Capire e farsi capire.

Uhmmm

Ieri ho avuto una conversazione che mi ha fatto riflettere molto, in contrapposizione al mio “camminare insieme”, cioè a quella voglia di sentirmi sempre e comunque partecipe della mia vita anche insieme agli altri, mi si poneva l’enigma dell’uomo che invece, malgrado cerchi o si illuda di non essere da solo, viva la sua vita in solitudine, perché, per esempio, nei momenti più bui, quale può essere la morte, malgrado abbia vicino a sé chi gli vuol bene, l’affronta comunque da solo.

E’ vero da un lato, ma non del tutto secondo me e la risposta sta in quel bisogno che ognuno di noi ha, malgrado viva la sua solitudine, di sentirsi parte di qualcosa, di qualcuno.

E’ forse un attimo, impercettibile, una sensazione che comunque non lascia spazio ad equivoci; il calore di una mano, o lo sguardo di chi ti ama vuol dire che non c’è l’abbandono, vuol dire che malgrado tutto, non si è da soli ad affrontare l’imponderabile.

La condivisione è un atto di fiducia, non importa se avviene subito o un po’ per volta, ma perché ci sia deve esserci la volontà di capire e di farsi capire, proprio perché noi non siamo un’isola felice e solitaria, ma qualcosa che fa parte di qualcosa più grande, l’insieme di tutti noi. Nessuna realtà può essere scardinata o violata, indubbiamente, ma per fare parte di altre realtà, deve esserci uno sforzo comune, altrimenti è tempo perso.

Così, giusto per dire.

Buon 25 Aprile!

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41 pensieri su “Capire e farsi capire.

  1. Credo siano vere entrambe le cose. Per quanto l’uomo sia un animale sociale, per quanto possa essere circondato da persone che lo amano, per quanto queste persone possano volerlo capire e magari spesso anche riuscirci, ci sono dei momenti in cui l’essere umano è completamente solo, ci sono momenti e sentimenti totalmente suoi, e che da solo si deve smazzare.

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  2. Un pochino dissento, perché ci sono momenti nei quali una persona vuole veramente stare da sola, nonostante abbia accanto chi gli vuole bene. E’ uno stare solo che ti da modo di trovare dentro di te forza che non credevi di avere. Poi ovviamente non deve essere una solitudine continua e costante, altrimenti diventerebbe totale isolamento.
    Buon 25 aprile a te.

    P.S. Ma il piede è il tuo??? Ummm pure lo smalto metti?? Ammappate, sei una continua sorpresa, gulp ahahahaha

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  3. Gasp. …volevo farti la stessa domanda,ma Pat mi ha preceduta!
    Molto curiosa come foto….starei ore a farmi massaggiare i piedi: )))
    riguardo all’ argomento del post ci sentiamo dopo ora è tardi e mi cala la palpebra.bacio notte Arthur

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  4. Vivere la propria solitudine.

    Vivere in mezzo al mondo non vuol dire vivere nel mondo, molto spesso si è soli in mezzo alle moltitudini, beato chi impara a convivere con la propria solitudine, perché non sarà mai veramente solo.

    Viverla con serenità e padronanza di se è un dono Divino, è una sensazione che è da pochi, significa entrare in una dimensione parallela dove tutto vive con estrema lentezza, dove si odono i propri battiti del cuore scandire il proprio tempo, dove si sente il proprio respiro alimentare la propria vita, dove il pensiero rimbalza tra la mente e l’anima alla musica dei rintocchi del cuore e tra un suo battere ed un levare, in quell’attimo di silenzio e di attesa del battito successivo si gode di se e di tutto ciò che ci circonda, e finalmente ci si sente padroni coscienti del proprio brevissimo vivere.
    Ciaooo neh!

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  5. Come salvarsi dalla propria solitudine.

    Concordo totalmente con chi afferma che l’unico modo di uscirne con le ossa intere dallo scontro con la solitudine è quello di farsela veramente amica, nel senso che se la conosci non ti uccide, impensabile mandarla via, tanto vale imparare a conviverci, come si deve fare con tutte le avversità e le negatività che ci attraversano il vivere.

    Dopo avere imparato a conviverci e ad averla al proprio a fianco, presa a piccole dosi è addirittura consigliabile, ci sono angoli e meandri bui che consentono grandi riflessioni che da altre parti non sarebbero possibili, solo dentro a certi silenzi si riesce sentire la nostra anima che ci parla e che ci guida con la sua voce sottile e tagliente.
    Non esiste posto migliore della propria solitudine per ritrovarsi in un limbo dove la menzogna è bandita, al massimo gli ci si consente di camuffarsi un po’.

    Ciaooo neh!

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  6. Buongiorno e buon 25 Aprile.
    Laura (Laurè) mi manda questo pensiero di Osho, che io pubblico volentieri, ma ci tengo a precisare che non sono del tutto d’accordo con quanto è scritto, ma ne riparleremo.

    Ciao a tutti e a dopo. 🙂

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  7. Io non è che generalmente mi trovi tanto d’accordo con Osho… è vero che ognuno ha dei momenti nella vita in cui è completamente solo, e non sempre per mancanza degli altri o del loro affetto, ma non è assolutamente vero che siamo destinati a oltranza ad essere estranei. Io sostengo che la fratellanza tra gli esseri umani, l’empatia, siano una realtà possibile, spesso già attuata.

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  8. @Diemme
    Purtroppo, seppur con il massimo rispetto, non riesco proprio a condividere quanto da te espresso, senza ombra di dubbio hai ragione la dove sostienii che “la fratellanza tra gli esseri umani, l’empatia, siano una realtà possibile, spesso già attuata.” ma vedendoli nell’intero arco della storia umana, purtroppo, si evince che si tratta unicamente di sporadici attimi dovuti a scelte molto individuali, per tutto il resto siamo creature crudeli e distruttrici incapaci di una vera empatia e capacità di convivenza con l’altrui.
    Ribadisco comunque pur non condividendolo, il massimo rispetto per il tuo punto di vista.
    Ciaooo neh! alla prox.

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  9. Laure'

    La realta’ inequivocabile e’ che nasciamo soli e moriamo soli…
    Soli lo siamo anche quando amiamo perche’ il nostro partner non sente come noi..magari e’ mille miglia piu’ avanti di noi…o piu’ indietro…
    Forse occorre chiarirci sull’ uso dei termini: solitudine non e’ isolamento!
    Posso avere amici, relazioni importanti…ma sono Solo/a perche’ il modo in cui sento e vivo e’ solo mio..e’ semplicemente incondivisibile!
    Sono sola anche nel mio credo post mortem: il nulla o il Qualcosa? Ognuno di noi ha pensieri cosi’ diversi…
    Certo! Siamo accomunati da un identico destino..e questo ci fa dire: non siamo soli..siamo fratelli….vogliamoci bene…MA…
    la consapevolezza della solitudine umana e’ una forza…non e’ certo qualcosa su cui piangere…e’ un andare coraggioso verso mete sconosciute…
    Ovviamente questo e’ il mio sentire..frutto delle mie personali esperienze…
    In ogni caso: e’ bello sapersi letti..

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  10. Soli come isole in mezzo ad un enorme oceano.

    Noi siamo soli perché quella vocina che sentiamo dentro di noi, che io per comodità chiamo anima e che dialoga con noi tramite i pensieri, non potrà mai comunicare direttamente con l’omonima di chi interagisce con noi, lo può fare unicamente attraverso la mediazione di una sorta di metodo empirico di comunicazione che è l’uso della parola, metodo unico ma assolutamente non efficace, nel senso che (la parola) è assolutamente incapace di tradurre quello che il pensiero e le sue sensazioni sanno esprimere, è un po’ come un mastodontico calcolatore elettronico che per unità di output ha una piccola stampante seriale ed unidirezionale ad aghi, cose da anni 65/70 per intenderci, miliardi e miliardi di dati (parole) costrette ad uscire e prendere vita da un stampante che scrive pochi caratteri al secondo, una linea al minuto se va proprio bene, una vera strozzatura insormontabile, la verità per me più vera è che un piccolo pensiero per essere riprodotto fedelmente così come è stato generato ha bisogno di un numero elevatissimo di parole dette e peggio ancora scritte, con l’univo probabile risultato da essere un’espressione talmente grande e lunga da diventare quasi non leggibile ne tanto meno comprensibile.

    Quindi sono giunto alla conclusione che noi poveri esseri umani, unici esseri viventi portatori primordiali di un’alterazione della natura e mi riferisco alla improvvisa capacità di esprimere una sorta di ragionamento, riusciamo nonostante tutto a trovare dei piccolissimi punti di unione e comprensione, quel tanto che basta per imbastire delle relazioni tra umani che svariano dai sentimenti alla capacità di interagire e di convivere quel minimo indispensabile necessario in una società che noi definiamo complessa, ma che per me è ancora troppo simile ai primordi della comunicazione dei primi uomini che si facevano bastare dei mugugni, dei suoni capaci di far riconoscere i bisogni primordiali.

    A chiusa di questo mio sproloquiare esprimo la metafora che per me più di tutte spiega, questa nostra strana situazione, noi esseri umani siamo come delle isole in un enorme oceano, chi più chi meno siamo vicine e non possiamo fare altro che guardarci e desiderarci, godendo e a volte desiderando quello che i nostri occhi ci regalano dell’isola che ci troviamo di fronte, il vento poi trasporta vicendevolmente le altrui peculiarità regalandoci l’illusione e con esso il sogno di far parte di una unica grande e felicissima terra che ci raggruppa e consola, dove non esiste la distanza ne le differenze che ci rendevano isole sperdute in un enorme oceano.

    Ciaooo neh!

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  11. Laure'

    Assolutamente d’ accordo con Alan..anzi..mi hai rinforzato nella mia tesi:la parola e’ assolutamente insufficiente ad esprimere il mio sentire…come posso allora farmi capire? E come posso capire gli altri nel loro sentire piu’ profondo?
    Bella l’ immagine delle isole.se ci va bene possiamo diventare arcipelaghi..ma sempre isole!!

    Anche un tempo Arthur parlava di isole…

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  12. Ma sì, certo che siamo isole, isole circondate dal mare, chiare fresce e dolci acque, che ci separano anche dall’altro, ci proteggono, ma rappresentano anche un mezzo per raggiungerlo l’altro, anzi, per essere già insieme all’altro, come le nostre cellule che si muovono nei vari plasma, ma alla fine, un corpo unico siamo: non massa informe, e ci mancherebbe, siamo individui unici con le nostre peculiarità, ma che con gli altri facciamo un tutt’uno.

    Io credo molto nella fratellanza, non come sentimento “buonista”, ma come nostra più intima essenza.

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  13. Io non ho – ovviamente – affrontato la morte, ma un male che poteva portarmici (e mi ci può portare ancora).
    Malgrado fossi “circondato” dai miei familiari e dai miei amici più stretti, la battaglia l’ho affrontata e l’affronto da solo, io contro di lui, perché è difficile che gli altri possano veramente condividere sentimenti così profondi.
    Vi sono momenti nei quali si deve restare soli, perché gli altri farebbero soltanto confusione.

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  14. Aurore2014

    Caro Arthur, io sono d’accordo con te: in ognuno di noi c’è il bisogno di sentirci parte di qualcosa, di qualcuno, di non sentirsi solo nei momenti più bui e secondo me chi nega questo bisogno mente a se stesso. Però è anche vero che ci sono persone che pur vivendo da sole hanno trovato in sé un tale equilibrio che si sentono sempre in armonia con l’universo, che non si sentono mai sole, perché sanno comunque creare ponti con gli altri e sentirsi vicini anche quando non lo sono fisicamente. Ammiro molto queste persone e vorrei saperle imitare..
    Mi piace e condivido il punto di vista di Diemme.
    Un abbraccio e buon inizio settimana per domani.
    Aurore

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  15. Che meraviglia tornare e leggere tutti i vostri commenti, che tra l’altro sono tentato di non intervenire, visto che di cose ne avete dette tante, ma il “dovere” mi chiama e… da dove incomincio? 🙂

    Sì Patrizia, è normale che si voglia alle volte stare da soli, ma è di un altro tipo di solitudine che parlavo, di quella interiore, quella che alle volte ha il potere di isolarti dal mondo intero, se la si vive come Extrema Ratio e che nel momento in cui avviene, è lacerante.

    Per il resto, ben, qui coinvolgo anche la Rosy, mannaggia, ma come fa a essere un mio piede se ci sono le unghia laccate? E’ il piede (cicciotto) di una mia amica e in effetti la foto l’ho dovuta per motivi di privacy modificare, ma sempre di una donna si tratta, mannaggiosa mannaggia. 🙂

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  16. Perché mai dici Patrizia che non ci capiamo? Magari abbiamo preso in considerazione due aspetti diversi, ma ciò non vuol dire che ci sia difformità tra di noi.

    Mannaggiatte!!! 🙂

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  17. Ho letto attentamente tutto ciò che avete scritto e sembra che ci sia, in ognuno di voi, la certezza che noi viviamo la nostra vita indipendente dagli altri, che non vuol dire necessariamente in solitudine, ma certamente da soli, pur condividendo la nostra esistenza con altre persone.

    In effetti, queste considerazioni, le mie, sono nate dopo una chiacchierata con Laurè che mi aveva fatto leggere il “manifesto” di Osho. Beh, io non riuscivo a capacitarmi che tutto, la vita di ognuno di noi, potesse ridursi in poche righe, per quanto rispondenti ad una logica ferrea.

    “Non te lo scordare, perché è qualcosa su cui devi lavorare. Il tuo essere solo è la tua realtà più autentica. Ciò sei tu.”

    Ecco, mi hanno colpito in tutto questo bel discorso queste ultime parole, come se sotto sotto, fosse necessario convincersi di una cosa che andasse in un certo senso contro la nostra natura.

    E allora, mi domando, siamo da soli anche quando siamo nel grembo materno? Lo siamo anche se la nostra sopravvivenza non può fare a meno di quella linfa che ci nutre e che in pochi mesi ci fa essere quello che siamo poi alla nascita?

    Siamo fatti anche del dna dei nostri genitori e nel tempo, crescendo, ci formiamo anche grazie a ciò che ci circonda, nel bene e nel male.

    Quindi come si fa a dire che siamo nati soli e che soli moriremo? Dentro di me c’è un pezzetto di qualcuno che mi ha forgiato, che sia mio padre o mia madre, che sia la mia insegnante delle scuole elementari, o la mia compagna, il nipote o il figlio o l’amico del cuore, la città dove ho vissuto o il mare dove ho nuotato, sono l’equivalente di ciò che nel tempo ognuno di loro ha impresso nella mia anima, a volte con dei solchi profondi, a volte con pochi segni impercettibili.

    Siamo un’isola cara Laurè e caro Alan, ma non per questo isolata in mezzo all’oceano. E’ piena di approdi sicuri e accoglienti, se solo ne abbiamo voglia, se solo siamo davvero coscienti della nostra (vera) natura.

    Poi si può essere da soli anche in mezzo alla moltitudine di gente, ma questa è un’altra storia.

    Grazie a tutti per la vostra presenza, vi ringrazio in modo particolare perché, in questa triade appena pubblicata, dove ho voluto parlare di COMUNICAZIONE, avete accettato il mio invito comunicandomi tutti i vostri pensieri e ciò vuol dire che malgrado tutto, è un tema abbastanza sentito, ma soprattutto, che nel farlo, avete smesso di essere da soli.

    Ciao! 🙂

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  18. Un ringraziamento in modo particolare a Aquilanonvedente per la sua testimonianza, e, sì è vero, ci sono momenti in cui restare da soli ci fa sentire meglio, ma sono solo momenti. 🙂

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  19. Ma io non ho minimamente sostenuto che siamo soli, se non in talune rare e particolari circostanze: io sono d’accordo con te, siamo tutti legati, e non solo con i genitori. Io questo fatto di essere parte dell’umanità e quindi di non essere mai sola, né nel tempo né nello spazio, la sento moltissimo.

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  20. Sì è vero Diemme, ma anche Aurore condivide il mio/nostro pensiero, diciamo che forse il concetto della solitudine si presta a tante interpretazioni, ma ciò che ho voluto dire rispondendo un po’ a tutti (in effetti in questo post e in tutti i vostri commenti, era impossibile rispondere a ognuno in modo personale ) è che un conto è fare della filosofia, e un conto è vivere la vita credendo in certi valori con un pizzico di speranza (in positivo), senza per questo sminuire il pensiero degli altri che, come in questo caso, è l’occasione per una sana e profonda riflessione.

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  21. La condivisione è un atto di fiducia. Concordo in pieno! Implica il fidarsi, l’affidarsi all’altro e magari il confidare che questa apertura possa giovare alla nostra stessa esistenza.
    Ritengo che in quanto persone siamo parte di gruppi sociali di diversa natura, funzione e peculiarità, ma ritengo comunque sacra l’individualità e la solitudine di ognuno: ognuno dovrebbe mantenerne intatta una zolla!
    Buona nuova settimana!

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  22. Beh, visto da questo punto di vista Calo mi sembra giusto, a ognuno la sua zolletta che magari, se trapiantata nel modo giusto, produce le giuste conseguenze. 🙂

    Buona continuazione di settimana.

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  23. Attia, ma cettamente ( scusa il mio siciliano, sorrido ) Tu sei il padrone di casa …Il primo abbraccio stretto, è per te !
    Buona notte , vista l’ora , caro Arthur :))
    Rosy

    p.s. ce ne sono altri nel mio blog ( così tanto per dire…)

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