Il tempo.

Non serve a nulla scoprire se la vita che viviamo sia esattamente quella che si voleva, perché ogni angolo del nostro passato è un tassello che, come per magia, ci ha costruito un po’ per volta e se alle volte ci sembra di guardare tutto con calma apparente, è solo perché una parte di noi rincorre l’altra, ma solo per decidere la giusta via da seguire.

Il tempo è in ogni minuto che passa, in ogni sensazione che vive, in ogni angolo dei desideri, in ogni frammento delle emozioni, è tutte le volte che si ha voglia di pensare a come viverle ma, anche solo pensarle, è già tanto.

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71 pensieri su “Il tempo.

  1. carla

    Il tempo che passa…..
    Uno squillo improvviso in piena notte mi sveglia bruscamente. Mi alzo e lancio uno sguardo verso il telefono, è ancora lui, ancora la sua voce. Il mio tassello del passato. Io non voglio quell’uomo e devo deglutire più volte per ricacciare indietro un improvviso senso di nausea che mi chiude la gola. Non rispondo alla sua chiamata, lascio squillare a lungo e torno a letto. Ha un modo disgraziato di amare, a corrente alternata, aspettando e sperando che io non mi dimentichi di tornare da lui, io che da anni sono diventata più zingara che donna, in tutti quei tasselli disposti alla rinfusa nella mia vita.
    E scivolo di nuovo nel sonno.
    ….noi due seduti su un masso, uno scoglio in riva al mare. Odore di salmastro, di alici, di sale. La duna regala bellissimi disegni che formano onde sulla sabbia bagnata, qualche sassolino bianco, piccole conchiglie vuote che rotolano sotto il nostro sguardo e poi scivolano indietro, cullate. Uno sguardo spesso assente il mio che arriva dove l’orizzonte si colora con il cielo limpido, di un azzurro così pallido da sembrare quasi bianco. Lui si getta sulle spalle la giacca e controlla l’attrezzatura professionale stipata in una pesante sacca. Io entro ed esco dalla sua vita per non approfondire in alcun modo il nostro legame. Lui comincia a fotografare qualcosa, forse un gabbiano.
    All’improvviso fissando un punto qualunque nell’azzurro del mare, inizio a tossire e a parlare. Come una pioggerella che tamburella contro i vetri una voce dal tono particolare esce dalla mia gola e gli racconto, mentre scatta e mi guarda, di quando bambina crescevo tra i grandi. Momenti in cui la vita mi ha dato e momenti in cui la vita mi ha preso. Mi ha dato tanto, la grande voglia di stare a questo mondo, di essere felice se pur con qualche scanto, che in fondo è poca cosa se ci si guarda intorno. Lui sorride, appoggia accanto a sé la macchina, mette un braccio intorno alla mia vita ma io scivolo fuori dal suo abbraccio senza riuscire a trattenere una colorita espressione di disappunto. E mentre parlo avverto il bisogno di alzarmi, ondeggio sui fianchi e sui tacchi insicuri nella molle sabbia, con lo sguardo di lui che osa e posa, ora un semplice apprezzamento ora un’incauta mano.
    Mai con la gioia del possesso ma solo per l’ingordigia di un lurido rapace.
    E quella macchina, quella sua camera oscura dove tutto prende forma mi sembra nel mio ricordo piena di ombre spettrali. Tante ombre appese sopra la mia testa che piano piano prendono forma e si scuriscono, sagome sfocate che diventano immagini complete e definite.
    Attratto dalla gamma di espressioni che coglie sul mio volto, riprende veloce la macchina e sembra volermi bucare per carpirmi l’anima, come stare nella mia pelle. Ed io odio quelle sue macchine fotografiche che rappresentano i muri dietro i quali si nasconde, i confini dentro i quali si sente protetto. Quei suoi occhi sul mondo. E quelle foto che sprigionano energia in un tale assortimento di espressioni e atteggiamenti le guardo con distacco.
    Ricordo con tenerezza solo la prima foto che mi scattò quel giorno che ero seduta sulla sabbia in riva al mare e lui di fronte a me; io per rialzarmi mi appesi al primo passante dei suoi jeans, l’unica cosa familiare a portata di mano. Una foto bellissima che concentra ancora tutte le mie emozioni.
    E “quando la vita mi ha preso” riesco poi a dire, sono cresciuta con un’incertezza dentro, con quel qualcosa di sbagliato difficile da raccontare e con un vuoto capace di tramutarsi in dolore fisico.
    Eppure riesco a ricordarmi bambina mentre riabbasso l’orlo del vestito che una capricciosa folata di vento mi aveva sollevato all’improvviso oppure mentre con gli occhi seguo una farfalla rossa e nera che svolazzava sopra i miei capelli.
    Continua a fotografare spostando l’obiettivo sull’unico peschereccio in mare, cercando l’angolazione perfetta, l’inquadratura speciale.
    Il mare continua a lavare la sabbia depositando sassi e conchiglie sulla battigia. E un guscio di riccio masticato dal sale.
    Un telefono riprende a squillare, lo sento.
    Da zingara neppure provo a rispondere, a tornare.
    E’ la mia giusta via da seguire senza rincorrere l’altra parte di me.
    Ho però un forte senso di nausea.

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  2. Però se solo potessi eliminare certi tasselli…. non tanti, ma alcuni si, perché nonostante gli anni passino ancora non riesco a collocarli definitivamente al loro posto…
    Ciao

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  3. Arthur
    che siano queste riflessioni dettate da un giorno speciale,e cioè il tuo compleanno?
    A me accade per San Silvestro….la sera mi prende un magone…eppure non lascio nulla d’importante se non la cosa più scontata di questo mondo……mia figlia, ma lei la seguo ovunque vada e non è certo un distacco definitivo.
    il tempo passa e mi allontana dalle chimere. o almeno a me sembra così.
    Ne avevo tanti, ma così tanti….troppi…il tempo allora ha fatto la sua cernita…sogni irrealizzabili che si son spenti e colati via…e i desideri…quelli li trovo leggermente più portata di mano.

    Hai scritto ” breve”…ma c’hai messo l’essenziale.
    io sul tempo avrei fatto un papiro…o solo due parole: tic tac…
    Tempo, occorre tempo per elaborare qualsiasi cosa la vita ci pone davanti..e intanto il tempo passa…e non è più il mio tempo.
    Buona serata..io vado a ninna….
    c’ho in mente una canzone che poco c’entra ma ho trovato l’incastro…

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  4. A proposito del tempo, un giorno ormai lontano ad uno dei miei due neuroni ancora vivi scappò questo pensiero:

    L’illusione di vivere il tempo.
    Noi siamo convinti di essere padroni del tempo, di sapere e di poter modificare e gestire il domani, e ci mettiamo a correre affannandoci e dandoci da fare, ma la verità è che noi siamo fermi e il tempo ci scorre sotto i piedi, il nostro corpo è fermo ma il domani è già ieri, solo la nostra anima che salta tra il cuore e il pensiero come impazzita, prigioniera del nostro misero corpo inerme, solo lei riesce a sentire lo scorrere del tempo e con esso il nostro lento inutile morire.
    Ciaooo neh!

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  5. Alan, ti sarà rimasto anche solo un neurone, ma ammapate che memoria…
    Bellissimo pensiero, si, molto bello anche se io lo sento triste nel finale, ma mi gira così ultimamente….
    Ciao ciao

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  6. @Patrizia;
    Come un neurone? i neuroni ancora vivi erano e sono ancora due (per fortuna), ahahah, trovi il finale triste? non credo che fosse l’intenzione ed il senso di quelle parole, sono più propenso a leggervi un senso legato all’ineluttabile quindi ne triste ne allegro, è, semplicemente è!
    Ciaooo neh!

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  7. Ops pardon Alan, ma sono alquanto sballata in questi giorni (lo dicevo anche da Ivana – Semprevento)… meglio se sono ancora due i neuroni ancora vivi ahaha

    Il finale triste dove lo trovo?? Nelle tue parole, ma te l’ho scritto, mi gira così ultimamente e non so perché…. gira storta e basta…
    Ciauuuu!!!!

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  8. Sempre a proposito del tempo, qualche giorno dopo all’altro neurone, roso dall’invidia, scappò questo pensiero, così tanto per dire anche la sua:

    La visione universale del tempo.
    Mi piace la visione universale che in genere viene data del tempo, anche se non la condivido, vedono un legame ed una cronologia che gli attribuisce un senso, un movimento cosmico che dal suo nascere e nel suo lento morire lascia intravedere un lieve movimento, sono generosi perché così gli attribuiscono un dono ed un riconoscimento, che somiglia quasi ad una forma di intelligenza, io che a vita ben inoltrata vidi nascere e morire Matusalemme, nell’unica eternità che mi è possibile e che comunque mi è stata concessa, ho perso ogni speranza, me l’ha tolta crudelmente ed inesorabilmente la certezza che non siamo noi a muoverci e ad assecondare il lento vortice del tempo, ma è il tempo che trovandoci assolutamente fermi ed inermi ci scorre sotto i piedi, ci scorre addosso veloce come il vento e seppure noi povere statue fatte di niente cerchiamo di fermarlo, come la sabbia tra le dita si beffa di noi e passa oltre, perché il nostro tempo è già inutilmente trascorso, passato, scaduto, e non ci ha lasciato neanche il dono dell’illusione di poter anche solo per un attimo gestire, comprendere e godere di una frazione di quello che in fondo abbiamo cercato di comprendere dandogli un nome senza senso. TEMPO.

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  9. Stasera non ho sonno, si vede? a chiusa degli interventi dei miei due unici neuroni ancora vivi, devo ammettere che anche se sembra strano su di un punto si ritrovano perfettamente daccordo ed anche io con loro, ossia che è il tempo che trovandoci assolutamente fermi ed inermi, illudendoci ci scorre sotto i piedi.
    Notte notte ciao ciao.

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  10. Una storia intensa Carla, con l’immagine di quell’occhio incollato alla macchina fotografica e quell’altro, quello che ripercorre momenti difficili da dimenticare.
    Il tempo… leggendoti mi vengono in mente certe giornate passate in campagna, in un’epoca dove il tempo sembrava scorrere così lento che, anche la fine della giornata nel suo andare monotono, lasciava poco spazio all’immagine di un giorno che sarebbe arrivato all’indomani.

    Era come se la gente vivesse una vita senza distinzione alcuna; ricordo che un giorno sono entrato in una grande casa diroccata, una mia piccola mania che conservo tutt’ora, e insieme a mio cugino, compagno d’avventura quando s’andava con mia nonna in campagna, abbiamo incominciato a girare tra le macerie cercando chissà cosa, come dei Tom Sawyer improvvisati, vivaci ed irrequieti, alla ricerca di un tesoro perduto. Nulla che attirasse la nostra attenzione, ma nell’angolo sotto ad una finestra c’era un tavolo di legno, ancora con tutte le sue gambe e poco più in là delle sedie sgangherate. Ci siamo fermati e discutendo animatamente, abbiamo immaginato la vita dentro quella stanza. Un gioco, che però ci ha proiettati in un mondo sconosciuto, fatto di cose e persone che neanche conoscevamo, l’immagine di una vita che era fin troppo, vista la nostra età, descriverla come sarebbe potuta essere. Ma ben presto, quel tavolo vicino alla finestra che, di sera s’intravedeva perché illuminato dalla fioca luce di un lumino ad olio, è svanito, lasciando il posto ad altri giochi.

    Come quell’altro gioco fatto di soli sguardi qualche anno dopo, quando la voglia o forse il bisogno di piacere, si mischiava a delle strane sensazioni senza nome, anche quelle poco conosciute e così, poteva capitare di stare seduto davanti ad un’altra finestra, aspettando che lei s’affacciasse, per vedere com’era bella; due occhi neri che a guardarli, sembrava attraversare un mondo senza mai fine.
    Arrivavo e come per incanto, arrivava pure lei, sembrava fosse lì ad aspettare, un sorriso, un gesto mal celato, la paura di andare oltre. E poi, casualmente l’incontro, due mani che si sfiorano senza toccarsi più di tanto, un sorriso e una parola timida, un bacio rubato prima di andare via.

    Come quella mattina, una corsa contro il tempo, una stanza vuota con le finestre aperte e il letto disfatto e la brutta sensazione di non aver potuto dire ciao, torna che ti aspetto.

    Il tempo… è l’immagine di un sogno che non è mai svanito.

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  11. @ Semprevento: oh mon Dieu, no, cara, non è il passare del tempo che mi concilia certi pensieri. Ho con il tempo, credo, un buon rapporto, quindi diciamo che va bene così. Ciao romanticona. 🙂

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  12. @ Arthur
    Non serve perché non si può, non c’è modo di togliere certi tasselli, ma se si potesse…. uno o due li toglierei molto volentieri, specialmente un tassello siculo….

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  13. aurelio

    Tutta sola nella sua camera, avvolta nello scialle nero, la vecchia Maria aspetta.
    Intorno a lei è scesa l’oscurità. In questi ultimi anni non ha più visto la luce perché uno dei suoi occhi è completamente annebbiato dalla cataratta, che sta calando anche sull’altro.
    Riconosce a malapena gli oggetti eppure sente e comprende tutto ed è capace di riconoscere le persone dalla voce, dal passo, persino dall’odore.
    Ha vissuto la guerra Maria ma non provò mai paura. Solo pietà e odio.
    Da bambina aveva aspettato inutilmente il ritorno del padre, da donna il ritorno del marito.
    Ha allevato un figlio e un giorno anche suo figlio è andato a combattere.
    Maria non ha mai lasciato gli abiti di lutto, neppure per un mese o per un giorno. Guerra dopo guerra, c’era sempre qualche parente da piangere.
    E’ difficile far passare il tempo quando non si può far altro che aspettare e tendere l’orecchio.
    E’ una marcia lenta quella del tempo.

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  14. Ma che bravo il nostro Aurelio
    lavorare con Carla ti ispira dei bei racconti…..
    Di tempo il tuo amicuccio Mirkino ne ha poco, deve prepararsi per il lieto evento…
    il tempo vola……
    e la data si avvicina……
    buona settimana
    al Capitano e a tutti i suoi simpatici ospiti……
    ciao
    Duil

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  15. aurelio

    @ Duilio
    Carissimo hai ragione, la mia Musa è lei! Ci sono volte che legge in anteprima i miei scritti che diventano sotto le sue amorevoli mani o aeroplanini di carta o barchette sempre di carta. Poi piega la testa da un lato e mi dice: “riscrivi che è meglio….” ma te lo dice con amore e tu esegui. A volte ci sono più aerei nella stanza che all’aeroporto ed io ” riscrivo…..”.
    L’importante è farlo con Amore.
    Le volte poi che spremo le meningi e non esce nulla chiedo di essere giustificato e lei mi giustifica. Prende il foglio e inizia a scrivere qualcosa, io la guardo e lei scrive. Quando ho finito di guardarla lei pure ha finito di scrivere.
    L’importante è farlo con Amore.
    Noi due ne abbiamo tanto…. e lo scriviamo!
    un abbraccio

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  16. mirko

    Il tempo: capovolgere la clessidra. Guardare la sabbia venir giù piano piano e nel fare questo accorgerti di aver perso solo altro tempo. 🙂
    x Duilio: parole sante! Per questo lascio un commento “stringato” 😦

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  17. Maddai Mirko e Aurelio, non fate i modesti, che Carla sia brava, puntuale e sempre coerente con il tema del post non ci sono dubbi, d’altra parte non me la sarei “accaparrata” ( in senso buono ovviamente) se non fosse stata così, scrive bene ed è un piacere duettare con lei, ma anche a voi non manca nulla e l’avete dimostrato in tante occasioni scrivendo dei brani intensi, pieni di sentimento, sempre con un occhio di riguardo alla persona e al suo modo di essere, cosa che a me piace tantisimo e credetemi, non è cosa da poco. Carla è senz’altro la vostra musa ispiratrice e la cosa non mi meraviglia, è una Scorpioncina che con il suo fascino ammalia e colpisce dentro, dippiù, dippiù.

    Uhmmmm… c’è qualche altro scorpioncino nei paraggi? 😆

    ps: poi ritorno per commentarvi. 😉

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  18. Per ora Arthur, nei paraggi c’è un toro che prima o poi ti infilza alla grande hihihihih

    Aurelio e Mirko, la vostra Musa è grande ispiratrice, verissimo, ma se non ci fosse anche il vostro cuore il tutto non si completerebbe…. 🙂

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  19. Ermanno

    L’altra sera ero seduto al tavolo di un bar e stavo aspettando che mi servissero una birra. In genere non bevo mai fuori dai pasti ma, ogni tanto me lo concedo, e visto che succede raramente, la vivo come una cosa proibita, tant’è che sorrido al pensiero e devo ammettere, anche con una sorta di compiacimento.

    Ma c’era anche un atro motivo che mi spingeva a sforare, stavo aspettando Maria, dopo due mesi di assiduo corteggiamento, ero riuscito a strapparle un appuntamento.

    Ero un po’ nervoso, guardavo l’orologio e di sottecchi, anche la porta e tutti quelli che entravano nel bar. Mi capita sempre al primo appuntamento. In genere quando mi preparo, al pensiero di non avere un buon odore addosso, sto praticamente quasi un’ora sotto la doccia e, usando poco i profumi, mi rivolto come un calzino, sperando di non aver dimenticato nulla.

    Il dramma arriva quando devo scegliere cosa mettermi. Sportivo o elegante senza darlo a vedere? Maglione o giacca e cravatta? Oppure giacca senza cravatta con la camicia bianca con il collo alla francese o camicia bianca con il collo botton dow? Magari una polo a maniche lunghe con un paio di pantaloni sportivi, boh, è un mistero come faccia alla fine a decidere cosa mettere, avete presente quella pubblicità dove il fricchettone di turno apre i cassetti con dentro una serie interminabile di calzini?

    Ecco, più o meno la stessa cosa, solo che se dovessi scegliere anche quelli, buona notte ai suonatori. Il letto è pieno stracolmo di vestiti e alla fine, inforco il primo che mi capita ed esco felice e contento. Per questa occasione, avevo scelto un abbinamento sicuro, pantaloni grigio fumo e un maglione bordeaux con sotto una camicia bianca, appunto.

    Maria… la conoscevo da circa un anno e non avevo mai pensato che potesse interessarmi sul serio, fino a che una sera a casa di amici, dopo aver chiacchierato tutta la sera, l’ho accompagnata a casa e, non so come sia successo, nel salutarla, ci siamo dati un bacio. Ho passato tutta la notte in trance a quel pensiero, sentivo le sue labbra calde sulle mie e i pensieri si accavallavano ad altri pensieri, tanto che mi sono dovuto alzare e, messo sul fuoco un pentolino con dell’acqua, mi sono fatto una bella camomilla, sperando poi di riuscire a dormire e fare così calmare i miei bollenti spiriti.

    Non bellissima come ragazza, aveva un modo di guardare che ti trapassava da parte a parte; quando camminava per strada, la gente si girava a guardarla, era elegante, una classe innata secondo me, qualsiasi cosa mettesse, le stava bene e questo, inutile dirlo, mi piaceva tanto. E poi aveva una risata coinvolgente, insomma, mi aveva praticamente stregato, così tutto di un colpo e infatti l’ultima volta che c’eravamo sentiti le avevo detto che non riuscivo a capacitarmi come mai non mi fossi accorto prima di lei. Ridendo mi ha risposto che mi ero accorto di lei, solo dopo che lei aveva deciso che ciò avvenisse, come dire che in pratica ero caduto nella sua rete senza neanche accorgermi, praticamente come un mammalucco.

    Mannaggia, erano le nove passate e ancora non si vedeva.

    Mannaggia, come passa il tempo, quando hai qualcosa a cui pensare.

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  20. marcello

    Ermanno caro come stai messo!
    Un consiglio: mettiti un bel camicione, la papalina in testa, ti prepari un bel canarino e vai a letto.
    E dimentica Maria, la sua risata, la rete… il tempo “guarisce” da tutti i mali.
    Un ex-mammalucco 😦

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  21. laura

    Ermanno è molto bello il Tuo commento; sei una persona sensibile e quindi vivi la storia con una partecipazione molto forte. Non è un vestito a far pendere l’ago della bilancia a tuo favore o meno ma è la persona che sei, il ragazzo che sa suscitare determinate emozioni e quella insicurezza che trapela dalle Tue parole ti rende indiscutibilmente vero.
    Spero che con Maria la storia abbia avuto un seguito.
    Io te lo auguro. 😆

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  22. Ermanno
    ma non puoi lasciarci con il dubbio….
    poi come è finita la storia……
    speriamo bene
    ciao
    Duil

    PS: sei anche tu della banda di Carla…..

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  23. aurelio

    Duilio
    l’Ermanno ci manca nel nostro catalogo.
    Purtroppo. 🙂
    ps: va bene che siamo a banda larga però….. mica possiamo festeggiare Santa Carla tutti i giorni!
    Chiaro? 😆

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  24. mirko

    Uno come Ermanno… è il cacio sui maccheroni! 🙂
    Finalmente uno “serio” non come noi “zuzzurelloni” 😦 😦
    sei forte Ermanno…. il meglio! 🙂

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  25. Ermanno

    Grazie Signora Laura, mi fa piacere leggere che lei ha capito perfettamente la mia odissea. Sì, non è questione di vestiti o dir si voglia, di apparenza, quello è solamente un contenitore dove noi spesso e volentieri mettiamo, nascondendole, le nostre insicurezze, ma non è di questo che voglio parlare.
    Il tempo che passa… come giustamente diceva anche la Signora Carla, ci mette alle volte nelle condizioni di non sapere più da che parte sia la nostra vera natura, da che parte stia il nostro essere, il nostro sentire ma, concordo anche con quanto c’è scritto nel post che introduce tutte le nostre discussioni, una parte di noi rincorre sempre l’altra, perché non è possibile separarle, scinderle, per apparire anche con se stessi, qualcosa di diverso.
    Maria fa parte del tempo che passa, non a caso mi sono accorto di lei molto tempo dopo averla conosciuta. Probabilmente c’è un tempo per tutto e l’amore di questo ne è consapevole.

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  26. Ermanno

    Caro Signor Duilio, no, non faccio parte della banda di Carla, non saprei neanche come entrarci comunque, la storia continua, ma solo perché è appena iniziata.

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  27. Caro Alan, il tuo discorso non fa una piega ma, concedimelo, non sono sicuro del fatto che noi non siamo artefici del nostro tempo. Ma il tempo stesso ha una sua collocazione temporale, ma non perché siamo noi a dargliela, ma perché sono gli stessi cambiamenti che avvengono anche in noi a farcelo percepire. Affermare che il tempo ci scorra sotto i piedi è un po’ come dire che noi viviamo in un contesto aleatorio che nell’immateriale trova la sua collocazione più logica. Invece noi la mattina ci alziamo, andiamo al lavoro e quando torniamo a casa è già sera, la giornata si consuma dandoci a volte l’illusione di aver concluso poco o di aver fatto tanto, ma sempre relativamente al fatto che lo scorrere dei giorni, dei mesi o degli anni, lascia dei solchi profondi dentro di noi.
    L’immagine della sabbia che scorre impietosa tra le dita è bellissima, ma voglio pensare che sia solo un’immagine, perché altrimenti anche l’essere protagonista nelle mie scelte diventa un’illusione.
    Più o meno e scusa il ritardo della mia risposta, ma ho dovuto pensarci bene. 🙂

    Ciao!

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  28. e la peppa quanto avete chiacchierato!!!
    ..il tempo…ma alla fine lo fa davvero tic tac??o è solo illusione?
    ..certo che se ci fosse la sabbia….quella rumore non fa!
    uhm…ci penso anch’io e mi ritiro nelle mie stanze per deliberare 🙂

    Vado …un bacio a tutti..ci risentiamo….
    Mirkino♥ aspettami ….vo in comune….devo fare la carta dindirindindà …
    🙂

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  29. laura

    Caro Ermanno quando le primavere della nostra vita cominciano a sommarsi, quando la nostra età conosce il disincanto della maturità scende, quasi senza nemmeno accorgercene, la consapevolezza che comunque qualcosa è perso per sempre, c’è una parte di vita impossibile da rincorrere.
    Il passato è un anello che si lega al presente, è quel foglio di carta capace di sollevarsi in volo portato dal vento, deve avere la forza e al tempo stesso la leggerezza di un fardello invisibile.
    E quel fardello che trasciniamo nel tempo presente assume le sembianze di una scatola, di un libro, di un baule.
    Il presente è il tempo da vivere, è un vestito da indossare.
    Nell’armadio oggi c’è una gruccia vuota.

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  30. Ermanno

    Cara Laura, se mi permetti non sono completamente d’accordo. Che con il tempo, la maturità, si sia per necessità di cose più disincantati è vero, sorge la consapevolezza che ci fa vedere le cose alcune conoscendole già, altre prevedendone gli sviluppi o addirittura l’epilogo finale.

    Ma non può essere secondo me la consapevolezza di aver perso per sempre qualcosa, altrimenti a questo si aggiunge una sorta di immobilismo, di cupo disincanto, che non ci da la possibilità di reagire e affrontare con serenità anche gli eventi più imprevedibili. Tradotto in termini comprensibili, banalmente non riusciremmo più a lasciarci andare, perché la paura di perderci può prendere il sopravvento e automaticamente ci negheremmo altre occasioni che, non sono e non saranno mai perse del tutto, proprio perché anche questo dipenderà solo da noi.

    Nello scorrere della vita, di scatole piene e di libri zeppi di parole ce ne sono tante, ma il nostro presente ha bisogno di un vestito nuovo ogni tanto, che magari messo a cambiare aria si rinfranca, per cui, quella cruccia vuota sarà senz’altro in mezzo a tante altre crucce vuote, ma solo nell’angolo più riposto dell’armadio, quello dove l’occhio non riesce ad arrivarci, perché troppo lontano; con il cambio di stagione, si è messo finalmente un po’ di ordine, arriva l’autunno e un buon pullover di Cashmere può tornare utile nelle giornate uggiose e scolorite.

    Buon giorno! 😉

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  31. Caspita, quante belle discussioni. Buon giorno a tutti, a Ventolino che deve andare a fare la carta d’identità, a patrizia che sarà sommersa dalle carte, così come tutta la ciurma nessuno escluso.

    A Laura dico soltanto che sono perfettamente d’accordo con Ermanno, anch’io preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno, piuttosto che il contrario, mi aiuta a sentire lo scorrere del tempo non come un evento inevitabile, ma naturale.

    E proprio perché si sta parlando di tempo, il io ultimamente è un po’ tiranno, per cui, saluto e torno al lacvoro che mi chiama.

    *** Ciao! ***

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  32. laura

    Caro Ermanno, la consapevolezza di aver perso qualcosa è riferito solo a quella parte di vita che se n’è andata con il nostro cammino. Personalmente non ho rimpianti per il mio passato e non rincorro nulla delle cose ad esso appartenute. Il mio passato non è una zavorra, un peso da trascinare, ogni tanto mi volto con tenerezza a guardarlo ma poi mi dedico al presente, alla mia vita proiettata verso il futuro.
    E’ naturale che il tempo faccia il suo corso, è inevitabile.
    Il presente lo vivo proprio come fosse un vestito. Ogni giorno lo indosso e lascio la stampella vuota appesa nell’armadio, lì in bella vista. Alla fine della giornata nel riappendere quel vestito, io ho vissuto. La mia vita, il mio presente, il quotidiano. Quella stampella è un pò una metafora: sono uscita col mio presente.
    Vorrei raccontarti del mio amore per Socrate ma temo di andare “off topic”: trova la verità dentro te stesso e non nell’apparenza : “gnothi seauton”. In me non c’è immobilismo nè disincanto: ho il presente da vivere, possibilmente amando e senza pensarci troppo su. E credendoci sempre.
    Ti abbraccio e brindo con te “al bicchiere mezzo pieno”.

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  33. Maria

    Buongiorno,
    che bello vedere come state dialogando con il caro Ermanno, lui è un pochino chiuso sulle questioni personali e mi ha stupita leggere che ha parlato anche di me.

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  34. laura

    Buongiorno gentile Maria,
    Lei è molto fortunata ad avere accanto una persona “di valore, speciale”. Ermanno ha l’atteggiamento caratteristico di certi cavallini nervosissimi che annusano il vento, pronti a galoppare via al primo accenno di pericolo. Beata lei Maria.
    Ho avuto anch’io qualche anno fa un cavallino accanto a me, da subito mi era sembrato Ronzinante ma lui si definiva uno stallone puro. Senza che ci fosse nessuna avvisaglia di pericolo l’ho visto galoppare alla prima difficoltà. Sono rimasta ad annusare il vento, ero libera.
    Auguro molta felicità, ad entrambi. 🙂

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  35. Benvenuta nel mio blog Maria, scusa ma perché dici che Ermmanno è un pochino chiuso? Anzi, mi sembra che si apra parecchio, ha persino parlato di te, cos’altro? 🙂

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  36. @ Laura: oops, cara Laura, perché dici che Ermanno sembra un cavallino nervoso che scappa alle prime avvisaglie di pericolo? Da quello che leggo, non mi pare anzi, mi sembra molto convinto di ciò che dice, con dei valori per niente scontati e aleatori. Ho forse capito male?

    Mi dispiace che tu abbia incontrato un cavallino di tali fattezze, ma alle volte anche i Ronzinanti se si dà loro una possibilità, possono trasformarsi in stalloni puro sangue.

    E visto che in questo momento Ermanno probabilmente è in tutt’altre faccende affaccendato, rispondo anche al tuo commento di prima. In effetti anch’io leggendoti avevo inteso che ci fosse una sorta di rassegnazione nelle tue parole, ma leggo molto volentieri che ci eravamo sbagliati. Avevo colto la metafora della cruccia vuota, ma intesa più come un’appartenenza svanita che per altro. Invece con questa nuova lettura, quel conosci te stesso sembra essere la spinta per farti affrontare la vita con più consapevolezza. Condivido le parole di Socrate, anche se penso che la verità ha dentro di sè un po’ di apparenza, se non altro nel momento in cui si svela al mondo che ruota intorno a noi. Credo anche in un altro detto famoso, in quel Carpe Diem che secondo me, se vissuto nella giusta maniera, ci mette le ali, per volare in cerca di quelle emozioni che spesso si lasciano perdere proprio perché nascoste tra le pieghe delle cosa da ricercare. Ho sempre detto che anche a novantanni vorrò innamorarmi, che in fondo significa che sono disposto a ricominciare, senza la paura di mettermi in discussione o di perderci. Quindi, quel tuo “credendoci sempre”, lo faccio volentieri mio.
    Cin Cin! 🙂

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  37. Maria

    Signor Arthur, forse Ermanno non sembra timido ma nella realtà lo è sicuramente, almeno con me lo è stato prima di darmi un bacio. Ecco, forse la parola timido non è proprio quella giusta, sa io non sono molto brava con le parole come lo è Ermanno che è un grande oratore. Come potrei dire…. diciamo che non si butta a capofitto nelle cose, ce ne ha messo di tempo per accorgersi di me, forse perché come giustamente ha detto non sono una gran bellezza, ma alla fine qualche cosa di me lo ha attirato e poi … beh si insomma, c’è stato il primo bacio e poi ora stiamo insieme. Diciamo che probabilmente, visto che a me è piaciuto subito, in qualche maniera sono riuscita ad attirarlo (lui dice a farlo cadere nella mia rete) e quindi…
    Si, timido forse non è proprio il termine giusto, ma ponderato si… e poi è così dolce, signorile, gentile. Ma d’altronde io lo amo e quindi lo vedo con gli occhi dell’amore….

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  38. Wow, questa è una dichiarazione d’amore e tra l’altro, è la prima volta in assoluto che avviene nel mio blog.

    ‘nnagg… quasi quasi apro un’agenzia matrimoniale. 🙂

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  39. laura

    Buonasera Arthur, nessun dispiacere per il mio Ronzinante. Certi attrezz… volevo dire, certi stalloni puro sangue si riconoscono dal loro modo d’incedere, non elegante ma sul claudicante andante … diciamo così. Non aveva è vero il paraocchi e forse è stato quello che mi ha fregat….cioè illusa. Quel parac….quel paraocchi che non ha celato al suo sguardo l’arrivo di ben altre cavalline mi è costato la fine dell’amore. Contrasta con la canzone di Cocciante, quel ricciolino vietnamita che canta: “quando finisce un amore così com’è finito il mio senza una ragione nè un motivo, ti senti un buco nello stomaco ……” . Eh no caro il mio Riccard(ino), ti chiamo così per ovvie ragioni staturali, il mio amore una ragione ce l’aveva (mancanza di paraocchi) e il motivo è conseguenziale (prese al galoppo qualcuna di turno …. il buongustaio ma quante benedizioni lo colsero da parte mia, ancor rimembro quell’attimo furente! Ricordo che alla fine emetteva dei suoni che erano un misto fra il rantolo di un lavandino in via di sgorgamento e il rimbombo dell’aria nei tubi dell’impianto di riscaldamento, quanto a sentirmi “un buco nello stomaco” anche qui non risponde a verità. Il buco glielo avrei volentieri fatto sentire a lui se avessi dato retta a Gustavo (pensi Arthur che questo mio amico di cognome fa “Lamela” che genitori “avanti” che ha) che mi diceva sempre di segnarmi al poligono di tiro che la mira non mi manca. Poi quanto a prendere lo stomaco, il fegato o il cuore beh l’importante era bucare l’organo.
    Ermanno in senso lato, non è che mi sembra “uno che scappa come un cavallino alle prime avvisaglie e bla bla bla”…. però Arthur lasciami dire: uno che s’inciucca per darsi forza sia pure col birrino (sappiamo che a stomaco vuoto è come se scendesse l’inferno sulla terra con botto tremendo al momento della caduta), che accatasta i vestimenti sul materasso alla ricerca di un abito poco monacale ma d’effetto definendolo egli stesso “un dramma” ( e fai bene è proprio un dramma, un drammone ristabilire poi l’ordine con tutte quelle cianfrusag…. cioè quelle combinazioni d’abbigliamento in giro), quello che alla fine non ti dice com’era il calzino che ha indossato, se a righe orizzontali che acciambellano il polpaccio oppure trasversali che lo fanno sembrare un torrone con nocciole.
    Ecco Arthur, un esemplare di siffatte fattezze che reputa la Maria non una bellissima ragazza a me, lasciamelo dire ma che dire e dire, scrivere, a me Ermanno preoccupa. Inquieta. Lo vedo un pretendente pretenzioso.
    Al momento della descrizione del bacio però i miei occhi hanno fatto un doppio giro nelle orbite e ho pure perso l’equilibrio. Ho cominciato a vanegg… a sognare. Era rimasto “in trance” dice. L’ho immaginato con le braccia distese in avanti come un sonnambulo andare in cucina per prepararsi la camomilla. E lo immaginavo intuzzare contro i muri con un’espressione in viso che s’increspava come per l’avvicinarsi di una mareggiata, uno sguardo che avrebbe scolpito una cava di Carrara, occhi che fissavano curiosamente la punta del naso. Tutto per un bacio sulle labbra. Come abbia risolto per i bollenti spiriti, data l’ora, i bambini ci leggono, è meglio soprassedere. Non indagare a volte, fa di noi, uomini migliori.L’Ermanno in questo momento è in faccende sfacciatamente affaccendato e tu devi “bontà tua” far le sue veci-
    Da buon bloggaio commentare il “baio”.
    E chissà se anche da parte mia sfaccendata come il baio Ermanno non abbia delegato qualche cavalla pia, che mai si tira indietro nella celia.
    Oggi sembra di stare in un maneggio, son bastati due cavalli ed è partito il trotto. Tutto merito di Ermanno, capiscimi Maria….

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  40. @ Laura: Nessuna delega cara Laura, assolutamente, Ermanno se vorrà potrà risponderti con le sue parole, ma non è questo il punto. Credo che nelle cose, in tutte, ci sono sempre diverse chiavi di lettura. Ermanno ha detto di Maria una cosa più bella che se avesse detto che era soltanto bella, cosa che nel caso ti avrebbe fatto inquietare di più, e cioè che Maria è una donna affascinante, una donna che ha classe, per il suo modo di fare, di vestire, di rapportarsi con le persone.

    Non è secondo me una cosa da poco, anzi, per come sono fatto io, in una donna cerco proprio questo, la bellona di turno non m’interessa per niente, classe e femminilità, oltre all’intelligenza ovviamente, sono le doti che secondo me fanno di una donna, una vera donna.

    Spero che anche questo non t’inquieti.

    Poi… emozionarsi per un bacio secondo me è una cosa bellissima, soprattutto in un’epoca come la nostra, dove i preliminari speso vengono saltati piè pari. Il primo bacio, che avvenga a 14 anni o che avvenga a 40 o 50 o 60 o 70 anni, suggella un momento d’intimità che credo non avvenga più come la prima volta. Tutti i nostri sensi in quel momento sono messi a dura prova, è il momento dell’imponderabile, di quella persona non conosci nulla e da quel momento, la parte più nascosta di lei si rivela, senza pudore, senza remore, lasciando spazio solo alle emozioni. Da quel momento sai se lei t’interessa veramente, è un po’ come la prova del nove che, difficilmente si dimentica nel tempo.

    Pensa che io ricordo ancora, malgrado siano passati parecchi anni, il primo bacio con una donna con la quale sono stato solo un paio di mesi: lei sapeva di buono.

    Quindi è inevitabile che in un uomo come Ermanno, giovane e con poche esperienze dalla sua, la cosa abbia provocato dei, diciamo così, sconvolgimenti. Ma anche per me, che non sono più tanto giovane, probabilmente sarebbe stata la stessa cosa.

    Sulla scelta dei vestiti, beh, non dirmi che ad un tuo primo appuntamento tu metti la prima cosa che ti capita, perché non ci credo. Tra l’altro sei una donna, per cui…

    Ma scusa, di cosa stiamo parlando? Si parlava del tempo, che viene, che passa e che non torna più.

    Anche.

    Ciao, buona serata.

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  41. @Hartur.
    Carissimo Re Arthur, metaforicamente in fondo siamo granelli di sabbia talmente piccoli, che per sopravvivere a questo non senso, non ci resta altro che crederci ed illuderci di essere l’intero deserto, molto più semplicemente siamo particelle infinitesimali di quel mostruoso e falsamente magico meccanismo di cui siamo costretti farne involontariamente parte, per sopravvivere a tutto questo non senso, o per lo meno pochissimo senso ci siamo costruiti delle visioni e illusioni capaci di concederci il sopravvivere, il tempo è l’unica realtà inconfutabile che sovrasta ogni cosa, anche se in parte dipende da noi saperne leggere e sfruttare la possibile sua estendibilità.
    Sono fermamente convinto che il tempo ci scorre sotto i piedi e noi ne percepiamo rarissimamente il movimento, l’illusione che noi siamo capaci di crearci, per credere di poterlo gestire e sentire è sicuramente un contesto aleatorio, solo che ci sfugge perché difficile da comprendere e da vivere, così come è difficile da comprendere un non senso, tanto vale creare ad hoc un senso che lo giustifichi e lo renda minimamente vivibile, l’essere protagonista delle proprie scelte è un fatto talmente insignificante nell’ottica del funzionamento di quel grande e mostruoso inutile meccanismo, la vita ci fa scoprire vivi ma il perché non è mai stato spiegato, se non nelle tematiche di fede, ma trattandosi di fede non richiede domande in quanto impossibilitata a dare vere, univoche ed esaustive risposte.
    Il tuo discorso (secondo me) fila nell’unico senso di sopravvivenza alla vita stessa, ci siamo, esistiamo, quindi è logico cercare di sopravvivere adattandoci nel migliore dei modi a quello che ci circonda, quindi è giusto che ognuno di noi cerchi di dare e vivere del proprio migliore senso a quello che un senso oggettivamente non lo ha, la verità oggettiva è mostruosa ed invivibile, forse perché la verità assoluta non contempla in se nessuna verità.
    Il tempo è l’unica cosa tangibile che esiste, ma esisterebbe comunque anche senza di noi, è inconcepibile pensare ad uno stato di senza tempo.
    Caro Arthur, perdona il mio neurone logorroico, probabilmente è uscito anche dal contesto della discussione, ma sai com’è fatto sto birbaccione.
    Ciaooo neh!

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  42. carla

    Arthur condivido “in pieno” il tuo pensiero, alla grande pure! 🙂
    Il tempo passa … è adesso è notte fonda e dopo una giornata “col botto” non mi resta che andare a dormire!
    Buona notte a chi dorme già e chi, come me, ancora girovaga.
    ciao 😆

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  43. carla

    @ Alanford50
    Complimenti ai due neuroni: sono una meraviglia nella loro esposizione!
    Il tempo non li ha minimamente intaccati!
    Buonanotte 🙂

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  44. @ Alan: nulla da perdonare, come tu sai, a me piacciono i confronti, anche quando i pareri sono discordi, ma è proprio lì il bello, non credi? Se fossimo tutti d’accordo chissà che noia. 🙂

    E sui granelli di sabbia che scivolano tra le dita, beh, prometto che ci penserò, anche se… 🙂

    Ciao carissimo, ha ragione la Carla, complimenti ai due neuroni, sono una meraviglia.

    Mi piace

  45. @ Carla: grazie per la condivisione ma, scusssssa (sssss=s), l’altro tuo commento con il faccino tutto rosso era un’invocazione o cosa?

    ‘nnagg…!!! 🙂

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  46. alanford50

    @Carla.
    Grazie per le tue belle parole, Troppo buona, troppo buona, va a finire che i miei due neuroni cominciano a montarsi la testa (ammesso che i neuroni ne abbiano una), ahahah…..
    Ciaoooo neh! alla prox.

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  47. …che storie…bellissime!
    Complimenti a tutti..veramente!
    ….bacio e notte….
    Alan è fantastico….incredibile!!!
    fatti leggere più spesso 🙂
    Arthur… 🙂 ciao amigoquierido!!

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  48. Carla!!!!
    un bacio e un abbraccio immenso….
    e sai a chi girarlo…è diventato il mio Mirkino♥ silenzioso…..
    c’avevo già il fotografo però….due son troppi!
    Vòrrà dire che quando torno gli darò una strigliatina!!!
    Vado a mettere i cotechini a molle…il dottore m’ha detto che mi fa bene alle
    vene…son diventate quasi delle piste ciclabili!

    baci al capo….ossequi, omaggi, congratulescion ♫!!!!
    vento….a Carlitasssss…maremma gufetta ma ‘ndo sei finita????

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  49. Alessandro

    Ciao Carla…. chi sono tu lo sai…. per gli altri sono Alessandro…. per te sono il Professore (così ti piace apostrofarmi, ma non me ne prendo il merito… 🙂
    Il tempo… che dire…. nelle sue varie accezioni il termine può dare spazio a profonde argomentazioni.
    Per fare il professore come piace a te, il tempo è un susseguirsi di secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi, anni,…. ecc. ecc…. 🙂 ovviamente il secondo ha una sua definizione nel sistema metrico ed è una unità di misura internazionale, pari a…. ma qui diventerei noioso, a parlare di particelle atomiche, radiazioni, concetto di vuoto…
    Altra cosa è il tempo in senso climatico, oggi bella giornata a Gallarate, sole e cielo azzurro, qualche nuvoletta al momento innocua, ma che rappresenta il preludio di un importante peggioramento previsto per domani. La temperatura è fresca, 8 gradi alle ore 11.00, minima di notte intorno ai 3-4 gradi, l’aria è frizzantina…
    Ma il tempo legato al concetto di memoria, del proprio vissuto…. il tempo che ci appartiene, il tempo che possiamo e dobbiamo prendere per noi stessi, per sentirci veramente “vivi”… il tempo che non passa mai nei momenti tristi, o che corre veloce nei momenti felici, il tempo così come lo percepisce il nostro corpo, la nostra mente…. ecco questo è il concetto di tempo cui si ispira tutta la discussione su questo blog.
    E mi torna alla mente un giorno qualsiasi… un 3 maggio 2011…. una frase innocente….”condivido il tuo pensiero”…. piccola pietra miliare per la costruzione di una montagna, ore ed ore (migliaia di ore a conti fatti), a discutere del nulla e del tutto, perchè ogni cosa può essere il nulla o il tutto a seconda di come lo percepisce, o lo vuole percepire…. la nostra mente.
    Notti magiche cantava la Nannini con Bennato, ma i goal a noi non interessavano, non c’era un vincitore o un perdente, ma tanti bei pareggi, e la partita (cioè la chiacchierata al telefono) valeva ben 90 minuti…
    Risate a crepapelle, mi ricordo quella sera al telefono anche con Donatella… “Ale tu non sei cicciotto, vero?” … e giù a ridere… fino a provocare quel sibilo… 🙂
    Per il momento mi fermo qui…. ciao Carla e…. un saluto a tutti.

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  50. Ho letto ora quanto scritto da Alessandro… GULP… in parte sembra un bollettino meteorologico… per il resto beh, io non essendo dentro al discorso che ha fatto ovviamente non posso comprendere…. 😳
    Ciao ciao

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  51. carla

    Un saluto a Tutti. Sono di corsa mannaggia 🙂
    @ Alessandro: è stato un periodo “magico”. Siamo stati fortunati a viverlo. Quel 3 maggio ho risposto con un commento su un blog, non sapevo che … 🙂
    Professore non abbiamo giocato uno contro l’altro ma … uno per l’altro, per questo giochiamo ancora!
    Ciao Alessandro, ciao Professore.

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