Dejà-vu

dejà-vu

Siete mai stati in cima ad una montagna? Avete mai provato a lasciarvi andare al vento? Quel vento forte che spazza via anche i pensieri?

Quando si perde la via, il disagio che si prova nel non ritrovarla dà la forza per reagire e se si prende coscienza dei motivi che l’hanno motivato, vuol dire che si è pronti per ricominciare.

Che poi, è quel che succede.

Il timore di ritrovarsi dentro certe emozioni ed ancora, la sensazione di smarrimento che si prova, ci proiettata in una dimensione che fa paura, che fa sentire soli, perché non ci appartiene più, perché non la riconosci come tua.

In fondo è tutto un dejà-vu e la via sotto casa ne è la prova.

(dedicato a…)

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66 pensieri su “Dejà-vu

  1. aurorahazel

    Ci sono persone, magari provenienti dal mare, che al posto del vento forte sono invece abituate alla brezza… E in quel caso i pensieri dove vanno? 🙂 bel post!

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  2. SyS

    posso smerigliarti i sentimenti?
    sai che non sono d accordo con quasi nulla? (e tu dirai “e a me che mi frega” e io ti rispondo e c hai pure raggggione, ma visto che si diceva che il blog è conversazione animata e scambio, me tocca dirtelo…)
    a parte la sintassi ostica come una versione di greco… (ma come me li infratti bene i soggetti!!!)
    leggo:

    Quando si perde la via, il disagio che si prova nel non ritrovarla dà la forza per reagire
    (tu dici? mica è vero… a qualcuno piglia il panico, il cellulare non prende, il cielo è nuvoloso e quindi non ti orienti, fa un freddo bubbo e scende la sera… e tu che con le giovani marmotte niente avevi a che fare, giri in tondo con un nodo in gola che basta la metà)
    e se si prende coscienza dei motivi che l’hanno motivato, (cosa? il disagio? e che c è da prendere coscienza? ti sei perso… hai fatto la minchiata di addentrarti in bosco/montagna/loco dove hai perso la via, Virgilio è impegnato con Beatrice e la tua coscienza è ancora lì presa dagli attacchi di panico… )
    vuol dire che si è pronti per ricominciare. (ma chi l ha detto? prima devi ritrovarti… prima devi venire fuori dalla parte più terrificante della cosa… e poi, quando finalmente ne sei fuori cominci a capire che se sei sopravvissuto a quello allora qualche speranza c è…)

    Il timore di ritrovarsi dentro certe emozioni ed ancora, la sensazione di smarrimento che si prova, ci proiettata in una dimensione che fa paura, (e fin qui ci sta… se ripenso alla via smarrita)
    che fa sentire soli, (ok… d accordo…)
    perché non ci appartiene più, (che cosa? la dimensione che ci fa paura? ma se ci fa paura vuol dire che in questo momento noi apparteniamo a lei, e lei a noi, ci siamo dentro con tutte le scarpe, se non ci appartiene più, la dimensione che ci fa paura, vuol dire che non c è motivo perché ci faccia paura… o no? )
    perché non la riconosci come tua (sempre la dimensione che fa paura? allora se non la riconosco più come mia in teoria dovrei stare meglio, perché se la riconoscessi come mia significherebbe che sono abituata a vivere in una dimensione paurosa)…

    quindi… se ho capito non sono d accordo…
    se non ho capito…
    boh…

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  3. @ Sys: oh mannaggia Sys, è la prima volta (tu dirai che c’è sempre una prima volta…) dopo quasi 400 post scritti che qualcuno fa l’analisi logica delle parole che scrivo e ci sta, rispondo, altro che ci sta, visto che come dici il blog è conversazione e scambio di idee, (magari non necessariamente così) cosa in cui io credo alla grande, per cui, ben vengano gli smerigliamenti dei sentimenti.

    ‘nnagg… da dove incomincio?

    A sì, beh, mi spiace di avere usato una sintassi ostica tipo versione di greco e di avere “infrattato” (infratti?) bene i soggetti (sono andato a cercare “infratti” e non l’ho trovato, per cui immagino non sia una bella cosa… 🙂 ), chiedo venia quindi per il mio Italiano che a questo punto sembra essere molto zoppicante, ma sai com’è, alle volte capita, per cui (e dagli!!!)., spero mi perdonerai, cercherò di fare meglio la prossima volta. Non prometto nulla comunque!

    Il concetto te lo spiego in due parole, sperando di non infrattare troppo i soggetti, volevo soltanto dire che è più facile venir fuori da una situazione di stallo se sono chiari i motivi che l’hanno provocato, in fondo la vita è un corso e ricorso, bisogna soltanto farsene una ragione, per reagire ovviamente, senza avere mai paura delle emozioni e soprattutto di ricominciare.

    Che poi ci voglia del tempo, nessuno lo ha mai negato e men che meno io.

    Mi dispiace che tu non sia d’accordo, questa è la vita, ma non posseggo la verità, per mia fortuna, per cui può darsi che la mia visione non sia quella giusta e… niente di male per questo.

    Ciao neh! 😉

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  4. ….un ho capito nulla pero` mi son divertita..
    eh ….poi a quest’ora….e’ tardissimo …mi arrotolo nel piumone . Bacioni…
    ….riflettero` su questo dejà-vu perche` un mi garba mica tanto sa`!!!

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  5. Silvia

    Ho provato a lasciarmi andare al vento, ma i pensieri sono rimasti lì purtroppo.

    ps: non mi è sembrata poi tanto malaccio la tua sintassi. 🙂

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  6. SyS

    dicasi infrattare “nascondere tra le fresche frasche” nel tipico linguaggio syssolesco, ovviamente…
    ad ogni modo, non intendevo che il tuo italiano fosse zoppicante (permalosetto!!!) dicevo solo che, hai fatto una costruzione sintattica molto elaborata.
    per ciò che concerne il contenuto non sono d accordo, ma anche qui, nessuno detiene la verità, nemmeno io, e non credo esista un giusto e un sbagliato. è la tua visione e la mia. nessuno ha “ragione o torto”.
    point!

    e buon martedì.

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  7. @ Sys: sì, avevo capito cosa significasse infrattare, ho solo “giocato un po’ con te ( 😳 ). Comunque, nessuna permalosità credimi, se esiste la teoria che a domanda si possa rispondere, oltretutto mi sembra da averlo fatto con molta ironia e per quanto riguarda la costruzione sintattica molto elaborata, rientra nel discorso che ci eravamo detti ( senza con questo fartene una colpa, sia ben chiaro), chi mi ha seguito in questi quattro anni sa che ogni tanto abbandono il linguaggio semplice e immediato per intrufolarmi in giochi di parole, ma solo per dare più enfasi a ciò che scrivo, diciamo che mi concedo una specie di licenza poetica, consapevole di correre il rischio di essere frainteso.

    Anche questo fa parte del gioco.

    Invece questa volta sono io a non essere d’accordo con te, qui non si tratta di ragione o torto, ma di due visioni diverse, anche se devo ammettere di non aver ancora capito in cosa si discosti il tuo pensiero dal mio, visto che le mie conclusioni (quelle scritte in chiaro e in seconda battuta… 🙂 ) sono abbastanza ovvie, ma non importa, in una discussione che si rispetti, ragionata, pacata, ben vengano dei pareri diversi, vuol dire che ci siamo confrontati e questa è già un buona cosa, guai se non fosse così, i miei non sono dogmi, per cui mi sta benissimo che ciò che scrivo sia rivoltato come un calzino, sempre però che si arrivi ad una conclusione.

    ps: devo farmi perdonare qualcosa? 🙂

    Ciao carissima, (Sys o Sonia?), buon martedì anche a te.

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  8. SyS

    scusa… ma forse ci stiamo leggendo male… io scrivo:
    “nessuno detiene la verità, nemmeno io, e non credo esista un giusto e un sbagliato.
    è la tua visione e la mia.
    nessuno ha “ragione o torto”.”

    e tu mi rispondi
    “qui non si tratta di ragione o torto, ma di due visioni diverse, ” E IO CHE HO DETTOOOOOO??? 3:)

    pant pant. pant…
    non sono d accordo per diversi motivi, in primis perché “perdere la via” non è una situazione di stallo. anzi. ma ho già abusato troppo del tuo spazio…
    ciao ciao!!!
    😀

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  9. Guarda, parlo per esperienza personale (e faccio un poco il buffone, che ogni tanto non guasta):
    Se sei in cima ad una montagna, e provi l’irresistibile impulso di lasciarti andare al vento son ca@@i. E pure molto amari. 😉
    A meno che non intendessi questo.

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  10. @ Sys: oh Mon Dieu, come direbbe un amico, in fondo il mio non essere d’accordo è un po’ come il tuo, diciamo più o meno le stesse cose, anche se in maniera diversa. Non sei d’accordo? E va bene, non lo contesto mica, però di cosa stiamo discutendo, del significato delle parole? Secondo te quando si è in crisi, non importa se per un giorno o per un anno, non si è in una situazione di stallo? Come vuoi chiamarla? Spesso ci si sente impotenti, incapaci di reagire, inadeguati a qualsiasi tipo di soluzione, sbaglio?
    E’ la percezione della fine che apre uno spiraglio, che altro?

    Il mio pensiero, quello espresso in maniera un po’ criptica ( 🙂 ), andava oltre, tutto qui.

    Ciao ciao!!! 🙂

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  11. @ Silvia: oh mannaggia, mi ero dimenticato di te ( 😳 ), perdono.

    Sei sicura di esserti lasciata andare ben bene?

    Evvabè, scherzo ovviamente. 🙂

    ‘pranzo!

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  12. SyS

    secondo mio modo di vedere la crisi è una situazione dinamica
    lo stallo (come da significato) è una situazione statica.
    è questione di punti di vista Arthur, e sì, alle volte si discute sul significato delle parole. perché un blog è di parole che si alimenta.

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  13. Io mi incanto a guardarlo, questo video. Ed è una cosa che mi piacerebbe provare, lo staccarsi da una parete e sentire la tuta alare che si gonfia e che prende il vento.
    Arrampicando, il senso di libertà è rappresentato dall’equilibrio tra te, la roccia e l’aria che hai intorno. Questo sembra l’altra metà di quell’equilibrio.

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  14. Laura

    Non è facile ricominciare se il bagaglio che ci portiamo dietro è ancora lì che pesa come un macigno ed è quello che ci fa sentire soli e impauriti, ma come dici giustamente una volta presa coscienza la via diventa meno impervia da percorrere. Che fatica però!

    Mi mancava questo tuo modo di raccontare.

    Ciao.

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  15. @ Sys: 🙂

    Se ci fai caso, alla fine del mio post ho scritto “dedicato a…” Questo pezzo l’ho dedicato ad un’amica, con la quale c’è stata una grande sintonia, al punto che ci definivamo “gemellini”. Non voglio dire con questo che amo discutere soltanto con chi condivide il mio pensiero, anzi, assolutamente, con i miei amici io passo per quello che ogni tanto viene fuori con il detto “non sono d’accordo…”, quindi… ma alle volte si incontrano delle persone che sembra ti leggano nel pensiero, tanto è l’affinità che ti lega a loro e con questa mia amica era così.
    Se mai dovesse leggermi, capirà senz’altro, ne sono sicuro.

    Ciao! 😉

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  16. @ D&R: in effetti quel video è molto coinvolgente, tra l’altro il tipo sembra quasi sfiorare il pavimento, quindi immagino che l’adrenalina vada a mille.

    Vorresti provare? Quindi la cosa non ti fa paura e sulla storia dell’equilibrio, hai perfettamente ragione. 😉

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  17. A me è capitato nel mare .Un tuffo e per un attimo ti sfiora l’idea,stando al largo di pensare:”Che faccio risalgo o continuo a vagare qui giù finchè i polmoni non ce la faranno più?”Poi non so se a malincuore, la ragione prende il sopravvento e quello smarrimento si dissolve come le bollicine che ti lasci dietro e rivedi la superficie,ma la tentazione c’è,forse perchè ti viene voglia di far parte di un altro mondo, non so.Ma certo può capitare ovunque,anche una sera che vai verso casa e all’improvviso avresti voglia di non tornare o ancora sei dentro e non vorresti uscire mai,ma quest’ultima denota una strisciante forma di depressione che è meglio non coltivare.Via lontano dalla pazza folla!

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  18. dicevo che, i ricomincio della vita sono sempre dietro l’angolo. possono essere dispettosi, o possono sostenerci ed aiutarci ad andare avanti. l’idea della montagna e del vento la trovo molto rilassante, quindi, direi, che possono essere anche rilassanti. cosa ho detto? si è capito? 😉

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  19. @ MR: tranquilla, si è capito e mi piace l’idea che i ricomincio possano essere dispettosi, in fondo la vita di dispetti ce ne fa tanti. 😉

    Benvenuta e buona giornata.

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  20. Mi domando se sei uno di quelli che beve le bibite a bottiglia, senza cannuccia né tanto meno bicchiere.
    Uno di quelli che toglie il tappo a corona e avvicina il collo della bottiglia di vetro direttamente alle labbra dimenticandosi spazio e tempo.
    Uno di quelli che si lascia andare a un mini gorgogliamento: quel tanto che serve per far entrare un po di aria dal labbro superiore fin dentro la bottiglia … affinché la bibita continui a scivolare regolarmente in bocca.
    Nel godimento più totale.
    Senza “infrattarsi” nelle regole di condotta imposte dalla nostra buona società.
    Me lo domando perché nella foto manca il bicchiere per la schweppes…

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  21. Ciao Marti, secondo te come che tipo sono? Maddai, dovresti saperlo più o meno.

    Mi piacciono un po’ tutte quelle cose che hai detto, soprattutto l’idea di un godimento totale, mai nascondendomi dietro a delle regole imposte più diciamo per una svista bacchettona che per altro. Mi porto dietro un’educazione nel rispetto degli altri e la mia faccia da bravo ragazzo fa il resto, ma una gorgogliata direttamente dalla bottiglia ogni tanto ci sta e pure alla grande, se poi è una birra Corona con dentro una fettina di limone, ancora di più.

    Poi dipende sempre di che godimento parliamo… 😆
    ‘giorno!

    ps: ma pensa tu cosa sta a guardare!

    Ti adoro! ( 😳 )

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  22. Guardo ciò che tu mostri.
    Leggo fra le righe e mi domando a chi mai hai dedicato questo pezzo.
    Le mie, in fondo, non erano elucubrazioni buttate lì: il tuo articolo parla di lasciarsi andare al vento, di ritrovarsi in certe emozioni e non più in certe altre. Avere il coraggio di reagire e ricominciare.
    A volte anche sorseggiare in riva al mare una bibita “a boccia” può dare quel senso di libertà ed essere uno spunto per ripartire.

    Mi fa piacere sapere che mi adori…

    … però secondo me in quella foto il bicchiere l’hai spostato di proposito perché l’inquadratura altrimenti era affollata di elementi che avrebbero disturbato. 🙂

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  23. Ovviamente, caro Arthur, mi riferivo alla parte che riguarda l’analisi dello smarrimento, visto che qui c’è una bagarre lessicale in corso, non voglio fare io la figurella di chi non ha capito un “ciufo”. Ciao Arthur è sempre bello con te, anche se il discorso è rivolto a qualcun altro. 😉

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  24. @ Carlotta: ma no, nessuna bagarre lessicale, solo uno scambio di idee.

    Grazie Carlotta, per me è sempre bello leggerti tra queste pagine e poi tu sei ormai una presenza storica, oltre che coautrice con le tue buonissime ricette, non sarebbe più lo stesso se non ci fossi più. 🙂

    Ciao, buona serata.

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  25. @ Dupont651: oh mannaggia, forse come ha detto Sys il mio post è troppo criptico, ma niente di male, ci sta una visione diversa delle cose.

    BuonGiorno! 🙂

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  26. Arthur, infatti per me il dejà-vu è un fatto, una frase, un qualcosa mai accaduta, ma che quando ti accade ti sembra di averla già vissuta, anzi sei certo di averla già vissuta.
    Ciaoooooo 🙂

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  27. @ Dupont651: beh, devo confessarti che io andavo oltre con le mie parole, in un contesto (scritto), non credo serva molto soffermarsi sul significato delle parole ma, piuttosto, su ciò che esprimono che, spesso, è pura e semplice emozione. E in effetti più o meno la stessa cosa l’ho detta a Sys, ciò non toglie che rispetto pareri diversi o la possibilità che io non sia riuscito a comunicare in maniera sufficientemente chiara il mio pensiero, in fondo se ci pensi, è il limite delle parole scritte, le mie perlomeno.

    Ciaooooo! 🙂

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  28. gelsobianco

    Mai arroccarsi sulle proprie visioni senza possibilità di un dialogo veramente valido e proficuo.

    Chiedo scusa, ma, leggendo i commenti, mi sembra che ci sia un fermarsi sulle proprie posizioni senza la vera possibilità dell’interazione con quanto sentito dagli altri.

    Posso chiederti il favore di esprimere questa tua sensazione con altre parole “In fondo è tutto un dejà-vu e la via sotto casa ne è la prova.”?

    E’ la prima volta che entro nel tuo blog.
    Questo è il primo post che leggo di tuo!

    Grazie.:-)
    gb

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  29. gelsobianco

    Secondo me la chiave di interpretazione è in queste tue parole
    “…in una dimensione che fa paura, che fa sentire soli, perché non ci appartiene più, perché non la riconosci come tua.”

    Mi piacerebbe conoscere che cosa ne pensi tu, autore dello scritto.

    gb

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  30. @ Gelsobianco: eccomi da te, sperando di riuscire ad essere chiaro nella spiegazione.
    In quel finale di frase “In fondo è tutto un dejà-vu e la via sotto casa ne è la prova” c’è tutta la sostanza del mio discorso, la vita, secondo me, è un corso e ricorso, è fatta di momenti che senza averli necessariamente vissuti, quanto meno, la nostra percezione ce li fa vivere come tali, come appunto dei dejà-vu, per ritrovarsi in certe emozioni e non più in certe altre, anche se si sono già vissute situazioni simili e se ci si sgancia da quella sensazione di paura o di solitudine che in genere si prova nei momenti più critici della nostra vita, cioè quando ci si sente impotenti, incapaci di reagire, inadeguati a qualsiasi tipo di soluzione (la percezione della fine apre uno spiraglio…), allora si è finalmente pronti per ricominciare.
    E la metafora dei pensieri al vento in qualche modo parla proprio di questo, ritrovare quel senso di libertà che ci serve per ripartire, come ha giustamente detto Pen shots

    So che non è poi così automatico e che niente si risolve nello spazio di un mattino, ma occorre provarci, tutto qui.

    Piccola postilla, è chiaro che poi ognuno può vederci ciò che vuole.

    Ciao e grazie. 😉

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  31. @ Gelsobianco: grazie a te per essere passata/o da queste parti, visti i tempi, un sorriso lo accetto sempre volentieri, che altrettanto volentieri ricambierò nel caso tu avessi voglia di tornare.

    Buon fine settimana.
    Ciao! 😉

    ps: ci conosciamo?

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  32. Beh, se è la prima volta che vieni nel mio blog, se hai voglia fai un giro, che di cose da leggere ce ne sono tante, comprese delle belle discussioni.
    Una curiosità, se mi è concessa, Signora o Signore? 🙂

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  33. Grazie Capitano mio Capitano. Mi accingevo a scrivere la ricetta da pubblicare per Pasqua e sono entrata sulle ricettine precedenti pubblicate sul blog,…ma risultano scomparse tutte! C’è scritto solo: IN COSTRUZIONE…cosa sarà mai?? La ricetta poi, la vuoi light o ricca? Molto facile o più impegnativa? Dolce o primo piatto? Lasagna alle verdure o al pesce piuttosto che Pastiera di grano o Bavarese di fragole?? Attendo ..attendo… c’è tempo!….. 🙂

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  34. @ Carlotta: devi cliccare su “ricette” e si apre la vecchia pagina come prima. Ho poi fatto delle sotto pagine con le mie ricette, le tue e quelle di Mirko, per una lettura più “comoda.

    Sto facendo un ristrutturazione del blog, infatti a breve ci sarà una pagina dei Magazine miei personali e quelli di The Best Magazine, anche questo per una lettura più immediata, visto che il mio blog e sempre più pieno di cose scritte e di esperienze condivise.

    Attendo… attendo… la tua ricetta. Ciao carissima, buona serata. 🙂

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  35. E a proposito di dejà-vu, inteso questa volta come qualcosa di già vissuto, stasera sono andato a sentire un concerto dei New Trolls e delle Orme che alla fine hanno suonato insieme…

    “Quella carezza della sera”, la ricordate?

    C’è in effetti della musica che malgrado gli anni, ha mantenuto intatta tutta la sua bellezza e la cosa più bella di questi concerti, è vedere giovani e meno giovani tutti insieme cantare, muovendosi al ritmo scatenato delle chitarre. Una musica che non passerà mai di moda, perché dentro di sé conserva intatta l’emozione di una melodia che riesce a far sognare ancora.

    ‘notte! 😉

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  36. @ Arthur;
    WOW WOW e ancora WOW, piatto ricco quasi quasi mi ci ficco, uuuhhhmmm, MAH non so, quasi quasi ci penso ancora un po’, bellissima diatriba lessicale, i miei due neuroni ancora vivi ( Alan & Ford) si sono di colpo svegliati dal loro atavico millenario torpore, come ben saprai, loro amano lasciarsi sorprendere dal particolare, non curanti ne dell’insieme ne dei contenuti, così si sono soffermati sul senso della “Parola” sul suo uso tuttora così arcaico e sulla sua effettiva utilità per la reale comprensione tra gli esseri umani, ora i due devono studiarci un po’ ma può essere che mi faranno sapere il loro punto di vista, chissà!
    Ciaooo neh!

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  37. @ Alan: e allora nell’attesa del responso dei tuoi due neuroni ancora vivi, vado a mangiarmi una brioches con la marmellata dentro ad un bel cappuccio con la schiuma ammiccante (oggi mi sono alzato tardi… 🙂 ), sicuro che il tuo punto di vista sarà senz’altro interessante, come sempre d’altronde caro Alan.

    A dopo quindi e buon sabato a te e a tutti i viandanti. 🙂

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  38. La parola.
    La parola nonostante abbia tre tipologie possibili di espressione non è riuscita nell’intento di aiutare le persone a comprendersi, le tre tipologie sono; la parola emessa come suono tramite la voce, la parola scritta e dalla più nobile e imperscrutabile parola pensata.
    Che strana cosa è la parola e che strano uso ne facciamo, a volte ha più significati e spesso è interpretata in mille modi diversi, ognuno dei quali probabilmente molto diverso dal significato che gli ha realmente attribuito chi l’ha pronunciata, pensata o scritta, generalmente viene interpretata a seconda della capacità, dell’intelligenza, dalla volontà e dalla disponibilità di comprendere di chi l’ascolta, spesso il mondo di chi parla o pensa o scrive è molto lontano e diverso da colui che la recepisce, diventando ovviamente ostacolo alla comprensione ed alla condivisione del pensiero e/o del messaggio, falsando se non ostacolando l’interloquire ed il comprendersi.
    La parola pensata, quindi non ancora esteriorizzata usa due mezzi di espressione, come suono tramite la voce e la parola scritta, in entrambi i modi è estremamente difficile se non quasi impossibile riuscire a mantenere la fedeltà dei contenuti espressi dal pensiero, troppo arcani e miseri i due mezzi di espressione.
    La parola emessa dal suono della voce può vantare generalmente l’aiuto dell’espressione facciale e del tono della voce, aiuto atto a colmare i molteplici contorni reconditi omessi perché troppo prolissi e complessi del pensiero, generalmente sono legati alle sensazioni che danno la vera importanza alla parola espressa ed aiuta notevolmente chi ascolta, mettendola in grado di comprenderne le sfumature capaci di attribuire il vero senso e significato della parola stessa.
    La parola scritta è il mezzo più povero ed anche quello meno comprensibile, proprio perché generalmente privo dell’accompagnamento delle sensazioni di chi l’ha scritta, una frase dovrebbe diventare troppo prolissa per racchiudere tutto quello che lo scrittore pensa e sente, per dare voce alle sensazioni è generalmente richiesto un numero elevato di parole di accompagnamento, con il rischio di confondere chi legge, mancando l’ausilio del tono di voce e delle espressioni facciali, di conseguenza anche la parola scritta non può sottrarsi ai limiti ed alle possibili interpretazioni errate od incomplete della parola legata alla voce.
    Di quanti libri pieni di parole scritte è fatta la storia dell’uomo, ogni libro regala a chi lo legge la propria interpretazione del contenuto e del relativo senso, quindi si evince la complessità del valore di ogni singola parola ed anche della sua estrema debolezza e fragilità, con una parola si può dire tutto ma nel contempo con la stessa parola si può dire anche assolutamente niente o il contrario di tutto, eppure la parola è la medesima, allora, in fondo qual è il suo reale valore e qual è la sua capacità di farsi comprendere.
    I primi uomini per loro fortuna avevano molte meno cose da dire, quelle poche erano espressioni di bisogni legati all’istinto, relegando la comunicazione più al genere animale che a quello umano, pochi suoni gutturali legati ai bisogni primari, poi nella storia dell’uomo è avvenuto qualcosa che ci ha differenziato da tutto il resto per sempre, obbligandoci a inventare nuovi mezzi di comunicazione più complessi ed articolati fino ad arrivare ai giorni nostri dove le innumerevoli parole sono legate ad ogni nostra componente del vivere, ma nonostante tutte queste parole in modo inversamente proporzionale riusciamo a comprenderci.
    Delle migliaia di parole che conosciamo ed usiamo, la maggior parte sono probabilmente superflue se non addirittura inutili, forse le uniche che continuano ad avere un loro preciso senso sono quelle legate all’essenzialità del nostro esistere proprio come per i grugniti dei nostri progenitori dell’età della pietra, forse il tornare a quei pochi versi legati ai bisogni primari non sarebbe poi un’idea così assurda e malvagia, meno cose da dire meno cose da comprendere, meno cose da mal interpretare, oppure chissà, forse basterebbe anche solo scrivere di meno, parlare di meno e pensare un po’ di più.
    La parola, un mezzo arcaico di comunicazione che nonostante l’uso millenario non è riuscito ad evolvere, se non nel numero delle parole stesse, numero legato all’infinità di oggetti e di cose che siamo stati capaci di circondarci.
    Dulcis in fundu….Perdona le banalità espresse dai miei due neuroni ancora vivi, ma loro mi hanno fatto sapere che nonostante la buona volontà hanno compreso che sarebbe troppo dispendioso e lungo riuscire a tradurre i loro effettivi pensieri, occorrerebbero troppe inutili e forse poco comprensive parole.
    GROG! Che tradotto dall’antico paleolitico significa ciaooo neh!
    Alanford50

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  39. laurè

    a proposito del dejà-vu..io ci aggiungo anche la sensazione del dejà-vecu…
    situazioni già viste, ma soprattutto sensazioni già vissute..cambiano le persone con le quali entriamo in relazione ma i nostri sentimenti cambiano di poco…eppure siamo così cercatori d’amore!!
    Illudendoci che possano esistere persone con le quali possiamo stare benissimo…
    Forse dietro la relazione a due non c’è proprio un bel niente..però ha una funzione importante per me: ci sposta per un attimo il “dramma dell’esistere”.

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  40. Mi perdonerai caro Alan, ma leggendoti sulle mie labbra c’era più di un sorriso, soprattutto per il modo garbato che ti è proprio di disquisire sull’uso e l’interpretazione delle parole, siano scritte, parlate e aggiungo io urlate.

    Perché quest’ aggiunta? Perché alle volte anche tra le parole scritte che per necessità di cose non emettono nessun suono, ci sono le urla, di rabbia o magari di stizza o soltanto per una presa di posizione che proprio perché tale, non vuol sentir ragione.

    Ma al di là di ogni cosa, il tuo pensiero lo condivido in pieno, ma ci aggiungo qualcos’altro che credo sia importante, se non altro nel considerare che non sempre le vie d’uscita sono tante e variegate.

    Un testo, che sia di prosa o poetico, indubbiamente acquista una sua valenza a seconda dell’interpretazione che ognuno ha voglia o si sente di dare, ed è anche giusto, secondo me, perché ognuno di noi giudica secondo il suo vissuto, la sua storia, la sua cultura, la sua capacità di comprendere e quindi di interpretare appunto, cosa basilare, addirittura fuori discussione, ma bisogna porre l’accento anche su un altro fattore determinante e cioè lo stato d’animo, quel famoso momento storico che nel quotidiano ci accompagna e alle volte ci fa vedere il bianco leggermente più grigio se non addirittura nero e viceversa.

    Senza poi contare le contrapposizioni nei confronti di ciò che si legge o di chi le ha scritte, magari per partito preso, magari soltanto per essere bastian contrario, o magari per antipatia o simpatia, insomma, tutti quei fattori psicologici che influenzano, di tanto, alle volte il giudizio, sovvertendolo in negativo o in positivo a seconda i casi, sempre e comunque poco obiettivo.

    E allora, mi dirai, qual è la soluzione, se mai ce ne fosse una bella e pronta da sfornare calda calda per l’occasione? Nessuna credo, sono convinto che la discussione valga la pena in ogni caso, sempre che si arrivi ad una convergenza, altrimenti diventa un inevitabile dialogo tra sordi.

    Detto questo, devo confessarti che se leggo una bella poesia o un brano di prosa ben scritto, ovviamente, prima d’ogni cosa “guardo” alle emozioni che mi ha procurato e dopo, se è il caso, ma non sempre lo ritengo tale, analizzo e discuto.

    E’ sempre un piacere chiacchierare con te, ma questo l’ho già detto tante volte, per cui spero mi perdonerai, visto che anche i miei neuroni incominciano a perdere dei colpi. 🙂

    *** Ciao e buona serata! ***

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  41. @ Lauré: interessante questa cosa che cambiano le persone mentre invece i sentimenti cambiano di poco, interessante perché mi da l’idea che il cambiamento non è poi tale, ma siamo sicuri che non entrino in ballo le resistenze che ognuno di noi inevitabilmente vive nei confronti di tutto ciò che è diverso?

    Io credo che esistano le persone con le quali possiamo stare benissimo, ma dipende solo da noi, dalla disponibilità che si ha nel rimettersi in discussione soprattutto con se stessi, anche perché non è facile abituarsi a tutto ciò che per necessità di cose conosciamo poco, che sia una casa, un lavoro, o un altro uomo o un’altra donna.

    Forse! 🙂

    Ciao, buona serata anche a te.

    ps: ma ti chiamavo Lauré un tempo per caso? 🙂

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  42. @ARTHUR
    Sono molto contento che le mie parole ti abbiano regalato più di un sorriso, lo avevo scritto che si trattava di emerite banalità, anche se, anche se, anche se, la realtà e la verità sono assolutamente e mostruosamente banali, anzi banalissime, talmente banali da spaventarci terribilmente, al punto che è essenziale trovargli una sorta di mistificazione per potergli convivere e sopravvivere.
    Rispetto assolutamente il tuo punto di vista che in linea di massima approvo e trovo somiglianza al mio, convengo con te che non esiste una soluzione, questa è una verità assoluta, per giunta tremenda, il mio misero intervento aveva il solo scopo di evidenziare quelli che io reputo i limiti della parola, in quanto mezzo di comunicazione tra gli esseri umani, l’unica vera differenza che io rilevo tra i nostri punti di vista sta nell’impostazione che io e te abbiamo verso di essa, ossia tu dici che quando leggi una bella poesia o un brano di prosa prima di ogni cosa guardi le emozioni che esse ti procurano e solo dopo se è il caso analizzi e discuti, nel mio caso è sempre necessario comprendere le emozioni che l’autore voleva descrivere, e poi solo dopo, confrontare le emozioni ricevute (quindi quello che io ho compreso) con quello che l’autore voleva trasmettere, insomma io devo sempre confrontare la mia visione con quella dell’autore, per una questione di sicurezza del reale, solo il loro confronto mi da il minimo senso del reale e del vero, o per lo meno mi da il senso del meno errato.
    Anche per me è sempre gradito l’interloquire con te, ma anche questo è cosa assolutamente e realmente nota.
    Quindi ciaooo neh! alla prox.
    Alanford50

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  43. @ Alan: scusami, mi sono spiegato male, mi spiace, non sorridevo perché ciò che avevi scritto erano emerite banalità, anzi tutt’altro, sorridevo perché rivedevo leggendoti l’Alan che ho sempre conosciuto e che nelle sua analisi attente e puntuali riusce a portare il discorso verso altri sentieri senza mai perdere il filo conduttore, non a caso le mie risposte ai tuoi commenti in genere scavano cercando di dare un senso ad una discussione che ha solo voglia di condivisione e nient’altro. Insomma, voglio dire in parole semplici che non mi è mai capitato di polemizzare con te, al contrario, pur essendo alle volte propensi a delle posizioni diverse, io quella dell’inguaribile romantico che preferisce buttarsi con un doppio salto mortale con volo carpiato nelle emozioni e tu che invece preferisci affidarti per prima cosa alla ragione, magari per arrivare poi alle stesse conclusioni, più o meno.

    Nessuna banalità quindi credimi, il tuo ragionar all’ombra di soli due neuroni è puntuale, preciso e, aggiungo, fuori discussione, oltre che piacevole e stimolante.

    Ciao carissimo, a presto. 🙂

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  44. @ Arthur
    Molto bella e reale la visione delle nostre due peculiarità, le nostre posizioni diverse, tu quella dell’inguaribile romantico che preferisce buttarsi con un doppio salto mortale con volo carpiato nelle emozioni ed io che invece preferisco affidarmi per prima cosa alla ragione, magari per arrivare poi alle stesse conclusioni, più o meno.
    Ciaooo neh! alla prox.

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  45. carla

    Ci sono volte in cui non basta ristrutturare ma occorre proprio demolire e poi costruire di nuovo.
    Pronti per ricominciare.
    ciao a tutti 🙂

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