Giovanna e Giovanni!

© arthur

La mattinata non era incominciata malaccio. Fin dalle prime ore del mattino l’aria tiepida e il cielo terso, facevano pensare ad una bella giornata, l’avvisaglia che la primavera stava finalmente per arrivare.

Giovanni non si era alzato molto contento quella mattina, aveva dormito poco per un dolore al braccio sinistro che ogni tanto lo affliggeva nelle notti di luna piena. Giovanna, sua moglie, camicia da notte lilla e calzini di cotone purissimo ricamati a mano dalla sua zia preferita, non sembrava da meno e la cosa lo innervosiva ancora di più. L’unico modo per non scontrarsi, era quello di girare lontano l’uno dall’altro, ma non sempre la cosa riusciva come avrebbe dovuto.

Giovanna e Giovanni!

Si erano incontrati in un luna-park l’estate scorsa, quel che si dice un amore a prima vista. Lei, alta circa 1.67, ben fatta, bionda naturale, una taglia abbondante di reggiseno nonostante il vitino da vespa e i fianchi abbastanza stretti, occhi verdi, e un viso d’angelo, l’aveva guardato fissandolo intensamente mentre lui giocava a calcetto con un amico. Lui, muscoloso quel tanto che bastava, con un accenno di pancetta che a lei era piaciuto subito perché la giudicava affascinante, capelli irti come un cespuglio di erba cipollina colta alle prime luci dell’alba, aveva colto quello sguardo e non l’aveva mollata più. Aveva solo un problemino, un leggero strabismo che all’inizio aveva complicato un po’ le cose. Lui la guardava appassionatamente dicendole parole infuocate e lei, pensando si rivolgesse all’amica, si arrabbiava di brutto.

Ma come si dice, l’amore non è bello se non è litigarello e così, dopo sei mesi di passione sfrenata che li aveva portati, mattina, pomeriggio e notte, a lunghe maratone di inimmaginabili contorcimenti fino all’ultimo spasimo, decisero di sposarsi. Lui aveva già una casa, un appartamento in periferia di circa 100 metri quadri con tutte le comodità: il capolinea del bus che andava in centro sotto casa, un supermercato vicino, un parco con tanto di verde e una pista ciclabile, una scuola materna, una palestra dove la sera insegnavano ballo latino americano, la loro passione, insomma, quel che si dice un’ottima posizione.

Appena decisero di sposarsi, lei incominciò a pensare come dare una ripulitina all’appartamento. Non sopportava l’idea di andare a vivere in una casa dove c’erano state altre donne, e magari dormire nello stesso letto dove lui aveva fatto all’amore con un’altra. Era gelosa della sua vita passata, malgrado lui non fosse stato poi un gran dongiovanni, anzi, prima di lei era stato solo con una donna più vecchia di lui, per cui, non è che ci fosse molto da ricamarci sull’argomento.

Ma si sa, le donne quando si mettono qualcosa in mente diventano irremovibili e lei, in questo senso, non lo era da meno. Non avendo tanti soldi da spendere, prese l’abitudine di andare a visitare tutti i negozi di arredamento che si trovavano nella zona. In breve tempo, divenne famosa per le sue improvvise esternazioni quando le presentavano un conto che secondo lei non rientrava nelle sue aspettative. Ma con buona pace dei venditori, Giovanni arrivava a sistemare le cose ma poi, a casa, erano dolori!

Quella mattina era nata proprio storta; lei in bagno davanti allo specchio a fare linguacce e lui in cucina a litigare con la caffettiera che non riusciva ad aprire.

                    “Giovanna, per la miseria, quante volte devo dirti di non stringere troppo la caffettiera quando la chiudi?” le urla lui con i capelli arruffati e uno sguardo inferocito con in mano una Bialetti MokaExpress nuova di zecca in alluminio lucidato a freddo, regalo di matrimonio dello zio Armando famoso intenditore di caffè brasiliano.

                    “Giovanni, per la miseria, quante volte devo dirti di non rompere mentre faccio la mia ginnastica facciale mattutina?” Gli risponde lei ferma davanti allo specchio, paonazza in viso con la crema giorno intorno agli occhi, con in mano una pinzetta in acciaio inossidabile sedici decimi che aveva comprato alla fiera dell’artigianato nel padiglione 14 dell’Asia settentrionale.

Sì, quella mattina era decisamente nata storta…

… e secondo voi, com’è che continua la storia?

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23 pensieri su “Giovanna e Giovanni!

  1. Carla,
    tu hai dato quel tocco femminile …
    che, di grazia, solo alle donne è concesso.
    Ora è ben difficile riscrivere un finale.
    Questo è perfetto perché finisce bene.

    Se solo ci fermassimo un momento a parlare.
    ad ascoltarci dentro, di come eravamo, probabilmente
    le coppie non arriverebbero al totale disfacimento.
    Forse, nascere tre volte sarebbe l’ideale,
    ma qualcosa andrebbe storto comunque.

    Giovanna c’ha provato ben tre volte ma alla fine si rese conto che Giovanni era solo un uomo egoista, incapace di amare anche le polveri di suo padre, raccolte nell’urna cineraria che chiedevano di esser sparse al vento nell’immenso giardino davanti casa.
    Così con quelle faccette buffe e niente in tasca, decise di andarsene per sempre.
    L’ha fatto e nel momento in cui varcò la soglia nell’incredulità generale…sorrise.
    Finalmente libera.
    Dell’amore di un tempo non è rimasto nulla. Questo è devastante. Ma sicuramente a Giovanna le è servito di lezione.
    Ora lei sta bene. Corre forte e lui è rimasto al palo.

    Sbrigativa…ma ..ripasso. 🙂
    buona giornata a voi.
    vento

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  2. Carlitasss

    Commento immodificabile,da lasciare per sempre così.Mi chiedo soltanto(sdrammatizziamo un pò..và!)ma gli occhi storti di Giovanni, erano un pregio o un difetto,un’arma o un handicap,o una scusa freudiana dell’Autore per dire che in ogni caso l’omo è omo e butta l’occhio ?? 😉

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  3. Carlitasss

    A proposito,Autore,la licenza poetica ci sta tutta,ma per la cronaca,come molti sapranno che non esiste niente di più liscio e morbido,un pò come gli spaghetti,dell’erba cipollina.Avrei suggerito artiglio del diavolo.ma erba cipollina mi piace comunque come mi piaceva “….Non piangere salame,dai capelli verderame..”

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  4. Ernmanno

    “Il caffè, lo preferisci amaro o ci metto un cucchiaino di miele?”

    Giovanni guardava Giovanna aspettando un suo cenno, ma lei imperterrita, facendo finta di non aver sentito, continuava a spiluccarsi le sopracciglia, certa che prima o poi lui sarebbe tornato alla carica.

    Ma questa volta lui aveva deciso di non dargliela vinta, in fondo non era successo nulla di male e così posò il caffè sul piano della lavatrice, ci mise due bustine di zucchero e, come se nulla fosse successo, si girò e usci dalla stanza da bagno.

    Tutte le volte che succedevano queste cose lui, se da un lato si sentiva profondamente ferito per quella voluta indifferenza, dall’altro non riusciva ad avercela con lei, ma forse per capirlo, bisognava fare un passo indietro e ripercorrere quei pochi mesi che li avevano visti insieme.

    Giovanna pur non essendo quel che si dice una donna da far girare la testa, era comunque bella, aveva fascino, classe e soprattutto femminilità, cosa che a lui piacevano tantissimo. Era anche molto spigliata, in compagnia riusciva a tenere testa alle sue amiche che contrariamente a lei, erano molto più riservate e forse decisamente più timide. Lei era quella delle grandi risate, cosa che acchiappava molto soprattutto gli altri uomini della compagnia. Se incominciava, era uno spettacolo; senza cadere mai nel ridicolo, con il suo indiscusso modo di fare, mai fuori del tutto dalle righe, quindi con una certa dose di leggerezza ben dosata, riusciva a conquistare tutta la compagnia e alla fine della serata spesso e volentieri eravamo talmente allegri e soddisfatti che malvolentieri ritornavamo a casa.

    Ma poi, una volta a casa, lei tornava quella di sempre, riservata, insicura, forse anche un po’ troppo paurosa di dire qualcosa di sbagliato, tant’è che Giovanni provava nei suoi confronti una tenerezza infinita, forse ancora più grande dell’amore stesso. Più di una volta, magari dopo un litigio, lui l’avrebbe presa tra le braccia per farle sentire che comunque lui c’era e che le sarebbe stato sempre vicino. Provava un impulso improvviso a volte irrefrenabile, come se sentisse di doverlo fare, perché lei, al di là di ogni cosa, era soprattutto di quello che aveva bisogno.

    E così fu anche quella mattina. Da un lato la rabbia per la testardaggine di Giovanna e dall’altro la tenerezza e allora, non sapendo che pesci pigliare, aveva preferito lasciarla stare da sola dov’era.

    Tanto, dopo lei l’avrebbe chiamato e magari, con qualche scusa avrebbero fatto l’amore.

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  5. @ Diemme: ebbene sì, questa è una storia dove la forzuta di casa è una donna… 🙂

    Quand’è che scrivi qualcosa anche tu? Dai, continua la storia. 😉

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  6. @ Carlotta: allora, ricapitoliamo, gli occhi storti del protagonista possono essere un pregio oppure un difetto, dipende da che ottica si guarda la cosa e per quanto riguarda l’erba cipollina, beh, in effetti hai ragione, ma l’hai mai raccolta alle prime luci dell’alba? E’ irta come i capelli di Giovanni. 😆 😆 😆

    ‘nsomma, quante domande!!!

    Piuttosto, non continui la storia?

    Io per il momento vi leggo soltanto, poi si vedrà. 😉

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  7. Quella risposta così acida di prima mattina fece salire una rabbia dentro Giovanni che a malapena riuscì a trattenere. Digrignò i denti e strinse i pugni.
    Il dolore al braccio sinistro sparì in un attimo, ma quell’irrigidimento tanto spontaneo quanto violento, provocò in lui una tale scarica emotiva che il suo cuore, quella mattina, non potè sopportare.
    Smorzò un grido di dolore e si accasciò a terra.

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  8. Io non sono bravissima a concludere le storie, e poi questa un po’ mi prende, perché la Giovanna un po’ mi somiglia.

    Che dirti, a come si è messa la giornata, il minimo che possa capitare è che suona il campanello, Giovanni va ad aprire (o Giovanna, vedi tu) e alla porta c’è una donna con un bambino per mano…

    Un classico, ma funziona sempre 🙂

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  9. Giovanna seduta sullo sgabello del bagno, c’era rimasta male per il fatto che Giovanni non avesse insistito per parlarle, in fondo, era anche vero che lei su queste cose alle volte ci giocava un po’, le piaceva l’idea di tirare la corda e in quei giorni, in modo particolare.

    Lei era innamorata di Giovanni, le piaceva molto, sia fisicamente che per altro, in un certo senso era fiera di lui, le piaceva quel suo modo carismatico che aveva di catturare sempre l’attenzione degli altri e in questo si erano forse un po’ ritrovati.

    Non a caso, qualche amico invidioso che metteva zizzania in compagnia c’era sempre.

    Ma in quei giorni, si sentiva strana. Lei dava la colpa all’arrivo della primavera, ma non era del tutto sincera con se stessa. Da un po’ di tempo, nel suo ufficio era arrivato un nuovo dirigente, non giovanissimo e nemmeno quel che si dice bello, anzi, probabilmente se lo avesse incontrato per strada non l’avrebbe neppure notato. Ma quando parlava, soprattutto quando guardava, era tutta un altra cosa, era affascinante e più di una volta lei si accorse di guardarlo come se fosse stregata dalle sue parole.

    Da una settimana lavoravano insieme, e quella vicinanza inaspettata l’aveva in qualche modo turbata.

    E in quel momento, seduta lì in bagno, stava pensando a lui.

    “Giovanna, c’hai ancora molto da fare in bagno? E no, perché avrei voglia di andare a fare un giro in centro, che dici?”

    La voce di Giovanni l’aveva fatta sussultare, tanto che la piccola busta con i trucchi che aveva sulle gambe, cadde per terra. Si alzo dandosi un contegno, come se invece di essere sola, ci fosse stato lì Giovanni. Guardandosi allo specchio, si accorse di essere rossa in viso. Apri il rubinetto dell’acqua fredda, e dopo averla fatta scorrere un attimo, ci mise sotto le mani, alla ricerca di un modo per cacciare via quei pensieri.

    Giovanni entrando in bagno, la vide immobile davanti allo specchio, nuda, con gli occhi socchiusi, che si passava lentamente l’asciugamano sul viso. Guardandola, con un sorriso sulle labbra, fu colto da mille pensieri. Si era quasi pentito di averle detto che voleva uscire, si avvicinò e la cinse da dietro le spalle, assaporando quel morbido contatto della sua pelle tra le sue mani.

    “Sì…” disse lei girandosi appena con un filo di voce “sono quasi pronta, cinque minuti e sono da te”

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  10. Sì, quella mattina era decisamente nata storta…e non era l’unica nata in quella maniera negli ultimi tempi. Sembrava quasi diventata un’abitudine, alla quale però Giovanni non riusciva ad essere indifferente. Non capiva come mai con il passare degli anni, invece di approfondire la reciproca conoscenza si fossero allontanati così tanto uno dall’altra. Spesso si chiedeva se era il caso di continuare un matrimonio che ormai era diventato tale solamente di nome e sicuramente non di fatto. Ognuno conduceva la propria vita, quasi non sapevano più nulla uno dell’altra, si incontravano solamente al colazione e poi ognuno se ne andava per la propria strada fino a sera tarda quando rientravano entrambi stanchi e c’era solamente il tempo di un freddo saluto prima di addormentarsi. Contemporaneamente Giovanna, mentre continuava la sua ginnastica facciale, alla quale seguiva sempre una lunga doccia, si stava facendo le stesse domande. Tra loro, senza che se ne rendessero conto, c’era ancora quell’empatia che fin dai primi giorni li aveva legati in maniera così forte da portarli a vivere un rapporto fatto di grande passione, che poi era sfociato nel matrimonio. Entrambi sapevano che nella vita dell’altro non c’erano altre persone, non sapevano spiegarsi come ma ne erano sicuri. E allora come mai non riuscivano più a comunicare come prima, a condividere le stesse passioni, a vivere quei momenti di spensieratezza che tanto avevano amato. L’unica maniera era parlarne apertamente, ma la consapevolezza che tra loro si era creata come una barriera invisibile frenava entrambi, come se nessuno dei due volesse fare il primo passo. Ma a cosa avrebbe portato un comportamento simile se non all’invitabile fine del loro matrimonio, del loro grande amore. I minuti passavano e si avvicinava il momento di uscire di casa per recarsi al lavoro, ma qualche cosa, seppure non si trovassero nella stessa stanza, nonostante i loro occhi non si incontrassero, frenava i loro movimenti. Contemporaneamente presero il cellulare e chiamarono i rispettivi luoghi di lavoro, inventando al momento una scusa plausibile, per avvisare che sarebbero rimasti a casa, il tutto all’insaputo uno dell’altra. Dopo la telefonata Giovanna uscì dal bagno, avvolta dall’accappatoio e si avvicinò a Giovanni che gli dava le spalle perché stava guardando fuori dalla finestra. Consapevole della presenza della moglie Giovanni si girò e vide che gli occhi erano lucidi, come se fosse in procinto di mettersi a piangere. L’attirò dolcemente a sé, come non faceva da tanto tempo e le disse della telefonata, lei si mise a ridere comunicandogli a sua volta che aveva fatto la stessa cosa. Risero entrambi, stupiti di aver avuto lo stesso pensiero, ma anche felici di scoprire che la loro empatia non era mai sparita, ma solamente assopita ed aveva bisogno di essere risvegliata totalmente. Sapevano che dovevano parlarsi apertamente e che sarebbe stata una lunga chiaccherata. Avevano molto da chiarire, i tanti punti oscuri che adombravano la loro vita coniugale e che li stavano portando ad un punto di rottura forse irrecuperabile. I lunghi silenzio, le lunghe assenze, i rispettivi impegni messi sempre in cima alla lista delle priorità, li stavano separando per sempre, ma nessuno di loro lo voleva veramente. Si guardarono intensamente, Giovanni iniziò per primo a parlare e fu come se quella barriera poco alla volta si dissolvesse ed un fiume di parole prese vita. Ascoltarono entrambi in silenzio quello che aveva da dire l’altro e quando ebbero finito entrambi di raccontare i propri dubbi, le proprie paure, le proprie angosce, si presero per mano e capirono che non tutto era perduto e che se la strada per ritrovare la loro serenità era ancora lunga, potevano ancora farcela, perché il loro amore era ancora vivo e palpitante come non mai. Un amore che doveva essere alimentato e condiviso e non soffocato dalla vita frenetica dalla quale entrambi si erano fatti coinvolgere talmente tanto da rischiare di perdersi per sempre…

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  11. @ Tutti: voleva essere un esperimento, già l’avevamo fatto in passato e mi sembra sia riuscito. La storia, pur nella sua prima stesura e nella sua seplicità, visto che parla di vita comune, ha preso dei risvolti interessanti che potrebbero essere approfonditi, ma lascio a voi la decisione se farlo oppure no. Farò una nuova pagina intitolata “Il racconto…” magari vicino a Nonno Archimede e se qualcuno avrà voglia, la storia potrà continuare.

    Grazie, per quello che avete scritto, siete state bravissime e soprattutto grazie per esservi prestati al gioco.

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  12. finito?
    ah ma che peccato…!!!
    Giovanna non si riconosce molto in tutto questo.
    Lei che sempre si era prodigata e resa disponibile ad ogni capriccio di Giovanni, velato si, ma sempre capriccio…E quella mattina non ce la fece…Urlò forte fino a farsi sentire da tutto il condominio….M’hai fracassato ogni angolo delle mie scatole!
    Smetti di parlare e tornatene a letto oppure telefona a tua madre e dille di prepararti il letto perché stasera dormi fuori!
    Giovanni uscì dal suo torpore casalingo. Non riusciva a credere alle sue orecchie. Che cos’era quel linguaggio da portuale? dov’era la sua Giovanna che ogni mattina le preparava il completo da indossare,con i calzini in tinta con la cravatta.

    Ripensò in un momento al loro incontro.
    Al giorno del matrimonio. Era tutto così perfetto.
    ” Giò, tesoro, ma stai male?”
    “Per nulla ” rispose lei. ” Ho soltanto bisogno di starmene per conto mio. Non ti sopporto più con le tue manie, le tue fobie e i tuoi sguardi convergenti ogni volta che mi vedi nuda. Sono stufa, capisci?”.
    Giovanni prese la sua vestaglia e la getto a terra, non voleva più quella cosa addosso. Quel color porpora lo odiava, ma era il regalo di Giovanna e sopportò quel colore per 5 lunghi anni. ma visto che la mattina era partita col piede sinistro, se doveva ballare, avrebbe ballato insieme a lei.
    ” Te , donna incapace di pensare, come puoi pensare che io ami il porpora?”
    Scusa Giovanni, ma che c’entra il porpora con le mie scatole rotte?”
    Lui rise forte , quasi nevrotico. E rispose:” c’entra , c’entra. Io odio il porpora e tu che fai? mi regali una vestaglia da camera porpora…accidenti a te! Ma mia madre me lo aveva detto che eri una serpe.Sai solo chiedere.In cambio non dai nulla. e quello che fai, ti anticipo, è solo il tuo dovere di moglie”

    E neppure lei credeva a ciò che sentiva. Giovanni che infierisce su una donna, lui che è sempre stato un principe dell’ eleganza , del linguaggio, dei modi….Ora tutto è chiaro. Lui aveva un’amante. Ripensò in un attimo alle volte che lei aveva il mal di testa. Sembrava quasi felice il porco! Già, per non far l’amore, la scusa del mal di testa era buona. E lui si intratteneva al pc…lei sentiva i tasti far rumore…ma se ne stava quieta quieta a leggere il suo libro L’ultima canzone, amava il genere romantico. Poi si addormentava e di lui solo un vago ricordo. “Chissà a che ora è venuto a letto” pensava la mattina appena sveglia.
    Ma alla fine non gli importava nulla…anzi , quasi quasi sperava che avesse qualche inciucio… un alibi per lei nel cercare le braccia del suo parrucchiere di fiducia…
    Vendetta.

    Orsù, è tardissimo….vado a riposare un po’
    V’avviso che per questa settimana un ci sarò quasi nulla o per nulla….
    farete bene i compiti anche senza di me:-)
    Tutto ha un filo logico…
    Notte e buongiorno tutto il giorno!
    baci a voi!
    vento

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  13. @ Ventolino: Ma no, dai, non è finito nulla e l’avevo detto. Quindi continuate pure a scrivere se avete voglia, è interessante vedere ognuno come sviluppa la storia. Una cosa, cerchiamo di non farli diventare cornuti a tutti i costi. 😆 😆 😆

    Poi, prima di chiudere e passare il tutto nella sua pagina dedicata, farò una piccola analisi delle vostre storie. Quindi, Patrizia, Carla, Ermnanno, Ventolino, Solindue, arrivo. 🙂

    A proposito, Rosamaria, come mai non hai scritto nulla?

    E se Alan mi sente, batta un colpo. 🙂

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  14. Carlitasss

    Che peccato!|Stanotte a mezzanotte ho scritto mezz’ora circa di racconto con un altro finale un pò meno felice e si che sbadigliavo di brutto!Cancellato appena inviato ..così in un soffio…Puff!!! :-(((

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  15. Carlitasss

    Appunto, come si diceva, era scritto di getto,mancherebbe il pathos,poi non lo ricordo più nello specifico ma,poco dopo è arrivato il commento di Ventolina, la mia gemella di avventure, che per sommi capi somigliava al mio, quindi ..è della stessa impronta,anche se il mio ricordava tanto un fatto di vita vissuta…..

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