La città!

Città Una delle cose più belle che mi piace fare quando visito una città e andare a zonzo senza una meta fissa, giro tra le vie, le piazze, i vicoli, cercando di respirare l’atmosfera, quasi a voler cogliere l’anima che lì vive e che nel tempo si è trasformata; adoro entrare nei cortili, dentro ai portoni delle case antiche, quando li trovo aperti, spesso sono con il naso all’insù a guardare i cornicioni, i tetti e le grondaie, i particolari architettonici che spesso non appaiono a prima vista, insomma, mi piace vivere la città cercando di conoscerla dal di dentro, tralasciando in un primo momento le visite ai musei, è la vita della gente che mi attrae e cosa la “gente” ha saputo fare per cucirsela addosso quella città, anche se non sempre i risultati sono positivi.

E la vivo con l’occhio disincantato di chi cerca di coglierla per ciò che è senza false illusioni quindi, ma anche con incanto se mi trovo davanti ad una meraviglia architettonica o di vita vissuta, che nel tempo si è conservata in tutta la sua bellezza. Oggi giravo in un grosso centro commerciale che, manco a dirlo, pullulava di gente. Tanta, davvero tanta gente, confusione nei bistrot, lunghe code per accaparrarsi un tavolo per mangiare un panino, negozi pieni di gente che guardava, un modo, per tanti o forse la gran parte, per passare un pomeriggio al riparo dal freddo pungente di un inverno uguale a tanti altri.

Guardavo le famiglie, bambini piccoli e grandicelli che in mezzo a tutto quel frastuono si trovavano a loro agio, quasi fosse normale passare il tempo libero con in mano una pizza o un gelato, guardando con indifferenza cose che magari non si sarebbero mai comprate.

E all’improvviso mi è venuta in mente la città con le sue vie, le sue piazze, i suoi vicoli magari stretti e maleodoranti, pensavo alle porte sbattute, ai suoni di un televisore tenuto troppo alto, alle grida di un bambino che giocava a salterello con l’amico del cuore, pensavo a quelle case che grondavano di storia che nessuno avrebbe mai più guardato, distrattamente forse, a meno che ci fosse stata una gigantografia della pubblicità dell’ultimo desiderio, pensavo alle porte che si chiudono perché è arrivata l’ora per andare a dormire per poi ricominciare un altro giorno e per lo svago, un bel centro commerciale, code per arrivarci, code per parcheggiare, code per mangiare, code per guardare, una grande via e tante, tante luci sberluccicanti che stordiscono.

Sarà questa la nostra fine?

Evvabè, buona Epifania e buon inizio di gennaio, al resto ci si pensa dopo.

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38 pensieri su “La città!

  1. Io ho la fortuna di abitare adesso in una città in cui il tempo sembra essersi fermato a molti secoli fa, niente automobili, tutto a portata di “piedi”, tutto molto più naturale, tutto avvolto dalla lentezza. C’è molto silenzio qui, c’è il dominio della natura, il cielo stellato che si confonde col mare, e lo sciabordare dell’acqua, e ancora i bambini che giocano per la strada, indisturbati, come in vita mia non li ho visti mai, si può dire, vengo infatti da una metropoli di tre milioni di abitanti, spersonalizzante, da far assomigliare ogni angolo di strada, ogni quartiere, ad un grosso centro commerciale, non solo frastornante, ma anche consumista, vuoto. Vuoto di spirito, vuoto di bellezza. Ritrovare se stessi, ri-centrarsi è importante, secondo me. Ogni giorno riscopro cose dimenticate, cose mai vissute, solamente sognate… e ogni giorno riempio il pozzo della mia interiorità.

    Caro Arthur, grazie per queste tue belle riflessioni che condividi con noi. Buona Epifania e ancora buon anno 🙂

    Maria Amata

    P.S.: con la nuova vita che ho cominciato qui, a segnare uno spartiacque, ho preso anche un nome nuovo, anzi non è proprio nuovo, Maria è rimasto, e ci ho aggiunto Amata (e così mi firmerò anche nei prossimi lavori che farò) perchè ciò corrisponde al mio destino, un preciso programma di vita.
    Ma sono sempre io, naturalmente, e tu potrai chiamarmi come meglio preferisci. Ciao Arthur 🙂

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  2. Spero proprio di no caro Arthur, non amo molto i centri commerciali, ci vado solamente per fare la spesa, soprattutto quando ci sono le offerte speciali, ma non per trascorrerci il tempo. Non amo molto i luogo sovraffollati, preferisco farmi un giretto in campagna, al mare e quando mi è possibile in qualche paese o città che non ho mai visitato. E allora vado per Chiese, per musei e anche nei vicoletti, a vedere le case antiche quando è possibile e provo ad immaginare chi ci ha vissuto, alla loro storia, alle loro vicissitudini, poi ovviamente parte lo scatto, scatti che spesso non metto nel blog, ma che tengo io come ricordo e che ogni tanto vado a riguardarmi per sognare ad occhi aperti (lo faccio anche senza guardare le foto ahahahaha).
    E’ sempre bellissimo leggerti, metti tanta enfasi in quello che scrivi e nello stesso tempo tanta tranquillità, un mix che incanta (a me fa questo effetto) e che mi lascia sempre una bella sensazione. Grazie carissimo, sei un vero tesoro!!
    Bacione e serena notte….. occhio che tra poco passo, sto già mettendo in moto la scopa, ultimi
    ritocchini e viaaaaaaaaaa nella notte, con il sacco sulla spalla.
    Buona Epifania. Pat

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  3. Innanzitutto buona befana a tutti/e , poi lasciamelo dire “meno male che è arrivata l’epifania che tutte le feste si porta via” non ne potevo quasi più, feste che hanno senso ormai solo per i i più piccini, mentre per tutto il resto è solo il solito becero business, chiuso il lato festeggiamenti veniamo al tema che hai così ben proposto, sono abbastanza daccordo con te circa quello che questi assembramenti umani (leggasi centri commerciali) mi ricordano, a te ricordano la città con le vie, i rumori, gli odori, a me ricorda molto il concetto di piazza che si viveva una volta, io sono cresciuto nella Torino post post bellica, ossia dagli anni 1955 al 1975 e la piazza del rione assumeva a seconda della bisogna la funzione di unico luogo di assembramento, in effetti tra le sue alberate vi si svolgeva il mercato rionale settimanale con tutti i suoi antichi rumori ed odori, nelle feste comandate si svolgevano altri tipi di assembramenti, a volte le giostre per i più piccoli, molto spesso per non dire quotidianamente le classiche partite di pallone tra due squasre composte da un numero esagerato di ragazzini urlanti e festosi, nelle sere d’estate le famiglie vi si trovavano in cerca di frescura e di relazioni sociali, per i più grandicelli era l’occasione per tacchinare le fanciulle che con la scusa di una visitina al chiosco del gelataio approfittavano per sfuggire un po’ agli sguardi dei genitori, per i più sfigatelli non restavano che le generose panchine sempre a disposizione per le chiacchierate riempitive e per le ultime sigarette avidamente fumate e poi repentinamente gettate con uno schiocco di dita, per poi alla fine chiudere quel giorno uguale a tutti gli altri in attesa del giorno successivo e del ripetersi degli eventi, quel luogo sapeva regalare l’illusione di poter gestire e di vivere il pproprio tempo.
    Ciaooo neh! alla prox e comunque viva la Befana.

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  4. Per conoscere bene una città, i suoi abitanti, le sue bellezze nascoste, ti devi perdere…Io sono uan di quelle che , sicuramente va anche per vedere un museo, un opera particolare, un monumento…ma mi piace scoprire tutto quello che escedalla “guida turistica.
    Così ho scoperto un Palermo che nemmeno ci sogniamo esista…non posso dimenticrla.

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  5. Buongiorno e buon fine settimana ormai 🙂
    Torno più tardi per rispondere a tutti questi bei commenti ma, mannaggia, ero a Filicudi per cercare una casa con veduta spettacolare sul mare e mi sono lasciato rapire da quelle viste meravigliose che purtroppo conla città hanno poco a che vedere, mannaggia e quindi a dopo, nannaggia. 🙂

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  6. Sì cara Maria, ho visto che hai fatto un’aggiunta al tuo nome e sono venuto anche a trovarti, nuovo anche il tema del blog e cosa dire, mi piace, è fresco e immediato, l’approccio migliore per chi viene a trovati.

    Bellissimo invece l’altro cambiamento che hai appena fatto, il cambio della città, Venezia, giusto? Bellissima città che conserva come hai giustamente scritto quel sapore di immutato che avremmo bisogno ognuno di noi in ogni nostra città. Io ho vissuto per parecchi anni nella parte antica della mia città, c’era la bottega del fabbro, il calzolaio, il panettiere e il “lattaio” facevano parte della mia cerchia di amicizie dove due parole e un sorriso era ancora abitudine a farle. Oggi purtroppo, ma probabilmente è un mio problema di inguaribile romantico, tutta quell’atmosfera si è in parte consumata, la città è ancora bella, ma pullula troppo di negozi che vendono cianfrusaglie uguali una all’altra e di gente che distrattamente gira per le vie senza guardarsi intorno, addentando una bella pizza.
    Peccato!

    Credo che l’uomo debba riprendersi quegli spazi che senza tanto pensarci ha abbandonato in nome di una probabile novità che nell’omologazione ha racchiuso tutta le sue energie. Ma ho fiducia e poi, l’importante è crederci, giusto? 🙂

    Ciao, grazie a te e buon fine settimana.

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  7. Oh mannaggia Patrizia, metto tanta enfasi in quel che scrivo e allo stesso tempo comunico tanta tranquillità? Sai che è la prima volta che me lo si dice?

    Grazie comunque, sei sempre molto cara con quest’Arthur che ultimamente manca dippiù, dippiù, ma spero di farmi perdonare scrivendo di tanto in tanto qualcosa che faccia riflettere e che soprattutto, come mi piace pensare, che ci faccia camminare insieme, anche se questo percorso è solo fatto di parole. 🙂

    Per il resto fai bene a vivere la tua città e gli spazi che la circondano ricercando allo stesso tempo le emozioni che una chiesa, un museo, un vicolo o una campagna possano dare.

    E’ il modo migliore, secondo me, per farne parte.

    E, mannaggia, ho aspettato tutta la notte, ma le mie calze appese al camino sono rimaste vuote, c’era soltanto una vaga percezione di odore di carbone, ma penso fosse la brace che stava per spegnersi. 🙂 🙂 🙂

    Ciao carissima, buon fine settimana e… fai la brava, mi raccomando. 🙂

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  8. Bello Alan questo tuo ripercorrere tempi che furono con le immagini di una vita che in un certo senso, anche se in modo diverso, ha fatto parte di ognuno di noi.

    Bello davvero.

    Ma è di un’altra cosa che volevo parlare. Oggi i centri commerciali, quelli grossi ovviamente, hanno preso il posto delle vie e delle piazze della città, la gente ci va anche se non deve comprare nulla, è al coperto e se ha voglia, un panino con una birretta è lì a portata di mano.

    Ma ciò vuol dire che stiamo perdendo l’abitudine di “camminare” nelle nostre vie e nelle nostre piazze riservandoci il piacere di riscoprire anche cose che nel tempo si sono ahimè dimenticate? A furia di vivere le luci ammiccanti dei negozi che nell’omologazione più spudorata propongono cose sempre uguali a se stesse, non perde la gente la voglia di meravigliarsi di fronte a un bel capitello o ad una porta intarsiata del secolo scorso?

    Ho l’impressione che queste scelte di comodo – per carità, le faccio anch’io alle volte – ci rendono indifferenti di fronte a ciò che le nostre città ci offrono e il ritorno a casa sia soltanto l’epilogo di una giornata passata a riempirsi gli occhi, le orecchie e la pancia di cose inutili e proprio per loro natura, in continua evoluzione – leggasi cambiamento che segue le regole ferree di un business che non guarda in faccia nessuno –

    Era questo che pensavo vedendo l’altro giorno la gente in quel centro commerciale e nel farlo, m’immaginavo a camminare per le vie di una città, con i suoi vicoli, i suoi rumori, i suoi odori, quella città che sempre mi riserva nuove emozioni magari guardando un cornicione, una grondaia o un cortile abbandonato, o che mi riporta, come nel tuo caso, a ricordare momenti vissuti, chissà, magari tanto tempo fa.

    Ciao carissimo, è sempre un piacere chiacchierare con te. 🙂

    Buon fine settimana.

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  9. A Filicudi vengo pure io se tu mi inviti, Arthur!! 🙂

    Grazie per le cose bellissime che mi hai scritto. Io qui mi sto disintossicando dalla metropoli e siccome sono pure io una inguaribile romantica come te, qui mi rifaccio gli occhi… e il cuore si rigenera… oggi ho imparato una parola nuova in veneziano: “strucacuor”. E’ quel che prova il cuore quando è in preda a una forte emozione, molto bello non ti pare?

    Ciao caro Arthur 🙂

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  10. Aurore2014

    Mi piace tanto questo tuo modo di vivere la città conoscendola dal di dentro… è qualcosa che cerco di fare anch’io ogni volta che ne ho il tempo (ahimé sempre meno spesso!) e condivido questa tua sensazione di “disagio” per i centri commerciali, così freddi, fotocopie l’uno dell’altro, che nulla hanno da raccontare della vita della gente che li frequenta e che ci distolgono dalle bellezze (o anche da certe bruttezze) della città che invece possono darci emozioni, sensazioni, ricordi, insegnamenti… Mi reco raramente nel centro commerciale vicino a casa mia, solo quando sono davvero di corsa per le compere perché non c’è niente che mi interessi, che mi affascini o che mi faccia sentire il contatto con la gente, per quanto affollato possa essere questo centro. E’ molto più stimolante il vecchio mercato del mio paese… 😉
    Sempre bello leggerti, caro Arthur. Un abbraccio. :-*

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  11. La differenza che trovo tra la piazza dei miei ricordi e il centro commerciale è che la piazza ti permetteva e nel contempo ti obbligava a sentirti parte del borgo o del rione, quindi pur nella ripetitività e semplicità di quel vivere ti concedeva una specie di fiero senso di appartenenza, non erano remote le scorribande di bande scalmanate tra fieri “combattenti” di diatribe, quasi sempre incruenti, tra i vari rioni, un goliardico senso di rivalità ed appartenenza, l’attimo della piazza era comunque sempre di aggregazione, quando si tornava a casa si era sempre un po’ più ricchi.

    Mentre nel centro commerciale si è tutti distratti, instradati, si finisce per fare tutti le medesime cose, gli stessi riti, lo struscio tra i negozi, il gelato se non addirittura la pizza che diventa quasi la cena, sicuramente la diventa per i bambini che tra il rumore, la musica assordante, un giro sulle giostrine onnipresenti, un salto sul castello gonfiabile li intrattiene e distrugge nel fisico e nella mente al punto che appena tornati a casa bramano il letto saltando il rito della TV, ma sono migliaia di anime solitarie, perse nel nulla del troppo, del superfluo, dell’inutile, anime che si sfiorano senza il desiderio vero di conoscersi ne di sfiorarsi, ne di donarsi reciprocamente un po’ della propria umanità, esseri attirati dalle luci sfavillanti, dal rumore e da un bisogno/sogno intrinseco di desiderare di possedere qualsiasi cosa, un viaggio nel nulla, nel materiale, ma che non richiede nessun intervento intimo della propria essenza umana, una sorta di viaggio su di un tapirulant che porta anime congelate attraverso un universo di suoni, colori e possibilmente di desideri che si trasformino in bisogni irrinunciabili di tutto “l’ammaliante splendore” delle merci esposte,li solo da prendere, li a portata di mano, il centro commerciale esiste per prendere e non per dare, per poi ritrovarsi alla fine del giro nuovamente nelle proprie macchine per ritornare alle proprie case esattamente come si era prima di entrare nell’allucinante mondo del businnes.

    Io manco da Torino ormai da 41 anni, ma sono sicuro nel consigliarti qualora ne avessi l’occasione di fare un viaggetto alla scoperta della Torino magica ed antica, non dovrà mancare la macchina foto, la pazienza di girare la parte storico/mediovale, gli antichi rioni, i rioni dove l’achitettura barocca è riuscita a donare spazi da vivere intensamente, ultimi non ultimi tutti i possedimenti Sabaudi, che sono moltissimi, tutto questo però richiede un certo tempo a disposizione, non è una cosa che s può fare in pochi giorni, un po’ come capita a chi vuole visitare degnamente per esempio Roma.

    Vebbè il mio neurone logorroico si è sfogato, per fortuna l’altro superstite è riuscito alla fine a neutralizzarlo, quindi non mi rimane che lasciarti con il mio più classico dei ciaooo neh!

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  12. Wow, e meno male caro Alan che hai lasciato che il tuo neurone andasse a briglia sciolta, mi sa che il più birichino è il neurone che ti tiene sotto controllo, per cui lascialo andare dove più gli aggrada, leggerlo è un vero piacere.

    Torino la conosco benissimo, ho degli amici che abitano nei pressi e quando ci torno un giretto in centro ci capita sempre, sia per godere delle sue bellezze che per bere qualcosa di buono in uno dei suoi caffè storici, il Baratti o al Bicerin, giusto per fare qualche nome. 🙂

    La macchina fotografica è sempre a portata di mano, anche se il posto lo conosco già. Non si sa mai.
    “Il centro commerciale esiste per prendere, non per dare…” verissimo e mi sembra che con questa frase hai detto tutto. 🙂

    Ciao, buona domenica sera.

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  13. Ma certo che t’invito Maria, però prima devo prendere la casa e vuol dire che la prenderò con una stanza degli ospiti in più. 🙂
    A proposito, mi piace quella parola “stracacuor”, rende l’idea e la userò senz’altro, magari scrivendoci un post, chissà. 🙂

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  14. Si Aurore, un mercatino rionale è molto più stimolante, e spero che nel tempo non cessino di esserci. Anche i centri commerciatali servono, è tutto a portata di mano e alle volte è comodo, ma è anche importante che le persone sappiano fare le dovute differenze e ogni tanto regalarsi il piacere di vivere la città con una sana passeggiata tra le sue cose belle, oggi è una piazza, domani una bella facciata settecentesca di un palazzo o l’emozione di percorrere una via che ci riporta a momenti di vita lontana.

    Grazie, un abbraccio anche a te. 🙂

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  15. bella la parola in Veneziano, “strucacuor ” anch’io non la conoscevo :)) struca in veneziano vuol dire “premi , spingi ”
    e il cuore è in preda ad una passione una grande emozione , spero che tu la possa provare presto , se non è ancora successo :))
    Buona serata Maria
    rosy

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  16. Amo girare in città a piedi, soprattutto in una che ancora non conosco . Mi guardo intorno incuriosita da ogni cosa come un bimbo davanti ad un gioco nuovo .Detesto i centri commerciali. Quei luoghi non luoghi , praticamente tutti uguali , anche se con dimensioni diverse tra loro . Visto uno visti tutti ! Se questa sarà la nostra fine ?? Spero di no, anche se con tutto il mio innato ottimismo ne sono sempre meno sicura. Ci capito ogni tanto quando ci sono giornate molto piovose o nebbiose e girare in città è scomodo :-/

    Buona serata caro Arthur 😉

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  17. Ecco una befanina in ritardo***
    Bello ritrovarti…
    io non credo che sia una piaga universale, semplicemente ci sono varie tipologie di persone.
    Amo girare nelle vie sconosciute di città sconosciute e come te entro nei portoni dei palazzi e, forse grazie all’essere simpaticamente rassicurante, non ho mai incontrato brutta gente… anzi… mi fermo a chiacchierare – del nulla – dice il mio compagno di viaggi vitali con i passanti o gli esterefatti condomini con cui scambio un paio di frasi, lingua permettendo e poi via a vedere la Chiesa più bella o a mangiare il piatto più indigeno. E immagina che storie avrei da raccontare, sulle persone che ho conosciuto anche per soli 5 minuti di vita condivisa.
    Ma anche quando vado nei centri commerciali e noto quel che noti tu, questo disinteresse assoluto verso la bellezza umana, la parola detta, lo sguardo e il tocco di occhi genuini… io mi accorgo di essere fortunata, anche se un po’ fuori moda, ad aver conservato il gusto del vedere con curiosità reale e tangibile gli occhi degli altri, le loro mani affaccendate a scrivere su schermini piccoli magari al compagno seduto vicino… e mi abbraccio nel pensiero che non siamo tutti uguali ed è bello anche così o forse è bello proprio per questo…

    Buon anno nuovo e a chi ha scritto della Palermo indimenticabile… un grande sorriso orgogliosamente siculo **

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  18. Beh sì cara Rosy, visto uno visti tutti. Ma è giusto che ci siano anche i centri commerciali, se non si perde la voglia e l’amore per la città e per le sue meraviglie..

    Passo a trovarti. 🙂

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  19. Credo che sia molto bello guardare gli altri e un po’ aiuta a capirsi e a riconoscersi e per un attimo a vivere la vita con un po’ più di tempo a disposizione. 🙂

    Un sorriso orgogliosamente Siculo sempre. ***

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