Un martedì qualunque.

Fiore_Giallo_sfocato

Forse una delle cose più belle a mio parere, è riuscire a guardare gli altri con quella curiosità che ha dentro di sé un valore aggiunto, l’idea che a questo mondo non siamo soli e che tutto ciò che ci circonda, proprio perché ne facciamo parte, ci appartiene, come se fossimo, in un certo senso, una grande famiglia.

Se mai si riuscisse a portare a compimento una tale teoria, il mondo sarebbe meno malato, immagino.

Non è l’utopia del vogliamoci tutti bene, baci e abbracci senza distinzione o paure di sorta, del dejà-vù o della banalità di un martedì qualunque, l’indifferenza che sa di apatia nasce prima ancora dentro di noi, ed è poi solitudine, lì si sviluppa, e nel renderci complici di noi stessi, ci toglie il piacere di guardare al di là di quel muro che è fatto solo di ombre.

E’ ciò che ho pensato oggi in un lampo, mentre mangiavo seduto ai tavolini di un centro commerciale; accanto a me ad un certo punto è arrivato un ragazzo di circa 25 anni, ha aperto lo zaino, tirato fuori un contenitore di plastica con dentro della pasta al sugo, un tovagliolo e una forchetta e dopo aver fatto scaldare il tutto nel bar vicino, si è seduto a mangiare, in una mano la forchetta e nell’altra lo smartphone.

In tutto questo tempo il suo sguardo non si è mai “scontrato” con quello del vicino e men che meno ha vagato in giro distrattamente. Un’anima persa (…) in mezzo ad un mondo chiassoso e variopinto.

Dopo si è alzato e così com’era venuto se ne è andato, sguardo chino solo su se stesso.

Niente di anormale probabilmente.

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39 pensieri su “Un martedì qualunque.

  1. Ma io non sono mai stata paziente!!! E poi è la calma la virtù dei forti, mentre invece la salma è la virtù dei morti, come insegna Padre PIo 😛

    E comunque, Il mondo non è peggiorato… era già peggio di suo!

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  2. Aurore2014

    Caro Arthur, non sai quante volte mi ritrovo a fare riflessioni simili alle tue anch’io! Ad esempio ho osservato queste situazioni anche sui treni. Almeno tre volte all’anno mi concedo qualche viaggetto utilizzando treni a lunga percorrenza. Fino ad una decina di anni fa mi capitava spesso di scambiare qualche chiacchiera con il mio vicino di sedile, di fianco o di fronte o all’interno dello stesso compartimento (nei vecchi eurocity) e spesso era piacevole per me perché mi permetteva di entrare in contatto con altre parlate, culture, età, mentalità, persone che spesso comunque ti lasciavano qualcosa che aveva reso il viaggio più gradevole o più interessante. Certo a volte si incontrava anche la tipa petulante che non stava in silenzio un secondo, magari per dire solo sproloqui e questo mi faceva sbuffare 🙂 … ma comunque era sempre umanità e alla fine sempre meglio del senso di solitudine e vuoto che proviamo invece sempre di più nell’epoca attuale. Adesso, nei treni che prendo, se qualcuno parla lo fa al cellulare, ma più spesso invia messaggi, si connette a internet, mette cuffie e non alza mai lo sguardo verso chi gli sta di fronte o di fianco, non c’è nemmeno un saluto scambiato o un sorriso… a volte mi dico che se accaddesse un reato non ci sarebbero testimoni perché ognuno se ne sta racchiuso in una capsula che lo isola totalmente dagli altri. Una vera tristezza! Buona serata comunque anche se è un martedì qualunque carissimo. 🙂

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  3. Niente di anormale dici?? tutto di anormale dico io.
    Ma come si fa a vivere in quella maniera?? Blehhhhhh, ma dove sono i contatti umani, lo scoppio di una risata mentre si è al bar a fare colazione e si chiacchiera spensieratamente, oppure il guardarsi intorno se c’è qualche bel bonone da ammirare e magari spettegolare un po’ su di lui (ovviamente senza critiche cattive, altrimenti non è più bello ne divertente).
    Niente di anormale?? E il guardare fuori dalla vetrina se ci si è seduti vicino e godersi lo spettacolo magari di un bimbo che mano nella mano con la sua mamma, saltella contento e giocoso, oppure di un bimbo che sonnecchia nel passeggino. O magari, sempre in base al posto in cui ci si trova, godersi lo spettacolo della natura, di un bel fiore (mi rifaccio alla tua foto) e via dicendo. Niente di anormale?? Eh no, di anormale c’è quel ragazzo che no sa cosa si perde!!!!
    Comunque, visto che è stato un martedì qualunque ti ripeto… che noia, che barba, che noia. La mia giornata è stata pesantissima in maniera incredibile e non ho ben capito il perché. Forse perché piove da tre giorni, forse perché le scartoffie aumentano e non diminuiscono mai, forse perché i programmi nuovi del pc mi stanno facendo impazzire o forse perché, e penso sia questo il motivo, invece di stare in ufficio avrei preferito, nonostante la pioggia, andarmene a zonzo alla scoperta di qualche cosa di diverso da fotografare, qualche cosa di strano, nemmeno io so che cosa, ma prima o poi lo capirò.
    Perdona il linguaggio, ma sai che io non ci vado tanto a messa con i gne gne gne, vado diretta.
    Ciao ciao!!!

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  4. Carissimo Arthur, questo tuo post molto intrigante mi porta ad esprimere il mio punto di vista ripetendo un mio precedente pensiero espresso qui nel tuo blog.

    Soli come isole in mezzo ad un enorme e profondo mare.

    Noi siamo soli perché quella vocina che sentiamo dentro di noi, che io per comodità chiamo anima e che dialoga con noi tramite i pensieri, non potrà mai comunicare direttamente con l’omonima di chi con noi interagisce, lo può fare unicamente attraverso la mediazione di una sorta di metodo empirico di comunicazione che è l’uso della parola, metodo unico ma assolutamente non efficace, nel senso che (la parola) è assolutamente incapace di tradurre quello che il pensiero e le sue sensazioni sanno esprimere, è un po’ come un mastodontico calcolatore elettronico che per unità di output ha una piccola stampante seriale ed unidirezionale ad aghi, cose da anni 65/70 per intenderci, miliardi e miliardi di dati (parole) costrette ad uscire e prendere vita da un stampante che scrive pochi caratteri al secondo, una linea al minuto se va proprio bene, una vera strozzatura insormontabile, la verità per me più vera è che un piccolo pensiero per essere riprodotto fedelmente così come è stato generato ha bisogno di un numero elevatissimo di parole dette e peggio ancora scritte, con l’unico probabile risultato di essere un’espressione talmente grande e lunga da diventare quasi non leggibile ne tanto meno comprensibile.

    Quindi sono giunto alla conclusione che noi poveri esseri umani, unici esseri viventi portatori primordiali di un’alterazione della natura e mi riferisco alla improvvisa capacità di esprimere una sorta di ragionamento, riusciamo nonostante tutto a trovare dei piccolissimi punti di unione e comprensione, quel tanto che basta per imbastire delle relazioni tra umani che svariano dai sentimenti alla capacità di interagire e di convivere quel minimo indispensabile necessario in una società che noi definiamo complessa, ma che per me è ancora troppo simile ai primordi della comunicazione dei primi uomini che si facevano bastare dei mugugni, dei suoni capaci di far riconoscere i bisogni primordiali.

    A chiusa di questo mio sproloquiare esprimo la metafora che per me più di tutte spiega, questa nostra strana situazione, noi esseri umani siamo come delle isole in un enorme e profondo oceano, chi più chi meno siamo vicine e non possiamo fare altro che guardarci e desiderarci, godendo e a volte desiderando quello che i nostri occhi ci regalano dell’isola che ci troviamo di fronte, il vento poi trasporta vicendevolmente le altrui peculiarità regalandoci l’illusione e con esso il sogno di far parte di una unica grande e felicissima terra che ci raggruppa e consola, dove non esiste la distanza ne le differenze che ci rendevano isole sperdute in un enorme oceano.

    Parole e pensieri che sono solo desideri che per la maggior parte non vedranno mai la propria realizzazione, purtroppo sono assolutamente convinto che noi siamo delle belle isole in un immenso e profondo mare, isole condannate a guardarsi e bramarsi con ogni sorta di sentimenti e desideri che per la maggior parte non vedranno mai domani, siamo piccole isole in un immenso e profondo mare, condannate fino a che l’elemento che ci circonda non ci sorprende e affonda, a guardare, sognare, pensare, e soprattutto bramare di poter anche per un solo istante spezzare quell’eterna catena chiamata solitudine che ci condanna il vivere, siamo solo delle piccole isole in un immenso e profondo mare che avido raccoglie e consuma i nostri utopici piccoli sogni che non vedranno mai un nuovo vero domani

    Ciaooo neh! AF50

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  5. Sì, è dell’indifferenza che parlo, di come si preferisca la propria solitudine, come mi “piace” chiamarla”, anziché anche soltanto una semplicissima comunicazione che passa dallo sguardo.

    Ho parlato di questo ragazzo non perché io pensi che il suo atteggiamento sia scorretto o criticabile, probabiolmente aveva i suoi motivi, ma perché in qualche modo rappresentava in quel momento uno stato d’animo, quell’essere estraneo a tutto ciò che lo circondava e che in quel contesto, lo faceva sembrare fuori posto.

    Insomma, lui è stato la scusa, per poi parlare della nostra solitudine che, malgrado tutto, malgrado i tempi, è sempre di più presente.

    Ciao e buon mercoledì sera. 🙂

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  6. I contatti umani… dici bene Patrizia, e con questo non voglio dire che non si siano, così come c’è alle volte quel guardarsi spensieratamente intorno, solo che manca credo la voglia di approfondire i rapporti, o forse è paura di coinvolgersi che ci rende guardinghi, sospettosi, e al tempo stesso banalmente scontati.

    I miei amici mi prendono in giro perché vado sempre a mangiare nello stesso posto per pranzo, ma lo faccio soltanto perché non è soltanto buono il pasto, ma anche il rapporto che chi me lo porge. Niente di personale, il sorriso, la battuta, la parola che scambiata con semplicità magari parla di cose personali, senza la pretesa di andare chissà dove.
    Ecco, ciò mi piace, perché mi sento in buona compagnia.

    E per il resto, che barba, che noia… pazienza ci vuole, c’est la vie! 🙂

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  7. alquanto sconfortante ! I ragazzi ( quasi tutti ) quando si ritrovano in compagnia non comunicano più ..come se non avessero più nulla da dirsi : sono tutti impegnati a cliccare sui loro smartphone, solo ogni tanto si scambiano per un attimo uno sguardo e poi ritornano a pigiare sul “benedetto telefonino !

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  8. Anni fa ci capitava spesso di andare a Venezia il treno da Peschiera era comodissimo e in meno di un’ora e venti eri in città ! Un giorno incontrammo con due anziani coniugi e dopo il primo momento di “orientamento ” cominciammo a dialogare piacevolmente tanto che alla fine del viaggio eravamo diventati quasi..parenti . Due persone squisitissime. :)) Ci abbracciarono con simpatia e ci diedero pure il loro indiizzo . Ci siamo scritti per almeno x dieci anni , erano rimasti soli e scrivere gli dava gioia .Ci scambiavamo pure dei piccoli doni per Natale tramite posta. Ma non ci siamo più incontrati , loro vivevano in Piemonte vicino al confine francese . Poi qualche anno fa finì la corrispondenza e non ne sapemmo più nulla . Ci dissero in seguito che erano morti a causa di un furto … Ci rimanemmo malissimo. Questa piccola storia me la ricorderò sempre con emozione ,non mi è più capitato di incontrare persone tanto speciali !
    Buona notte caro Arthur .Un sorriso .
    Rosy

    Un sorriso

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  9. Caro Alan, ho aspettato un po’ a risponderti perché ero un po’ indeciso su ciò da dirti, soprattutto per il fatto che il tuo pensiero non può che essere condivisibile.

    Ma come tu sai, io sono un inguaribile romantico, che spera sempre che il mondo, noi stessi, in qualche modo si ravveda e trovi lo spazio per pensare che non si può essere soltanto soli, in fondo non è per questo che siamo nati. Forse!

    Ma la mia vera risposta, voglio dartela con una poesia di mio padre Santi, che tu immagino ricordi.

    “Ibisco

    Effimero.
    Nasce al mattino,
    ma i suoi petali
    al tramonto cadono.
    Che tristezza!
    Petali soavi, bianchi
    o rosa
    o petali vermigli
    non vedranno più novelle aurore.
    E il fiore dell’ibisco ha vita breve,
    come la gioia: di attimi.
    Ma quel che mostra
    non è inutile splendore:
    solo che esista è sempre bello un fiore.”

    Forse è la metafora della vita.

    Ciao, è sempre un vero piacere. 🙂

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  10. Poesia bellissima, sicuramente è una metafora sulla vita, dolcissima ed anche a certi tratti crudele, per il fatto che racconta l’espressione e la consapevolezza dell’attimo, attimo di vita non misurabile nell’esagerazione della lunghezza del tempo, però nella consapevolezza di quell’attimo c’è tutta la capacità di cogliere e soprattutto di comprenderne l’estrema bellezza, ode all’ibisco ed alla sua possibilità di stupire seppur costretto per chissà quale destino a ritrovarsi di quell’attimo l’espressione più breve.

    All’ibisco è stato concesso un giorno, a noi esseri umani generalmente di più ma seppur nella ben diversa espressione del tempo, uguale ne è la visione e la capacità espressiva, il fiore e noi miseri umani diversamente uguali, incapaci e impossibilitati a superare i limiti imposti, al fiore è stato concesso un giorno, proprio come ad alcune bellissime farfalle, a noi umani è stato imposto il limite di essere soli e inavvicinabili, all’interno di noi stessi, nella parte più vera ed inaccessibile, in questo senso siamo isole in un immenso e profondo mare, costrette a guardarci e ad illuderci di riuscire a sfiorarci con le proprie peculiarità e a scambiarci essenze del nostro essere, ad illuderci di sconfiggere quei limiti insuperabili, così come l’ibisco anche noi facciamo del nostro tempo virtù unico schiaffo che ci è concesso dare al tempo ed al suo perpetuo ed inutile scorrere e morire.

    Mi è piaciuta l’osservazione di Quelfilosottile, “I ragazzi quando si ritrovano in compagnia non comunicano più” è verissimo, e non è non è solo colpa della tecnologia che li attrae e distrae, è qualcosa di più subdolo, è come se inconsapevolmente l’essere umano avesse raggiunto il proprio limite di espansione intellettiva e sempre inconsciamente stesse vivendo una sorta di rimbalzo all’indietro, una sorta di regressione, trovandosi così ad avere abbandonato e dimenticato l’uso dell’inutile parola, per tornare a metodi di comunicazione più arcaici, ovviamente non può tornare ai grugniti dei primordi, ma ha scelto un metodo di comunicazione più sintetico, inespressivo e meno coinvolgente, poche righe, con pochi segni convenzionali per esprimere concetti più complessi, deluso dalle parole si è abbandonato a metodi meno espressivi, ma più comprensibili e condivisi dai propri simili.

    Arthur “Ma come tu sai, io sono un inguaribile romantico” beata la tua ostinata capacità di vedere rosa quello che probabilmente è solo grigio, non posso che benevolmente invidiarti.

    Ciaooo neh! Anche per me è sempre un vero piacere. 🙂

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  11. Condivido quello che scrive Alan in questo commento e anche ciò che dice a proposito del mio 🙂
    Ci sono pure dei ragazzi che hanno problemi nello scrivere , perchè scrivono sempre meno , la calligrafia sta diventando , ahimè, un optional. In quasi tutte le scuole si comunica spesso solo tramite pc ….
    Essiiiii Arthur è un inguaribile …. simpatico romantico . Beato Lui !!!
    Buon fine settimana a Tutti e due
    :)))
    rosy

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  12. Io anche prima di avere uno smartphone, ho sempre approfittato della pausa pranzo per isolarmi un po’ e leggere, studiare oppure andare al parco a sferruzzare 🙂
    Certe volte fa bene ritagliarsi il proprio spazio, soprattutto se fai un lavoro che ti porta ad essere tutto il giorno a contatto con altre persone 🙂

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  13. Claudia, non vorrei essere stato frainteso. Ritagliarsi dei momenti e starsene con se stessi, a leggere, a sferruzzare come fai tu, è sacrosanto, niente di male quindi, anzi, ma la storia che ho raccontato era solo una scusa per parlare di questo nostro essere sempre più soli, malgrado oggi ci siano, in teoria, tanti modi per comunicare.

    Non è una critica, o perlomeno, se lo è vuole essere costruttiva. Il virtuale sta piano piano prendendo il posto del reale, sempre più spesso si vedono gruppi di persone sedute allo stesso tavolo con l’occhio proteso verso lo smartphone, se non addirittura intenti a messaggiare. Sembra un’ossessione, come se ciò che c’è dall’altra parte sia più interessante, più vitale.

    Ci sarà pure una via d’uscita immagino.

    Comunque sia per la cronaca, quel ragazzo non ha mai veramente sollevato lo sguardo da quel piatto e dallo smartphone, avrà avuto i suoi pensieri, senz’altro, ma lasciami dire che era abbastanza curioso. 🙂

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  14. il mondo va così…. è il progresso, dicono.
    ma io ci credo poco…non vorrei essere pessimista, visto che dico sempre che la vita è meravigliosa.
    i rapporti più belli e sinceri li ho avuti con persone più grandi di me… persone di 80 anni e anche di più.
    schiette, sagge e semplici.
    Rughe profonde e volti puliti, luminosi, occhi trasparenti tanto son leggibili.
    E mi commuovo.
    Tra i giovani, quelli della generazione fresca nessun contatto, non ci riesci, non ce la fai.
    hanno il loro Smarth in mano e non lo mollano mai, scrivono su wzp all’amico seduto accanto.
    Non si prendono pena di sprecare la voce.ascoltano la musica e scrivono, almeno due cose insieme sanno farle!
    Peccato, non quanrdano mai quanta bellezza c’è intorno….
    Va così….che tristezza però!
    La foto è azzeccata… come sempre!
    un abbraccio a te e tanti a Pat!
    vento

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  15. Hai ragione @Semprevento i rapporti più sinceri e veri gli ho avuti soprattutto parlando con persone molto più anziane di me. Schiette e senza fronzoli ! Giusto oggi ero in una pasticceria bar per un caffè e sono entrati un gruppo di giovani attorno i vent’anni , chiacchieravano allegramente e mi ha fatto piacere vederli così. Troppo presto… poco dopo erano seduti a tavolino a cliccare freneticamente sui loro smart e la loro allegria era improvvisamente sparita ! Che tristezza :((
    Un abbraccio e un bacione a Te e ad Arthur ;))
    rosy

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  16. E’ la paura dell’incomprensione cara Ventolino e allora si creano dei feticci ai quali aggrapparsi. Ma la sostanza c’è, bisogna soltanto saperla tirare fuori.
    Ricambio l’abbraccio, anche se a Patrizia ne dai come sempre dippiù dippiù. 🙂

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  17. Aurore2014

    Quanti commenti interessanti ha stimolato questo tuo post caro Arthur! Bellissima la poesia del tuo papà, l’ibisco come metafora della vita… Sono felice che tu rimanga un inguaribile romantico caro Arthur, lo sono anch’io e nei sogni, nelle illusioni e nelle speranze che non muoiono mai si sta bene, fino all’ultimo lotterò per essi e vivrò per essi. Spero che un giorno la mia “isola” (come dice Alan) sfiori la tua, anche solo per condividere un sogno. 😉
    Un grande abbraccio.
    Aurore

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  18. LuminariaSprecata

    Che amara verità?! Il ritratto più scontato degli ultimi tempi, ahinoi! Mentre gli occhi sono incollati a quello schermo quanta meraviglia ci perdiamo là fuori; è il paradosso dei tempi moderni: mai così connessi, eppure tanto distanti. Uno sguardo potrebbe stupirci più del ciarpame letto qua e là, distrattamente.

    ps. bellissima, limpida e cristallina la poesia del tuo papà. Grazie per averla condivisa con noi.

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  19. Guai se non rimanessi un inguaribile romantico, la vita sarebbe troppo scontata, fatta di cose da fare, da fare, da fare. 🙂

    E allora benvenuta nel club dei romantici cara Aurore, i sogni anche ad occhi aperti fanno bene all’anima.

    Buona serata e, un abbraccio anche da parte mia. 🙂

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  20. Sì, da vedere in giro ci sarebbe tanto, ma anche soltanto ciò e chi ci circonda sarebbe alla fine davvero istruttivo, ci ricorderebbe che non siamo soli e che oltre noi c’è, come direbbe un’amica mia, il mondo.
    Grazie per le parole sulla poesia di mio padre e se hai voglia, t’invito a leggere le altre poesie che ho pubblicato nella pagina dedicata.

    Ciao e buona serata. 🙂

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