Così, giusto per pensare un po’!

Ieri rientrando in ufficio ho avuto uno scambio di parole abbastanza violento con un tipo che con il suo furgone intralciava l’ingresso e l’uscita del cancello del mio palazzo e la cosa che mi ha fatto arrabbiare ancora di più è stata la sua arroganza, il pretendere che, malgrado avesse torto marcio, le sue ragioni fossero sacrosante, un diritto, il suo, incontestabile, una protesta, la mia, immotivata, quasi che l’aver aspettato per ben dieci minuti di entrare fosse normale.

Mi guardava con odio e pur mantenendo la calma, mi ha turbato, perché ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad una violenza che andava di là dalla cosa in sé, soffocata, compressa, pronta a scoppiare qualsiasi fosse il motivo o l’occasione.

Tra l’altro io stavo per entrare e altre due persone stavano per uscire, quindi non ero l’unico ad aspettare che lui si decidesse a finire i suoi comodi.

Dicevo giusto l’altro giorno che oggi la gente è parecchio schizzata, la crisi economica, le ditte che chiudono, la mancanza di prospettive, certo, il periodo non è dei migliori, ma cosa c’entra con le buone maniere, con l’educazione, con il rispetto degli altri, con l’arroganza, la prevaricazione e la maldicenza?

Ivana l’altra volta mi raccontava che era stata insultata sull’autobus da un gruppo di ragazzi per una sciocchezza, leggo sui giornali che un ragazzo è stato picchiato selvaggiamente da un gruppo di altri ragazzi solo perché non aveva dato una sigaretta, ma allora, è questo il modello di vita a cui si va incontro continuando a far finta di nulla?

Non voglio fare retorica e men che meno moralismo spicciolo e inutile, ma la domanda me la pongo ugualmente.

Vi lascio con una poesia che mi padre ha scritto in memoria di suo padre; ecco, il rispetto, quello che ho respirato per tutta una vita.

Vorrei fosse così anche per gli altri.

A mio Padre (in memoria)

Incontrandomi
m’appellava titolando il mio nome;
e lo faceva
con calcolata enfasi,
come a voler gridare al mondo intero
di avere un figlio addottorato.
Lo rividi nel suo letto,
immobile con gli arti anchilosati.
Come stai?
Aspetto la morte, mi rispose.
E non era una metafora,una
“boutade” coniata lì per lì
per farmi ridere:
aveva perso la voglia di campare.
Ed aspettò per molto
con stoicismo altero
senza lamenti, come
un uomo vero.

Santi

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30 pensieri su “Così, giusto per pensare un po’!

  1. Elle

    Anche io oggi ci ho pensato. Alla fermata del tram, alle sette e trenta del mattino, erano tutti sereni: chi leggeva, chi navigava su internet col super cellulare, chi pensava ai fatti suoi. Siamo a Berlino, le attese non durano mai tanto, l’aspettare il proprio turno non è un difetto, i grazie, i prego, i per favore più che una legge sembrano una vitamina contenuta nel corpo di ogni tedesco, eppure anche qui non mancano i violenti.. ci vedo un altro mondo.. E mi chiedevo perché in Italia non è così, non può essere solo colpa del sistema che traballa, o della crisi.. forse siamo un po’ anche noi, che facciamo della lamentela un diritto, e del diritto alla lamentela un diritto alla precedenza, e del diritto alla precedenza un diritto alla violenza, e della furbizia facciamo una qualità e.. e tutto questo assieme è forse solo uno scudo per difenderci dall’incapacità di interagire con gli altri, perché le persone che ci forniscono un esempio di rispetto per il prossimo sono sempre meno, si stanno estinguendo.
    Sembro negativa, poi però penso che potrei iniziare io a dare questo esempio.. ma quant’è difficile?

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  2. Più seguo i TG e più mi rendo conto che le persone stanno impazzendo alla grande!!
    Capitano risse nate per piccolezze senza senso. La gente è stanca, depressa, demotivata e reagisce con violenza a qualsiasi cosa. Oramai cortesia e gentilezza non fanno più parte della nostra società.
    Qualche tempo fa mi trovavo in auto con mia madre e lei stava cercando di parcheggiare. Era riuscita a trovare un posto e stava facendo manovra quando è arrivato un tizio e le ha rubato il parcheggio. Mia madre è scesa e ha cominciato discutere con il tizio che l’ha mandata a quel paese, giusto per non scrivere l’insulto vero che le è stato rivolto. Ho rimproverato mia madre dicendole che doveva lasciare perdere e non affrontare le persone perché non sempre se la cava con una parola, alle volte può capitare anche di peggio, non sapendo con chi si ha a che fare. Lei mi ha risposto che la sua reazione era per puro principio.
    Io sostengo che il “principio” è meglio lasciarlo da parte a scanso di equivoci e reazioni poco gradite. Ciao carissimo 🙂

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  3. @ Elle: no, non sei negativa, direi senz’altro realista. Non è che il rispetto non ci sia, diciamo che sempre più spesso è una qualità a senso unico, cioè si pretende rispetto, ma non si è capaci di darlo.

    Credo sia colpa dell’individualismo imperante, di questa sempre più diffusa abitudine a interessarsi del proprio orticello e quel che avviene al di fuori non ha nessuna importanza. La paura del coinvolgimento fa il resto e allora si passa indifferenti e di corsa anche davanti ad un uomo per terra che sta male. E’ indifferenza di chi reagisce con arroganza se solo gli si toglie non un diritto acquisito, ma ciò che ritiene giusto per lui.

    Che esempi eclatanti ci ha dato la politica in questi anni!!!

    L’interesse privato a scapito della comunità. Non è anche questa arroganza e prepotenza? A furia di non reagire ogni cosa, anche la più turpe, diventa normalità e in questo tipo di normalità anche la violenza acquista una sua dimensione e giustificazione.

    Ma io non ci sto!

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  4. @ Alessandra: generalmente non reagisco mai a certe provocazioni, la macchina, per esempio, non la vivo come il mio alter ego o prolungamento della mia mascolinità, come succede per tanti uomini ed anche donne devo dire ultimamente, lascio che agli altri il piacere di arrabbiarsi, se vogliono passare o correre, che facciano pure, non m’importa. Sono abbastanza tollerante, difficilmente perdo la calma, come ho già scritto da qualche parte, la mattina sono sempre con il sorriso sulle labbra, non mi alzo dal letto pensando di dovere affrontare una guerra con chicchessia, ho chiaro dentro di me che le cose importanti sono altre, ma l’arroganza, la prepotenza, non la tollero, la vivo come una violenza inaudita, gratuita, una prevaricazione che mi offende, prima ancora nella mia natura di uomo che cerca di mediare il rapporto con il prossimo sempre nel migliore dei modi. Hai ragione nel dire che oggi non si sa con chi si ha a che fare, ma ciò non toglie che al di là dei principi che anch’io come te non ritengo siano determinanti, a tutto c’è un limite e nessuno è autorizzato a superarlo. Il signore in questione bastava che abbozzasse un sorriso o anche un “mi spiace” sarebbe andato bene, non cercavo le sue scuse solo perché era in difetto, ma la possibilità di entrare in sintonia anche con le sue ragioni, aveva fretta, non sapeva dove parcheggiare, non lo so, qualsiasi cosa. Invece la sua reazione è stata violenta, quasi volesse con l’arroganza giustificare le sue colpe e la cosa non mi è piaciuta. Questo purtroppo succede molto spesso, un po’ per le ragioni che ho scritto rispondendo al commento di Elle, un po’ per questo bisogno che si ha e che è diventata quasi una regola, di pensare solo ai propri interessi, calpestando chiunque ti capiti a tiro.

    Non è una regola, sia ben chiaro, ma questo malumore è abbastanza diffuso, lasciando perdere gli si fa credere che la prepotenza sia il mezzo migliore per ottenere ogni cosa e non è così, senza contare che non è un bell’esempio, soprattutto per i giovani.

    E allora ben vengano queste riflessioni, questi confronti, in pagine che hanno ben poco di virtuale, proprio perché parlano di noi.

    Ciao cara Alessandra, buona serata. 🙂

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  5. Elle

    Hai ragione Arthur, l’interesse privato prevale su quello della comunità, che anzi non esiste più (la somma degli interessi singoli, non fa un interesse comune), e come se non bastasse, “interesse privato” non significa preoccuparsi solo di se stessi come persone da formare, maturare, migliorare (sarebbe ancora accettabile), ma come bambini da viziare col giocattolo più bello (rubato a qualcun altro)..

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  6. Guarda, io credo che questa della crisi sia una gran “bella” scusa. Ormai la cultura imperante, dai politici a scendere, glorifica l’arroganza, la maelducazione e la furbaggine; tanti genitori insegnano esplicitamente ai loro rampolli a farsi valere sempre e comunque, e che il rispetto si deve solo al più forte. Anche le migliori persone, quando vengono attaccate, non possono fare altro che attaccare a loro volta in difesa (non siamo tutti illuminati, ahimè 🙂 ), e non se ne esce.
    Sarò pessimista, ma non vedo via d’uscita.
    Ciao Arthur!

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  7. Come ti capisco, io ho un passo carrabile e pare quasi che dovrei sentirmi in colpa quando per tirare fuori l’auto devo ‘disturbare’ chi ha parcheggiato abusivamente! A me fa molta paura tutta questa violenza che vedo intorno a noi.

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  8. La poesia di tuo padre è veramente molto bella!
    Per quanto riguarda la maleducazione, l’arroganza e la violenza, anche solo verbale, della gente, ormai non ci sono più limiti. Stiamo proprio vivendo in un gran brutto mondo e la mia impressione è quella che peggiori di giorno in giorno.
    Ciao 😘

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  9. @ Elle: credo ci sia una specie di crisi di identità nell’Italiano oggi, anche se la furbizia Italica ha radici ben più lontane. Ci siamo abituati a non scandalizzarci più di nulla, ed allora è normale giustificare chi ruba, perché a tua volta vorresti fare altrettanto. Esagero ovviamente, ma il succo del discorso è questo.

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  10. @ Cinciamogia: sull’arroganza dei giovani rampolli e sull’indifferenza dei rispettivi genitori ho scritto qualcosa qualche mese fa qui sul blog e sono stato aggredito perché non avendo figli non sono in grado di giudicare, secondo loro, mannaggia alli pescietti, come direbbe l’amico Alan. Ho insegnato anche se per poco tempo nelle scuole medie e il ricordo che ho è di un’arroganza soprattutto da parte dei genitori fuori misura. D’altra parte se l’esempio è quello, cosa chiedere di diverso?

    Io invece voglio essere ottimista, il cambiamento avviene solo se ci s’impegna anima e corpo soprattutto a non essere indifferenti di fronte alle ingiustizie, di fronte alle prevaricazioni, di fronte alla maldicenza e queste pagine dovrebbero aiutare, proprio qui dove la maldicenza si cela dietro ad un video e a una tastiera, consapevoli del fatto che spento il pc tutto ritorna normale.

    E’ un mondaccio, ma solo se noi continuiamo a crederlo tale.

    Ciao, poi vengo a vedere cosa hai scritto di bello. 🙂

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  11. @ Blandina: cara Blandina, come ti capisco, mannaggia. Tra l’altro sembra che tutti abbiano una fretta della malora e allora è normale infischiarsene degli altri, chi sono poi? 😦

    E’ bello ogni tanto vederti da queste parti, grazie, salutami Firenze e… la mia Socina Bella. 🙂

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  12. Grazie Marta, è una poesia che parla di rispetto con tenerezza. 😉

    E per il resto, beh, spero che cambi prima o poi, che la gente un bel giorno si svegli e dica: “Cosa sto facendo?”

    Evvabè, crediamoci se non altro. 🙂

    Ciao!

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  13. Guardo pochissimo la tv, ma quando mi capita di vedere ad un telegiornale questo è sempre più un elenco di morti ammazzati, suicidati, una sfilza di violenze di ogni tipo che ti fanno rizzare i capelli.
    Insomma un necrologio continuo dove non mancano tutti i dettagli più scabrosi e truculenti.
    Possibile che non si possa fare un elenco delle belle cose (poche) che succedono ancora nel nostro povero Paese?
    Certo che fa più notizia il fatto di cronaca violento.
    Poi pure la stampa si mette a diffondere giornaletti in cui si analizza il caso di omicidio e in tv si trasmettono programmi in cui si analizzano nei più piccoli dettagli questi casi.
    E’ questo che il “mercato” vuole?
    E piano piano la gente si assuefà.
    E non si indigna e non si scandalizza più.
    E’ questo quello a cui vogliono portarci??
    Poi in giro incontri tanta gente cafona e maleducata, non rispettosa e succede quel che è successo a te, spesso anche peggio.
    Quello che è passato e passa nella società attuale, anche e soprattutto attraverso la tv e la politica, è che essere educati, rispettosi, gentili e delicati è da “sfigati” e deboli (scusa e permettimi il termine), mentre prevaricare, urlare e imporsi è da forti e furbi.
    E’ un brutto mondo, bruttissimo.

    Ma io non mi voglio adeguare.
    Io continuo come sono usa fare e come mi hanno insegnato: ad essere gentile ed educata e ad armarmi di sorriso.
    E ti assicuro che spesso questo comportamento funziona e spiazza le persone perchè non sono più abituate a comportamenti del genere.
    Ma l’essere rispettosi ed educati non dovrebbe essere l’eccezione, ma la normalità.

    Credo che ognuno debba fare la propria piccola parte, nel proprio piccolo, evitare di essere concentrati troppo su se stessi e il proprio piccolo orticello.
    Solo così piano piano è possibile un cambiamento.
    Con l’impegno di tutti.

    Che sia una buona giornata
    un sorriso
    Ondina

    ps. scusa lo sproloquio… 🙂
    ma la tua giustissima e verissima riflessione m’ha stimolato quanto sopra.

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  14. Hai toccato un tasto dolente Ondina, il voler sbattere a tutti i costi il mostro in prima pagina è un’abitudine parecchio diffusa oggi nei media, il diritto di cronaca a tutti i costi, costi quel che costi, sangue e resti umani che vengono mostrati senza riguardo, come se la verità nuda e cruda, al di là della notizia stessa, sia solo quella. Indubbiamente è un modo sadico per soddisfare la curiosità della gente, un po’ come quando c’è un incidente sull’autostrada e le macchine rallentano per vedere, cosa non si sa. Non condivido questo tipo di cronaca, personalmente non ho bisogno di provare emozioni in questo modo, indubbiamente questa cruda realtà rende più indifferenti, la morte che è la rappresentazione di una violenza inaudita, ma anche il racconto particolareggiato di una rissa che si è conclusa con delle coltellate in qualche modo condiziona la mente dell’uomo e senza voler fare della psicologia spicciola, il rischio di emulazione c’è e tanto anche.

    E poi, beh, l’equivoco che imporsi con la prepotenza faccia più figo è sempre esistito, oggi probabilmente c’è anche il mito dell’essere, dell’apparire a tutti i costi e allora anche la violenza gratuita diventa un modo per confermare la propria supremazia.

    Anch’io non ci sto, sono cresciuto pensando che con le buone maniere si possa ottenere tanto, oltretutto facendo molta meno fatica.

    T’immagini la differenza tra un sorriso e un viso scuro in volto e accigliato?

    Maddai!!!

    Grazie per la riflessione, io le accetto sempre molto volentieri. Con un sorriso ovviamente. 🙂

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  15. Bellissime parole quelle scritte da tuo padre, raccontano una verità assoluta che da molto tempo e non senza una dolorosa rassegnazione condivido, la mia verità recita che l’uomo in se è veramente poca cosa e che in pochissime occasioni è capace di dare anche solo minimamente il meglio di se, prevale il non pensiero, il non ragionamento, al punto di chiedersi cosa serve quel grande dono che la nostra razza si è indegnamente ritrovato, ossia la coscienza di se, la conoscienza e la capacità di usare la ragione, la capacità di scegliere e di decidere se poi il comune vivere delle genti ne fa poi così ignorantemente, ingenuamente ed inutilmente a meno.

    Quindi condivido quel senso che sa di sconfitta e di consapevole dispiacere che generalmente prevale su chi ha sicuramente voluto e forse per sua fortuna saputo leggere il proprio tempo e di conoscere la differenza tra se stesso ed i propri simili, arrivando a non riconoscersi in essi, quasi come se appartenenti a mondi diversi.

    Ormai siamo veramente arrivati in fondo alla nostro senso comune di civiltà, abbiamo troppo di tutto e non lo sappiamo assolutamente gestire ne comprendere, abbiamo raggiunto il nostro limite proprio a livello mentale, facendo così uscire quelli che erano e sono sempre stati i nostri limiti che finchè il nostro vivere era meno impegnativo sembrava avere ancora un senso ed una parvenza logica, ora tutte le carte sono scoperte e non si può più mentire ne a se stessi ne agli altri, così diventiamo ben visibili e riconoscibili per quello che veramente siamo, ossia la razza animale più inutile ed imperfetta dell’universo.

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  16. Sì Marta, sono un ottimista, ma anche di questo devo ringraziare l’educazione che ho avuto ed anche la vita ci ha messo qualcosa di suo.

    Il vantaggio di esserlo è che anche chi non lo è in qualche modo ne viene contagiato, che dici? 🙂

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  17. Anche io sono molto tollerante, alle volte mi faccio anche pestare i piedi ma va bene così. Non voglio rischiare di far alterare ulteriormente chi di suo è già agitato.
    Purtroppo oggi , caro Arthur, la gente è più propensa per l’arroganza e manco sanno cosa sono le scuse..figuriamoci se ti riservano un sorriso..piuttosto è più facile un insulto.
    Il malumore di cui parli , decisamente diffuso, non è più cosa sporadica ma rientra nella normale routine quotidiana..e la cosa fa riflettere parecchio.
    Cosa che non ti appartiene minimamente.. Di te mi sono fatta un’immagine di persona mite e solare e ammiro la pace interiore che regna in te.
    Trascorri un bellissimo fine settimana..un bacione

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  18. Dico che hai ragione 😉
    In ogni caso io non sono pessimista più di tanto, anzi, solo nelle malattie divento paranoica. Per es. se ho mal di gola non ho mal di gola, ma un tumore in gola; se ho mal di pancia (oltretutto convivo con questo dolore da quando ero ragazzina, eredità materna) non è un semplice mal di pancia, ma un cancro all’intestino (mia mamma è morta così) e via così. Per il resto direi di essere abbastanza ottimista 😄😃
    Ciao e buon fine settimana e un 😘

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  19. @ Alessandra: qualcuno leggendo questo tuo commento potrebbe dire: Arthur mite? Maddai!!!

    Non mi arrabbio facilmente, ma se mi fanno arrabbiare allora mi sentono. Sono un istintivo, ho bisogno di dirle le cose, ma poi mi passa, non riesco a tenere rancore. Ho comunque presente, sempre, che il rispetto sia un valore incalcolabile, non aggredisco mai per primo, anche perché non amo l’aggressione, gratuita in particolar modo. Per il resto, sì, credo di essere solare, un sorriso prima di ogni cosa, sono cresciuto in una famiglia dove l’accoglienza era il valore primario e quindi la ripropongo a mia volta, e ci credo. E’ un peccato sprecare del tempo solo per litigare, non ne resta niente e soprattutto non s’impara nulla. E’ un peccato sprecare la vita per nulla, il tempo perso non ritorna più indietro.

    Un bacione anche a te e… evvabè, uno due bagni, quel che capita. 🙂

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  20. Ma infatti Marta non ho di te l’idea di una persona pessimista, anzi, sei molto disponibile e in genere il pessimista non lo è per nulla. E per le paranoie sulle malattie, beh, mio padre che era un medico diceva sempre che bisogna saper convivere con i propri mali, non è facile, ma bisogna in qualche modo provarci.

    Io per esempio, in questo momento ho una fastidiosa nevralgia al collo, non prendo nulla e cerco di non pensarci.
    Passerà! 🙂

    Buon fine settimana anche a te e un… (non capisco il simbolo che hai messo), in ogni caso, anche a te. 🙂

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  21. Silvia

    Sì hai ragione nel dire che la gente oggi è fuori di testa, il rispetto per gli altri non esiste e poi come dice Alessandra bisogna stare attenti a chi hai di fronte, le reazioni sono ormai imprevedibili.

    Molto bella la poesia di tuo padre, come tutte, anche nel rapporto con suo padre aveva una visione serena.
    Ciao e buon fine settimana. 🙂

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  22. @ Alan: mio padre aveva il dono della sintesi e lo usava nelle sue poesie riuscendo a cogliere certe verità non sempre visibili agli occhi degli altri. In questi giorni sto riflettendo molto su ciò che l’uomo rappresenta di sé, quella pochezza di cui anche tu parli non ha se ci pensi un vero senso, soddisfa un bisogno egoistico di sopraffare gli altri per sentirsi più forti, migliori, mentre invece rende più fragili e soli, chiusi in un meccanismo perverso senza via d’uscita. Il problema è che la voglia di emulazione induce altri a comportarsi nello stesso modo, se non peggio, si sgomita non per fare dello spazio, ma per creare intorno a sé il vuoto assoluto, lontano da obblighi morali, quasi fossero un insulto il solo pensarlo.

    Dici che abbiamo toccato il fondo? In un certo senso sì, ma voglio sperare che dopo si riemerga, perché credo nell’uomo, anche se ho poca fiducia nelle sue vere intenzioni.

    Grazie per la profonda riflessione che, come sempre, aiuta se non altro a dimostrare che se pensiamo, come uomini, siamo più credibili.

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  23. Arthur con alcune delle tue parole hai saputo ridare e regalare un po’ di umanità alle nie parole, nelle quali, in verità, da tempo, ho smesso di riconoscergliene la presenza, perchè proprio nell’uomo non riconosco più umanità, l’umanità per me non può essere slegata alla e dalla ragione, questi nostri tempi ci regalano masse di anime lobotizzate, inermi, per bene che va confuse, ma senza la voglia e la capacità di interrogare se stessi e di conseguenza gli altri e di sforzarsi di cercare con ogni forza di dare un senso (almeno parzialmente vivibile) a quello che molto probabilmente un vero senso non ce l’ha mai avuto, ma senza questa spinta anche se improba e probabilmente senza risultato non c’è vita ma solo sopravvivenza e, in essa saltano fuori le componenti peggiori del nostro essere e del nostro vivere, questa forza, di questa speranza per ora ne siamo completamente senza, ed allora il non senso torna ad essere un vuoto non senso che ci toglie anche la speranza del futuro. Ciaooo neh!

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  24. Caro Alan, potrei partire da molto lontano per rispondere a questo tuo commento, tipo che il mondo è andato sempre così, che oggi le notizie contrariamente ad un tempo si conoscono in tempo reale e bla, bla, bla, ma non è di questo che voglio parlare.

    Premetto che sono abbastanza d’accordo con il tuo pensiero, ma tu sai che il bello delle nostre, mie e tue, dissertazioni, sta proprio nell’aggiungere speranza da parte mia e nel mettermi davanti ad una cruda realtà da parte tua.

    Ma il punto è un altro forse. Non credo che nell’uomo ci sia in partenza il sentimento della cattiveria, sono le occasioni, dopo, a crearlo, società e ambiente familiare ha delle colpe enormi e senza voler fare della psicologia spicciola, l’uomo poi ci mette qualcosa di suo, per sopravvivere forse, per sentirsi protagonista dopo senz’altro.

    Nella mia vita ho incontrato persone cattive e persone buone, o quanto meno rispettose e quest’ultime sono state in maggioranza, come dire che alla fine noi scegliamo, concedimi questa brutta parola, persone vicine al nostro modo di sentire o di intendere la vita, una specie di selezione naturale, nel senso di rapporti, condivisione e quant’altro. Quel famoso detto che chi va con lo zoppo impara a zoppicare in fondo è verissimo, l’occasione fa l’uomo ladro e chi più ne ha più ne metta. Questo per dire che non tutto è perduto, se solo si ha voglia di credere negli altri, anche in chi ti calpesta, l’occasione per dimostrargli che esiste un’altra via d’uscita c’è, bisogna soltanto cercarla ed avere la pazienza di metterla in pratica, senza per questo porgere sempre l’altra guancia, eccheccavolo! 🙂

    Più che altro oggi mi stupisce l’incapacità di evolversi di certe persone, in fondo abbiamo a portata di mano tutto e tutti, ma credo dipenda anche da questa corsa all’apparire e al possedere che sembra non abbia mai fine, e allora l’arroganza, l’appropriazione, la prepotenza, diventa l’unica via per raggiungerla, complice il business, una società che strada facendo ha perso ogni valore, umano e morale, per crearne degli altri, a sua immagine e somiglianza.

    E in tutto questo, il pericolo maggiore è l’indifferenza, questo sì che mi fa paura.

    Ciao, speriamo in bene. 🙂

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  25. No no parole ne avrei da dire, ma mi rendo conto che persino per un iperrealista come me troppe parole delle mie sono difficili da sopportare, ahahah, quindi è meglio dosarle, tanto sono dell’idea che non cambierebbero comunque assolutamente nulla, non c’è nulla di più deleterio del senso di inutilità, l’ho provato e continuo a provarlo sulla mia pelle, ma non sò essere diverso da quello che sono quindi mi accetto ed in fondo un po’ anche mi piaccio, ahahah! Ciaooo neh! alla prox.

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  26. Oh mannaggia Alan, credo che tu sia una delle poche persone alla quale è concesso tutto se si tratta di parole e quindi di pensieri e non te lo dico per piaceria, immagino che tu lo sappia.

    La mia era una battuta e mi rendo conto che di cose sull’argomento ne abbiamo dette tante, per cui, sì, alla prossima, sempre e comunque volentieri.

    Ciao! 🙂

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