Torno…

                   Torno dal mare dopo pochi giorni di dolce far nulla e quando mi capita d’andarci, è un po’ come se dentro di me cambiasse qualcosa, un miscuglio di sensazioni difficili da spiegare.

Come sarebbe bello poter dare alle emozioni la parola, un’ occasione in più per spiegarsi a modo loro, ci pensate? Potremmo così metterci comodi e quando qualcuno ci chiede dove siamo stati, “loro” incominciano a parlare per noi, e noi, annuendo ogni tanto, a sorridere compiaciuti.

Domenica sono stato a Portovenere, la perla, secondo me, del Golfo dei Poeti, con le sue case dal fronte alto e stretto, colorate di giallo e di rosso, con tinte acquarellate tipiche di questi antichi borghi di pescatori. Nel centro storico si entra da una bella porta medievale collegata alla cinta muraria che porta al Castello Doria e, gironzolando per le sue viuzze, respiravo l’odore del mare che, a tratti arrivava come per ricordare che era lì, a pochi metri di distanza.

Adoro girare senza una meta fissa, fermarmi se qualcosa mi colpisce in modo particolare, un portone, un androne, persino un vecchio batacchio che un tempo si usava per bussare alle porte, o magari un vecchietto seduto davanti alla sua casa per fare due chiacchiere, cosa che oggi s’incontra sempre meno, purtroppo. Poi, in questi vecchi borghi, è bello guardare il cielo che, come uno spiraglio s’intravede tra una grondaia e l’altra, una fetta d’azzurro che fa capolino tra queste case addossate le une alle altre che, viste dalle stradine lunghe e strette, sembrano ancora più alte di quello che realmente sono.

Malgrado abbia sempre con me la macchina fotografica oppure la telecamera, non sono il classico turista che fotografa all’impazzata, anzi, alle volte non la uso per niente, oppure immortalo solo qualche piccola cosa. Mi piace sedermi e guardare la gente che passa, cerco d’immaginare i loro pensieri, le sensazioni che provano ad essere in luoghi come quello ma, ho sempre l’impressione che per tanti sia solo una gita come un’altra e allora mi verrebbe voglia di prenderli per mano, per guardare le cose che spesso passano inosservate, piccoli particolari che, insieme, fanno una piccola città, che non sono le chiese, i palazzi, le piazze, le mura di cinta, o la storia che le guide sanno raccontare così bene, anche, ma i muri scrostati delle case, le pietre lisciate dal tempo, una maniglia d’ottone senza più la sua lucentezza, le ripide scale di una casa con i gradini di marmo consumati, o la vecchia maglia di una rete da pesca, dimenticata sotto le scale di un pontile.

Insomma, la vita che in un modo o in un altro, ha lasciato il segno della sua presenza.

Evvabè, come dice sempre Nonno Archimede, detto Archi, a volte anch’io non c’ho capito niente.

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63 pensieri su “Torno…

  1. @ Wolfgang: Die Bedeutung dessen, was ich geschrieben habe?

    Was ist oft nicht das, was um uns herum schauen Sie auf die richtige Art und alles bleibt unbemerkt.
    Aber es ist natürlich nur meine Gedanken.

    PS: Sorry, mein Deutsch … 🙂

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  2. Io invece ho capito alcune cose. Innanzitutto che le tue emozioni parlano e lo dimostra quanto hai scritto e poi che non sei una persona superficiale, ma una di quelle persone che sanno apprezzare le piccole cose, quelle che ai più passano inosservate e non ti serve una foto per fissare il momento in cui le note, ma basta la tua mente e ciò che provi. Riesci a leggere attraverso le espressioni delle persone, dai loro movimenti. Passeggi tranquillo tra viuzze antiche apprezzando la bellezza di luoghi che hanno una storia, che parlano attraverso i mattoni, le porte, le finestre……

    Sei, sei…. beh non te lo dico, questo me lo tengo per me così ti resta la curiosità

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  3. Laura

    Quel torno con i tre puntini mi somiglia al racconto di un viaggio che non si è mai concluso. Hai ragione quando dici che certi luoghi avrebbero bisogno di più attenzione, come hai ragione nel dire che le piccole cose a volte sono le più importanti.

    Come hai ragione nel dire che l’immagine di una foto non sempre riesce a descrivere le emozioni e in questo sono d’accordo con Patrizia, il tuo racconto basta e avanza, io ero lì con te.

    Buona notte Arthur. 😉

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  4. Bravissimo Arthur
    Bella foto,e ancor più bello il tuo racconto………..
    Emozioni sincere che sai benissimo trasmettere…….
    Grazie Arthur
    buona giornata
    duil

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  5. @ Rosamaria: infatti, non a caso per esempio nella Loggia del Porcellino a Firenze, il suo muso è tutto consumato, vorrà dire che la gente lo usa come porta fortuna? 🙂

    Certi segni sono inequivocabili.

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  6. @ Laura: sì, hai ragione, è un racconto che non ha voglia di finire. Per questo mio articolo avrei potuto mettere una foto di Portovenere, ma ho preferito usare la foto come metafora del tempo che passa, un modo come un altro per descrivere le emozioni.

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  7. @ Duil: grazie Duilio, credo che le emozioni debbano essere condivise e il blog serve anche a questo, altrimenti è solo un puro e semplice parlare.

    Buona giornata anche a te.

    ps: finito di ristrutturare la casa? 🙂

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  8. carla

    L’emozione ha per me la “voce dell’anima”.
    Quando provo un’emozione o un miscuglio di sensazioni difficili da spiegare è come se avessi qualcosa in gola che non riesce a uscire e inizio a tossire. A volte insieme all’emozione ci scappa qualche lacrima ma io per rovesciarne il significato do sempre colpa alla tosse. Quando sento il rospo in gola vuol dire che è proprio la voce della mia anima che vuole uscire.
    Forse è per questo che ho spesso la tosse.

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  9. Ciao Arthur
    Per ora abbiamo finito di sistemare un bagno
    il 14 vengono a iniziare a rimuovere il parquet x sostituirlo.
    Il parquet è in tutto l’appartamento……il che vuol dire svuotare tutti i mobili e spostarli x rifare il fondo e rimettere un nuovo parquet…….
    Siamo stravolti non pensavo di possedere tutti questi libri…………
    Elsa è agitatissima e dobbiamo ancora iniziare….
    speriamo di sopravvivere a questa avventura
    ci sentiamo quando posso, comunque cerco di leggervi ogni giorno…..
    ciao
    Duilio (nel caos)

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  10. Silvia

    Conosco Portovenere e tutta la costa ligure che c’è intorno. Capisco cosa vuoi dire, ma bisogna essere abituati a vedere particolari che nessuno c’insegna a vedere. Quiando si va in una città nuova, ho sempre con me una guida e alle volte mi rendo conto che presa dalla mania di vedere monumenti e chiese, perdo il contatto con la città. Mi pare che è quello che tu vuoi ricordarci e che, da quando ti leggo, ti sento dire, cioè che la città va respirata e poi viene tutto il resto. Hai ragione.

    Ciao Arthur.

    Dimenticavo, bella la tua foto e la metafora che ci sta sotto. 😉

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  11. Torno…
    era quello che pensava continuamente Alessio ogni volta che lasciava il suo paese natio per riprendere il lavoro all’estero. Un lavoro che lo portava continuamente in giro per il mondo, in luoghi non sempre sicuri e non sempre molto agevoli e comodi. Svolgeva l’attività di super visore per una grossa Ditta di trivellazioni petrolifere e quindi si spostava continuamente dalla terra al mare, dipendeva tutto da dove erano situate le piattaforme da controllare. Il suo era un lavoro di grossa responsabilità ma questo non aveva tolto ad Alessio la sua semplicità.
    Semplicità che lo aveva reso benvoluto da tutti i lavoratori che incontrava e con i quali riusciva a stabilire sempre un dialogo amichevole che lo portava a capire con più facilità le esigenze di queste persone che passavano mesi e mesi lontani dalle famiglie e dalle loro case e svolgevano mansioni faticose e non sempre piacevoli. Nonostante il suo girovagare gli avesse dato modo di conoscere grandi città, modi di vivere completamente diversi uno dall’altro, Alessio non riusciva mai ad adeguarsi completamente e nel cuore aveva sempre il suo paesello, così piccolo e raccolto, dove ci si conosceva tutti e dove ogni volta che tornava veniva accolto con grande calore, soprattutto da coloro che lo avevano visto crescere. Torno… sì, Alessio era determinato a cambiare vita e a fare in modo che il suo lavoro non lo costringesse più a spostarsi così frequentemente e soprattutto a tenerlo lontano per periodi così lunghi.
    Torno…. Sì, diceva Alessio dentro di se, torno… e lo farò molto presto, perché il mio cuore non può rinunciare ai vicoletti, alle piccole salite che portavano ai colli, all’aria fresca e pura che alla mattina regalava un risveglio nel quale non mancava mai un sorriso. Si… io torno…

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  12. Nonno Archimede

    E già, la notte stellata, il canto del grillo (…), che bei tempi quelli, quando tutto sembrava un po’ tutto di tutto, senza pretese, senza tante aspettative e nell’attesa che qualcosa arrivasse, si aspettava ma senza chiedersi granché.

    Ricordo da bambino, quando passavo per le vie del paese, e vedevo sempre alcuni vecchietti che, seduti davanti alla porta di casa di uno di loro, si guardavano in giro senza dire nulla, e ogni tanto uno di loro girava la testa e sospirava, come per dire, boh, chissà cosa, e allora era la scusa perché l’altro ricominciasse a parlare e ricominciando, a dire sempre le stesse cose e intanto, per la strada qualche carretto che passava, di quelli tirati da un mulo anche lui vecchio e stanco, con il contadino seduto con una gamba penzoloni, e il cappello di paglia, il rumore di una persiana che sbatteva aprendosi contro il muro ed una donna con il fazzoletto in testa affacciata alla finestra, un paio di bambini che giocavano saltellando sopra delle righe disegnate con il gesso per terra, ed io lì ad osservare, come incantato, come se mi aspettassi da un momento all’altro qualcosa, ma poi nulla accadeva, niente di niente, tranne ad una certa ora una voce che gridava “Archimede, vieni che è pronto, vieni che è tardi…. Archimede, dove sei? Birbante di un birbante, se ti prendo… “

    E già, cosa credete, sono stato anch’io bambino, mica sono stato sempre un nonno.

    La notte stellata, il canto del grillo; come quando andavamo in campagna e dopo aver cenato, tutti seduti fuori nel giardino ad ascoltare chi avesse qualcosa da raccontare, vedere una stella cadere e fare la gara per chi pensava più velocemente ad un desiderio da esaudire, e poi sentire in cuor suo, che si sarebbe avverato o magari in riva al mare, dopo una notte di lampara a pesca di totani, tirando la barca a riva, un po’ stanchi e intirizziti, correre dentro casa in cerca di un letto per dormire… o quando mano nella mano, tornando a casa dopo una serata di festa nella piazza del paese, ci fermavamo dietro ad una pianta, e trattenendo il respiro, la speranza di un bacio rubato, in una notte stellata, con il canto di un grillo.

    E poi, e poi, niente di niente, nulla accadeva ed era come se invece ogni sera fosse diverso, uguale ma al tempo stesso diverso, una persiana che sbatteva, alcuni vecchietti seduti davanti ad una porta, dei bambini che saltellavano, un “carretto” che tornava dalla campagna, ed io sempre lì ad osservare, come se ogni sera fosse diverso, mai la stessa cosa, o forse sempre la stessa cosa boh, chissà, mi sa che non ci ho mai capito niente, allora come adesso, anzi, uguale ma al tempo stesso diverso.

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  13. @ Patrizia: una storia come tante che ha dei risvolti psicologici molto profondi, il legame per la propria terra che, anche ai giorni nostri, credo sia importante.

    Bel racconto Patrizia; poetessa, scrittrice, fotografa, cos’altro ancora di nuovo? 😉

    Brava!

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  14. @ Carla: vuoi dirmi che il medico non ha trovato ancora la cura per la tua tosse? E ci credo, si nasce così ed è difficile trovare la cura adatta.
    Però adesso, non farti venire la tosse, ti prego, che io sono molto sensibile alle donne se ci scappa la lacrima, ‘nnagg… !!! 🙂

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  15. @ Duilio: Oh caspiterina, hai proprio rivoluzionato tutto a quanto pare. Fai benissimo, perché la casa è come un vestito, ogni tanto bisogna rinfrescarlo. 🙂

    Per quanto riguarda i libri, beh, pensa che nell’ultimo mio trasloco, avevo 20 scatole piene di libri e quelli dei traslochi ad un certo punto mi hanno chiesto se non era il caso di farne altre più piccole, perchè erano pesantissime. 🙂

    Ventolino torna e non vedo l’ora.

    Ciao, buon caos! 😉

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  16. @ Silvia: infatti l’ho sempre detto che una città deve essere respirata per prima cosa, le strade, le case, la gente, l’atmosfera che ogni città ha diversa dall’altra.

    Pensa che conosco benissimo Firenze, per averci vissuto 4 anni durante l’università. Eppure ogni volta che ci torno, scopro qualcosa di nuovo, i miei occhi si adeguano a ciò che conoscono e vanno a ricercare altre cose. Però fan tutto loro, io non c’entro. 🙂 🙂 🙂

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  17. Carissimo Arthur, nonostante tutti i casotti in cui mi sono cacciata, quando è l’ora di sognare vengo da te! Torno è anche una promessa, un desiderio che vogliamo fortemente, un imperativo. Ma quei puntini fanno vivere una percezione più dolce, più sospesa nel vento.. è come dire “ti voglio” ma non è detto che ti avrò, è una sensazione vaga, ma che accarezza il cuore e dove il cuore torna spesso anche senza corpo. Come io faccio con il tuo blog, anche se sono trattenuta da impegni, il giretto me lo faccio sempre…con tutto ciò che di me può volare! 😉 🙂

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  18. Antonella

    Ma non mi dire che hai ritrovato la strada di casa ! sei peggio di me , non resisti proprio ai viaggi ! Intendo non soltanto quelli che ci fanno spostare fisicamente . Viaggi con le emozioni , con i pensieri….
    … quello di cercare le parole e’ un compito non facile. Benigni, riferendosi ai poeti, in uno dei suoi monologhi diceva ” Cercatela questa parola, magari ci vorranno 5 mesi per trovarla, ma continuate a cercarla” .
    Bentornato caro Arthur !

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  19. @Vento: Io sono già qui che mi frego le mani aspetto l’ora delle nostre zingarate, dei nostri arrembaggi al Capitano Findus e… permettete un pensiero poetico (come diceva qualcuno..) TOOORNAAA! STA CASA ASPETTA A TEEE!!! 😉

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  20. @ Carlotta: grazie Carlotta, mi hai fatto arrossire (‘nnagg… sai che sono un timido!!! 🙂 ) So che in questo periodo sei impegnatissima e ti ringrazio per esserci sempre. A proposito, adesso è tanto che vieni da me, ricordi da quando? 😉

    Ciao e vista l’ora, ‘notte!!!

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  21. @ Antonella: ‘nnagg… Anto, vuoi dirmi che abbiamo in comune il non ritrovare la strada di casa? ‘nnagg… !!! 🙂

    Le parole non sono sempre lì a portata di mano e al blog manca, secondo me, la possibilità di poter vedere le emozioni in un modo diverso, ma si fa quel che si può. Ma tu mi conosci, hai persino descritto la mia nascita “La nascita di Arthur (by Antonella…)”, ti rendi conto di quanto tempo è passato? 🙂

    Grazie per il bentornato! 😉

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  22. E son tornata …maremminaaaaaaaaaaa, o che è successo???????????????
    Son stata via un bel po’…sapete com’è …il vento un trova mai la stada di ‘asa. Si mette a girottorale, va nei vivoli a scompigliare le gonnelle alle nonne Palmine e Evangeline ( sono i nomi delle mi’ nonnine …un po’ antiche ma menomale che in toscana non usa dare i nomi ai figli dei genitori perchè io come Palmina o Evangelina un mi ci sento per nulla!)
    Ora però mi dovete spiegà voi come faccio a mettermi in pari con tutto…c’ho du quadri da finì, tre libri inizxiati, e 1945 maIL DA LEGGERE.UN SI POLE FA!!Dovrei passare a salutare tutti….
    Ho iniziato da Duil perchè era il più colpito dalla mia scomparsa…porino, capisco bene il suo stato…sempre lì a commentare le sue foto..sono una sua estimatrice fervida e feroce.Di botto son sparita..un trauma emotivo notevole…spero di guarirlo con i miei refolotti di vento leggero!!!
    Caro Arthur te vieni in alfabeto …cioè sei il primo …dopo di te c’è la B…. 🙂

    Mi pare che qualcosa sia cambiato …ma lo scoprirò strada facendo…certo che scrivi benino…ma che scuola hai fatto????
    la tua maestra elementare come si chiamava??? aveva un bel modo sicuramente…
    la mia invece era un stronzetta…pronunciava la “e” come “è” e viveversa…gnurante che era!!! Era di Caltanisetta…ehm…senza scendere nel dettaglio ma una volta mi lasciò andare uno scappellotto perchè ero vivacina…lo diceva lei..ma io so che ero timidissima…e quasi silenziosa…ma lasciamo stare…menomale che l’hanno dopo se ne andò in pensione…troppo anti’a!!!
    Comunque non mi ha insegnato bene…come vedi passo di palo in frasca…ma sarà un pregio o un difetto??
    e chi lo sa!
    Ho letto che sei stato a porto Venere….bello vero?…romantico più che altro…ci son stata con il mio grande amore…quale???? uno..che ti frega!!!
    Ho dei ricordi bellisimi…ma mica è questo il punto vero?
    …il tramonto silenzioso seduta sulla panchina …quando ormai la gente torna al pulman….quando ormai la festa è finita…e per me invece iniziava la notte più bella…
    quei dettagli che non si cancellano ..mai…già, i dettagli…son sempre quelli a far la differenza tra “il mare” e una gita al mare…

    Ora scappo a fare il mio salutino a chi mi è mancato….
    PS..Carlitas…Amen!!!! hihhihiihi…ciao bella donna!
    Pat..la terremotata Pat…..che più tenera non si pole!!!
    e poi tutti quelli che mi hanno pensato…baci a tutti…
    vento

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  23. Eccolaaaaaaaaaaaaaaaa è tornataaaaaaaaaaaaaaaaaaa
    Ammappate quanto hai scritto e che belle cose hai scritto. Ci sei mancata un sacco, anzi dippiù dippiù dippiùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù

    Ma perché terremotata io???? Ussignur e che ho fatto ??? ahahahahahha
    Tenera non lo so se lo sono, mahhh, viperetta, carognetta, si si, questo si ahaha

    Bacioneeeee Ventolinoooooooooooooooooooooo

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  24. Wow, finalmente di nuovo tra noi, che bello!!!

    Sei arrivata con la tua solita e proverbiale irruenza, ho sentito tutto il blog tremare, stavo lavorando ad un progetto importante e, BUMMMM… un rumore così assordante che non ho potuto fare a meno di pensare: “’nnagg… è tanto che non sentivo questo frastuono, ma, ma, vuoi vedere, ‘nnagg…, vuoi vedere che è arrivata Ventolino? Si sente, si vede, ‘nnagg… !!!” 🙂

    Poi ti ho letto ed ho sorriso, perché con le tue parole, come sempre, ho sentito un altro frastuono, ma questa volta più attutito, quelli che scrivono bene direbbero, più soft, era il suono inconfondibile della tua tenerezza che da sempre ci regali con le cose che scrivi, così come sanno fare le persone generose come te.

    ‘nnagg… e qui la finisco, anche perché non sta poi tanto bene che un uomo rude come me, si emozioni troppo.

    Ciao Ventolino, BEN TORNATA, ci sei mancata molto, tanto, a tutti, anzi… dippiù, dippiù e quadruplo dippiùùùùù.

    Ps: adesso mi siedo tranquillo e sto a guardare cosa sarà capace di fare il Quadrunvirato_Tremendo, Ventolino, Carlotta, Patrizia e Carla, mannaggia di una mannaggissima mannaggina, direbbe l’amico Alan, si salvi chi può. 😆 😆 😆

    ps di ps: dopo di me c’è la B…? Oh porcacc… è quella B che penso io??? 🙂 Evvabè (b=bb) 🙂

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  25. EFFINALMENTEEEE!!!! Tutto questo tempo senza Vento un se pole!(diresti tu) io son stata discreta ma avevo la stiva tutta da ramazzare, i panni si sono accumulati che sembrano un atollo caraibico ed il rhum che dovevamo scolarci l’ho usato per fare le cozze sotto spirito come le ciliege!A proposito…Cozze..Cozze… Il Capitano poi, tu lo sai, è un po’ masochista e se non lo strapazziamo non gode… e si che c’ha il vizietto pure lui! Infila la benda e sguaina la spada che nel frattempo t’ho promossa Grand. Uff.Cav.Comm.Sir Com.Ten.Card. e se te ne ricordi un’altra l’aggiungo! Torno ..presto! 😉

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  26. Ciao Arthur. Far parlare le emozioni…gia, sarebbe stupendo…pur se a pensarci lo facciamo, se ci apriamo a chi ci sta vicino,sono le emozioni molto spesso a dettarci le parole, e non il contrario.

    Si’, Arthur,ci sono delle similitudini. Il sardo poi e’ particolare in quanto constadi piu’dialetti a volte molto diversi fra loro. Anche il siciliano o il calabrese hanno le loro “parlate locali ” ma credo che fra “corregionali di sicilia” ci si capisca, come fra “corregionali” della calabria o della basilicata.
    Il nuorese, per un campidanese-zona di Oristano o di cagliari- e’ talmente diverso che se un campidanese non ha “pratica” risulta “difficile “come per un fiorentino o un lombardo…lo spagnolo. “Castia in gui”-guarda la’”-campidanese-, “abbaida a innie”-nuorese-.
    Non e’ esagerato dire che noi abbiamo piu’ dialetti, a Sassari parlano un dialetto che e’ quasi “italiano”, a Nuoro ed Oristano, come hai letto dall’esempio…e c’e il gallurese che somiglia al siciliano. Alghero e’ un caso a se’…ad Alghero parlano esattamente come a Barcellona, il catalano. A calasetta e Carloforte si parla genovese….come vedi… 🙂 non e’ che la “torre di babele” fosse 🙂 in Sardegna?
    Ma Atlantide si’… 🙂 per chi ci crede, guarda su google “teoria di sergio frau”
    Raduno di bloggers..bellissima idea..magari.. 🙂 ma dovremmo fare pari o dispari: tu desideri venire in Sardegna, ed io desidero visitare la Sicilia. A preostoArthur e grazie.

    Marghian

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  27. Ciao carla!!!! L’emozione haanche per me la “voce dell’anima”.
    Si’, quando proviamo una emozione, che sempre e’ associata ad altre emozioni, si crea in noi un ingorgo di sentimenti e sensazioni che il nostro cuore fa fatica a districasmi fra tutti questi chiasmi-intrecci- di emozioni e di sentimenti…la maggior parte dei quali non si esprime a parole, ma parla a noi stessi con semtimenti indescrivibili e agli altri con quelle espressioni e fremiti e “linguaggio non verbale” che a volte ci danno quel “nodo alla gola di cui tu scrivi.
    Bellissima la battuta della tosse, pur se c’e qualcosa di vero-in altro senso-: a volte tossiamo per “nascondere le emozioni”-certe emozioni come ad esempio la sensazione di imbarazzo-…naturalmente il riferimento e’ generale, Carla. Ciao.
    Marghian

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  28. Carlitasssssssssssssssssssssssss ne metto 50 di essssse…
    pensavo m’avessi promossa Grande chef…hahahahah ho fatto scorta di programmi culinari…madò che cipolle..mi veniva da pianere a vedere tutti quei cuochi trattati come servi della gleba….ma si può?
    quel tipo biondo…lo legherei come una salsiccia e lo infilerei come uno spiedino….come si chiama…ossantalò non mi ricordo….io la chef non la farò mai…
    cucinare va bene ma così….troppa arte vogliono..io un ce l’ho. A me basta essere la solita zanzarella …che rompe le scatole…zzzzzzzzzZZZZZZzzzzzzzz ma poi non punge perchè è troppo buona!!!!
    Ecco…per il resto…lascio a te la prima mossa…
    Anzi..la foto di Arthur l’è bella….che si fa ? si rubano le pietre???a vederle così sembrano pesanti…potremo usarle per aumentare il peso delle cozze …avrei intenzione di venderle al kilo…..e si sa, di questi tempi bisogna un po’ forzare l’ago della bilancia per far tornare i conti… 🙂
    si ruba a gogò??? dai, una volta e poi basta…ho in mente il colpaccio… una scappatina a Dubai…lì le cozze le pagano a peso d’oro.
    e noi due di cozze ce ne intendiamo…vero?
    ma non spargiamo la voce sennò ci rubano l’idea….

    Ho visto che sei amica di lett_ura di Marghian….fenomeno vulcanico questo signore…ma son certa che hai notato…
    Ciao Mrghy…
    ora vo a lavarmi i piedi…devo preparare il sugo per le cozze…..hahahahhahaha bacione!

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  29. carla

    E finalmente hai “soffiato” dalla parte giusta hai ritrovato la strada e sei tornata da noi.
    ti dedico una poesia

    “Io amo …. di Alda Merini”

    ” Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà
    mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla pelle,
    sentire gli odori, catturarne l’anima
    perchè li c’è verità, lì c’è dolcezza,
    lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore ”

    Quanto ci sei mancata…….con tanto affetto
    carla

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  30. ….apprezzo immensamente …Alda è la mia donna….
    come tante altre donne qui sul web…che hanno parole gentili, che nascono così, con semplicità e un sorriso…
    Si, sono semplice, immensamente semplice e come tante donne complessa e complessata…
    Merito davvero una poesia così piena? beh forse per la mia ventata toscanica, credo di si.
    Grazie Carla,
    contraccambierò…

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  31. carla

    @ Marghian
    grazie per le tue belle parole.
    La musica che hai imparato a creare e mi regali è un’emozione che scava un groviglio di sensazioni capace di far salire quando meno me l’aspetto quel famoso “nodo in gola” che non vuole uscire e arriva un altro colpo di tosse …. fin dentro l’anima.

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  32. Ciao carla…ma se e’ per farti tossire non ti suono piu’ mussica eh? Ma e’ quella tosse delll’emozione…ma se e’ per farti sorridere allora…anzi, facciamo una cosa: musica di marghian per il sorriso, se non hai sonno musica di marghian per addormentare-quella mi vien bene eh?- e musica di marghian per tossire…quella per non far tossire-contro il raffreddore-quella e’ un po’ difficilotta da fare. 🙂 🙂 🙂 schrezo..ciao Carla.
    Marghian

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  33. Ventice’!!!!! Che’, sei tornata!!!! E finalmente te se rivede..oh, questo e’romanesco….non ti ‘iedo ‘ual bon vento ti porta qui che’ sei te stessa, ma sono contentissimo….. :)ciao Ventice’!!!! La..ventata toscanica..e’ di nuovo fra noi….ciao!
    Marghy

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  34. @ Venticello: adesso lo riconosco questo mio angolino, mancavi tu e la mancanza si è fatta sentire tanto tanto. E ti pareva che non parlavi di cozze, mannaggia, che facciamo, ci facciamo una ‘mpepata di cozze così giusto per gradire e per festeggiare? 🙂

    Vedo anche che con Carlotta avete subito ripreso il vostro feeling, ‘nnagg,… cosa farei senza di VOI??? 😆

    Tra l’altro, chi controlla questo piccolissimo mio mondo se io non ci sono, ricordi quest’estate? Tra una ramazzata e un fiasco di buon vinello…

    e poi…

    ‘nnagg…

    E poi, hai visto che belle parole che ti ha dedicato la nostra Carla? Siete fantastiche, tutte, ed io sono felice di avervi qui nel mio mondo.

    Adesso non fare più scherzi, resta, scrivi, pubblica le tue foto e, parla come solo tu sai fare.

    Ciao Toscanaccia!!! 🙂

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  35. @ MARGHIAN: ciao carissimo, l’unico modo che abbiamo qui per fare parlare le emozioni sono le parole, ma dovremmo secondo me farlo di più anche nella vita “reale”, troppo spesso non si dicono le cose, quelle che possono fare piacere all’altro. A volte, un “ti voglio bene” o soltanto un “ciao…” con un bacio, possono voler dire tanto.

    Evvabè… come ti ho già detto, conosco molto bene la Sardegna, ci ho vissuto per quattro anni ai tempi del liceo, a Nuoro, e ho dei bellissimo ricordi. Tra l’altro un mesetto fa circa ho scoperto quasi casualmente che un mio vecchio compagno di liceo, e poi d”università a Firenze, è morto dopo una lunga malattia. Era ancora giovane e la cosa mi è spiaciuta tantissimo. Erano anni che mi ripromettevo di ritornare a Nuoro per andare a trovarlo, ma adesso prutroppo è troppo tardi.
    Ma lasciando stare le cose tristi, come dice sempre Carla, continuando con il sorriso, dicevo che la Sardegna l’ho girata in lungo e in largo. E’ bella, il popolo Sardo è forse un po’ chiuso, ma bisogna conoscerlo. E’ generoso e sa farsi amare. Tra l’altro conosco altri blogger Sardi, Fabio melis e Riccardo Uccheddu, che hanno scritto per The Best Magazine, il magazine che io e Solindue, un’altra amica blogger, abbiamo portao avanti per più di un anno.

    E se dovessimo decidere d’incontrarci, nessun problema, prima in Sicilia e poi in Sardegna, o viceversa ovviamente.

    Ciao, grazie a te e a presto.

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  36. Ciao Arthur. Ah, ora so delle cose in piu’ su di te- le tue esperienze con il magazine e la conoscenza che hai della Sardegna…..vero, siamo un po’ “chiusi” per antonomasia, non per niente si dice “sorriso sardonico”-forzato-. Ma abbiamo altri pregi come tu stesso hai scritto e, soprattutto, “sono chiusi” e’ una affermazione statistica, nel senso “molti ma non tutti”.
    Pare che quelli del nuorese siano “piu’ famosi” per questo e…lo so, e’ triste, ma il sardo doc, “entroterra” sarebbe anche vendicativo da legarsi le cose al dito. Mio padre diceva sempre che “loro ti ricevevano con tutti gli onori”-l’ospitalita’!!!- ma dicevano all’ospite “muttu mi!”-“zitto mi raccomando” , su una cosa che non doveva essere riferita ad altri. Come a dire “se dici qualcosa…te la facciamo pagare cara”.
    Ma…lasciando le cose-gli aspetti- tristi, noi abbiamo delle tradizioni bellissime, non tutti siamo chiusi e vendicativi e, per quanto riguarda un eventuale incontro fra noi, sardegna o sicilia va bene ugualmente…ciao Arthur.

    Marghian

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  37. “l’unico modo che abbiamo qui per fare parlare le emozioni sono le parole, ma dovremmo secondo me farlo di più anche nella vita “reale”…..era sott’inteso, Arthur. Soprattutto nella vita reale. Quando ho fatto questa considerazione-le parole come strumento di espressione delle emozioni- non pensavo nemmeno al mondo del wueb, ma ai rapporti unani in generale, ecco che..hai perfettamente ragione. Ciao.
    Marghian

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  38. O Carlitassss scusa sà, ma Arthur c’ha un po’ ragione..ma che lingua parli’ l’ostrogoto toscanico? c’ho provato a pronunciare, ma mi s’è incartata la lingua e il pomo di Eva è diventato d’Adamo. Ti vorrei sentire te provare a leggere quell’improponibile testaccio… 🙂
    ma, un ma c’è sempre , ti perdono perché non t’ho dato ancora nessuna lezione….
    del resto molti confondono il fiorentino con la c aspirata con il pisano che la c non l’aspira affatto ma la sputa. Dove’ ma nel guscio delle ‘ozze, e dove sennò???
    🙂
    Ieri ho ascoltato per caso una trasmissione di ‘ucina…omammina, c’erano le cugine nobili delle ‘ozze…le ostriche. con le fragole…devano esse bone….prima però le ostriche e poi pe’ sciacquassi la bocca le fragole….c’hanno ricamato un sacco di cose sopra…un le sapevo ..ma son davvero trugolone queste trasmissioni..mescolano il sesso con la tavola! ma sarà vero?
    Io ci credo poco…..l’ultima volta che ho mangiato e bevuto mirto appena ho vistyo il letto mi ci son fiondata e ho subito detto…lasciami stà!!! ed ho ronfato come un’angioletta bionda. Così m’è sato detto, perchè io ricordo solo la morbidezza della materassa e il cuscino profumato di lavanda…quella di coccolino ..l’orsetto bianco…che poi io accanto c’avevo un orso bruno con gli occhi marroni …mi pareva un po’ adirato ..ma io nullaaaaaaaaa…..ho dormito fino alle 10 del mattino.
    Ma forse le ostriche son più leggere…il maialetto e le salsiccie con le favette bollite e le polpettine di carciofi fritti son più pesanti?
    mah…
    Ora vado a farmi una birra con gli amici…siamo io , vento e la ivana..deh..tre donnette fuori come i geranei sul balcone della Cesira, l’amica di margherita l’affranta …prende le gocce per dormire e m’ha raccontato che vede sua cugina defunta 29 anni fa nel letto insieme a lei…poi si alza e se ne va in cucina. m’ha chiesto che significa ….io un lo so davvero….chiederò a Morelli lo psichiatra…però non vorrei esser nei panni di Margherita….
    …notte eh!

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  39. @ Marghian: non conoscevo quel detto che hai raccontato, il Nuorese è molto chiuso, è vero, ma anche molto ospitale, almeno questa è la mia esperienza.
    Devo ritornarci, ho quasi nostalgia. Evvabè, vedremo.
    Ciao carissimo, ‘notte anche a te. 🙂

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  40. @ Vento:Amooore!Ma parlo ‘osì per onorare la tua terra tanto tu mi capisci e “un se pole” è una tua espressione..non so se hai notato il pezzo napoletano tratto dal brano “Resta cu mme”..dedicato a te..Suuu,fai uno sforzo..il napoletano lo capiscono anche in Australia!!Smack Smack! 😉

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  41. oh Arthur! Che siano ospitali e’ cosa certissima. In un bar se non bevi-pagano loro- si offendono (povero chi e’ astemio!). “Buffa, chi no buffas no ti lasso andare”-bevi, se non bevi non ti lascio andare..”. “Vendicativi”…non tutti, anzi…la verita’ su queste cose e’ sempre parziale, non tutti sono vendicativi ma..le faide (di mamoiada ed altre) sono rinomate, c’e una “cultura” della vendetta”-considere sempre, non in tutti- che succede o succedeva che da piccoli si sentono o si sentivano dire “quello e’ un mesina-uso questo cognome solo perche’noto-, devi odiarlo, ha ammazzato tuo nonno”. esiste poi la famosa “balentia”-letteralmente”valorosita’”, ma nel gergo banditesco significa come dire “er piu'”..”farsi valere” secondo codici banditeschi.
    Naturalmente non e’ tutto “nero” (ascolta in tal senso la canzone “mamoiada” dei “tazenda”).
    Penso che la gente del nuorese sia una realta’ complessa dove c’e il buono, il brutto, il cattivo-scusa la battuta- come in tutte le realta’ umane.
    Anzi, in percentuale credo siano comunque molti di piu’… i buoni. Ciao Arthur.

    Marghian

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  42. @ Marghian: ti ho risposto sul tuo blog e tra l’altro, è stata una piacevole sorpresa sentire la musica dei Tazenda, un gruppo che mi è sempre piaciuto, soprattutto per il tipo di vocalità che hanno.
    ma suonano ancora?
    Ho fatto un tuffo nel passato, Mamoiada, il paese dei Mamuthones, Nuoro, la Barbagia, una terra aspra, ma piena di storia e di tradizioni profondamente radicate nella gente. e a proposito del bevi, bevi, mi viene in mente i giri delle bevute con Il filu ‘e ferru, quella grappa micidiale che buca le budella. Non sono astemio, e all’epoca bevucchiavo, ma più di una volta ho visto persone che dopo quei giri di grappa, erano completamente partiti.
    Che tempi!!!

    ps: Grazie a nome di tutti, della dedica. 😉

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  43. Oh Arthur..ho letto, in tutti e due i blogs…e ti ho risposto…ora guardo di nuovo non mi sia “sfuggito qualcosa”.
    Ah, sulle canzoni e sulla musica voglio scriverti questo. dai tazenda a Jimi hendrix, da baglioni a Elton John….tutta la musica mi piace (pensa, ho qualche post su “uriah heep” rock duro, anni ’70..ben diverso ^nel genere dal grande parodi.).Ciao Arthur..e ciao a tutti.
    Marghian

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