Storie.

Vetrina_a

Capita spesso di rimanere colpiti se non addirittura affascinati dalla storia di un libro, di come un autore riesca a coinvolgere il lettore facendolo sentire protagonista, di fare le ore piccole per finire di leggerlo e finito quello, quasi una smania per andare a cercarne un altro, per rendere certi momenti più pieni, noi soli con una storia che neanche ci appartiene, ma che diventa nello spazio di qualche centinaio di pagine compagna assoluta dalla quale è difficile staccarsi.

Amo molto leggere, a volte i libri li divoro. Li rispetto anche, mi spiace sciuparli, non li ho mai sottolineati in vita mia, né quelli di scuola e né quelli da leggere soltanto. Sono la nostra linfa, un cammino dal quale è impossibile prescindere o farne a meno, con loro cresciamo, ci aiutano in ogni momento della nostra vita, ma c’è un altro grande libro che non sempre riusciamo a leggere e che ci appartiene forse ancora di più.

Ci pensavo il giorno di Pasqua mentre ero in chiesa ad ascoltare la messa; sì lo ammetto, sono un cattolico all’acqua di rose e alle volte mi distraggo pensando ad altre cose. Dopo la comunione, in tanti tornavano ai loro posti ed io li guardavo: giovani, meno giovani, molti anziani, qualcuno con il volto sereno, altri con impressi i segni della vita, ognuno con la sua storia.

E allora pensavo, ci sarà per ognuno di loro qualcuno disposto ad ascoltarla quella storia?

Nell’era della comunicazione ad oltranza, ho invece l’impressione che tante di quelle storie vivono in solitudine e se qualcuno se ne interessa, è solo in modo marginale. Sono storie di vita che spesso nascondono lacrime e rinunce, niente di avventuroso quindi, nessuno spazio per sognare e per sentirsi coinvolti, sono storie di vita che nel quotidiano consumano la loro esistenza e che spesso non interessano a nessuno.

Sì, quella del libro è solo una provocazione, al di là di ogni altra cosa, in fondo ci dedichiamo un po’ a noi stessi, niente di male quindi, ma quanto siamo disposti a dedicare un po’ di tempo a qualcuno che in quel momento ha solo bisogno di farsi ascoltare?

Me lo chiedevo l’altro giorno mentre guardavo quei volti e chissà quante storie avrebbero avuto voglia di raccontare.

Annunci

42 pensieri su “Storie.

  1. Sicuramente tante, per il semplice motivo che trovare persone che sanno ascoltare senza interrompere, senza dare giudizi, senza criticare ad ogni parola, oggi è veramente difficile.
    Ora si corre solamente e se qualcuno tenta di raccontare la sua storia, viene ascoltato in maniera frettolosa, distratta. Non si presta attenzione, non si cerca di capire fino in fondo e non si tenta di condividere ciò che viene detto, raccontato. Le parole entrano da un orecchio ed escono dall’altro molto velocemente, come se fosse un tunnel dove far passare i suoni e basta, suoni che invece racchiudono emozioni, sensazioni, dolore, gioia e chissà quanto altro.
    Dedicare tempo agli altri…. sembra assurdo ma viene considerata una richiesta troppo esosa, che ruba tempo proprio, che non lascia liberi, che ostacola e basta.
    Ascoltare invece arricchisce, dà modo di porgere una mano alla quale appoggiarsi e nello stesso tempo da modo di poter a nostra volta, se occorre, raccontare di noi!!!
    Serena notte, Pat

    Liked by 1 persona

  2. alanford50

    “Ci sarà per ognuno di loro qualcuno disposto ad ascoltarla quella storia?”

    Ecco che esce fuori da me la parte iperrealista, quella che piace poco alle persone, forse perché fastidiosa, forse perché troppo vicino al reale, quel reale che assolutamente non concede risposte, e specialmente quelle risposte che in fondo noi desideriamo ricevere. probabilmente perché non esistono,vere risposte, ma a parziale e personalissima risposta al quesito in questione, sono propenso a rispondere di NO, pochi hanno veramente la voglia, la forza e la capacità di ascoltare, troppo difficile comprendere l’altrui e soprattutto poco soddisfacente, specialmente in relazione all’IO che esigente ci domina.

    E’ molto più praticabile il contrario, la predisposizione, la voglia, il bisogno di farsi ascoltare, forse per dare un senso a se stessi del proprio effettivo esistere.

    Perdona il mio solito volo pindarico, ma sai che io a volte amo attaccarmi al dettaglio anche di pochissime parole, dimenticando, spesso finisco per ritrovarmi fuori dall’effettivo contesto, ma come sono solito affermare a noi ultramillenari questo è concesso.
    Ciaooo neh!

    Mi piace

  3. Ognuno di noi è portatore sano di una storia. Purtroppo l’incomunicabilità dovuta all’estraniarsi da tutto ciò che ci circonda per racchiudersi solo nel mondo dei cellulari e dei social , credendo di trovare lì dei contatti, rende impossibile che qualsiasi storia umana venga ascoltata. Si è sempre più soli pur avendo molte opportunità per comunicare. Solo davanti ad uno schermo si è , pare, realizzati. E non si capisce quanto questo allontani sempre più dai rapporti veri, fatti di ascolto e condivisione. Un abbraccio forte, forte caro Arthur. Isabella

    Mi piace

  4. Concordo con quello che hai scritto Patrizia, ma leggendo anche gli altri commenti, credo siamo d’accordo tutti su una cosa, e cioè che la gente non ha il tempo e la voglia di ascoltare.

    Ma allora quale è la soluzione? Da piccolo amavo ascoltare i racconti di vita di mio nonno, le sue avventure, i suoi viaggi, e facevo lo stesso con mio zio, con mio padre, infatti ho un ricordo bellissimo di quei momenti, era un modo per entrare in simbiosi con loro, anche se allora non me ne rendevo conto, essendo ancora piccino.

    Ma per sapere ascoltare, bisogna avere la capacità di sapersi mettere per un attimo da parte e credo sia proprio questa la difficoltà maggiore.

    ‘giorno! 🙂

    Mi piace

  5. ‘riggio 😀 😀 😀 😀
    Io conosco una persona che sa ascoltare e bene anche e nello stesso tempo mi piace ascoltare, a volte però se mi gira storta sono intrattabile e quindi meglio starmi alla larga. Capisci ammia….
    Ciao ciao ciao ciao

    Mi piace

  6. No caro Alan, non sei andato affatto fuori contesto, anche se visto l’argomento l’avrei preferito, perché sarebbe significato che la realtà è meno cruda di quel che si può pensare.
    Sono invece perfettamente d’accordo con te e a questo riguardo mi viene in mente una signora che conosco e che ogni volta che siamo in compagnia ogni occasione è buona per raccontare di sé.
    Ma mi piace pensare che non sia sempre così, conosco persone che sanno ascoltare, una, due o al massimo tre. 🙂

    Mi piace

  7. Leggendoti Isabella mi è venuto in mente quel che mi capita di vedere quando vado a mangiare in un grosso centro commerciale, tavoli con tante persone, ognuno con il cellulare in mano che manda messaggi, l’incomunicabilità assoluta.

    Ma forse siamo schiavi della tecnologia che ci allontana facendoci vivere i rapporti come se fossero un surrogato, l’App da istallare e da usare quando se ne ha più bisogno.

    Evvabè, forse ho esagerato, ma c’è tanta verità in tutto questo, purtroppo.

    Mi piace

  8. Due argomenti importanti. ..i libri con la loro compagnia,e la storia delle persone!Sono atavicamente molto interessata ad entrambi, mi intrigano molto.onestamente prima leggevo di più,da qualche tempo stare seduta a lungo mi innervosisce : ( Ma adoro i libri. Ne ho ovunque,giusto in questi giorni li sto riordinando. In negozio mi sono rimaste diverse scansie che sto usando come librerie.Un lavoraccio (faticoso) ma che faccio volentieri un po’ per giorno.Per me i libri sono creature e li conservo con molta cura…in modo quasi maniacale.Riguardo alle persone sono molto intrigata dalle loro storie, dalle loro espressioni, fin da bambina,quando ero rimasta in”riposo forzato” x malattia. Facevo un gioco quello di indovinare dall’ espressione della gente come erano.:))) Sono passati vari decenni ma il vizio è rimasto: ))

    Tu che sei. .un mago in proposito potresti unire le due cose… libro e persone !
    Che ce vo’…..😄
    💋

    x malattia

    Mi piace

  9. che coincidenza! oggi ho scritto anch’io un lungo post sullo stesso argomento… saper ascoltare, saper vedere, riuscire a stare al mondo davvero.

    Mi piace

  10. Mantienilo questo “vizio” Rosy, la curiosità, come in questo caso, è sinonimo d’interesse e fino a che riusciamo a interessarci degli altri, o anche soltanto di chi ci sta intorno, vuol dire che non sprechiamo il nostro tempo.
    Per quanto mi riguarda, beh, magari proprio un mago no, ma quanto meno ci provo.

    Abracadabra… 🙂

    Ciao e buona serata.

    ps: grazie per la foto, sì, ha un che di intimo, anche se in effetti non è altro che una vetrina. Ma forse è l’angolazione, il taglio che ho voluto darle. Boh! 🙂

    ps di ps: sai che non me ne ero accorto che c’era il prezzo? 🙂

    Mi piace

  11. Già Manu, che coincidenza, ma può darsi che l’inghippo – detto molto tra virgolette – sta nel fatto che entrambi abbiamo voglia di guardarci intorno, perché ne facciamo parte in ogni piccolo dettaglio.

    Vado a leggerti. 🙂

    Ciao e buona serata anche a te.

    Mi piace

  12. La vita stessa è un libro, da leggere, da prendere in prestito, da sottolineare, da custodire. E sarebbe bello leggere il libro degli altri, e prendersene cura quando serve, ma come chidono le librerie perchè sempre meno persone leggono sulla carta, quindi toccando, assapornado le parole e i paricolari, così spesso chiudiamo il cuore e lo giriamo su un e-book, dal perfetto schermo liscio, che da l’immagine, ma non profuma, del suo contato senti il liscio, la ruvidezza dellla vita passa senza lasciarci segni.

    Mi piace

  13. Calo

    Volti… storie scritte su profili floridi o scavati, su sguardi provati o curiosi, su occhi bassi o desiderosi di andare oltre…
    Volti e storie che chiedono solo di essere “viste” e attenzionate. Un po’ quello che accade nel libro che ho appena terminato di leggere, L’ELEGANZA DEL RICCIO di M. Barbery dove, nel microcosmo rappresentato da un condominio parigino, spicca “l’eleganza del nascondimento” delle due voci narranti, due anime, impegnate a celare, dietro alle maschere della trascuratezza e del cinismo, la propria reale essenza e il proprio essere speciali. Il tutto per rimanere in linea con i canoni imposti da una società che etichetta e non va oltre alle apparenze.
    Ed invece ciò che occorre è andare a fondo, “vedere” le persone, dar loro la possibilità di mostrarsi e farsi conoscere per quello che davvero sono.
    Dedicato a chi custodisce il suo “wabi”, andando in cerca del SEMPRE nel MAI.

    Buona domenica, Sicilianuzzu Beddu! 😉

    Mi piace

  14. saper ascoltare è una dote, peraltro non facile. Non è solo una questione di tempo, è predisposizione, disponibilità, attenzione, sensibilità, interesse verso l’altro, superamento dell’Io dominante.Non è inoltre detto che l’altro abbia voglia e forza di raccontarsi, di aprirsi, di concedersi. Di fidarsi.
    Come dicevate tu e Isabella, ci siamo orientati verso una comunicazione neutra. Prendi noi blogger: si dice che siamo esseri che ci sentiamo soli, tanto soli da ridurci a cercare una comunicazione attraverso uno schermo. E’ una visione che non condivido perchè non sono e non mi sento sola, ma è anche vero che nel mio blog mi sono trovata a raccontare fatti e storie di me non dette nel reale e che il mio reale non legge e mi capita di leggere pagine personali e intense di altri blogger. Perchè? Qui è più facile? Qui mi sento più ascoltata? La comunicazione virtuale ha meno condizionamenti? Non lo so, sinceramente non lo so.

    Buona notte, ciao
    M.

    Mi piace

  15. Sì Maria Rosaria, oggi in generale esiste una comunicazione neutra, è vero, ma mi riferivo essenzialmente a come si è abituati a comunicare, il più dele volte distratti da troppe altre cose, due persone sedute allo stesso tavolo e ambedue con il telefono in mano.

    Sul discorso blogger sono d’accordo con te. Ci ho scritto pagine e pagine qui sul blog a questo riguardo – Ci credo ancora? –, all’inizio ero abbastanza perplesso, ma poi ho capito che dietro ad una tastiera e ad un video si era più disponibili a capire, magari solo per una questione di scelta, o semplicemente di tempo, o di voglia di capire, qui c’è tutto un mondo da scoprire, ma che proprio per questo non è diverso dal mondo “reale”, perché io e te che scriviamo e leggiamo, abbiamo gli stessi sentimenti di come quando siamo lontano da queste pagine. Il cuore batte alla stessa maniera, infatti io non la chiamo comunicazione virtuale, ma semplicemente comunicazione, con gli stessi e identici condizionamenti, solo che qui non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, siamo liberi di poterci esprimere, al massimo chi non ha voglia di leggere, clicca e va da qualche altra parte.

    Non per questo è più facile, diciamo che è l’occasione per imparare ad ascoltare, e non è poco. In questo senso è un’esperienza bellissima che a me personalmente ha dato molto.

    Ciao, ‘note! 🙂

    Mi piace

  16. Hai detto una cosa verissima Fulvia, oggi troppo spesso il cuore delle persone è chiuso, sordo a qualsiasi richiamo. Una metafora quella dell’e-book, ma che calza a perfezione. Ti confesso che ho paura di questo mondo, questo essere tutto contro tutti porta solo a chiudersi ancora di più in se stessi, l’equivoco di un’immagine al centro di ogni cosa, solo, sempre più solo.

    Spero però di sbagliarmi.

    Mi piace

  17. E così mi hai incuriosito Calo, andrò a comprare il libro per leggerlo.
    Domanda: ci sarà mai una ricetta per scongiurare il pericolo che questo apparire si trasformi in essere?
    Bella domanda. Lo spero! 🙂

    Ciao Sicilianuzza Bedda, e vista l’ora, ‘notte: 🙂

    Mi piace

  18. Scrivere e/o ascoltare? Perché si diventa Bloggers?

    Credo che ognuno di noi abbia una propria risposta, che magari all’apparenza può sembrare diversa da tutte le altre, ma forse non è proprio così, io sono stato blogger per un certo numero di anni, pochi in verità, sicuramente ho iniziato per riempire un vuoto, il PC consente di esprimere tematiche che nel reale difficilmente troverebbero il giusto spazio di espressione e di reciproco compiacimento.

    Nel reale manca il giusto tempo, sicuramente manca anche la giusta occasione se non in forma sporadica e insoddisfacente, qualora si trovi qualcuno disposto ad ascoltare e reciprocamente a dialogare avviene in momenti ben circoscritti, momenti che difficilmente possono trovare una certa ripetitività, quel tanto da soddisfare i bisogni di reciproca espressione.

    Nel reale ci si confronta (quando va bene) viso a viso, situazione che difficilmente consente la libera apertura espressiva (tranne che in casi molto rari ed il più delle volte legate a forme intime di condivisione di sentimenti e del vivere, si è forse sempre troppo coinvolti, oppure troppo distratti, sicuramente si finisce per essere inconsapevolmente troppo assorbiti da quel mondo reale che ci obbliga alle sue regole ed esigenze.

    Il virtuale è una zona franca dove le regole del reale seppur all’apparenza simili valgono decisamente di meno, è uno spazio dedicato, dove trovi persone che in quell’occasione cercano di esprimere le medesime esigenze, spazio dove la reciprocità è regola essenziale, nel senso che se io scrivessi fiumi di parole che in qualche modo non trovassero un riscontro, diventerebbe impossibile continuare ad esprimermi in questo luogo, diventerebbe come spesso accade nel reale un pensiero fine a se stesso, che cerca e se va bene ottiene risposte solamente da chi lo ha espresso.

    Ma anche la zona franca ha dei limiti, imposti da chi ne prende parte attiva, molto spesso questi limiti possono portare anche all’esaurimento della spinta e della soddisfazione nel rapportarsi in questa specie di mondo parallelo, dove tutto sembra diverso e quasi mai in realtà lo è, se non nella forma e nel luogo di espressione.

    Il rischio più grosso che si può incontrare qui nel virtuale e quello della perdita della spinta e dell’interesse per questa forma espressiva, generalmente ce ne accorgiamo quando ad un commento che merita una certa considerazione ed attenzione ci si ritrova per risposta o a rispondere con una riga di frasi fatte, magari anche ad effetto, ovviamente il prolungare di questo sintomo prelude ad una sorta di distacco od anche solo ad una sorta di ripensamento sull’eventualità di proseguire oppure no.

    Un altro sintomo di stanchezza si evince quando in primis si inizia a sentire la stanchezza fisica del tenere vivo il blog o forum, generalmente il meccanismo diventa perverso perché si passa dal bisogno di esprimersi ed ascoltare quando se ne sente il bisogno ad una sorta di lavoro giornaliero, ci si sente quasi obbligati, quindi l’esatto contrario di quello che capita nel reale, ossia dal poco al troppo, dalla libera scelta del come e quando all’obbligo di trovare qualche cosa da dire a tutti i costi, oltretutto tutti i giorni, magari per paura di deludere o per paura di essere messi da parte.

    Al tempo io credo di essere incappato in quest’ultima sorta di problema, generalmente sono portato ad interventi molto sporadici, sono i miei due neuroni ancora vivi a decidere il come ed il quando, questa circostanza mi portò a decidere la definitiva chiusura del mio blog, ora scrivo e rispondo quando voglio in piena libertà (cioè quando i due decidono).

    Perdona il mio neurone logorroico, ciano neh! Alla prox.

    Mi piace

  19. @Arthur e anche @Alanford50
    non trovo il tasto risposta, chiedo scusa per le chioccioline.
    Sì, ho un po’ spostato il discorso, ma anche questo è il bello del blog: partire da un punto, da uno stimolo e andare a parare chissà dove. Ho appena letto il tuo post -Ci credo ancora? – e buona parte dei commenti e molto di ciò che hai scritto avrei potuto scriverlo io. Concordo anche con il commento di Pani che consiglia di non porsi tante domande e di continuare finchè c’è spinta e entusiasmo a scrivere e piacere di farlo. In fondo io, tu e molti altri abbiamo iniziato per gioco e abbiamo continuato con leggerezza, nel senso più limpido e bello del termine, senza l’angoscia delle statistiche e del numero dei commenti, senza alcun tipo di interesse personale, (nulla da vendere, da pubblicizzare, da trovare), affezionandoci a questo tipo di comunicazione che sa arricchire per lo scambio di idee, per la condivisione, per gli spunti di riflessione che offre e che comunque riesce a creare certi legami con le persone con cui più siamo in contatto, pur non avendole mai incontrate o sentite, una comunicazione che forse impropriamente ho definito neutra. Neutra perchè svincolata da tempi e modi del reale e da condizionamenti preesistenti. Una comunicazione che non esclude e non impedisce quella reale. Non c’è scontro, non c’è antitesi se la comunicazione virtuale viene dosata nei tempi possibili. Se non diventa un’ossessione, se non diventa totale sostituzione.
    Ci sono delle regole anche nella comunicazione bloggistica, come dice Alan, e c’è un certo compiacimento che forse nel reale non spicca così tanto, vero, ma c’è anche la consapevolezza dell’incomprensione improvvisa, del click da sparizione immotivato, della stanchezza, del tempo tiranno, del vuoto della pagina bianca, della paura di non essere all’altezza. Dell’impegno.
    La libertà di comunicare, quando, se e come, è sacrosanta in ogni forma di comunicazione, reale o virtuale, ma la libertà di un click è dolorosa, sia per quelle persone che erano in chiesa per la messa di Pasqua, che per chi nel virtuale scrive. I sentimenti sono gli stessi. Le persone sono le stesse.

    mammamia quanto ho scritto a quest’ora …ma a quest’ora solo qui potrei comunicare 🙂
    Notte

    Mi piace

  20. @Ili6
    “ma anche questo è il bello del blog: partire da un punto, da uno stimolo e andare a parare chissà dove.”

    Parole sante, questo modo random di interagire fa molto parte per esempio del mio partecipare nel blog, una mia specie di caratteristica, Arthur ne sa ben qualcosa, io amo lasciarmi sorprendere da un appiglio, una parola,o dalla personale interpretazione del senso recondito di una frase, appunto un appiglio, un punto di partenza capace di portarmi anche molto lontano dal contesto del post o della frase dalla quale ho tratto spunto, e come soffermarsi di fronte ad un dipinto e prendere spunto da un qualsiasi e anche a volte insignificante dettaglio per tirare fuori mie sensazioni, senza però pretendere mai la condivisione delle mie visioni, in questo senso do spazio al mio bisogno di espressione.

    Per tornare per un attimo al mio post precedente, direi che mi sono dimenticato di uno dei limiti più grandi che ho riscontrato nei blog e forum a cui ho partecipato, il limite più grande molto probabilmente, ed è quello della parola scritta, un limite molto spesso invalicabile, per questioni di spazio, di tempo e del limite intrinseco del mezzo che è incapace di esprimere appieno il senso ed i pensieri che l’hanno generata e che stanno comunque dietro all’espressione stessa, in questo senso sicuramente il virtuale ne esce perdente rispetto alla medesima espressa nel reale (viso a viso), in quanto mancante dell’apporto del contributo dell’espressione facciale e del tono della voce, due caratteristiche capaci di capovolgere il senso della normale cruda parola, per esempio se io scrivo “stupido” la parola scritta a meno di lunghissimi e logorroici circostanziamenti del senso tende ad assumere un unico valore letterario, mentre nella parola espressa vocalmente grazie proprio al tono ed all’espressione del volto può assumere anche il valore contrario o un valore meno crudo della parola scritta.

    Ora grazie anche al mio secondo ed ultimo neurone (quello che detesta i logorroici) siamo riusciti a neutralizzare l’altro neurone che senza vergogna alcuna sarebbe capace di scrivere e di solito ripetersi quasi all’infinito, quindi abbandono questo spazio del contendere con il mio classico saluto Ciaooo neh!

    Mi piace

  21. Maria Rosaria e Alan, credo che abbiate detto tutto, per cui mi astengo dal commentare, ma vi aspetto nel nuovo post, dove di cose da dire ce ne sono tante. (Alan, vedo già i tuoi due neuroni scalpitare. 🙂 )

    Grazie comunque a entrambi, è questo il blog che mi piace, dove la parola ha un senso profondo, dove ognuno esprime il suo punto di vista che poi diventa un racconto da leggere e, perché no, da raccontare.

    Ciao!!! 🙂

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...