*** La Panchina

Domani è domenica, e vi auguro di passarla nel massimo relax. Cosa di meglio allora di una storiella semplice semplice raccontata da Nonno Archimede?

L’avevo già pubblicata nel lontano 16 giugno 2009, ” La Panchina… “, ma ve la ripropongo volentieri e, come direbbero in Toscana, ci sta, altre che se ci sta. 

Eh va bene, direte voi, i tempi sono cambiati, una volta certe cose era difficile vederle per strada, invece oggi è quasi una regola.

Domenica, così per ingannare l’attesa di una serata che tardava a venire, sono andato sulla passeggiata a mare a fare due vasche ( beh, oggi si dice così e tra l’altro ci sta anche bene visto l’argomento… ), mentre andavo su e giù con fare disinvolto e sempre con l’occhio rivolto verso il mare (che meraviglia il mare di sera… ), vedo lontano su di una panchina una coppia di ragazzini e quasi di fronte, una coppia di anziani. Evvabè, niente di male direte, ma c’era qualcosa e allora, ho accelerato il passo, mi sono avvicinato e senza dare troppo nell’occhio, mi sono seduto su di un’altra panchina facendo finta di leggere il giornale che qualcuno aveva dimenticato lì.

Insomma, direte voi, non si fanno queste cose e, in effetti, sarei anche d’accordo, ma come ho già detto prima, m’incuriosivano, e così li ho guardati attentamente; i due ragazzi, più che seduti erano abbracciati, abbarbicati l’uno all’altro, lei poggiava le gambe sopra quelle di lui, e con la faccia letteralmente appiccicata, si baciavano appassionatamente incuranti di tutto quello che succedeva intorno a loro.

Dall’altra parte i due vecchietti erano seduti composti, mano nella mano, lui aveva gli occhiali scuri e, con la bocca semiaperta, rideva alle parole di lei, che ogni tanto si fermava, lo guardava amorevolmente, s’accostava, e gli dava un bacio sulla guancia. Lui girava appena la testa, la scuoteva e dopo ricominciava a sorridere.

(… )

Beh,  l’impressione che ho avuto era che nello spazio di una panchina e di un viottolo asfaltato, sembrava di vedere due ragazzi che allo stesso tempo erano diventati grandi e che malgrado tutto, riuscivano ad amarsi alla stessa maniera. Sì, come due epoche contrapposte ma ugualmente simili nelle emozioni, nello slancio, nella voglia di far sentire all’altro d’esserci e nella seconda coppia, quella dei due vecchietti, d’esserci sempre e comunque. Che tenerezza, che voglia di fermarli e dire loro di guardarsi.

Evvabè, oggi è andata così, domani chissà e nel frattempo, buona giornata che la mia è iniziata bene, anzi, buona serata.

fr.: vostro nonno Archimede, un tempo detto anche Archi…

 

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26 pensieri su “*** La Panchina

  1. Silvia

    Sì, lo ricordavo questo brano di Nonno Archimede, la tenerezza dell’età vista da ogni angolazione.

    Ciao Arthur, buona serata. 🙂

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  2. carla

    Sai…. sono solo una panchina del parco.
    Potrei raccontarti che la mia giornata inizia con i ragazzi che vanno alla scuola vicina, gli zaini pesanti, si siedono un pò sopra me e aprono libri, diari, ripassano la lezione. Subito dopo arriva Gino col suo bastone e un cartoccio di avanzi della cena precedente, si siede e con gesti lenti svuota il contenuto per i gatti randagi del parco. Potrei raccontarti di Amalia e Cesira che una volta fatta la spesa al mercato sistemano i pesanti sacchetti a lato, appoggiano le loro stanche membra su di me e chiacchierano un pò tra lor. Oppure di quel barbone senza casa e senza età, stanco sporco affamato e disperato che ogni pomeriggio si sdraia sulle mie assicelle di legno e schiaccia un pisolino con le braccia ripiegate come un cuscino sotto la testa, un mozzicone di sigaretta che penzola dalla bocca. Potrei raccontarti di chi siede per pochi minuti a leggere il giornale, chi ne approfitta per telefonare, della signora che sferruzza con una carrozzina a fianco oppure di chi si appoggia su di me in attesa di qualcuno o semplicemente del proprio cane.

    Sai…. sono solo una panchina del parco.
    Eppure tra assicelle di legno e ferro voglio dirti che mi sono ricordata anche di te. Un giorno eri seduta qui, proprio come adesso, e c’era un uomo con te. La gente con indifferenza camminava lungo i viali. Parlavi e ti muovevi sull’onda della passione e dell’istinto, lo sentivo dai tuoi movimenti e dal tuo sguardo, dal calore mutevole della tua voce. C’era una tensione che correva tra voi, catturavo frammenti di frasi e atteggiamenti, sguardi e gesti, e poi quella tua coda di cavallo che sgusciava nell’aria come una frusta. C’era uno scollamento desolante ormai fra voi due, lui sottolineava parole, gesticolava e si fermava a guardarti con i suoi occhi scuri. Diceva che avevate fatto tanti progetti, parlavate d’invecchiare insieme e di continuare a fare l’amore a novant’anni ma non voleva più aspettarti, non ne era capace, era come stare in un tunnel senza via d’uscita, lui voleva mordere la vita senza appellarsi alla speranza.

    Sai…. sono solo una panchina del parco.
    Volevo raccontarti che Gino non c’è più ma la colonia di gatti è ancora qui, gli studenti sono diventati grandi e Amalia e Cesira fanno ancora la spesa chiacchierando con i sacchetti tra i viali. Il barbone è entrato in una comunità e cerca di riprendersi la sua vita. C’è ancora che si siede per pochi minuti a leggere il giornale, chi ne approfitta per telefonare, c’è una signora che sferruzza con una carrozzina a fianco e c’è chi si appoggia su di me in attesa di qualcuno o semplicemente del proprio cane. Ogni tanto viene al parco quell’uomo che era quel giorno con te. E’ sempre solo, bestemmia parole contro il tunnel dove è finito dentro anche lui, senza alcuna speranza a cui appellarsi. Di te so che stai bene, la voce deve ancora stabiòlizzarsi un pò ma fai tanti progetti, parli d’invecchiare insieme a qualcuno e di continuare a fare l’amore a novant’anni.

    Sai…. sono solo una panchina del parco.
    Ho raccontato le storie che nel tempo hanno raccontato a me. 🙂

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  3. Se le panchine potessero parlare ne avrebbero tante di cose da raccontare e chissà quindi quali segreti conoscono. Però che bello vedere quello che ha visto Nonno Archi , è come se fosse nel mezzo tra il passato ed il futuro, tra il presente o il passato, tra il presente o il futuro (penso che la si possa vedere in diversi modi) di un grande amore, anche se le coppie erano ben distinti e formate da persone diverse. Ma si sa che poi la mente riesce ad elaborare tante cose e quella di Nonno Archi ha creato una storia d’amore veramente grande, di quello che si stenta a credere possano esistere ma che invece esistono veramente anche se forse ora più raramente.

    Però diciamo che le panchine un po’ hanno parlato grazie a Carla però 🙂

    Eh si, l’ho subito detto che Nonno Archimede mi piace un sacco ( molto più del nipote, questo è poco ma sicuro) 😉

    Buona notte, Pat

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  4. alanford50

    ODE ed ELOGIO ALLA PANCHINA:
    Credo che la maggior parte di noi abbia vissuto attimi significativi ed importanti della propria vita seduto spaparanzato su di una panchina, magari nella solita piazza, magari con i soliti amici o anche magari da solo a guardar lontano, con lo sguardo fisso verso un futuro che sapeva tanto di sogno.
    La panchina quattro assi ricurve quasi sempre pitturata di verde, mi ritornano in mente momenti in cui ai bambini per molti motivi veniva concesso di essere solamente bambini, di ritrovarsi in assembramenti rumorosi ma traboccanti di ingenuità, di voglia di vivere e di sognare, insomma di vita, nella Torino dei primi anni 60 (quelli veramente meravigliosi) ogni rione aveva una piazza, generalmente grande, dove un paio di volte la settimana il mercato riuniva le genti per appagare i propri fabbisogni, ma per tutto il resto del tempo apparteneva unicamente alle persone, all’epoca si usciva di casa, poca attrazione aveva la televisione, ed allora la passeggiata sotto le fresche frasche dei platani era un’abitudine consolidata, ogni tanto un gelato comprato al solito chiosco allietava il gusto ed il palato, cosa volere di più, uno spazio che consentiva di ritrovarsi tre stagioni su quattro, dalla primavera all’autunno, quante amicizie sono nate in quello spazio di per se così vuoto, qualche aiuola malcurata, una fontana centrale mai pulita, una piazza contornata unicamente da una serie (allora pareva quasi infinita) di panchine di legno, quelle panchine servivano da ritrovo, per riposarsi tra una partitella al pallone (seppur vietata) ed un rincorrersi tra amici.

    Credo che la piazza e le sue panchine siano presenti nei ricordi di tutti, a ripensarci mi rivedo ragazzo seduto sullo schienale della solita panchina, con i soliti amici a raccontarci le solite cose, un modo poco dispendioso di ammazzare il tempo, luogo ideale per raccontarsi e per osservare il mondo che proprio lì attorno compiva il suo eterno girare, quanta fantasia forse sprecata e svenduta, quante parole sagge, quante parole senza senso, quante parole, quasi quante le sigarette condivise e gettate con un gesto repentino dopo l’ultima boccata avidamente respirata prima di arrivare al filtro, da quella panchina complice l’età vedevamo il mondo enorme, tutto era grande, proprio come nella mia memoria quella piazza piena di alberi e panchine.

    A ricordo delle panchine di Piazza Benefica nel rione “Cit Turin” di Torino che supportarono così tanto vivere.

    Alanford50

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  5. …anche nella mia vita si sono intrecciate delle panchine…
    alla stazione….al parco….lungo la passeggiata…in piazza…
    Caro Nonno Archi sai che anch’io faccio come te?
    metto gli occhiali , quelli che ho nella foto qui accanto, così nessuno mi vede se mi intenerisco…il che è tanto facile!
    Osservare la gente, e perdersi nelle proprie riflessioni è una consueta abitudine di chi ha una certa sensibilità verso i gesti che sembrano scontati, quei gesti teneri, morbidi, quelle gentilezze che ormai pare siano in netta minoranza.
    Ci si sorprende sempre e piacevolmente nel vedere le carezze di una mano vissuta poggiarsi su un volto altrettanto vissuto…Mio padre era così…prendeva sottobraccio la mamma e se la portava in giro Lei lo baciava e lui rideva…e quei bigliettini con su scritto Ti amo…dopo tanti anni passati insieme….chissà come sarebbe stato ora….
    caro Nonno….che nostalgia tenera mi prende…..sarà il cielo grigio, sarai te così dolce..sarà che la vita va così.
    Godiamo sino a che ci è possibile degli attimini che la vita elargisce con tanto sentimento e osserviamo facendo finta di nulla..o come mi capita, ogni tanto, sorridere e fare un bel complimento del tipo “CHE BELLI CHE SIETE!”
    Ciao Nonnino dolce dolce.

    Buona giornata a tutta la banda…con affetto
    vento

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  6. laura

    Giornata strana quella. E’ colpa mia, è colpa tua. Sono scesa e tu sei ripartito sgommando.
    Era di marzo ricordo, una grande piazza e una panchina baciata dal sole. Mi sono seduta per riprendere fiato, per aggiustare i miei pensieri tutti sfilacciati. In un lato, un giornale mal ripiegato aveva assunto le sembianze di un mazzo di lattuga sotto il leggero ponentino che ventilava. Poco distante c’era un foglio di carta girato su un lato.
    Un bimbo provava ad andare sulla bici fiammante con le rotelline dietro. Il padre lo sorreggeva.
    Guardavo la scena con occhi distaccati mentre il vento leggero scompigliava i miei capelli. Ero incurante a tutto pensavo soltanto a quella che sarebbe stata da quel momento la mia vita. Dovevo ricominciare, impostare di nuovo i programmi, organizzarmi diversamente. In poche parole ero libera e insieme alle mie riflessioni dal mazzo di insalata la prima pagina si stacca. Volteggia e va a cadere vicino al bimbo e alla sua bici. Il padre lo raccoglie e me lo porge forse pensando mi appartenesse. Sorrido e ringrazio.
    E’ finita, pensavo. Anni in fumo. Improvvisamente mi sentivo vecchia, una bambola rotta incapace di reagire. Si era rotto il vaso in mille pezzi, porca miseria com’era tutto difficile. E cosa importava stabilire di chi fosse la colpa, se mia, se tua.
    Ho fatto “ciao” con la mano al bambino, ho preso la borsa e nel fare quel gesto ho girato quel foglio di carta che era vicino al giornale. C’era scritto “vernice fresca”.
    Dentro e fuori quella giornata mi aveva segnata. Ed era di marzo ricordo. 😦

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  7. 😦 …………………………………..
    vado a ninna…son davvero triste!!!
    Notte a tutti…baci..
    Ciao Carla, Duil….Laura….Pat….Alan tenero…Silvia
    Arthurino bello…

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  8. Eccomi che ritorno, dopo aver riletto le vostre storie con molta attenzione. Inizio ringraziando Duilio per le foto che ha dedicato a questo brano di Nonno Archimede, che scritto tre anni fa, era nato con l’intenzione di raccontare un cammino visto da due angolazioni diverse, “ due panchine, due stagioni della vita, in mezzo il tempo che inesorabilmente scorre e modifica luoghi, persone, il modo di amare ma, non certo l’amore…” così come aveva scritto allora commentando Elle.

    La panchina diventa una scusa, una metafora, vista però nel senso più positivo del termine, così come piace a Nonno Archimede, come piace a me.

    Alan allora scrisse che era un’immagine che sapeva di sogno, “l’accostamento di due universi, in genere molto lontani, dalle abitudini completamente diverse, si parla un’altra lingua, si vive e si vedono le stesse cose in un modo diverso, e non per colpa della sostanziale differenza che li evidenza ossia l’età, più per l’incapacità di convivere e di accettarsi nelle peculiari differenze.”, ed io contestavo quel suo “pessimismo cosmico”, contrapponendolo con una mia visione più romantica, l’aver colto per un attimo due realtà che sembrano lontane anni luce l’una dall’altra, ma che potevano ugualmente incontrarsi, per raccontare alla fine la stessa cosa, l’amore.

    Ma c’era anche la voglia di sapersi guardare intorno, come dice Ivana e a Patrizia, senza curiosità morbosa, ma solo per vedere, per capire, per immedesimarsi in realtà apparentemente lontane dalle nostre, per luoghi, età, stili di vita, ma con più di una cosa in comune, la voglia di amare e di essere amati, la voglia di condividere delle emozioni.

    L’altro lato della storia, ugualmente importante, è quello che avete raccontato voi, Carla, Alan, Laura, la panchina, inconsapevole testimone silenziosa, tranne nei momenti di vernice fresca ( 🙂 ), protagonista quasi per caso di storie accadute nel mese di marzo, dopo una portiera sbattuta e “il ciao con la mano al bimbo che provava ad andare sulla bici fiammante con le rotelline dietro…” “luogo ideale per raccontarsi e per osservare il mondo che proprio lì attorno compiva il suo eterno girare…” storie raccontate “che nel tempo hanno raccontato” a lei.

    In ogni caso, un bel momento di condivisione tra di noi.

    Grazie!

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  9. daniela

    La panchina….
    C’è una panchina di marmo nel giardino interno dei ns. uffici. In un angolo dello schienale qualcuno con un pennarello nero indelebile ha scritto due iniziali, un piccolo cuore e una data:
    F e L ♥ 17 luglio 2009.
    Ogni volta che mi siedo, la leggo e penso:”chissà a voi due come è andata….”.

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  10. alessandro

    Buongiorno a tutti. La panchina mi fa pensare tanto ad Ale e Franz di Zelig qualche anno fa, dove facevano uno spettacolo che faceva troppo ridere….
    ma la panchina può essere anche la rappresentazione virtuale di un luogo di incontro fra 2 o più persone, può essere anche una tavola apparecchiata per la condivisione di un pranzo o una cena, un divano dove comodamente passare la serata guardando la televisione e scambiare quattro chiacchiere, un letto dove dormire o meditare, riflettere… ma può essere anche una automobile, nella quale passiamo molto tempo per spostarci qua e là a seconda delle necessità, da soli o in compagnia….. oppure l’ambiente lavorativo, in particolare mi viene in mente la macchinetta del caffè, dove ci si ritrova tra colleghi per una piccola pausa….
    In questo preciso momento la panchina per me è la scrivania con il computer, dove siamo seduti in tanti, magari in tempi diversi, ma che partecipiamo tutti alla medesima discussione.
    E immaginando di essere seduto sulla panchina con tutti voi, ne approfitto, visto che siete in tanti, per porre un quesito che ho posto a molte persone ma è rimasto ancora irrisolto.
    “Perchè mai la gallina, che è un uccello, fa le uova tutti i giorni, mentre qualsiasi altro uccello fa le uova solo e soltanto per riprodursi?”
    Questo quesito l’ho recentemente posto a Carla in privato, e ne è rimasta incuriosita e affascinata…. d’altra parte…. non per niente mi ha soprannominato il Professore….. 🙂
    Ora la domanda la rivolgo a tutti voi, siete in tanti, spero ne uscirà un dibattito interessante.
    Un saluto speciale a Carla…. sempre stupenda….sia di sera che di mattina….

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  11. BuonGiorno Alessandro, ti rispondo io, almeno per il momento, come autore del post, nonché autore di questo blog, che per quanto abbia una identità pluralista, conserva ancora una sua fisionomia ben precisa ma, tralasciando per un attimo la panchina di Ale e Franz di Zelig che forse in questo contesto c’entra ben poco – tra l’altro ti confesso che non mi fanno ridere poi così tanto – in effetti la panchina, ragionando sempre sul filo della metafora, potrebbe essere vista come un luogo virtuale dove ci s’incontra tra amici o colleghi di lavoro, per discutere del più e del meno, o per affrontare pseudo quesiti rompicapo che, appunto, in compagnia fanno sempre un bell’effetto.

    Il tuo, in modo particolare, è abbastanza curioso, conoscendo Carla, un pochino ahimé, capisco che possa esserne rimasta incuriosita e affascinata, non per niente ti ha soprannominato, come giustamente dici, il Professore ma, devo confessarti che non sono stato mai bravo a risolvere quesiti di qualsiasi natura essi siano, quando ci provo, la mia mente “s’incarta”, nel senso che va in panne, per cui lascio volentieri agli altri il compito di arrovellarsi per trovare la giusta soluzione.

    Ma la storia in effetti è un’altra. Nel mio blog, da quando l’ho aperto quattro anni fa, ho sempre affrontato gli argomenti più disparati tra il serio e il faceto, con quel pizzico di ironia che non guasta mai, un occhio di riguardo a chi si sentisse in sintonia con i miei pensieri e non solo, un cammino comune che in tutto questo tempo mi ha fatto conoscere tante belle persone e Carla, per esempio, visto che la citi, è una di queste, infatti ho sempre e ben volentieri affidato queste pagine a chi volesse proporre pensieri che, oltre a farci riflettere anche solo per un attimo, ci mettesse nelle condizioni di portare avanti un cammino comune a cui io credo tanto, perché cos’è l’amicizia altrimenti?

    Questo articolo s’intitola “La panchina”, è vero, ma parla di tutt’altro! “ Due panchine, due stagioni della vita, in mezzo il tempo che inesorabilmente scorre e modifica luoghi, persone, il modo di amare ma, non certo l’amore…” così come aveva scritto allora commentando Elle.

    Se adesso parlassi di galline e di uccelli, mi sembrerebbe di svilirlo nella sua essenza – nessuna pretesa di apparire a tutti i costi serioso, non mi fraintendere – nonché di fare torto a Nonno Archimede che, con le sue parole semplici, ci aiuta a vedere il mondo in un modo forse più comprensibile.

    Se se ne presentasse l’occasione, terrò conto della tua proposta e magari nel frattempo riuscirò a risolvere il rompicapo, mannaggia.

    Ciao!

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  12. carla

    Buongiorno a Tutti. 🙂

    Buongiorno Alessandro, quali chiacchiere stimola la “panchina” …. il quesito sulla “gallina”.
    Professore…. io sono pur sempre l’allieva. Se la lezione non la spiega io non so proprio nulla. 😦
    Potrei dire non togliamo le uova alla gallina e forse le coverebbe tutte …. 🙂 ma Lei boccerebbe la mia teoria come ha bocciato la teoria “del pepe”. Ricorda?
    Posso confessarLe invece quanto sia rimasta sorprendentemente “incuriosita e affascinata” dall’altro quesito che Lei mi ha posto! 😉
    Professore, sediamoci virtualmente sulla panchina diciamo molto vicini, pure abbracciati e con la mano nella mano, Le è piaciuta la risposta che Le ho fornito -per telefono e per e-mail- sono stata teoricamente soddisfacente o crede che non supererò l’esame? 🙂
    Il problema, se così può essere definito, è che abitualmente non considero “i piani orizzontali nella loro specificità” ma, avendoli successivamente opportunamente valutati con tutte le loro variabili, è evidente che perorerò la richiesta ma La prego Professore di non trovare inutile tormento nel cercare soluzione alla mia risposta di sole dieci lettere. 🙂
    Comunque farò visita al pollaio e dal vivo cercherò di capire l’arcano… sperando di non trovare il galletto! 😳
    Un bacio Professore, uno di quelli che conosce solo Lei! 😉
    carla

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  13. Sotto la panca la capra si mangia le uova della gallina e così non c’è più il quesito!!!

    Ma comunque, per quanto ne so io anche se non sono Professore, la gallina fa un uovo al giorno perché c’è chi continuamente glielo porta via, cosa che farebbero tutti gli uccelli se alle loro uova toccasse la stessa sorte….

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  14. yhm…io c’ho le papere, una falina e le pecore ce l’ha Arthur.. tra l’altro è una delle prime foto che ho visto nel suo blog…bellissimo gregge riunito sotto un albero, nella vallata….se non sbaglio!
    Caro Arthur, è solito nel tuo bel blog, divagare e chiacchierare del più e del meno…è naturale…è pure stupefacente ma non è uno stupefacente, ritrovarsi davanti o di lato, o spra o sotto oppure seduti su una panchina e pensare alle piume, ai baci, ai pensieri, e alla cova delle uova….
    pensa te, mentre guardavo le panchine, è passato un signore a passo spedito ma spedito tanto…portava le bretelle…che ricordi mi son frullati in testa…amavo così tanto le bretelle….erano blu…e le portavo pure….sopra una camicia a quadri rubata al mio babbo..amavo anche rubare le camice e pure i pantaloni…
    Tutto questo a 16 anni…pensa te una panchina che può fare….ti posta indietro nel passato…e allora perchè no? mi son seduta.
    bacio immenso mio capitano.

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  15. Bacio immenso a te, Ventolina bella, se non ci fossi, credo che dovrei inventarti, ma non riusciresti così bene come sei.

    Che uomo fortunato il tuo Mirkino!!! 🙂

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