E già, l’aquilone…

Ho fatto leggere il commento di Carla a Nonno Archimede e lui era così felice che le ha subito risposto

E allora…

E già, l’aquilone, grazie Carla per avermelo ricordato, per un attimo la mia mente è volata ai tempi di quand’ero piccolo ( cosa credete, sono stato anch’io bambino, mica sono stato sempre un nonno… ), di quando senza pretese e senza neanche chiedere più di tanto, riuscivamo a divertirci anche con i tappi delle bottiglie, che tra l’altro non è che se ne trovassero tanti, perché le uniche bibite che giravano erano al bar ed ogni volta era una corsa, una specie di arrembaggio: nascosti dietro l’angolo, io e mio cugino Franco, appena il barista girava lo sguardo altrove, di corsa a prenderli, per poi mostrarli agli amici come una specie di trofeo.

E già, l’aquilone… sai cosa, oggi c’è tanto traffico in giro, anche le vie dei paesi piccoli piccoli sono piene di macchine, invece ai miei tempi le strade erano un po’ anche il regno dei bambini, ed era propri lì che giocavamo con i tappi, una pista disegnata per terra, la linea di partenza, e con il pollice e il medio, come si dice oggi, un turbo ad iniezione naturale, si faceva partire il bolide e via, uno spasso che non v’immaginate nemmeno.

L’aquilone, già, l’aquilone… non è facile ascoltare cara Carla, perché per farlo bisogna un pizzico essere interessati all’altro, anche solo per capire, e non sempre chi parla lo fa per raccontare qualcosa e la vita, come dici tu, è spesso ingarbugliata. A me piaceva molto sentire i racconti dei miei nonni, ma oggi, quando sono solo, vado ad ascoltare la gente per strada e allora non servono le parole, basta guardarli.

Evvabè, lo sanno ormai tutti che sono un curioso, ma credimi, la gente ha molto da dirti se la guardi bene, perché in quel momento sono vulnerabili, pensano di essere trasparenti, si confondono in mezzo agli altri, senza curarsi più di tanto di ciò che li circonda, l’indifferenza di chi magari tira dritto se un altro è per terra perché sta male. Ma non sono tutti così per fortuna.

L’aquilone… sai che non mi ricordo più perché ti sto raccontando queste cose, scusami, ma forse lo faccio solo perché mi piace, malgrado gli anni, provare ancora delle emozioni e la gente, se la guardi bene o se l’ascolti, può dartene tante e allora, fai bene ad ascoltarli, a volte semplici racconti che riguardano  il vicino, il panettiere, il portalettere o semplicemente il passante, a volte storie laceranti, che aspettano l’occasione di un conforto, a volte storie allegre.

Evvabè, adesso qualcuno dirà che non c’ho capito niente, ma a quest’ora della sera è probabile e allora, ciao… ma scusa, gli aquiloni che c’entrano?

f.to: Vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…

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33 pensieri su “E già, l’aquilone…

  1. Ho trovato il commento e l’ho..captato..bei tempi, io degli aquiloni ho solo il ricordo della poesia imparata da piccola e della quale non ho dimenticato neanche un verso !Inoltre ho letto il libro best seller di qualche anno fa ,scritto da quel medico afghano ma non ricordo,credo s’intitolasse “Il venditore di aquiloni”o qualcosa di simile 🙂

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  2. carla

    @Carlitasss: il libro è “Il cacciatore di aquiloni” un capolavoro. Lo stesso autore scrisse poi “Mille splendidi soli” ma a me piacque meno.
    @Nonno Archimede: ma che ho combinato stavolta? passo da qui, prima di cena per vedere se ti dondolavi ancora sulla sedia col giornale in mano, la televisione accesa e la pipa in bocca e leggo del mio aquilone. Nonno Archi te li ricordi i tappi della gassosa Neri, quella che bevevamo insieme al chinotto? Che buona! a quei tempi mangiavo anche le giuggiole, ce n’erano così tante vicino alla ginestra (ottimo il Profumo alla ginestra che si acquista a Vulcano, alle Eolie). Per non parlare delle “smergie” ma non tutti sapranno cosa sono. In effetti sono un frutto che ho mangiato (e mangio) quando d’estate vado a Messina e provincia. Una specie di susine, colore verde chiaro, dolcissime.
    Ah già, si parlava di aquiloni. Ecco, non farmi vergognare ma … io adoro gli aquiloni. Quelli fatti a mano, con pazienza, con tanta attenzione. Mi piace preparare tante carte colorate (arancioni, gialle, rosse, ecc..) preparare lunghe catene (generalmente celesti o blu) e nastri (di tutti i colori) per la coda e ricavare le bacchette dalle canne (quelle che servono per sorreggere le piante di pomodoro) come struttura portante. Pensa che ho acquistato anche un libro dove passo passo ti spiega come si costruiscono e sapessi quanti modelli ci sono. Un buon rocchetto di filo da pesca come cordina e voilà il mio sogno è pronto. Che bello vederli volare in alto, colorati e leggeri. Sai, io un po’ ho vergogna di giocarci se c’è gente, ma trovo sempre un bimbo o un ragazzetto disposto a farlo in mia vece. Quando invece vado ai laghetti di Marinello, sotto il Tindari, l’avventura mi appartiene. Generalmente porto con me il mio cane. La scena è questa. Io cerco il “vento giusto”, faccio salire l’aquilone su più su che posso e corro (….va bè corricchio dai), il cane corre abbaiando dietro me (chiedendosi, ne sono sicura, perchè corriamo in quel modo). Devo confessarti che ogni tanto finisce a mare? Però che dire, l’aquilone mi dà un grande senso di libertà, di gioia, di spensieratezza.
    Tornando al mio precedente post: Stasera è da me un bimbo di 8 anni figlio di amici che hanno una cena di lavoro e non possono portarlo con loro (ndr: io avrei rinunciato alla cena ma tant’è…), per me è una grande festa perchè lo adoro. Costruiremo insieme un aquilone – era una mia promessa – (è particolare perchè ho previsto nello scheletro un po’ di legno di balsa, quello degli aeromodelli per intenderci), stasera lo parcheggeremo in un hangar (il mio box) ed al primo sole guarda anche tu in alto Nonno Archimede e se vedi un rombo giallo, arancione e rosso lì ci sono io con il mio piccolo sogno. Ciao Nonno Archimede, ora va’ a dormire e … sogna un aquilone.

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  3. CI ho provato tante volte sai Nonno Archimede, a costruire un aquilone, ma non ci sono mai riuscita, come forse spesso non so ascoltare gli altri, chissà forse le due cose sono associate…
    Ciao Nonno 🙂

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  4. @ Carla: e no, dai Carla, non si fa così, senza volerlo, o forse l’hai voluto fare di proposito, mi hai fatto ricordare cose che era tanto che non ci pensavo, le smergie, dolci, dolcissime, sai che è una vita che non le mangio?

    Avevo uno zio che nelle sue campagne di Torre Grotta, proprio lì in provincia di Messina, dopo Spadafora andando verso Milazzo, che magari tu conosci, le coltivava e quando veniva a Messina ce li portava sempre dentro ad una cassetta della frutta, non tantissime, perché bisognava mangiarle quasi subito, altrimenti non erano più così buone e poi, mannaggia, mi parli di Tindari, dove c’è il santuario della Madonna Bruna, mannaggia, quanti ricordi!!!

    S’andava da quelle parti a passare la Pasquetta, tutti insieme, la famiglia intera, la mamma preparava il pranzo ed era uno spasso. Pentole e pentoline “incartate” con quattro nodi con lo strofinaccio della cucina. Chissà come mai avevamo sempre fame e così, messa sull’erba la tovaglia a quadretti della nonna Carmela, s’apparecchiava la tavola e via, c’era il profumo della pasta a forno fatta con le melanzane fritte, le uova sode e la ricotta salata infornata grattugiata sopra, una delizia, io che sono stato sempre un mangione di pasta, ne mangiavo sempre una doppia porzione e poi c’era la parmigiana di melanzane che solo a vederla veniva l’acquolina in bocca, la carne impanata, non la cotoletta, che è tutta un’altra cosa, anzi, ricordami di ricordare all’Arthur di scrivere la ricetta perché è senz’altro da fare, e la mangiavamo con un contorno di caponata, quella fatta sempre dalla nonna, la specialità della casa, che chissà come mai, spariva subito prima ancora di metterla in tavola, e così giusto per cambiare sapore, c’era la provola di Montalbano, quella sfogliosa, uhhhhhhhhh, quant’era buona.

    Ma scusa, dimmi una cosa, magari nell’orecchio sinistro, visto che in quello destro c’ho qualche problemino, ma tu da dove sei spuntata? Mi fai venire i luccichini agli occhi a furia di sentire parlare della mia terra e già, perché forse non tutti lo sanno, ma noi Siciliani l’abbiamo dentro nel sangue questa benedetta terra, criticata, bistrattata e abbandonata, ché per capirla, bisogna conoscerla, ma non per sentito dire.

    Evvabè, adesso s’è fatto veramente tardi. Domani vorrò sognare anch’io, e se alzando gli occhi al cielo vedo un rombo giallo, arancione e rosso, penserò a te, Carla, e ai miei pensieri che una volta tanto, finalmente liberi, se ne voleranno via.

    ‘notte!

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  5. carla

    Quanti ricordi affiorano …. e per paura di annoiare i “non addetti ai lavori” spesso sorvolo.
    Torregrotta, Olivarella, Merì, Spadafora….. vogliamo mica giocare in casa?
    Noi nelle nostre scampagnate (storiche quelle di Ferragosto) non ci facevamo mancare il salame di Sant’Angelo in Brolo, le olive schiacciate a mano con la pietra e messe nei barattoli con sopra il finocchietto selvatico arrotolato, la provola affumicata di Basicò, e poi certo la pasta al forno con la ricotta salata (e la ricotta infornata, poco buona?), le cotolette (apoteosi per il palato), la caponatina ,,, e le sarde alla beccafico? il tortino di alici e la “neonata”, infarinata, fritta e mangiata calda? e i tonnacchioli alla brace o i totani pescati di notte tutti insieme?
    Ne avrei di cose da raccontare…
    Buona giornata

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  6. @ Carlotta: ti confesso che anch’io degli aquilono ho solo il ricordo di averli visti volare, ma la magia di stare con la testa all’insù per guardarli volare. Insomma, io come Nonno Archimede non c’ho capito molto su come volano, ma va bene lo stesso. 🙂

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  7. @ Carla: beh, se è per questo, c’è anche Pace del Mela e Gualtieri Sicaminò, dove mia nonna aveva la campagna e da piccolo andavo a vendemmiare. Ricordo che quando i contadini arrivavano con i carretti pieni di ceste d’uva, la buttavano dentro ad una vasca grande e noi bambini, tolte le scarpe, a pigiarla come dei forsennati cercando di emulare i grandi. E intanto cantavamo canti Siciliani… Si Maritau Rosa, Saridda e Pippinedda, e iù, ca sugnu bedda, mi vogghiù marità… Tanti picciotti beddi passunu di ‘sta strada, ma nuddu ‘na vardata alla me casa dà. Certu ‘stu desideriu distruggi la me vita, mi vogghiu fari zita, mi vogghiu marità…

    Inutile dire che a fine giornata eravamo zuppi e sporchi di acini d’uva, ma era una festa e così, tutto era ammesso.

    Ricordi? 😆 😆 😆

    Adesso è forse meglio se vado a lavorà, altrimenti il mio capo, Arthur, mi licenzia in tronco.

    Buona giornata anche a te!

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  8. @ Patrizia: sei sicura di non sapere ascoltare? Strana ‘sta cosa, eppure sai guardare e le tue foto lo dimostrano… 😉

    E sull’aquilone, siamo in due a non saperlo fare, vuol dire che chiederemo a Carla d’insegnarci. Dici che si presterà? 🙂

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  9. carla

    Nonno Archimede ma la memoria vedo che ci assiste. A Gualtieri (si sparano i migliori fuochi d’artificio) la pasticceria Colosi è gioia per il palato. A Pace del Mela (da non confondere con S. Lucia – famosa per il castrato di pecora- e S. Filippo del Mela) c’è la bottega del pane caldo. Nonnino, sai come mi chiamavano tanti anni fa? La Continentale.
    Però un bel post sui maccheroncini di casa, cottura 30 minuti, fatti col ferretto da calza ….lo sai che mi alletta?
    Adesso ho un po’ di lavoro, ma ti assicuro che torno a farti visita stasera, sono indecisa se portarti un Principe di Piemonte o un pò di pignolata. Ho capito, ho capito … preferisci la mousse di cioccolatta (con due “t” come dici tu). A presto nonnino caro e sorridi sempre

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  10. @ Arthur
    So ascoltare, eccome se so ascoltare, anche quando le persone non parlano sento ugualmente, perché molti parlano anche senza usare le parole, basta osservare attentamente i gesti, gli sguardi, leggere tra le righe ecc ecc

    Ehm, per quanto riguarda l’insegnamento di come costruire un aquilone, mah chissà … sicuramente Carla lo insegnerebbe al nipotino di Nonno Archimede, vi intendente a meraviglia ed è molto molto bello 🙂

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  11. AAhhhh, a proposito. Se sei stato nominato, significa che dobbiamo votare per scegliere se devi rimanere nel mondo dei blog o se dobbiamo buttarti fuori??? Ehm faccio la De Filippi della situazione e ovviamente sto scherzando ahahahah

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  12. @ Carla: adoro la cioccolata, è l’unico dolce che mi concedo, amando molto di più il salato, ed è per questo che un rafforzativo ci sta bene, due t anzichè una e vuoi mettere che goduria???

    E sui maccheroncini di casa, se vuoi mandarmi la ricetta, la pubblico volentieri, che già al solo pensiero… 😉

    Vada per il principe di Piemonte, anche se la pignolata non mi dispiace per niente, però mi raccomando, quella ricoperta di cuioccolata.

    Ciao e buona serata.

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  13. @ Pat: e non avevo dubbi sul fatto che tu sapessi ascoltare.

    Carla sembra già una di casa ed è proprio questo il bello del blog, riuscire a creare rapporti anche senza conoscersi.

    Ciao e buona srata anche a te. 😉

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  14. carla

    Cucù … dormivi già Nonnino? Ancora aperti i tuoi occhietti? Spero non sei seccato per queste mie improvvise incursioni, tu sei saggio e a me piace poterTi parlare a cuore aperto, è così facile comunicare con Te. Adoro i vecchi e i bambini, la saggezza e l’ingenuità. Ti confesso, però, che mi sembra di profanare un luogo senza averne avuto assenso. Sono tutti molto gentili con me, eppure mi sembra come aver aperto all’improvviso una stanza, dove tante persone chiacchierano intorno ad un tavolo, all’unisono si voltano a guardare quell’inaspettato rumore ed io, con ancora la maniglia della porta stretta nella mano, balbetto qualcosa con la voglia di andar via. Che ci faccio io dentro la vostra casa? Non conosco chi siete, voi non conoscete me, nessuno mi ha invitata.
    L’ immagino sai i Tuoi occhietti, mentre leggono le cose che scrivo “di pancia”, senza mai rileggerle, ridere un po’ divertiti ed un po’ seriosi. Mi fa piacere riportare alla Tua memoria qualche piccolo brandello di vita rimasto impigliato nelle maglie dei ricordi, non emozionarTi però, potrebbe farTi male ed io voglio saperti sempre sereno.
    Ma bando alla malinconia, ecco la ricetta dei “maccheroncini”:
    – gr. 500 di farina
    – n. 2 uova intere
    – acqua
    – sale
    -un ferro da calza n.3
    Mettere la farina sulla spianatoia, fare una conca al centro ed aggiungere le uova, il sale e un pò d’acqua. Impastare, aggiungendo piano piano l’acqua, fino ad ottenere un pasta bella elastica ma non appiccicosa. Prendere uno alla volta un pezzetto di pasta grande come una noce ed arrotolarlo col ferro da calza. Sfilare piano e ripetere l’operazione infarinando sempre il ferro. Otterrete dei maccheroncini lunghi che lascerete riposare almeno due ore prima di cuocere.
    Lessare e condire con ragù.
    Un’altra bella ricetta è il “pescestocco alla ghiotta” … non mancherò di scrivertela.
    Sai, ieri sera, come Ti avevo già detto, sono stata in compagnia del figlio di una coppia di miei amici ed insieme abbiamo costruito un aquilone. E’ venuto bellino e non appena si alzerà un bel pò di vento (come Papillon che cercava l’onda giusta) lo andremo a collaudare. Era così contento il piccoletto che ho provato anch’io una gioia immensa.
    Ora Nonno Archimede si è fatto tardi e per Te è giunta l’ora di coricarti.
    Un abbraccio sincero, esco in punta di piedi chiudendo la porta dietro me.

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  15. …eccomi da Nonno Archimede…
    dolce quest’uomo!
    ma io di aquiloni non ne ho nei miei ricordi…
    però so che sono belli..li vedo spesso al mare…sai, lì c’è sempre vento!
    Ho letto anche il libro, che mi ha regalato Sara quando ancora non era così famoso…
    parlavamo di aquiloni..e dopo qualche giorno arriva a casa con quel bel libro.
    Lo lessi d’un fiato…e poi lessi anche mille splendidi soli…e mi è piaciuto tanto.

    E’ vero, qui si respira aria davvero buona… e salta all’occhio il garbo di Carla e la sua bella scrittura.
    Arthur che è una personcina tutta a modino( era un po’ che non lo scrivevo) sarà senza dubbio contento!
    Io e Carlitasss siamo le streghette ma vedo che anche Pat ci mette del suo…e poi c’è anche la SyS che lo nomina….Ultimamente manca la Valentina…
    Ma non è la Marcuzzi che nomina??? …insomma sempre di donne si tratta…chissà che pensa nonno Archimede di queste femmine televisive.
    mio suocero che io chiamavo nonno Roberto era invidioso( bonariamente) di quanta grazia trapelasse da quello schermo della sua televisione.
    Ripeteva sempre che ai suoi tempi per avere un bacio doveva fare un sacco di peripezie.
    per toccare poi….cosa tanto rara!
    Dolce che era nonno Roberto…gran classe anche lui.
    Via, sulla scia di teneri ricordi…vado a ninna ….oggi ho stirato un vagone di tende!
    ma mica è ancora Pasqua!!!
    ciao dolcezze…

    Carlitass: dobbiamo parlare io e te!!
    hahahahhahahah…bacio!
    vento

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  16. E parleremo presto!!!Bacio a te.A proposito di zone conosciute,io il primo viaggio che ho fatto(si fa per dire)è stato in Sicilia e per la precisione a Milazzo,dove abitavano i miei zii,avevo due anni e ricordo una signora di una certa età amica dei miei zii che insegnava tante ricette e si chiamava Marullo ed era baroressa e poi la pasticceria Cambria dove ci compravano ogni ben di Dio Mio cugino andavaa comprare qualcosa,abitando a qualche passo, da Marlia,ma non so che negozio era .La carne panata è stata importata anche a casa mia,semplicissima:fettine di carne tenera messe a marinare nell’olio,aglio e prezzemolo,passate nel pangrattato e poi passate in padella.Si toglievano quando si era formata una bella crosticina da ambo le parti e,chi voleva,spruzzava il limone sopra.Dico bene Arthur?

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  17. @ Carla: sai com’è, ieri sera avevo voglia di non pensare a nulla e così mi sono affacciato alla finestra e ho guardato fuori. Non lo faccio quasi mai, tranne quando nevica, perché mi piace vedere cadere la neve illuminata dai lampioni che ci sono per strada. Sì, in questo senso ho l’impressione di essere uno spettacolo – tra lo spettacolo… 🙂 – e se qualcuno mi vedesse, penserebbe che io sia un mammalucco, imbambolato lì a guardare i fiocchi di nene e… evvabè, dicevo, ho guardato fuori dalla finestra e ho visto un cielo a tratti stellato. L’aria era gelida, e quei piccolissimi lumicini brillavano in un nero così nero che quasi metteva soggezione. Per un attimo ho avuto l’impressione di trovarmi davanti ad un cielo stellato in una notte d’estate, seduto al buio sulla spiaggia, le braccia intorno alle ginocchia, a guardare quel luccichio specchiarsi nell’acqua del mare. In silenzio, al suono di pensieri che non hanno mai bisogno di andar via.

    No, cara Carla, tu non hai profanato nulla, questa casa è sempre stata aperta a tutti e chi ha voluto o chi ha saputo, l’ha fatta diventare come se fosse sua. Sai com’è, noi Siciliani abbiamo innato il senso dell’ospitalità, e quando un amico entra dentro ai nostri cuori, è per sempre. E’ vero, non ho fatto le presentazioni, ma non è stato mai necessario farle, perché sono gli sguardi fatti di parole che parlano per ognuno di noi. Quindi, siediti ogni volta che vuoi e parla di tutto ciò che senti di dire, i miei amici sono forse un po’ timidi, ma credimi, ti ascoltano e sorridono alle volte, perché tu sai raccontare cose che magari a tanti sono sconosciute, ma lo fai con il garbo di chi ha voglia di comunicare ricordi, anche, ma soprattutto sensazioni racchiuse dentro a delle emozioni.

    Quest’angolo, quello di Nonno Archimede è senz’altro unico, perché nella semplicità trova un motivo per esistere, ma è una filosofia che vive anche nel resto del blog: qui chi arriva si siede, ascolta o dice qualcosa, se ne ha voglia, senza pretese o falsi artifici. Quindi…

    Grazie della ricetta, la pubblicherò quanto prima. Se poi vuoi mandarmi anche quella del pescestocco a ghiotta, sarebbe fantastico e magari le posso pubblicare insieme. Sarà l’occasione per raccontarti cosa mi è successo una sera che avevo a cena degli amici con questa gustosissima ricetta… 🙂

    Ciao… ‘pranzo!!!

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  18. @ Ventolino: ti dirò, a me queste femmine televisive non fanno poi così tanto effetto, anche se non nego che spesso è un bel guardare… (sono un esteta, si sa… 🙂 )

    E poi che voi, Tu, Patrizia, Carlotta, siate delle stregette, confermo, e in effetti Valentina ultimamente batte la fiacca, così come Luisa, ma ci pensa Diemme a fare per tre, non credi?

    A proposito, averi un paio di tende da stirare, ci pensi tu? GRAZIE!!! 🙂

    Ciao e a presto.

    ‘pranzo anche a te! 😉

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  19. pranzo? a quest’ora?
    uhm…bon , io vado a stirare…
    a ognuno il suo destino…
    bacio!
    …qui si parla di ricette ma mai nessuno che m’inviti a mangiare!
    ..e pensare che quando lavoravo in pizzeria andavano matti per i miei petti di pollo alla miki ( che sarei io, secondo nome portato per trent’anni e anche ora) e gli spaghetti, sempre alla miki….gnaaaammmmmmmmmm!!!

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  20. @ Carlotta: sì, la carne panata è come hai detto tu, ma io la faccio con una variante, spalmo sulla carne del burro che avevo prima ammorbidito, poi la passo nel pan grattato, mescolato con del formaggio grattugiato e prezzemolo, la compatto ben bene e poi la faccio cuocere per pochi minuti dentro al forno che prima avevo scaldato a 160 gradi.

    Fantastica!!!

    ps: mi raccomando, con Ventolino, non sparlate di me. 🙂

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  21. eh beh…la Diemme è grintosa….spara le sue cartuccie dritte al cuore!
    Con lei si scherza poco….quindi attento a te!
    …bon…spediscimi le tende, antipatico!
    mica vorrai che venga io da te!!!
    fai il il Romeo della situazione!
    ihihihihiihihiiiiiiiiiiii…..

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  22. AURELIO

    L’aquilone…. e chi ci pensava più?
    Il mio ricordo:
    1) la raccolta minuziosa di tutto il materiale (carta, anche quella dell’uovo di Pasqua, chiodini, piccoli legnetti, nastro adesivo, pennarelli, strisce filanti di carnevale, colla)
    2) la cantina dove montare tutti i pezzi e colorarli con infinita amorevole pazienza
    3) aspettare il sabato pomeriggio, quando con mio padre finalmente andavamo in campagna a provare
    4) l’emozione di vederlo salire su nel cielo
    5) le lacrime quando cadeva in picchiata rovinosamente e mio Padre mi consolava
    6) uno dei ricordi più belli che mi porto dentro ora che mio Padre è andato via
    7) un grazie speciale a Carla che me lo ha fatto ricordare!

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  23. Hai ragione!Col pangrattato andava del formaggio grattuggiato,l’avevo dimenticato! Ohi.. non avevo notato l’altra ricetta(sono andata giù veloce)che sarà sicuramente un ulteriore arricchimento su quello che si sa fare in cucina.Ben venga qualunque istruzione,composizione e ricetta per quel che mi riguarda, io faccio la raccolta delle cose che so fare,lo sapevi? 🙂 😉

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  24. @ Carlotta: l’altra ricetta la pubblico domani, sperando che Carla mi mandi anche quella dello stoccafisso alla ghiotta. Fai la raccolta delle cose che sai fare? Cioè? 🙂

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