Non male come inizio anno, ‘nnagg…!!!

vetrina

Tempo fa mi sono iscritto ad un sito che, proprio perché fuori dalle righe, e oltre a offrire elementi e spunti davvero stimolanti, forniva l’occasione a chi ne avesse avuto voglia, di rivedere la propria vita lavorativa in un’ottica del tutto diversa da quella che gli stereotipi e le tradizioni in qualche modo ci hanno sempre imposto.

Il sito in questione è “Nomadi Digitali”, ho scritto anche un post sul’argomento; si tratta in pratica di persone che ad un certo punto della loro vita decidono di intraprendere un percorso alternativo. Lavorano con il computer e allo stesso tempo girano il mondo, non importa se da soli o se con famiglia a seguito.

Questo comporta tutta una serie di rinunce ovviamente, il posto fisso, la certezza del guadagno, la mancanza di radici, l’idea di vivere magari per un paio di anni in Brasile e poi, catapultati in un’altra realtà, in Africa piuttosto che in Asia. A quel che sembra sono in tanti, e dai loro racconti si percepisce una sorta di serenità. Sono entusiasti, soprattutto nel ritenersi liberi di poter decidere le sorti della loro esistenza. A scanso di equivoci, sono tutte persone che vivono comunque bene, economicamente hanno ciò a cui loro serve per vivere e nei casi di famiglie, la consapevolezza di essere, come si suol dire, tutti nella stessa barca. Comunque sia, è una scelta di vita.
Oggi viviamo in una società che in nome di una crescita, di un certo benessere, ci offre secondo me l’illusione di star bene, la rincorsa allo status symbol, qualunque sia la condizione economica e sociale. Una volta possedere la cinquecento o la lavatrice era un obiettivo da raggiungere, oggi dopo l’Iphone 3 c’è l’Iphone 4 e poi il 5 e poi il 5a, 5b, 5c, 5e,5f,5s, e chi più ne ha più ne metta.

Si vive nella (con la) cultura del superfluo. Spesso le nostre cantine sono piene di cose che non si usano più, ma non perché rotte o superate, ma perché nel frattempo è arrivata la novità e vuoi lasciartela scappare?

Maddai!!!
Esagero forse, ma se ci pensate non più di tanto. Io sono quel che si dice un uomo dei mie tempi, nel senso che amo, sì, amo la tecnologia e da quando ho scoperto che mi aiuta a vivere anche meglio, nel lavoro, nei miei hobby, non l’abbandono per nulla al mondo. Ma non per questo rincorro le novità a tutti i costi, mi tengo informato, questo sì, ma non butto via i soldi dalla finestra solo per un capriccio.

Tutto questo discorso per dire che dipende a cosa si debba rinunciare per cambiare stile di vita, se è l’indispensabile per vivere o il di più, se rinuncia vuol dire patire la fame oppure anche soltanto “accontentarsi” senza per questo far mancare nulla alle persone che ami e che stanno al tuo fianco. Indubbiamente si può vivere benissimo con molto meno, bisogna soltanto capire cosa sia e a cosa si è disposti a rinunciare.

Non ho mai vissuto per la carriera a tutti i costi, amo il mio lavoro che negli anni mi ha dato molte soddisfazioni, morali soprattutto, ma non l’ho mai messo in cima ai miei desideri, non a caso ho parecchi hobby e se capita e se posso, decido come e quando sentirmi coinvolto e impegnato. Per me lavorare il sabato e la domenica oppure fino alle due del mattino o scegliere di andarmene al mare per un giorno non fa differenza, è solo una questione di scelta, serena soprattutto.

Filicudi è il mio ideale di vita, un’isola non fuori dal mondo, senza macchine e con poca confusione e immersa nella natura, sole, e mare, cosa di più? Dimenticavo, con il computer però.
Come ho scritto una volta, per quanto mi riguarda, non so esattamente se io sia felice oppure no, ma so senz’altro di essere sereno con me stesso e soprattutto con gli altri; non rincorro l’impossibile e neanche ritengo che sia indispensabile farlo.

Con cura coltivo i miei affetti, perché credo siano l’unica mia vera risorsa.

E allora, l’anno nuovo è appena incominciato, vediamo di viverlo al meglio. Buona continuazione quindi!

Ps: evvabè, sono soltanto 716 parole, 3359 caratteri spazi esclusi e 4087 caratteri spazi inclusi, per un totale di 3 paragrafi e 57 righe.

Non male come inizio anno, ‘nnagg…!!!

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27 pensieri su “Non male come inizio anno, ‘nnagg…!!!

  1. Aurore2014

    Proprio niente male direi, caro Arthur! Complimenti, hai iniziato in un modo che adoro, non potrei che essere d’accordo su ogni cosa che hai scritto: è difficile commentare quando i nostri modi di vedere e “sentire” coincidono! 😉 Sono anch’io dell’idea che viviamo con la “cultura” del superfluo (ma è giusto chiamarla “cultura”? è quasi una “fede”, di quelle peggiori, bigotta, da pecore…). Per riempirsi di cose superflue moltitudini di persone, soprattutto giovani, svuotano completamente le loro anime e la loro vita. Fai bene a coltivare i tuoi affetti: sono la cosa più importante nella nostra vita. Caro Arthur continua ad essere così straordinario come sei anche nel 2017 e, anche se a volte da lontano, io ti seguirò sempre.
    Tanti cari auguri per un sereno anno nuovo. Un abbraccio. ❤

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  2. Ora ti metti pure a contare quante parole scrivi, lettere ecc.????
    Ummm sei proprio tutto matto, eh sì sì sì.
    Tu Filicudi? Io in Antartide hihihihi e non sto scherzando, ci andrei proprio volentieri.
    Felice?. Boh non ne ho la minima idea, anche perché la felicità è fatta di piccole cose, di attimi e quindi diffile dire se sono felice oppure no. A volte si e magari per una cavolata, spesso no perché molte cose non vanno nel verso giusto. Ma davvero è iniziato un nuovo anno??? Io sinceramente non me ne sono accorta, se non fosse che ora devo stare attenta al numero che indico nelle pratiche inerenti il mio lavoro, cosa facile da sbagliare visto che lavoro in contemporanea sull’anno corrente e su quello passato…. un po’ rottura di …… direi, molto facile sbagliarsi. Io comunque sto facendo un gran repulisti, via tutto il superfluo e ciò che non viene usato, magari faccio repulisti anche con le persone ahahah. Propositi per quest’anno ? Uno solo, essere cattivissima…..
    Salutoni!!!
    P.s. Bella la foto, mi fa ricordare un progettino che mi è stato proposto…. Non ricordo molto bene da chi… :-p

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  3. Grazie Aurore per i complimenti, so che spesso siamo d’accordo, ma forse perché entrambi crediamo negli stessi valori che, alle volte oggi vengono a mancare purtroppo. Credo anche che sia giusto chiamarla “cultura del superfluo”, una corsa inevitabile che è figlia di un principio che nel consumo crea il suo fondamento, con lo svantaggio – ne abbiamo già parlato qui sul blog – di un appiattimento per certi versi e per certi prodotti davvero impressionante, basta vedere le bancarelle nelle fiere paesane dove perfino le collane e gli anelli che dovrebbero essere l’emblema di un artigianato unico, sembrano uguali gli uni agli altri. E il nostro mondo, che corre velocemente, rincorrendosi giorno dopo giorno.

    Tanti auguri anche a te, che sia davvero un anno diverso, per tutti e per tutto il mondo, nella speranza che l’odio sia solo un ricordo lontano. 🙂

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  4. Ma, ma, ma, ma, ma, ma, dimmi cara Patrizia, vuoi proprio incominciare a fare la cattivissima proprio cummia? Eddai, aspetta l’anno prossimo, che magari nel frattempo ci pensi. 🙂

    E sul repulisti, beh, io ho fatto un bel sacco di vestiti che non metto più e l’ho messo in quei contenitori gialli sperando vadano veramente a chi ne ha bisogno. Grazie per la foto, ma scusami – non ricordo proprio – me ne avevi già parlato di quel progettino di cui parli? E no, perché altrimenti mi faccio raccomandare anch’io a quel tipo da te, visto che foto interessanti ne ho da vendere e tra un repulisti e un altro, magari capitalizzo anche. 🙂

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  5. cavaliereerrante

    BUON ANNO, @Arthur ! 😀
    Quanto al tuo post, la domanda sorge spontanea : ma a questi qui, a questi che scelgono percorsi alternativi … CHI GLIELO FA’ FARE ??? :SHOCK:

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  6. Caro Arthur, mica ho scritto che inizio con tia, (non ho idea se si scrive così, fa niente), ho solo detto che diventerò cattivissima, non vedo motivo per esserlo con te.
    Del progettino te ne avevo parlato, eccome se te ne avevo parlato, anzi, forse il contrario, non è che me ne avevi parlato tu??? bohhhhh, con il passare degli anni la memoria può fare cilecca, chissààààààà 😛

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  7. Carissimo, bellissimo post, rispettabilissimo in ogni sua singola espressione, quindi non intendo minimamente entrare in nessuna forma di critica o di giudizio, sai bene che non è mia abitudine, per bene che va amo prendere piccole parti di un contesto per poi dire la mia, ed anche questa volta non mi voglio negare il vezzo.

    “Cultura del superfluo” un lato estremo del vivere, l’opposto dell’altrettanto estrema “Cultura del necessario” due modi di vivere la vita in modo non libero, condizionati da forze esterne superiori alla capacità di scelta e di discernimento, in un modo si è obbligati a rinunciare, nell’altro si è obbligati a non rinunciare, di fronte a queste due quasi obbligate scelte di vita resta inascoltata, disprezzata, incompresa e ce ne sarebbero di attribuzioni da affibbiarli, ci sarebbe l’unica alternativa possibile, l’unica vivibile, l’unica che racchiude in se le caratteristiche migliori delle due sopracitate, e mi riferisco alla più volte decantata (ovviamente solo da me, per me) strada di mezzo, ma occorrono doti molto particolari, un pizzico di intelligenza, un altro pizzico di forza, di salute, di volontà, di bontà, di amore per il prossimo, di amore per se stessi, di amore per il proprio lavoro, di fortuna, di una famiglia che ti appoggia, di una famiglia che richiede il tuo appoggio, soprattutto di una buona dose di buon senso, l’intelligenza di non ricercare a tutti i costi la felicità, ma di accontentarsi dell’ampiamente sottovalutata serenità (l’unica vera felicità concessa a noi esseri umani),e, l’elenco sarebbe ancora molto lungo. Tutto questo fiume di parole per dire che vivere la via di mezzo non è poi così difficile, basta non lasciarsi mai prendere, ne comperare, ne ammaliare, ne lasciarsi schiacciare dai due lati estremi del vivere.

    Tu scrivi; “l’idea di vivere magari per un paio di anni in Brasile e poi, catapultati in un’altra realtà, in Africa piuttosto che in Asia. A quel che sembra sono in tanti, e dai loro racconti si percepisce una sorta di serenità. Sono entusiasti, soprattutto nel ritenersi liberi di poter decidere le sorti della loro esistenza. A scanso di equivoci, sono tutte persone che vivono comunque bene, economicamente hanno ciò a cui loro serve per vivere e nei casi di famiglie”
    Vedi in questo caso la metafora del mio sacro fiume dove vedo scorrere l’umanità e tutti i mali del mondo la dice lunga, nel senso, CHE PER ME, aldilà, delle opportunità del sopravvivere o della scelta di vita non occorre muoversi da quel metro di terra che abbiamo sotto i piedi, perché in ogni posto ci verrebbero riproposti sempre ed unicamente i medesimi problemi e le medesime soluzioni che già subiamo qua, insomma questi due modi estremi del vivere la fanno da padroni ovunque aldilà delle problematiche sociali od economiche e/o delle soddisfazioni personali, inoltre si deve fare attenzione a non andare in questi posti che tutto sommato non ci appartengono ne per cultura ne per altro a trasformarsi in mosche bianche, magari a vivere un estremo nell’estremo opposto.

    Perdona gli sproloqui, un saluto a tutti/e e alla prox, ciaoooo neh!

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  8. Carissimo Arthurino,
    nulla succede mai per caso e questo tuo post ne è l’ennesima riconferma.
    E’ da anni che in me è in atto una rivolta interiore. Forse il forte cammino di fede che ho intrapreso nel 2010 ne è stata una delle cause scatenanti.
    Io faccio parte di quella categorie di persone che sta decisamente bene, con mille passioni ed interessi, abituata a certi agi, ma anche se la mia vita è bella non completamente soddisfatta, mi manca qualcosa che forse dopo anni ho capito non essere ciò che pensavo mi mancasse.
    Non ho ancora deciso cosa andrò a fare e quando, ma sono sulla buona strada.
    Mollare tutto non è facile, specialmente se si ha più di tutto, compresi affetti sinceri, ma nella vita ci vuole coraggio per andare oltre quel filo invisibile.
    Non sono cambiata e ancora una volta mi sono fatta prendere. Lo so, sono andata fuori tema, ma visto che non siamo a scuola passi.
    Un abbraccione Arthurino caro, Stellina

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  9. Bellissimo post, che condivido nei vari punti.
    Se penso che proprio ora ti ho dato dell’avaro…716 parole…mannagg! (passa da me, c’è qualcosa per te)
    Buon inizio e felice continuazione!
    🙂

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  10. cavaliereerrante

    Quoto @Stella : che bel ritorno il suo, eh ???
    Che ne dici @Arthur … non è sensazionale che sia tornata, dal suo cielo, a scrivere qui ???
    Bello … BELLISSIMO RITORNO, e bello … BELLISSIMO RITORNO anche quello di @Alan Signore dei Ford, un altro campionissimo del “va e vieni”, che saluto con emozione, memore del suo splendido Blog che ora, ahimè, non vedo più !!! 😥

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  11. Beh, mio caro Alan, devo dire che c’hai azzeccato, sì, hai ragione, non serve cambiare per “Cambiare”, le tematiche sono sempre le stesse e magari con qualche problema in più, ma credo che qui si tratti di altro e mi riferisco ai così detti Nomadi Digitali, il sentirsi liberi dentro facendo delle scelte che vanno al di là delle cosiddette convenzioni.
    E’ vero anche che la libertà è uno stato d’animo, ma vuoi mettere provarla magari sdraiato con il tuo bel computer sulle gambe ai Caraibi?

    Sì, è un po’ così, ma la verità quella vera è un’altra, il mio animo sognante mi porta verso lidi sconosciuti ogni giorno, e magari esserci… 🙂

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  12. Evvabè cara Monica, così mi fai incuriosire. Però sono contento che sei tornata, da queste parti si sentiva la mancanza della tua voce. Sì, direi proprio di sì. Un abbraccio anche a te e a presto. 🙂

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  13. ma dai… non conoscevo i nativi digitali… cioe avevo sentito l’espressione in realtà…
    a me piacerebbe tantissimo cambiare proprio… sono serena nella mia vita…
    ma il mio sogno è sempre stato fare un’esperienza fuori, o proprio cambiare continente… conosco persone che l’hanno fatto e nopn tornerebbero indietro…
    sicuro se non avessi ora come ora la mia famiglia e una bimba di quattro anni, lo farei… o comunque se non ci fosse la paura di non riuscire, partendo, a costruire un futuro per lei (che comunque è un terno al lotto…) magari lo farei…

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  14. Credo stia tutto lì la questione, se si ama il rischio si parte e poi… So che ci sono famiglie intere che emigrano da un paese all’altro magari alla ricerca di qualcosa di meglio. E’ ovvio che nel caso bisogna essere tutti d’accordo, figli compresi.
    Io che ho fatto il liceo in tre città diverse e l’università pure, ho vissuto sulle mie spalle il “cambiamento” e riconosco che non è stato per niente facile, anzi. Però sono cresciuto nella consapevolezza che il mondo non è poi tanto piccolo come sembra, ho imparato cosa voglia dire addattarsi, confrontarsi, accettare ed essere accettati, nel senso buono della parola ovviamente, ho imparato ad adeguarmi ai luoghi e alle persone e ritengo sia stata una vittoria con me stesso prima di ogni cosa.

    Chissà a girare il mondo davvero!!! 🙂

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