Le parole.

“Ma servono davvero le parole?” Scrive Carla tra una parola e l’altra.

E’ una domanda che ultimamente mi pongo spesso ma, spesso, la risposta è assai contraddittoria.

Ed è la contraddizione di un modo di vivere che in superficie cerca il confronto che, nella sostanza, evita accuratamente. Eppure, ciò che dovrebbe servire a semplificarci la vita in effetti la svilisce, le toglie quella parvenza di umana coerenza che la rende unica e vitale.

Quante volte un gesto o uno sguardo restano racchiusi dentro ad un’ampolla accuratamente sigillata? Troppe forse e poi, quando le parole si mischiano ai silenzi in un gioco perverso che non cerca regole ma serve solo ad intimidire, l’unico rifugio plausibile è chiudersi in se stessi, senza tante domande e quanto meno risposte.

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55 pensieri su “Le parole.

  1. Ho bisogno di silenzio
    come te che leggi col pensiero
    non ad alta voce
    il suono della mia stessa voce
    adesso sarebbe rumore
    non parole ma solo rumore fastidioso
    che mi distrae dal pensare.
    Ho bisogno di silenzio
    esco e per strada le solite persone
    che conoscono la mia parlantina
    disorietante dal mio rapido buongiorno
    chissà, forse pensano che ho fretta.
    Invece ho solo bisogno di silenzio
    tanto ho parlato, troppo
    è arrivato il tempo di tacere
    di raccogliere i pensieri
    allegri, tristi, dolci, amari,
    ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
    Gli amici veri, pochi, uno ?
    sanno ascoltare anche il silenzio,
    sanno aspettare, capire.
    Chi di parole da me ne ha avute tante
    e non ne vuole più,
    ha bisogno, come me, di silenzio.
    ( Alda Merini)

    Un bacio, DIS.

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  2. Si e no… Ci sono situazioni nelle quali le parole sono necessarie, altre nelle quali non lo sono, anzi diventano superflue. Dubbio Amletico…. parlare o non parlare.. questo è il problema…
    Spesso le parole vengono sparate solamente con l’intenzione di far del male, altre volte invece per chiarire situazioni che altrimenti resterebbero in sospeso con il rischio di rovinare un rapporto, che può essere d’amicizia, d’amore, di parentela ed altro. Altre situazioni nelle quali invece le parole non servono affatto, perché basta un gesto per far capire tante cose se la persona che lo riceve sa recepirlo e perché avvenga ciò deve esserci una grande intesa..
    Ecco, io mi ritrovo a girare intorno allo stesso concetto quando per me era già sufficiente aver risposto.. SI e NO…

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  3. Laura

    Servono le parole così come servono i silenzi, ma entrambe le cose non devono essere motivo d’incomprensione. I gesti sono importanti, ma spesso ci si dimentica di farli.

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  4. @ Dis-: come dire, “Ma… servono davvero le parole?”

    Grazie Dis, un bellissimo pensiero di Alda Merini che, senza tante perifrasi, dice tutto.

    Un bacio a te!

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  5. @ Patrizia: volendo, questo tuo si e no potrebbe assumere tanti significati.

    Le parole servono nel momento in cui chiarezza significa mettere da parte ogni malinteso. Le parole servono anche per comunicare e tante volte sono fonte di enorme emozione. Il silenzio invece non deve e non può essere mancanza di parole, nel senso “non ho più nulla da dire”, perché altrimenti è solo la fine di un discorso.

    E allora anche un gesto può voler dire tanto.

    Si o no? 😉

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  6. @ Arthur

    Certo che il mio Si o No potrebbe assumere tanti significati, ed è proprio qui il bello, perché poi alla due semplici sillabe racchiudono tutto il succo del discorso. A volte le parole servono, altre volte no. Ovviamente quando si parla di No, non mi riferisco a quei silenzi di chi non ha più nulla da dire, ma a quelli dove una carezza (per esempio) ha un profondo significato, un gesto al quale associare parole non sempre è necessario.

    Una carezza a te Mister Arthur 😉

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  7. @ Patrizia: ma pensa te, come sei saggia, mannaggia, mannaggia!!! 🙂

    Iò ‘nveci ‘na carizza ‘un ta vogghiu dari, picchi secunnu mia è picca: dicchiù, dicchiù!!!

    ps: piccatu, voi vidiri chi sti paroli non c’iccucchiunu a nuddu?

    ‘nnaggià, unu cecca di parrari difficili e vidi comu ti cumpensanu??? 😆 😆 😆

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  8. @ Dis-: e allora mi sa che rimetterò la pagina del “U principi picciriddu”, ovvero, la traduzione in siciliano del Piccolo Principe che avevo iniziato a fare, che avevo interrotto e che ho messo momentaneamente in sofffitta, perchè “Chiddu chi ccunta, ‘un si pò mai vidiri!” che nell’originale di Antoine de Saint-Exupéry è il celeberrimo “L’essenziale è invisibile agli occhi…”

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  9. @ Dis-:

    “Si ’na pecura si mancia a troffa, mancia puru i ciuri?
    “’na pecura mancia tuttu chiddu chi trova”

    “Puru i ciuri hannu i spini?”
    “Sì. Puru i ciuri hannu i spini”

    “Ma allura i spini a chi sevvunu?”

    “I spini non sevvunu a nenti… “ 🙂

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  10. mia mamma mi ha sempre detto che parlo più con gli occhi che con l bocca. – e pensa che sono logorroica – ah ah ah scherzi a parte è proprio vero. L’ho anmche studiato. La comunicazione non verbale è il 70% del significato, anche se stai parlando. tematica molto interessante! Non a caso mi piace il telefilm “lie to me” 😉

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  11. @ Adelaide: vuol dire che sei molto espressiva se parli sempre con gli occhi e con la bocca. No, scusa, parli con la bocca e… ma allora parli? 🙂

    Sì, tematica interessante.

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  12. carla

    Ho conosciuto persone capaci di trasmettermi emozioni dietro silenzi pieni di parole, silenzi che per chilometri hanno sorpassato le stesse parole. Erano persone con un cuore dal battito illegale.
    Persone vere.

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  13. @ Carla: persone con un cuore dal battito illegale?
    Oh caspita, devo dire che come definizione non è niente male, anzi, dippiù, dippiù, direbbe l’Arthur, che nel frattempo è rimasto decisamente senza parole. 🙂

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  14. @ Carla: beh, ti ringrazio della precisazione, però… vabbè un po’ di mistero che, tra una parola e un silenzio ci sta ancora, ma quand’è che un cuore c’ha un battito illegale?

    E no, perché senza ritenermi con questo una “persona vera” (giusto per non dire e fare smargiassate… 🙂 ) volevo accertarmi che il mio cuore non battesse illegalmente, così giusto per dire che un po’ d’illegalità nel battito ci sta anche bene, che tra le altre cose, questa cosa mi fa venire in mente quella volta a Castelfidardo, tipico paesino delle alpi Apuane a metà strada tra Crocette e Abbadia, che sorge a 212 metri sul livello del mare, girato l’angolo a destra, nel vicolo dei Campanari c’era una casetta piccola piccola dove Morellino di Scansano andava a suonare la fisarmonica, e sì perché a quell’epoca e non ti dico quale, altrimenti poi mi contesti la veridicità delle notizie storiche, capitava di trovarsi nella centralissima piazza della Repubblica ad aspettare che Marzemino, detto anche Grillo del Feudo delle arance mature, si decidesse a raccontare di quella volta che a Sirolo, tipica spiaggia dei Balcani superiori, conobbe la sua bella, che poi, a dire il vero lì son tutte belle e, infatti, uno di questi giorni mi sa che ci faccio un salto, così per vedere e chissà… ea_ri_vabè… parole, parole, parole, insomma, quand’è che un cuore c’ha il battito illegale? 🙂
    ‘sera!

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  15. carla

    Il motivo per cui sto scrivendo lo ignoro anch’io, non ho nessun bisogno di raccontare la mia storia o forse è soltanto un modo di esorcizzare la paura del tempo che sta passando, è come sentire dentro di me una sedia vuota e m’illudo anche solo per un momento che su quella sedia ci sia seduto qualcuno, sono una donna qualunque e so perfettamente che non c’è niente da raccontare e che ognuno di noi si realizza ogni giorno ma è la mia memoria che ogni tanto mi riporta una traccia della nostalgia sopita nei ritmi del quotidiano, un quotidiano scandito dal battito che non appartiene al tempo e ai suoi orari, è un battito particolare che si fa vivo quando vuole trascinandomi in un vortice di sensazioni ed emozioni dove tutto diventa vietato, illegale, è un cuore fuorilegge il mio con tante pene ancora da scontare. Ho un cuore con un battito illegale.
    Tutto qui.

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  16. carla

    Sai… viene in mente anche a me quella volta che 🙂
    Avevo incontrato Marzemino, detto anche Grillo del Feudo delle arance mature tanto tempo fa in Sirolo, tipica spiaggia dei Balcani superiori in un bar di periferia un giorno che il destino giocava con i dadi, già allora come ora. Mi ricordo quell’opprimente senso di vuoto, in quel momento ero da sola senza nessun posto dove andare, nessun appiglio e nessun riparo, nessuna direzione e nessun senso.
    Nella centralissima piazza della repubblica di Castelfidardo, nel vicolo dei Campanari si trova una casetta piccola piccola con accanto una trattoria tipica marchigiana, con tavoli all’aperto e giochi per bambini e in quel locale lo scapolo d’oro Morellino di Scansano, amico d’infanzia di Marzemino, quelle rare volte che è sobrio, si diletta a suonare la fisarmonica deliziando i commensali.
    Marzemino poco dopo la mezzanotte esce dalla trattoria, la sua mano stringe forte la lucida maniglia d’ottone, resta immobile sulla porta dentro la sua giacca di pelle, sembra un’aquila in stallo senza vento, si accende una sigaretta e soffia il fumo azzurrino nella luce della notte illuminata dalla luna, dai lampioni e dalle poche luci ancora accese nelle case. Ha la faccia pallida, segnata dal passare del tempo e delle ore chiuso all’interno della trattoria, lo sento estraneo eppure vicino a me in un’assurda condivisione. Dall’altro lato del marciapiede lo guardo rientrare nella trattoria e ogni volta che si apre la porta e qualcuno entra o esce, viene fuori un fiume di grida, di musica e parole, ho un forte senso di vuoto e un freddo umido che mi penetra attraverso i vestiti fino alle ossa. Cerco di uniformarmi a lui, mi sento lontana ma ancora padrona della mia vita spazzata solo a tratti da un’onda estranea. Mi trovo a quello che gli astronauti definiscono il punto di non ritorno, il punto da cui non puoi più tornare indietro, qualunque possa essere il tuo destino sei costretto a proseguire il tuo viaggio. Ed il mio viaggio è adesso insieme a lui.
    Decido di entrare nel locale ed in quel momento mi sembra di scardinare il mio mondo ordinato. Mi avventuro in una sala incerta piena di lampi di vite infernali, suono di fisarmonica, fumo e voci, vorrei tornare indietro, un leggero fastidio mi galleggia in fondo alla gola asciutta, mi sento come in balìa di fotografi invadenti che vogliono tirare fuori le mie parti nascoste immortalandomi in un modello già pronto, attraverso quella fotografia cercano di rubarmi l’anima. Finalmente in fondo alla sala lo vedo e lo raggiungo. Sembra la scena di una commedia sentimentale dove sembra di poter annusare persino la polvere di scena. Ci siamo baciati stretti, respiro nel suo respiro persa nel sapore di fumo della sua bocca, sento uno strano brivido attraverso la lana del suo golf, tutte sensazioni che mi vengono incontro ad onde. Io e lui ci stiamo incamminando verso lo stesso silenzio denso di parole ma siamo ancora in tempo per fermare quel viaggio e riconsegnarci alla vita insieme.
    Adesso non sogno più d’incontrare un pagliaccio dimenticato da un circo, qualcuno che riesca a farmi ridere, con Marzemino, detto anche Grillo del feudo delle arance mature la vita è proprio un buon pensiero dove l’ora dell’amore per noi è finalmente legale! 🙂

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  17. @ Carla: non c’è mai, secondo me, un vero motivo per cui si raccontano delle cose, potrebbe essere un modo di esorcizzare la paura del tempo che sta passando, oppure l’illusione di avere accanto a sé una sedia vuota dove qualcuno è seduto, come dici tu, oppure il bisogno di ubriacarsi di parole, certi che qualcuno malgrado tutto, ha voglia di sentirle; e forse è questo il vero motivo.

    Tutti siamo persone qualunque, ma smettiamo di esserlo nel momento in cui riusciamo a entrare in sintonia magari con chi, seduto su quella sedia, è lontano mille miglia. Sai… nostalgia, un vortice di sensazioni ed emozioni dove tutto diventa vietato, illegale, un cuore fuorilegge che ha tante penne da scontare, un cuore con un battito illegale… credo che tu sia in buona compagnia.

    Viene in mente anche a me quella volta che preso da un sacro furore, ho incominciato ad andar su e giù per la Valsugana, tipica vallata a sud della catena delle Prealpi Longobarde, dove il conte d’Avola, degno compagno d’avventura di Montenero delle Ginestre Sognanti, finito di pranzare beveva sempre un goccetto di Passito oppure di Malvasia delle Lipari, altrimenti non si sentiva sazio…

    E visto che parliamo di parole, “Parliamo di un po’ di storia?”

    ‘notte! 😉

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  18. carla

    Avevo girovagato in lungo e in largo sul tuo blog come d’altro canto faccio con tutti gli altri quando mi cattura qualcosa di non ben definito ed ero andata anche a ritroso, ma questo “parliamo un po’ di storia” ahimè era sfuggito!. E che peccato, perdindirindina….
    Data l’ora (tardissima!) e un piccolo impegno in mattinata sono costretta soltanto a dire: “tornerò” non senza lasciare Argo a fare fidata guardia. Da buona Penelope vado a tessere la tela…..
    buona giornata a tutti

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  19. @ Carla: beh, se fossi veramente un professore direi senz’altro: ti era sfuggito il mio “Parliamo un po’ di storia”? non hai studiato abbastanza!!! ‘nnagg…

    Bene, aspetto il tuo ritorno e nell’attesa, mi siedo in un angolino insieme ad Argo a fare la guardia.

    ‘giorno!

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  20. Matilde avrebbe voluto con tutto il cuore poter dire quello che provava, nella sua mente le parole avevano preso forma con grande facilità. Erano dolci, profonde e sentite. Parole che racchiudevano un sentimento pulito, per molti difficile da esprimere, ma non per lei che aveva la poesia nel cuore, che sentiva le emozioni in modo molto particolare, con una sensibilità unica.
    Oh certo, averebbe potuto scriverle, farle diventare veri poemi, ma non sarebbe mai stato come pronunciarle guardando Michele negli occhi per poi assaporare la sua reazione, il suo stupore e la sua gioia. I due ragazzi si conoscevano da quando erano bambini, avevano trascorso tantissime giornate giocando e poi, una volta iniziate le scuole, anche studiando insieme per aiutarsi a vicenda. Ogni volta che uno dei due aveva un problema, riusciva sempre ad affrontarlo grazie all’aiuto dell’altro, nessuno riusciva a scalfire l’intesa che si era creata tra di loro con gli anni e che si era consolidata sempre di più, fino a sfociare in un sentimento che non era più solamente di amicizia, ma era diventato amore. Un amore delicato come i petali di un fiore, fresco come acqua di un ruscello, luminoso come il cielo azzurro in una splendida giornata primaverile. Tutto era bellissimo, molti, forse per invidia, dicevano che era anche troppo bello e che non sarebbe durato, prima o poi qualche cosa avrebbe rovinato l’idillio e sarebbero iniziate le incomprensioni. Matilde, anche se non lo aveva mai fatto capire a Michele, soffriva molto quando sentiva queste chiacchiere e ora aveva il timore che quel momento fosse veramente arrivato. Le parole, si quelle preziose parole che lei avrebbe voluto dire al suo amato, non sarebbero mai state pronunciate e Michele non le avrebbe mai udite. Si, non le avrebbe mai potute udire perché Matilde era muta e solo parole dal suono gutturale uscivano dalla sua bocca, mentre lei avrebbe voluto dirle con il suono cristallino che sentiva nel suo cuore.
    Ma non poteva continuare a tenerle racchise dentro di sè, doveva parlare a Michele, voleva a tutti i costi dirgli quello che provava, anche se sapeva benissimo che l’amore era ricambiato, perché lui glielo aveva detto più volte con grande tenerezza.
    Il suono del clacson la distolse dai suoi pensieri, Michele era arrivato a prenderla, insieme avevano deciso di recarsi a fare una scampagnata per godersi la giornata e la bellezza della natura lontani dal caos della quotidianeità e dalla curiosità delle persone del vicinato.
    Matilde salutò Michele con affetto, ma lui si accorse subito che era turbata, che qualche cosa velava di tristezza il suo viso, ma preferì non affrontare subito l’argomento e decise di partire per la destinazione scelta. Una volta arrivati sistemarono le loro cose accanto ad un bellissimo albero, fecero una passeggiata assaporando il profumo dei fiori sbocciati da poco, il volo delle rondini che erano già arrivate da qualche giorno per annunciare la primavera, il suono dell’acqua del torrentello che scorreva ai margini della radura dove si erano recati. Dopo un paio di ore decisero di tornare all’albero per mangiare qualche cosa, presero dall’auto il cesto con tutto l’occorrente preparato da Matilde e si accomodarono sopra alla coperta stesa sul prato. Fu proprio allora che Michele, con molta delicatezza chiese a Matilde il perché di quel velo di tristezza sul suo viso, anche se aveva un po’ paura di scoprire che forse lei voleva farle capire che qualche cosa non funzionava più tra loro. L’amava troppo per perderla, si sarebbe sentito perso e totalmente annientato se questo fosse successo, ma la chierezza e la sincerità erano sempre stati alla base del loro rapporto e decise di correre il rischio. Matilde si fece ancora più triste, grosse lacrime scesero lungo le sue guance facendo preoccupare ancora di più Michele, che l’abbracciò e cercò di tranquillizzarla. Dopo diversi minuti Matilde si fece coraggio, guardò Michele negli occhi e iniziò a parlare. Sì, iniziò a parlare con il linguaggio dei gesti e con le guance rosse dall’emozione disse tutto a Michele. Gli parlò delle sua paure, delle chiacchiere che aveva sentito dai vicini e che le avevano creato un senso di irrequietezza, ma soprattutto le parlò del suo amore, di quello che provava per lui. Uscirono tutte le parole che racchiudeva nel cuore, uscirono come circondate da una dolce melodia creata dai suoni della natura. I suoi gesti erano armoniosi, dolci, delicati, così pieni di sentimento che si libravano nell’aria come colorate farfalle tra i fiori. Ecco, Matilde aveva parlato, le parole avevano preso vita grazie ai gesti, grazie al linguaggio che permette alle persone senza parole di poter comunicare. Si abbracciarono forte forte e alla fine risero dei loro timori, ancora più sicuri del loro amore e della forza che li avrebbe sempre accompagnati ed aiutati a superare altri momenti difficili e Matilde, con la sua voce gutturale ma nello stesso tempo dolce, pronunciò tre parole: Michele ti amo… e per lui fu come udire il suono più bello che possa esistere al mondo.

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  21. @ Patrizia: grazie Pat, davvero notevole. Il linguaggio dei gesti, del corpo, gli occhi, lo sguardo, le mani, la sensazione quando il tocco si fa più forte, le parole che come in questo caso possono anche non esserci. Sai una cosa, alle volte penso alla mia nipotina Cri e al modo che ha lei di esprimere le sue emozioni. Oppure mi vengono in mente quei ragazzi in carrozzella, quando ridono, mostrando delle smorfie impossibili, e i ragazzi che li accudiscono, sempre allegri e spensierati. O come una volta ho raccontato di quella bambina che vedo ogni anno al mare in braccio ora al padre, ora alla madre, lei che ha il capo leggermente inclinato da un lato, lo sguardo che sembra perso, ma che ritrova vita con la tenerezza dello sguardo del padre o della madre.

    Pensieri…

    E’ bella la tua storia perché parla di chi è “diverso”, ma non per questo rinuncia alle sue emozioni, cosa che noi invece, “persone normali”, facciamo spesso.

    Ps: pensavo ad una cosa, che se dovessi chiudere il blog, questa esperienza del “camminare insieme” a tutti voi è stata fantastica, un pezzetto di vita raccontata come se fossimo insieme seduti una accanto all’altro.

    Lo ammetto, sono un inguaribile romantico, ma spero per questo di non essere da solo.

    ‘nnagg… manca Ventolino, chissà cosa avrebbe raccontato. Sembra che ritorni per fine settimana o al massimo inizio settimana prossima. La sua (brutta) avventura con il router sta per finire, per fortuna. 🙂

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  22. Vedi Arthur, alla fine sono riuscita ad esprimere con questo racconto nato così improvvisamente che ha stupito anche me stessa, perché vedevo le mie dita correre veloci sulla tastiera, cosa intendevo dicendo anche senza parole si può dialogare, che non sempre sono veramente necessarie 🙂

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  23. @ Arthur

    Ho letto “Pensieri” … il figlio di mia cugina a pochi mesi dalla nascita ha avuto un grande febbrone, all’ospedale pare non abbiano diagnosticato in tempo un forma di meningite e le conseguenze sono state disastrose. Quando l’ho visto per la prima volta ho subito provato un sentimento d’affetto incredibile ma nello stesso tempo mille domande hanno affollato la mia mente, molte delle quali non hanno ancora trovato risposta. Crescendo ha iniziato a comunicare con versi, con movimenti inconsulti e solo la presenza dei genitori nei momenti di crisi riusciva a calmarlo, cosa che avviene tutt’oggi e di anni ne ha 26. Un ragazzo molto alto e magrissimo, che vive sulla carrozzina appositamente acquistata per lui che non può muoversi, non può fare nulla da solo, ma che quando alla sua maniera sorride, ti fa allargare il cuore.. Si, pensieri, tanti quelli che affollano soprattutto la mente e la vita dei suoi genitori che guardano al futuro, a quando non ci saranno più e penso non riescano a vedere cosa si prospetterà per il loro figliolo…

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  24. Con i miei “Pensieri…” forse ci siamo intristiti un po’ e allora, visto che la riflessione di Carla era scaturita da un pensiero felice, così come il racconto di Patrizia d’altronde, giusto perché parliamo di parole e giusto per fare quattro risate, vi invito a leggere la mia “Voglia di granita”, ( sono un Siculo, non dimenticatelo… 🙂 ) dove le parole, appunto, erano forse di troppo.

    “ ‘giorno…”

    Entro nel negozio cercando di attirare l’attenzione di qualcuno, ma… deserto assoluto.

    Sul bancone una pizzetta addentata e abbandonata, un paio di occhiali legati ad uno spago, fanno bella mostra di sé appesi alla maniglia di una porta che, immagino, dia nel magazzino… faccio un giro, in fondo al negozio intravedo un piccolo corridoio, mi avvicino, e appoggiandomi con una mano sullo spigolo del muro, ripeto. “’giorno… c’è nessuno?”

    “ Eccomi…” mi urla una voce stridula che sembra arrivare dall’oltretomba e, sentendomi toccare una spalla, mi giro di soprassalto…

    “ Aveva bisogno di me?”

    Una ragazza sui trent’anni, abbozza un sorriso e mi guarda con fare interrogativo…

    “ Ero a bere un caffè, sa com’è, ogni tanto bisogna pur fare una pausa e comunque, in cosa posso esserle utile? ““Voglia di Granita”

    ‘nnagg… Ciao a tutti e buona serata. 🙂

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  25. Mah Arthur…. ma tutti tu li trovi i soggetti così particolari ??? ahahha
    A me sarebbe passata la voglia di granita…

    Comunque in uno dei miei brevi soggiorni in Sicilia, il mio amico Peppe e la moglie ci portano in giro per Catania e poi… tutti a mangiare la famosa granita siciliana. Chi la prende al gelso, chi con altri gusti e io?? Io niente…. ‘naggia, mi devo prendere un tè, un tèèèèèèèè e guardare gli altri che si leccano i baffi…. e tutto perché da due giorni avevo dei dolori tremendi allo stomaco e quindi per precauzione mi hanno sconsigliato di mangiarla ufffff

    Ma mi sono rifatta l’ultima volta che ci sono stata e finalmente me la sono pappata pure io ahahah
    Riccardo, altro carissimo amico siciliano, mentre mi faceva da cicerone a Messina mi ha convinta a provare la granita al caffè con panna e focaccia. miiiiiiiiiii che buona 🙂

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  26. carla

    @ Patrizia: è molto bello il racconto di Matilde e Michele. Brava. Però …. la granita al caffè con panna (e focaccia????) non l’ho mai provata. Brioche, cornetto ma focaccia mai!
    @ Arthur: viene da chiedere anche a me “ma in quale bar sei capitato?” piuttosto, nel fare tutte quelle chiacchiere i due ghiaccioli alla frutta … che fine hanno fatto?
    ‘notte piena di sogni colorati

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  27. @ Patrizia: Patttttttttttttttttttttttttttttttttttttt, mon Dieu de la France e del regno delle due Sicilie messe assieme, ma cosa ti ha fatto mangiare il tuo amico Riccardo, la granita di caffè con panna e la focaccia? Come dice giustissimamente Carla l’accoppiate vincente, e ripeto VINCENTE è caffè con panna e brioche, (niente cornetto, mannaggia Carla… 🙂 ) quella con il bon bon sopra che sembra un bottone, quella che pucciandola dentro dopo aver sgarugato per bene il caffè con la panna è una delizia che dippiù non si può, insomma QUELLA. (Porcacc… che nostalgia!!!)

    Una domanda, se mi è consentito farla, Peppe, Riccardo… ma conosci solo carissimi amici Uomini Siciliani? 🙂

    ( Deliziando )

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  28. @ Carla: codesto postaccio non è un bar, ma una gelateria vicino allo studio e d’estate ogni tanto vado a mangiare la granita che la fanno mica male. La signorina in questione esiste, ma forse non è proprio così così. Con un po’ di fantasia… 😆 😆 😆

    E sui due ghiaccioli alla frutta… mannaggia di una mannaggissima, direbbe il caro amico Alan, ma non ti sfugge proprio nulla!!! 🙂

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  29. carla

    Sicilianuzzo caro io con la granita di caffè con panna, anzi con la mezza di caffè con panna… prendo anche il cornetto se voglio! Aggiornati. 🙂 Piuttosto sai che a Trapani che chiedi una granita con panna, ti danno tranquillamente la granita di limone con sopra la panna? Non gli sembra affatto che “stoni” qualcosina!

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  30. @ Arthur
    Riccardo mi ha fatto mangiare la cosa giusta, ho sbagliato io a chiamarla focaccia ahahah
    Ho fatto pure la foto prima di iniziare a mangiarmi quelle delizie, e la brioche l’ho pucciata dentro alla granita… slurpppppppppppp 🙂
    Guarda qui

    Non è che conosco solo carissimi amici uomini in Sicilia, ma una carissima amica (peperina come io la chiamavo) purtroppo non c’è più da alcuni anni, ma è sempre nel mio cuore e poi c’è anche Daniela, ma ci si sente poco. E ce ne sono anche altri, ma Peppe e Riccardo sono speciali 🙂

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  31. @ Carla: evvabè, se mi chiami Sicilianuzzu caro mi sciolgo tutto. La granita non l’ho mai mangiata con il cornetto, mi sembrerebbe di farle un torto se devo essere sincero, e no, perché anche la granita ha una sua dignità, mannaggia. 😆 😆 😆

    PIuttosto limone e panna che c’incucchiano? Se poi è fatta con il vero succo di limone, men che meno. De gustibus non sputacchiandum est. 🙂

    ‘pranzo!

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  32. Facevo una riflessione leggendo qua e là e mi collego all’argomento di oggi.Le parole servono,perchè,al di là della voglia di partecipare o meno a certe discussioni,avendo in passato,usufruito di questo luogo virtuale,avendo avuto carinerie,ospitalità e grandi encomi sul Magazine in molte occasioni,perlomeno un sereno “Buona Pasqua”ci stava come il velo alla sposa.Eppure noto che all’improvviso la voce si fa vuoto,lo spazio si fa nulla,la memoria si fa oblio,ci si dimentica anche dell’educazione formale che,sarà falsa, ma almeno salva il salvabile.Non capisco come si faccia a passare così velocemente dal:”Sono sempre d’accordo con te”al “Io quest’uomo non lo conosco”senza che il gallo canti tre volte..Ciao Vento ti aspetto,un bacio! 🙂

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  33. @ Carlotta: mi pare di capire che ti stai domandando come mai persone che erano un tempo qui di casa, oggi non ci sono più, neanche per un Buona Pasqua. Mia cara, nel mondo dei blog è “normalità” un atteggiamento del genere, oggi si scrive “ciao, ti voglio bene” e domani, silenzio assoluto. Quindi non mi stupisco più di tanto di nulla. Metti anche in conto che parecchie persone hanno chiuso il loro blog e tante altre si apprestano a farlo.

    Metti anche in conto che magari per alcuni non ho più niente da dire, per cui girano in altri blog. Anche questo è normale. Metti anche in conto che ultimamente giro poco nei blog e quando questo avviene, capita che chi prima veniva perché andavi a trovarlo, adesso non viene più perché non vado più a trovarlo. E’ normale anche questo.
    Però non mi posso lamentare. I miei articoli sono ugualmente seguiti da tutti voi, cosa chiedere di più? Con alcuni ho un rapporto privato ed anche questo è ciò che conta.

    Buona Pasqua carissima Carlotta e te lo dico per chi non ha colto la cortesia del tuo augurio, “Baci ed Auguri a tutti!”. 😉

    Ventolino ha assicurato che settimana prossima sarà di nuovo con noi, tra l’altro con tante cose nuove, foto e fotocomposizioni varie.

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  34. alanford50

    La parola che cosa strana, posto il mio punto di vista così come lo sentii tempo fa in un paio di miei logorroici ed insani pensieri:

    SEGNI NERI.
    Parole, segni neri in fila, ordinati in un universo bianco, segni neri che rincorrono il loro senso di esistere, il vano tentativo di esprimere qualche cosa che abbia un comune significato da tutti compreso, ma quasi sempre è un’illusione, restano quasi sempre solo una serie infinita di segni neri in un universo bianco.

    ETERNE RIDONDANZE..
    Miriadi di parole ripetute nel tempo, dissolutamente perdute e dimenticate nell’eterno limbo del tempo, miriadi di suoni, uguali, ripetitivi fino a diventare un unico lamento, lamento che nulla dice, che nulla vuole, che nulla chiede, perché incapace di tradursi in un misero e comunque forse inutile gesto, miriadi di inutili parole che subdoli pensieri, ignari e creduloni le hanno partorite senza una vera ragione, senza una vera coscienza, miriadi di parole fluttuanti nel limbo del tempo in cerca di un senso che ne convalidi la propria esistenza, parole e pensieri inutili gettati e sprecati in un eterno vortice senza senso, a cui nulla porta.
    Miriadi di parole ripetute nel tempo che hanno la colpa di ingannare ed illudere le genti, incapaci di comprenderne il vero senso, che tutto redimerebbe e ci regalerebbe il piacere della comprensione e della consapevolezza a quel punto della vera e reale intelligenza, capace di elevare gli spiriti e le menti fino a farci essere capaci e superiori e finalmente saggiamente coscienti.

    Alanford50

    E’ sempre un grande piacere leggerTi e leggerVi, cosa di cui nonostante la mia latitanza, non mi nego il piacere.
    Ciao mittttico…

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  35. Caro Alan, è inutile dirti che è un piacere immenso rileggerti in questo mio spazio, che in passato, poi non tanto remoto, ci ha offerto più volte l’occasione di confrontarci, magari animatamente, per quanto possibile possa essere usando solo le parole scritte, sempre con una lealtà intellettuale da parte tua, che secondo il mio modesto parere, non è molto facile da incontrare.

    E ancora una volta, ci hai offerto un saggio della tua saggezza, (scusa il gioco di parole…) catalogando le parole in due “categorie” che idealmente le descrivono. Segni neri che in fila, ordinati si susseguono in un universo bianco ed eterne ridondanze che spesso non trovano la via della consapevolezza.

    E’ l’eterna storia dell’uomo che per sua natura ha bisogno di credere in qualcosa, non importa come e non importa quale. Parole, parole, parole… diceva una famosa canzone, e le parole sono sempre state l’oppio dei popoli, centellinate ad arte per una contropartita che non si è mai posta il problema di nascondere le sue vere intenzioni. Ed oggi, guardando la scena politica e tutto ciò che ci gira intorno, ne abbiamo l’amara consapevolezza.

    E a questo proposito mi viene in mente il bel film di Lars von Trier, “Dogville” – che se non lo hai visto, te lo consiglio caldamente – una città senza case, senza giardini o strade, ma, solo dei segni per terra, qualche sedia, qualche tavolo, un set cinematografico in una grande teatro di posa, (un’idea geniale…) dove la rappresentazione esasperata della solitudine trova nutrimento nella parte peggiore della gente. La protagonista, Nicole Kidman, per fuggire da ciò che non accetta, trasforma l’odio in carità, per trovare un posto in quel luogo, ma soprattutto dentro di sé, si attacca disperatamente alla pietà, per trovare ragione in se stessa, poi capisce che la carità non le concede uno spazio abitabile e che in fondo quella gente è peggiore di suo padre gangster, la cui cattiveria è forse meno ipocrita e meschina.

    Con quelle eterne ridondanze, si costruiscono tante Dogville.

    Ciao neh! 😉

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  36. carla

    @ Alanford50
    Quei segni neri in fila su un universo bianco che chiamiamo parole possono anche rappresentare un’effimera illusione capace di ingannare ed illudere le genti è vero ma se il chiedermi “ma … servono davvero le parole?” è valsa una risposta sarei disposta a riempire chilometri di pagine bianche per regalarmi il piacere della Tua conoscenza consapevole che la mente non sempre racchiude uguale saggezza.
    Piacere di conoscerTi
    carla

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  37. alanford50

    @CARLA & @RE ARTHUR

    Perdonate la mia latitanza, ma in effetti vi avevo già risposto questa notte, ma com’è come non è il post che avevo inserito non è stato caricato,MAH! maledetta tecnologia, sarà per causa del mio PC che va a carbone (poverino è talmente vecchio ed usurato), comunque pongo rimedio a questo inconveniente:

    @CARLA, anche per me è un vero piacere conoscerti, non mancherà occasione per interloquire, anche se lo farò con i miei tempi ed i miei orari (quasi sempre quelli notturni), quindi chiedo subito venia per gli eventuali disguidi.

    @RE ARTHUR, anche per me è sempre un piacere venire a fare qualche capatina qui nel tuo bellissimo regno, anche se ovviamente con i miei tempi ed orari.

    Per ora vi saluto con il mio classico CIAOOO NEH!

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