Che storia!

© arthur

Che storia ragazzi, era tanto che non mi capitava e come tutte le cose nate così per caso, è stato bellissimo.

Sto parlando di un concerto che stasera c’è stato nel teatro della mia città,  musica nuova e vecchia insieme, canzoni che solo a sentire l’attacco iniziale scatenavano le urla scalmanate dei ragazzi in sala; d’altra parte basterebbe soltanto una “Piccola Katy” per sentire il bisogno di alzarsi in piedi e cantarla tutti insieme.

Che storia!

Dicono che la musica unisca le persone, che le accomuni facendole sentire uguali, è vero, e mi vengono in mente quei concerti negli anni ’60, quelli dove si arrivava giorni prima per accaparrarsi il posto migliore in prima fila sotto il palco, quelli dove inibizione e pudore erano parole sconosciute, perché l’unico credo ammissibile era lasciarsi andare al suono della musica, cantata, ballata, vissuta come una specie di droga, perché la musica sa entrare dentro, la musica possiede.

Ed è quello che è successo ad un certo punto questa sera, sarà stato il volume, sarà stato il fatto che dal vivo un concerto è tutta un’altra cosa, fatto sta che senza neanche saperlo, mi sono ritrovato in piedi insieme agli altri a battere le mani, a ballare e a cantare con tutto il fiato in corpo, piccoli, grandi, giovani, vecchi, uniti solo nel bisogno di esserci.

Vicino a me c’erano delle ragazze, ho pensato a quella ragazza di 16 anni che oggi è morta inutilmente, ho pensato al suo sorriso, alla sua gioia, a come ci sarebbe stata bene lì insieme a noi, ho pensato a quanto crudele questo mondo sappia essere con chi non ha colpe, con chi vive una vita che è fatta di sogni e di emozioni. Non è giusto.

Gesti come questi ci fanno sentire soli ma, la musica è vita, la musica non è solitudine.

Ho ancora le orecchie frastornate, ma credetemi, che storia ragazzi, una gran bella storia.

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20 pensieri su “Che storia!

  1. Laura

    Anch’io è tanto che non vado ad un concerto e ne ho voglia.
    E’ atroce pensare che si possa morire per niente.
    Ciao Arthur, buona domenica.

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  2. carla

    Proprio vero la musica è terapeutica. Si riceve energia dal palco e le vibrazioni che arrivano dentro di noi sono proprio tante. E dirette arrivano dove tanti giri di parole a volte non riescono perdendosi tra mille corde che non ci legano più a nulla. Le corde dell’anima non cercano legami, loro aspettano solo piccole vibrazioni.
    🙂

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  3. E’ innegabile come la vita vada avanti…e come la musica sia sempre presente in noi. Ogni attimo…anche quando l’alba si affaccia piano piano e ti trova sveglia…passa la solita auto con lo stereo a volume alto, e i finestrini abbassati…Eccola lì, quella musica che avvolge ogni generazione e si fa scudo di tutto il dolore per chi resta.

    La vita va avanti, ma non dimentichiamo chi non c’è più La musica serve anche a questo.
    Ciao Arthur…in mezzo a tanta gente avrei cantato anch’io …(nonostante sia stonata come una corda rotta.)

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  4. Amo ..amo da morire la musica in tutte le sue espressioni(o quasi) ma ai concerti sono andata raramente perchè sempre,chi era l’alter ego(e parto da mio padre che decideva per me!),non ne voleva sapere di concerti,e da sola,successivamente,da adulta,avevo qualche imbarazzo oltre a subire certamente critiche da chi era al mio fianco.Pur avendo la mia città una storia importante a livello di organizzazione in questo settore.Qui sono passati tutti,da Vasco a Sting,dai Pooh all’Orchestra Italiana di Arbore,da Pino Daniele ai Queen,mi sono sempre consolata ascoltandoli da lontano mentre reggevo i vasi e le bottiglie che per le vibrazioni si spostavano sui mobili,però facevo finta di provare fastidio anch’io,cosi non c’erano musi lunghi. 🙂 A Brindisi hanno spezzato le ali ad un passerotto che spiccava il primo volo,hanno tolto il sorriso per sempre ad una famiglia e a chi conosceva quella ragazza,rimarrà per sempre un ricordo staziante senza calcolare poi,il danno agli altri feriti,una dei quali molto grave.Ora si aggiungono i morti dell’Emilia a causa del terremoto.E’ veramente iniziato il conto alla rovescia??Spero tanto di no..perdere sorrisi dolci come quello di Melissa corrisponde,nè più nè meno,a come se una mano ogni giorno ti rubasse nello scrigno dei preziosi,i gioielli più cari ..come quando i mafiosi ci hanno rubato Falcone e Borsellino..un pò tutti quanti ci siamo sentiti vittime di una vera e propria rapina brutale ed efferata che più non si poteva!

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  5. Non sono mai stata ad un concerto e non so se lo farò mai, i luoghi troppo affollati mi fanno stare male, è più forte di me, anche se amo tantissimo la musica.
    hihih ti ci vedo che ti scateni al concerto Arthurino ragazzino 🙂

    In compenso questa notte io a partire dalle 4:04 ho ballato e ancora si balla con la brutta compagnia del terremoto….
    😕 😥

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  6. @ Carla: “Le corde dell’anima non cercano legami, loro aspettano solo piccole vibrazioni.”

    Mi piace e se permetti, te la copio di sana pianta. 🙂

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  7. @ Ventolino: la vita va comunque avanti, è vero, ma a che prezzo alle volte.
    Sarebbe stato impossibile non cantare, era troppo grande il coinvolgimento e comunque, non ci sarebbero stati neanche dei problemi per le tue stonature, e chi le avrebbe sentite in mezzo a tutto quel frastuono? 🙂

    Ciao cara, buon lunedì per tutti.

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  8. @ Carlotta: la musica unisce, ma tragedie come questa, ci fanno sentire soli, perché anche dentro di noi muore qualcosa.

    Comunque, tornando a cose più semplici, la prossima volta che c’è un concerto nel tuo paesello, chiamaci, che noi arricviamo tuttio insieme. T’immagini? 🙂

    ‘nnagg… il problema è: concerto oppure qualcuna delle tue prelibatezze? Non so, sarei indeciso a dire il vero. 🙂

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  9. @ Patrizia: io sono un ragazzino dentro e alle volte è un mio problema. Ma, credimi, lasciarsi andare è una cosa fantastica, dopo si sta bene, anzi, dippiù e quadruplo dippiùùùùù. 🙂

    ps: anche io ho sentito il terremoto, ero a letto e ho sentito tutta la casa tremare. Che fifa!!! 🙂

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  10. @ Arthur

    Ma come che fifa!!! Allora io ho qualche cosa che non funziona, dopo il primo momento di sbigottimento non ho avuto paura. Oddio, sono un’incosciente allora, tutti si meravigliano quando dico che non ho avuto paura… Boh forse è dovuto al sentirsi sempre ripetere che essendo sulla zona delle Valli, queste fanno come da cuscinetto e non si corrono seri rischi, però a ben pensarci non l’avevo mai sentito così forte ed in maniera così ripetuta. Speriamo bene, già ha fatto troppi danni come avrai visto…

    P.S. Io mi lascio andare, eccome se lo faccio, anche se non sembrerebbe, ed è una comica vedermi quando lo faccio hihihihi

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  11. @ Patrizia: io vengo da una città, Messina, che nel 1908 è stata distrutta dal terremoto. Quindi di terremoti ne ho sentiti tanti, ma mai così forte. Insomma, un po’ di fifa credo sia normale. 🙂

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  12. @ Arthur
    Ma certo che un po’ di fifa è normale, anzi anche di più di un po’ lo è.
    Lo so che a Messina c’è stato un tremendo terremoto nel 1908, il mio carissimo amico Lupo è di Messina e quando sono stata da lui mi ha raccontato parecchie cose 🙂

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  13. Ciao Arthur, proprio oggi al catechismo abbiamo parlato di Melissa con i miei ragazzi, di quanto il mondo sia cattivo e di come sia importante che loro si formino nel migliore dei modi per poter essere buoni uomini e donne di domani, perchè queste cose non debbano mai più ripetersi…
    Ti abbraccio Arthur e non sapevo che tu ti trovassi in Emilia…
    Quindi hai ballato anche tu…
    Io ero a Roma quando, invece c’è stato il terremoto in Umbria: è stato davvero un incubo, tutto tremava in continuazione!!! 😦
    Tutto ok tu, però, spero…
    Ti abbraccio forte forte… ♥

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  14. Ritorno su questo post anche se so che sei andato avanti.E’ giusto, meglio parlare di cose frivole sennò diventiamo un pò troppo seri e lagnosi .Ma ho fatto una riflessione,forse non lo sapete,sto lasciando la casa dove ho vissuto dall’infanzia alla maturità,mio padre la lasciò a me quando mi sposai e si trasferì in un altra casa.Se non fosse accaduto ciò che ultimamente accade nel nostro paese,parlo di tutte le tragedie che viviamo in questo periodo,non mi sarebbe venuta mai in mente questa riflessione.Probabilmente lascio questa casa perchè, inconsciamente, penso che sia inutile aggrapparsi a quel poco che è rimasto di un passato più o meno sereno,più o meno protetto.Ora siamo nella bufera ed è inutile che copro ogni cosa del tempo vissuto,con un paravento di cartone illudendomi che dietro ci sia uno scenario che è ancora quello di prima.E’come ricoprire quei muri rotti delle splendide chiese del ferrarese con un cartellone dipinto e pensare che non siano sbriciolate.E’ come immaginare che da qualche parte ci sia ancora una ragazzina di nome Melissa che aspetta una risposta alla domanda che ha formulato prima di morire:”Che è successo!” e negare che una parte del futuro di noi tutti sia finito per sempre.Mi sento un pò come un bambino abbandonato al buio e non credo di essere l’unica,sarebbe consolatorio pensare di essere solo una che vede un pò nero,ma che tutti coloro che sono intorno saprebbero come farmi tornare il buonumore.Il guaio peggiore è che non possiamo neanche dire:”Ormai è passato,almeno è tutto alle nostre spalle”.Ecco l’ho detto e spero che qualcuno attendibile mi dica che sono su scherzi a parte..

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  15. @ Deborath: purtroppo non basta la buona volontà, c’è tanto marcio in giro e non è facile conviverci. però è importante parlare di speranza con le nuove generazioni, perché saranno loro, un domani, a doversi scontrare con certe realtà che, nel tempo, spero cambino davvero.

    No, non mi trovo in Emilia, ma in Lombardia, dove si è sentito comunque tantissimo il terremoto.

    Evvabè… ciao e buona giornata con un abbraccio. 😉

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  16. @ Carlotta: non è mai abbastanza lo sconforto che si prova per tragedie come quella di Melissa. Io ne ho voluto parlare solo accennando la cosa, perché non voglio dare spazio più di tanto a discorsi che rischiano di diventare l’occasione per dire e basta. Ciò non toglie che se oggi avessi vent’anni, sarei il primo a scendere in piazza per urlare e per combattere contro chi vuol cancellare la speranza di un futuro che aiuta i ragazzi come Melissa, a credere in se stessi. Una lotta che ognuno di noi dovrebbe portare avanti, perché senza di loro, i giovani, non esistiamo neanche noi, perché senza la voglia di credere, c’è solo la solitudine e, se ci pensi, è proprio per combattere questo pericolo che siamo anche qui a discutere.

    Ciao Carlotta!

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