Liberamente tratto da…

Ieri sera facendo il mio solito giro per blog amici, arrivo da Stephymafy e cosa ti trovo? Uno scritto che mi ha fatto venire in mente quegli sproloqui che ogni tanto scrivevo e che Elle aveva giustamente chiamato “Disorientamenti letterari”.

E così, giusto per ricordare e soprattutto per non dimenticare…

Era stato come una specie di guizzo che, Gerolamo, detto anche l’asso del falcetto taglia erba, neanche avesse dovuto passare notte e giorno insieme a Pistagliarella di Coverciano, che nel caso sarebbe stato altro che un problema, perché quest’ultimo prima di prender sonno aveva il vizio di cantare Calabresella Bella in onore della sua femmina taurina, nonché mucca delle valli del Brosento posteriore, dietro la Centricarella settentrionale, che quando faceva il latte amava sentire quella canzone, aveva improvvisamente provato o forse era meglio dire che aveva sognato, ad occhi aperti ovviamente.
Si guardò intorno, ma non vide nessun paio di zatteroni anni ’80 made in Taiwan rifinite a mano a Castrovillari dell’Isonzo, angolo Centocelle di Moldavia, sopra, sotto, non ha nessuna importanza e mentre pensava, improvvisamente si accorse di avere due occhi che lo fissavano con un non so che di interrogativo, come quella volta che si era trovato a Bugnasco Calabro nel bel mezzo di una festa paesana, sai di quelle dove ci sono le processioni, la Vara con i Santuzzi devoti, e la gente che piange e si dispera, ma solo quelli che aspettano di vincere il concorso comunale per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato di numero dieci posti di segretario alle manifestazioni pubbliche con delega a termine alle pari alternative che di giorno in giorno si presentavano agli occhi di chi nemmeno voleva sapere e forse neanche quella, con scadenza il 30 settembre 2015 e poi, poi c’era la banda con le Majorette – tipica ragazza che pratica con disinvoltura una disciplina di spettacolo con minimo 12 elementi dai sei ai sessantaseianni , che sfila sempre insieme alla banda musicale o anche a più bande messe assieme a seconda dei casi, che ballano con incedere elegante – e mentre guardava tutte ‘ste belle cose, si accorse che qualcuno stava parlando con lui.

“Svegliati Gerolamo, a cosa pensavi? “

Silvana gli stava urlando nelle orecchie con occhio gàrrulo e fronte corrucciata, tant’è che lui, facendo finta di nulla rispose: “ Ma cosa vai a pensare? Mi ero solamente un attimino, come dire, giusto così  tra una cosa e l’altra estraniato e se vuoi saperla tutta, ma proprio tutta tutta, stavo pensando a te, di portarti a cena fuori in quel bel ristorantino che a te piace tanto, sito sull’Aurelia settentrionale, con i tavolini in ebano della Groellandia con fiamme rosse e gialle di Frassino della foresta nera girando a destra prima della cascata del Niagara, sedie Luigi tredicesimo con sedile imbottito con piume d’oca, però solo la parte del collo andaluso che è poi la più morbida e gustosa, rivestite con stoffa damascata Carrupipese tendente al porpora con macchie gialle, viola, blu oltremare ed anche lato montagna, a seconda se si guarda di sera, di giorno, il pomeriggio e all’imbrunire o al cascar del sole. Uhmmm, eh, inszomma inszomma, cosa credevi?”

“Beh, come sei carino” urla tutto d’un fiato Silvana. “Se vuoi mi metto quel vestitino che a te piace tanto e che fa dudududugiùdu”

Liberamente tratto da Wikiarthur_

Evvabè, come sarà andata a finire? 🙂

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27 pensieri su “Liberamente tratto da…

  1. Silvia

    Come sarebbe a dire come è andata a finire? Che Gerolamo, detto anche l’asso del falcetto taglia erba, ha portato a cena Silvana e mentre che c’era ha dato una sbirciatina alle cameriere del locale. Il lupo perde il vizio ma non il pelo, o era al contrario? 😆

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  2. Laura

    Noi donne siamo sempre maliziose, in effetti Gerolamo si era soffermato sull’aspetto artistico di tutta la manifestazione e non aveva nessuna intenzione di fare altre considerazioni.

    Buonagiornata. 🙂

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  3. @ Stephymafy: grazie, i miei disorientamenti letterari sono ormai conosciuti tra quelli che mi hanno seguito in questi quattro anni e continuerei senz’altro se non fosse per il fatto che a questo punto di cose da continuare sarebbero tante, Nonno Archimede… e via dicendo. 🙂

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  4. Mio Dio, che fatica …… sono arrivata in fondo senza fiato!!! Per una come me, che mette punti e virgole ovunque, mi sembra che manchi un po’ di punteggiatura ed ho letto tutto d’un fiato 😉
    Però ora non mi odiare, ti prego, non potrei sopportarlo 😢 sai mi hanno appena dato della criticona che giudica sempre, allora, per non smentirmi …….. è andata a finire che sono arrivata qui da te ….. ahahahahahahahahah
    Ciao
    Marta

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  5. @ Alessandra: sei rimasta rapita? Beh, è solo uno scherzo, dei disorientamenti letterari che ogni tanto mi vengono d’impeto e la storia potrebbe avere tanti risvolti e alle volte lascio che siate voi a continuarla e non importa come. 🙂

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  6. @ Dupont651: ‘nnagg… Marta, hai ripreso fiato? Mi piace se fai un po’ la criticona, da te accetto tutto, ma il motivo della punteggiatura scarsa è che altrimenti ci sono troppe pause e non si riesca a leggere tutto d’un fiato, giusto? 😆

    Aprirò l’ennesima pagina con i miei disorientamenti letterari, che mancano, così chi ha voglia di stordirsi è il benvenuto.

    ‘nnagg…!!! 🙂

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  7. Arthur, Arthur, tu così vuoi farmi morire soffocata 😳
    Quando aprirai la nuova pagina, passerò a leggere le tue elucubrazioni, visto che posso criticare quanto voglio 😄
    Grazie, sei veramente molto caro, ti meriti un 😘
    Marta

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  8. carla

    Quel vestitino bianco acquistato sei mesi fa da un mercante di stoffe preziose evoca uno scenario romantico capace di stimolare fantasie, annienta anima e corpo in grado di mendicare a favore di benefattori che non vogliono saperne di carnali digiuni.

    Indossarlo per compiacere Gerolamo significa che inevitabilmente la prima domenica del mese sarebbero poi dovuti andare alla fiera di Osteria Nuova per acquistare nuove lame per il falcetto perché ogni filo d’erba tagliata, per quell’asso d’uomo sempre pronto all’azione, vuol dire un abbordo sicuro, un’altra donna conquistata senza parsimonia e a quel punto per Silvana sarebbe ben più facile provvedere al restauro delle centotrentacinque fatiscenti guglie del Duomo di Milano che osservare le regole del suo uomo -in segno di obbedienza e supplica- attenta al suo primitivo fervore carezzevole e penetrante. Lo spogliarsi del proprio volere, benché spesso trascurata, comporta un’assoluta sottomissione al pallottoliere del compagno ma lei è una creatura limitata, dipendente e imperfetta. Non tira alle ortiche l’odiato e insulso pallottoliere ma preferisce il tacito acquisto di nuove lame consumate con una vivacità instancabile. Gerolamo sguazza come un maccherone ben condito in questa situazione che non chiede conferme né tantomeno spiegazioni. E’ un uomo attivo nel taglio dell’erba filo a filo e in altre cose dove è bandita la decenza, per il resto è la copia esatta di Oblomov, trascorrerebbe la vita sul divano in un torpore esistenziale, nella più totale inerzia. Seccato solo dagli occhi di Lisa che di continuo lo scrutano oltremodo infingardi.

    Ne aveva parlato con Pistagliarella di Coverciano di quello sguardo enigmatico che lo inquieta da tempo ma al suo amico piace giocare anziché osservare e così aveva preferito non soffermarsi sul racconto degli occhi di Lisa, il “Pista” ama giocare di giorno con la nazionale di calcio in quella piccola cittadella dello sport e di notte condividere con la sua donna altri tipi di giochi sulle note di Calabresella Bella che se non lo fanno sognare di certo lo aiutano almeno a dormire sognando cavalli pazzi e gravide manze. I devoti Santuzzi della Vara nel sentir certe sue nottambule espressioni ingarbugliano ogni volta parole, occhi e capelli in un unico grande nodo marinaro declamando tutto d’un fiato il Decamerone con occhi spiritati e depredati dello sguardo, ma si sa che al giorno d’oggi per dormire si ricorre a riti propiziatori, massaggi con le più svariate profumate essenze e formule che se non hanno nulla di matematico è però matematicamente certo che conciliano il sonno e la formula che di notte va per la maggiore è “cellulare-voce amica”, di giorno un gravoso provvidenziale ottuso silenzio, di notte un mondo di suoni, musica, parole e qualcos’altro che richiederà alla lunga nuova lama pel falcetto. Ma inutile pungolar la mente con delizie pericolosamente fuori tema tanto questa maledettamente notte dovrà pur finire.

    E il tema del menu del giorno quando latita il carpaccio e il salmone risale svelto il fiume in assenza della trota è organizzare seduta stante una cena con Silvana sull’Aurelia settentrionale andando verso la Riserva Naturale di Nazzano, camminando sulle traversine di legno sempre attenti a non cadere, in bilico tra gli iris gialli e impavidi ciclisti della domenica che non sanno che si sta lì non tanto per passeggiare col pastore tedesco che poi è un agricoltore della grande Germania in canotta e calzoni a righe su petto villoso ma perché si è provetti fotografi che si ritrovano ad imbracciare una economica scatola di cartone casalinga, la famosa lightbox che una testa d’abbacchio di grande amico ha costruito pezzo per pezzo, onde realizzare giochi di luce in questo posto dove le persone fanno birdhwatching e salutano con la mano la guardia forestale sulla jeep, così fortemente diversi, ma poi diversi da chi, ogni domenica in questo posto tutti a sperimentare la fotografia naturalistica con risultati che farebbero accapponare la pelle ad un glabro cappone e non se ne deve parlare per un tacito accordo neanche sotto tortura che poi mica vero che tutto è sempre un’ignobile tortura perché dalla tortura si arriva poi al piacere su di una impervia strada e infine un colle. E Gerolamo non si toglie dalla testa quello sguardo che se non fosse beffardo sarebbe quasi vero.

    Se la Gioconda avesse voce canterebbe “dudududududugiùdu” con uno zatterone anni ’80 made in Taiwan dipinto in fronte, da parte di Silvana. E un punto sul pallottoliere grazie a Lisa. L’appellativo Monna conviene darlo per scontato, in fondo vale poco, in tutta ‘sta faccenda. 🙂

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  9. “…cantare Calabresella Bella ..” mi marito calabrese me la cantava quanno nisconneva er tradimento. Troppo tardi, l’ho capito quanno è ito a fa la terra pe le cucuzze. ‘N caro saluto

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  10. Quando si è giovani tante cose non si capiscono. Comunque quando è morto ha detto questa fresa: -Preferisco morire che vederti morire. Mi ha chiesto perdono per i tradimenti che non meritavo. Aveva 33 anni. Troppo giovane per andare via. Grazie per la visita, sono contenta che la storia ti è piaciuta. Un caro saluto

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  11. Carla è stata bravissima a continuare con tutti quei voli pindarici,quei passaggi che si concatenano l’uno con l’altro,d’altra parte come te,caro Athur;Almeno Voi lo fate con cognitio causae,io sono disorientata già di per me,vi leggo e vi apprezzo come un bel romanzo alle prime pagine..Un abbraccio mon Tresor..A’ Bientot 🙂

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