Saper vedere, è ancora possibile?

                    Ieri Solindue nel suo ultimo post “ C’è sempre un perché” spiega i motivi della sua latitanza dal blog. Dice che quella figura che fino adesso l’ha rappresentata come Solindue, le va un po’ stretta, che è disposta a rinunciarci e così dice: “Chiunque si presenti con il proprio volto  avrà le mie coordinate.”

In effetti, tanti di noi si “nascondono” (detto molto tra virgolette…) dietro ad un nickname e di tanti non si conosce nemmeno il viso. Quando ho aperto il blog, nel mio primo avatar c’era la mia faccia, con gli occhiali scuri, è vero, forse di qualche anno più giovane, è vero anche questo, ma ero pur sempre io. Poi c’è stata la foto di me bambino, a quattro anni, di me a 23 anni (‘nnagg… che bel fiulet… 🙂 ), poi l’evoluzione della specie (…) mi ha portato ad indossare una polo con in mano un mazzo di peperoncino… scherzo ovviamente, ma ciò che voglio dire è che è sempre una questione di scelte, e in questo senso, non ho nulla da aggiungere, ne quanto meno da recriminare. Comunque sia, pur non avendo avuto mai delle curiosità in proposito –conoscere la faccia, il nome e cognome delle persone con le quali chiacchiero – capisco e condivido il pensiero di Solindue.

                    Ma andando oltre, all’inizio della mia avventura di blogger, nel mio primo post , “Saper vedere…” il 3 novembre del 2008, che letto dopo quasi quattro anni trovo che sia assolutamente attuale, scrivevo:

Ieri, entro in un bar per bere un caffè e, mentre aspettavo, il mio amico, guardando la porta che c’era appena dietro la cassa, mi chiede: “Che legno è secondo te?”

Mi avvicino di qualche passo, guardo attentamente la porta e con la mano, cerco di sentirne le venature e, mentre lo faccio, mi sento dietro le spalle apostrofare dal padrone del bar: “Vuole anche le chiavi di casa visto che c’è? No, perché… insomma, se vuole entrare… magari può anche andare a vedere le camere, il televisore che ho nel soggiorno, può accomodarsi sulla mia poltrona preferita… “

Mi giro e meravigliato lo guardo; lui mi guarda e con un sorriso un po’ tirato, riprende con la cantilena di prima.
Sinceramente non so cosa pensare e preso alla sprovvista, dopo un velocissimo scambio di sguardi con i miei amici, anche loro stupidi per quelle parole, rispondo a mia volta: “no, grazie, mi accontento di vedere la porta di casa sua “

Mi guarda fisso, gira le spalle, e si mette a preparare i caffè.

Ecco, mi domando, perché quell’arroganza, quel tono, quel sarcasmo, erano fuori misura, tra le altre cose la porta in questione era proprio lì a portata di mano, e quindi, perché?
Saper vedere le cose, le persone, saper vedere se stessi in mezzo agli altri, com’è difficile!
E già, forse è la cosa che più d’ogni altra sto imparando a fare in quest’ultimo anno passato nel virtuale; niente gesti, niente sguardi, niente sospiri silenziosi, l’eco di pianti o di risate, solo parole, fiumi di parole, dove ogni virgola, ogni pausa parla dell’altro lontano mille miglia, tanto che dopo un po’, sembra anche di vederlo, di cogliere i tratti di un viso che si è soltanto raccontato.

E allora, beh, eccomi anch’io qua, l’avventura incomincia, o forse, per quanto mi riguarda, è meglio dire, l’avventura continua, pronti, un attimo che mi metto in vetrina… sotto a chi tocca!

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60 pensieri su “Saper vedere, è ancora possibile?

  1. Ma sai, io non ho mai voluto mettere la mia foto per motivi di riservatezza. Comunque non mi piace chi si nasconde. Purtroppo c’è troppa gente che mente, che inventa delle vite che non rispecchiano per niente quelle reali, che si fa vedere perfetta, buona e dolce davanti a tutti mentre in realtà dentro è marcia. Questa è la gente che non mi piace.

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  2. A me l’anonimato piace per tanti motivi, soprattutto per tutelare le persone di cui parlo e che magari vorrebbero proprio che certe cose non si sapessero. Faccio un piccolo esempio: tempo fa, durante una missione in Olanda, ho raccontato dell’abitudine del mio capo (detto l’Allucinato, per ovvi motivi) nell’uso di sostanze psicotrope. Se il CapoAllucinato di Goldie lo fa allora è legittimo, se lo fa il capo con nome e cognome, di una riconoscibile assegnista con nome e cognome, e magari tanto di foto le cose sono due, o l’assegnista si fa scrupoli pure su quel che deve scrivere nei post e si autocensura (e per quello le basta la vita di tutti i giorni…), o possono uscire fuori storie che non riguardano lei e non è neppure giusto.
    E poi, io sono una psicotica! 😉

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  3. Rispetto l’anonimato degli altri e per questo scrivo racconti di fantasia…
    Ma io sono io. Come lo sono nelle mie poesie.
    E ho detto tutto.
    Infatti, di me conoscete nome e cognome; e pure la faccia! 🙂
    Oppure mi preferireste con un nick, che ne so… esotico?
    Ciao Arthur! Mi sono eclissata per un po’, ma ti leggo sempre!
    A proposito… Arthur è un nick name?!? Ahahahahahah!!! 😉

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  4. a me non piace che leggendo il mio blog si abbaino pregiudizi di alcun genere riguardanti il mio aspetto fisico. Credo sia chiaro che sono una lei, forse ho anche ammesso la mia età, e di sicuro i miei amici di facebook sanno chi sono, ma per tutti gli altri voglio essere solamente lettera dopo lettera.

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  5. Non ho mai messo foto che mi ritraggono e penso che continuerò a non farlo, nome e cognome veri compaiono ormai da parecchio tempo, quindi penso che sia più che sufficiente. Poi il tenere distinti realtà e virtualità non sta in una foto od in un avatar. Chi mi garantisce che tutti quelli che mettono foto e dati anagrafici abbiano messo quelli veri?? Nessuno, anche in quel caso si va ugualmente sulla fiducia, non cambia proprio nulla.

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  6. Laura

    Non ho un blog e non sono neanche un account su FB. Quindi se devo essere sincera, non mi pongo più di tanto il problema. Però penso che un po’ di privacy non guasta e poi non vengo a leggere un blog per sapere il nome di chi lo ha scritto. Tante volte trovo la foto dell’autore, ma non è una cosa che mi condiziona.

    Invece sul saper vedere al di là delle apparenze, concordo con te Arthur, uno sfprzo in più ci vorrebbe per tutti.

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  7. @ Valentina: chi mente prima o poi viene sgamato, come si suol dire e la rete per questo non perdona. Io non ho avuto problemi a mettere la mia foto, il mio avatar ne ha viste tante, adesso sono meno esposto in questo senso, ma rispetto che fa delle scelte diverse e poi ciò che conta non è certo la foto che si pubblica, ma ciò che si scrive.

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  8. Esattamente, Arthur. Il blog non ci costringe a mettere la nostra faccia qui o a dire nome, cognome e chi siamo. L’importante è ciò che si scrive, e quando è tutto falso e inventato si vede subito, risulta sempre costretto.

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  9. @ Goldie: io ho pubblicato le mie foto, il mio nome è anche il mio nick, ma non ho pubblicato il mio cognome, ma non per paura di chi sa cosa, ma perché anche sapendolo, cambia qualcosa? Ciò che tu dici è verissimo, quindi assolutamente da rispettare e comunque sia Goldie la immagino a modo mio, quindi, tieni pure tutto l’anonimato che vuoi, mi ba benissimo così.

    A proposito, vuoi sapere come t’immagino? 🙂

    No, dai, volevo scriverlo sul tuo blog, ma poi non ho avuto la giusta ispirazione per farlo, ma aspetta che prima o poi vedrai, d’altra parte Lei e Goldie sono troppo intriganti in questa loro simpaticissima dualità… 🙂

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  10. @ Paula: sì, Arthur è il mio vero nome, Arturo per l’esattezza, ma l’ho sempre detto mi pare. Ma il problema posto da Solindue credo si riferisse ad altro, e comunque non alla conoscenza occasionale. A proposito, le avevo mandato il tuo invito per la presentazione del libro, visto che io non potevo esserci a Firenze. Anche lei era impegnata purtroppo. Spero che sia andato tutto bene. Complimenti per la pubblicazione.

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  11. @ Patrizia: non ho mai avuto curiosità sulle persone in quel senso, anzi, di ognuna che ho conosciuto, se non ho mai visto una sua foto, la immagino a modo mio. per esempio, te ti ci vedo con i capelli cortissimi… 😉

    Sì, la fiducia è tutto.

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  12. @ Laura: anch’io alle volte vedo la foto degli autori e la cosa non mi condiziona per nulla, invece sia importante andare al di là delle apparenze, come dici tu, cosa che invece è difficile riscontrare nelle persone. L’abito fa il monaco, come si suol dire. Purtroppo, aggiungo io.

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  13. @ Valentina: ho sempre vissuto il blog come comunicazione, e chi ci sta dietro, m’interessa solo nel caso che non mi racconta delle balle mostruose. Alla fine, se succede, prima o poi si smentisce da solo.

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  14. Diemme

    Io direi che concordo con Goldie e Laura: Goldie poi ha portato un esempio eccellente.

    I blogamici con cui si è intrattenuto un rapporto personale extrablog il mio nome l’hanno saputo quando c’è stato bisogno (per una persona addirittura devo testimoniare in tribunale, altri magari mi hanno prenotato l’albergo quando sono andata dalle loro parti).

    Foto ne ho pubblicate anche in bikini, magari volto con occhialoni, anche perché ritengo che un po’ faccia piacere avere una minima idea dell’aspetto dell’interlocutore… oppure no: per me per esempio Goldie è quella formichina, vedo l’avatar e so che è lei, e quello che racconta, sulla ricerca, sulle sue esperienze con capi e colleghe, non avrebbero una valenza diversa a seconda del suo aspetto.

    Già che ci penso, quanti autori e poeti abbiamo studiato, conosciuto e amato senza conoscerne l’aspetto? E di quanti, vedendolo poi, ci siamo detti che ce l’aspettavamo diversi, senza nulla togliere alla loro opera?

    Ha ragione chi ha detto che esporsi su internet può essere pericoloso. Qui, se ci fate attenzione, i casi sono due: o ci si mette nome e cognome, e i contenuti del bog sono asettici (recensioni, poesie, racconti di fantasia, curiosità dal mondo), o ci si mette a nudo, l’anima in vetrina, ma l’identità censurata: ci avevate mai fatto caso?

    Arthur sta un po’ in mezzo: l’aspetto ma non troppo, foto o coperte, o ritoccate, o da bambino, nome “esotizzato” ma non cognome, e contenuti a volte di storie personali, ma del suo sguardo sul mondo esterno, praticamente mai dentro se stesso.

    PS: una volta però mi sono arrabbiata sul serio: una persona con cui sembrava ci fosse una bella intesa, un bel rapporto di complicità, non ha mai voluto incontrarmi neanche per un caffè. Addirittura una volta volevo spedirgi un dvd, e non si è degnato di volermi dare un recapito, neanche dell’ufficio, a nome di una segretaria o di un uscere: in soldoni, mi ha invitando bellamente a tenermelo (che in fondo non è che gliene fregasse molto di vederlo). Mi ha umiliato, ci ho sofferto, poi l’ho rimosso dal settore “amici”, l’ho messo in quello “estranei”; successivamente, sono stata più cauta ad accordare fiducia e affetto.

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  15. @ Diemme: mi dispiace Diemme, ma ti sbaglio di grosso. Le mie foto, intendo quelle dove mi si vedeva in viso, non sono mai state ritoccate e comunque sia, nel caso lo avessi fatto, ero ancora io, non certo il mio vicino di casa. Per quanto riguarda invece i contenuti delle cose che scritto in tutto questo tempo, ho sempre parlato di me e molto anche, il mio sguardo sul mondo esterno era solo un pretesto e nient’altro. E mi meraviglia che sia tu a dirla una cosa del genere, visto che di cose ne ho raccontate tante, sul tuo blog prima ancora che sul mio. Forse la differenza sta nel fatto che non ho mai parlato esclusivamente in prima persona, ma chi ha orecchie per intendere, e soprattutto l’interesse per farlo, ha senz’altro capito. Saper vedere vuol dire essenzialmente sapere ascoltare, e questo è un esercizio non troppo in voga tra i miei simili. Per fortuna non per tutti, ma per molti sì.

    Quindi, mia cara, hai toppato alla grande! 😉

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  16. Io ho nome e cognome.. e il blog asettico allora….
    mah, strano modo di vedere le cose, ma come sempre ognuno ha la sua opinione, sai che noia se tutti fossimo uguali …
    ‘notte 😉

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  17. Diemme

    Non ho toppato, ho espresso un mio punto di vista. La mia non era un’accusa (non quella parte almeno), ma semplicemente una descrizione di quello che ho percepito.

    Quello che hai scritto da me lo ricordo bene, ma quello era un altro Artù.

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  18. Diemme

    @Patrizia: io non conosco bene il tuo blog, e comunque sto facendo una casistica, non scrivendo un Vangelo. Ci ho fatto caso, perché mi sono posta il problema, e quelli che ci mettono nome e cognome difficilmente mettono l’anima a nudo. Ripeto, non ho detto che è una regola matematica, ma ho fatto caso a questo.

    Per asettico poi non intendo “asettico” in senso stretto, ma se pure uno racconta di una bella giornata con amici, delle risate, dell’armonia, della cantate e dei buoni piatti, non è un esporsi. Diverso se uno mette sul tavolo le proprie fragilità, i propri pensieri, esprime opinioni magari su parenti, capi, colleghi (che a quel punto assumerebbero a loro volta un’identità, come ha giustamente sottolineato Goldie), prende posizioni che, chissà, potrebbero pure far saltare il chiccherone a qualche esaltato… a che servirebbe mettersi in prima linea con la fotocopia della carta d’identità appesa al collo?

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  19. Diemme

    @Arthur: dici che è ora che vada a dormire? Non è che ci vuoi provare pure quest’anno a litigare a ridosso del mio compleanno per risparmiare sul regalo, no? 😛

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  20. Diemme

    Che poi, a dirla tutta, ancora aspetto quel famoso assegno (quello per comprare l’appartamento per intenderci), l’ Iphone (già che ci sei anche un Ipad) e già che ti trovi… va beh, fai tu, la mia taglia la conosci 😛

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  21. @ Arthur: credo che sia un argomento molto delicato, quello da te evidenziato.
    E forse per questo non ho saputo esprimere al meglio la mia posizione.
    Fin dal mio ingresso nel virtuale ho preferito farlo con il proprio nome (che potrebbe sembrare un nick) con la decisione poi di affiancarci il cognome e metterci la faccia.
    Sono una persona. Sono vera. Sono carnale, sentimentale! Adoro vivere “fuori”.
    Adoro rendere partecipi delle mie sensazioni gli altri, se lo desiderano, con il mio blog e non solo.
    Ma rispetto tutti coloro che preferiscono “nascondersi” dietro un nick.
    Comunque appoggio in pieno Solindue 🙂

    @ Diemme: vorrei tanto controbattere quel che hai poche ore fa ammesso…
    Ma forse ti conviene semplicemente ampliare la tua “casistica” 🙂

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  22. Diemme

    @Paula: puoi pure controbattere, un blog è anche un luogo di confronto (e poi io ho le spalle grosse, anche se dall’avatar non si vede perché non sono io 😆 )

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  23. @Arthur: non voglio fare statistiche o simili, ma ho notato che la mia generazione, che ha iniziato ad interfacciarsi massicciamente col mondo virtuale durante l’adolescenza, ha un certo “feticismo” per i nick e per l’identità virtuale scollegata da quella reale (sono cresciuta a pane e cyberpunk: il mio presente era il futuro di Gibbons e nella matrice io voglio il mio avatar, ‘mannagg!!!). Al contrario i più giovani, cresciuti in tempi di social network, non percepiscono questo tipo di divisione e sono molto più abituati e propensi ad esporsi personalmente. In quelli che erano già adulti al tempo della diffusione massiccia della rete (e che magari non sono mai stati dei nerd…) ho notato invece una situazione molto più intermedia… magari è solo una mia percezione. Comunque qualsiasi mio conoscente, capitando casualmente sul mio blog, potrebbe riconoscere luoghi e fatti e capire subito che si tratta di me (anche perchè il mio nick e il mio avatar sono gli stessi dal mio primo collegamento a internet), ma sono certa che se tutto fosse pubblico mi sentirei molto più condizionata a partire da quel che racconto sui personaggi che mi ruotano intorno. Se sapeste il mio nome non cambierebbe nulla, è vero, ma vuoi mettere quanto fa fico avere l’identità segreta come i Suppppereroi della mia adolescenza??? 😀
    p.s. sono curiosissima di sapere l’idea che si fa la gente di me, ed anche questa è una cosa divertente del non mostrarmi.
    @ Diemme: concordo con le tue impressiono MA…. gargoyle! gargoyle!!! basta con questa formichina mi perseguita da sempre: goldie è un cazzutissimo gargoyle (quelle sulla schiena sono signore ali, non quelle cosette trasparenti da formica!!!)

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  24. Diemme

    Ok, gargoyle, gargoyle, ho capito, chiedo venia 🙂

    Sapevo che saresti stata d’accordo, il sapere che ti chiami Antonietta o Franceschina a noi non aggiungerebbe nulla, mentre a te potrebbe togliere spontaneità e condizionarti: non è più divertente leggere i tuoi pensieri a cuore aperto? Secondo me sì. 😀

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  25. @ Diemme: ancora non conosco bene questo mondo, quello dei blogger…
    Ma credo di conoscere abbastanza bene le “pulsioni” umane.
    Non sono d’accordo con le affermazioni che fai, perché a quanto pare per te è o bianco o nero.
    Generalizzare credo non sia opportuno.
    Il 3 aprile “Sensi, forme e colori” compie un anno.
    Sinceramente mi sento un arcobaleno, ma forse vista dal di fuori sono una scala di grigi.
    Cambierebbe qualcosa se invece di espormi come Paula Becattini, il mio nick fosse “Liquea” oppure “Ubi consistam” o “Passion”? Certo sarebbe più intrigante…
    Tempo fa mio marito mi ha domandato: perché non pubblichi poesie erotiche?
    Ci sto pensando.
    Sto pensando al nome del blog, se nascondermi dietro un nick.
    Ma quanti blog di poesia erotica ci sono in rete? E quanti loro proprietari esposti, messi a nudo, con nome, cognome e faccia?!?
    Puoi darmi qualche dritta e consigliarmi? 🙂
    😉 Pau

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  26. @ Paula: in effetti il rispetto passa anche per l’accettazione di un modo di pensare. Il blog, tutto, è partecipazione, con o senza nome e cognome, altrimenti non ha motivo di esistere. Tanti blog sono delle pagine di diario personale, dove spesso il commento non è altro che una condivisione del tipo “ci sono, sono vicino a te… ” punto e a capo, in altri invece la discussione è a carattere più generale, pur entrando nello specifico e coinvolgendo la personalità e il vissuto di ognuno che vi partecipa. In ogni caso, la “vera identità” non è una garanzia in assoluto che salvaguardia la sincertià di chi scrive e pur condividendo il pensiero di Solindue, non mi sonno mai posto veramente il problema. Al di là di un video non c’è soltanto una tastiera e delle parole scritte, ma una persona, con i suoi sentimenti, le sue emozioni che, se io riesco a vedere, può darmi veramente tanto. Il titolo e ciò che ho scritto nel mio post, parla proprio di questo.

    Ma forse il problema va spostato nel privato. Dopo quando queste persone si conoscono, a quel punto quanto meno la faccia è giusto che ci sia.

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  27. Diemme

    @Paula: mi dispiace, non posso darti nessuna dritta, di poesie erotiche non me ne intendo (di pulsioni umane però sì, compresa la voglia di protagonismo).

    Per me è tutto bianco o nero? A parte che questa è una tua personalissima deduzione, perché non mi sembra di aver manifestato chiusure (e ho anche chiarito il senso delle mia affermazione sulla casistica), comunque senz’altro ritengo che il bianco e il nero siano colori esistenti, e ne ho piene le balle della gente che pensa che, vedendo tutto grigio, si sente giusta, democratica e illuminata.

    Ti senti un arcobaleno? Buon per te, è importante come ci si sente, indipendentemente dal fatto di come effettivamente si è che, quello, è tutto un altro discorso.

    Per il nick non so darti consigli, anche perché un nick non serve secondo me a nasconderci, ma a rappresentarci, e quindi uno se lo deve sentire addosso come una seconda pelle: poche cose sono più personali e soggettive di un avatar e di un nick che, a differenza del nome, ci siamo liberamente scelti.

    Buona giornata.

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  28. Diemme

    @Arthur: casualmente (?) le mazzate più grosse le ho prese dalle persone che si sono presentate con nome e cognome: voglia di protagonismo che si scontrava con una Diemme non particolarmente fragile?

    Ci sarebbe da mettere su un’altra casistica… 😛

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  29. Diemme

    @goldie: io non l’ho amato particolarmente, ma mia figlia, che lo adora e se l’era visto già mille volte in dvd e su youtube, era entusiasta, emozionata, felice: una gioia guardarla! 😀

    @Arthur: è questo il motivo per cui ieri sera a quell’ora ero ancora sveglia 😀

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  30. @ Arthur: rispetto non solo il modo di pensare, ma anche il modo di porsi! 🙂
    Purtroppo chi ti scrive è una persona molto empatica… sente e vede anche quando non vorrebbe! Soprattutto se vi è in chi gli sta di fronte – di persona o con i suoi scritti – tormento o dolore.
    Tutto è soggettivo. Per questo non amo generalizzare.
    La vera identità non dà garanzie, è vero, però la linearità con cui uno si pone nel mondo virtuale, e non solo nel blog, dovrebbe pur dire qualcosa! Lo sostiene anche Goldie.
    Ma io ho fatto una scelta: essere me stessa, sempre, nel bene o nel male, come lo sono nella realtà, anche in rete…
    Altrimenti potrei essere “Pinky” la grafica, “HotShot” la fotografa, “Liquea” la poetessa, “Mistry” la seduttrice… insomma, un groviglio di personalità! Ahahahahahaah!

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  31. @ Diemme: Per te è bianco o nero quando sostieni:

    “Ha ragione chi ha detto che esporsi su internet può essere pericoloso. Qui, se ci fate attenzione, i casi sono due: o ci si mette nome e cognome, e i contenuti del bog sono asettici (recensioni, poesie, racconti di fantasia, curiosità dal mondo), o ci si mette a nudo, l’anima in vetrina, ma l’identità censurata: ci avevate mai fatto caso?”

    Non per te è TUTTO bianco o nero. Non volevo sostenere questo.
    I casi sono due: ho letto superficialmente il tuo commento oppure… non ho ben compreso! 🙂
    Beh, in ogni caso buona giornata anche a te.
    Pau

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  32. Diemme

    Un’altra osservazione. Qui non stiamo facendo dichiarazione giurate, ma chiacchierando più o meno amichevolmente, quindi abbastanza rilassati. Se un pensiero espresso dall’altro non ci convince, giustissimo chiedere chiarimenti, il confronto è lo spirito del blog, ma se si deve puntare il dito contro una persona con citazioni virgolettate, creando il clima di “Ogni parola che dite può essere usata contro di voi” il clima alla fine diventa sgradevole e pure poco costruttivo.

    Questo modo di fare mi ricorda tanto un’altra tipa, che pure si presentava con nome e cognome ma che da me fu prontamente ribattezzata “DiSi” (Diversamente Simpatica), che grazie al cielo è abbastanza scomparsa dalla circolazione (per quanto mi riguarda, spero sia sparita dalla faccia della terra, ma non oso sperare tanto). :mrgreen:

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  33. Diemme

    @Paula: oh no, ti prego, i pacifisti sono forse l’unica categoria contro cui sono piena di pregiudizi!

    Comunque, mano tesa accettata, sorriso anche da parte mia. 🙂

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  34. @ Diemme e Paula: nella discussione ci sta che ci si scaldi un po’, ma rientra nella normalità. Quindi, viva i pacifisti, viva chi si scalda urlando e magari anche ululando, viva la conversazione, viva il confronto.

    E adesso scappo che mi aspettano! 😉

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  35. Diemme

    @Arthur: viva i pacifisti, quando non sono pacifinti, categoria verso la quale ho il dente avvelenato.

    Preferisco un cattivo a un buonista, e una persona battagliera a un pacifinta, almeno sai chi hai davanti!

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  36. @ Paula: Azz! Ehm… pacifista, io?!?
    Comunque a me è più appropriato il nick DiPi (Diversamente Pignola) :mrgreen:
    L’ho detto che sono piena di difetti!!!
    E sicuramente non simpatica a tutti… 😦
    Ma questo è normale, no? 😉

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  37. Diemme

    @Goldie: grazie grazie (come ti ho detto da FraP, se ti serve una risposta caustica sono a tua disposizione) 😆

    Se ti va di dare un’occhiata, l’articolo è qui, Diversamente simpatica

    Ti abbraccio, buona giornata! 😀

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  38. Diemme

    @Paula: non ti preoccupare, l’avevo capito che ti stavi rivolgendo a me, e comunque l’hai detto tu che sei pacifista, mica io!

    Da parte mia, io sono per il “Patti chiari amicizia lunga”: la tecnica di “abbozzare per quieto vivere” credo che non porti da nessuna parte, anzi, crea un accumulo di malintesi e malumori che alla fine esplodono come una bomba.

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  39. @ Diemme: Appoggio in pieno, hai ragione.
    A proposito. Ho letto anch’io l’articolo “Diversamente simpatica”. Hihihhihi…
    Ora scappo! Stamani mi sono rilassata abbastanza… E il lavoro mi aspetta.
    Ciao a tutti!

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  40. @ Tutti: Devo dire che c’è stata una bella discussione, ma in realtà non era di questo che volevo parlare. Il post che Solindue ha pubblicato era solo un pretesto per poi parlare d’altro. E il motivo è semplicissimo, perché sarebbe stato inutile fare un doppione di ciò che aveva scritto lei, pur condividendo il suo punto di vista.

    In effetti, volevo parlare di ciò che ognuno di noi è disposto a vedere negli altri, al di là del suo aspetto fisico o del suo nome e cognome, che per me, Arthur, sono del tutto marginali, se non altro in questo contesto.

    Questo mondo che continuiamo a definire virtuale, è invece molto più reale della realtà stessa, secondo me e il motivo per cui dico questo è molto semplice. Qui, proprio grazie al fatto che esiste una sorta di anonimato – e questo consentitemelo esiste anche quando un blogger mette in bella vista nome, cognome e fotografia – si è disponibili a lasciarsi andare con più facilità e in alcuni casi, con più semplicità. Vi è mai capitato di sentire nella cosiddetta vita reale così tante cose come si sentono, leggono tra queste pagine?

    A me personalmente no, eppure sono un tipo con il quale si riesce a parlare senza alcun problema, penso di sapere ascoltare, ho con delle persone dei rapporti molto profondi, ma trovare una disponibilità tale e di queste proporzioni, è comunque abbastanza raro.

    Ecco che allora tutto il resto, secondo me, passa in secondo piano. Qui si parla sul serio, e probabilmente lo si fa perché il bisogno di farlo è enorme. Ciò non vuol dire che la gente fuori è sola e abbandonata, diciamo che ha un altro modo per rapportarsi con gli altri.

    E il non vedersi alle volte fa la differenza.

    Era di questo che volevo parlare. Ecco perché la storia del barista, peraltro assolutamente vera, ecco perché il titolo di questo post “Saper vedere…” 😉

    Comunque sia, grazie a tutti.

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  41. Diemme

    @Arthur, Solindue, nel post, esprime un suo sotato d’animo, e su quello non c’è da essere d’accordo o meno, se si sente così, si sente così, punto.

    E’ simpatica quando dice “i pantaloni iniziavano a starmi stretti, ero stufa di starmene seduta sotto una finestra”, riferendosi al suo avatar, un modo brillante per dire che sente il bisogno di riprendersi la sua identità, ma sono in disaccordo quando parla di “creare un movimento di ribellione contro l’anonimato e gli incappucciati”: io sono per il vivere e lascia vivere, tu ti vuoi manifestare, ti manifesti, chi non vuole, è questo un mondo in cui si è liberi di farlo o di non farlo, e non mi piace questa Santa Inquisizione.

    Io credo inoltre che, se fossimo tutti qui con nome e cognome, ci sarebbero remore da una parte e dall’altra, non si parlerebbe più di idee e di fatti, ma di persone, saremmo condizionate dal loro aspetto, dal loro stato, etc. etc. etc.

    Il bello di questo mondo è in fondo l’astrazione, cui l’anonimato contribuisce: fossimo tutti “noti”, in fondo mi sembrerebbe di guardare dal buco della serratura.

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  42. Carlitasss

    Caro il mio Art(h)urino,ci faremo passare la voglia di raccontare tutti i nostri fattacci e metteremo una foto al posto di tutti i fiumi di parole,che ne dici?Io ci ho provato ,una volta proposi anche un incontro al vertice per conoscerci tutti,l’importante era che ,chi veniva solo a sbirciare e non faceva parte di questo “Mondo”non sapesse niente dei nostri veri aspetti e presenze.Ma la proposta fu accantonata,si rispose che era meglio sorvolare e,a furor di popolo,la proposta fu bocciata.Ehi!Quando ci vediamo??Da me domenica alle 11.00,ho la palma e la spiga di grano pronta per te! 😛

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  43. @ Carlotta: cara la mia Carlotta(sss), che ne dici se anzichè alle 11 arrivo verso mezzogiorno? Così, giusto il tempo per mettere qualcosa di veloce in borsa. Insieme alla palma e alla spiga di grano, trovo anche le tue famose lasagne?

    Evvabè, male che vada andiamo a fare i soliti 7000 passi sulla costiera.

    Arrivo!!! 🙂

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