Le nostre radici.

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Sono ormai parecchi anni che sono andato via dalla Sicilia, giovanissimo, a sedici anni, non mi rendevo conto di ciò che lasciavo e neanche di ciò che avrei trovato in un altro posto, anzi, ero abbastanza eccitato all’idea di fare nuove conoscenze, con parecchio spirito di adattabilità quindi, dispiaciuto comunque di abbandonare gli amici di sempre, gli affetti che per tanto e da sempre erano stati un riferimento, ma quando si è giovani certe cose passano in secondo piano, attratto più dalla novità che da altro.

Ieri ho avuto una bellissima conversazione al telefono con una mia cugina che non vedo praticamente da una vita, abbiamo parlato come se ci fossimo lasciati il giorno prima, mi ha raccontato di sé, persino di una ricetta tipica Siciliana, lo stoccafisso a ghiotta, che nella mia famiglia andava alla grande, delle sue belle nipotine che tra l’altro non ho mai conosciuto, dispiaciuti entrambi di tutto questo tempo passato e per non aver più condiviso come un tempo dei pezzetti di vita e alla fine ho avuto la sensazione di essermi perso qualcosa, pensavo che se li rivedessi, tranne lei, il marito e la figlia più grande, inevitabilmente sarei stato un estraneo per loro, il cugino del quale si era sempre sentito parlare ma, uno sconosciuto a tutti gli effetti.

Noi Siciliani abbiamo con la famiglia, in senso allargato, un rapporto quasi viscerale, con i miei cugini materni ci sono praticamente cresciuto ed è difficile dimenticare certi momenti, ma quando si va via qualcosa si rompe, è vero, i ricordi rimangono intatti, anche se nel tempo sbiadiscono a poco a poco, si cerca di ricostruirli, ma mancano troppi pezzi importanti, manca quella vita vissuta giorno dopo giorno che in rapporto, qualunque esso sia, è fondamentale, manca quel crescere insieme che è fatto di gioie e di dolori.

Nulla è perduto, ma quanta fatica ci vuole per riconquistarlo.

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43 pensieri su “Le nostre radici.

  1. Erik

    Il mio rapporto, o meglio, la mia esperienza con il concetto di Famiglia è piuttosto atipica o quantomeno sfortunata… da qui ne segue che ho sempre visto con occhi di “invidia buonaria” quelle persone che nella loro vita vivono con la consapevolezza e con l’esperienza dell’unione famigliare.

    Nel caso da te descritto però credo che non si tratti di riconquistare perchè non si può riempire la mancanza della quotidianità, credo si tratti più che altro di costruire o ricostruire il presente con la memoria del passato… è difficile perchè quel vuoto c’è e rimmarrà… però è altrettanto vero che ad esserci e a rimanere c’è quel tempo passato assieme che vi ha uniti e legati per la vita… e in questo genere di legami se sono davvero sinceri, per una volta… nemmeno il tempo può nulla…

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  2. In effetti noi al nord siamo molti diversi da voi nei rapporti con la parentela, eccetto ovviamente qualche caso. A me, personalmente, i parenti stretti mi hanno sempre dato un po’ fastidio. Ricordo, quando ero ragazzina, quanto mi seccava sentirmi costretta ad andare spesso a trovare gli zii, ritrovarsi con i cugini …. ma forse perché io odio le imposizioni, ero e sono un’anima libera, se faccio qualcosa lo faccio perché lo desidero, se sono obbligata a farlo mi pesa un sacco.
    Comunque sia il detto “parenti serpenti”, per quanto mi riguarda è uno dei più veri che esistano 😉😉
    Ciao
    Marta

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  3. E? vero il tempo passa, le cose cambiano, si perdono i momenti delle condivisioni quotidiane, ma credo che se c’è la volontà tutto si possa recuperare e poi può sembrare una banalità, ma come accade nelle amicizie non conta il sentirsi tutti i gironi, ma ogni volta quando ci si rivede riprendere da dove si era rimasti e solo quando c’è un rapporto d’affetto vero e sincero ciò può accadere 🙂

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  4. Quando lo si vuole, anche un rapporto che non è cresciuto giorno dopo giorno può nascere e diventare importante. Bisogna provarci e tutto scivolerà facilmente, come se vi foste sempre conosciuti!!!
    Ciao, Pat

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  5. Silvia

    Per chi va via da ragazzo da dove è nato è inevitabile che un po’ per volta si perdano le radici, ma come dici tu nulla è perduto, soprattutto per voi meridionali che le avete ben salde nel vostro dna.
    Ma non torni più in Sicilia? 🙂

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  6. Mio marito ha abbandonato la Sicilia a 18 anni, volontariamente, non riusciva a condividere molte cose con la sua terra. Ci torniamo sporadicamente, ci stà bene due, tre giorni ma poi deve scappare. I tempi più lunghi li ha passati per fare contenta me, che amo tanto questa terra e alcune sue tradizioni.

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  7. Ma pensa, io sono una mezzosangue, metà fiorentina e metà piemontese.
    Ho molti più contatti con i miei cugini del Nord che con quelli toscani…vedi a volte le radici!

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  8. Hai perfettamente ragione Erik, difficilmente il vuoto degli anni passati potrà essere colmato, ma c’è pur sempre un legame familiare che soprattutto in noi Siciliani ha un valore inestimabile.
    Quando l’altra sera ho sentito mia cugina che erea una vita che non sentivo, appena mi ha riconosciuto mi ha detto: Arturuzzu, come stai?

    E’ la dimostrazione di quyanto il tempo pur passando non cancelli gli affetti, se sono saldi dentro di noi. 🙂

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  9. Per noi invece è sempre stato il contrario Marta, le riunioni di famiglia, da piccolo, erano sempre una festa e una gioia. Ma credo dipenda da come si è cresciuti.

    Anche adesso ci si riunisce in certe occasioni ed è un piacere farlo, l’occasione per ritrovarsi che altrimenti sarebbe sempre meno frequente. Poi sul resto hai anche ragione, le liti peggiori avvengono in famiglia, ma devo dire con tutta onestà che certi momenti critici sonos tati superati proprio per l’affetto che esiste, che non è cosa di poco conto.

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  10. @ Ecoarcobaleno: Sì, la volontà a recuperare un rapporto è basilare, ma anche quello che si è costruito nel tempo, non importa se il passare degli anni a volte ha “sfumato” non soltanto i ricordi.

    Ciao e benvenuta, poi passo a conoscerti meglio. 🙂

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  11. Esatto Arthur, non è detto che siano insormontabili per via della lontananza. Anche perché a volte ci sono casi nei quali la distanza dei parenti è tantissima anche se abitano a pochi km, ma qui è questione di teste, di orgoglio ecc.ecc. Cioè tutto un altro discorso.
    Kiss. Pat

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  12. Le radici cara Silvia sono fondamentali, io malgrado tutto non le ho perse, con il passare degli anni sono diventate più radicate dentro di me, ma ciò non vuol dire che non ci siano delle difficoltà oggettive a recuperare un rapporto che è cresciuto all’ombra della lontananza.

    E’ tanto che non torno in Sicilia, ma c’è in programma una vacanza. 🙂

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  13. @ Fulvialuna: come ho scritto, sono andato via dalla Sicilia a diciassete anni seguendo la mia famiglia. Ci sono tornato per lavoro e, condizionato dalla “politica” del tutto fare e del fare in fretta del Nord, ho avuto un approccio critico nei confronti delle persone che incontravo per lavoro, ma poi ho capito che non è una questione di tempi, perché per quanto diversi possano essere quello che conta è la profesionalità delle persone, il loro impegno e quanto quindi siano credibili in ciò che fanno.

    Bene, ho trovato tutto questo, per cui ho dato fiducia, ricevendo di contro un servizio più che eficiente.

    Questo per dire che certe realtà bisogna capirle, io prima di ogni cosa, pur essendo ormai da perecchi anni lontano dalla mia terra, amo sentirmi Siciliano, la Sicilia è una terra piena di contraddizioni, è vero, ma anche colma di un bagaglio storico e umano unico sotto certi aspetti.

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  14. Tui sei una giramondo Martina, forse è per questo che frequenti più i cugini piemontesi che quelli toscani, così hai la scusa per andare in giro… hahahahaaaaaa… 🙂

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  15. Erik

    concordo, io qui in Friuli riscontro molta più freddezza nei rapporti interpersonali rispetto ai moltissimi amici che hanno le origini spostate verso sud 🙂

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  16. Io no ho più una Grande Famiglia.. nè parenti diretti solo un paio di cugini , molto più vecchi di me che vedo poco e mia suocera, finora ancora in gamba :)) . Devo confessare cmq che ho avuto molto più aiuto e conforto spontaneo dagli amici che dai parenti ,i quali si facevano vedere solo nei momenti a loro favorevoli per eclissarsi nei rari momenti nei quali abbiamo chiesto loro un piacere. Ma forse meglio così ! Io vivo da sempre nel luogo dove sono nata, ma non nascondo che se dovessi cambiare città non mi farei grossi problemi,ora poi che sto finendo col lavoro, devo dire che ci sto pure pensando ! Ossignur,ogni tanto un blitz potrei anche farlo, nella mia carissima Emilia ( anche se sono lombarda per una manciata di km, mi considero emiliana d’azione ) per gustarmi e vedere tutte le cose sfiziosse che ci sono ;))
    Mi piacerebbe molto vivere al mare, ma in un posto dove esco e vedo il mare a due passi , posso sentirne il profumo e il rumore alla sera, e godermelo in inverno quando LUI ha un’atmosfera tutta particolare! Adesso avrei la possibilità di andare ad abitare nella città della Lanterna , ma è diventata troppo caotica e non mi ci vedò più! Sai che non sono mai stata in Sicilia ?? Vedi mai che adesso che ho tempo ci vada a fare un giro ho degli amici carissini a Palermo e a Messina che non vedo da circa due anni chissà….
    Un forte Abbraccio Caro Arthur , ho gustato molto questo post
    Bacione
    :)))

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  17. ri..pensandoci su, rimpiangeri la mia Casona, brigosissima da tener pulita, ora che comincio ad avere…una certa età :)) ma anche tanto comoda e accoglientissima (sorrido sorrido ) .
    Bacione Arthur

    P.s. quando sei rimasto nel cuore di una persona per riconquistarla non esiste la fatica :))

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  18. Non sapevo fossi Friulano Erik, balla terra con dell’ottimo vino, ma tornando a noi, beh, indubbiamente le origini “aiutano”, ma dipende sempre ancora dalle persone. Diciamo che noi meridionali abbiamo una specie di sottomissione al concetto di famiglia, ma ho visto Nordici che sotto questo aspetto lo erano molto di più. 😉

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  19. Beh Rosy, se non conosci la Sicilia adesso hai l’occasione giusta per visitarla. Il periodo migliore è in primavera e l’ideale sarebbe fare un bel giro dell’isola toccando delle tappe importanti e fondamentali, Messina, Catania, Siracusa, Taormina, Ragusa, Noto, Palermo e tutta la valle dei templi di Agrigento, insomma un paio di settimane minimo e se non avete fretta anche qualcosina di più. Si mangia bene da tutte le parti e di storia ce n’è tanta da scoprire.

    Approfitta adesso che smetti di lavorare, è un piacere per te stessa, viaggiare è sempre bello, se io potessi sarei sempre in giro, non senza il mio computer però. 🙂

    Ciao, buona giornata.

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  20. Ti ringrazio per il tuo pensiero gentile caro Arthur. Sto meglio, solo qualche colpetto di tosse ancora. Sai non so se avevo avuto occasione di dirti, che anche mio padre scriveva poesie. Mi farebbe piacere pubblicarne una ma non essendo tutelate purtroppo da un copyright, non mi fido. Comunque mi faceva piacere dirtelo. Un forte abbraccio carissimo. Isabella Ps. Con i miei da ragazza siamo stati in campeggio in Sicilia facendo un bel giro . Catania, Agrigento, Palermo, Aci trezza,l’interno quando d’estate non c’era proprio nessuno e soli giravamo in macchina con grande paura di mia madre che si sentiva troppo sola in mezzo ad una terra sconosciuta e isolata. Bei ricordi. In età adulta invece con mio marito la scoperta di Salina. Se vuoi vatti a leggere un mio post dove ne parlo. Non ricordo ora il titolo ma sicuramente lo troverai. Altrimenti cerco il titolo e te lo dico in un altro commento. Un saluto .Isabella

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  21. Sì Isabella, il problema del copyright esiste in rete, ma non solo per le poesie, lo è per le immagini e per tutte le cose scritte che ci sono in un blog, io ho pubblicato parecchie poesie di mio padre mettendo in evidenza che non possono essere copiate, ma anche mettendo in conto che possano esserlo.

    In ogni caso non è possibile rubarne l’identità, anche se oggi bisogna aspettarsi di tutto, spesso qui in rete certa gente da il peggio di sé, ma cest la vie, come diceva quello. 🙂

    Conosco benissimo Salina, ho passato molte vacanze alle Isole Eolie, a Lipari per l’esattezza, ma un anno sono stato anche Salina ospite in una casa di una signora, una vacanza molto bella.
    Verrò da te per cercare quell’articolo, lo leggerò volentieri.

    Mentre sto scrivendo ho visto che mi hai scritto il titolo del tuo articolo, Arrivo subito. 🙂

    Ciao e buona giornata.

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  22. Calo

    Ehm… ma io questo posto lo conosco!!! 🙂
    Peccato, però, di esserci stata “soltanto” a mezzogiorno e non in notturna!!

    Caro Arthur, una nota pubblicità di qualche anno fa diceva “per sentirsi veramente liberi occorre avere radici”. Beh, la sicula che c’è in me ci crede, e anche tanto!! E non solo per la visceralità di cui parli nel tuo post!! Posso dire, senza retorica, di essere cresciuta a… pane e famiglia e quindi la “forza” di certi legami la conosco bene. E’ vero, la distanza non aiuta… ma dove non arriva la vicinanza e la quotidianità del viversi, può tanto la volontà di curare i rapporti, di tramandare la memoria di ciò che è stato, di godere di quello che la vita ancora offre. Le occasioni per farlo non vanno attese, vanno create.
    ‘nagg!! m’è venuta na voglia di stoccafisso a ghiotta…!! 😉

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  23. E lo so che l’avresti riconosciuta quella veduta, è la mia bella Messina in una foto di qualche anno fa.
    Concordo con quello che dici, e noi Siculi nel tramandare la memoria di ciò che è stato siamo bravissimi, proprio perché quelle radici sono difficili da estirpare.

    Mia cugina mi ha raccontato una ricetta diversa dello stoccafisso a ghiotta e magari la pubblico. Ma se vuoi scriverla tu, la pubblico volentieri anche nel mio blog.

    E da brava Sicula, immagino che tu sia anche una brava cuoca, mi sbaglio? 🙂

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  24. Calo

    Spero che quanto sto per scriverti possa strapparti un sorriso…
    Allora… Sono una sicula buongustaia e tra i fornelli… non sono una chef ma me la cavo!! Ecco la mia personalissima ricetta del baccalà (lo preferisco allo stoccafisso) alla ghiotta.
    In un tegame basso e largo faccio soffriggere a fuoco medio sedano e cipolla. Mentre va, in una ciotola metto una bottiglia di passata di pomodoro fatta in casa, un cucchiaio di concentrato di pomodoro, un bicchiere di acqua, un pizzico di sale e zucchero, mescolo il tutto e poi lo verso nel recipiente del soffritto. Lascio che questo sughetto prenda bollore e poi aggiungo il baccalà (precedentemente dissalato e lavato bene) a pezzettoni e faccio cuocere, a fuoco basso e coperto, per circa 10 min. Nel frattempo sbuccio delle patate e taglio anche queste a pezzettoni, dopodichè le metto nel tegame, se necessario aggiungo un po’ d’acqua, aggiusto di sale e lascio cuocere, sempre a fuoco basso e coperto per un’altra mezz’ora, scuotendo la pentola di tanto in tanto.
    Quando le patate son quasi cotte, metto nel tegame due belle manciate di olive nere “cunzate alla siciliana” e un bel po’ di peperoncino e lascio insaporire il tutto per altri 10 minuti. Taglio delle fette di pane fatto in casa e le metto a bruscare nel forno e poi… pancia mia fatti capanna!!!

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  25. Erik

    verissimo, non si può mai generalizzare…detto questo si sono Friulano, ma le mie origini sono sparse un pò ovunque, dal sud italia al centro, dalla ex jugoslavia all’australia… per cui mi sento sempre cittadino del mondo 🙂

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  26. In questo post e tra i commenti…mi sento a casa 🙂
    Penso che valga sempre la pena provare a costruire (o ricostruire) legami che in qualche modo hanno resistito al tempo e alla memoria.

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