(…)

Mi giro e vedo brina gelata che ricopre fili d’erba ripiegati su se stessi, tormento inevitabile che per un attimo è padrone indiscutibile di una stagione che volge lo sguardo altrove, lontano da colori con tinte accese mischiate dal tempo, che degradano fino a scomparire in tenue sfumatura.

E ripercorro sterminate praterie, suoni di giornate vissute all’insegna di risate senza pensieri, sguardi che sapevano cosa cercare, ma non lo davano a vedere, perché fuggire per poi rincorrere era il sussulto del battito di un cuore.

Cielo, terra scura arsa da un sole che non risparmia calore; aria, fine, sottile, che sospesa si lascia intravedere; mare, lo spuntare di nubi all’orizzonte; tratti che linea dopo linea, lasciano traccia su di un foglio bianco che man mano si scolora, fino a diventare pagine sfogliate più per inerzia che per altro, lembi che si spostano per poi accucciarsi uno sull’altro, trasportate da un alito di vento che s’adagia silenzioso come per trovare riparo, per poi ricominciare la sua folle corsa spesso senza sapere dove andare.

E dalle labbra un accenno a parole mai dette o forse sussurrate in momenti che hanno perso ogni sembianza, confusi in quotidiani discorsi che non conoscono emozioni, e mentre sono lì, ascolto una voce che non ha voglia di aspettare il tempo che passa, come quei fili d’erba ripiegati su se stessi, acchiappa l’attimo per rincorrere il passaggio delle sue stagioni.

Fili d’erba  1 febbraio 2010 

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27 pensieri su “(…)

  1. Personalmente queste tue parole mi fanno pensare a quando si ha il freddo dentro, cioè quando non si riesce a gioire di quello che cia circonda, quando non si trova soddisfazione in niente perché non si riesce a vedere i colori già vividi che invece illuminano le giornate. Un freddo che non fa provare esaltazione in niente, che fa vivere le giornate automaticamente perché non ci si può sottrarre agli impegni, alle responsabilità che ci si è assunti. Un freddo che piega ogni volontà proprio come la brina piega i fili d’erba, togliendo loro forza. E le parole restano dentro, non escono, non trovano lo sfogo necessario e restano a macerare dentro, lasciando continuamente una sensazione di gelo… anche se una vocina dice che tutto ciò è sbagliato e non è questo il modo di migliore per continuare giorno dopo giorno. E l’unica soluzione è ascoltare quella vocina e darle forza, darle modo di urlare con tutto il fiato possibile che ci sono tante cose di cui godere e tante cose che possono trasformare quel gelo in calore…

    P.S. Quanto scritto non è un voler interpretare le tue parole per dire che è la tua persona che provava queste sensazioni quando le hai scritte, ma quello che ho sentito io e solo io…

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  2. Buongiorno, Arthur, passo da te a lasciare queste due righe di saluto…
    Non ricordo, forse è la prima volta che commento qui, ma prometto di farlo più spesso…
    Ti auguro una splendida giornata… 🙂

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  3. @ Patrizia: ed è un bel pensiero il tuo. Comunque, anche se avessi interpretato le mie parole, non c’era nulla di male, anzi, si scrive anche per questo, fermo restando che ognuno di noi vive le emozioni a modo suo.

    Quest’articolo, come hai visto, è datato, febbraio 2010 e l’ho riproposto ieri sera solo perché il mio stato d’animo era un po’ in subbuglio, ma come tu sai, capita anche nelle migliori famiglie. Le mie sono parole scritte sul filo della metafora, i pensieri che ogni tanto hanno voglia di far capolino, per ritrovare una strada che a volte forse non c’è più, ma non per questo senza sorriso.

    Allora, quando l’ho scritto, Elle aveva lasciato un commento molto bello, quasi poetico:
    ——————————
    Elle scrive:
    6 febbraio 2010 alle 09:44
    Il mio sguardo va oltre quella siepe verde e si posa sui tuoi fili d’erba, che immagino come i tanti giorni trascorsi e gli altrettanti giorni a venire…

    Il vento delle tue parole accarezzano quei fili d’erba che si muovono lenti, a volte sembrano immobili, inerti, eppure volteggiano, dentro.

    Sottili, fragili, talvolta ricoperti di brina, gelati ma brillanti, non perdono la loro vitalità. A cercare ancora e ancora la fertilità di una terra che li accolga, li nutra e li faccia crescere.
    ———————————–
    Peccato che Elle non scriva più sul suo blog. Se per caso mi leggi, Elle, Ciao… 😉
    Anche il tuo è un bel pensiero ed è questo che amo del blog, scrivere per poter leggere a mia volta.
    ‘giorno! 😉

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  4. Laura

    L’avevo già letto, come tu sai e a distanza di tempo, dico le stesse cose, “Sembra una scommessa con il passare del tempo, ripercorrendo la vita. Ma non leggo rimpianto o felicità illusoria, piuttosto voglia di vivere senza aspettare che la vita faccia delle scelte per te”
    Le condividi ancora? 🙂

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  5. …mi fa tristezza questo pezzo…
    mi domando come mai le cose belle son sempre tristi…
    ma forse, più che triste, è un momento riflessivo.
    Capitano sempre più spesso…io credo siano la conseguenza del tempo che passa e lascia dietro sé un bel po’ di cose.
    la vita spesso è così indelebile e sfacciata.
    Non so ma se dovessi scegliere di rinascere preferirei non nascere.
    Mi piacerebbe molto osservare. un po’ come fa il vento calmo della sera.
    tacere trasparente e lasciare agli altri la parola.

    bacio
    vento

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  6. No, nessuna tristezza cara Ventolino, allora come adesso, questo mio pezzo ha in un certo senso creato l’equivoco di vivere un momento di sconforto e invece non è così. Sono stato forse un po’ criptico, lo riconosco, lo sono alle volte quando giocando con le parole, mi lascio trasportare completamente dalle emozioni e tu dovresti saperne qualcosa, ricordi cosa avevo scritto dopo aver visto una tua foto?

    “Fili…”

    E in quei momenti, sono come un vulcano in eruzione, come un fiume in piena, metto la parola fine solo dopo aver cercato e poi trovato delle risposte, anche per me non sempre comprensibili.
    Ma come ho già detto, tutto corre sul filo della metafora, la brina gelata in qualche modo preserva e così quei fili d’erba al momento opportuno, risorgono, riemergono… è noi siamo un po’ come loro, è bello vedersi come dei fili d’erba e allora basta il calore di chi ti vuol bene per risollevare il capo chino; che poi vuol dire, ricominciare.
    “Vivere senza aspettare che la vita faccia delle scelte per te” come dice Laura, e così è stata la mia vita soprattutto in questi ultimi anni, vivere cercando di non perdere l’occasione di farlo, e questo, al di là dei risultati, mi ha dato molto e mentre sono lì, ascolto una voce che non ha voglia di aspettare il tempo che passa, come quei fili d’erba ripiegati su se stessi, acchiappa l’attimo per rincorrere il passaggio delle sue stagioni.
    Parole positive.

    ps: io invece vorrei rinascere, per dire parole, parole, parole, ma insieme agli altri.

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  7. ….le diresti anche per me?
    ma senza compenso però…
    non avendo corpo non avrei neanche portafoglio 🙂
    Quanto hai scritto ha dato il tuo senso, il tuo intendimento che è sempre positivo. Beati i positivi, ho un’ammirazione patologica per tutti quelli che che certe emozioni le sentono dentro e ne fanno una bandiera di vita.
    Io non ci riesco…benchè possa esser brava a dar consigli preferisco un velo , magari non del tutto bianco, altrimenti non vedo…non mi resta che osservare…e sorridere.
    Anche questa è vita.

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  8. @ Ivana: le parole non le direi anche per te, ma insieme a te, che è diverso. Non faccio della positività il mio cavallo di battaglia, è solo un mio modo di essere e se ci riesco, cerco di condividerlo con gli altri.

    Parole, parole, parole, sono sempre poche le parole che si dicono, ed è un vero peccato.Un bel giorno ci si sveglia e non si ha più niente da dire.
    Anche questa è vita. 🙂

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  9. @ Patrizia: mi son sempre ripromesso di non dire più ad una donna che so cucinare. Mannaggia, ci casco sempre e… finisce che poi cucino sempre io. 🙂

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  10. @ Arthur
    Però in questo caso di conviene cucinare, io sono una frana come cuoca. Oppure in alternativa si va al ristorante, dipende dall’ora notturna in cui arrivi 🙂

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  11. @ Pat: sei una frana? Se vuoi chiedo a Carllotta se ti fa un po’ di lezioni, lei è bravissima, se riesco a trovarla. In questo peruiodo è presissima con la casa, mannaggia ‘ste donne, mi sa che mi tocca aiutarla, così poi viene più spesso a trovarci. 🙂

    Allora, serve: aglio, acciuga salata ma non sott’olio, prezzemolo fresco, pomodorini pachino, pan grattato e olio extravergine d’oliva preferibilmente toscano, spaghettini numero 2… o ci devo pensare io? Evvabè, ci penso io. Invitiamo anche Carla e Ivana, nonché Duil e Carlotta? Diciamolo pure a Marghian e a Lely e se porta le bruschette che lei è brava a farle, anche a Sol’ e Luciano e visto che ci siamo passiamo a prendere anche Dis- e Rosamaria, Laura e Silvia che a quel che so mangiano sempre volentieri, così pure Antonio e Aurelio, il collega di Carla, e così giusto per non essere scortesi, diciamolo pure a Deborath e EleOnora, così le conosco meglio e, no aspetta, adesso che mi viene in mente, Sys possiamo invitarla insieme a Morena, e se riesco a scovare Alan, porto anche lui, che dici? E… mi sono dimenticato di qualcuno?

    A che ora??? 😆

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