Donna Mela.

Beh, dicono che gli amici servano nel momento del bisogno e forse è anche vero, però mi raccomando, non approfittatevene troppo. 😉

E allora… nell’attesa di riprendere l’ispirazione (capita alle volte, capita…), vi propongo questo bel racconto che ha scritto Aurelio e che io ho inserito nel mio post “Sicilia”; una storia, una vacanza e, una dolce e tenera signora.

Buona lettura!

“La tara: il piatto del non ritorno”
Lordo meno tara uguale netto. Matematico.

Quest’estate la matematica, materia in cui ho sempre fermamente creduto, ha vacillato nella mia mente ma ancor più nei miei calcoli.
Occorre fare un passo indietro. Coloro che hanno incrociato la nostra vita sul blog, questo grazie ad un Comandante strepitoso -Arthur- che ce ne ha offerto facoltà, lo hanno fatto attraverso una conoscenza sommaria perchè badate bene, siamo in fondo diversi da ciò che in queste pagine trapela, in meglio o in peggio non mi arrogo dirlo ma comunque, siamo tutt’altri individui; coloro dicevo che in qualche modo ci hanno conosciuti sanno che quest’estate per motivi attinenti al nostro lavoro, abbiamo trascorso le vacanze estive insieme. Uniti da un destino comune siamo approdati su spiagge siciliane: cinque veri amici-colleghi che hanno vissuto la storia quotidiana su un’isola piena di case candide di pescatori, barche variopinte e strade strette che per marciapiede hanno solo una fila di pietre.

Perché parlo di “tara”?

Perché è quella che alla fine resta. In Sicilia la gente che ho avuto la fortuna di conoscere me l’ha dimostrato avvalorando concretamente questo mio pensiero. L’aria che respiri quando sei laggiù non è la stessa che inspiri da altre parti, quell’aria ne sono convinto, possiede chimicamente elementi che la caratterizzano fino a farla diventare speciale. La cordialità, l’affabilità, la generosità, l’accoglienza e l’ospitalità della gente è fuori dal comune. Come niente fosse ti trovi a bere un bicchiere di vino insieme a loro, un vino come lo definiscono loro “sincero” che sta a noi per “genuino”: Il popolo che visita la Sicilia è selezionato da uno strano e pur reale morbo che prende il nome di “mal d’isola”, coloro che ne sono affetti scappano subito, incapaci di sopportare una dimensione circoscritta dal mare. Gli altri restano e l’assaporano, se ne inebriano, riempiono se stessi di tutto ciò che può loro regalare. Si fermano, perchè sanno capire ed apprezzare. Io che sono toscano mi fermerei a vita in quel posto, tra quella gente, tra quegli odori, sapori e colori. Tra gli scogli e il mare, l’ossidiana e la pomice.

Tra quella che è vita.

La “tara”.

Dopo qualche giorno che avevamo preso possesso della dimora di Lipari si palesa al nostro uscio, una splendida mattina d’agosto, Donna Mela. Nulla c’entra il frutto, laggiù il nome Mela sta per Carmela, Mica sta per Domenica, Sara per Rosaria, Tina per Concetta e così via.
Mela si presenta a noi regalandoci calorose strette di mani, baci lacrimosi e abbracci a più riprese per la padrona di casa chiaramente di sua lunga conoscenza. Tra le due c’è una evidente sincera commozione che alla fine contagia tutti quanti. Donna Mela reca in mano un grande e pesante piatto ovale. Grande, credetemi veramente grande, praticamente un centrotavola. E’ una donna in là con gli anni, vedova senza figli, abita vicino alla nostra casa e parla un dialetto siciliano molto stretto, muove continuamente le mani e sono quelle che ci permettono d’interpretare ogni sua parola. Logicamente a grandi linee. Ci racconta che ha spupazzato più volte “a picciridda quann’era carusa, capilli lunghi e occhiuni granni e ch’era bona bona, ‘na bambuledda che ridia p’ogni cosa, spisso l’avia avuta d’estate in casa sua quannu i genitori salivano al Continente picchè a idda piacìa viveri ccà dove spunta lu suli, in ‘na casa mmenzu o’ mari, dov’era ‘u bagghiu, a stadia e a stanza ro travagghiu e a idda piacìano i mura a siccu e i cannizzaru”. Intenerisce il ricordo della nonnina che guarda la “sua” picciridda e le tiene stretta a mano quasi volesse trattenerla per non farla scappare mai via. Quando esce dalla casa dobbiamo vincere la commozione, poi la curiosità ci prende e togliamo l’involucro di tela che ricopre il grande piatto ovale e … meraviglia delle meraviglie si affaccia alla nostra vista una splendida pignoccata, al centro invitanti brioches con gelato e panna montata, sfincie e una cascata di sammartinelli. Al tutto, a metà mattina, viene tributato il giusto onore. Resta sul tavolo il grande piatto ovale, un piatto di puro artigianato locale di squisita fattura. La padrona di casa lo lava personalmente, con cura lo riavvolge nel telo e la sera va a far visita a Donna Mela. Con l’occasione riconsegna il piatto. E qui la matematica vacilla perchè tornando dentro rientra con un altro piatto di puro artigianato, stavolta una fondina, da parte di Donna Mela pieno di cavateddi, una pasta casereccia con un gustosissimo sugo, passata in forno e arricchita di ricotta fresca e caciocavallo. La matematica non torna proprio. Al momento della restituzione del piatto Donna Mica ce ne tornava indietro ancora un altro, sempre più bello ed elegante, colmo di specialità superlative. Carne, pesce, pasta e dolci e in questo modo ci arrivava di tutto e di più. Se l’invitavamo da noi lei entrava con un piatto pieno di specialità, se andavo io a riportare il piatto di portata lei me ne conegnava uno pieno per la sua “picciridda e voi autri” diceva, insomma a piatto vuoto corrispondeva piatto pieno e consegnare definitivamente l’ultimo piatto era quasi una sfida, noi non eravamo assolutamente in grado.
Arriva il triste giorno della partenza. Andiamo in gruppo a fare i saluti a tutti coloro che avevamo conosciuto sul posto.

Tante persone e tutte degne di nota.

Arrivati a casa di Donna Mela con l’ultimo definitivo piatto da consegnare lei ci accoglie e ci bacia che al solo ricordo mi cala un groppo in gola, un coccolone che non mi permette neppure di parlare e per fortuna devo scrivere perché vedete, a quel donnino mi ero proprio affezionato, aldilà di tutti i suoi prelibati manicaretti, delle sue gentilezze e carinerie. Si è fatta veramente voler bene da tutti noi.
Abbracciandoci ha consegnato ad ognuno personalmente un pacchettino con la sola preghiera di aprirlo una volta tornati a casa dal lungo viaggio e scusandosi se stavolta aveva usato un vassoio di plastica ma si rendeva conto, vuoi per gli anni, vuoi per le circostanze, vuoi per la sua malattia, vuoi che la vita quando vuole è bastarda che molto probabilmente non ci saremmo mai più rivisti ma era tanto contenta di averci conosciuti, di essere stati con lei. Aveva detto proprio così, in uno stretto dialetto siciliano, comprensibile dai suoi gesti.
Giunto nella mia casa ho scartato il pacchettino con i dolcetti di Donna Mela. Stupore e commozione quando ho visto che era stato confezionato su un meraviglioso vassoio d’artigianato locale di squisita fattura. Il più bello in assoluto fra tutti quelli prestati in ogni singola occasione.
La matematica talvolta sbaglia perché per una volta è la “tara” con l’affetto di Donna Mela il vero lordo che non si può sottrarre a nessuna legge fisica o matematica.

Una “tara” di non ritorno incredibilmente di valore e preziosa come la sua vita.

A Donna Mela da Aurelio

by Aurelio

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28 pensieri su “Donna Mela.

  1. Laura

    Sì, è l’immagine delle persone Siciliane, accoglienti e sempre disponibili. Sono stata in Sicilia alcuni anni fa e l’ho girata parecchio. Eravamo con degli amici che avevano dei parenti lì in Sicilia e così siamo andati a trovarli.

    Ci hanno praticamente sequestrato per un paio di giorni e ogni pranzo e ogni cena, sembrava di essere a Natale. 🙂

    Un bel racconto Aurelio.

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  2. aurelio

    @ Arthur
    …..ehi Amico… ci si sta forse facendo vecchierelli noi due?
    Io penso a Donna Carmela (Mela) e scrivo Domenica (Mica), tu leggi Donna Mela e scrivi Merla; lei (la mia Lei!) aveva “giustamente” scritto…. ma tu hai interpretato ….. vabbè lasciamo perdere che è meglio!

    ( ndr…..però mi raccomando, non “approfittatevene” troppo…??!!) 😦
    noi????? ….non accadrà stai certo! 🙂

    Aury
    p.s. Grazie per la pubblicazione “in pompa magna”! bella 💡 !!!

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  3. @ Aurelio: 😆

    oh mannaggia, mi è scappata una r in più, ma sai perché? perché mentre lo pubblicavo ho visto le vostre faccine da Erzicovina e così, mi sono confuso. No, la verità è che mi sto facendo vecchierello, hai ragione tu. 🙂

    Il “non approfittatevene troppo” non era rivolto a voi, mannaggia, so che non l’avete mai fatto, era un plurale maiestatis, nel senso che era rivolto a me, visto che ogni tanto, nell’attesa di avere l’ispirazione, utilizzo qualche vostro racconto e così il gioco è fatto. 🙂

    Donna Mela, mi ricorda tanto una signora che viveva nella casa accanto alla nostra a Lipari, era piccolissima, sarà stata un metro e 50 e forse meno, con un faccino rugoso e al tempo stesso liscissimo, sempre con il sorriso sulle labbra e quando ci vedeva ci portava sempre i fichi d’india e guai a rifiutare si offendeva a morte. Aveva una sorella più grande di lei che, però, non le somigliava per niente. La sorella discreta, posata, di poche parole, lei invece cordiale, chiacchierona, con quel suo modo tipico Liparoto di parlare ed era anche un po’ curiosa, insomma, diciamo invadente, passava le sue giornate nel giardino della casa a sistemare le piante e poi, seduta davanti alla porta di casa, a cucire.

    Ho da qualche parte una sua foto con la mia figlioccia, Simona, se la trovo la pubblico.

    E comunque, grazie a te e se ti capita di vedere la Tua Lei, dille di passare, che l’aspetto. 🙂

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  4. Vedo che qui tutto si è risolto. Il sole è in alto nel cielo e il mio Arturino, che sembra abbia trovato anche un altro socio (evviva!evviva!), ha placato i suoi bollenti spiriti da siculinuzzo quale è.
    Torno dunque felicemente alla mia vita, ma non prima di avervi regalato una mia foto…

    P.s. Abbasso i cecchini! 😆

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  5. Sigh! Dopo tanti anni anni di Blog ancora non ho imparato a postare le foto…
    proviamo così, vi lascio il link…
    “http://solindue.files.wordpress.com/2012/10/melasenza.jpg” alt=”Mela senza donna”

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  6. @ Solindue: tu sarai sempre la mia Socina Bella, unica e insostituibile.

    Aurelio è un ragazzo straordinario, io lo conosco poco a dire il vero, ma chi mi ha parlato di lui, Carla, mi ha sempre detto che è un amico insostituibile e leale, qualità che oggi come oggi è assai difficile da trovare ed io le credo, e poi pur conoscendomi poco, questa lealtà me l’ha dimostrata in tante occasioni, tra l’altro a casa di chi per disprezzare me, non ha trovato di meglio da fare che offendere lui. Ma sorvoliamo sull’argomento, anche perché mi sono ripromesso di non considerarlo più e per questo, solo per questo, concordo con te, abbasso i cecchini, che hanno tanto tempo da perdere, aggiungo.

    Poteva non essere quindi il mio Socio? Di comuni intenti senz’altro, e di questo lo ringrazio tantissimo.

    Per il resto, beh, lo sai che sono un Siciliano passionale e per giunta Scorpionaccio, ma sai anche che così come avviene, poi mi passa.

    Bella la tua foto, anche se la conoscevo già, sai che sono fiero di te, oltre che un tuo fan accanito e solo per questo perdono la tua assenza dal blog, perché stai percorrendo una strada che sono sicuro ti porterà assai lontano.

    Però devo confessarti una cosa, quasi quasi litigo un po’ più spesso, se questa è l’occasione per sentirti dire “il mio Arturino”… 🙂

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  7. @ Solindiue: ‘nnagg… cara Sol’, così fai schiantare di rabbia qualcuno. 🙂

    Ciao Socina bella, mi piacciono un sacco queste tue incursioni, a presto.

    ps: salutami Renzino. 🙂

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  8. Silvia

    Immagino che io debba fare i miei complimenti a Aurelio e di conseguenza ad Arthur che l’ha ospitato. Una storia molto tenera, oltretutto raccontata benissimo. Bravo Aurelio

    Ciao Arthur, buon fine settimana. 😉

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  9. Oh Capitan Arthur… quanto bene che ti vogliono, è bellissimo leggerlo e sicuramente ancora più bello per te che lo percepisci. Beh , bisogna ammetterlo, sei carinissimo e te lo meriti 🙂

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  10. ..se non sbaglio anch’io l’ho chiamato Arturino… ecco!!
    Poi , va beh, ho voluto
    scrivere quel pezzo “Il Principe Bianco” che pare abbia fatto molto furore. 🙂
    Io son contenta. ..ma non sono scema…non sono imbambolata, ingenua, sprovveduta…manipolata. ..di pallottole ne ho tante, ma tante…il fatto è che non mi piace sparare sulla croce rossa. 🙂 Son pacifica e tanto bonina. Mia scelta, mio tutto.

    Ciao Arthur, sei un grande..e la SOCINA BELLA tua, pure.
    ..stata giornata vaporosa a bbestia…stanca e…leggermente stroncata da un mal di testa martellante…fa caldo…e ascolto il tg su la 7 ….quante chiacchiere….quante difficoltà…
    Stamani pensavo…se vincessi una cifra discreta avrei un’ idea da mettere in atto ma solo per me..il fatto è che non ho gli agganci…ma sarebbe un’ idea grandiosa!!!
    quando stiro le tende faccio certi sogni!!! 🙂
    Bon vado a pubblicare la mia passone…l’alba di stamani ..
    Baci a tutti….fate i buoni se potete…
    ♥vento♫

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