Già, le parole!

Parole

“Ma servono davvero le parole?” (…)

E’ una domanda che ultimamente mi pongo spesso ma, spesso, la risposta è assai contraddittoria.

Ed è la contraddizione di un modo di vivere che in superficie cerca il confronto che, nella sostanza, evita accuratamente. Eppure, ciò che dovrebbe servire a semplificarci la vita in effetti la svilisce, le toglie quella parvenza di umana coerenza che la rende unica e vitale.

Quante volte un gesto o uno sguardo restano racchiusi dentro ad un’ampolla accuratamente sigillata? Troppe forse e poi, quando le parole si mischiano ai silenzi in un gioco perverso che non cerca regole ma serve solo ad intimidire, l’unico rifugio plausibile è chiudersi in se stessi, senza tante domande e quanto meno risposte.

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24 pensieri su “Già, le parole!

  1. Tutto risiede nella testa. Il voler mettersi in gioco, la volontà di farlo. La capacità di discernimento e di far scorrere parole ma soprattutto, emozioni, vitali, entro tracciati consoni. Alla situazione, al modo di essere e di sentire, alle necessità. Le parole servono sì, ma sarebbero forse più belle (intrinsecamente) se dicessero, semplicemente, per migliorare i confronti/dialoghi). Ciao Arthur 🙂

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  2. Parola: è il verbo di Dio trasformata in Gesù, è l’accento meraviglioso dei poeti, è la sagacia dei satirici, è il racconto degli storici, è l’amore sulle labbra degli amanti, è la dolcezza delle mamme, è la sonorità dei bambini, è la scaltrezza dei politici, è il pensiero di Arthur concretizzato….Ne potrei mensionare ancora molte. La parola è importante, è fondamentale. L’uomo ha iniziato il suo sviluppo dopo aver articolato i primi suoni gutturali.

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  3. Sai Arthur mio padre mi diceva sempre che quando parlavo lo incantavo e lo fregavo sempre…Era un rimprovero il suo…ma ero paladina di me stessa e cercavo di difendermi.
    Crescendo poi ho capito che le parole erano importanti e forse gli diamo anche un valore più grande…poi questo pensiero mi ha un po’ abbandonato e mi son chiusa in un bel silenzio fatto solo di pensieri miei, che a nessuno mai avrei rivelato.
    Le situazioni cambiano, si evolvono o indietreggiano.
    Credo ci sia un equilibrio in tutto questo ma sta a noi trovarlo armandoci di umiltà e comprensione.
    Difficile, vero?
    Io non sono un’accanita, distribuisco le mie parole in buona fede, c’è chi le capisce e chi no…
    Quelle persone che non capiscono alla fine trovano il loro posto.le prendo per quello che sono , se davanti si palesano in armonia va benissimo , se ci sono incomprensioni allora si usa il buon senso mettendoci dalla loro parte, calandosi nei loro panni e cercando di capire.
    Alla fine si tirano le somme..se queste somme sono negative o non ci vanno per niente bene, inutile spendere parole….si lascia passare… quei passi andranno dritti dritti nel cestino.

    Le parole sono così belle e piene…bisognerebbe fotografarle mentre le pronunciamo per vedere le forme e i colori…ci passeremmo del tempo prezioso a studiarle, probabilmente senza riuscire a dargli il vero significato…a volte ne hanno molti, a volte sono un pugnale che trafigge.la carne.

    Credo che fulvialuna1 abbia scritto un pensiero meraviglioso, io come sempre son ventosa,
    Tu però continua a parlare con me…a me le tue parole piacciono.
    buona serata a te e a chi è passato e a chi passerà.
    v.

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  4. laurapozzani

    Caro Arthur, sono pienamente d’accordo con fulvialuna 1: la parola è fondamentale! E’ vero che in certe circostanze il silenzio può essere più opportuno che le parole, è vero che le parole possono anche fare un male terribile che rimane talvolta con noi per sempre… ma come sono importanti per me le parole! La fatica che faccio da una vita con persone a me care che hanno sempre parlato poco con me, non capire cosa pensano, cosa sentono, non ricevere una parola di conforto da loro nel bisogno, o di incoraggiamento, o semplicemente d’affetto.. per me è stato sempre così triste! Ho amici e parenti cari che vivono lontano e con loro posso comunicare solo via chat o mail, attraverso le parole scritte posso sentirli un po’ più vicini, quando non c’era internet si scrivevano lunghe lettere e si facevano poche ma interminabili telefonate.. Tanti malintesi ed equivoci sarebbero evitati se si parlasse un po’ di più con gli altri invece che di parlottare alle spalle e restare chiusi nei propri pregiudizi. E poi quando la parola è poesia, quando diventa anche canto, quando è arte… com’è bella! e la bellezza è una delle cose che più ricerco nella vita. Vedi come sono lunga 🙂 … ho sempre bisogno di parole, da leggere, dire, scrivere, ascoltare purché siano sempre parole piene di significato. Un grande abbraccio.

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  5. C’è una canzone di diversi anni fa, la cantava Mina e se non sbaglio l’ha fatta in coppia con Alberto Lupo (e anche in versione comica con Adriano Celentano). Si intitolava proprio ” Parole parole parole” e se la si ascolta bene ha anche, a mio parere, un profondo significato. Tante volte le parole sono proprio vuote, dette tanto per dire qualche cosa. Gente che si fa grande, che si innalza i piedistalli da sola, che crede di essere sempre dalla parte della ragione e parla parla parla, ma quanto rompe rompe rompe!!!! Meglio stare zitti in certi momenti, meglio lasciarli parlare e lasciarli nel loro brodo, alla fine poi si stancano di parlare. Invece ci sono casi nei quali ne bastano veramente pochissime di parole per capirsi, anzi direi che non ne occorrono proprio, ci si capisce al volto, anche con un semplice gesto, anche con il silenzio. Basta saper capire quel silenzio e c’è chi è in grado di farlo, anche se parrebbe strano, ma non lo è perché io so che persone che sanno capire anche dai silenzi ci sono.
    Quindi parole quando sono necessarie, altrimenti è tutto fiato sprecato. Poi ci sono le parole scritte, quelle che segano le gambe e quelle che invece di fanno sciogliere da tanto sono dolci.
    Quelle che ti fanno piangere e quelle che ti fanno ridere. Eh si, le parole hanno tanti significati e possono essere interpretate in tanti modi, ma non sempre vengono interpretate nel modo giusto, anzi spesso è proprio quello sbagliato che prevale.
    Ummm mi pare di averne scritte tante di parole forse molto strampalate, ma io sono molto pratica nell’imbrattare le parole.
    Un bacione carissimo Arthur!!!
    Ciaoooooooo

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  6. @ Insenseofyou: sì, se servissero a migliorare il confronto e il dialogo le parole sarebbero sempre le benvenute, ma chissà cosa gira nella testa delle persone quando invece le usano malamente?

    Già, chissà cosa! 🙂

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  7. @ fulvialuna1: che belle cose che hai scritto!

    La parola dovrebbe servire a costruire, non a separare, e a volte ho l’impressione che si stia tornando a quei suoni gutturali di cui parli.
    “è la dolcezza delle mamme, è la sonorità dei bambini, “
    Bellissimo!

    Grazie. Ciao. 😉

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  8. Già ..bella domanda !!!
    Ma ..dipende , quando c’è una forte comolicità , non servono ,basta un’occhiata , uno sguardo e valgono più di tante parole. Certe parole dette poi in un momento no, fanno più male di un pugno sui denti….C’è tutto un mondo anche fatto di silenzi
    Interessantissomo argomento ci sarebbe da parlarne a ..quattrocchi :)))

    Notte notte caro Arthur

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  9. Calo

    A volte sì… altre proprio no. Posso dirti che le persone che mi conoscono meglio sono quele che hanno imparato a farlo atraverso i miei scritti… o i miei silenzi.
    So’ strana… ma strana forte! 😉

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  10. Sì, servono, servono sempre le parole, anche quando sono ovvie, anche quando già le conosci o ti pare di conoscerle perchè le parole comunicano, chiariscono, fortificano. Servono anche quelle brutte, quelle moleste perchè ti fanno comprendere con immediatezza chi evitare.
    Possono essere fiori o pietre, possono unire o dividere. far ridere o piangere. Possono essere false, è vero, ma anche il silenzio sa tingersi di falsità. Il tono della voce, poi, può divenire mezzo e persino musica. Come le parole tra Nonno Archimede e Cri Cri: musica per le orecchie e per il cuore. Gran bel racconto, complimenti 🙂

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  11. Beh cara Calo, è inevitabile che conoscendo una persona la si comprenda anche attraverso i suoi silenzi che, tra l’altro, a volte sono più rumorosi delle parole.

    Quindi, no, non sei strana, per niente. 🙂

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  12. Sì, servono le parole Maria Rosaria, ma a volte sarebbe meglio un bel silenzio che non ammette equivoci, fa meno male.

    E poi, beh, Nonno Archimede è un grande e Cri Cri, una tenera ragazzina che quando la vedo non smetterei mai di stringerla tra le mie braccia.

    Grazie! 🙂

    ps: se visiti la pagina dedicata a Nonno Archimede, se non l’hai già fatto, ne trovi tanti altri di racconti come questi. 😉

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  13. Piatto ricco mi ci ficco, bellissimo questo post, ne approfitto per fare riemergere dai miei scrigni del tempo un trittico di post che tu già ben conosci e che forse e ribadisco forse, evidenziano abbastanza qual’è il mio pensiero sulla parola:
    La parola.
    La parola nonostante abbia tre tipologie possibili di espressione non è riuscita nell’intento di aiutare le persone a comprendersi, le sue tre tipologie sono; la parola emessa come suono tramite la voce, la parola scritta e dalla più nobile e imperscrutabile parola pensata.
    Che strana cosa è la parola e che strano uso ne facciamo, a volte ha più significati e spesso è interpretata in mille modi diversi, ognuno dei quali probabilmente molto diverso dal significato che gli ha realmente attribuito chi l’ha pronunciata, pensata o scritta, generalmente viene interpretata a seconda della capacità, dell’intelligenza, dalla volontà e dalla disponibilità di comprendere di chi l’ascolta, spesso il mondo di chi parla o pensa o scrive è molto lontano e diverso da colui che la recepisce, diventando ovviamente ostacolo alla comprensione ed alla condivisione del pensiero e/o del messaggio, falsando se non ostacolando l’interloquire ed il comprendersi.
    La parola pensata, quindi non ancora esteriorizzata usa due mezzi di espressione, come suono tramite la voce e la parola scritta, in entrambi i modi è estremamente difficile se non quasi impossibile riuscire a mantenere la fedeltà dei contenuti espressi dal pensiero, troppo arcani e miseri i due mezzi di espressione.
    La parola emessa dal suono della voce può vantare generalmente l’aiuto dell’espressione facciale e del tono della voce, aiuto atto a colmare i molteplici contorni reconditi omessi perché troppo prolissi e complessi del pensiero, generalmente sono legati alle sensazioni che danno la vera importanza alla parola espressa ed aiuta notevolmente chi ascolta, mettendola in grado di comprenderne le sfumature capaci di attribuire il vero senso e significato della parola stessa.
    La parola scritta è il mezzo più povero ed anche quello meno comprensibile, proprio perché generalmente privo dell’accompagnamento delle sensazioni di chi l’ha scritta, una frase dovrebbe diventare troppo prolissa per racchiudere tutto quello che lo scrittore pensa e sente, per dare voce alle sensazioni è generalmente richiesto un numero elevato di parole di accompagnamento, con il rischio di confondere chi legge, mancando l’ausilio del tono di voce e delle espressioni facciali, di conseguenza anche la parola scritta non può sottrarsi ai limiti ed alle possibili interpretazioni errate od incomplete della parola legata alla voce.
    Di quanti libri pieni di parole scritte è fatta la storia dell’uomo, ogni libro regala a chi lo legge la propria interpretazione del contenuto e del relativo senso, quindi si evince la complessità del valore di ogni singola parola ed anche della sua estrema debolezza e fragilità, con una parola si può dire tutto ma nel contempo con la stessa parola si può dire anche assolutamente niente o il contrario di tutto, eppure la parola è la medesima, allora, in fondo qual è il suo reale valore e qual è la sua capacità di farsi comprendere.
    I primi uomini per loro fortuna avevano molte meno cose da dire, quelle poche erano espressioni di bisogni legati all’istinto, relegando la comunicazione più al genere animale che a quello umano, pochi suoni gutturali legati ai bisogni primari, poi nella storia dell’uomo è avvenuto qualcosa che ci ha differenziato da tutto il resto per sempre, obbligandoci a inventare nuovi mezzi di comunicazione più complessi ed articolati fino ad arrivare ai giorni nostri dove le innumerevoli parole sono legate ad ogni nostra componente del vivere, ma nonostante tutte queste parole in modo inversamente proporzionale riusciamo a comprenderci.
    Delle migliaia di parole che conosciamo ed usiamo, la maggior parte sono probabilmente superflue se non addirittura inutili, forse le uniche che continuano ad avere un loro preciso senso sono quelle legate all’essenzialità del nostro esistere proprio come per i grugniti dei nostri progenitori dell’età della pietra, forse il tornare a quei pochi versi legati ai bisogni primari non sarebbe poi un’idea così assurda e malvagia, meno cose da dire meno cose da comprendere, meno cose da mal interpretare, oppure chissà, forse basterebbe anche solo scrivere di meno, parlare di meno e pensare un po’ di più.
    La parola, un mezzo arcaico di comunicazione che nonostante l’uso millenario non è riuscito ad evolvere, se non nel numero delle parole stesse, numero legato all’infinità di oggetti e di cose che siamo stati capaci di circondarci.
    Dulcis in fundu….Perdona le banalità espresse dai miei due neuroni ancora vivi, ma loro mi hanno fatto sapere che nonostante la buona volontà hanno compreso che sarebbe troppo dispendioso e lungo riuscire a tradurre i loro effettivi pensieri, occorrerebbero troppe inutili e forse poco comprensive parole.
    GROG! Che tradotto dall’antico paleolitico (lingua di quando ero fanciullo) significa ciaooo neh!
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    Dialogo in fumo e Segni neri

    Dialogo in fumo, in fondo un dialogo è fatto da un’insieme di parole che a volte si perdono nell’aria, come portate via da un contrario vento, ma, le parole anche quelle scritte non regalano soddisfazioni migliori, anche le parole scritte non sono altro che dei segni neri, segni neri in fila, ordinati in un universo bianco, segni neri che rincorrono il loro senso di esistere, il vano tentativo di esprimere qualche cosa che abbia un comune significato da tutti compreso, ma quasi sempre è un’illusione, restano quasi sempre solo una serie infinita di segni neri in un universo bianco, come il fumo sospinto via dal vento..

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    Eterne ridondanze.
    Miriadi di parole ripetute nello scorrere tempo, dissolutamente perdute e dimenticate nel suo eterno limbo, miriadi di suoni, uguali, ripetitivi fino a diventare un unico lamento, lamento che nulla dice, che nulla vuole, che nulla chiede, perché incapace di tradursi in un misero e comunque forse inutile gesto, miriadi di inutili parole che subdoli pensieri, ignari e creduloni le hanno partorite senza una vera ragione, senza una vera coscienza, miriadi di parole fluttuanti nel limbo del tempo in cerca di un senso che ne convalidi la propria esistenza, parole e pensieri inutili gettati e sprecati in un eterno vortice senza senso, a cui nulla porta.
    Miriadi di parole ripetute nel tempo che hanno la colpa di ingannare ed illudere le genti, incapaci di comprenderne il vero senso, che tutto redimerebbe e ci regalerebbe il piacere della comprensione e della consapevolezza a quel punto della vera e reale intelligenza, capace di elevare gli spiriti e le menti fino a farci essere capaci e superiori e finalmente saggiamente coscienti.
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    A chiusa (finalmente) di questa mia follia, affermo che l’evoluzione della parola sarà nel ritornare alla sua essenzialità, ossia dai/ai grugniti primordiali, unici suoni capaci di far comprendere all’interlocutore le sensazioni, le paure ed i bisogni intimi primari di noi poveri esseri animali.
    Ciaooo neh! Alanford50

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