L’Aquilone…

E già, l’aquilone… non c’è nulla di duraturo o d’immortale, se non nei pensieri di chi non ha voglia di dimenticare; certo, alle volte si vive solo per un alito, ma quel che resta poi è molto di più e non parlo solo di ricordi che nel tempo sbiadiscono se solo non si coccolano con cura, parlo di quell’immagine che resta impressa nella memoria, indelebile, l’immagine di un viso, di un sorriso, di gesti o di mani che si toccano, l’immagine che non conosce il trascorrere del tempo e che da sola racconta più di qualsiasi altra cosa.

L’aquilone… pensandoci (…), non ho mai corso con in mano un aquilone. Ne ha visti tanti – come questa estate – di mille colori e forme, volare leggeri nell’azzurro del cielo, gli occhi all’insù senza mai perdere un battito di quelle ali, la morbida discesa che dopo una virata improvvisa, riprende forza per poi risalire con più vigore, fiero di esserci ancora e di poterlo dire.

Quel filo che lo lega è come il tempo, che è in ogni minuto che passa, in ogni sensazione che vive, in ogni angolo dei desideri, in ogni frammento delle emozioni, è tutte le volte che si ha voglia di pensare a come viverle ma, anche solo pensarle, è tanto.

 

Sorridiamo, auguri di Buona Pasqua!

Non è certo dei migliori come periodo, ma come giustamente scrive mio padre in questa poesia che alcuni di voi conoscono già, una mano e una carezza possono fare miracoli.

E allora, Buona Pasqua a tutti voi, con il cuore.

Il Merlo ferito

Ho visto un merlo con la gamba rotta,
strillava furente il poverino;
l’ho preso in una mano,
l’ho accarezzato,
e lui riconoscente si è calmato.

Santi

Ri_pensandoci…

CremaCaffe_a

E sì, qui lo dico e qui (non) lo nego, a costo di farlo sapere al mondo intero, se avessi avuto un figlio, avrei voluto una femminuccia.

Oggi ero al mio solito centro commerciale mangiando il mio solito piatto di tagliatelle e davanti a me, nell’altro tavolo, c’era un ragazzo di circa trent’anni, con barba, baschetto da intellettuale con la faccia simpatica che mangiava con la sua piccola, un batuffolino di circa tre anni con gli occhiali, capelli lunghi, maglietta bianca e un visino con due occhetti furbi furbi, che non vi dico. Non stava ferma un attimo, gironzolava intorno alla sedia del padre che, amorevolmente, appena lei finiva il suo piccolo panino, gliene dava un altro.

‘nnagg… com’erano belli!

Inutile dire che quando vedo scene del genere m’intenerisco. Vedere quel trottolino appiccicata addosso al padre mi fa pensare chissà quali momenti non vissuti ahimè, ma che forse mi mancano tanto proprio per questo.

Certo, c’è il rovescio della medaglia da prendere in considerazione: nell’altro tavolo c’erano due ragazze sedute con due ragazzi, adolescenti, che, tra una patatina e l’altra se la ridevano di gusto. Ebbene, pensare che dopo l’avrei dovuta dividere con quel tipo foruncoloso e con la voce baritonale, che mangiava anche con la bocca aperta e rideva come un allocco, beh, la cosa non è che mi facesse tanto piacere, anzi, dippiù, dippiù. Tra i due, lei era senz’altro la più sicura, probabilmente un modo per misurarsi, ma questa è un’altra storia

Chissà, magari sarei stato un papà accomodante, oppure, preso da sacro furore Siculo, un papà geloso e ossessivo; boh, fatto sta che a ripensarci, una femminuccia l’avrei voluta davvero, forse anche un po’ smorfiosetta, ma quel tanto che basta, giusto per stringerla un po’ tra una coccola e l’altra.

Evvabè, ‘giorno, ‘sera, ‘notte, ‘nnagg…!!!

* Promosso geometra

nagg_aMannaggia, com’ero prolifico in tempi ahimè lontani, nel 2009, quando appena aperto il blog mi dilettavo in storielle “strappa sorrisi”. E visto che al momento sono un po’ in stand-bay e nell’attesa di scrivere un post strepitoso (forse!), considerato anche che devo ancora decidere cosa fare da grande, beh… buona lettura.

“ ’giorno! ” sono seduto alla mia scrivania e all’improvviso mi vedo davanti una signora che fa capolino nel mio ufficio senza bussare e soprattutto senza farsi annunciare.

“ ’giorno! ” ripeto. La guardo con meraviglia e, vi confesso, anche con un po’ di curiosità. E’ circa sulla settantina, capelli bianchi con riflessi azzurrognoli, vestita con un tailleur rosso portato in maniera molto disinvolto. Poi penso che dovrò dire due paroline alla signorina che l’ha fatta entrare senza avvertirmi, non per altro, perché magari ero impegnato a guardare fuori dalla finestra, o a contemplare il soffitto, porcacc…

Non faccio in tempo a fare queste considerazioni che lei mi dice: “Lei è il signor Arthur? “

“Beh, sì, sono il signor Arthur. Perché lei cercava qualcun altro?”

“No, no, cercavo giusto lei, ma lo chiedevo perché m’immaginavo di trovarmi davanti un vecchietto con barba e capelli bianchi e invece, pensa te, la facevo più vecchio, sarà forse perché i geometri in genere hanno un aspetto tutto loro.“

“ Veramente non sono un geometra, e non so come mai m’immaginava più vecchio, visto che non ci conosciamo, ma se per lei fa lo stesso.”

“No, no… “ m’interrompe“ volevo dire che i geometri in genere, vabbè, lasciamo perdere, ma scusi, mi avevano detto che per aprire un cancello in una staccionata, dovevo parlare con il signor Arthur, il geometra.“

Eddagli co ‘sto geometro!“ Scusi signora, le ho detto prima, forse non mi ha sentito bene, che non sono un geometra, in effetti, sarei… “ M’interrompe bruscamente e…

“ Vabbè, da oggi la promuovo geometra, fa niente se lei non ha preso il diploma, per me va bene lo stesso, ma il mio cancello?”

“Signora carissima“ la guardo con calma“ mi chiami pure come vuole e la ringrazio di avermi promosso geometra, ma volevo comunque dirle che io non mi occupo di pratiche di cancelli.”

“Ma cosa ha capito? Io non voglio fare nessuna pratica di cancelli, voglio soltanto aprirne uno, perché c’ho una staccionata lunga lunga e per uscire fuori, devo fare un giro della miseria e allora, secondo lei, è meglio farlo a nord o a sud?”

‘nnaggia… prendo il telefono facendole il segno di aspettare, chiamo la signorina, le dico di entrare.

“ Guardi, facciamo così mia cara signora, la mando da un mio amico e collega, che essendo appunto un architetto, la saprà consigliare senz’altro, sa com’è, noi geometri certe cose non le facciamo. “

Mi guarda, guarda la signorina che entra e che ad una mia occhiataccia diventa tutta rossa in viso. La signora mi riguarda e con fare tranquillo mi fa un segno con la testa.“Mi scusi, avrei dovuto saperlo che i geometri non s’interessano di queste cose, ma allora scusi se insisto signor Arthur, visto che non è neanche un geometra, lei di cosa s’interessa? “

Porcacc…

Buon Natale e Buon fine Anno 2016.

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Ma siamo già a Natale? Mannaggia, come passa in fretta il tempo!

Quest’anno gli auguri ve li faccio con un articolo che avevo scritto nel 2010 per The Best Magazine. Bei momenti che non dimenticherò mai e che amo ricordare insieme a voi.

Ho dei ricordi sereni del Natale, da piccolo ci si riuniva a casa dei miei nonni e la sera si giocava a carte, sette e mezzo, tombola, e per noi piccini era uno spasso. Ovviamente ad ogni vincita, quelle poche lirette guadagnate le mettevamo una sull’altra, ed era con orgoglio che le rimiravamo.

S’iniziava a giocare i primi di dicembre, una scusa per trovarsi tutti davanti ad una grande tavolata, con un bel panno verde, imbandita con frutta secca d’ogni genere.

La parte “riservata” agli uomini era una ciminiera, giocavano a briscola chiamata o a scopone scientifico, l’occhio socchiuso, la sigaretta pendente dalle labbra e, mannaggia, quante discussioni accanite, quante urla e ogni volta, noi piccoli lì a vedere cosa era successo.

Poi, la vigilia di Natale la cena in pompa magna, i tortellini in brodo, come voleva la tradizione importata dal nord (…), il capitone, la pasta a forno, gli arancini di riso, la carne al ragù (che non è quella trita… ), olive verdi schiacciate sott’olio, acciughe salate condite con olio, aceto e prezzemolo, conserve d’ogni tipo fatte in casa, dolcetti siciliani, insomma, tante cose buone, e l’atmosfera era di gioia, d’amore, e per noi piccoli l’occasione per ritrovarci e giocare. Continua a leggere “Buon Natale e Buon fine Anno 2016.”

* Come eravamo…

finestra

Come eravamo…

L’altra sera in una trasmissione su Rai1 c’erano alcuni ragazzini che cantavano delle canzoni e a sentirli, bravissimi, mi chiedevo cosa sarebbe stato di loro da grandi. E allora, mi è venuta in mente la mia storia, anzi devo dire l’intrecciarsi di storie che in qualche modo hanno caratterizzato la mia vita, i desideri, i sogni, le aspettative, magari anche soltanto abbozzate.

Ricordo che da piccolo mio nonno voleva che facessi il cantante, e infatti, organizzava le occasioni perché potessi dimostrare la mia bravura. Come poteva essere diversamente, visto che in famiglia eravamo tutti un po’ canterini; mia nonna con una bella voce da soprano, mio zio un tenore, serate durante le feste passate con mia madre al pianoforte e mio padre a cantare con i miei zii e con gli amici. In effetti, mi capita tuttora di farlo con gli amici accompagnandomi con la chitarra, cantando canzoni, passando serate, ma tutto son diventato tranne che cantante.

Che altro avrei voluto fare, boh, non mi ricordo in effetti, so che fin da piccolo giocavo con i colori, tant’è che i miei genitori a un certo punto tornando da un viaggio, mi regalarono una bellissima scatola di colori a olio tutta di legno che ho tuttora ed io a imbrattare tele su tele. Beh, avrei potuto fare il pittore, e mi ci vedevo anche chiuso in una soffitta con grandi vetrate, una sigaretta dopo l’altra, la barba lunga, la faccia scavata dalla sofferenza, e in effetti, ho anche passato un momento della mia vita a dipingere come un matto, la mia casa è piena di quadri, di disegni, di opere incompiute, ma tutto son diventato tranne che pittore.

Un’altra cosa che mi piaceva fare, era mettermi seduto nella mia poltrona preferita a occhi chiusi e immaginare di scrivere delle storie. Personaggi, intrecci complicati, persino dialoghi, tutto scorreva nella mia mente come in un film, dove ero sceneggiatore, regista e interprete, ma tutto son diventato tranne che scrittore.

E poi, e poi mi piaceva sognare ad occhi aperti, ma qualcuno mi aveva detto che sognare non si poteva fare come lavoro. Ma io niente, continuavo a farlo incurante di ciò che gli altri mi dicevano. In effetti, tutto son diventato nel frattempo, e intanto, non ho mai smesso di sognare.

E voi, voi come eravate?

Il magazine Scriveregiocando 2016

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Eccoci di nuovo con l’ appuntamento di Scriveregiocando, la Pagina Natalizia curata da Morena Fanti che come ogni anno raccoglie intorno a sé tanti scrittoti, con racconti, poesie e bellissime foto.

Come ho scritto in un commento da Morena, quest’anno non ho potuto dedicarmi al nuovo Magazine di Scriveregiocando per i troppi impegni che mi “affliggono” in questo periodo.

Ma ho voluto ugualmente lasciare un segno, così giusto per non mancare del tutto a questo bellissimo appuntamento organizzato da Morena ogni anno per Natale. Ho preparato una sorta di piccolissima antologia – giusto chiamarla così? – dove ho raccolto le copertine dei magazine pubblicati in questi ultimi sei anni, l’editoriale che ogni volta Morena ci dedicava, e il sommario di tutti i partecipanti.

Come copertina ho scelto una foto scattata questa estate in spiaggia che raffigura la bandiera dell’Europa. Nessuna retorica, solo una bella foto e una metafora, un invito a lasciarci alle spalle tutto ciò che di sbagliato c’è in questo mondo controverso.

Ho anche inserito una bellissima poesia di mio Padre Santi intitolata “Ombre”, che tanti di voi conoscono già. Oltre che nel Magazine, la potete leggere nella pagina dedicata alle sue poesie qui sul blog.

E nel ringraziarvi tutti per la bella esperienza di condivisione vissuta con voi in questi anni, non mi resta che augurarvi una buona lettura, per gli auguri di Natale, beh, c’è tempo.

A presto quindi.

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Tutte le copertine del Magazine di Scriveregiocando pubblicate in questi anni.

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Il sito di Scriveregiocando curato da Morena Fanti

Per chi volesse scaricare il Magazine in formato PDF, eccolo…

IL Magazine Scriveregiocando 2016 su ISSUU da sfogliare

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Buon Compleanno Blog!

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Certo, non è facile parlare oggi a cuor sereno di feste e compleanni, il pensiero va inevitabilmente a chi dopo il terremoto ha perso ogni cosa, speranze comprese. In una casa ognuno di noi conserva una parte di sé che non sempre è visibile agli altri, affetti, ricordi, stati d’animo, quelle quattro mura offrono riparo e danno sicurezza, perderle è drammatico.

Ma comunque sia, la vita continua, detto non senza una certa amarezza.

Come ogni anno, il primo novembre festeggio un doppio compleanno, il mio e quello del mio blogghino, ormai tanti in entrambi i casi, mammaggia, ma anche l’onomastico di mio Papà Santi, che tanti di voi conoscono per le sue poesie. 

E ogni anno che passa mi rendo conto di quanta Meravigliosa Umanità sia passata tra queste pagine e di ciò che nel frattempo ho imparato.

E allora, grazie davvero ad ognuno di Voi.

Ma senza volermi dilungare più di tanto, vi lascio con un mio scritto di qualche anno fa, Gita al Mare, che parla di quel camminare insieme a me tanto caro che dovrebbe essere di ognuno di noi, se solo riuscissimo a capire quanto sia importante guardarsi intorno.

Buona lettura e… Buon Compleanno Blog!My beautiful picture

Gita al mare!

  Occhi verdi, capelli cortissimi tra il castano e il biondo rossiccio, un viso bellissimo, avrà avuto circa sei anni; seduto su di una carrozzina con due supporti che gli tenevano ferma la testa ed una cinghia che lo cingeva probabilmente per non farlo cadere, era proprio lì in riva al mare.

Il padre chino davanti a lui, tentava di fare un pupazzo con la sabbia bagnata e intanto parlava raccontandogli delle cose, sempre con un sorriso. Poco più in là, c’erano tre bambini che giocavano sul bagnasciuga a pallone, ridendo e rincorrendosi ogni volta che qualcuno di loro sbagliava bersaglio.

Nessun sorriso, nemmeno l’ombra che s’accorgesse di cosa ci fosse intorno a lui ma, lo sguardo era fisso lì, come se il rumore di quelle piccole onde, fosse un pensiero rivolto verso il mare.

Un momento vissuto; il ricordo di una gita al mare.

Ancora il mare.

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Siamo agli sgoccioli lo so, le vacanze ormai finite sono solo un ricordo, ma come dimenticare il mare?

Una poesia di mio Padre Santi che tanti di voi conoscono già e un video d’immagini girate passeggiando  tra i paesini delle Cinque Terre alla ricerca degli spruzzi.

E’ verdeazzurro il mare.

E’ verdeazzurro il mare, fiotta l’onda
e sull’arenile
dilaga morbida schiuma.
Soffia da ponente un venticello,
le chiome sciolte ad una fanciulla bruna
mentre che ella sta con gli occhi chiusi
e al sogno inclina.
Più lontano, la carraia si perde
nella foschia, pare
un battello alla deriva,
dissipa il tempo,
come chi del suo tempo mal si cura.
E il sole brilla sul mare
e sulle sponde, sui passi montani
e sui declivi; nei sentieri frana
ove digrada l’ulivo
che sulle fratte domina sovrano.
Ora mi siedo sopra quel muretto
ad ascoltare un merlo
che, nel fogliame, spensierato trilla:
delirio al cor mi adduce, mentre attendo
di vedere un bel tramonto
ad inebriarmi ancora a quell’incanto.

Santi.

Così, giusto per ricordare il mare.

Ed è proprio dal mare che nei titoli di coda vi scrivo – un paio di giorni giusto per riprendere fiato –  lasciandovi con una foto scattata oggi pomeriggio e che mi ha fatto ridere tanto. Lui, un ragazzotto tanto tanto simpatico del Bangladesh, con il suo negozietto viaggiante… 

ombrellino

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*** Il Peperoncino

Sì, l’articolo sulle vacanze all’insegna del’arte è quasi pronto, ma lima che ti lima, nell’attesa vi lascio in compagnia di Nonno Archimede e con un suo vecchio racconto che alcuni di voi conoscono già.

© arthur
photo © arthur

Avete mai guardato una piantina di peperoncini per vedere come fanno a crescere?

Non prendetemi per matto, io sì, ho giusto comprato una piantina questa estate dal mio fiorista di fiducia e dopo aver tolto tutti i peperoncini già maturi, quelli rossi per intenderci, l’ho messa in un angolino del mio terrazzo, nell’attesa che ne crescessero altri.

E così il miracolo si ripete.

Spunta per primo un piccolo fiorellino bianco che, pur restando piccolo, man mano cresce, fino ad aprirsi come un ombrellino.

Che meraviglia!

Sta lì due o tre giorni e nel frattempo al suo interno s’intravede una “puntina” verde, e così il fiorellino da bianco diventa un po’ per volta marroncino chiaro chiaro, praticamente si secca.

Il peperoncino sta per crescere e si fa spazio tra i petali ormai appassiti ma, non li abbandona del tutto, mantiene una corolla in cima, quasi fosse una collana. Avete presente il costume hawaiano? Praticamente uguale (…), una specie di ricordo delle sue origini, che a guardarla, vien quasi da ridere.

Raggiunta la dimensione di tre o quatto centimetri, si ferma e appare in tutta la sua bellezza, verde, lucente, sodo e tronfio, fiero di essere anche lui lì a fare bella mostra di sé.

Tre o quattro giorni al massimo e si colora di rosso; le sue paretine in alcuni punti di sgonfiano e da turgido assume una forma più complessa, in una parola quasi più creativa, si curva, alle volte addirittura su se stesso e se lo si lascia ancora sulla pianta, dopo un po’ cade: è praticamente pronto.

Volete mettere un peperoncino appena colto dalla pianta e mangiato con un filo d’olio e un pezzetto di pane croccante?

Una delizia!

Vi domanderete come mai vi racconto tutto questo ed è presto detto. Un po’ essendo ormai vecchietto, ho tanto tempo da perdere, quindi cerco di passarlo come meglio posso e, un po’ perché guardare la natura aiuta a guardare intorno a noi, come dire che ci si accorge del vicino di casa, non per quello che fa e per quello che è, ma come persona che ama, che soffre, insomma, che esiste.

Evvabè, direte voi, anche questa volta nonno Archimede ha detto la sua e dicendola non ci ha capito nulla, ma tant’è… (…)

                    F.to: nonno Archimede, detto anche Archi.