…..Ciao sono tornata un bacione a tutti.Domani vi leggo con più calma .Non vi preoccupate per la Ventolona,l’ho lasciata a scattare foto sul porto delle nebbie e dei gabbiani, siamo tornate dopo una “corsarata”nelle acque africane nonchè mediorientali.Vedrete che tra poco ricomincia a soffiare sul blog..Notte! 😛

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  31. Uno si distrae per mezza giornata e si perde parte della discussione… Vabbè, io e Diemme siamo finite un po’ fuori tema, ma vorrei rispondere comunque a questa sua domanda “Tu stessa dici che a certe riunioni sfoggi il doppio petto grigio: perché non ci vai in jeans strappati? “. Fondamentalmente perchè sono un’insicura cronica. Se vai ad una conferenza in doppiopetto grigio ti mimetizzi nella massa di gente grigia che ti fisserà con l’aria tipica della mucca che guarda il treno. Se vai in jeans, o in tenuta hawayana, inevitabilmente finisci per catturare l’attenzione anche di chi non c’entra nulla. Io odio attirare l’attenzione, odio il palcoscenico, sono più topo da laboratorio e se nelle occasioni ufficiali potessi scomparire lo farei. Non posso farlo, quindi cerco di mimetizzarmi come posso…
    Quanto al resto della discussione (e visto che Arthur non ci ha bacchettate per il fuori tema!), sicuramente la femminilità è un concetto culturale etc. etc, ma continuo a credere che il significato che diamo oggi al termine risulti direttamente da un passato che non ci rappresenta più, e che dovrebbe essere almeno un po’ svecchiato. La nostra cultura è cambiata, il nostro modo di vivere lo è, le donne sono cambiate e cristallizzare un comportamento in una parola che dovrebbe abbracciare e descrivere le attitudini tipiche di metà del mondo mi sembra riduttivo. Io mi sento molto più “femminile” quando mi esprimo per quello che sono realmente, senza restare imbrigliata in atteggiamenti che, non appartenedomi davvero, non risultano naturali. Oddio, è anche vero che sono in pochi a considerarmi femminile… o anche solo vagamente femmmina!!!

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  32. @ Diemme: in effetti devo dire che lo spirito dei vecchi tempi con te torna, ci vorrebbe anche la Cinzia e Alan che, se davi loro il “la”, partivano per la tangente. 🙂

    Evvabè… femminilità, un argomento difficile da trattare, anche perché per ognuno ha una valenza diversa, o forse no? 😉

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  33. @ Carlotta: BENTORNATA ANCHE A TE, ‘nnagg… mi sa che l’unico rimasto in città sono io, ‘nnagg…!!!

    Ti aspetto con il racconto della tua settimana, di perdizione? 🙂

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  34. Alan non so, ma Cinzia ha qualche problema logistico col collegamento e poi… poi lo sai che mi dice? Che se apre il mio blog è come droga, ci si perde (e il naufragar le è dolce in questo mare 😉 ), ci si attacca e non riesce più a staccarsi, e allora evita…

    Eh sì, ti ricordi che all’epoca dicevano che creava dipendenza? Credo proprio che per un blogger sia il miglior complimento 😀

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  35. Generalmente preferisco evitare la parolaccia. Ma quando qualcosa va storto mi scappa… in macchina, qualche volta, anche davanti a mia figlia piccola che, inevitabilmente, imparava. Ricordo una mattina nel bel mezzo di un ingorgo: – Suonagli Papi, suonagli !- diceva mia figlia – No Vale – risposi – non si usa il clacson in città. – E mia figlia (che doveva aver orecchiato qualcosa): – Solo agli stlonzi, vero Papi?- Un salutone, Fabio

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  36. Carlitas

    Audry Hepbhurn era talmente “femmina” che forse è stata l’unico esemplare a fischiare con due dita in bocca senza che venisse meno minimamente la grazia e femminilità.Per prima cosa dovremmo tutti misurare le nostre virtù prima di esibirle,in modo da non essere patetiche(ovviamente ciò vale anche per gli uomini riguardo la decantata virilità ed avvenenza).

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