Una storia semplice.

“Vuole qualche fetta di salame che con la polenta si sposa bene? “

“No, grazie…”

“E allora un cotechino, lo fa saltare in padella, ci mette un po’ di conserva di pomodoro e così condisce la polenta.”

“No, grazie, va bene così”

No, non sono impazzito, vi sto solo riportando una briciolo di conversazione che ho sentito ieri in un piccolo supermercato. C’ero entrato per prendere alcune cose e al banco dei salumi, c’era una signora anziana che parlava con il commesso. O forse è meglio dire che era lui che parlava a tutti i costi con lei. Nel suo carrello c’era un pacco di polenta in polvere e un sacchetto con dentro un panino, che aveva preso poco prima.

“Ehhhh… mi dia invece mezzo etto di taleggio, sa, ne prendo poco perché magari poi va a male e così…”

“Sì, lo so che lei mangia poco Signora Elvira, non si preoccupi, assaggi questo che è buonissimo, è in offerta, poi mi fa sapere com’era.”

Ero in silenzio e li ascoltavo. Lui era un omone grande e grosso, ma aveva un sorriso buono, lei invece era minuta, magrolina, un maglioncino un po’ slabbrato, una gonna con un grembiule sopra e delle calze di lana pesante. Anche lei aveva un sorriso tenero, ma lo sguardo era perso chissà dove, uno sguardo che sembrava pieno di solitudine.

Che dire, beh, forse è meglio non dir nulla.

Poi sono andato a messa in una chiesa lì vicino, perché domani è un anno che mia madre se ne è andata. Una messa in suo ricordo. So di non essere un buon cattolico, spesso quando mi capita di andare in chiesa penso a qualcos’altro, non riesco mai a concentrarmi come vorrei e me ne dispiace.

Dopo un po’ è entrata anche la signora del supermercato con la sua borsina semi vuota, è venuta a sedersi vicino a me. Le ho fatto un cenno pensando mi riconoscesse, ma lei nulla.

E così, come sempre, mi sono messo a pensare, di lei, di noi, di ogni cosa, c’era tanto di quel tempo.

Una storia semplice tipica di Nonno Archimede, questa volta raccontata da Arthur, che qualcuno magari troverà un po’ scontata, ma tant’è…

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14 pensieri su “Una storia semplice.

  1. Grazie Arthur. Te l’ho chiesto perché leggendo questa storia semplice prima del tuo ripensamento ho come visualizzato la signora di cui parli. Una dolce signora che vive di poco, di quelle persone che nell’impossibilità di comperare il cotechino da abbinare alla polenta, riempiono lo stomaco insaporendo la polenta stessa con un po’ di formaggio. La immagino nella sua cucina mentre se la prepara e poi si siede ad una tavola apparecchiata con un solo piatto, il suo… Ma nella sua solitudine, che riempie anche con la fede e lo dimostra la sua presenza in chiesa, dove rimane pur sempre isolata nei suoi pensieri, magari in quel momento legati alle persone che non sono più con lei e alle quali sta rivolgendo le sue preghiere, dicevo… nella sua solitudine mantiene una grande dignità. Quella delle tante persone che non chiedono nulla, anche se sicuramente quella solitudine le pesa tantissimo. Forse l’ho fatta troppo tragica, ma è il primo pensiero che ho avuto dopo aver letto le tue parole, anche perché ne vedo di persone anziane così. Spesso incontro una signora che si reca o torna dalla messa quotidiana, vive da sola (è rimasta vedova molto molto presto) e questo le pesa tanto, perché i figli non le fanno visita o se lo fanno capita molto raramente. Lei quando mi vede mi saluta sempre, io rallento il passo di proposito anche se invece dovrei correre per le tante cose da fare e inizio a chiederle come sta, così facciamo un pezzo di strada insieme e lei mi racconta particolari della sua vita, di quanto sia brutto passare le festività sempre da sola nella casa grande e vuota dove vive. Però è combattiva, fa tutto ancora lei, le pulizie, la spesa e via dicendo e mi ha detto che lo farà finché la salute, seppure già da diverso tempo non al massimo, glielo consentirà. Mi ha anche detto che non vuole assolutamente finire i suoi giorni in una casa di riposo, lei vuole morire nella sua casa e quando non sarà più in grado di prendersi cura di se stessa, chiamerà una donna ad assisterla, la cosiddetta badante. Ora è un po’ di tempo che non la vedo, penso sia a causa della neve che le ha impedito di uscire di casa, visto il pericolo di cadute. Tutto questo mi fa anche pensare a come potrei essere io alla sua età, se ho la fortuna di arrivarci e soprattutto a quante persone si recano a far spesa prendendo il minimo consentito dalle loro poche finanze, ma anche perché non ha senso comperare tante cose quando poi la tavola sarà sempre e solo apparecchiata con un unico piatto…

    Grazie, Pat

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  2. @ Pat: no, non hai esagerato, non l’hai fatta tragica, ma è la stessa cosa che ho pensato io vedendola. Sentiamo parlare spesso di questi anziani soli e con una pensione da fame, ma non ci rendiamo veramente conto di cosa voglia dire. Non so se le mie conclusioni sulla signora fossero esatte, ma quel senso di solitudine che le ho letto sul viso mi ha colpito in modo particolare. L’ho visto un po’ di anni fa in un uomo che conoscevo, sono andato una mattina a trovarlo e l’ho visto seduto sul letto che si teneva la testa tra le mani. Non stava bene, e in quel momento l’unica persona alla quale poteva dirlo, era se stesso. Sono rimasto profondamente colpito da questa cosa, e mi spiace di non aver potuto fare di più per lui. Anche quando è morto era da solo.

    Sono cose che fanno riflettere, e tanto anche.
    Grazie a te!

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  3. Luisa G.

    Ad essere vecchi e soli passa anche la voglia di mangiare, sembra che manchino le energie e sia tutto inutile. E’ brutto invecchiare così,ma è una realtà che vivono in tanti. Mi fermo a chiacchierare con un coscritto di mio padre, mi racconta sempre che senza sua moglie non sta bene. E’ accudito da estranei, ha tutto quello che di materiale gli serve, ma lui vorrebbe solo lei, ma quell’unico desiderio non lo potrà più realizzare. MI stringe la mano e se ne va con le lacrime agli occhi.

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  4. Ogni volta che incontro una signora dell’età che potrebbe essere quella di mia madre(soprattutto in certe date!),sono certa che ci sia qualcosa di lei in quella persona,forse un messaggio per me,forse il solo volermi essere vicina come faceva sempre quando avevo un momento difficile,perciò sono molto affettuosa con le signore che mi capita di incontrare e mi accorgo che c’è tanto desiderio di affetto, attraverso le loro parole.Si scopre un mondo fatto di tante piccole difficoltà nell’eseguire movimenti che per noi sono scontati,ma anche il solo riconoscere le persone per strada.Quindi,se possiamo,cerchiamo di sdrammatizzare con una battuta se non ricordano chi siamo, dando un riferimento per essere riconosciuti, io lo faccio spesso e come dono di scambio, mi godo quel bel sorriso di rasserenamento che spunta sulle loro labbra discrete piene di riconoscenza che è un vero piacere vi assicuro.Un abbraccio forte Arthur,ti sono vicina.

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  5. Silvia

    Inizio dicendo che, come sempre, sei stato molto delicato nell’esporre questa storia, semplice è vero, ma nelle cose semplici alle volte si racchiudono delle grandi verità. Oggi è una giornata particolare per te e leggendo della signora anziana che hai incontrato al supermercato, mi sono venute in mente tutte quelle mamme che col passare degli anni diventano fragili, la mia lo è tantissimo, malgrado conservino alcune un carattere forte e risoluto. Sarebbe bello poter spartire la vita con il proprio uomo fino in fondo, perché quando muore uno dei due, la solitudine può essere dura da sopportare. Leggendo, mi sono ricordata di un servizio che avevo visto alla televisione, dove si parlava di questi anziani che dovevano giornalmente fare i conti con quei pochi soldi di pensione che prendevano. C’era un signore che andava tutti i giorni al mercato e comprava pochissime cose, ma era anche la scusa per fare quattro chiacchiere. La sera, spegneva tutte le luci, accendeva una piccola abat-jour che aveva sul tavolo dove mangiava e facendo le parole crociate, aspettava l’ora per andare al letto. Aveva escogitato tanti piccoli trucchi per risparmiare ed era simpaticissimo mentre li raccontava. Cos’altro poteva fare? E’ bello ciò che ha detto Patrizia, è bello ciò che ha detto Carlotta e Luisa, è bello ciò che è stato detto, poco o tanto che sia, da tutti, con semplicità, così come la storia che hai raccontata tu.

    Ciao Arthur.

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  6. @ Luisa: indubbiamente la solitudine non aiuta ad invecchiare bene, ma il passare degli anni porta con sè dei vantaggi, se non altro non si corre più come prima, sempre che uno abbia smesso di lavorare ovviamente. Il rovescio della medaglia e la sicurezza economica, che se non la si ha, allora è dura. Quando è morto mio padre, dopo qualche anno mia madre ha preso una donna che le facesse compagnia. Lo ha fatto perché voleva rimanere a casa sua, senza così dipendere e pesare sui figli. Lei era una donna che le piaceva andare in giro, organizzava spesso in casa serate con amici, insomma, cercava di colmare, impegnando il suo tempo, quel vuoto che la morte di mio padre le aveva lasciato. Ma non era più la stessa cosa.

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  7. @ Carlotta: un tempo gli anziani erano tenuti da conto, per loro c’era un rispetto forse esagerato. Noi piccoli li ascoltavamo raccontare a volte storie tante volte ascoltate, ed era sempre una gioia. Oggi si è un po’ più distratti, si corre, si corre, senza sapere veramente dove. Di conseguenza i rapporti, in genere, ne risentono. Dovremmo dedicarci più tempo e di conseguenza, dedicarlo anche agli altri. Quella signora era così carina, che l’averi presa a braccetto per farci quattro chiacchiere. Ma non l’ho fatto, perché magari mi prendeva per matto. Evvabè… grazie!

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